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sabato 5 agosto 2017

La società costruita

  Nell'organizzazione della società non c'è nulla di naturale: è integralmente una costruzione umana. È per questo che cambia continuamente e, in genere, abbastanza rapidamente. Il bene e il male che c'è dipendono da questo assetto della società. Senza un ordine la società non potrebbe esistere, non ci sarebbe più. Esso deriva dalle relazioni tra i gruppi sociali, e, al livello minore, tra le persone. Le consuetudini sociali sono le più antiche leggi umane. È come quando tante persone percorrono una certa via in un bosco e allora a terra si crea un sentiero visibile, che viene percorso quando si vuole arrivare da una certa parte. Quando sulle consuetudini si crea un accordo esplicito, nasce la legge come la intendiamo. Ma una legge può anche essere imposta dal gruppo sociale che riesce a imporsi sugli altri. Nasce un'autorità pubblica. Queste leggi, imposte da un'autorità, sono più resistenti al cambiamento, perché sono legate alla forza del gruppo sociale che le ha rese obbligatorie e che si occupa di punire chi non le segue. Si crea così una tradizione normativa. Per dare più forza a queste leggi le si può collegare ad un'autorità celeste e allora la violazione diventa anche un atto empio. Le violazioni più gravi lo sono ancora, ad esempio il furto o l'omicidio. In religione si sta in questi giorni discutendo se rendere tale anche il delitto di corruzione politica. Ma le leggi umane rimangono integralmente una costruzione sociale che dipende dal rapporto di forza tra i gruppi della società.
  Quando emergono nuovi gruppi sociali, cambiano le norme. È accaduto con l'affermarsi dei ceti popolari, degli strati più umili della società, nel corso del Novecento. Erano, e sono, quelli che stanno peggio. Chi stava meglio in società era una piccola minoranza. Sembrava che il Cielo volesse così. Reagire a questo stato di cose sembrò in origine un atto empio. È per questo che in religione spesso si ostacolò il processo di cambiamento sociale in senso più giusto. In particolare questa fu, a lungo, la posizione del papato. Nell'enciclica Le novità, diffusa nel 1891 dal papa Vincenzo Gioacchino Pecci, regnante in religione come Leone 13*, si insegnava che la diseguaglianza tra i gruppi sociali non poteva essere superata, quindi che era "naturale", ma che i più ricchi e i padroni dell'economia non dovevano infierire su chi stava peggio. Poi la dottrina sociale cambiò molto e nell'enciclica Lavorando, diffusa nel 1981 dal papa Karol Wojtyla, regnante in religione come Giovanni Paolo 2*, per molti versi si insegnano idee opposte. Anche la Chiesa come gruppo sociale cambia? È certamente così. Nelle sue dinamiche sociali ha seguito quelle delle altre società. I suoi capi hanno esercitato l'autorità recependo il modo di comandare delle altre autorità. I papi, in particolare, concepirono sé stessi come imperatori, ma dagli anni Sessanta vorrebbero essere qualcosa di diverso.
 Il male che c'è in una società, quello collettivo e quello personale dipende in gran parte da come è stata costruita l'organizzazione sociale. I più interessati al cambiamento sono quelli che stanno peggio, che di solito sono la maggioranza. Senza correttivi, tendono infatti a prevalere minoranze di privilegiati che per varie ragioni hanno raggiunto posizioni di forza. In ambente democratico, in cui prevalgono le maggioranze, queste ultime dovrebbero poter riuscire a cambiare le cose, ma storicamente non è stato così facile. Questo perché la cultura, che spiega come vanno le cose, è in genere controllata da chi sta meglio e quindi dà molte buone ragioni per lasciare tutto com'è. il primo passo per suscitare un movimento popolare di riforma è di far prendere alla gente coscienza del fatto che certe sofferenze non sono ineluttabili, ma la conseguenza di un certo ordine sociale, che come è stato costruito può essere cambiato, e anche abbattuto se veramente malvagio.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papà - Roma, Monte,Sacro,Valli

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