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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

martedì 22 agosto 2017

Fare politica

  Non basta interessarsi di politica, occorre "fare" politica. Ci insegnano che è anche un dovere religioso. Spesso invece lo si ritiene una colpa in religione. Bisognerebbe tenere separate politica e religione, si sostiene.  Se esaminiamo i documenti della dottrina sociale possiamo facilmente renderci conto che non è questo l'insegnamento del magistero. Ad esempio, nella lettera apostolica Octogesima adveniens - Approssimandosi l'ottantesimo [anniversario della prima enciclica sociale moderna, la Rerum novarum - Le novità, diffusa nel 1891 dal papa Leone 13^], del papa Giovanni Battista Montini - Paolo 6^ in religione, diffusa nel 1971 leggiamo:
"L'attività economica rischia di assorbire, se eccede, le forze e la libertà. È la ragione per cui si palesa necessario il passaggio dall'economia alla politica. [...] ciascuno sente che nel settore sociale ed economico , sia nazionale che internazionale, l'ultima decisione spetta alla politica. Questo, in quanto è il,vincolo naturale è necessario per assicurare la coesione del corpo sociale, deve avere per scopo la realizzazione del bene comune.
[...]
 È a tutti i cristiani che noi indirizziamo, di nuovo e in maniera esigente, un invito all'azione [...] È troppo facile scaricare sugli altri la responsabilità delle ingiustizie, se non si è convinti allo stesso tempo che ciascuno vi partecipa e che è necessaria innanzi tutto la conversione personale [...] nella diversità delle funzioni,delle organizzazioni, ciascuno deve precisare le proprie responsabilità e individuare, coscienziosamente,le azioni alle quali egli è chiamato a partecipare. Nelle situazioni concrete e tenendo conto delle solidarietà vissute da ciascuno, bisogna riconoscere una legittima varietà di opzioni possibili. Una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi. La Chiesa invita tutti i cristiani al duplice compito di animazione e di innovazione per far evolvere le strutture e adattarle ai bisogni presenti."
  Un invito all'azione è più di un invito a informarsi, anche se lo comprende, perché è vano agire senza aver prima capito. La politica si fa collettivamente. Non è politica l'opinione che uno ha della politica. In quanti bisogna essere per fare politica? Direi almeno in due, purché si tratti di un rapporto vero, umano, forte, non virtuale, come invece sono quelli che si formano mediante internet. Si deve convivere, perché è appunto nella convivenza che si affrontano realmente i problemi politici, vale a dire quelli di governo delle società umane. Essi sorgono molto presto, fin da bambini, nelle prime esperienze sociali, le quali, ognuno lo sa bene, contengono quasi tutti i problemi politici delle società maggiori. È da quel momento che occorre iniziare a fare politica e, quindi, che occorre anche insegnare a fare politica. Ad esempio a non dare ascolto a chi vorrebbe spingerci a dare il peggio di noi stessi. Così poi, da adulti, ci si sarà fortificati e si saprà come reagire di fronte a proposte analoghe. Non è in fondo questa la morale, il profondo insegnamento, di un libro come Pinocchio, che è per i bambini, ma anche per adulti ridivenuti bambini? Non è mai bene acciaccare al muro i grilli parlanti. È  in definitiva questo che si è fatto quando, all'invito del nostro padre Francesco di accogliere, proteggere, promuovere, integrare, i migranti e i rifugiati, gli si è replicato con una specie di pinocchiesco "Chetati , grillaccio del malaugurio!", invitandolo a farsi gli affari suoi e a rimanersene chiuso in Vaticano, "perché non possiamo accogliere tutta l'Africa". In effetti non tutta l'Africa è giunta da noi in un anno, ma, è stato osservato, più o meno tante persone quante ne potrebbero contenere due stadi di calcio. E non è nemmeno tutta l'Africa che si sta spostando verso l'Europa, quindi dai posti più poveri del pianeta ad uno dei posti più ricchi, e certamente il più sicuro per viverci. Ma indubbiamente vi sono veramente molti sofferenti in viaggio: non li si dovrebbe carcerare solo per questo, dice il nostro padre Francesco, ( "evitare ogni forma di detenzione in ragione della loro condizione di migranti"), ma le cronache ci dicono che in Libia, con i cui governanti abbiamo recentemente raggiunto accordo riguardo alle migrazioni umane, è proprio questo che sta accadendo, mentre l'Italia sta anche intervenendo militarmente laggiù. Sono in questione principi umanitari molto importanti, ma anche prettamente religiosi.  Scrive il nostro padre Francesco, nel Messaggio per la Giornata mondiale de rifugiati 2018: "Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un'occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato in ogni epoca (confronta Mt 25,35.43).
 Nulla di nuovo per la verità. L'attuale Papa non fa che ribadire, precisandolo, l'insegnamento del suo predecessore Montini, il quale, nella lettera apostolica che ho sopra citato, scriveva, nel 1971, in un tempo in cui i tra i migranti da proteggere vi era ancora tanta gente nostra:
"Pensiamo altresì alla situazione di un gran numero di lavoratori emigrati, la cui condizione di stranieri rende ancora più difficile, da parte dei medesimi, ogni rivendicazione sociale, nonostante la loro reale partecipazione allo sforzo economico del paese che li accoglie. È urgente che nei loro confronti si sappia superare un atteggiamento strettamente nazionalistico, per creare uno statuto che riconosca il diritto all'emigrazione, favorisca la loro integrazione, faciliti la loro promozione professionale e consenta a essi l'accesso a un alloggio decente dove, occorrendo, possano essere raggiunti dalle loro famiglie.
  A questa categoria si aggiungono le popolazioni che, per trovare lavoro, sottrarsi a una catastrofe o a un clima ostile, abbandonano le loro,regioni e si trovano sradicate presso altre genti."
  Perché Pinocchio dà ascolto ai cattivi compagni? Perché è solo di fronte a loro e, in fondo, sta bene cosi. Ne ha avuto abbastanza dei grilli parlanti. Se ne va, allora, al Paese dei balocchi, spregiando i suoi doveri. Era diventato umano, da burattino che era, ma, così facendo. diventa addirittura animale, un somaro. Recupererà l'umanità quando recupererà la capacità di misericordia, dandosi da fare per il padre. Ma, e questo nel Pinocchio di Collodi non c'è, non ci si può riuscire rimanendo da soli: da soli ci prende la paura e allora finiamo nelle mani di chi si attacca alle nostre paure per spingerci al male, per convincerci che non c'è altra strada per salvarci che essere cattivi, che scegliere il pace, ad esempio sostiene che tutta l'Africa sta venendo da noi e allora noi dovremmo, per non farci travolgere, per questo negare la cittadinanza a chi cittadino lo è ormai di fatto, perché parla come noi, pensa come noi, vive come noi, e dá il suo contributo al bene comune; e negare qualsiasi impegno per quelli che soffrono nella migrazione, e sono anche carcerati all'estero. La nostra salvezza dipende dalla pace, ma, questo ci insegnano i nostri maestri religiosi, non c'è pace duratura senza fraternità universale. Se oggi respingiamo chi invoca il nostro aiuto, poi introduciamo in società un principio malvagio che ci si potrebbe ritorcere contro, quando saremo noi ad essere nel bisogno. E a noi italiani sta già accadendo con l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. La condizione dei nostri giovani emigrati per lavoro in quella nazione si sta facendo precaria.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli




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