La magnifica Umanità
Enciclica MAG26
18. Capitolo
secondo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa - I diritti umani fondamentali
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Nell’immagine, il giurista costituzionalista e internazionalista Antonio
Cassese, vissuto tra il 1937 e il 2011, docente universitario, teorico dei
diritti umani internazionali, fondatore e presidente del Tribunale penale
internazionale per l’ex Jugoslavia e presidente del Tribunale per il Ruanda,
organismi giudiziari internazionali istituiti per giudicare i crimini di guerra
e contro l’umanità commessi in quelle regioni.
Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica
umanità, dello scorso maggio e, in particolare, il capitolo secondo, Fondamenti
e principi della dottrina sociale della Chiesa, nella parte in cui richiama i diritti
fondamentali degli esseri umani.
La
sezione in cui se ne tratta è intitolata “L’altissimo valore dei
diritti umani”,
L’enciclica La magnifica umanità ricorda
che la Chiesa riconosce con gratitudine che «il movimento verso
l’identificazione e la proclamazione dei diritti dell’uomo è uno dei più
rilevanti sforzi per rispondere efficacemente alle esigenze imprescindibili
della dignità umana». Si tratta di una
affermazione contenuta nel Compendio della dottrina sociale della
Chiesa, elaborato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e
della Pace e pubblicato nel 2004. La Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre
1948 - si legge anche nell’enciclica -
continua ad essere ai nostri giorni una delle più alte espressioni della
coscienza umana, una vera pietra miliare sulla via del progresso morale
dell’umanità.
Nella
prospettiva cristiana, i diritti umani non sono un’aggiunta esterna alla
persona, ma una traduzione storica della sua dignità intrinseca, che la
comunità internazionale è chiamata a tutelare e promuovere. Sono inviolabili,
universali e inalienabili poiché inerenti alla persona umana e fondati nella
comune dignità di ogni uomo e di ogni donna, in quanto creati a immagine e
somiglianza del Dio trinitario.
Comportano conseguenze pratiche ed effetti giuridici, poiché sarebbe
vano proclamare i diritti umani se allo stesso tempo non si mettesse in pratica
tutto il necessario per garantire il dovere di rispettarli, da parte di tutti,
ovunque e per tutti, a partire dal diritto alla vita, dal concepimento alla sua
conclusione naturale: senza questo diritto - si evidenzia nell’enciclica – è impossibile esercitare
ogni altro diritto.
Va
ricordato che la posizione del Magistero sui diritti umani della persona ha
subito una significativa evoluzione a partire dai radiomessaggi natalizi del
papa Pio dodicesimo tra il 1943 e il 1945, che, tra l’altro, orientarono i
cattolici democratici italiani nel collaborare a costruire la nostra nuova
democrazia post-fascista. Tra i
principali punti di frizione vi fu l’affermazione del diritto alla libertà di
coscienza, che era stata definita delirio dal papa Gregorio sedicesimo,
nell’enciclica [Non riteniamo che] voi vi meravigliate - Mirari vos del
1832, e poi nel 1864 dal papa Pio nono, nell’enciclica Con quanta cura -
Quanta cura, alla quale era allegato un elenco (sillabo in
lingua latina) di quelli che erano ritenuti i principali errori di quell’epoca.
Connesso a quel tema vi fu un altro punto controverso, quello della libertà
religiosa, intesa come libertà di decidere secondo coscienza l’appartenenza
religiosa. In generale, l’idea di diritti fondamentali della persona era
criticata in quanto riferita principalmente all’individuo, secondo le
concezioni liberali, trascurando la dimensione sociale degli esseri umani. E
infine si contestava l’idea di porre un
fondamento razionale di quei diritti fondamentali della persona, a
prescindere da quello soprannaturale. Si volle sottolineare che i diritti
fondamentali della persona dovessero essere solo riconosciuti,
sottraendoli così alle contingenze politiche dei tempi in cui venivano
proclamati: è questo appunto che si legge nell’art.2 della Costituzione
italiana, di matrice cattolico democratica, dove si menziona anche la
dimensione sociale degli esseri umani:
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti
inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di
solidarietà politica, economica e sociale.
Nel Magistero cattolico, a lungo,
l’espressione diritti dell’uomo venne associata ai moti rivoluzionari
francesi di fine Settecento, nel corso dei quali venne deliberata, appunto, su
basi razionalistiche e prescindendo da riferimenti cristiani, mentre si
affermava di legiferare “in presenza
e sotto gli auspici” di un Essere supremo, una Dichiarazione dei diritti
dell’uomo e del cittadino. Quindi
con rivoluzione, laicismo, sovranità popolare usata contro l’autorità
della gerarchia cattolica.
Il superamento
di quella posizione di diffidenza e ostilità cominciò con l’enciclica La
pace in terra – Pacem in terris del 1963, del papa Giovanni ventitreesimo,
che contiene un elenco di diritto fondamentali delle persone, ma poi avvenne
più pienamente con la Dichiarazione Della dignità umana – Dignitatis humanae
sulla libertà religiosa, del Concilio Vaticano secondo, celebrato a Roma
tra il 1962 e il 1965. L’enciclica La magnifica umanità si muove in questo solco.
L’affermazione e la tutela dei
diritti umani richiede di essere sviluppata rispondendo alle novità e
alla sfide dei tempi, come scrisse il filosofo francese Jacques Maritain in una nota
inviata nel 1947 all’UNESCO, l’Organizzazione
delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura durante l’elaborazione della Dichiarazione
universale dei diritti umani, deliberata, come ricordato nell’enciclica La
magnifica umanità, il 10 dicembre
1948 a Parigi dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la
risoluzione n.217A:
[…]la consapevolezza che i gruppi umani acquisiscono degli obblighi e dei
diritti contenuti nella stessa legge naturale si svilupp[a] lentamente e
faticosamente, in relazione al livello di evoluzione del gruppo.
Questa consapevolezza, pur essendo soggetta a ogni sorta di oscuramenti,
nel complesso progredisce nel corso della storia e non finirà mai di
arricchirsi e di precisarsi.
Appare qui l’enorme importanza dei
condizionamenti economici e sociali e, in particolare, il rilievo che assumono
per gli uomini di oggi i nuovi aspetti e i nuovi problemi che oltrepassano
definitivamente l’individualismo liberale o borghese e riguardano i valori
sociali della vita umana, messi in evidenza dalle crisi e dalle catastrofi
dell’economia capitalistica e dall’affermazione storica del proletariato.
Una dichiarazione dei diritti dell’uomo non sarà
mai completa e definitiva. Essa dipenderà sempre dallo stato della coscienza
morale e della civiltà in una determinata epoca storica.
Ed è proprio per questo che, dopo la
considerevole conquista rappresentata, alla fine del XVIII secolo, dalle prime
formulazioni scritte, è ormai di fondamentale importanza per l’umanità
rinnovare queste dichiarazioni di secolo in secolo.
Nel nostro tempo la
tutela dei diritti umani – si osserva nell’enciclica - è esposta a due rischi particolarmente gravi.
Il primo è quello di una loro dichiarazione puramente formale, mentre, insieme
al progresso tecnologico, avanzano in modo dissimulato o evidente violazioni
della dignità umana. Il secondo, che in realtà è alla radice del primo, è
quello di non poter più riconoscere il fondamento della loro universalità,
perché si è rinunciato alla ricerca dei fondamenti più solidi che stanno alla
base delle nostre scelte e delle nostre leggi. Può allora accadere che
diritti oggi ritenuti intoccabili, in futuro, finiscano per essere messi in
discussione o negati da chi detiene il potere, magari dopo aver ottenuto un
consenso solo apparente da parte di popolazioni impaurite o manipolate.
Rimane poi
ancora molta strada da fare perché, in tutto il mondo, siano davvero garantiti
in modo uguale i diritti di una grande parte delle popolazioni, cioè delle
donne. Non basta dunque affermare a parole che uomini e donne hanno la
stessa dignità e gli stessi diritti; è necessario che questo si traduca in
scelte concrete, nelle leggi, nell’accesso al lavoro, all’istruzione, alle
responsabilità sociali e politiche, nel modo in cui la società ascolta e
valorizza il contributo delle donne.
Sono le
persone concrete che contano, ciascuna di loro e le loro famiglie. L’azione
sociale e politica deve orientarsi alla promozione delle persone – uomini e
donne – con i loro diritti inalienabili. Non basta esaltare la libertà
individuale o l’iniziativa privata, se poi si accetta che una moltitudine di
persone continui a vivere senza un lavoro dignitoso, senza tutele, senza
accesso ai beni fondamentali.
Riconoscere che ogni donna e ogni uomo
portano in sé una dignità inalienabile e diritti che nessun potere umano può
ledere o cancellare chiede - si legge
nell’enciclica- di plasmare il modo in cui viviamo insieme, le nostre scelte
economiche e politiche, il volto concreto delle nostre città.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
della parrocchia di San Clemente papa -
Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo:
acvivearomavalli.blogspot.com
