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venerdì 27 luglio 2018

Sul "Vade retro" di Famiglia cristiana

  In questi giorni sta suscitando un certo interesse la copertina del settimanale religioso Famiglia Cristiana (in edicola ad €2,00)  nella quale si intima Vade Retro  a un ministro sul tema delle politiche di contrasto all’immigrazione irregolare. All’interno della rivista c’è la spiegazione delle ragioni di questa critica.
  Può essere utile dare qualche indicazione per intendere il senso di quel  Vade retro. Non si vuole dire, naturalmente, che quel ministro è  Satana, il demonio. Ma che, sulla specifica questione degli immigrati, ci sta proponendo come ragionevole una politica che presenta problemi etici dal punto di vista della nostra fede. In particolare, giustificando una riduzione dell’impegno di soccorso in mare con il fatto che l’Italia non ce la fa più, che è stata lasciata sola di fronte al problema epocale delle migrazioni, in particolare dalle vicine coste africane.
   Il problema è questo: è eticamente corretto, dal punto di vista religioso,  ridurre o addirittura contrastare attività di soccorso  in mare al largo delle nostre coste svolte per salvare migranti che cercano di arrivare irregolarmente da noi, vale a dire senza osservare le ordinarie formalità amministrative (passaporto, visto, autorizzazione al lavoro)? Se uno ordina, esegue o approva quelle politiche ed esibisce pubblicamente  simboli religiosi, come il Vangelo e il Rosario, per manifestare adesione all’etica religiosa,  si può fare affidamento che stia veramente seguendo, su quel problema,  i valori religiosi?
  Il ministro in questione si è dichiarato pubblicamente  stupito della critica e ha detto di non ritenere di aver meritato quel Vade retro, anche se egli fosse l’ultimo dei buoni cristiani. Ha aggiunto che nel catechismo cattolico c’è scritto che si deve accogliere solo quelli che si ritiene di poter riuscire ad integrare.
    "Vade retro". E' la traduzione latina di una parte di un   detto del Fondatore riportato nel Vangelo secondo Marco (8,33), che, completo, suona “Vade retro me Satana!”.  E’ una traduzione dal testo greco, quello in cui fu originariamente scritto quel Vangelo. Per secoli è stato inteso come un respingere e tradotto con il senso di "Vattene indietro da me, Satana" o "Vattene lontano da me, Satana". Il Maestro reagiva a rimproveri dell’apostolo Pietro che non accettava che egli dovesse morire per salvare l’umanità, dando la propria vita per la salvezza universale. Tutto sommato, una posizione ragionevole quella di Pietro, anche se superficiale: ce lo ricordano sempre i sacerdoti quando ci spiegano quel brano evangelico. Ora  i biblisti  traducono dal greco anche con "Va' dietro a me, Satana": un invito a seguire l'insegnamento del Fondatore. Questo è il testo italiano che è attualmente utilizzato nella liturgia cattolica da noi.
 Satana: significa l'accusatore, ma anche l'oppositore, il tentatore: viene dall'ebraico antico. In greco si traduce con la parola che in italiano suona "diavolo": che significa colui che fa cadere e, per estensione, colui che calunnia.
  Il rimprovero evangelico fu rivolto ad un apostolo, il più importante anzi!, che non aveva capito bene certe cose della missione e dell’insegnamento del Maestro, pur essendo sinceramente e volenterosamente un suo seguace. Lo si invitava a non cercare di distogliere il Maestro dalla sua missione, tentandolo  a fare diversamente salvandosi la vita.
  Nella copertina di Famiglia Cristiana dopo il Vade retro  c’è il nome del ministro. Il senso è chiaro: lo si critica di non aver compreso l’etica della fede, sul punto specifico delle politiche sull’immigrazione irregolare,  pur definendosi religioso, secondo le sue parole “l’ultimo dei buoni cristiani”. Secondo i giornalisti della rivista (ma sulla base di insegnamenti del Papa e dei vescovi), l’etica religiosa impone di non limitare i soccorsi in mare.
   Va osservato che, in religione,  non  usa definirsi, da sé, "buon cristiano". Piuttosto si arriva a definirsi "povero cristiano" (Ignazio Silone). Martin Lutero: "Siamo tutti mendicanti". Di che? Di amore, di verità, di vita,  in un mondo difficile, disumano  perché violento e crudele, che sembra correre verso la morte, illuminato però da gesti controcorrente, quelli a cui ci riferiamo quando, di fronte a certi spietati, aneliamo a che ci sia “più umanità”. Ci si ribella alla legge della giungla: morte tua, vita mia; pesce grosso mangia pesce piccolo. Se ci si assoggetta a quella legge si ridiventa le bestie dalle quali biologicamente discendiamo. 
  Ma quanti dovremmo accogliere? Qui il problema è però un altro. Quanti dovremmo soccorrere in mare? Nel catechismo cattolico non c'è scritto che bisogna soccorrere solo chi si può ragionevolmente accogliere, e, in particolare, che si deve soccorrere senza rischiare, non dico la vita, ma un certo tenore di vita. E' appunto questo, più o meno,  l'orientamento che generò il "Vade retro" evangelico.  Bisogna soccorrere e basta. Salvare tutti quelli che sono in pericolo.  E accogliere coloro che sono stati soccorsi, come quando si incontra per strada una persona ferita dai banditi, e anche se non è dei nostri. Lo si porta subito alla locanda e si paga l'oste perché gli dia da mangiare e da dormire (la condotta virtuosa descritta, come esempio da prendere a riferimento, in una parabola molto nota, quella detta del buon Samaritano). Lo si ritiene un comando del Fondatore.  Chi sono poi, nella metafora, i banditi, parlando di migrazioni? L'ha detto domenica 15 luglio scorso l'arcivescovo di Palermo: siamo noi Europei:
«Care Amiche, Cari Amici, siamo noi i predoni dell’Africa! Siamo noi i ladri che, affamando e distruggendo la vita di milioni di poveri, li costringiamo a partire per non morire: bambini senza genitori, padri e madri senza figli. Un esodo epocale si abbatte sull’Europa, che ha deciso di non rilasciare più permessi per entrare regolarmente nel nostro continente. E allora questo esercito di poveri, che non può arrivare da noi in aereo, in nave, in treno, prova ad arrivarci sui barconi dei trafficanti di uomini, dopo due anni di viaggio allucinante nel deserto e di detenzione in Libia.»
 Famiglia Cristiana,  negli articoli all’interno sul tema del Vade retro al ministro,  ricorda anche che questo del dovere del soccorrere, sempre, tutti, perché nessuno muoia se è possibile salvarlo, e nei primi sette mesi dell’anno sono morti in circa 1.500 al largo delle nostre coste nel tentativo di raggiungerle per mare,  è un monito che ci è venuto in modo pressante di questi tempi dal Magistero.
 1.500 morti affogati! Un numero di vittime superiore a quelle del tremendo terremoto del Friuli del ’76. All’epoca però si andò in soccorso nei nostri connazionali e la ricostruzione riuscì molto bene, anche se fu molto costosa. Forse i 1.500 di questi mesi ci fanno meno impressione perché stentiamo a ritenerli fratelli  come ci impone la nostra fede e a farci loro prossimi, al modo del buon Samaritano. Questo è il problema religioso. Che ha anche risvolti politici. E in democrazia si è tutti responsabili della politica nazionale. Dunque, capiamolo bene, il Vade retro  di Famiglia cristiana non è rivolto solo a quel  ministro, ma  anche a ciascuno di noi che ancora ci professiamo religiosi. Dobbiamo aggiungere a quel Vade retro  il nostro  nome.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.


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