INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

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ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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venerdì 15 giugno 2012

Vivere da persone di fede in Monte Sacro Valli nell’era della metropolitana

Vivere da persone di fede in Monte Sacro Valli nell’era della metropolitana

 Oggi ha iniziato il suo servizio la linea della metropolitana che da piazza Conca d’Oro va verso piazza Bologna congiungendosi al tratto principale che va verso l’EUR, da un lato, e verso Rebibbia, dall’altro. Sono molto lontani i tempi in cui il nostro quartiere era congiunto al centro della città solo dalla linea di autobus 137, che faceva capolinea in via 20 Settembre, davanti al Ministero delle Finanze. Molte altre cose sono cambiate e altre cambieranno, con il transito di gente nuova, attratta dal capolinea della metropolitana.
 Il nostro quartiere iniziò ad essere edificato negli anni ’50 a ridosso del quartiere Monte Sacro Città Giardino e di quello del Tufello, costruiti prima dell’ultima guerra mondiale. Questi due ultimi quartieri erano costituiti da villini, abitati dalla borghesia, e da case popolari, consistenti a Val Melaina e dintorni in grossi comprensori e in altre parti in edifici più piccoli  di tre o quattro piani,  in cui vennero trasferiti anche molti che avevano perso casa a causa delle distruzioni fatte in centro per realizzare via dell’Impero (ora via dei Fori Imperiali) e via della Conciliazione. Essi erano abitati prevalentemente da famiglie romane d’origine. ll nostro quartiere è fatto di palazzoni di sette od otto piani, mia nonna li chiamava “casermoni”,  case popolari e altri edifici che pervennero al Ministero del Tesoro,  nei quali agli inizi si trasferirono famiglie di impiegati pubblici e di  militari, in particolare della Marina militare, provenienti da varie parti d’Italia.  La scuola elementare, in viale Tirreno, intitolata a Giuseppe Parini, era sul confine tra  Monte Sacro Tufello e Monte Sacro Valli. Io la frequentai da bambino. Si avvertiva molto la diversità di origine dei bambini dei due quartieri adiacenti. Tale diversità connotò anche le due rispettive parrocchie, rispettivamente del Santissimo Redentore e di San Clemente Papa e si avverte un po’ ancora oggi.  L’edificazione del nostro quartiere venne ultimata negli anni ’70. Le strade che lo attraversavano si congiunsero con via dei Prati Fiscali, che fu molto ampliata. All’inizio degli anni ’60 ricordo che via Val di Lanzo era ancora non asfaltata e verso via dei Prati Fiscali finiva con una fattoria, dove mia madre andava a comprare il latte. A quei tempi il nostro quartiere era di quando in quando attraversato da greggi di pecore che i pastori portavano a pascolare nel “pratone” tra via Conca d’Oro e l’Aniene, provenienti dai prati della Bufalotta, zona che oggi è edificata molto intensamente.
 Storicamente il quartiere di Monte Sacro fu concepito durante l’epoca del fascismo come un quartiere satellite, piuttosto autosufficiente. Il suo centro era a Piazza Sempione, con la Chiesa parrocchiale degli Angeli Custodi, le scuole elementari e le medie. Fu all’origine caratterizzato da stabili borghesi accanto a edifici di edilizia popolare, secondo la concezione corporativa del fascismo. L’accesso verso il centro si aveva attraverso la via Nomentana e il ponte Tazio, costruito sul fiume Aniene, all’altezza dell’antico ponte Nomentano. La costruzione del ponte delle Valli, che ci congiunse al quartiere Africano (viale Libia) e l’allargamento di via Prati Fiscali verso via Salaria ci alleviò da quella condizione periferica, consentendo in particolare il passaggio di diverse altre linee di autobus e di un intenso traffico veicolare. Oggi ne usciamo definitivamente con l’entrata in servizio del nuovo tronco della metropolitana. In un certo senso siamo passati da una condizione di marginalità periferica ad un’altra di zona di passaggio, che collega l’estrema periferia, intensamente edificata fino ad oltre Grande Raccordo Anulare, al centro della città. Mentre in origine i flussi più intensi del traffico veicolare lambivano il nostro quartiere lungo via Prati Fiscali, viale Jonio, viale Tirreno e via Conca d’Oro, ora il nostro quartiere è attraversato da un intenso flusso veicolare lungo via Val di Lanzo. In questa situazione via Val Padana costituisce in qualche modo ancora l’anima e il cuore del nostro quartiere, preservata dal traffico più intenso e comoda per passeggiarvi, per i larghi marciapiede di cui è dotata e gli alti pini. Ad un capo di via Val Padana, su largo Val Santerno, furono fin dall’origine progettati gli edifici parrocchiali, quindi la casa del clero, i locali per le riunioni, il teatro, il campo da gioco e ora c’è la nuova Chiesa parrocchiale. Quest’ultima era in corso di costruzione quando, nel 1991, ritornai nel quartiere dopo tre e mezzo anni trascorsi in Abruzzo e nel quartiere San Saba. Prima le Messe venivano celebrate nell’ampio locale sotterraneo che originariamente si pensava di utilizzare come cinema parrocchiale. Io ricevetti lì sotto la Prima Comunione e la Cresima.
 Negli ultimi quindici anni ho notato che dal punto di vista sociale il Tufello e il nostro quartiere si sono fatti in qualche modo più omogenei, il primo ha perso un po’ della sua romanità e il secondo il suo essere in prevalenza composto di immigrati da altre parti d’Italia. E’ arrivata gente nuova e le situazioni sociali si sono rimescolate. Più recenti sono i flussi migratori dall’Asia, che hanno portato da noi cinesi,  pakistani e bengalesi, che sono anche commercianti (due ristoranti cinesi, tre tavole calde cinesi, due pizzerie/kebab, un alimentari gestito da bengalesi e un negozio di frutta gestito da pakistani). In via Val di Lanzo è stata aperta una piccola moschea frequentata da asiatici del lontano Oriente. Qualche volta mi è capitato di notare per strada persone con la veste bianca dei pellegrini alla Mecca.
 Il nostro quartiere ha mantenuto, delle origini, una impronta di meno marcata attitudine alla socialità, caratteristica che un tempo era propria degli impiegati pubblici di medio e alto livello, in particolare dei militari e degli altri impiegati dello Stato. Ha fama di essere politicamente  di destra, anche se, in realtà, per lunghi anni fu un "feudo" della sinistra democristiana. Questi tratti distintivi si notano anche in parrocchia. Il quartiere non si è mai  mostrato particolarmente aperto alle novità. La principale conquista sociale  è stata la difesa del grande spazio verde del pratone, che, per merito del movimento dei cittadini del quartiere, è stato preservato da ulteriore edilizia intensiva e ora è parco pubblico. Un altro movimento ha preservato i pini di via Val Padana, minacciati da un progetto municipale per la realizzazione di parcheggi sotterranei. Senza i pini, via Val Padana avrebbe perso la sua principale caratteristica di amenità.
 Ai tempi in cui vi arrivarono i miei genitori, da Bologna, nel 1958, il quartiere era prevalentemente abitato da giovani coppie con bambini piccoli. Ora quei genitori sono diventati molto anziani e quei bambini hanno la mia età, sono cinquantenni. Vi sono molti anziani soli, accuditi da badanti, spesso straniere. Negli ultimi anni, dopo che gli enti pubblici che erano proprietari di molti degli edifici del quartiere li hanno venduti agli inquilini a prezzi calmierati, molti appartamenti sono passati di mano e sono tornate coppie giovani con bambini. Ma le torme di bambini che impazzavano negli anni Sessanta in via Val Padana e nei giardinetti all’interno degli isolati non ci sono più. Da bambino di sette/otto anni me ne andavo da solo in giro per il quartiere, in particolare da casa fino alla parrocchia, per giocare ai biliardini e per le liturgie dedicate ai più piccoli; oggi è considerato imprudente lasciare fare la stessa cosa a un ragazzino di quella età. Il traffico è enormemente aumentato. E di quando in quando si possono anche fare brutti incontri.
 Che peso ha la religione nel nostro quartiere e, innanzi tutto, ha un peso?
 Mi pare che il quartiere abbia resistito agli sforzi dei nostri sacerdoti di promuovere una comunità di fede più coesa, prendendo a modello l’organizzazione del movimento neocatecumenale. La gente preferisce starsene un po’ sulle sue, come sempre. Non gradisce obblighi troppo intensi, né relazioni troppo strette. Come ho ricordato, questo è un costume del quartiere che risale alle origini. Alcuni si sentono urtati da certe nuove idee e prassi  in materia di dottrina e liturgia, che contrastano con parte degli insegnamenti ricevuti da piccoli, e altri dal conservatorismo politico che si respira in alcuni ambienti. In generale si sente abbastanza la mancanza di luoghi sociali come quelli dell’Azione Cattolica come fu fino alla fine degli anni ’70, in cui gli adulti tra i trenta e i cinquant’anni, l’età cruciale della riproduzione, possano vivere una fede laicale senza troppi vincoli di soggezione alla direzione altrui e con piena e autonoma responsabilità. Il nucleo storico dell’Azione Cattolica è rimasto, ma l’età media si è molto alzata. Nelle riunioni di quest’anno abbiamo iniziato a riflettere sulle cause di ciò che è successo. Se ne possono individuare diverse, tra le quali indubbiamente devono annoverarsi un non favorevole clima culturale, la progressiva secolarizzazione da una parte e l’affermarsi di una religiosità di tipo prevalentemente spirituale/liturgica e fondata su grandi eventi dall’altra. Il che è come dire che il modello laicale come lo si concepì negli anni Sessanta durante il Concilio Vaticano 2° stenta ad affermarsi. E, infine, c’è una certa massificazione delle idee e dei costumi sociali, di cui iniziò a parlare tanti anni fa Pier Paolo Pasolini.
 Anni fa, uscendo dalla Messa domenicale, chiesi alle mie figlie, che erano bambine, di contare le persone che, quando ci venivano incontro, avevano il viso sorridente o, almeno, non corrucciato. Non ne trovarono nessuna. Indubbiamente si vedono in giro molte espressioni dure. Ricordo che uno dei sacerdoti che anni fa furono coadiutori di don Carlo se nel lamentava spesso. Alla fine se ne andò. Eppure il nostro quartiere non presenta  complessivamente problemi marcati di povertà, anche se so che la parrocchia assiste molte famiglie in difficoltà per diversi motivi. Si dovrebbe fare un tentativo di recuperare una certa gioia di vivere insieme: in fondo la religione serve proprio a questo. L’architettura del quartiere è ancora favorevole, anche se manca un vero centro pubblico  di aggregazione, come può essere, in piccolo paese, la piazza principale, con panchine e botteghe. L’ovale di largo Val Santerno, davanti alla Chiesa parrocchiale, originariamente pensato come sagrato, è ormai destinato a parcheggio intensivo  e non penso che si cambierà, dato il bisogno di posti macchina indotto dalla nuova recente disciplina della sosta veicolare, che ha determinato la perdita di almeno un centinaio di posti macchina lungo le vie del quartiere. E il giardinetto di piazza Conca d’Oro è stato irrimediabilmente devastato dai nuovi impianti della stazione della metropolitana, con la loro brutta architettura funzionalistica sovrastante. Le stazioni, poi,  sono posti di passaggio, con gente che va gente che viene; la socialità ha invece bisogno di posti in cui fermarsi un po’ più a lungo. E la religiosità è una forma di socialità, non si esprime solo nell’individualità personale.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.



