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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

giovedì 18 aprile 2013

La via della riconciliazione


La via della riconciliazione
  Può sembrare strano che ci si debba riconciliare tra persone di fede che vivono così vicine come in una parrocchia. Ma è proprio  con coloro che ci sono più prossimi che spesso sorgono i maggiori problemi, come a volta accade in un condominio.
 Su certi argomenti si preferisce solitamente sorvolare. Lo sappiamo infatti che non vanno bene le divisioni che ci sono tra noi, ma non sappiamo come rimediare. Siamo piuttosto attaccati a costumi che lentamente hanno scavato frontiere insormontabili. Qualche volta non siamo più bene consapevoli di come si sia arrivati a tanto. Siamo convinti della bontà di un certo metodo, di una certa formazione, di una certa organizzazione e non siamo disposti  a rinunciare a nulla di tutto ciò.
 Per scendere nei particolari, la differenza tra il modo di pensare che c'è nel Cammino Neocatecumenale e quello dell'Azione Cattolica è molto evidente, sensibile ed effettiva. Non ce lo possiamo nascondere. Gli aderenti al Cammino Neocatecumenale  si chiamano tra loro fratelli, ma quando lo fanno noi dell'Azione Cattolica ci sentiamo esclusi da quella fraternità, ma in realtà non sentiamo questo come un problema, perché in realtà non ambiamo a farne parte.
  Ci viene replicato che la nostra esperienza associativa è molto legata al passato, non va più bene per i tempi nuovi che stiamo vivendo. Infatti le famiglie e i giovani sono quasi tutti dall'altra parte. E noi replichiamo sottolineando quanti se ne sono persi di giovani e di famiglie, formulando proposte troppo rigide. E' così ci rattristiamo a vicenda, perché sappiamo bene che l'una e l'altra cosa sono vere.
 Una volta l'Azione Cattolica  era la prima e la più seguita delle forme associative parrocchiali, ora  il Cammino Neocatecumenale ambisce a prenderne il posto. In qualche modo anche un altro grande movimento come Comunione e Liberazione ha questo proposito. Entrambi sono in forte polemica con ciò che l'Azione Cattolica  ha deciso di essere dagli anni '70. E' tuttavia una controversia su cui pochi oggi mantengono una memoria informata. In generale si avverte solo una sorta di imbarazzo reciproco, se non addirittura di fastidio, quando ci si trova troppo vicini.
 Nel anni '70/'71 la professoressa di religione del ginnasio ci parlava della nuova esperienza religiosa che si stava facendo nella parrocchia del "Martiri Canadesi", qui a Roma. Diceva che i fedeli stavano in piedi durante la Consacrazione. Questo è l'unica particolarità che ricordo dei discorsi di allora. Ci invitava ad andare a vedere. Io non ne sentii il bisogno: ero tutto impegnato nello scoutismo, nella parrocchia degli Angeli Custodi, a piazza Sempione. Solo più tardi capii il senso dei quella nuova iniziativa e il senso di quello che stava accadendo proprio in quegli anni in Azione Cattolica. Agli Angeli Custodi scout e aspiranti di Azione Cattolica occupavano due ali ai lati della scalinata di accesso alla chiesa, una da una parte e una dall'altra, simili in tutto. Si detestavano a vicenda e non so nemmeno il perché, è una situazione che trovai già in essere. Noi scout ci ritenevamo migliori degli aspiranti, per i nostri costumi paramilitari e la relativa organizzazione. Noi indossavamo una divisa e loro no. Facevamo campi all'aperto nei boschi e loro se ne andavano invece per conventi. All'epoca non sentivo alcun bisogno di approfondimento religioso. La religione del catechismo della Prima Comunione mi soddisfaceva pienamente. Poi c'era la legge  di Baden Powell. Lo scoutismo ha una forte impronta etica.
 Il rinnovamento dell'Azione Cattolica e il  Cammino Neocatecumentale  furono espressione della medesima insoddisfazione verso la religiosità che si era consolidata ed espressa nel corso del pontificato del papa Pio 12°. Le soluzioni escogitate furono però, fin dall'inizio, fortemente divergenti. L'Azione Cattolica volle farsi lievito nella società del suo tempo, il Cammino Neocatecumenale volle ricostituire comunità più coese e animate da spirito fraterno, al modo dei primi tempi del cristianesimo. L'Azione Cattolica si diede un'organizzazione democratica, non così il Cammino Neocatecumenale la cui organizzazione appare, ad un osservatore esterno, basate sulla cooptazione dei capi, ai vari livelli della gerarchia. L'Azione Cattolica  vuole suscitare un moto di rinnovamento interiore dalla base, il Cammino Neocatecumenale vuole formare la base sul modello di direttive superiori, su orientamenti catechetici che scendono da organi collegiali di vertice.
 L'affermazione del Cammino Neocatecumenale presso la gerarchia cattolica non fu facile, in particolare per certe questioni teologiche e certe innovazioni liturgiche che furono a lungo materia di attenzione. L'Azione Cattolica, in forza del suo forte legame con la liturgia, ebbe sempre un accesso privilegiato ai vescovi e al Papa. La situazione cambiò sotto il lungo pontificato di Giovanni Paolo 2°, la cui esperienza di Chiesa era più vicina a quella del Cammino Neocatecumenale, mentre l'orientamento dell'Azione Cattolica si era avvicinato abbastanza alle idee della teologia della liberazione. Ma la questione delle particolari liturgie praticate dal Cammino Neocatecumenale  rimase ancora aperta sotto il pontificato di Benedetto 16°, il quale ne diffidava.
