INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

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-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

PER EVENTUALI COMUNICAZIONI AL BLOG, SCRIVERE UNA EMAIL A ardigo.mario@virgilio.it

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domenica 29 dicembre 2019

Invito alla lettura del 29 dicembre 2019 - Invitation to read on 29 December 2019 -SEQUERI Pierangelo, L’ombra di Pietro. Legami buoni e altre beatitudini, Vita e pensiero, 2006, pagine 147, €14 - SEQUERI Pierangelo, Peter's shadow. Good bonds and other beatitudes, publisher Life and Thought, 2006, pages 147, € 14


Invito alla lettura del 29 dicembre 2019
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Invitation to read on 29 December 2019


SEQUERI Pierangelo, L’ombra di Pietro. Legami buoni e altre beatitudini, Vita e pensiero, 2006, pagine 147, €14
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SEQUERI Pierangelo, Peter's shadow. Good bonds and other beatitudes, publisher Life and Thought, 2006, pages 147, € 14




un brano estratto dalle pagine 41 e 42 del libro
a passage from pages 41 and 42 of the book

  Quando si stabilisce  qualche legame, di quelli che il Vangelo  dice che per Gesù sono decisivi, definitivi - legami di cura, di ospitalità, di amore, di dedizione, di riconciliazione - si ha la possibilità di passare da ciò che rimane  sospeso, e cioè le molte parole, le molte spiegazioni, le molte riflessioni, le molte domande, al riconoscimento  certo  del Signore risorto.
  Da questo momento, quando la risurrezione del Signore è riconosciuta, esiste una religione sulla faccia della terra che non accetta più questo baratto: buttare il mondo pur di vedere Dio. Un  cristiano non può accettare il baratto, non deve farlo, anche se in questa vita ci sono delle cose che devono ancora ricomporsi e che rimangono in sospeso. Troppe cose rimangono in sospeso qui, ma noi non le barattiamo con una visione di Dio che ci invita a lasciarle semplicemente al loro destino, sia quel che sia. Non lo facciamo più, da quando il Signore è risorto. Noi vogliamo vedere le ferite rimarginate, non dimenticarle, noi vogliamo vedere la prevaricazione riscattata, non rimossa; noi vogliamo vedere l’ingiustizia che abbandona il campo, e lascia la presa; noi vogliamo vedere il più piccolo dei nostri figli che viene risarcito delle sue possibilità mancate: anzi, di quelle che, vergognosamente, gli abbiamo sottratto e stroncato. La nostra vita lascia troppe cose in sospeso. Il Risorto ritorna in campo per confermare ai suoi il loro compimento. Il Risorto è l’evidenza estrema del puntiglio di Dio sul compimento delle vite e degli affetti che rimangono in sospeso. In debito della giustizia loro destinata.
  Ecco, questa è, nella sua semplicità terribile e incantevole, la differenza assoluta del cristianesimo. Il cristianesimo non baratta questa vita con un’altra: persegue la giustizia di questa. La persegue fino al grembo di Dio, la estrae dal grembo stesso di Dio.
  Il cristianesimo ha imparato da Gesù a credere che questo è quello che vuole Dio.
[…]
 Non barattiamo niente di quello che qui è patito e sostenuto e generato,  fatto  venire al mondo e curato. Aspettiamo che il Figlio ritorni. E  tutti i figli perduti, con Lui. Non uno di meno.

When some bond is established, of those that the Gospel says are decisive, definitive for Jesus - bonds of care, hospitality, love, dedication, reconciliation - you have the possibility to pass from what remains suspended, that is the many words, the many explanations, the many reflections, the many questions, to the certain recognition of the risen Lord.
  From this moment, when the resurrection of the Lord is recognized, there is a religion on the face of the earth that no longer accepts this barter: throw the world just to see God. A Christian cannot accept barter, he must not do it, even if in this In life there are things that have yet to come together and that remain outstanding. Too many things remain pending here, but we don't trade them for a vision of God that invites us to simply leave them to their destiny, whatever it is. We have not done this since the Lord has risen. We want to see the wounds healed, not to forget them, we want to see the prevarication redeemed, not removed; we want to see the injustice that leaves the field, and lets go; we want to see the youngest of our children who is compensated for his missed possibilities: indeed, of those that, shamefully, we have stolen and cut off. Our life leaves too many things on hold. The Risen One returns to the field to confirm his accomplishment to his. The Risen One is the extreme evidence of God's stance on the fulfillment of lives and affections that remain outstanding. In debt to justice for them.
  Here, this is, in its terrible and enchanting simplicity, the absolute difference of Christianity. Christianity does not barter this life for another: it pursues its justice. He pursues it to the womb of God, he extracts it from the womb of God.
  Christianity learned from Jesus to believe that this is what God wants.
[...]
 We do not barter anything of what is suffered and sustained and generated here, brought into the world and cared for. We wait for the Son to return. And all the lost children, with Him. Not one less.

sabato 28 dicembre 2019

L'anima artificiale - da "Dilbert" di Scott Adams - Linus n.12/2016

L'anima artificiale

in Dilbert  di Scott Adams - pubblicato in Linus  12/2016

(non più solo una fantasia fantascientifica)








Il senso della vita e l’esperienza religiosa. L'altro mondo.


Il senso della vita e l’esperienza religiosa. L'altro mondo. 