martedì 12 giugno 2012

Un pensiero di F.F. (“Ciccio”) sulle letture della Messa del giorno nella domenica di Pentecoste

Un pensiero di F.F. (“Ciccio”) sulle letture della Messa del giorno nella  domenica di Pentecoste

 Nella prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, è descritta una scena che di primo acchito può sconcertare chi ancora la consideri con gli occhi della carne. Facendosi guidare dalla Parola, molte obiezioni però cadono, ci si addolcisce e la si può intendere al di là della nostra esperienza materiale e della nostra razionalità.
“dal cielo un fragore … apparvero lingue di fuoco"
Che cosa ci vuole dire questa Parola, se non spiegarci chiaramente la potenza dello Spirito Santo? L’ardore della sua forza,  o meglio del suo amore verso tutti noi, che, come gli apostoli e i discepoli dell’episodio biblico, a volte siamo popolo temporaneamente sbandato, annichilito, impaurito. Meravigliati e stupefatti ci accorgiamo, sotto l’azione dello Spirito Santo, di poter essere intesi, pur nella diversità dei nostri linguaggi, come se parlassimo una sola lingua, come se fossimo diventati gente di un solo popolo, senza distinzione di regioni e di continenti. Ci scopriamo innamorati di Dio e ne proclamiamo la grandezza, la misericordia e il suo amore immenso.
 Nella seconda lettura, dalla Lettera di San Paolo ai Galati, troviamo continue esortazioni a non cadere nel piacere, a non lasciarci affascinare dal sorriso e dalla parola convincente di Satana. Egli infatti, corteggiandoci, ci invita e ci prepara a godere, a gustare la dissolutezza, la discordia, la gelosia, l’appagamento della carne, tutto ciò che soddisfa.
 Allora lo Spirito Santo, venendoci incontro e conoscendo le nostre debolezze, ci insegna a gioire seguendo la Parola di Cristo, rinunciando a questa carne, per entrare nel cuore, nella mente di Dio. Ci farà bere l’acqua dissetante e cristallina della sua sorgente, quando avremo le labbra secche per il dolore, l’inganno e l’incomprensione. Che meraviglia, che dolcezza, questi doni dello Spirito Santo che sono amore, gioia, fedeltà e dominio di sé! Camminiamo dunque sulla via che egli ci traccia! Godremo di piaceri più grandi di quelli della carne: quelli dello spirito, del cuore, dell’anima, che non hanno confini.
 Il Vangelo secondo Giovanni ci esorta ad ascoltare la voce del Paraclito, cioè del Consolatore, il quale eliminerà alla radice la causa della nostra sofferenza umana. Questa immensa energia di Dio, questo Spirito che è la Verità, ci darà la forza di sopportare la via crucis dei nostri giorni; ci aiuterà a sollevarci dopo ogni caduta; ma soprattutto ci allevierà il peso della nostra quotidiana croce. Ci esorterà a mantenere la nostra dignità, quella di figli di Dio. Ci parlerà di ciò che il Padre ha voluto che sapessimo.
 Capite quale amore e desiderio di protezione ha verso di noi il Paraclito?
 Anche noi, in Gesù, parteciperemo dei doni divini. Riflettiamoci su un momento. Dio Padre, in considerazione di Gesù,  mediante lo Spirito Santo, che agirà quasi al modo di eccezionale notaio, distribuirà tra noi, suoi figli, un grande patrimonio.

