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Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce abitualmente il martedì alle 17 e anima la Messa domenicale delle 9.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

domenica 29 aprile 2018

Domenica 29-4-18 – 5° Domenica di Pasqua - Letture e sintesi delle omelie delle Messe domenicali delle nove e delle undici - avvisi del parroco e di A.C.

Domenica  29-4-18 – 5° Domenica di Pasqua -   Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità –  colore liturgico: bianco – 1° settimana del salterio -   Letture e sintesi delle omelie delle  Messe domenicali delle nove  e delle undici - avvisi  del parroco e di   A.C.

Osservazioni ambientali: sereno, velato. Temperatura ambientale: 25°C.

Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. si siede nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.

Canti della Messa delle nove: ingresso, Cantico dei Redenti; Offertorio, Accogli i nostri doni; Comunione, Signore da chi andremo? ; finale: Andate per le strade .

Alla Messa delle dieci ci sarà il primo turno delle Prime Comunioni.

Buona domenica a tutti i lettori e auguri di buon proseguimento nella vita di fede ai ragazzi che oggi riceveranno la Prima Comunione!

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Pillola di Concilio
dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti - Lumen gentium,  del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)
Le immagini della Chiesa
6. Come già nell'Antico Testamento la rivelazione del regno viene spesso proposta in figure, così anche ora l'intima natura della Chiesa ci si fa conoscere attraverso immagini varie, desunte sia dalla vita pastorale o agricola, sia dalla costruzione di edifici o anche dalla famiglia e dagli sponsali, e che si trovano già abbozzate nei libri dei profeti.
La Chiesa infatti è un ovile, la cui porta unica e necessaria è Cristo (cfr. Gv 10,1-10). È pure un gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che ne sarebbe il pastore (cfr. Is 40,11; Ez 34,11 ss), e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono però incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il buon Pastore e principe dei pastori (cfr. Gv 10,11; 1 Pt 5,4), il quale ha dato la vita per le pecore (cfr. Gv 10,11-15).
La Chiesa è il podere o campo di Dio (cfr. 1 Cor 3,9). In quel campo cresce l'antico olivo, la cui santa radice sono stati i patriarchi e nel quale è avvenuta e avverrà la riconciliazione dei Giudei e delle Genti (cfr. Rm 11,13-26). Essa è stata piantata dal celeste agricoltore come vigna scelta (Mt 21,33-43, par.; cfr. Is 5,1 ss). Cristo è la vera vite, che dà vita e fecondità ai tralci, cioè a noi, che per mezzo della Chiesa rimaniamo in lui, e senza di lui nulla possiamo fare (cfr. Gv 15,1-5).
Più spesso ancora la Chiesa è detta edificio di Dio (cfr. 1 Cor 3,9). Il Signore stesso si paragonò alla pietra che i costruttori hanno rigettata, ma che è divenuta la pietra angolare (Mt 21,42 par.). Sopra quel fondamento la Chiesa è costruita dagli apostoli (cfr. 1 Cor 3,11) e da esso riceve stabilità e coesione. Questo edificio viene chiamato in varie maniere: casa di Dio (cfr. 1 Tm 3,15), nella quale cioè abita la sua famiglia, la dimora di Dio nello Spirito (cfr. Ef 2,19-22), la dimora di Dio con gli uomini (cfr. Ap 21,3), e soprattutto tempio santo, il quale, rappresentato dai santuari di pietra, è l'oggetto della lode dei santi Padri ed è paragonato a giusto titolo dalla liturgia alla città santa, la nuova Gerusalemme. In essa infatti quali pietre viventi veniamo a formare su questa terra un tempio spirituale (cfr. 1 Pt 2,5). E questa città santa Giovanni la contempla mentre, nel momento in cui si rinnoverà il mondo, scende dal cielo, da presso Dio, « acconciata come sposa adornatasi per il suo sposo » (Ap 21,1s).
La Chiesa, chiamata « Gerusalemme celeste » e « madre nostra » (Gal 4,26; cfr. Ap 12,17), viene pure descritta come l'immacolata sposa dell'Agnello immacolato (cfr. Ap 19,7; 21,2 e 9; 22,17), sposa che Cristo « ha amato.. . e per essa ha dato se stesso, al fine di santificarla » (Ef 5,26), che si è associata con patto indissolubile ed incessantemente « nutre e cura » (Ef 5,29), che dopo averla purificata, volle a sé congiunta e soggetta nell'amore e nella fedeltà (cfr. Ef 5,24), e che, infine, ha riempito per sempre di grazie celesti, onde potessimo capire la carità di Dio e di Cristo verso di noi, carità che sorpassa ogni conoscenza (cfr. Ef 3,19). Ma mentre la Chiesa compie su questa terra il suo pellegrinaggio lontana dal Signore (cfr. 2 Cor 5,6), è come un esule, e cerca e pensa alle cose di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio, dove la vita della Chiesa è nascosta con Cristo in Dio, fino a che col suo sposo comparirà rivestita di gloria (cfr. Col 3,1-4).


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Prima lettura
Dagli Atti degli apostoli  (At 9,26-31)

  In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
  Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
  La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

Salmo responsoriale
Dal salmo 21

Ritornello:
A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.

Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!.
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.
A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere. 
Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l'opera del Signore!».



Seconda lettura
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 3,18-24)

  Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
  Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
  Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.


Vangelo
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15 1,8)

  In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
  Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove
   Come la Chiesa delle origini, anche noi meditiamo sul significato della Pasqua.
  Il brano evangelico, inserito negli insegnamenti sul comandamento dell’amore e sull’amicizia, ci rivelano che non dobbiamo inventarci nulla di nuovo: con la Passione, Morte e Resurrezione del Signore e con il Battesimo ci è stato dato tutto, la vita divina, la salvezza. Non dobbiamo conquistare nulla con i nostri sforzi. Tutto ci è stato dato fin dall’inizio, è dono. Dobbiamo solo cercare di rimanere  nel Signore. La vita di fede, la religione, consiste in questo. Il verbo greco che traduciamo in italiano con rimanere, richiama anche l’idea del resistere  e del  dimorare. La Chiesa è la casa di coloro che rimangono nel  Signore e che abitano in lui. Egli è come la vite e noi i tralci. I tralci servono solo a far passare la linfa. Se, nel paragone, sostituiamo lo Spirito alla linfa, non sbagliamo. Rimanere  nel Signore significa far passare in noi il suo Spirito.
 Il nostro cammino  è in realtà un  rimanere  nel Signore.
 Dio ci vuole salvi e ci conduce alla salvezza: il nostro compito è  rimanere  nel Signore.
 La nostra preghiera sia dunque, oggi:  aiutaci Signore a rimanere, a resistere, a dimorare in Te, perché possiamo abitare per sempre in Te!.
 
Sintesi di Mario Ardigò, per come ha compreso le parole del celebrante

Sintesi dell’omelia della Messa delle undici
  Quando viviamo una relazione d’amore o di affetto profondo, ad esempio con una persona che ci è guida o maestra spirituale, vorremmo rimanere sempre in questo rapporto. Non importa dove si è, quanto si è distanti o che cosa si riesce a condividere. Si vuole rimanere in quella relazione. Perché in quella relazione si sta bene, si traggono energia e la grinta necessaia per procedere.
 Il brano evangelico ci insegna che è di questo tipo la relazione con Gesù. Lo fa con l’immagine della vigna.
  Per gli antichi israeliti quella della vite fu una delle più importanti colture, dopo che divennero sedentari. Da frutto della vita si fa il vino, che dà gioia. Pertanto l’immagine della vigna, come immagine del popolo di Dio, della quale Dio si prende cura come un’agricoltura, è molto usata. La propone anche Gesù nel Vangelo proclamato oggi, che si inserisce nei  discorsi di addio, nei quali si spiega il senso della missione di Gesù .
 Gesù si paragona alla vite, quindi si immedesima nel popolo di Dio, nella  vigna  curata da Dio. Ci insegna come essere popolo di Dio. Come Corpo di Cristo, nella relazione con Gesù, noi ci manifestiamo popolo di Dio, vigna  di Dio e diamo frutto.
  Nel brano evangelico vengono utilizzati i due verbi fondamentali per i discepoli:  rimanere  e portare frutto.
 La parola greca che traduciamo in italiano con  rimanere  ha un senso dinamico, di movimento, di crescita. Non significa stare fermi in un certo posto. Indica invece l’impegno ad approfondire la relazione con Gesù, a crescere, per  dare frutto. Il frutto atteso è quello della comunione con gli altri, fino ad estenderla ad ogni persona nel mondo, compresi le genti di altre religioni e addirittura i nemici. Non si dà frutto  se si pensa solo a sé stessi. Non è il frutto atteso quello che si pretende di consumare da soli, solo a proprio vantaggio. La religione intesa come sola devozione personale non è quella indicata dalla nostra fede. Occorre invece mettersi alla  sequela  di Gesù, seguire il suo esempio, di lui che ha dato la vita per noi, e i suoi insegnamenti, approfondire, crescendo, ad ogni età, da giovani come da anziani, la nostra relazione con lui. Questo può essere visto come un cammino  nella fede.  Se non si agisce cosi, si è come quei tralci della vite che non danno frutto e che l’agricoltore taglia e getta nel fuoco, come si legge nel brano evangelico.
  Chiediamoci se da persone di fede abbiamo dato frutti. Preghiamo di  rimanere  sempre, e sempre più, nella relazione con Gesù, e di dare così frutti di comunione.
  
Sintesi di Mario Ardigò, per come ha compreso le parole del celebrante

-avvisi del parroco:
- dal Primo Maggio la Messa della sera sarà celebrata alle 19;
- giovedi 3 maggio, primo giovedì del mese, dedicato alle vocazioni sacerdotali, per tutta la giornata ma in particolare alla recita del Vespro,   pregheremo  anche per i seminaristi Massimiliano e Francesco, che hanno collaborato in parrocchia quest’anno, i quali il 12 maggio diverranno diaconi.

Avvisi di A.C.
-  la prossima riunione infrasettimanale del gruppo parrocchiale di AC si terrà martedì 8-5-17, alle ore 17, in sala rossa.



































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