  Lo studio dell’esperienza religiosa che il regime comunista della Repubblica Popolare Cinese sta affrontando potrebbe rivelarsi di importanza epocale. Purtroppo  è guidato da persone che hanno poca dimestichezza con la religione, anche se ne cominciano a intuire la potenziale rilevanza politica. Questa condizione sta divenendo piuttosto comune in Europa, non solo nei vertici politici, ma anche nelle realtà di base, come le parrocchie romane. Per quanto posso constatare, la formazione religiosa di base, che affannosamente ancora viene fatta, è largamente insufficiente e, in particolare, si raccorda male con gli insegnamenti che vengono impartiti nel sistema scolastico pubblico, vale a dire da quello al quale è obbligatorio partecipare da giovani, o nelle scuole di stato o in quelle organizzate da istituzioni private. L’insegnamento scolastico della religione dovrebbe servire a creare quel collegamento, ma mi pare che in genere non vi riesca e scivoli sempre, genericamente, verso l’intimità sociale, trattando di come le persone vivono interiormente la loro vita collettiva e delle difficoltà che incontrano. Questa è stata la mia antica esperienza di alunno, ma mi pare, in base a ciò che sento, che la situazione non sia sostanzialmente cambiata. E addirittura questo metodo mi sembra aver fatto scuola anche nel catechismo religioso propriamente detto. E’ questa l’impostazione della formazione che presenta la beatitudine in senso religioso come una condizione di benessere psicologico e la religione come medicina dell’anima. Il risultato a cui si punta, in quest’ottica, è essenzialmente uno stare bene insieme ad altri, in essi inclusa anche la  persona della divinità, veramente molto umanizzata. Così, il modello tipico di riferimento è quello, molto idealizzato, del primo gruppo di discepoli intorno al Maestro e si vive la propria fede religiosa come stando sempre nell’Orto degli Ulivi o nel Cenacolo. Bisogna anche riconoscere che, nella formazione specificamente religiosa, il tempo a disposizione per interagire con chi deve imparare è  molto poco e, in genere, non si riesce a fare di più per la scarsità delle forze disponibili, ma anche perché di solito si ritiene inutile andare oltre l’abc della fede. Da ragazzo ho passato in una parrocchia un tempo incomparabilmente più lungo di quelli che oggi hanno la mia età di allora, e questa era l’esperienza comune dei miei coetanei. Detto nel gergo ecclesiale, si faceva  oratorio  secondo il costume diffuso dai salesiani. Si acquisiva più dimestichezza con i preti e i religiosi, che erano, e sono tuttora, un modello importante per la vita di fede. Le prime costruzioni sociali, quelle spontanee dei ragazzi e quelle comunque a loro dedicate, erano mediate, e comunque profondamente permeate, dalla religione e dalla fede religiosa. La situazione di oggi è di persone religiose che di religione e di fede sanno poco, o addirittura pochissimo, e che non entrano negli spazi religiosi come a casa propria, ma un po’ come quando si va in palestra e si  è in casa d’altri, sebbene per un po’ se ne possano utilizzare le attrezzature. In altri casi ci si sta come quando si organizza un pranzo di nozze in un ristorante: ci si ritrova con i familiari e gli amici, si fa festa, si mangia e si beve, si gioca e si balla, e quello che sta intorno è solo un ambiente che si a disposizione; se in un altro ambiente lì vicino ci sono altri che fanno festa, rimangono estranei. La direzione forse cerca di fidelizzare quelli che vivono quegli ambienti come clienti, cercando legarli emotivamente alla struttura e di costituire ciò che viene definita nel gergo aziendale community,  vale a dire un gruppo di utenti fidelizzati, ma, al dunque, il legame rimane superficiale e una persona frequenta solo finché si sente bene  e trova opportunità di relazioni appaganti. Se no, cambia senza tanti problemi e non lo si vede più; ad un certo punto scompare e non se ne sente la mancanza, non lo si va a ricercare, come il buon pastore della parabola con la pecora perduta.
  Recuperare una certa maggiore dimestichezza con l’esperienza religiosa potrebbe essere l’obiettivo di gruppi di auto-formazione di adulti colti, che sono quelli che hanno mantenuto l’abitudine alla lettura e alla riflessione non esclusivamente emotiva sui fatti della vita e sulla società intorno. Essi poi potrebbero costituire la base per diffondere i risultati ottenuti anche ad altri. L’auto-formazione significa non pretendere di essere diretti costantemente da un prete: i preti sono pochi e hanno poco tempo, per loro il giorno è fatto di 24 ore come per tutti. Non si tratta di fare catechismo, anche se alla cultura della fede occorre fare riferimento, in particolare nel modo di affrontare i problemi sociali correnti. E’ ancora possibile rendere ragione della propria fede? La fede ha ancora un senso sociale, come sembrano ritenere oggi i comunisti cinesi? La religione imprigiona in gabbie sociali o costruisce società aperte? Che ruolo ha ancora il mito nella religione? I miti religiosi sono compatibili con una visione affidabile della realtà? E’ ancora possibile orientare il senso della vita umana secondo ciò che non si vede e non è direttamente sperimentabile? La fede è prevalentemente emozione, e dunque sensazione soggettiva? Quando provo a proporre ai miei coetanei un lavoro di questo tipo, leggo nei loro volti l’obiezione che  non hanno tempo. Ma, si dice, il tempo si trova, non è, soggettivamente, una grandezza uniforme. Quando si obbietta di non avere tempo, in realtà si intende che non si vede il senso, e questo è appunto il problema fondamentale di noi europei occidentali e della religione che pratichiamo (sempre meno, e in sempre minor numero, e in genere in prevalenza da anziani). La situazione, secondo quanto di legge,  è diversa nei posti che un tempo venivano definiti come Terzo mondo, tra Occidente capitalista e Oriente comunista. Ma la religione che vi prevale, appare a noi europei come legata a  molti schemi del nostro passato, che da noi definiamo tradizionalisti, ma che altrove nel mondo sono ancora una novità, e hanno un particolare scintillare  europeo che ancora va di moda laggiù. E’ differente la situazione di molta parte dell’America Latina, da dove ci provengono novità che ancora sono capaci di sorprenderci, ma come dall’esterno, provenendo da un altro mondo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 
 
 

venerdì 27 dicembre 2019

Il “sogno americano” secondo Doonesbury - “American dream” according to Doonesbury

Il “sogno americano” secondo Doonesbury
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“American dream” according to Doonesbury

[from comics stripe Doonesbury by Garry B. Trudeau, published in Italy by monthly magazine Linus, no 3 of 2012 - dalla striscia di fumetti  Doonesbury di Garry B. Trudeau, pubblicata in Italia dalla rivista mensile  Linus, n.3 del 2012]



“Gentlemen, there has been much debate about the possibility of the American dream”


“The American dream for you?”


