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mercoledì 27 gennaio 2016

Lettera ai catechisti della parrocchia per l’infanzia

Lettera ai catechisti della parrocchia per l’infanzia

 Dalla mia esperienza di bimbo del catechismo della seconda metà degli scorsi anni Sessanta (è bene sempre precisarlo perché, in tutti i sensi,  i tempi cambiano), ho ricavato la convinzione che la prima comunicazione sociale  della fede, quella che avviene nelle prime esperienze fuori della propria famiglia, funziona se avviene in un contesto significativo per la vita attuale di chi frequenta il catechismo e se permette di essere attivi in un qualche servizio per la comunità al di fuori del piccolo gruppo   del catechismo. Poi ci vuole una  narrazione che consenta a chi impara ad essere persona di fede di descrivere  la propria esperienza e di darle un senso e questa narrazione deve poter resistere  nelle trasformazioni che portano un bambino a diventare un adulto: deve essere qualcosa come un libro per adulti che possa essere inteso anche da un bambino. Un libro, però, che non è fatto tanto per essere letto  da un bambino, ma ascoltato,  letto ad alta voce e spiegato  da un adulto. Crescendo se ne scoprono sempre nuovi sensi e insegnamenti, adatti alle diverse età della vita e si impara anche a leggerlo, anche se l’esigenza di ascoltarlo,  letto ad alta voce e spiegato da altri, non viene mai meno. Una narrazione così noi ce l’abbiamo, in religione, e sono i nostri testi sacri. Ma non sono una lettura facile, nemmeno per adulti che ne abbiano acquisito una certa familiarizzazione. Storicamente derivano da diverse antiche tradizioni che si sono formate in culture molto distanti, in tutti i sensi dalla nostra. In molti casi esse appaiono contrastanti, hanno tramandato cose diverse le une dalle altre. E in molti altri non si ha certezza del testo stesso  e del significato delle parole che lo compongono. Dall’antichità ci sono giunti moltissimi testimoni del testo, antichi manoscritti che provengono da diverse aree culturali e che ci rimandano molte varianti dei testi. L’esigenza di una sempre migliore sistemazione e comprensione dei testi spiega le tante traduzioni che se ne sono fatte e questo anche recentemente, nelle nostre collettività di fede nazionali, per cui la traduzione ufficiale  del ’74 ad un certo punto non soddisfaceva più e se ne è fatta un’altra diffusa nel 2008.
  La conoscenza approfondita dei testi sacri è questione da eruditi, ma non bisogna scoraggiarsi. Noi abbiamo bisogno  di una narrazione della fede ed è in quei testi che la dobbiamo trovare, quindi essi devono rimanere tra le nostre mani. Si deve però avere consapevolezza che i traguardi di comprensione che individualmente possiamo raggiungere possono sempre essere superati: la consuetudine con i testi sacri riserva sempre molte sorprese.
  Il lavoro di un catechista per l’infanzia è quello di trasmettere ai bambini un narrazione biblica che sia significativa per la loro vita  di ora e che possa rimanerlo anche per la vita che avranno e faranno crescendo.  
 Il primo ostacolo da superare è quello di far capire la differenza tra un testo sacro e, poniamo, un libro di narrazione a forte contenuto etico come Pinocchio. I testi  sacri riflettono esperienza storiche, quindi vera vita vissuta, non sono solo  dei paradigmi  o parabole per orientare la nostra vita  di ora, anche se, come sappiamo, contengono anche parabole  e altri racconti immaginari   edificanti, che però scaturiscono da vite vissute. La difficoltà è di spiegare come vite vissute  in tempi tanto lontani possano rimanere significative  anche per le nostre vite  di ora.
  Quando ero bambino, alle scuole elementari si insegnavano rudimenti di storia, oggi mi dicono che non si fa più. Diventa più difficile far capire il senso di un processo storico, per cui l’umanità non è stata sempre la stessa pur avendo tramandato,  trasformandole di generazione in generazione, le proprie culture, intese come complesso di concezioni di vita e costumi sociali, e con esse anche le fedi religiose. Ma anche negli anni Sessanta per me bambino era difficile immaginarlo.
  Di fatto mi pare che nei costumi catechistici si tenda semplicemente ad  annullare  il divario storico, in ciò agevolati dal fatto che abbiamo tra le mani traduzioni dei testi sacri sempre rinnovate, di modo che gli antichi, quale anche il Fondatore volle essere, sembrano parlare la nostra lingua di oggi. Il nostro Primo Maestro e i primi suoi seguaci, invece, parlavano  correntemente una lingua che appartiene alla stessa famiglia dell’ebraico  e dell’arabo e suona piuttosto simile a loro, ma veramente molto diversa dalla nostra. In questo modo però si rischia che i testi sacri più utilizzati per l’educazione dei bambini finiscano per pinocchieggiare, compongano una immaginifica versione a sfondo genericamente etico che viene utilizzata al modo del libro di Pinocchio del Lorenzini. E viene sempre ricordato, di solito, che Pinocchio è uno dei libri che nel mondo è stato più tradotto, dopo la Bibbia. Questo pinocchieggiamento  biblico ha molte controindicazioni, anche se nell’immediato può agevolare il passaggio di certe narrazioni nelle varie fasi della crescita di una persona, dal bambino all’adulto, in un processo che grosso modo va dai cinque ai venticinque anni. Il problema più grosso è che, a fini didattici, elimina la complessità, che è il dato più evidente che emerge dalla storia degli esseri umani, e quindi tende a scoraggiare l’approfondimento. Se però certi temi non si approfondiscono, nella fede, finiscono per diventare poco significativi  per la vita delle persone. Quindi poi certe narrazioni vengono abbandonate, come si fa appunto con il libro Pinocchio, per chi naturalmente non riesca ad approfondire quel testo ricavandone sensi anche per la vita di adulto, che sicuramente vi sono, perché, come ho scritto ieri,  è un libro per adulti che può essere inteso anche dai bambini.
  Per superare questi problemi potremmo trarre spunti dall’educazione alla fede che si fa ancora oggi tra gli ebrei, in cui il senso della storia e della complessità è molto presente. Lì lo studio dei testi sacri è concepito come un dialogo tra tanti maestri che, approfondendo,  si parlano attraverso i secoli, e anche spesso si contraddicono. Poi ci sono tanti principianti alla loro scuola. Ci sono anche in quell’esperienza di fede scritti divulgativi ed edificanti, ma viene sempre mantenuta la consapevolezza che c’è molto altro, che solo in una pervicace  ricerca e consuetudine si può arrivare a intravedere. Un lavoro collettivo che si sviluppa nei secoli e che arriva fino ad oggi, senza essere concluso.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli


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