F.F. “Ciccio” – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte  Sacro, Valli.

sabato 9 giugno 2012

Dal presidente: diario dell'anno associativo 2011-2012

Dal  presidente:
Diario dell’anno associativo 2011-2012


Convegno ecclesiale diocesano (lunedì 13 e martedì 14 giugno 2011)
Il Presidente dell’Azione Cattolica ha partecipato all’annuale Convegno diocesano “La gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma”. Le relazioni sono state tenute dal Papa Benedetto XVI, dal Cardinale Vicario Vallini e da Mons. Lonardo.

Consiglio pastorale parrocchiale (domenica 19 giugno 2011)
Il Presidente dell’Azione Cattolica ha partecipato alla riunione di Consiglio Pastorale, presieduta dal Parroco, con la partecipazione del Vescovo ausiliare del settore nord mons. Guerino Di Tora. All’ordine del giorno: la verifica dell’itinerario sacramentale dell’iniziazione cristiana sulla base delle indicazioni diocesane.

Messa di trigesimo per Lucia (domenica 4 ottobre 2011)
Il gruppo di AC partecipa alla Messa di trigesimo in memoria di Lucia Caturano Daniele.

Campo diocesano (venerdì 16, sabato 17 e domenica 18 settembre 2011)
Partecipazione al Campo diocesano per Responsabili parrocchiali di AC. Il Campo, sul tema “Alkzati, tichiama”, si è svolto presso l’Hotel Piccola Opera di Vitorchiano ed è stato dedicato all’approfondimento del tema annuale e al programma delle iniziative annuali unitarie e di settore.

Prima riunione (martedì 4 ottobre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 9 ottobre (Isaia 25, Filippesi 4, Matteo 22). Proiezione del powerpoint sulle “vacanze dello spirito” di Carlo Finocchietti. Mario Ardigò presenta il libro “Modernità liquida” di Zygmunt Bauman.

Seconda riunione (martedì 11 ottobre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 9 ottobre (Isaia 45, Tessalonicesi 1, Matteo 22). Angela Ardigò presenta il libro “Il fattore umano” di Graham Greene. Carlo Finocchietti presenta il film “Il villaggio di cartone di Ermanno Olmi”.  I neo-sposi C. F. e D. P. presentano le foto del loro matrimonio, consegnano le bomboniere ai presenti e ricevono l’omaggio del gruppo.

Adultinsieme (domenica 16 ottobre 2011)
Partecipazione all’incontro diocesano del Settore Adulti a Santa Maria delle Grazie al Trionfale. Relazioni di Don Giuseppe Masiero (Assistente centrale Settore Adulti) e Giovanni Salmeri (Università di Roma Tor Vergata) sul tema dell’anno “Coraggio! Alzati, ti chiama”.

Terza riunione (martedì 18 ottobre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 23 ottobre (Esodo 22, Tessalonicesi 1, Matteo 22). Proiezione del video “Sogni veri” tratto dal testo annuale AC per gli adulti. Presentazione e distribuzione della lettura di Mario Ardigò del “Garibaldi” di Denis Mack Smith.

Quarta riunione (martedì 25 ottobre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 30 ottobre (Malachia 1, Prima Tessalonicesi 2, Matteo 23). Cattolici e politica: presentazione e distribuzione dell’intervento di Franco Miano al Forum di Todi del 17 ottobre, dell’editoriale di Mons. Bruno Forte “Dio è nel cuore della politica” e della lettura di Mario Ardigò dell’Avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone.

Quinta riunione (martedì 8 novembre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 13 novembre (Proverbi 31, Prima Tessalonicesi 5, Matteo 25). Proiezione della video-intervista a Suor Eugenia Bonetti sulla tratta delle donne. Lettura di Mario Ardigò di “Democrazia e valori” di Giorgio Campanini e di “Tradimento e (è) perdono” di Francesco Frangone.

Sesta riunione (martedì 15 novembre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 13 novembre (Proverbi 31, Prima Tessalonicesi 5, Matteo 25). Lettura di Mario Ardigò di “Giobbe” di Philiph Roth. Proiezione del video sull’esperienza spirituale del silenzio a San Girolamo di Spello.

Settima riunione (martedì 22 novembre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 27 novembre, prima d’Avvento (Isaia 63, Prima Prima Corinti 1, Marco 13). Presentazione dell’esperienza dell’Azione Cattolica della Birmania. 

Ottava riunione (martedì 29 novembre 2011)
Lettura della Parola di Dio di domenica 4 dicembre, seconda d’Avvento (Isaia 40, Seconda lettera di Pietro 3, Marco 1). Presentazione dell’esperienza dell’Azione Cattolica del Burundi.

Ritiro spirituale d’Avvento (sabato 3 dicembre 2011)
Il gruppo ha partecipato al Ritiro spirituale d’Avvento organizzato dal Settore Adulti dell’AC diocesana presso la Casa Regina Mundi delle Figlie della Carità. Il ritiro ha avuto per tema “Purificare l’amore – L’amore che purifica” ed è stato predicato da Don Gianni Di Pinto, assistente diocesano del settore Adulti.

Incontro diocesano mensile per responsabili (lunedì 5 dicembre 2011)
T. Z. partecipa all’incontro di formazione in centro diocesano per responsabili parrocchiali del settore adulti.

Nona riunione (martedì 6 dicembre 2011)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 11 dicembre, terza d’Avvento (Isaia 61, Prima Tessalonicesi 5, Giovanni 1). Presentazione dell’esperienza dell’Azione Cattolica Argentina con proiezione di video.


Memoria di Lucia Caturano Daniele (martedì 13 dicembre 2011, festività di Santa Lucia)
Il gruppo partecipa alla celebrazione della Messa in memoria di Lucia Caturano Daniele. Dopo la Messa il gruppo è ospite di L. D. per una festa-memoriale, con testimonianze. Lettura del messaggio di Franco Miano, presidente nazionale dell’AC, al gruppo di San Clemente e a Lorenzo in ricordo di Lucia.

Decima riunione (martedì 20 dicembre 2011)
Lettura e commento con Don Jim delle letture del Natale. Proiezione di spezzoni del film “Gesù di Nazaret” (Natività) di Franco Zeffirelli e “io sono con te” (Gesù al tempio) di Guido Chiesa. Scambio di auguri.

Incontro diocesano mensile per responsabili (lunedì 9 gennaio 2012)
T. Z. partecipa all’incontro di formazione in centro diocesano per responsabili parrocchiali del settore adulti. Il tema dell’incontro è il terzo capitolo del testo annuale di catechesi degli adulti di AC dedicato al “Desiderio di amore”.

Undicesima riunione (martedì 10 gennaio 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di Domenica 15 gennaio, seconda del tempo ordinario (Primo libro di Samuele 3; Prima lettera ai Corinti 6; Vangelo di Giovanni 1). Proiezione della video-intervista a Luigi Accattoli tratta dal Dvd del testo annuale di catechesi. Lettura di Mario Ardigò del libro di Roberto Gatti “Fede, ragione e politica nella città secolare”.

Incontro diocesano sulla pace (domenica 15 gennaio 2012)
IL gruppo ha partecipato all’incontro dell’AC diocesana sul messaggio del Papa per la 45^ giornata mondiale per la pace sul tema “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”. L’incontro si è tenuto nella Parrocchia di San Gioacchino in Prati.

Dodicesima riunione (martedì 17 gennaio 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di Domenica 22 gennaio, terza del tempo ordinario (Genesi 3; Prima lettera ai Corinzi 7; Vangelo di Marco 1). Settimana per l’unità dei cristiani: proiezione del video dedicato alle dichiarazioni del Concilio Vaticano II all’ecumenismo e alla libertà religiosa. Testo di M. C..

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (venerdì 20 gennaio 2012)
Il gruppo di AC ha animato la Messa serale del giorno della Settimana per l’unità dei cristiani dedicato a “la sofferenza cristiana”. E’ stata ricordata la testimonianza di Maria Sagheddu che crebbe nell’Azione Cattolica sarda dove maturò la sua vocazione di monaca trappista. Offrì la sua vita per l'unità dei cristiani, meditando incessantemente il versetto del vangelo di Giovanni: siate uno "perché il mondo creda". E’ stata dichiarata Beata nel 1983 con il nome di “Gabriella dell’unità”.

Tredicesima riunione (martedì 24 gennaio 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di Domenica 29 gennaio, quarta del tempo ordinario (Deuteronomio 18; Prima lettera ai Corinzi 7; Vangelo di Marco 1). Testimonianza di G. S.. Lettura di Mario Ardigò del romanzo “Un caso bruciato” di Graham Greene.

Quattordicesima riunione (martedì 31 gennaio 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di Domenica 5 febbraio, quinta del tempo ordinario (Giobbe 7; Prima lettera ai Corinzi 9; Vangelo di Marco 1). Videointervista di Chiara Finocchietti a Oscar Luigi Scalfaro sull’impegno politico dei giovani di AC. Lettura di Mario Ardigò del saggio “Il brutto anatroccolo – Il laicato cattolico italiano” di Fulvio De Giorgi.


Quindicesima riunione (martedì 7 febbraio 2012)
“Lectio” e “ruminatio” della Parola di Dio di Domenica 12 febbraio, sesta del tempo ordinario (Levitico 13; Prima lettera ai Corinzi 10; Vangelo di Marco 1). Scambio di commenti personali. Lettura del testo di padre Turoldo “Cosa pensare e come pregare di fronte al male” e del testo di Mons. Gianfranco Ravasi “Il dolore, icona di Dio e dell’uomo”. Proiezione della scena iniziale (Gesù nell’orto del Getsemani) del film di Mel Gibson “The Passion”. Ampio dibattito.

Sedicesima riunione (martedì 14 febbraio 2012)
Proiezione del video con la scena del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci tratta dal film “Gesù di Nazaret” di Franco Zeffirelli. Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di Domenica 19 febbraio e in particolare della guarigione del paralitico. Lettura dei testi del Catechismo degli adulti dedicati ai miracoli. Lettura di Mario Ardigò del saggio “Un cattolico a modo” suo di Pietro Scoppola.

Diciassettesima riunione (martedì grasso 21 febbraio 2012)
Incontro di festa per il Carnevale. Esibizione della showgirl Balèn. Giochi del prestigiatore Lorenzo Daniele. Canti di gruppo. Frappe e castagnole.

Celebrazione della Parola (giovedì 23 febbraio 2012)
C. F. ha partecipato per l’Azione Cattolica alla prima delle celebrazioni della Parola proposte in parrocchia i giovedì di Quaresima.

Ritiro spirituale diocesano (sabato 25 febbraio 2012)
Il gruppo ha partecipato al Ritiro spirituale per adulti nel tempo di Quaresima proposto dal Settore Adulti del’AC diocesana presso il Monastero delle Suore Benedettine Camaldolesi di Roma. Le meditazioni sono state proposte da Don G. D. P., assistente diocesano del settore adulti.

Diciottesima riunione (martedì 28 febbraio 2012)
Proiezione della scena del Sacrificio di Isacco dal film “Abramo” della Lux Vide. Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 4 marzo, seconda di Quaresima (Genesi 22, Romani 8, Marco 9). Lettura di Mario Ardigò della poesia “Alba” di David Maria Turoldo.

Diciannovesima riunione (martedì 6 marzo 2012)
Proiezione della scena della cacciata dei mercanti dal tempio tratta dal film “Gesù di Nazaret” di Franco Zeffirelli. Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 11 marzo, terza di Quaresima (Esodo 20, Prima Corinti 1, Giovanni 2). Esercizi spirituali in città promossi dall’AC diocesana. Lettura del testo dedicato al nostro quartiere di Mario Ardigò.

Quaresima a casa tua
“Quaresima a casa tua” è una iniziativa che si realizza il mercoledì delle settimane di Quaresima ed è promossa da Lorenzo Daniele e dal gruppo di AC. Prevede una celebrazione della Parola nelle case dei malati e disabili del quartiere, impossibilitati a partecipare alle attività ordinarie della parrocchia e del gruppo.

Esercizi spirituali nella città (8-10 marzo 2012)
Il gruppo ha partecipato agli esercizi spirituali organizzati dall’AC diocesana nella Basilica di santa Croce in Gerusalemme e predicati da Don Filippo Morlacchi. Il tema generale è stato: “Signore da dove prendi quest’acqua viva?” (Gv 4,11).

Ventesima riunione (martedì 13 marzo 2012)
C. F. legge la sua riflessione sulla Quaresima. Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 18 marzo, quarta di Quaresima. La prima lettura (2 Cronache 36) è stata commentata dall’Aria “Dio di Giuda” del Nabucco di Giuseppe Verdi. Il salmo 136 è stato commentato con il “Va pensiero” dal Nabucco. Sono stati poi letti Efesini 2 e Giovanni 3. Mario Ardigò ha infine presentato le sue riflessioni sul ruolo dei cattolici a partire da un testo di Gustavo Zagrebelsky. E’ seguito ampio dibattito.

Ventunesima riunione (martedì 20 marzo 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 25 marzo, quinta di Quaresima (Geremia 31, Ebrei 5, Giovanni 12). Proiezione dell’ultima parte del film di Martin Scorsese “L’ultima tentazione di Cristo”. Mario Ardigò ha infine presentato “le ragioni del credere” da una relazione del teologo Giuseppe Lorizio.

Ventiduesima riunione (martedì 27 marzo 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio della domenica delle Palme 1 aprile (Isaia 50, Filippesi 2, Passio secondo San Marco). Presentazione dell’ultima parte del film di Pier Paolo Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo”. Mario Ardigò ha infine presentato “Contro le radici – Tradizione, identità, memoria” di Maurizio Bettini.