“Roland, the American dream means to me that any kid, born here …”



“...who is rich or white, who studies in an Ivy League college or in a low-rated college, who lives in a villa or in a pied-à-terre...”



“…the American dream is that that boy can grow up and enjoy legal quibbles, undeserved annuities, holdings in the Cayman Islands and an account in a Swiss bank. This is the American dream!”


giovedì 26 dicembre 2019

La Riforma teologica dei neo-comunisti secondo Xi Jinping .- The theological Reform of the neo-communists according to Xi Jinping

La Riforma teologica dei neo-comunisti secondo Xi Jinping
The theological Reform of the neo-communists according to Xi Jinping

Note: after the text in Italian, I insert the translation in English, made with the help of Google Translate

Dall’articolo di Guido Santevecchi, “Il Vangelo secondo Xi Jinping - Pechino ordina la «revisione» dei testi sacri di tutte le religioni perché le fedi siano armonizzate al verbo del Partito comunista”, pubblicato sul  Corriere della Sera del 24 dicembre 2019.

  Durante la rivoluzione culturale di Mao il governo cinese  pensò di sradicare la religione, ora l’obiettivo è diverso  e più sottile: «Bisogna creare una teologia con caratteristiche cinesi», ha detto Wang Yang, membro del Comitato permanente del Poltiburo e responsabile per la supervisione sulle fedi riconosciute dal Partito-Stato. Come? «Dopo una valutazione completa dei classici religiosi, si dovranno individuare i contenuti non conformi e procedere alle necessarie modifiche e aggiustamenti nella traduzione cinese», ha detto il compagno Wang in una riunione di leader confessionali e politici riassunta dall’agenzia ufficiale Xinhua.  Si tratta in pratica di correggere le parti «non conformi» di Bibbia, Vangeli, Corano, testi buddisti e taoisti. Il Partito, che impone l’ateismo ai suoi membri riconosce infatti cinque culti religiosi: Buddismo, Taoismo, Cristianesimo protestante e cattolico e Islam. Ma vuole essere sicuro che i valori portati dalle fedi non illudano le masse: «la Cina è sotto il controllo del Partito comunista, che è più grande di Dio», predicano i funzionari delle province dell’impero.
 Riscrivere le sacre scritture si inquadra nella campagna di “sinizzazione” dei movimenti religiosi lanciata nel 2015 da Xi Jinping: il piano prevede di allineare le fedi alla cultura cinese e all’autorità assoluta del Partito. Xi ha messo in guardia dai «valori e dall’ideologia occidentale» (cristianesimo) e dall’«estremismo» (Islam) e ha ordinato a tutti i fedeli di essere anzitutto «patriottici».
  Nel simposio diretto dal membro del Politburo  è stato convenuto di «reinterpretare i testi che non sono adeguati alle esigenze della nuova epoca, correggere, cambiare le traduzioni», ha riassunto la Xinhua. La nuova epoca è quella di Xi Jinping, che nel 2018 ha fatto inscrivere nella Costituzione il suo «Pensiero su socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era». E il presidente, nonché segretario generale del Partito ora spinge gli esperti a emendare Bibbia e Corano, di fatto ispirando la scrittura di un Vangelo secondo Xi.

