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lunedì 14 novembre 2016

Cambio della guardia


Il nuovo colosso

Non come lo sfacciato gigante di bronzo della gloria greca,
piantato a soggiogare la terra da un confine all’altro,
qui sulle rive della terra d’Occidente si ergerà
una donna potente con una torcia, la cui fiamma
racchiude il fulmine, e il suo nome è
Madre degli Esuli. Dal faro che ha in mano
lampeggia il benvenuto a genti di tutto il mondo;
gli occhi suoi dolci dominano il ponte sospeso
che unisce due quartieri della città.
 “Tenetevi pure, terre antiche, il vostro fasto leggendario!” ella grida
con labbra silenziose. 
“Datemi chi tra voi è esausto e povero,
le vostre masse che si accalcano nell’anelito di libertà,
i  miseri rifiuti della vostre popolose terre.
 Mandatemi quelli che non hanno più casa e gli sventurati, 
innalzando la mia luce mostrerò loro la porta d’oro!”.

di Emma Lazarus, 1883 (traduzione mia)

 Avvicinandosi dal mare e dal cielo alla città statunitense di New York, risalta la gigantesca statua eretta a fine Ottocento alla foce del fiume Hudson per celebrare l’indipendenza  degli Stati Uniti d’America, conosciuta come la Statua della Libertà: raffigura una donna coronata che innalza una torcia con il braccio destro e nell’altro tiene un libro sul quale è incisa la data dell’indipendenza americana dal Regno Unito, il 4 luglio 1776; ai suoi piedi vi sono catene infrante; è la raffigurazione della Libertà che illumina il mondo. Sul suo piedistallo sono incisi gli ultimi versi della poesia Il nuovo colosso, della poetessa americana Emma Lazarus (l’antico colosso greco menzionato nel primo verso della lirica era  quello, raffigurante il dio Sole – Helios, eretto nel porto della città di Rodi nel terzo secolo dell’era antica). Comunemente quel monumento è ritenuto un simbolo degli Stati Uniti d’America, ed è vero, ma rappresenta anche qualcosa di molto più profondo: infatti ricorda che la guerra di indipendenza delle colonie nordamericane combattuta nel Settecento contro i britannici fu una vera e propria rivoluzione, motivata non solo dalla volontà dei coloni di comandare a casa propria, ma anche da quella di creare un mondo nuovo, con altri principi rispetto a quelli che dominavano la monarchia europea che pretendeva di continuare a dominarli; quel proposito che nella poesia è espresso con il voler aprire la “porta d’oro” a quelli che oltremare erano considerati rifiuti umani. La Libertà simboleggiata in quella statua è quindi quella che è associata alla giustizia sociale ed è molto di più del solo conquistare il potere di decidere che cosa fare di sé e delle proprie cose, liberandosi in questo dal giogo altrui; non è solo la liberazione da una lontana monarchia,  è liberazione dal giogo della diseguaglianza e della discriminazione sociale e anelito ad un nuovo ordine sociale, ad una nuova condizione di cittadinanza, per dare a tutti l’opportunità della ricerca della felicità, poiché gli esseri umani sono stati dotati dal Creatore di certi inalienabili diritti (così è scritto nella Dichiarazione d’indipendenza americana).  La Statua della Libertà  e la dichiarazione di indipendenza che essa celebra manifestano una caratteristica delle democrazie moderne che spesso non è bene intesa: esse sono fondate sul desiderio della libertà dall’ingiustizia sociale e sull’affermazione di diritti umani sottratti all’arbitrio umano, sia esso quello di un monarca come anche quello di una maggioranza.
  Sembra che la base sociale che ha generato  i pensieri espressi in  quei versi che ho citato si stia liquefacendo, da noi e oltre oceano.
 Ho cercato di rendere l’idea nella vignetta qui sopra.
Mario Ardigò - Roma



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