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lunedì 18 luglio 2016

Valutazione di un progetto di attività sociali in parrocchia per la formazione al bene comune

Valutazione di un progetto di attività sociali in parrocchia per la formazione al bene comune

  Mi è stata chiesta una valutazione di un progetto di attività sociali in parrocchia, per la formazione al bene comune, proposto con inizio nel prossimo settembre.
 In parrocchia le forze disponibili per l’animazione sono limitate e quindi bisogna economizzarle accuratamente.
 Abbiamo specialmente bisogno di attività formative e di tirocinio alla cittadinanza democratica ispirata dalla fede per la fascia di età  post-Cresima - 30 anni.
  L’estesissimo corpo della dottrina sociale della Chiesa è insufficiente allo scopo, perché in esso la democrazia come partecipazione alla sovranità pubblica da parte dei cittadini non c’è. Tanto più esso è insufficiente se ci si limitasse ad utilizzarne dei  sunti colorati.
 La prospettazione che del progetto viene fatta è marcatamente clericale e quindi non va bene. La cittadinanza democratica si attua sotto la responsabilità personale  del cittadino, secondo l’autonomia che ai laici di fede è riconosciuta in quel campo dopo il Concilio Vaticano 2° (a proposito:  del Concilio non si fa menzione nell’opuscolo  informativo sul progetto esame. E’ una gravissima carenza).  Non replichiamo in  ambito parrocchiale i pesanti impacci clericali che travagliano le grandi organizzazioni religiose. Lasciamo che i vescovi facciano il loro lavoro e  i laici di fede quello che loro compete nella società civile, e che solo loro  possono fare.  Il collegamento del lavoro di educazione civile in parrocchia con la diocesi è attuato, secondo l’ordinamento canonico, mediante il parroco.
 Il clericalismo è stato storicamente una brutta malattia della nostra gente di fede, una piaga, un problema gravissimo, che dobbiamo superare.
 Non abbiamo bisogno, per riconoscere la bontà di un progetto di educazione civile che si svolgerà in parrocchia ma  in ambiente pluralistico, senza selezione ideologica agli accessi, di ottenere, o addirittura di pretenderlo per poi farsene forza con i dissenzienti,  il patrocinio di qualche autorità religiosa del clero. L’obbedienza non è più una virtù, scrisse Lorenzo Milani (altra grande figura che bisognerebbe prendere come riferimento nella formazione dei laici di fede), ma la più subdola delle tentazioni.
 Nel progetto non si distingue per nulla il lavoro del catechista, al modo ritengo neocatecumenale, da quello dell’animatore, che deve limitarsi ad  indurre  il gruppo, senza dominarlo.
 L’impostazione in fondo neocatecumenale  fa ritenere che si voglia coinvolgere come animatori personale dell’organizzazione neocatecumenale, e questo non va bene. L’organizzazione neocatecumenale, per ciò che so, è troppo autoritaria e rigida nei modelli di vita proposti e presta prevalente attenzione alla vita privata. Propone soluzioni private e individuali a  problemi pubblici e sistemici. Mi pare che punti molto al sentirsi bene e  a posto  delle persone, piuttosto che a migliorare la società, che è il lavoro della cittadinanza democratica. Questa impostazione è all’origine dei problemi che hanno travagliato la parrocchia negli ultimi anni, anche se, con riferimento specifico ai suoi  camminanti, ha prodotto frutti di bene nelle loro piccole comunità di perfezionamento.
  La formazione alla cittadinanza democratica ispirata dalla fede  non deve essere un cammino di perfezionamento, ma un lavoro di ricerca.
 Bisogna innanzi tutto conoscere la gente che è disposta a partecipare, il suo livello di acculturazione alla democrazia, la pratica che di democrazia ha fatto. Da questa prima analisi deve discendere la struttura organizzativa del lavoro, che dovrà innanzi tutto essere una auto-organizzazione, con spirito democratico. In questo occorre fare tirocinio di libertà e di uguaglianza  in dignità: l'abc della democrazia.