**************il mio commento - my comment*****************

   Il Partito comunista cinese, guidato dal Pensiero  della sua principale figura di riferimento, Xi Jinping, progetta una nuova rivoluzione culturale, mai tentata finora ed enormemente più complessa di quella avviata negli scorsi anni ’60 dal  predecessore di Xi, Mao Zedong: nientedimeno che revisionare le teologie di quattro delle  principali religioni mondiali inserendovi valori-guida del comunismo cinese e, in tal modo, sostanzialmente un potente fattore di unità.
  Ai capi comunisti che si stanno impegnando in quell’opera gigantesca potrebbe essere utile meditare sull’esortazione biblica di imparare a contare i loro giorni: nella loro vita non vedranno la fine di quel lavoro. Non ci riuscì l’imperatore romano Costantino 1°, il quale, nel Quarto secolo, avviò un processo analogo.
  Per quanto riguarda i cristianesimi, riforme per adeguare la fede religiosa, e quindi la religione praticata dalle masse, agli orientamenti politici di volta in volta egemoni furono attuate con successo più volte, anche mediante una revisione dei testi sacri. Naturalmente agli inizi del Primo secolo il risultato, pure niente affatto semplice da conseguire a causa delle divisioni culturali di quell’epoca, era più alla portata del sovrano. Procedendo le storie delle cristianità, tutto si complicò molto. Non c’è infatti, per i riformatori, da tener conto solo dei testi sacri, ma anche di una enorme tradizione culturale (fatta anche di centinaia di migliaia di libri fondamentali) che guida nell'interpretazione di quei testi. Un patrimonio culturale ormai assolutamente non padroneggiabile da nessuna singola persona fisica, da una singola vita individuale, e ciò anche per i più sapienti. Come si è visto chiaramente nell’ultima grande Riforma attuata nella Cristianità, quella prodottasi  nella Chiesa cattolica  a partire dagli scorsi anni ’60, sì proprio gli stessi della prima rivoluzione culturale nella Cina comunista!, a seguito del Concilio  Vaticano 2°, per riformare occorre essere in molti, e sapienti. Se non si procede in questo modo, l’esito potrebbe essere non soddisfacente, e addirittura ridicolo. Come quando si dichiara «Il Partito comunista, che è più grande di Dio». Solo persone, come credo siano i capi cinesi, poco familiarizzate con le religioni (praticarle era controproducente per la carriera politica), possono produrre un’affermazione come quella, ridicola appunto. Dal punto di vista dei  marxismi classici, dei quali il comunismo cinese pretende di essere ancora una manifestazione, è sbagliato, infatti, comparare il Partito  a Dio, per  la ragione che, in genere, per i marxismi Dio non esiste. Dichiarando che il Partito  “è più grande” di Dio, lo si divinizza e, in realtà, lo si annulla e se ne nega la vera realtà, di forza sociale costruita  su basi culturali per rivoluzionare la società su basi razionali. In questo modo il Partito, però, diventa inutile per il lavoro che i marxismi vorrebbero produrre in società, la rivoluzione, cioè un vasto e coordinato complesso di riforme, per sconfiggere la povertà e le altre sofferenze sociali  causate dalla prepotenza dei ceti privilegiati e dal sistema sociale da essi creato per continuare ad esserlo.
 L’obiettivo che i capi comunisti cinesi si propongono di raggiungere richiede, per quanto riguarda i cristianesimi (sulle altre religioni non ne so abbastanza per esprimere un’opinione), di istituire facoltà teologiche dove formare un ceto di sapienti che sappiano confrontarsi con le complesse teologie cristiane e con i testi biblici, i quali  comprendono le scritture provenienti dall’antico ebraismo, che la teologia biblica cristiana ha denominato  Antico Testamento, e quelle che scaturirono dall’esperienza religiosa delle prime comunità cristiane, denominate  Nuovo Testamento. Quando ci si confronta con la teologia cristiana, occorre tenere presente che essa ingloba importanti ed estesi elementi dell’antico ebraismo, come anche delle antiche filosofie greche.  Le specializzazioni richieste per quel lavoro di revisione culturale sono molte e la Cina attualmente non dispone delle scuole che possano formare gli specialisti che servono. Finora infatti essa ha rifiutato e disprezzato le religioni, tutte, del resto secondo l’orientamento dei marxismi classici. Che cosa cerca, ora, in esse? I sovrani fin dall’antichità vi cercavano la sacralizzazione dei loro poteri politici, per sostenerli come voluti da un dio e quindi indiscutibile. E, indubbiamente, in genere conseguirono questo risultato. Costantino !, l’imperatore romano di cui ho scritto prima è venerato come santo dalle Chiese cristiane ortodosse. Se riuscisse a produrre una grande teologia  sino-comunista  unificante, anche Xi Jinping potrebbe avere un tale onore in ambito religioso.
   Certo, una volta allineate  all’obbedienza ai sovrani comunisti cinesi, non vi sarebbe più motivo di discriminare le religioni ammesse in Cina. Questo aprirebbe la Cina continentale a sviluppi religiosi inconcepibili prima d’ora, e senz’altro, va detto, non in linea con i marxismi classici.
  Approfondendo, i  neo-teologi cinesi arriverebbero a scoprire gli elementi di cristianesimo che sono nascosti nel socialismo di impostazione marxista, in particolare nel rifiuto del dominio della ricchezza materiale, nell’esigenza di una profonda solidarietà, nell’attesa di esiti rivoluzionari, in particolare il rovesciamento dei potenti superbi dai troni. Come osservò il teologo protestante Karl Barth, il cristianesimo si presenta alle origini, dal punto di vista sociale,  come un movimento di riforma sociale dal basso.
