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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

sabato 19 gennaio 2013

La Chiesa vuole rinnovare il mondo

La Chiesa vuole rinnovare il mondo
 
Dal  decreto Apostolicam Actuositatem (traduzione dal latino: L'attività apostolica) sull'apostolato dei laici, del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)

 L'opera di redenzione di Cristo ha per natura sua come fine la salvezza degli uomini, però abbraccia pure il rinnovamento di tutto l'ordine temporale. Di conseguenza la missione della Chiesa non mira soltanto a portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche ad animare  e perfezionare l'ordine temporale con lo spirito evangelico. Il laici dunque, svolgendo tale missione della Chiesa, esercitano il loro apostolato nella Chiesa e nel mondo, nell'ordine spirituale e in quello temporale. Questi ordini sebbene distinti, tuttavia sono così legati nell'unico disegno divino, che Dio stesso intende ricapitolare in Cristo tutto il mondo per formare una creazione nuova: in modo iniziale sulla terra, in modo perfetto alla fine del tempo. Nell'uno e nell'altro ordine il laico, che è simultaneamente membro del popolo di Dio e della città degli uomini, deve continuamente farsi guidare dalla sua unica coscienza cristiana.

 
 In queste poche righe del decreto conciliare Apostolicam Actuositatem, del Concilio Vaticano 2°, sono concentrati alcuni principi molto importanti e anche molto controversi nella storia della nostra confessione religiosa.
 Innanzi tutto, iniziamo a tradurre i termini che vengono utilizzati nel documento, i quali, a loro volta, sono una traduzione dal testo originale scritto in latino ecclesiastico moderno. 
 Che cosa è l'ordine temporale? E' il mondo in cui viviamo, l'ambiente naturale  e sociale.  Lo si distingue dall'ordine spirituale che, nella terminologia teologica,  è quello della fede, in cui il soprannaturale tocca la realtà naturale e, in particolare, interagisce e dialoga, con noi viventi qui sulla Terra. Questi due ordini da sempre sono stati considerati distinti per i cristiani, e, da un certo punto in poi, diciamo più o meno, dal terzo secolo della nostra era, però anche legati
 Il cristianesimo nasce nella Palestina del primo secolo, in un popolo di cultura e religione ebraica ma sotto occupazione militare e politica romana. La situazione politica del tempo non era tranquilla. La rivolta covava, ma c'erano periodi in cui bisognava organizzare una convivenza in qualche modo pacifica. L'idea di  distinzione origina da questa situazione, per cui, ad un certo punto, dinanzi al problema dell'ossequio preteso dalle autorità degli occupanti, invece di risolversi per la guerra ai romani, all'opposizione dura,  si deliberò  di dare "A Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio". Cesare era l'imperatore romano: anche in seguito gli imperatori romani mantennero questo appellativo, così come altri monarchi dei tempi successivi (Zar è un forma contratta di Cesare). Parlando di Dio in quel contesto ci si volle riferire ai doveri specificamente religiosi.
 Nei primi secoli, quelli dell'opposizione e della persecuzione, il modo della distinzione prevalse. Poi il cristianesimo, con un processo durato circa due secoli, si integrò nell'ordine politico dell'impero romano. In questa epoca comincia a porsi il problema del legame, vale a dire dell'influenza dei principi religiosi, oggi diremmo dei valori, sull'ordinamento politico e civile della società. Non è che, prima di allora, le società dominate dall'impero romano non fossero religiose: non dobbiamo fare l'errore di considerare quelli che, secondo la terminologia un po' intollerante dei secoli dell'affermazione politica del cristianesimo nell'impero romano, chiamiamo i pagani fossero atei. Tutto al contrario, i pagani dell'ellenismo e della latinità erano molto religiosi. Altrimenti non si  spiegherebbe perché costruirono tutti quei grandi e magnificenti templi, molti dei quali sono giunti fino a noi. Il fatto è che le religioni precristiane diffuse nell'impero romano avevano principi molto diversi da quelli cristiani, anche se poi alcuni loro aspetti, in particolare quelli liturgici, furono assimilati dal cristianesimo. Basti pensare al titolo di pontefice che si dà al Papa e che richiama il massimo sacerdozio religioso dell'antica Roma pagana.
