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Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.
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Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce abitualmente il martedì alle 17 e anima la Messa domenicale delle 9.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

domenica 3 febbraio 2013

Domenica 3 febbraio 2013 – 4° del Tempo Ordinario - Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – salterio: 4° settimana – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove - avvisi parrocchiali e di A.C.


Domenica 3 febbraio 2013 –  4° del Tempo Ordinario -  Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – salterio: 4° settimana – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove -  avvisi parrocchiali e di A.C.

Osservazioni ambientali: temperatura 15° C . Cielo: sereno, poche nubi sparse. Canti: ingresso, Alzo gli occhi verso il cielo; Offertorio, Dov'è carità e amore; Comunione, Dio s'è fatto come noi.
 Non eravamo in molti: il picco dell'influenza ha falcidiato la popolazione dei fedeli. Alcuni vengono a Messa anche se non stanno ancora bene. Una signora ha avuto un mancamento sui gradini della chiesa, ma soccorsa dalle gente intorno e poi dal personale sanitario accorso in ambulanza, si è ripresa.
 Al momento della Comunione uno dei ministri straordinari dell'Eucaristia in servizio in quel momento ha perso l'equilibrio, è caduto e pur continuando a tenere ben stretto il calice delle ostie, curandosi prima di quelle che della propria integrità fisica, non ha potuto evitare che un certo numero di ostie consacrate finisse sul pavimento. E' accorsa l'Azione Cattolica per recuperarle, ma è stata fermata dall'altro ministro, il quale sosteneva che i laici non potevano toccarle. Gli si è obbedito. E' naturalmente apprezzabile l'impegno a prevenire sottrazioni e profanazioni, ma, dal punto di vista del diritto canonico, bisogna dire che  è caduto il divieto per i laici di toccare le ostie consacrate (e anche il calice che le conteneva), che era previsto in passato. Tanto è vero che proprio i ministri straordinari dell'Eucaristia, partecipi di un ministero definito di fatto, per distinguerlo da quelli ordinati (episcopato, presbiterato e diaconia) e istituiti (lettorato e accolitato), sono comuni fedeli laici che le toccano e, infine, tutti i fedeli le toccano, ricevendole in mano secondo la modalità oggi in uso per la Comunione. Ciò che al laico è consentito solo in quanto sia ministro straordinario dell'Eucaristia è invece la distribuzione delle ostie consacrate. Naturalmente, poi, se il celebrante o il ministro straordinario dell'Eucaristia, nel caso di accidentale caduta di ostie consacrate, vietano ai fedeli laici di toccarle, bisogna seguire le loro indicazioni, e questo sia secondo il diritto canonico vigente sia secondo il diritto privato della Repubblica (da questo punto di vista esse, come sostanza materiale fatta di pane,  sono oggetto di un diritto di proprietà della parrocchia e l'alienazione, dal punto di vista giuridico, si ha solo dopo la loro distribuzione).

 Il gruppo di A.C. era, come sempre, schierato nei banchi a sinistra dell’altare, guardando l’abside.

Buona domenica a tutti!

Prima lettura
Dal libro del profeta Geremia (Ger 1,4-5.17-19)

 Nei giorni del  re Giosìa, mi fu rivolta questa parola del Signore: "Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni. Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, àlzati e di' loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro. Ed  ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti.

Salmo responsoriale
Dal salmo 70

Ritornello:
La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso.
Per la tua giustizia, liberami e difendimi,
tendi a me il tuo orecchio e salvami.

Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!
Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio.

Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno.

La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.

Seconda lettura
Dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 12,31 - 13,13)

Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime. Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.  La carità è magnanima, benevola è la carità; non  è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino. Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Ora dunque  rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,21-30)

 In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: "Oggi si è compiuta questa Scrittura, che voi avete ascoltato". Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: "Non è costui il figlio di Giuseppe?". Ma egli rispose loro: "Certamente voi mi citerete questo proverbio: 'Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito accadde a Cafàrnao, fallo anche qui nella tua patria!'". Poi aggiunse: "In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarèpta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, i Siro". All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo  a loro, si mise in cammino.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove

 La Chiesa madre oggi ci nutre e ci rafforza con le letture bibliche di questa Messa.
  Il brano evangelico è il seguito di quello che è stato letto la domenica scorsa. Gesù, agli inizi del suo ministero, si reca  nella sinagoga di Nàzaret, il paese dove aveva vissuto, e, dopo aver letto un passo del libro di Isaia interpretato come il preannuncio della venuta del Messia, dell'unto di Dio (Lo Spirito è sopra di me; per questo mi ha consacrato  con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l'anno di grazia del Signore) disse ai presenti: "Oggi si è compiuta questa parola che voi avete ascoltato", le parole con cui inizia il passo proclamato oggi.
 E scritto che, all'udire questo, la gente di meravigliava e, sorpresa, si chiedeva: "Non è costui il figlio di Giuseppe?". Pensavano di conoscere Gesù, ma non era così. Accade anche a noi di ritenere ci conoscere bene quelli con cui abbiamo maggiore consuetudine e qualche volta non  è vero.
 Soprattuto nel  Vangelo di Luca si pone molta attenzione a proclamare che Gesù è Dio. Questo lo si vede, ad esempio, nelle narrazioni dell'Annunciazione e del concepimento di Maria per opera dello Spirito Santo, da donna vergine, che non aveva conosciuto uomo.
 Era difficile per quelli che si trovavano vicino a Gesù nella sinagoga di Nazaret credere che Gesù fosse qualcosa di più della persona che essi credevano di conoscere. Gesù allora, citando episodi della vita dei profeti Elia ed Eliseo, ricordò che in essi la salvezza era stata recata, mediante quei profeti, a dei pagani, a una vedova a Sarèpta di Sidone, nel caso di Elia, e a Naamàn il Siro, nel caso di Eliseo. Al sentire questo i presenti ebbero una reazione violenta contro Gesù, che fu cacciato dalla città.
 Quindi agli inizi del suo ministero pubblico, Gesù tagliò con la propria vita di prima, con le persone con le quali aveva vissuto a Nazaret  e questo fece per obbedienza al Padre suo. Anche noi, nella nostra vita di fede, dobbiamo saperci sottrarre ai condizionamenti del paese e della nazione in cui viviamo e addirittura a quelli della famiglia, se costituiscono un ostacolo nella vita di fede, quindi saper tagliare, liberarci da essi. Dobbiamo così raggiungere la libertà dei figli di Dio, quella che serve per seguire la volontà di Dio e giungere a  partecipare della sua natura che, come proclamato nella prima lettera di Giovanni, è amore (1Gv, 4,8).
 Nella lettura tratta dalla prima lettera di san Paolo ai Corinzi è specificato in che cosa consiste l'amore secondo Dio, che, per chiarirne meglio il senso, viene indicato in italiano con carità [ nel testo greco del brano si ha agàpe]: la carità è magnanima, benevola, non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma rallegra della verità; tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta.  Poiché Dio è amore possiamo sostituire alla parola carità la parola Dio e allora possiamo leggere: Dio è magnanimo, benevolo e via dicendo e constatare che Dio è proprio così. Ma se al posto della parola Dio sostituiamo il nostro nome, possiamo dire lo stesso? Eppure proprio in questo consiste l'essere cristiani, e questo sia per i preti e i religiosi come per il laici. Non esistono cristiani di serie A e di serie B. O si è cristiani o non lo si è. Tutti dobbiamo tendere al traguardo della carità, intesa come partecipazione all'amore di Dio. Non possiamo però riuscire a raggiungerlo con le nostre sole forze: la carità secondo Dio è infatti un dono di Dio. Ma proprio a questo, all'amore secondo Dio, siamo stati chiamati fin dal grembo materno, come è scritto nella prima lettura, tratta dal libro del profeta Geremia: quindi ad essere, attraverso l'amore secondo Dio che Dio ci dona,  profeti e testimoni di Cristo nel mondo.

Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli

Avvisi parrocchiali:

-martedì 5 febbraio sarà il primo martedì del mese e nella chiesa parrocchiale si radunerà il gruppo di preghiera di San Pio da Pietrelcina; in occasione della preghiera sarà esposto il Santissimo nella cappella del Tabernacolo.
-giovedì 7 febbraio sarà il primo giovedì del mese e nella chiesa parrocchiale sarà esposto il Santissimo dalle ore 10:00 alle 18. Alle 17 nella chiesa parrocchiale si terrà una preghiera  per le vocazioni.

Avvisi di A.C.:

-martedì 6 febbraio, alle ore 17:00, nella sala nel corridoio davanti al Centro di ascolto), si terrà la riunione del gruppo parrocchiale dell’Azione Cattolica. Gli associati sono invitati a preparare una meditazione  sulle lettura di domenica 10 febbraio 2013   - 5° del Tempo Ordinario (Is 6,1-2a.3-8; Sal 137; 1Cor 15,1-11; Lc 5,1-11). Saranno trattati temi relativi all’Anno della Fede;

- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;

- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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