«[…] chiunque legga senza pregiudizi il Nuovo Testamento, dovrebbe restare colpito dal fatto che ciò  Gesù è stato, ha voluto e ha ottenuto, era esattamente un movimento dal basso. Egli stesso proveniva da uno dei ceti più umili del popolo ebraico di allora. Vi ricorderete  certamente del racconto di Natale e della mangiatoia di Betlemme. Suo padre faceva il carpentiere in un angolo sperduto della Galilea, e lo stesso mestiere ha fatto anche Gesù stesso, tranne che nei suoi ultimi anni di vita. Gesù non era un pastore, non era un parroco, era un operaio. Giunto al trentesimo anno di età, ha appeso al chiodo i suoi arnesi, e ha cominciato a girovagare da una località all’altra perché aveva qualcosa da dire agli uomini. Ma anche allora la sua posizione è stata completamente diversa da quella  di un pastore dei nostri giorni. Noi pastori dobbiamo essere a disposizione di tutti, di chi sta in alto e di chi sta in basso, dei ricchi e dei poveri, e la nostra personalità spesso soffre di questa duplice faccia della nostra professione. Gesù si  sentiva inviato ai poveri, agli umili: questo è uno dei dati più indiscutibili che ricaviamo dalla storia del vangelo. Il senso della sua attività si riassume in una frase, nella quale sentiamo ancora oggi ardere il fuoco  di una autentica sensibilità sociale: “Vedendo il suo popolo, si commosse, perché erano pecore senza pastore” (Vangelo secondo Marco 6,34). […] Quello di cui era portatore  era un lieto annuncio ai poveri, al popolo dei dipendenti e degli incolti: “Beati voi poveri, perché vostro è il regno dei cieli” (Vangelo secondo Luca 6,20). […] Per lui, nessuno si trovava troppo in basso o contava troppo poco. Lo ripeto non si trattava di una sussiegosa compassione dall’altro al basso, ma dell’esplosione di un vulcano  dal basso verso l’alto. Non sono i poveri ad aver bisogno di compassione, ma i ricchi, non i cosiddetti “senza Dio”, ma gli uomini pii. Queste inaudite parole: “I pubblicani e le prostituite vi passano avanti nel regno di Dio” (Dal Vangelo secondo Matteo 21,31), e: “Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione” (dal Vangelo secondo Luca 6,24), Gesù le ha pronunciate rivolgendosi verso l’alto, mentre rivolgendosi verso il basso ha detto: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (dal Vangelo secondo Matteo 11,28).
  Il Regno di Dio è venuto per i poveri.»
[da una conferenza tenuta a Safenwil, in Argovia (Svizzera), il 17 dicembre 1911, ad un circolo operaio. Ora pubblicata in traduzione italiana dall’editrice Marietti 1820  con il titolo Poveri diavoli - Cristianesimo e socialismo, €7,50]
   Ma come è potuto accadere, allora, che il cristianesimo sia divenuto la religione degli imperialismi Occidentali, che si cercò di imporre anche con le armi ai popoli colonizzati, e sia considerato ancora anche la religione civile  nei capitalismi dell’Occidente, centrati sul culto dell’arricchimento? E’ accaduto perché alcuni cristianesimi sono stati oggetto di un lavoro di revisione analogo a quello che ora i comunisti cinesi vorrebbero attuare nel loro sistema politico, per  adattare  una fede rivolta ai poveri alle esigenze dei ricchi signori che dominavano tra gli Europei e nelle parti del mondo colonizzate dagli Europei. Tuttavia, nonostante questa revisione, ciclicamente nei cristianesimi risorgono i movimenti e gli orientamenti delle origini e questo potrebbe poi rivelarsi un bel problema nella Cina di oggi che ha pensato ciò che nei marxismi classici era considerato inconcepibile, vale a dire di conciliare comunismo e capitalismo. In particolare, quando nelle ideologie marxiste-leniniste si parlava di  dittatura del proletariato, si voleva indicare che la rivoluzione sociale attuata dal comunismo sarebbe stata  irreversibile, mentre nella Cina di Xi Jinping si è rivelata reversibile, anzi reversibilissima, e infatti le zone più industrializzate della Cina continentale lavorano secondo i principi del più duro capitalismo, molto lontano, ad esempio, da quello europeo, molto temperato da politiche sociali.
  La vera religione degli Occidentali del nostro tempo è il capitalismo liberistico, ed è una religione atea e disumana, profondamente anti-cristiana. Ad essa sono state spalancate le porte nella Cina neo-comunista di oggi, prendendola così com'è senza minimamente riformarla,  e addirittura laggiù ci si vanta dei risultati raggiunti da quel  capitalismo alla cinese, in sostanza cercando di emulare ciò che c’è negli Stati Uniti d’America di oggi, a cominciare dal loro tremendo modo di costruire le città. Vediamo nella Cina comunista un nuovo ceto di grandi ricchi che pensano, progettano agiscono negli affari  come gli statunitensi e cercano di vivere da ricchi  come gli Europei, in particolare come gli inglesi. Che c’è di cinese  in questo?  L’imperativo che divenne esortazione pubblica per i militanti tanti anni fa in Cina, nel nuovo corso del quale oggi si vedono gli sviluppi, fu “Arricchitevi!”.  Ecco, verso di esso, anche un cristianesimo riformato secondo il Xi Jinping pensiero potrebbe rivelarsi forza critica. Un problema, quello di avere forze critiche  in società? Ma, a ben ragionare, nessun pensiero sociale che non sappia mantenersi forza critica può essere realmente definito  marxista, perché i marxismi  sono prima di tutto forze critiche.
Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