Ventitreesima riunione (martedì santo 3 aprile 2012)
Proiezione del Vangelo secondo Matteo di Pasolini con le scene del processo, della via crucis, della morte e resurrezione di Gesù, ambientate a Matera e Ginosa. Ascolto di tre brani musicali, Il primo è il Miserere di Saverio Selecchy, colonna sonora della processione del venerdì santo a Chieti. Il secondo è il celebre coro iniziale (Kommt, ihr Töchter, helft mir klagen) della Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach. E infine una canzone di Francesco Guccini, scritta nel 1965 ma cantata ininterrottamente fino ad oggi, Dio è morto. Le strofe finali di Guccini sono diventate la nostra preghiera finale.

Ventiquattresima riunione (martedì 17 aprile 2012)
Lettura e commento con Don Jim della Parola di Dio di domenica 22 aprile, terza di Pasqua (Atti 3, Prima San Giovanni 2, Luca 24). Mario Ardigò presenta Giuseppe Toniolo, beatificato domenica 29 aprile. Proiezione del video e dei pannelli della mostra predisposti dall’AC. Programma della beatificazione.

Incontro diocesano di formazione (domenica 22 aprile 2012)
Partecipazione al terzo incontro di formazione per presidenti e responsabili associativi sul tema “Laici di AC al servizio della chiesa e del mondo”. L’incontro si è tenuto nella parrocchia dei Santi Gioacchino e Anna ed è stato animato da Giuseppe Notarstefano, consigliere nazionale di AC.

Venticinquesima riunione (martedì 24 aprile 2012)
Proiezione del film “San Pietro” coprodotto da Lux Vide, Rai Fiction e Sanpaolofilm con le vicende della resurrezione e delle apparizioni di Gesù agli apostoli. Lettura e commento della parola di Dio di domenica 29 aprile, quarta di Pasqua (Atti degli Apostoli 4; Prima lettera di Giovanni 3; Vangelo di Giovanni 10 del “buon pastore”).

Incontro diocesano MLAC sulla Dottrina Sociale della Chiesa (sabato 5 maggio 2012)
Partecipazione al corso sulla DSC organizzato dal Movimento lavoratori di AC in Centro diocesano.
Tema dell’incontro: l’impegno civile cristianamente orientato.

Ventiseiesima riunione (martedì 8 maggio 2012)
Lettura della Parola di Dio di domenica 13 maggio, sesta di Pasqua (Atti 10; Prima San Giovanni 4; Giovanni 15). Commento di G. M. . Commento di Don Jim  e ampio dibattito. Testimonianza dell’esperienza personale in Azione Cattolica di M. C.

Pellegrinaggio mariano del Settore adulti di AC (Sabato 12 maggio 2012)
Partecipazione al tradizionale pellegrinaggio diocesano mariano al Santuario Madre del Buon Consiglio dei Padri Agostiniani di Genazzano.

Ventisettesima riunione (martedì 15 maggio 2012)
Lettura della Parola di Dio di Domenica 20 maggio, Ascensione del Signore (Atti 1; Efesini 4; Marco 16). Commento di Antonietta Pastore. Commento di Don Jim e ampio dibattito. L’incontro è stato aperto e chiuso dalla videoproiezione e ascolto di due celebri spiritual pasquali della tradizione americana: Oh Happy day per coro e Amazing grace, cantato da Nana Mouskouri.

Ventottesima riunione (martedì 22 maggio 2012)
Lettura della Parola di Dio di domenica 27 maggio, festa di Pentecoste (Atti degli Apostoli 2; Lettera ai Galati 5; Giovanni 15). Commento di C. F. . Commento di Don Jim e ampio dibattito.

Ventinovesima riunione (martedì 29 maggio 2012)
Lettura e commento con Don Jim della parola di Dio di domenica 3 giugno, festa della Trinità (Deuteronomio 4; Romani 8; Matteo 28).

Festa di fine anno associativo (venerdì 1 giugno 2012)
Cena in pizzeria per festeggiare la chiusura dell’anno associativo 2011-12.

