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mercoledì 16 marzo 2016

Pasqua per tutti

Pasqua per tutti

  Nel rito neocatecumenale la Veglia di Pasqua dura più o meno dalla sera del sabato di vigilia all’alba della domenica di Pasqua e comprende molte azioni liturgiche che di solito non si fanno nelle celebrazioni nelle parrocchie. I camminanti  digiunano dal venerdì fino alla domenica e, terminata la Veglia, si incontrano per mangiare insieme. Questo mi è stato riferito, non ne ho personale esperienza. Perché? Perché da quando sono tornato alle Valli, con mia moglie e la mia primogenita piccola, nel ’91 non ho più partecipato alle Veglie di Pasqua in una parrocchia. Da quando mi ero fidanzato con mia moglie ero andato invece alle Veglie di Pasqua nella parrocchia di San Saba all’Aventino, retta dai padri gesuiti, la parrocchia di mia moglie, che cantava nel coro. Erano liturgie molto belle. Mi sono mancate, ma con le bambine piccole andare dall’altra parte della città era problematico. Poi mi sono ammalato e lo è stato per me. Poi tutti questi problemi sono finiti, ma nel frattempo i legami con San Saba si erano un po’ allentati. In parrocchia, da noi alle Valli, c’erano queste Veglie interminabili, infarcite della liturgia neocatecumenale che comprende anche uno speciale canzoniere, e, per quanto qualche volta siamo stati tentati, io e mia moglie, di partecipare, poi abbiamo desistito. Quella neocatecumenale non è la nostra via religiosa. E’ accaduto a molti altri nel quartiere, come ho sentito. Dobbiamo francamente riconoscere che la Veglia di Pasqua è stata la liturgia che ha più risentito di quel processo di neocatecumenalizzazione spinta che ha riguardato più in generale tutta la parrocchia. Quindi poi la liturgia più coinvolgente della nostra fede, con radici molto antiche, è divenuta un fatto che riguardava più che altro i camminanti, quelle trecento persone circa che ancora abitano la parrocchia. E l’altra gente si è allontanata. O dovremmo anche ammettere che  è stata tenuta lontana?
  La neocatecumenalizzazione della Pasqua è stata un errore pastorale, vale a dire educativo religioso, molto grave. La struttura della liturgia, infatti, non dovrebbe disincentivare la partecipazione. La gente del quartiere deve essere accolta  in chiesa e non selezionata, tra quelli che se la sentono di sottoporsi a certe maratone e chi no.
 Di chi la colpa? Ha importanza perderci tempo, ora? Ci è stato mandato un nuovo parroco per aiutarci a cambiare, per riportare a casa sua il popolo che è rimasto fuori, quelle migliaia alle quali la Veglia di Pasqua per tanti anni è stata sostanzialmente preclusa. Questo conta.
  Ieri sera, alla riunione dell’AC, sconcertandoci, ci è però giunta voce del vivo risentimento che il parroco sta incontrando nel riorganizzare le liturgie di Pasqua secondo la tradizione comune. Al centro di tutto c’è l’umanizzazione  della Veglia di Pasqua. Ma anche la ristrutturazione delle celebrazioni della Settimana Santa, scostandosi dal rito neocatecumenale.
  Come avevo temuto, credo quindi che si stia combattendo la battaglia di Pasqua.
  E’ con questo spirito che alcuni si stanno preparando a quegli eventi liturgici.
  Spesso negli ambienti clericali si preferisce una pace ipocrita, si preferiscono accomodamenti. E’ per questo che certi riformatori sperimentano umiliazione e isolamento. La propaganda clericale sostiene che, travagliandoli così, poi si temprano e diventano santi. Ma questa non è la verità. Si perdono tante occasioni, si sprecano tante risorse, e soprattutto tante vite. Da noi però non si tratta di sperimentare alcuna riforma, si tratta di tornare alla normalità di liturgie aperte a tutti. E’ per questo che è il momento della fermezza. A che servirebbe, altrimenti, tutta l’ingombrante gerarchia clericale che dobbiamo portarci dietro? Se non fa il suo dovere in tempi come questi, nella nostra parrocchia, sostenendo quel sant’uomo che ha mandato tra noi, per certi versi allo sbaraglio, che ci sta a fare, che rispetto e ossequio pretende da noi, che eccellenza  rivendica?
 Il parroco in questi giorni sta girando per le Valli a benedire le case, un’azione liturgica per tanto tempo divenuta solo  a richiesta e sostanzialmente sottovalutata, ma forse anche disprezzata, come espressione di religiosità obsoleta. Va a dire alla gente di venire alla Veglia di Pasqua. “Quanto durerà?”, gli chiederanno sicuramente. Spero che possa rispondere “non più di due ore e mezzo”, come era a San Saba e come è in tutte le parrocchie vicine. Così che tutti  possano parteciparvi e avvicinare le verità fondamentali della nostra fede nella nostra più coinvolgente azione liturgica.
 La parrocchia non è un circolo di atleti dello spirito. Né va privatizzata  da uno dei gruppi che l’abitano. La parrocchia è la casa di tutti con il loro Dio, come ci ha spiegato il parroco.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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