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The theological Reform of the neo-communists according to Xi Jinping

From the article by Guido Santevecchi, "The Gospel according to Xi Jinping - Beijing orders the  «revision of the sacred texts of all religions so that the faiths are harmonized with the verb of the Communist Party», published in Corriere della Sera on December 24, 2019.

  During Mao's cultural revolution, the Chinese government thought of eradicating religion, now the goal is different and more subtle: "We need to create a theology with Chinese characteristics," said Wang Yang, a member of the Standing Committee of the Poltiburo and responsible for supervision on the faiths recognized by the Party-State. Like? "After a complete evaluation of the religious classics, the non-conforming content will have to be identified and the necessary changes and adjustments in the Chinese translation will be made," Comrade Wang said in a meeting of confessional and political leaders summarized by the official Xinhua agency. In practice it is a question of correcting the "non-conforming" parts of the Bible, Gospels, Koran, Buddhist and Taoist texts. The Party, which imposes atheism on its members, recognizes five religious cults: Buddhism, Taoism, Protestant and Catholic Christianity and Islam. But he wants to be sure that the values ​​brought by the faiths do not deceive the masses: "China is under the control of the Communist Party, which is bigger than God," officials of the provinces of the empire preach.
 Rewriting the sacred scriptures is part of the "sinization" campaign of religious movements launched in 2015 by Xi Jinping: the plan envisages aligning the faiths with Chinese culture and with the absolute authority of the Party. Xi warned of "Western values ​​and ideology" (Christianity) and "extremism" (Islam) and ordered all the faithful to be "patriotic" in the first place.
  In the symposium directed by the member of the Politburo it was agreed to "reinterpret the texts that are not adequate for the needs of the new era, correct, change the translations", summarized Xinhua. The new era is that of Xi Jinping, who in 2018 had his "Thought on socialism with Chinese characteristics for a new era" inscribed in the Constitution. And the president and party secretary general now urges experts to amend the Bible and the Koran, effectively inspiring the writing of a gospel according to Xi.