Donne di Azione Cattolica

Donne di Azione Cattolica

 La narrazione di M.C., sulla sua esperienza di bambina, ragazza e donna dell’Azione Cattolica, mi dà lo spunto per scrivere due righe sul tema delle donne di Azione Cattolica. Non sempre si è mantenuta consapevolezza di quanto sia stata importante la componente femminile dell’associazione e del carattere peculiare del suo impegno, rispetto a quello di altre forme di associazionismo religioso specificamente o prevalentemente femminile e ad altri tipi di spiritualità.
 Il racconto di M.C. ci riporta ad un’epoca lontana, quella della sua infanzia e adolescenza, grosso modo tra gli anni ’20 e la prima metà degli anni ’40 del secolo scorso. Nelle ideologie di allora, sia civili che religiose, la donna non contava praticamente nulla al di fuori dell’ambito domestico. Per quanto riguarda la comunità di fede questo, ai nostri giorni, può sorprendere, tenendo conto della marcata femminilizzazione prodottasi dagli inizi dell’Ottocento. Non dimentichiamo però che uno degli articoli della solenne richiesta di perdono formulata dal papa Giovanni Paolo Secondo durante il Grande Giubileo dell’Anno 2000 riguardava proprio le cattiverie dei credenti cristiani contro la personalità delle donne, per la condizione di umiliazione, emarginazione ed esclusione in cui erano state costrette. Non bisogna nemmeno ridurre la questione all’atteggiamento retrivo dei chierici, di chi almeno formalmente comanda tra noi, verso l’universo femminile. La questione è molto più profonda e ha attraversato, e attraversa tuttora, tutto il corpo della società dei cristiani. Voglio dire che ci sono idee profondamente diverse tra noi sul posto e sul ruolo delle donne nelle nostre comunità. E, aggiungo, le ideologie di discriminazione si basano spesso su discorsi di tutela della famiglia, anche se oggi nessuno si azzarderebbe a dire apertamente di voler confinare le donne ai compiti di cura familiare. Di fatto molte delle cose che si dicono in materia, non di rado un po’ superficialmente, sono sorrette in  fondo da questa intenzionalità, non sempre, tuttavia,  veramente consapevole delle conseguenze di esclusione che certe prese di posizione possono indurre.
 In quello stesso arco temporale a cui si riferivano i ricordi di M.C., l’associazionismo femminile di Azione Cattolica ebbe uno sviluppo impetuoso, sorretto da uno stuolo di generose dirigenti la cui figura può essere sintetizzata nel grande esempio di Armida Barelli, la quale nel ’46 giunse ad essere vicepresidente generale dell’Azione Cattolica. Una grande lapide la ricorda nell’edificio della ex Domus Mariae, ora prevalentemente adibito ad attività alberghiera, ma che nasce come luogo di accoglienza e di riunione della componente femminile di Azione Cattolica. L’imponenza della struttura rimanda all’imponenza dell’impegno associativo femminile.
 L’attivismo femminile in Azione Cattolica ebbe sempre una forte componente civica e sociale, oltre che religiosa, in particolare per il miglioramento e l’elevazione della condizione della donna. Questo spiega il vivo  entusiasmo con cui le masse femminili vi aderirono, che traspare nettamente dal racconto di M.C. .
In Azione Cattolica le donne poterono essere non solo persone da guidare, e se del caso correggere, in una condizione quindi di minorità, in particolare nei confronti degli uomini,  ma protagoniste  dell’ideazione di tempi nuovi. Questo spirito indomito si coglie ancora molto nettamente nella componente femminile del nostro gruppo, che comprende diciottenni e ultraottantenni, giovani e anziane con lo stesso impegno.
 Le parole di M.C. ci hanno parlato di una realtà del Meridione d’Italia, in luoghi che un aeroplano da guerra degli scorsi anni ’40 poteva raggiungere dalla base britannica di Malta, per mitragliare e uccidere. Erano posti dove la pressione sociale di emarginazione contro le donne era molto forte, analoga a quella che oggi stigmatizziamo nei costumi di certi paesi che seguono socialmente altre tradizioni religiose. L’attivismo associativo ebbe quindi in quelle zone  un valore ancora più significativo, nel senso dell’emancipazione delle donne da ideologie sociali di esclusione. Le più piccole vedevano nelle delegate, nelle dirigenti di A.C., l’esempio da seguire e, crescendo, lo diventavano a loro volta. Non si trattò quindi, per le bambine, solo di un’esperienza di catechizzazione finalizzata ai Sacramenti, come oggi si usa prevalentemente con i più piccoli, che infatti poi, compiuta l’iniziazione, si allontanano. Nel catechismo si è soggetti all’autorità docente. Ai tempi nostri c’è chi pensa che sia positivo prolungare indefinitamente questa condizione. Non la si è mai pensata così in Azione Cattolica. C’è un momento, nel nostro impegno associativo,  in cui pensiamo e attuiamo un’azione collettiva e individuale in piena autonomia e responsabilità, collettivamente con metodo democratico, secondo quanto compete ai laici di fede, sforzandosi naturalmente di andare d’accordo con le altre componenti del nostro mondo comunitario, con le migliori nostre tradizioni e con i moniti delle nostre coscienze. Senza tuttavia nascondersi che su alcuni temi le divergenze ci sono e sono anche importanti. E che parte delle nostre tradizioni religiose sono, come ricordato nella Giornata del Perdono, anche tradizioni di emarginazione e umiliazione delle donne. C’è un compito che le donne possono svolgere ed esso riguarda la società civile e la nostra comunità religiosa. Ci sono cattive abitudini del passato da combattere francamente e apertamente  e idee da ripensare a fondo. La finalità è la liberazione e quest’ultima, per essere veramente tale, deve essere prodotta da chi vuole liberarsi.
 Un’ultima notazione. Nel racconto di M.C. vi è  il ricordo di alcuni tremendi episodi dell'ultima  guerra mondiale, quello degli attacchi aerei contro la ferrovia che portava al suo paese, che quindi rimase tagliato fuori a lungo e come emarginato dal resto della nazione. Il nuovo ruolo sociale, politico e nella comunità religiosa che le donne conquistarono nel dopoguerra produsse anche una maggiore attenzione al tema dell’importanza di perseguire il mantenimento della pace tra le nazioni. Esso ha fortemente caratterizzato la nostra comunità religiosa specialmente dagli anni Sessanta e, da ultimo, con il magistero del papa Giovanni Paolo Secondo. In precedenza, nonostante le esplicite pronunce dei papi per la pacificazione, la comunità accettava con leggerezza l’idea di conflitti bellici, come se fossero  eventi naturali, al pari dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche. E i papi, nel corso degli eventi di guerra, solevano ritirarsi nella neutralità diplomatica, che oggi, ma con la coscienza dei tempi nuovi, ci appare come veramente insufficiente.
 Parlo di queste cose non in linea generale, ma con intenti operativi. Questo blog infatti si riferisce alla specifica esperienza di fede laicale nel quartiere in Roma, Monte Sacro, Valli. Queste mie righe siano come una chiamata di leva diretta alle donne di fede del quartiere. Abbiamo bisogno di voi per cambiare le cose, dovunque. Venite quindi tra noi  e siate protagoniste di questa azione di liberazione ed elevazione.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.


  

mercoledì 6 giugno 2012

Il racconto di esperienze in Azione Cattolica di una nostra socia di lunga data

Il racconto di esperienze in Azione Cattolica di una nostra socia di lunga data

 La mia appartenenza all’Azione Cattolica risale a moltissimi anni fa. Non ricordo con precisione l’anno in cui entrai in A.C.; di sicuro non andavo ancora a scuola, quindi penso che avessi cinque o sei  anni. La sezione delle Piccolissime non era ancora arrivata al mio paese. La sorella di una mia amica, più grande di due anni, frequentava il gruppo  delle Beniamine e io andavo con lei, alle loro riunioni. Ero sempre presente, mi trovavo benissimo con le bambine più grandi di me. Si cantava, si giocava e poi c’era la delegata che ci leggeva qualcosa. C’era pure un giornalino, forse Squilli argentini. Io non andavo ancora a scuola, non sapevo leggere, ma sul giornalino c’erano figurine disegnate, diavoletti tutti blu, con le codine attorcigliate, piccole corna, erano veramente carini. Ma poi c’erano i giochi, i canti e stavamo tutti assieme, forse per qualche ora.
 Quella non era ancora la mia sezione. L’anno dopo vennero finalmente le Piccolissime, ma io ero già pronta per le Beniamine, poi le Aspiranti, e poi venne la guerra.
 C’era un aereo che veniva a mitragliarci. Sentivo dire che partisse da Malta. Tutte le sere, specialmente se c’era la luna, veniva a mitragliare tutta la ferrovia. Non sapevamo più dove nasconderci: lo chiamavamo “il ferroviere”.
 Per anni siamo stati isolati, non arrivava niente, nessun rifornimento. Così siamo sfollati in campagna. Lì stavamo un po’ meglio, ma i rapporti con le persone non erano più gli stessi.
 Arrivò il 1943 e cominciò a vedersi qualche treno. Con uno dei primissimi treni arrivò pure mio marito. Ci siamo sposati ormai da 66 anni.
 Intanto, mentre si riallacciavano i contatti con  i ragazzi e qualche sacerdote, feci la delegata per un gruppo di ragazzi. Nacquero così le Fiamme Rosse e ancora qualcuno di quei giovani mi ricorda. Lasciai quel gruppo per seguire mio marito in diverse città italiane, fino a Roma.
 Ed eccomi ormai ottantaquattrenne.
dai ricordi di M.C., dell’Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli, narrati nel corso di una delle riunioni del gruppo.

venerdì 1 giugno 2012

La fine delle attività prima della sospensione estiva nell’anno 2012

La fine delle attività prima della sospensione estiva nell’anno 2012

 Stasera, alle 20:00, appuntamento davanti alla chiesa parrocchiale, in Largo Val Santerno, per poi proseguire insieme alla volta della pizzeria in via Val Vermiglio, per la cena di chiusura della attività del nostro gruppo di AC, prima della sospensione estiva.
 In realtà il nostro impegno proseguirà anche nei mesi prossimi per l’animazione della Messa domenicale delle 9:00, ma riprenderemo le riunioni settimanali “dopo”.
 E’ stato bello e interessante ritrovarci insieme, di settimana in settimana, noi con il sacerdote assistente, che ci ha sostenuto e arricchito con la sua predicazione, i suoi moniti e le sue stimolanti riflessioni. Siamo ancora un “piccolo” gruppo, è vero, ma animato da grandi ideali e ispirato a una tradizione di cui tanto l’Italia ha beneficiato e continua a beneficiare. La beatificazione di Giuseppe Toniolo l’ha reso evidente e proclamato a tutti.
 Noi non sottovalutiamo l’impegno vissuto in altre forme sociali e attuato con altri metodi, che del resto è complementare al nostro, non alternativo ad esso. Riteniamo però che l’intento di migliorare il rapporto tra la visione religiosa della vita, i generosi principi umanitari diffusi nelle società dell’era presente, in cui siamo come immersi, e gli straordinari traguardi conseguiti dalle scienze e dalle tecniche contemporanee, in modo da porre rimedio, in unione con tutti i bene intenzionati, al male individuale e sociale in ogni forma, palese o subdola, in cui esso si manifesti, sia ancora un modo onorevole e utile di spendersi come credenti, partecipi di una grande comunità che in tante maniere esprime, vive  e diffonde buone notizie per tutta l’umanità, secondo quanto storicamente ha ricevuto e creativamente sviluppato. Di fronte ai profeti di sventura (secondo la nota espressione usata da Giovanni 23° nel discorso di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano 2°), seguiamo il consiglio di chi  invita a scrutare il cielo per scorgervi i segni di tempi nuovi, fecondi e sereni, in cui, non solo per le nostre azioni ma anche per ausilio dall’alto, misericordia e giustizia, come è scritto, si baceranno e sarà realizzata quella pace tra tutti noi, nessuno escluso, che apparentemente non sembra essere (ancora) di questo mondo.
 Se infatti dovessimo soggiacere al mondo così com’è, alla violenza che si manifesta nella natura e nelle società umane, come potremmo essere religiosi? E come potremmo pensare di poter cambiare le cose se non essendo religiosi? Ne discutevo l’altro giorno a cena, parlando con le mie figlie. A volte non ce ne accorgiamo, ma da noi stessi non potremmo certo inventarci e proclamare cose come quelle che vengono fuori dalle letture bibliche che ordinariamente, e a volte un po’ distrattamente, recitiamo nelle nostre liturgie. Sono esse ad aprire il cuore alla speranza. Ci vengono dal lontano passato, ma sono capaci di infiammare il nostro presente. E’ accaduto e ancora accadrà. Siamo in definitiva, in particolare noi dell’AC, e tutti gli altri che condividono la nostra speranza di fede,  gente che anela alla nuova città che ci è stata promessa, ad una nuova primavera, in cui, come dice il salmo, anche noi sapremo dare i nostri frutti, come alberi piantati lungo il fiume. Non come eruzione mortifera di vulcano o scuotimenti tellurici assassini, ma come messi generose, al tempo della mietitura,  che rallegrano il cuore facendo pregustare la gioia di bei pranzi tutti insieme, allietati dal pane e dal vino del rendimento di grazie.
 Mario Ardigò -  Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.

lunedì 28 maggio 2012

Perché i nostri figli non vengono a Messa?

Perché i nostri figli non vengono a Messa?

 Domenica scorsa durante l’omelia il sacerdote ci ha fatto notare che in chiesa, a Messa, non c’erano i nostri figli e i nostri nipoti. Perché? Non abbiamo dato una buona testimonianza, ci ha spiegato. Le mie due figlie erano accanto a me e a mia moglie, ma tra i banchi effettivamente c’erano pochi altri giovani: mi sono sentito quindi, in qualche modo, gratificato, ma insieme anche avvilito. Pur essendo riuscito, nella mia famiglia,  dove altri sono rimasti un po’ delusi, mi sento responsabile della generale apparente inefficacia della nostra azione di comunità.
 Naturalmente si poteva osservare che noi i nostri figli li avevamo portati in parrocchia, ma poi qualcosa lì probabilmente non ha funzionato. O anche, eravamo a Pentecoste, che forse è mancato qualcosa dall’alto, e non sappiamo capirne la ragione, come accade in molte altre questioni della fede.
 Certamente dobbiamo fare uno sforzo per migliorarci, per rendere una testimonianza più valida. Ma dobbiamo anche capire che recuperare sarà lungo e difficile e non dipenderà solo dalla nostra buona volontà o da quella dei sacerdoti: quello che viviamo può infatti essere considerato come l’esito di moti collettivi che vengono da lontano nel tempo. Bisogna anche tener in conto che il tipo di cristiano che oggi i nostri vescovi e sacerdoti considerano ideale non c’è mai  veramente stato prima nella storia. Non si tratta, quindi, di recuperare il passato, ma di costruire un nuovo futuro. Un compito appassionante.
 Se ben ricordo quello che ho letto, nel regno pontificio chi non andava a Messa la domenica poteva essere punito con una multa. In Indonesia, come abbiamo scoperto nei giorni scorsi, definirsi pubblicamente ateo è considerato un crimine. E’ chiaro che vi sono stati e vi sono ancora luoghi in cui la religione ha una considerazione diversa da quella che ha nell’Italia di oggi. Tuttavia penso che gli italiani del nostro tempo non accetterebbero che fossero punite con sanzioni penali le inosservanze di obblighi religiosi.  Qualcosa è pertanto molto cambiato e non si può tornare indietro, non illudiamoci. Ma non è solo questo: la pressione sociale per spingere alla religiosità si è fatta molto meno forte. Del resto è proprio l’attuale dottrina religiosa contemporanea a richiedere un consenso molto più motivato di quello fondato sul conformismo esteriore.
  Cerco di rendermi presenti le nozioni storiche che mi sono ancora rimaste in mente e, naturalmente approssimando molto, mi pare di poter concludere che il cristianesimo cattolico di popolo, quello che coinvolgeva tutti, uomini, donne e bambini, per pressione istituzionale e sociale e convinzione profonda, sia finito con il Settecento. Davanti all’emergere delle ideologie liberali i capi della nostra comunità si schierarono con i sovrani del vecchio regime. I moti rivoluzionari di impronta borghese che travagliarono l’Europa tra il Settecento e l’Ottocento ebbero quindi una marcata impronta antireligiosa. Essa si conservò nelle classi dirigenti del nuovo ordine, anche dopo la restaurazione.
 Nel corso dell’Ottocento i capi della cattolicità si schierarono anche contro i moti per l’elevazione dei ceti popolari, assumendo una marcata posizione contro il socialismo. Questo determinò la seconda profonda frattura.
 In Italia, poi, il nazionalismo di stampo cavouriano e mazziniano fu fortemente avversato dai papi, non per ragioni religiose ma per questioni di potere temporale, e questo comportò la terza frattura che travagliò il popolo italiano per molti decenni, fino al disastroso compromesso con il Mussolini.
 Quando parlo di “fratture” mi riferisco a cose che, in Europa, coinvolgevano essenzialmente la parte maschile delle popolazioni. Infatti le donne, non avendo alcun peso politico, non erano generalmente coinvolte nei moti che quelle divisioni avevano provocato. Le donne quindi rimasero più osservanti, nella pratica religiosa. Questo produsse, tra l’Ottocento e il Novecento, una marcata femminilizzazione del cattolicesimo, espressa in particolare nel culto mariano. Nella considerazione popolare la religione fu quindi progressivamente considerata un fatto da donne, in qualche modo disonorevole per un uomo vero. Sappiamo naturalmente che una componente maschile rimase sempre fedele, come dimostra in particolare l’esperienza dell’Azione Cattolica. Tuttavia questa componente avvertì più duramente l’emarginazione che i cattolici italiani subirono a causa delle fratture di cui dicevo, in particolare di quella prodottasi nel Risorgimento e perpetuatasi a seguito dell’intransigentismo papale sulla questione della sovranità temporale. Oggi certe cose appaiono immeritevoli di tanta cura. Ma bisogna riportarsi al clima dell’epoca in cui esse furono al centro delle diatribe tra i papi e i capi del regno d’Italia. Basti pensare, per capire il loro rilievo centrale, che la “conciliazione” avvenne istituendo, nel 1929, un piccolo quartiere-stato, la Città del Vaticano, dove i papi potessero ancora regnare.
 Accadeva quindi che le donne fossero in genere “praticanti”, mentre molti degli uomini “praticassero” solamente nelle feste maggiori, Natale, Pasqua e via dicendo, e nelle celebrazioni riguardanti gli eventi fondamentali della vita famigliare e gli stati di vita: nascita, iniziazione religiosa, matrimonio, conferimento dell’Ordini sacro, ammissione in una famiglia religiosa, morte. I sacerdoti più anziani dei paesi rurali ricordano ancora che la domenica gli uomini attendevano in piazza  l’uscita delle donne dalla Messa o, se entravano, se ne stavano in piedi in fondo alla chiesa.
 Se poi consideriamo la frequenza al sacramento della penitenza, ho letto che anche nei secoli della cattolicità di popolo non ci si confessava con la frequenza oggi consigliata dai nostri sacerdoti, ma una o due volte l’anno, salvo che si avesse coscienza di essere in peccato mortale, secondo i vari criteri predicati di tempo in tempo dai preti. Naturalmente dopo le fratture di cui ho scritto, la confessione rimase un sacramento “praticato” prevalentemente dalla donne e dai bambini.
 Bisogna tuttavia riconoscere che fino agli anni ’70 del secolo scorso la frequenza dei giovani e degli uomini alla Messa era molto più elevata di oggi. Questo, a mio avviso, dipendeva da due fattori fondamentali: la pressione sociale e l’aspetto magico di certe convinzioni religiose di allora. Essere irreligiosi appariva ancora come strano. E si confidava di poter rimediare a certe difficoltà con l’appoggio soprannaturale. E’ stato osservato che la riforma attuata dopo il Concilio Vaticano II li ha depotenziati, richiedendo un tipo di adesione religiosa molto più profonda, motivata, consapevole e, come tale, impegnativa e difficile. Durante il pontificato di Giovanni Paolo II si è cercato in quale modo di recuperarli, da un lato proponendo un coinvolgimento collettivo basato sul potente carisma del papa e dall’altro semplificando, con catechismi e compendi, certe questioni piuttosto controverse e rilanciando, con la spiritualità basata sui santuari e i grandi eventi, l’affidamento nel soprannaturale. Il successo di questo orientamento si è rivelato però piuttosto effimero a livello locale, parrocchiale. La gente infatti frequenta in massa gli eventi papali e i santuari, ma non la parrocchia.
 Oggi, al punto in cui siamo, temiamo che la fede si spenga del tutto nel popolo e che anche la Chiesa finisca per decadere e scomparire. Ed effettivamente, considerando le cose da un punto di vista razionale, qualche ragione di apprensione l’abbiamo. Ma si è religiosi anche perché ci si aspetta di essere sorpresi dal futuro: nulla  è impossibile dall’alto, ci ripetiamo. Quindi consiglierei di non recriminare tra noi nel cercare colpevoli. Certe cose ci sovrastano e noi possiamo al più confidare di apportare un contributo infinitesimale per fare in modo che cambino, sperando in un decisivo ausilio soprannaturale. Eppure, goccia a goccia viene scavata la roccia più dura, ci insegna l’esperienza. Quindi ciò che facciamo, la nostra piccola goccia, non  è mai inutile. Occorre perseverare ed essere pronti, secondo il motto evangelico.
 Per quanto poi specificamente riguarda i giovani, è piuttosto evidente che la nostra religione non sembra fatta per loro. Tutto coopera per respingerli. Le conseguenze delle fratture di cui dicevo, il fatto che tra noi comanda gente piuttosto anziana e infine le questioni relative al contenimento dell’istinto sessuale, che è fortissimo, per motivi di natura, fisiologici, nell’età più giovane. Un cinquantenne come me, piuttosto sbattuto dalle pesanti terapie che ha subito e con il naturale calo ormonale dell’età, può tutto sommato guardare a certe cose più serenamente. Ma bisogna sempre far memoria, onestamente,  di ciò che si è vissuto nelle stagioni precedenti. Per un giovane è realmente sostenibile la morale che in quelle questioni gli proponiamo?
 Poi, sempre per i giovani, c’è la pressione sociale che induce al conformismo su atteggiamenti consumistici, funzionali al tipo di economia in cui viviamo. Difficile resistere: lo è anche per noi più grandicelli che abbiamo, o almeno si suppone che abbiamo,  una formazione più completa, avendo avuto più tempo a disposizione per rimediare a tutti gli errori e le cattiverie che abbiamo fatto.
 E tuttavia l’aspetto che mi pare cruciale è quello della capacità di indurre speranza, di confidare che il mondo com’è non sia l’ultima parola su di noi. Per quello che mi è parso di capire parlando con le mie figlie è questo il problema più serio dei più giovani sulla via della religiosità. Quando ero più giovane mi piaceva pensare al mondo come ad un vulcano in procinto di eruttare e quindi che tutto sarebbe di lì a poco cambiato. Nella mia fede ho trovato conferma di questa mia convinzione. E’ infatti, la mia, un tipo di religiosità basata sulla ribellione alle cose così come vanno, innanzi tutto alla morte fisica, alla quale, tuttavia, come cantò Francesco d’Assisi, nessun uomo può scampare. Se uno non si convince a sperare, non riesce nemmeno ad essere religioso. L’ideale di speranza… Sapevano quanto fosse importante anche i vecchi socialisti. Nella versione italiana dell’Internazionale si legge che non si è più “plebe all’opra china senza ideale in cui sperar”; è sull’ideale di speranza, di cambiamento, che si basa l’internazionale futura umanità. Direi che è da qui che possiamo pensare di poter ricominciare. E’ cosa che noi laici abbiamo la possibilità di fare in concreto, non solo a chiacchiere, nel mondo del lavoro e, in genere, nella società che è il nostro campo privilegiato d’azione. E’ qui che, penso, possiamo molto migliorare.
 Io credo e quindi spero, e poi cerco di agire di conseguenza. Non mi disilludono gli apparenti insuccessi. Ho iniziato da qualche mese a collaborare a questo blog pensando di poter ottenere qualche risultato, ma ancora, pur avendo avuto la gioia di nuove adesioni, non siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo proposti, innanzi tutto quello di raccogliere nel nostro gruppo una componente più giovane in grado di costituire un centro di attrazione per i coetanei. Vedo però le cose da un  punto di vista religioso e concludo con le parole della sequenza di Pentecoste: vieni, padre dei poveri, datore dei doni, luce dei cuori, vieni!

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.