 Indubbiamente l'avvento al Papato di Jorge Mario Bergoglio porta al vertice della Chiesa cattolica una persona che, in molte questioni, è più vicina all'ordine di idee dell'Azione Cattolica. E questo nonostante che l'esperienza umana e civile del nuovo Papa sia  molto distante da quella italiana. Il cambiamento di prospettiva si coglie in particolare nel modo in cui il nuovo Papa affronta la questione del fondamentalismo  religioso nel libro Il cielo e la Terra, scritto due anni fa con il rabbino Abraham Skorka e pubblicato da Mondadori. Nel libro c'è appunto un capitolo sul fondamentalismo, dove è scritto:
 "…sono proliferati gruppuscoli restaurazionisti; io li chiamo fondamentalisti. Come ha sottolineato lei, nell'accumularsi delle incertezze dicono ai giovani: 'Fai questo e fai quello". E allora un ragazzo o una ragazza di diciassette, diciotto anni si infervora, gli vengono imposte regole molto rigide da seguire, in verità gli ipotecano la vita, e quando ha trent'anni scoppia. Perché non lo preparano a superare le mille e una crisi della vita, o anche i mille e uno errori che si fanno, le mille e una ingiustizie che si commettono. Non ha elementi per conoscere o comprendere la misericordia di Dio, ad esempio. Questo tipo di religiosità, estremamente rigida, si maschera con dottrine che pretendono di dare giustificazioni, ma che in realtà privano le persone della loro libertà e non le fanno crescere. E molte di loro finiscono per condurre una doppia vita".
 E' chiaro ce l'Azione Cattolica in nessun senso può essere definita un gruppo fondamentalista, con quelle caratteristiche che sopra Bergoglio elencò.  E il nuovo Papa ebbe un legame particolare con l'Azione Cattolica argentina.
 Ma sarebbe sbagliato attendersi dal nuovo Papa una sorta di regolamento di conti tra noi dell'Azione Cattolica e quelli del Cammino Neocatecumentale. Piuttosto dobbiamo prendere molto sul serio l'invito al dialogo che fin dal primo giorno ci è venuto da lui, che significa anche tendere la mano e abbassare gli scudi verso i nostri amici che percorrono altre strade di spiritualità ma che condividono con noi l'unico pane che salva.
 In un discorso dell'altro giorno Papa Francesco ha riecheggiato quanto disse il papa Giovanni Paolo 2° nello storica omelia pronunciata il 13 aprile 1997 nello stadio Kosevo di Sarajevo, in Bosnia, città teatro di crudeli scontri a base etnica e religiosi, tra filo-bosniaci e filo-serbi, tra musulmani e cristiani:
"Abbiamo un avvocato che parla a nome nostro. Chi è questo avvocato che si fa nostro portavoce? L'odierna liturgia offre una risposta esauriente: 'Abbiamo  un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo  giusto' (1 Gv,2,1).
Aggiunge san Giovanni: 'Abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli infatti è vittima di espiazione per i nostri peccati, non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo' (1 Gv 2,1-2). Questa verità viene oggi a ripetervi il Successore di  Pietro, giunto finalmente in mezzo a voi. Popolo di Sarajevo e di tutta la Bosnia ed Erzegovina, io vengo oggi a dirti: Tu hai un avvoato presso Dio. Il suo nome è: Gesù Cristo giusto!
  Il suo è il linguaggio della redenzione, cioè della liberazione dalla schiavità del peccato. Gesù si rivolge al Padre come Figlio consustanziale, ed insieme come vero uomo, parlando il linguaggio di tutte le generazioni umane e di tutta la storia umana: delle vittorie e delle sconfitte, di tutte le sofferenze e di tutti i dolori dei singoli uomini ed insieme dei singoli popoli e nazioni di tutta la terra.
Carissimi Fratelli e Sorelle! Quando nel 1994 desideravo intensamente venire qui tra voi, facevo riferimento ad un pensiero che s'era rivelato straordinariamente significativo in un momento cruciale della storia europea: 'Perdoniamo e domandiamo perdono?. Si disse allora che non era quello il tempo. Forse che quel tempo non è ormai giunto?
 Ritorno oggi dunque a questo pensiero e a queste parole, che voglio qui ripetere, affinché possano discendere nella coscienza di quanti sono uniti nella dolorosa esperienza della vostra città e della vostra terra, di tutti i popoli  e le nazioni dilaniate dalla guerra: 'Perdoniamo e domandiamo perdono'. Se Cristo deve esser il nostro avvocato presso il Padre, non possiamo non pronunciare queste parole. Non possiamo non intraprendere il difficile, ma necessario pellegrinaggio del perdono, che porta ad una profonda riconciliazione.
Mentre oggi mi appare chiaramente la luce di questa verità, i miei pensieri si rivolgono a Te, Madre di Cristo crocifisso e risorto,
a Te che sei venerata e amata in tanti santuari di questa terra provata.
Impetra per tutti i credenti il dono di un cuore nuovo!
Fa' che il perdono, parola centrale del Vangelo, divenga qui realtà.
Saldamente aggrappata alla croce di Cristo,
la Chiesa riunita oggi a Sarajevo,
Ti chiede questo,
o Clemente, o Pia,
Madre di Dio e Madre nostra,
o dolce Vergine Maria!
Amen"
[da L'Osservatore Romano 14-15 aprile 1997].
 Da un Papa all'altro ci arriva il pressante invito alla riconciliazione collettiva, perché abbiamo un unico avvocato presso il Padre. A che servirebbe poi proclamare ideologicamente la nostra propensione al dialogo, se poi non ci impegnassimo a dialogare con chi, benché ospite della casa comune, ci è un po' più distante? Le differenze rimarranno, ma torni la pace fra noi. Seguendo l'insegnamenti dei Papi abbiamo la forza, il coraggio di dichiarare "Perdoniamo e domandiamo perdono".
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma - Monte Sacro - Valli
 

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