                ******************my comment****************

The Chinese Communist Party, led by the Thought of its main reference figure, Xi Jinping, plans a new cultural revolution, never attempted so far and enormously more complex than that started in the last 60s by Xi's predecessor, Mao Zedong: none the less than reviewing theologies of  four of main world religions by inserting the guiding values of Chinese communism and, in this way, substantially a powerful factor of unity.
   Communist leaders who are engaging in that gigantic work might find it helpful to meditate on the biblical exhortation to learn to count their days: in their lives they will not see the end of that work. The Roman emperor Constantine 1st did not succeed, who, in the fourth century, started a similar process.
  Communist leaders who are engaging in that gigantic work might find it helpful to meditate on the biblical exhortation to learn to count their days: in their lives they will not see the end of that work. The Roman emperor Constantine 1st did not succeed, who, in the fourth century, started a similar process.
 As for Christianity, reforms to adapt the religious faith, and therefore the religion practiced by the masses, to the hegemonic political orientations from time to time were successfully implemented several times, also through a revision of the sacred texts. Of course, at the beginning of the First century, the result, although not at all simple due to  the cultural divisions of that time, was more within the reach of the sovereign. As the stories of Christianity proceeded, everything became very complicated. In fact, the reformers haven't only have to take into account the sacred texts, but also an enormous cultural tradition (also made up of hundreds of thousands of fondamental books) that guides  interpretation of those texts. A cultural heritage now absolutely unmanageable by any single natural person, by a single individual life, and this even for the most wise. As was clearly seen in the last great Reformation implemented in Christianity, the one produced in the Catholic Church since the last 60s, yes exactly the same as the first cultural revolution in Communist China !, following the 2nd Vatican Council, to reform there must be many, and wise. If this is not done, the outcome may be unsatisfactory, and even ridiculous. As when declaring "the Communist Party, which is bigger than God". Only people, as I think the Chinese leaders are, not very familiar with religions (practicing them was counterproductive for the political career), can produce a statement like that, ridiculous indeed. In effect, from the point of view of classical Marxisms, of which Chinese communism claims to be still a manifestation, it is wrong to compare the Party to God, for the reason that, in general, for Marxisms God does not exist. By declaring that the Party "is bigger" than God, one divinizes it and, in this way, nullifies it and denies its true reality, of social strength built on cultural bases to revolutionize society on rational basis. In this way, however, the Party becomes useless for the work that Marxisms would like to produce in society, the revolution, namely a vast and coordinated complex of reforms, to defeat poverty and other social sufferings caused by the arrogance of the privileged classes and by the social system created by them to continue to be so.
  The goal that the Chinese communist leaders intend to achieve requires, as regards Christianity (on other religions I don't know enough to express an opinion), to establish theological university faculties where to form a class of scholars who know how to deal with complex Christian theologies and with biblical texts, which include the scriptures from ancient Judaism, which Christian biblical theology called the Old Testament, and those that arose from the religious experience of the first Christian communities, called the New Testament. When dealing with Christian theology, it should be borne in mind that it incorporates important and extensive elements of ancient Judaism, as well as of ancient Greek philosophies. The specializations required for that cultural review work are many and China currently does not have the schools that can train the specialists they serve. Until now, in fact, it has rejected and despised religions, all of them, moreover according to the orientation of classical Marxisms. What are you looking for in them now? Since ancient times, sovereigns sought there the sacralization of their political powers, to support them as wanted by a god and therefore unquestionable. And, undoubtedly, they generally achieved this result. Constantine !, the Roman emperor of whom I wrote earlier is revered as a saint by the Orthodox Christian Churches. If he succeeds in producing a great unifying Sino-Communist theology, Xi Jinping could also have such an honor in the religious sphere.
  Of course, once aligned with obedience to Chinese communist rulers, there would no longer be any reason to discriminate against the religions admitted to China. This would open up mainland China to inconceivable religious developments before, and certainly, it must be said, not in line with classical Marxisms.
   Deepening, Chinese neo-theologians may come to discover the elements of Christianity that are hidden in Marxist socialism, in particular in the refusal of the dominion of material wealth, in the need for deep solidarity, in the expectation of revolutionary outcomes, in particular the overthrow of the mighty superbs from thrones. As the Protestant theologian Karl Barth observed, Christianity presents itself at the origins, from the social point of view, as a movement of social reform from below.
«[...] anyone who reads the New Testament without prejudice, should be struck by the fact that what Jesus was, wanted and obtained, was exactly a movement from below. He himself came from one of the most humble classes of the Jewish people at the time. You will certainly remember the Christmas story and the manger in Bethlehem. His father was a carpenter in a remote corner of Galilee, and Jesus himself did the same job, except in his last years of life. Jesus was not a pastor, he was not a parish priest, he was a worker. Now in his thirtieth year of age, he hung up his tools, and began to wander from one place to another because he had something to say to men. But even then his position was completely different from that of a modern-day pastor. We pastors must be available to everyone, to those who are above and below, to the rich and poor, and our personality often suffers from this double face of our profession. Jesus felt sent to the poor, to the humble: this is one of the most indisputable data we get from the history of the gospel. The meaning of his activity is summed up in a phrase, in which we still feel the fire of an authentic social sensitivity still burning: "Seeing his people, he was moved, because they were sheep without a shepherd" (Gospel according to Mark 6.34). [...] What he was carrying was a happy announcement to the poor, to the people of the dependent and uncultivated: "Blessed are you poor, because yours is the kingdom of heaven" (Gospel according to Luke 6:20). [...] For him, nobody was too low or counted too little. I repeat, it was not a subtle compassion from the other to the bottom, but the explosion of a volcano from the bottom to the top. It is not the poor who need compassion, but the rich, not the so-called "without God", but pious men. These unheard-of words: "Tax collectors and prostitutes pass you by in the kingdom of God" (From the Gospel according to Matthew 21:31), and: "Woe to you, rich, because you already have your consolation" (from the Gospel according to Luke 6 , 24), Jesus pronounced them turning upwards, while turning down he said: "Come to me, all of you, who are tired and oppressed, and I will refresh you" (from the Gospel according to Matthew 11,28) .
  The Kingdom of God has come for the poor. "
[from a conference held in Safenwil, Aargau (Switzerland), on December 17, 1911, to a workers' club. Now published in Italian translation by the publisher Marietti 1820 with the title Poor devils - Christianity and socialism, € 7.50]
  But how did it happen, then, that Christianity became the religion of Western imperialisms, which they tried to impose even with weapons on the colonized populations, and civil religion is still considered in the capitalisms of the West, centered on the cult of the enrichment? It happened because some Christianities have undergone a revision work similar to what the Chinese communists would now like to implement in their political system, to adapt a faith aimed at the poors to the needs of the rich lords who dominated among the Europeans and in parts of the world colonized by Europeans. However, despite this revision, the movements and orientations of the origins cyclically rise again in Christianity and this could then prove to be a nice problem in today's China which thought what in classical Marxisms was considered inconceivable, that is to reconcile communism and capitalism. In particular, when in the Marxist-Leninist ideologies there was talk of the dictatorship of the proletariat, we wanted to indicate that the social revolution implemented by communism would be irreversible, while in Xi Jinping's China it proved to be reversible, indeed very reversible, and in fact the most industrialized areas of mainland China work according to the principles of the toughest capitalism, very far, for example, from the European one, very tempered by social policies.
  The real religion of the Westerners of our time is liberistic capitalism, and it is an atheist and inhuman religion, deeply anti-Christian. The doors to today's neo-communist China have been opened wide  to it, taking it as brutal as it is without minimally reforming it, and  down there they even boast of the results achieved by that Chinese capitalism, in essence trying to emulate what is in the United States of America today, starting with their horrible way of building cities. In communist China we see a new class of large rich people who think, plan and act in business like Americans and try to live as rich people as Europeans do, especially like the British. What's Chinese about this? The imperative that became a public exhortation for militants many years ago in China, in the new course of which developments are being seen today, was "Get rich!". Now, towards it, even a Christianity reformed according to Xi Jinping thought could prove to be critical force. A problem, that of having critical forces in society? But,  reasoning well, no social thought that does not know how to maintain itself as a critical force can really be called Marxist, because Marxisms are first of all critical forces.
by Mario Ardigò - Catholic Action group in the Catholic parish named  "Saint Clemente pope" - Rome, Monte Sacro - Valli  district



