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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

venerdì 1 giugno 2018

La fine di un ciclo storico nella storia nazionale


La fine di un ciclo storico nella storia nazionale

  Viviamo tempi speciali e ne saremo testimoni per le generazioni future. Possiamo mettere una data finale ad un grande ciclo storico.
  Dunque:
- dal 1864 al 1913: il cattolicesimo politico si presenta come oppositore di sistema nel Regno d’Italia dominato dai liberali;
- dal 1913-1929: il cattolicesimo politico inizia a partecipare alla politica nazionale del Regno d’Italia;
- dal 1929 al 1939: gli anni della Conciliazione, nel Regno d’Italia dominato dal regime fascista;
- dal 1939 al 2018: il cattolicesimo politico egemonizza progressivamente la politica italiana, costruendo e sostenendo la nuova Repubblica popolare democratica, finendo annientato come forza politica nel giro degli ultimi dieci anni, a favore di altre componenti di massa emergenti, le quali non fanno più alcun riferimento alla dottrina sociale.
  Quindi: 1864-2018, l’epopea del cattolicesimo politico italiano indotta dal Papato e dalla dottrina sociale. Sperimentiamo anche l’eclisse della dottrina sociale che l’aveva suscitato e sorretto. Essa non ha più gli agenti politici che l’avevano attuata in Italia: l’Azione Cattolica, ancora esistente ma profondamente trasformata negli ultimi trent'anni, e il partito  cristiano. Quest’ultimo era rimasto latente, tra il 1994 e quest’anno, in diversi neo-partiti succeduti alla Democrazia Cristiana.
  Nel panorama mondiale del cattolicesimo sociale e politico, l’Italia è stata un caso unico: una nazione nella quale la Chiesa cattolica, in varie posizioni, è stata sostanzialmente forza di governo, non in un ruolo subordinato, aderendo (e compromettendosi) ad altre impostazioni politiche, ma come componente autonoma e principale, giungendo a esercitare una vera e propria sovranità.
 L’annientamento del ruolo politico della Chiesa cattolica italiana comporterà probabilmente che la nuova politica, che la conosce poco,  cercherà di coinvolgerla facendo presa essenzialmente su quelli che vennero definiti valori non negoziabili: finanziamenti alle istituzioni ecclesiastiche e alle scuole cattoliche, insegnamento religioso nelle scuole pubbliche,  matrimonio e unioni omosessuali, elargizioni alle famiglie numerose, questioni riproduttive, aborto, fine vita. Su tutto il resto non sentirà ragioni, sarà autonoma. Se contrastata, reagirà colpendo in quei settori.  Per chi era insofferente del particolare ruolo politico della Chiesa cattolica in Italia, sarà una liberazione, il compimento della laicità delle istituzioni  pubbliche. Chi invece è convinto che il cattolicesimo politico abbia avuto anche un ruolo positivo nell’affermazione dei valori democratici probabilmente si preoccuperà. Che cosa mettere al posto di ciò che è finito, annientato?
  Avremo tutto il tempo per rifletterci meglio sopra.  Per iniziare a farlo può essere utile affrontare la lettura del libro di Fulvio De Giorgi, La Repubblica grigia - Cattolici, cittadinanza, educazione alla democrazia,  edito da La Scuola, nel 2016, €37, un testo impegnativo, ma scorrevole.
   Trascrivo da pagina 7:
«A ridosso della Liberazione, il partigiano cattolico Carlo Cremaschi, che nella Bergamasca aveva presieduto il CLN della scuola e l’anno dopo sarebbe stato eletto alla Costituente, scriveva:

 Nel dolore e nel pianto, indubbiamente, le coscienze maturano. Ma da un giorno all’altro non può certo cambiare la coscienza degli individui e della società. Tanti che in questi giorno plaudono i nostri patrioti, sono gli stessi che ieri plaudivano alla massa nera dei pecoroni. Non dobbiamo illuderci. Ci dobbiamo educare e dobbiamo educare i nostri simili.  Lavoro lento, lungo e difficile […] La ricostruzione che ci si impone  è di due specie: materiale e morale. Ricostruire le nostre città, le nostre case, i nostri templi, ricostruire la nostra economia, e nello stesso tempo rifare la coscienza individuale e sociale.

E qualche mese dopo, ai primi del 1946, aggiungeva:

Bisogna che ci convinciamo e che convinciamo gli altri che, al di sopra di tutte le questioni istituzionali e costituzionali, prima di qualsiasi elezione amministrativa e politica urge un problema fondamentale e indilazionabile: creare la coscienza del vivere civile […] Creare queste coscienze, creare questa concezione  della vita vuol dire veramente fare gli italiani. Che se è vero che i nostri padri han fatto l’Italia, è altrettanto vero che gli italiani, che non erano fatti, distrussero l’Italia. Ora è necessario che noi si cerchi di fare in primo tempo gli italiani questa volta, in seguito gli italiani faran l’Italia»

Ecco: “Creare la coscienza del vivere civile. Creare queste coscienze, creare questa concezione  della vita” è lavoro per l’Azione Cattolica, alla scuola della dottrina sociale.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.
 

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