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Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

lunedì 26 novembre 2012

Propositi alla consegna delle nuove tessere di AC

Propositi alla consegna delle nuove tessere di AC

 Il prossimo 8 dicembre ci verranno consegnate le nuove tessere dell’Azione Cattolica. Di questi tempi possiamo quindi fare un bilancio di quello che è stato fatto e propositi per il futuro.
 Già l’essere ancora insieme è un buon risultato. Abbiamo continuato ad animare la Messa domenicale delle nove. Le nostre riunioni del martedì hanno trattato temi interessanti.
 Il programma per il prossimo anno si prospetta anche più coinvolgente, inserendosi nelle iniziative che saranno svolte nel corso dell’Anno della fede.
 Per la mia famiglia questa sarà la seconda tessera dell’A.C. parrocchiale in San Clemente papa. L’anno scorso non l’ho potuta ritirare di persona perché mi trovavo in ospedale. L’hanno fatto per me mia moglie e le mie figlie.
 Sono entrati anche altri nuovi membri del gruppo, giovani e meno giovani. Quindi, in fin dei conti, sono stati cattivi indovini quelli che, guardando il gruppo dal di fuori, ne temevano la prossima estinzione.
 Uno dei campi in cui potremmo pensare come migliorare collettivamente è, dal mio punto di vista, quello dell’apertura alla gente di fuori.
 Veder facce nuove tra di noi dovrebbe rallegrarci e a volte è proprio così, ma forse, un po’ per questioni di indole o di abitudini, non lo diamo a vedere. E innanzi tutto mi piacerebbe “agganciare” veramente chi viene da fuori per le prime volte, ad esempio avere un suo recapito mediante il quale mettersi in contatto con lui, un indirizzo, un numero di telefono, un indirizzo email.
 A volte le persone non vengono ai nostri incontri e non si sa bene perché. Stanno male? Hanno bisogno di aiuto? Sono tristi o abbattute? Hanno qualche problema? Sono rimasti insoddisfatte o sono state urtate da qualcosa? Come fare per contattarle?
 Ho notato che in certe occasioni o ricorrenze sono ricomparse persone che erano socie “storiche” del gruppo e che, o per l’età avanzata  o per acciacchi vari, non erano potute venire le altre volte. Mi piacerebbe che riuscissimo a mantenere un contatto anche con loro.
 Ora, non si tratta di “fare l’appello” ogni volta, come nelle nostre classi scolastiche di una volta, ma di predisporre un modo perché, chi lo voglia, possa tenersi in contatto con  il gruppo, almeno con qualcuno del gruppo, anche se non può venire ai nostri incontri.  Propongo quindi di scambiarci i nostri recapiti, come si faceva da ragazzi a scuola. Alla fine di ogni “foglio” che a volte distribuisco alle nostre riunioni, inserisco i miei recapiti: chi vuole se ne serva.
 E ch fare per attirare altri a collaborare al lavoro che ci proponiamo di fare in A.C. Ad esempio, ne parliamo in famiglia, in particolare ai nostri parenti più giovani?
 Innanzi tutto io ci comporrei una preghiera su, da recitare ogni volta che ci riuniamo, insieme alle altre preghiere tradizionali che facciamo. In definitiva siamo un gruppo religioso e specialmente in questo desiderio di apertura agli altri, che corrisponde alla missione che abbiamo come parti vive della Chiesa, possiamo e dobbiamo confidare in un aiuto dall’alto. In questo modo, facendo di questo tema un argomento di preghiera, da vivere con fiducia nella propria interiorità, ci potremmo abituare a collocare questo desiderio degli altri, questo bisogno di gente nuova, nel profondo del cuore  e al centro delle attenzioni del gruppo: questo potrebbe aiutarci a disporci meglio ad aprirci verso coloro che effettivamente verranno.
 “Di più saremo insieme, più gioia ci sarà” diceva il moto di un Jamboree, il raduno internazionale degli scout, di tanti anni fa. Ma non si tratta solo di questo, della gioia che si prova nell’essere in tanti. Ogni nuova persona che si avvicina a noi in amicizia si arricchisce del suo particolare punto di vista, delle sua specifica esperienza di vita. C’è tanto da fare, c’è tanto da imparare, c’è tanto da leggere, e questo vale anche nell’età più anziana, almeno in una prospettiva cristiana, quindi di una fede che confida nel rinnovamento finale, quando, come è scritto, ogni cosa sarà fatta nuova e ogni lacrima sarà asciugata. Noi non temiamo il futuro, perché è nel futuro il compimento beato, e anzi lo  invochiamo e diciamo “vieni!”.
 Il lavoro del cristiano, anche se vissuto nella solitudine monacale, è fatto per le moltitudini, e non solo dei viventi qui e ora, ma anche di coloro che sono trapassati e di coloro che verranno: ecco perché vorremmo essere sempre più premurosi nel diffondere e proteggere la vita umana in tutte le sue manifestazioni, anche lì dove altri vedono solo materia biologica in trasformazione.
 Essere in molti, non comporta però, in religione, nella vita di fede, essere anonimi in una massa di individui, far quindi parte di quelle che vengono definite “folle solitarie”, come può essere la gente che frequenta in un certo giorno una stazione ferroviaria, persone che vanno, persone che vengono, tutte che sanno dove andare di preciso  ma che se ne stanno per conto proprio, divergendo l’una dall’altra. Il nostro modo di essere in tanti è quello dell’agàpe, del bel convivio in cui si sta insieme nella gioia di gustare cibi e bevande abbondanti e buone. Secondo me sviluppare questa agàpe è parte del nostro impegno religioso: conosciamoci meglio, apprezziamoci meglio, ognuno abbia un suo ruolo nel gruppo e non sia semplice occasionale spettatore.
 Un impegno che potremmo prendere per il prossimo anno è di sforzarci di produrre ciascuno qualcosa ad ogni riunione, in particolare i più anziani facendo memoria viva del passato. L’A.C. ha una storia piuttosto lunga ed è passata anche per anni piuttosto travagliati, resistendo di generazione in generazione e anche imparando dalle difficoltà. Quando, prima dell’estate, abbiamo iniziato a riferire episodi di vita di A.C. del passato ho notato che chi parlava si concentrava sulla propria infanzia, adolescenza e prima gioventù, evidentemente tempi di grandi scoperte, che avevano lasciato una forte traccia emotiva. Ma il tempo che è venuto dopo, quello della maturità, quello degli impegni come coniugi e come genitori, non ha anch’esso un significato importante? Come è stato vissuto in A.C.? Non è stato anch’esso bello, appassionante? Per diversi di noi quegli anni, diciamo gli anni Sessanta e Settanta hanno coinciso con un’epoca di profondi cambiamenti, sia nella società che nella nostra Chiesa. In A.C. i particolare qualcosa in quegli anni si è perduto, e non è stato più recuperato, e alcune speranze sono state disattese. C’è stato un momento in cui è venuto meno o è stato più difficoltoso il ricambio generazionale, non tanto ai vertici dell’associazione, ma nella base, come possiamo constatare esaminando la situazione del nostro gruppo parrocchiale. Ragioniamoci su!

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

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