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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

sabato 26 agosto 2017

Informarsi, conoscere, capire

  Di solito gli adulti pensano di saperne abbastanza sulla società intorno. Quando però parlano tra loro scoprono tante curiosità non appagate. Non è sempre chiaro come funzionano le cose. Dove e come informarsi meglio? 
 Se una persona rimane da sola, non sempre avverte la necessità di sapere di più. Questo accade anche se la maggior parte delle relazioni che si hanno avvengono telematicamente, in gruppi sociali collegati mediante applicazioni internet. Questo perché, aderendo ai vari gruppi, ci si seleziona, si è molto simili in tutto, e ciò che si sa  In genere basta. A quei gruppi va bene una definizione delle masse che le chiama "folle solitarie", perché, anche se si dialoga convergendo in un'applicazione, non ci sono mai vere relazioni personali. Queste ultime sorgono solo quando ci si incontra realmente, faccia a faccia.
  Nel governo della società occorre sapere di più e, innanzi tutto, conoscerla meglio. In un regime democratico non è cosa da specialisti, ma compito, e addirittura dovere, di tutti. Non solo di quelli che possono votare alle elezioni, ma di tutti quelli che compongono la società e che con i loro comportamenti la determinano. Si partecipa alla società fin da bambini e anche se non si è cittadini. E il governo popolare di una società non si fa solo votando alle elezioni. Uno dei modi più importanti in cui si partecipa alla società è da lavoratori e da consumatori. Il lavoro comprende anche quello che si fa creando e organizzando un'impresa, vale a a dire una collettività che si dedica alla produzione e al commercio. Il sistema sociale delle relazioni tra lavoratori e e consumatori costituisce il mercato, che ai tempi nostri è esteso a tutto il pianeta, vale a dire su scala "globale". È regolato da norme giuridiche, parte delle quali sono di origine pubblica, sono imposte dalle leggi degli stati e da accordi internazionali, e parte sono concordate dai privati. Un esempio di queste ultime sono i contratti che firmiamo quando compriamo un servizio telefonico, come un numero di telefono cellulare.
  Ai nostri tempi le relazioni di mercato tendono a influenzare quelle politiche, che riguardano il governo della società. La legge fondamentale del mercato è quella del più forte, che non significa necessariamente il migliore. Gli operatori più forti sono in grado di influenzare il mercato e addirittura di determinare il comportamento dei consumatori, creando nuovi bisogni sociali. La politica regola il mercato in modo che questa legge sia moderata da norme che impediscano ai più forti di mangiarsi tutto. Se però la politica si fa più debole, e, in,particolare, più debole nei confronti del mercato, allora può accadere che i più forti sul mercato divengano anche i più forti in politica. Essi però agiscono essenzialmente nel proprio interesse, mentre in democrazia la politica dovrebbe operare nell'interesse di tutti. Mirano al "profitto" che è la differenza tra quanto si ricava dal commercio sul mercato dei prodotti e quanto si è speso nella produzione (i costi). Chi opera sul mercato, anche i consumatori, tende al profitto maggiore. E gli operatori più forti sul mercato tendono a persuadere i consumatori che acquistando un certo prodotto avranno un profitto, anche se magari esso non c'è, o è minore dei quello prospettato o ha molte controindicazioni, ad esempio danni per la salute. Le norme della politica servono anche a impedire che la pubblicità, che può essere molto convincente, non inganni il consumatore. Se però il mercato prevale sulla politica, anche questa attività regolatrice di farà più debole. Governi meno attenti all'utilità pubblica si sono fatti, anzi, un vanto di aver "deregolamentato". È accaduto, in particolare negli anni '80. I politici più importanti che seguirono in quegli anni quella linea furono il presidente statunitense Ronald Reagan e il primo ministro britannico Margaret Thatcher. Essi confidarono nella capacità dell'economia di autoregolarsi e di creare ricchezza per tutti, pur se ciascun operatore mirava solo al proprio profitto, al proprio interesse.
  La dottrina sociale dà invece l'indicazione di regolare l'economia in modo che non danneggi il bene comune. Assegna questo compito alla politica, che in democrazia è compito di tutti.
 Leggiamo ad esempio nella lettera apostolica Octogesima Adveniens  - Approssimandosi l'ottantesimo [anniversario dell'enciclica Rerum novarum - Le novità, diffusa nel 1891 dal papa Leone 12^], diffusa nel 1971 dal papa Giovanni Battista Montini, Paolo 6^:
46.L'attività economica [...] rischia di assorbire, se eccede, le forze e la,libertà. È la ragione per cui si palesa necessario il passaggio dall'economia alla politica [...] ciascuno sente che nel settore sociale ed economico, sia nazionale che internazionale, l'ultima decisione spetta al potere politico".
  L'appello alla politica chiama in causa tutti noi che, nel partecipare alla,società, ad esempio da consumatori, siamo anche agenti politici. Siamo convinti che sia bene che la politica, vale a dire ciascuno di noi, possa regolare i fatti economici o,invece, riteniamo, come Reagan e Thatcher, che le leggi del mercato debbano fare il loro corso fino alle ultime conseguenze e che la società debba fare un passo indietro? Questo un primo tema su cui intendersi, innanzi tutto sulla base della nostra concreta e quotidiana esperienza. L'alternativa è attualissima ed è rappresentata oggi dalle linee del presidente statunitense Donald Trump e del Papa Francesco. Quest'ultimo, nella sua enciclica Laudato si' del 2015, non fa che ribadire l'insegnamento sociale dei suoi predecessori, in particolare gli sviluppi della dottrina sociale dal 1941. Dobbiamo però vagliare razionalmente le argomentazioni proposte, perché è da queste che, trattandosi di materia sociale e non di dottrina di fede, deriva la loro autorevolezza. Ma come farlo senza una sufficiente informazione, rimanendo soli o al più parti di folle solitarie su internet? Il lavoro che c'è da fare ci spinge quindi ad incontri reali e sistematici, per arrivare a persuaderci di un certo orientamento e a determinarci di conseguenza. Un'attività che può senz'altro farsi in parrocchia, fin dalla prima formazione alla fede, tenendo conto che la dottrina sociale non è fatta per un pubblico di,esperti, ma per tutti.
Mario Ardigò- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

  
 
 

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