 La dialettica, che ebbe storicamente anche evoluzioni drammatiche, tra il papato romano e gli imperatori, e i monarchi, politici in genere, che si succedettero in Europa nelle nazioni divenute cristiane si basò tutta sul rapporto tra distinzione  e legame. Il problema non è mai stato del tutto risolto. Nelle ere delle monarchie assolute, quelle in cui i popoli erano considerati una sorta di proprietà ereditaria delle dinastie regnanti o, al più, figli in una famiglia politica autoritaria di cui il monarca era come il padre (voglio ricordare che l'appellativo di Papa, attribuito al monarca assoluto della nostra confessione religiosa, deriva dal vocabolo greco pàpas, che significa papà), si era instaurato una sorta di condominio sui sudditi, tra i papi (sovrani nello spirituale) e i monarchi civili (sovrani nel temporale) ed esso, come succede nei condomini negli edifici, era travagliato da continue controversie, aggravate dal fatto che fin da epoca remota i papi furono anche sovrani propriamente temporali (un simulacro di questa realtà è in qualche modo l'attuale Città del Vaticano, a Roma). Ancora oggi, di fronte a certe pronunce del Papa che investono problemi morali implicati nella legislazione politica sorgono problemi. L'accusa di papismo cattolico ostacolò a lungo la via ai candidati cattolici alla presidenza degli Stati Uniti d'America, superata solo al tempo dell'elezione di John Kennedy. Questioni analoghe costarono la vita all'inglese san Tommaso Moro (1478-1535), importante  ministro e consigliere del re Enrico 8°.
  Nella visione antica del legame tra temporale  e spirituale, pace si otteneva quando i sovrani nei due ordini riuscivano a trovare un'intesa. Ciò fatto, la rivolta contro il principe in un ordine era considerata illecita anche dal principe dell'altro ordine. Questo ordine di idee portò dal Settecento la Chiesa cattolica, intesa in particolare come gerarchia del clero, a schierarsi, in genere,  con le dinastie civili contro i moti popolari democratici. In questo costituisce una eccezione il caso degli Stati Uniti d'America, ordinamento politico in cui però all'origine prevalevano i principi religiosi di confessioni originate alla Riforma e i cattolici, quando iniziarono ad arrivare, in particolare con l'immigrazione irlandese, polacca e italiana erano emarginati.
 Dal Settecento, rinnovamento dell'ordine temporale, vale a dire della società civile, significò in genere, nelle nazioni europee soggette a monarchie assolute e nei popoli a loro assoggettati, rivoluzione. I primi a farla, in senso moderno, furono i coloni britannici del Nord America, nel 1776. La Chiesa cattolica non fu mai storicamente favorevole alle rivoluzioni, anche se nella teologia ufficiale tomistica c'erano principi anche per decidere quando rivoltarsi a un sovrano ingiusto. Ma in particolare si è dimostrata avversa alle rivoluzioni democratiche come quelle che portarono alla deposizione delle dinastie regnanti con le quali aveva concluso accordi favorevoli. Ancora oggi vediamo talvolta ricevuti in Vaticano con onori particolari gli eredi di antiche dinastie regnanti ormai senza più alcun potere. 
 L'assimilazione alle monarchie assolute iniziò però ad essere vissuta con fastidio dai papi da un certo momento in poi, diciamo dai tempi del Concilio Vaticano 2°. Essi, ad esempio, cominciarono a sentirsi a disagio nei momenti liturgici in cui, secondo un'antica tradizione, dovevano indossare il fastoso copricapo detto tiara o triregno, che reca tre corone, una sopra l'altra, incastonate in una sorta di turbante dorato, simbolo dell'essere, in vari sensi, anche in quello politico, re dei re.
 E' chiaro che la prospettiva è molto diversa nel brano della Apostolicam Actuositatem che ho sopra citato. Qui  l'idea di rinnovamento delle società civili è addirittura centrale. Non c'è l'immagine della Chiesa come regno, ma come popolo. Infatti, storicamente, negli ultimi tre secoli il rinnovamento è scaturito da azioni  di popolo. Ma anche l'immagine degli ordinamenti politici è diversa da quella di un tempo: essi vengo denominati città degli  uomini, espressione cara a Giuseppe Lazzati e che richiama l'idea contemporanea di sovranità popolare. Insomma si tratta di una rappresentazione in cui, con riferimento all'idea di rinnovamento delle società civili, sono tramontati i monarchi e sono sorti i popoli
 La pace tra cielo e terra non è poi più affidata ad un accordo condominiale tra monarchi del temporale e dello spirituale, ma a un'altra realtà che in passato era guardata con grande sospetto, quando pretendeva di sindacare gli ordini di sovrani: la coscienza.
 

Mario Ardigò  - Azione Cattolica  in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.

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