mercoledì 25 dicembre 2019


La pace del Signore sia sempre con tutti voi

domenica 22 dicembre 2019

Il compleanno di Gesù


Il compleanno di Gesù

1.   Ieri al supermercato una signora si lamentava perché il traffico cittadino sembra incattivirsi avvicinandosi il Natale. Non dovrebbe essere così, perché, in fondo, ha proseguito, a Natale si celebra il compleanno di Gesù… e, quindi, aggiungo io, poiché lui era molto buono bisogna essere molto buoni (almeno) il giorno della sua festa. Invece, ha concluso, si festeggia senza sapere perché e chi si festeggia, non si sa che si festeggia Gesù. E questo qualche volta  l’ho sento dire a messa dai celebranti, anche se loro non si fermano lì e spiegano anche altro, che mi pare utile dire per far capire meglio il senso religioso del Natale, perché, altrimenti, c’è il rischio di scivolare verso il Natale come compleanno. Quella signora ha terminato il suo ragionamento dicendosi non molto praticante e questa mi pare una condizione oggi molto comune in Italia. L’espressione significa in genere che si va  poco a messa, solo quando ci si sente di andarci e, in particolare,  nelle solennità liturgiche maggiori. Ma, a volte, è più che altro un eufemismo che nasconde, dietro la perdita dell’aggancio liturgico, il distacco interiore  dalla fede, per cui rimane in gran parte solo l’esteriorità della  festa. Altri, quando capita di trattare temi religiosi, mettono le mani avanti dicendosi  non credenti, per avvertire che non sono disposti a ricevere sollecitazioni alla fede, ma comunque di buon grado praticanti le feste religiose, come il Natale, che il consumismo di origine nord-americana ha profondamente trasformato, in particolare nel mito di Babbo Natale, il pupazzo biancorosso vestito che avrebbe una fabbrica di giocattoli al Polo Nord e che a Natale li andrebbe a distribuire personalmente ai bambini buoni. La sua icona venne inventata dalla Coca Cola corporation come trovata pubblicitaria per la famosa bibita analcolica. In questa fantasia, i grandi, a Natale, per un giorno sentirebbero la nostalgia di quando erano bimbi e cercavano di fare i buoni  in vista dei regali portati dal pupazzo e così, in definitiva, la festa diventa cosa per bambini o rimbambiti.
  Che bisogna dire riguardo all’idea del Natale (cristiano) come  compleanno di Gesù?
  Non sono stato e non sono un buon evangelizzatore. Fin da bimbo piccolo tendo ho il difetto di tendere ad astrarmi dai discorsi delle persone intorno a me, le quali  nella dimensione del mio personale sognare scompaiono. L’evangelizzazione è, però, innanzi tutto relazione sociale e presuppone un certo interesse per gli altri e poi un attivarsi per fare loro del bene. La religiosità cristiana ha una forte dimensione di sapienza pratica, è innanzi tutto un fare agli altri e poi, di seguito a quel fare, pensiero e discorsi. Se si è distratti o addirittura insofferenti verso gli altri, che indubbiamente sempre presentano aspetti fastidiosi o noiosi, poi non si fa bene quel lavoro, non dico di evangelizzare, ma almeno di  rendere ragione  delle proprie convinzioni di fede, che però rientra, per una persona religiosa, nei suoi doveri..  Così, l’evangelizzazione a cui ho collaborato con i migliori risultati mi pare essere quella verso le mie figlie, ma un genitore è molto agevolato perché quando sente i detti evangelici «[…]io ho avuto fame e voi mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato in casa vostra, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero nudo e mi avete dato i vestiti, ero malato e siete venuto a curarmi […] in verità vi dico: tutte le volte che avete fatto ciò  a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo avete fatto a me!» [Matteo 25,35-44 - traduz. italiana interconfess.], si rende conto di aver messo in pratica, per spinta di natura, il vangelo, e, per questo, di essere stato più credibile per i figli. La religiosità, e talvolta la fede, paterna e materna rimane sempre nel cuore e, nonostante tutti i casi della vita, riemerge spesso, inaspettatamente.
 A chi la pensa come quella signora di cui ho scritto prima, inizierei con il dire che, no, il Natale non è  il compleanno di Gesù, per il motivo che in Cielo non si contano gli anni, si è liberati dalla schiavitù al Tempo, il tremendo Crono  dell’antica religione greco-romana, quello che divorava i suoi figli e dal quale si salvò Giove, divenendo il supremo ordinatore dell’universo, padre di Dike, la giustizia. E’, in realtà, la festa dell’unità del genere umano, che vorrebbe rendere un’idea della pace/agàpe, pace tra Cielo e Terra, pace in Terra tra umani e, in prospettiva, tra tutti i viventi e addirittura tra tutte le realtà dell’universo, che ora, ad uno sguardo realistico, appare fondamentalmente gemito e sofferenza, assoggettato alla crudele legge di natura per cui si sopravvive a spese degli altri e il forte prevale sul debole e lo divora. Il principio della pace/agàpe  è al centro della fede cristiana, che lo declina con questa particolarità: ciò che si desidera non è alla portata degli umani, ma lo diventa perché il Fondamento si fa come loro e, in questo modo, trasfigura l’umano e, così, lo libera, questo il senso cristiano dell’universo, con parola del greco antico riempita di moltissimi significati, il suo Lògos. Agàpe, anch’essa parola del greco antico che nel suo senso cristiano può anche essere tradotta con pace, ma pace caratterizzata dalla benevolenza universale: la sua etimologia richiama l’idea di meraviglia  e di venerazione e in origine indicava un lieto convito amicale; in una concezione cristiana nessuno, veramente nessuno, deve esservi escluso e questo, perché, come è scritto, O Theòs agàpe estìn, espressione che un italofono intende bene, così com’è,  per quella che significa,  leggendola translitterata o udendola nell’originario greco antico, a prova dei profondi legami culturali che abbiamo con l’antichità. Questa idea del farsi come noi dal Cielo per rendere possibile l’agàpe,  liberandoci da ciò che per natura ci spinge ad infierire gli uni contro gli altri per la sopravvivenza, secondo legge di natura,   e dunque per trasfigurare le nostre vite, noi stessi nelle nostre relazioni sociali,  e alla fine le nostre civiltà e addirittura l’universo intero, è implicato in ciò che, nel gergo teologico cristiano, è detta Incarnazione, la realtà che si vuole evocare, ad esempio, nell’allestimento del presepe. Questo rende evidente l’assurdità dei  presepi da combattimento,  da scagliare  contro  quelli di diverse tribù, che di questi (tristi) tempi si vedono talvolta branditi.
2.  Ho cercato di spiegare qualcosa del Natale cristiano senza usare termini esplicitamente religiosi, tranne Gesù,  Lògos, Incarnazione, Agàpe.  Se siete interessati alla questione del senso cristiano del Natale, teneteli a mente. C’è una progressione: da Gesù incarnato  (significa che s’è fatto come noi) all’Agàpe. Quest’ultima non è faccenda di un giorno, di una festa, ma il senso cristiano di tutto l’universo e di ogni vivente umano in esso. Essa non è alla nostra portata, la speriamo come dono dal Cielo, ma nella festa i cristiani cercano di manifestarla evocandone la gioia. Non solo in essa, e nemmeno solo nel tempo di Natale, che nella liturgia cattolica dura dalla Vigilia di Natale alla solennità del Battesimo di Gesù passando per Capodanno e l’Epifania e in cui  si celebra sempre lo stesso evento, appunto il Natale, una grandiosa visione rivoluzionaria di universo e di società umane liberate dal duro servaggio della lotta di tutti contro tutti, ma ogni giorno dell’anno, ora e sempre, volti verso un futuro che religiosamente si spera  beato, che significa pieno di gioia.
  Tutto quello a cui ho accennato (ci si sono scritti sopra milioni di libri) è al centro della predicazione cristiana, non solo naturalmente di quella cattolica, anzi talvolta molto più efficacemente in quella di altre confessioni. Nella predicazione abbiamo recentemente imparato ad apprendere gli uni dagli altri, dopo esserci a lungo massacrati fisicamente e moralmente. Queste tragedie che nei rapporti tra cristiani abbiamo vissuto rende chiaro come sia stato difficile storicamente, e ancora lo sia, passare dalle parole ai fatti. Ecco, nel festeggiare il Natale, si cerca anche di provare a farlo.
  L’altro ieri  con  persone del mio ufficio abbiamo partecipato a una messa celebrata nello stesso palazzo dove lavoriamo, ma negli ambienti di una famosa associazione tra i mutilati e invalidi di guerra, sorta in epoca fascista, che ancora lo abita. E’ un palazzo costruito tra il ’25 e il ‘36, l’anno di massima espansione culturale e politica del fascismo mussoliniano,  di fronte a Castel Sant’Angelo, su progetto dell’architetto Marcello Piacentini, appunto per attività assistenziali per i combattenti ritornati invalidi dalle guerre ma anche per mantenere il senso del valore sociale del sacrificio personale in combattimento, ed è pieno di simboli guerrieri, è un vero sacrario militare laico, in particolare nella grande Sala delle adunate al piano terra. Nel cortile, grandi affreschi celebrano importanti battaglie della Prima Guerra Mondiale e delle guerre africane del regime; lo sovrasta una statua, che penso simboleggi la vittoria, con una spada sguainata. La costruzione del grande edificio fu patrocinata dal fondatore e primo presidente dell’ente, Carlo Delcroix, mutilato di guerra e Medaglia d’argento al Valor militare, poi deputato fascista. Entrandovi e facendo caso alle iscrizioni e alle opere d’arte intorno, si è proiettati nel bel mezzo del fascismo storico trionfante e della sua ideologia bellicista, di rigenerazione del popolo mediante la guerra. In quella messa, però, il celebrante ha spiegato molto bene  il senso della pace  cristiana che è al centro delle celebrazioni natalizie e quella predicazione è molto risaltata, per contrasto, in quell’ambiente architettonico guerriero. Infatti, come ho osservato dialogando con alcuni colleghi,   poiché quando il cristiano, a Natale, ma in ogni messa, e sempre,  augura "Pace a te, Pace a voi", augura l’agàpe,  augura anche  un mondo nuovo, la fine dell'ingiustizia, la consolazione dei sofferenti, la cessazione di ogni guerra, la liberazione dei prigionieri, il rovesciamento dei potenti superbi dai troni e l'innalzamento degli umili (sta scritto nel "Magnificat" che si recita ogni giorno nella preghiera dei Vespri),  la luce di una nuova alba, una nuova "città", una nuova convivenza, addirittura un universo pacificato, il Regno, appunto quel mondo nuovo che religiosamente si cerca di  evocare e al quale si anela.  Tutto questo , ma anche molto altro che può essere scoperto approfondendo, è  il Natale dei cristiani.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli