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martedì 1 marzo 2016

Fort Alamo e la Pasqua

Fort Alamo e la Pasqua

  Che c’entra Fort Alamo con la Pasqua?
  Nell’Ottocento, nel Texas,  nei pressi della città di Sant’Antonio, una brigata di nazionalisti nordamericani si asserragliò in un’antica missione francescana, “Alamo”, e per diversi giorni resistette all’assedio delle truppe messicane, molto superiori di numero, alla fine soccombendo gloriosamente.
 Qualcosa del genere temo che possa accadere da  noi in parrocchia per le liturgie della Pasqua.
 Da ragazzo ho cominciato a partecipare alla veglia di Pasqua nella parrocchia di San Saba, all’Aventino, quando mi fidanzai con mia moglie. Lei cantava nel coro. Era tutto molto bello e coinvolgente. Era una liturgia lunga: si cominciava verso le 23 e tutto finiva poco prima delle una del giorno dopo. Ma nulla a confronto dei costumi della nostra parrocchia nell’era nuova: si voleva  arrivare fino alle prime luci dell’alba. E dentro ci si sono messe molte cose che di solito non ci sono nelle veglie delle altre parrocchie. Il risultato è che, con gli anni, quella liturgia, tanto bella, ha finito per essere frequentata da un pubblico selezionato, per così dire. E noi che non partecipavamo ci sentivamo anche un po’ in colpa, perché la domenica di Pasqua i preti della parrocchia dovevano comunque celebrare, dopo quella maratona, e si vedeva che erano stanchi.
 La cosa si annunciava già con la domenica della Palme, che è stata riempita di azioni non indispensabili e caratteristiche. Ad un certo punto la chiesa parrocchiale veniva chiusa, tutti fuori. Nel cortile davanti al teatrino si teneva la liturgia con le palme,  che erano vere e proprie palme, e poi tutti in processione per le vie del quartiere, con uno che cantava forte urlando da un altoparlante, con i portatori di palme davanti: mi hanno detto che questi ultimi vengono scelti tra coloro che hanno raggiunto un certo traguardo interiore nel Cammino.
 A molti del quartiere dà fastidio che  si chiuda  la chiesa parrocchiale prima di quella processione. Ed in effetti, quando mi si è parata davanti questa costumanza, ci sono rimasto male. Non mi era mai capitato che si facesse così, che la gente che era in chiesa fosse invitata a uscire, perché bisognava chiudere tutto. Altri non sono tanto coinvolti nella processione per le vie del quartiere. Non saprei spiegarlo bene, ma si sente che c’è qualcosa che non va. Le processioni a cui partecipavo agli Angeli Custodi, da scout, non erano così.
 In conclusione gli adattamenti liturgici in occasione della Settimana santa purtroppo hanno accentuato l’estraneità della parrocchia al quartiere. Bisognerebbe cambiare qualcosa. So che il nuovo parroco vorrebbe farlo, ma penso che non gli sarà facile.
 E’ lì che si manifesterà il nostro Fort Alamo. Ci sarà una resistenza, forte.
 Ma è giusto che, in fondo, la Pasqua sia allestita tenendo conto principalmente dei circa trecento camminanti della parrocchia? Tutti gli altri, così, vengono tenuti a margini e sono migliaia. Non verrebbero lo stesso alla Veglia? Non so. A San Saba la Veglia era affollatissima. Intorno ci sono le più antiche case popolari di Roma, edificate pochi decenni dopo l’unità nazionale, c’è gente del popolo ed è affezionata a quella liturgia, che è veramente molto bella. Da noi non è  così: ma come si può pretendere che la gente motivata semplicemente dalla fede di tutti si assoggetti a certe maratone?
 La Veglia di Pasqua è una potente catechesi. Bisogna fare in modo che vi partecipino quanti più possibile.  Quando erano bambine, ho cercato di darne un’idea alle mie figlie inscenandola a casa, ma non è la stessa cosa.
 Non è una prepotenza voler cambiare le liturgie della Settimana Santa per favorire la più ampia partecipazione. I fedeli comuni non sono i messicani intorno a Fort Alamo. E’ gente che vorrebbe solo tornare a casa sua.
 Forza don Remo!
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli



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