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martedì 9 agosto 2016

Degrado della politica ed eclisse del Parlamento - quinta parte

  Com'è che, cercando di ragionare sulla recente riforma costituzionale per arrivare preparato al prossimo referendum che si farà per decidere se bloccarla o farla diventare parte della Costituzione, ho cominciato a scrivere del degrado della politica e di educazione alla democrazia? È perché sono argomenti collegati e la riforma costituzionale è concepita anche come una soluzione al degrado della politica democratica. È la soluzione giusta o essa stessa è manifestazione di quel degrado?
  Che cosa è la democrazia e, in particolare, la democrazia di popolo che si è voluto attuare con la Costituzione repubblicana progettata e approvata dai membri dell'Assemblea Costituente tra il 1946 e il 1947 ed entrata in vigore il 1 gennaio 1948? Sarebbe importante discuterne in parrocchia, nel quadro di attività di autoformazione alla politica democratica. E questo perché la Chiesa cattolica è oggi in Italia  uno dei più importanti attori politici e l'unico ad aver mantenuto un'organizzazione di educazione alla politica analoga a quelle dei partiti politici "forti" e "solidi" che ebbero corso in Italia fino alla fine degli anni '80, quando il mondo improvvisamente cambiò.
 Si sostiene che democrazia è quando decide la maggioranza, ma, in realtà, nella concezione contemporanea e, in particolare, nelle democrazie popolari è molto più di questo: è un sistema molto esteso di valori e di procedure che servono a proteggerli e che impediscono quello che fu definito fin dal Settecento, agli albori del pensiero democratico moderno, il "dispotismo" delle maggioranze. Tra i valori più importanti e fondativi vi è quelli della partecipazione di tutti, e di ognuno, alla sovranità, vale a dire alle decisioni più importanti per una collettività, anche quando si tratta di vita o di morte. In una democrazia di popolo si vorrebbe che tutti, e ognuno, fossero re: questo richiede di essere re giusti, non come gran parte dei re della storia dell'umanità, che furono dei despoti e predarono e mantennero il potere con l'arbitrio e la violenza, pretendendo anche di sacralizzare il loro potere di despoti. La via della democrazia come oggi la concepiamo e uno sforzo per essere virtuosi, che si vorrebbe coinvolgesse tutti. Nell'antichità si pensò invece che la democrazia, proprio perché "potere di tutti", quindi espressione delle masse, non fosse la migliore forma di organizzazione politica perché le masse non sanno essere virtuose. Si pensò che lo stato dovesse essere diretto da "illuminati", che si ritenne di volta in volta di individuare nei filosofi, in certi sovrani, in certi capi religiosi ai quali si volle riconoscere la virtù soprannaturale dell'infallibilità. La democrazia moderna sorge quando si ritenne possibile "illuminare" le masse. Essa ne richiede l'elevazione e questo fu uno di principali obiettivi sia del socialismo storico che della dottrina sociale. Zagrebelsky nel libro che ho consigliato ieri, "La difficile democrazia" critica questo obiettivo, perché in tal modo il potere non sarebbe più in mano al popolo, ma, con pretesto di fare gli interessi del popolo, in mano, di nuovo, a un gruppo di sedicenti "illuminati".  Su questo non mi sento di poter essere d'accordo con lui. E questo sulla base innanzi tutto della mia storia personale di cittadino: non si è cittadini "democratici" per natura, anzi è il contrario. Come scrisse pessimisticamente il grande giurista romano Marco Tullio Cicerone nel suo libro intitolato "Lo Stato", la gente, specie se inserita in una massa di individui, può assumere aspetto e abitudini di belva. E dalle belve noi tutti, in fondo, discendiamo. La democrazia è una faticosa conquista culturale e un fatto sociale, per cui ognuno, nello sforzo per attuarla, deve sentirsi maestro e discepolo. In questo consiste l'autoformazione. È impegno di illuminazione interiore che, in un certo senso, richiede di emanciparsi dagli "illuminati" che pretendano di avere il monopolio della dottrina democratica. In questo senso è anche azione di liberazione. Questa la rende sospetta ai gerarchi sociali in carica.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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