  Non dobbiamo presumere che fede  e democrazia  vadano naturalmente d’accordo, senza un nostro lavoro di mediazione  e di attualizzazione. Ci sono molti pregiudizi reciproci, in gran parte fondati. La nostra fede è stata insegnata storicamente da un’organizzazione del clero che è una neofita in campo democratico, dopo aver, in genere, duramente contrastato, anche con accuse di eresia, i processi democratici. La storia italiana è stata profondamente segnata da queste dinamiche.
 Questo significa che non è possibile sviluppare processi democratici ispirati dalla fede proponendo solo o prevalentemente pii esempi del passato storico, anche se può essere utile fare dei riferimenti biografici a quelle persone che più si sono sforzate di conciliare fede  e  democrazia.
 E’ assolutamente sconsigliato che i gruppi di formazioni prendano nomi di profeti biblici, come viene proposto. Apparirebbe veramente troppo presuntuoso in un processo democratico. Direi di non pasticciare  con le scritture. Nel manifestino che mi è stato proposto per una valutazione c’è una citazione del rivoluzionario nordamericano Benjamin Franklin: questo va bene, se però ci si proponga di approfondire meglio, più da vicino, il suo pensiero, il che potrebbe dare qualche dispiacere a chi preferisca un’impostazione clerico-moderata. La rivoluzione nord-americana di fine Settecento è all’origine dei processi democratici contemporanei.
  La dottrina sociale ha l’ultima parola su Vero, Giusto e Bello?  Storicamente non è mai stato così, specialmente dal Cinquecento in avanti, quando in genere ha seguito impostazioni reazionarie, clericali e sconsideratamente papiste su quei temi. La politica dispotica dei sovrani religiosi romani ha in genere prevalso, e questo fino ad epoca molto recente (l’ultima persecuzione ideologica risale agli inizi del Novecento), e, su questo argomento, direi che bisognerebbe considerare esemplare il caso del trattamento riservato al Galilei nel Seicento. Ecco, il Galilei, uomo di profonda fede, potrebbe essere preso come bandiera di uno dei nuovi gruppi!
 Su Vero, Giusto  e Bello la dottrina sociale, negli ultimi tre secoli è andata prevalentemente a rimorchio, in genere contro voglia. Salvo poi ricredersi e dichiarare di pentirsi, come per il caso del Galilei. 
 Uno degli argomenti di grande attualità è la riforma costituzionale da poco approvata dal Parlamento, su cui i cittadini italiani dovranno pronunciarsi in un referendum costituzionale che, sembra, si terrà nel prossimo novembre. E sono pochi coloro che hanno letto la nuova legge e, soprattutto, che ne hanno acquisito sufficiente consapevolezza, nel disegno della nuova organizzazione della Repubblica che si propone di attuare e negli effetti sul funzionamento delle istituzioni e sui diritti dei cittadini. Nel prossimo mese di agosto mi propongo di spiegarla in dettaglio. E’ una materia che conosco.
 Si potrebbe cominciare da quel testo per ragionare di democrazia. 
 Infine: dobbiamo progettare una proposta ritagliata sui gravi problemi che ha la parrocchia. Inutile sognare reti  e  sviluppi. L’incomprensibile dispersione della ricca biblioteca parrocchiale è un gravissimo problema in più. E’ una situazione che il nuovo parroco dice di aver trovato. Come fare a ragionare senza libri (e ne avevamo veramente tanti e importanti)? Ci si limita a parole d’ordine e slogan. Questo non va assolutamente bene. Bisognerebbe proporre ai parrocchiani un piano di riacquisto dei libri fondamentali, in particolare testi di storia per i licei e altri testi di base. Redigere una specie di lista di nozze, sulla quale i volenterosi potrebbero regolare i loro acquisti.
 Mi piacerebbe, poi, che qualcuno spiegasse il senso di quella dispersione, per capire se ha avuto delle ragioni valide e a chi sono andati i libri. Servivano soldi per i poveri o per urgenze parrocchiali inderogabili, per qualche bolletta da troppo tempo insoluta?
 Ecco: nei processi democratici questa cose dovrebbero essere chiare. Chi prende decisioni per la collettività dovrebbe renderne ragione. Ogni forma di potere deve rendere ragione delle sue scelte, anche in ambito religioso. Questa è la prima lezione che i democratici di tutti i tempi hanno sempre impartito.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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