INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Da quando, nel gennaio del 2012, questo blog è stato aperto sono stati pubblicati oltre 3.400 interventi (post) su vari argomenti. Per ricercare quelli su un determinato tema, impostare su GOOGLE una ricerca inserendo "acvivearomavalli.blogspot.it" + una parola chiave che riguarda il tema di interesse (ad esempio "democrazia").

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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lunedì 19 agosto 2019

PAPA FRANCESCO ANGELUS Piazza San Pietro Domenica, 18 agosto 2019


PAPA FRANCESCO
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 18 agosto 2019
da: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2019/documents/papa-francesco_angelus_20190818.html 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
  Nell’odierna pagina evangelica (cfr Lc 12,49-53) Gesù avverte i discepoli che è giunto il momento della decisione. La sua venuta nel mondo, infatti, coincide con il tempo delle scelte decisive: non si può rimandare l’opzione per il Vangelo. E per far comprendere meglio questo suo richiamo, si avvale dell’immagine del fuoco che Lui stesso è venuto a portare sulla terra. Dice così: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (v. 49). Queste parole hanno lo scopo di aiutare i discepoli ad abbandonare ogni atteggiamento di pigrizia, di apatia, di indifferenza e di chiusura per accogliere il fuoco dell’amore di Dio; quell’amore che, come ricorda San Paolo, «è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo» (Rm 5, 5). Perché è lo Spirito Santo che ci fa amare Dio e ci fa amare il prossimo; è lo Spirito Santo che tutti abbiamo dentro.
Gesù rivela ai suoi amici, e anche a noi, il suo più ardente desiderio: portare sulla terra il fuoco dell’amore del Padre, che accende la vita e mediante il quale l’uomo è salvato. Gesù ci chiama a diffondere nel mondo questo fuoco, grazie al quale saremo riconosciuti come suoi veri discepoli. Il fuoco dell’amore, acceso da Cristo nel mondo per mezzo dello Spirito Santo, è un fuoco senza limiti, è un fuoco universale. Questo si è visto fin dai primi tempi del Cristianesimo: la testimonianza del Vangelo si è propagata come un incendio benefico superando ogni divisione fra individui, categorie sociali, popoli e nazioni. La testimonianza del Vangelo brucia, brucia ogni forma di particolarismo e mantiene la carità aperta a tutti, con la preferenza per i più poveri e gli esclusi.
  L’adesione al fuoco dell’amore che Gesù ha portato sulla terra avvolge l’intera nostra esistenza e richiede l’adorazione a Dio e anche una disponibilità a servire il prossimo. Adorazione a Dio e disponibilità a servire il prossimo. La prima, adorare Dio, vuol dire anche imparare la preghiera dell’adorazione, che di solito dimentichiamo. Ecco perché invito tutti a scoprire la bellezza della preghiera dell’adorazione e di esercitarla spesso. E poi la seconda, la disponibilità a servire il prossimo: penso con ammirazione a tante comunità e gruppi di giovani che, anche durante l’estate, si dedicano a questo servizio in favore di ammalati, poveri, persone con disabilità. Per vivere secondo lo spirito del Vangelo occorre che, di fronte ai sempre nuovi bisogni che si profilano nel mondo, ci siano discepoli di Cristo che sappiano rispondere con nuove iniziative di carità. E così, con l’adorazione a Dio e il servizio al prossimo – ambedue insieme, adorare Dio e servire il prossimo – il Vangelo si manifesta davvero come il fuoco che salva, che cambia il mondo a partire dal cambiamento del cuore di ciascuno.
  In questa prospettiva, si comprende anche l’altra affermazione di Gesù riportata nel brano di oggi, che di primo acchito può sconcertare: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione» (Lc 12,51). Egli è venuto a “separare col fuoco”. Separare che? Il bene dal male, il giusto dall’ingiusto. In questo senso è venuto a “dividere”, a mettere in “crisi” – ma in modo salutare – la vita dei suoi discepoli, spezzando le facili illusioni di quanti credono di poter coniugare vita cristiana e mondanità, vita cristiana e compromessi di ogni genere, pratiche religiose e atteggiamenti contro il prossimo. Coniugare, alcuni pensano, la vera religiosità con le pratiche superstiziose: quanti sedicenti cristiani vanno dall’indovino o dall’indovina a farsi leggere la mano! E questa è superstizione, non è di Dio. Si tratta di non vivere in maniera ipocrita, ma di essere disposti a pagare il prezzo di scelte coerenti – questo è l’atteggiamento che ognuno di noi dovrebbe cercare nella vita: coerenza – pagare il prezzo di essere coerenti col Vangelo. Coerenza con il Vangelo. Perché è buono dirsi cristiani, ma occorre soprattutto essere cristiani nelle situazioni concrete, testimoniando il Vangelo che è essenzialmente amore per Dio e per i fratelli.
  Maria Santissima ci aiuti a lasciarci purificare il cuore dal fuoco portato da Gesù, per propagarlo con la nostra vita, mediante scelte decise e coraggiose.


Sono persone!


In questo  sesto anniversario della visita a Lampedusa, il mio pensiero va agli “ultimi” che ogni giorno gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono. Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea. Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare. Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti. Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli. Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! “Non si tratta solo di migranti!”, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata.
[Papa Francesco - dall'omelia dell'8-7-19 - Messa nella Basilica di San Pietro a Roma in occasione dell’Anniversario della sua visita a Lampedusa]

On this sixth anniversary of the visit to Lampedusa, my thoughts go out to those “least ones” who daily cry out to the Lord, asking to be freed from the evils that afflict them. These least ones are abandoned and cheated into dying in the desert; these least ones are tortured, abused and violated in detention camps; these least ones face the waves of an unforgiving sea; these least ones are left in reception camps too long for them to be called temporary. These are only some of the least ones who Jesus asks us to love and raise up. Unfortunately the existential peripheries of our cities are densely populated with persons who have been thrown away, marginalized, oppressed, discriminated against, abused, exploited, abandoned, poor and suffering. In the spirit of the Beatitudes we are called to comfort them in their affliction and offer them mercy; to sate their hunger and thirst for justice; to let them experience God’s caring fatherliness; to show them the way to the Kingdom of Heaven. They are persons; these are not mere social or migrant issues! “This is not just about migrants”, in the twofold sense that migrants are first of all human persons, and that they are the symbol of all those rejected by today’s globalized society.
[Pope Francis -from  homily on 8-7-19 - Mass in St. Peter's Basilica in Rome on the occasion of the anniversary of his visit to Lampedusa]


Il Papa insegna una cosa ovvia: chi incrudelisce contro i migranti va contro Gesù, che «ci chiede di amare e rialzare». Bisogna scegliere. La scelta ha un carattere particolare perché è politica. Non è come quando, ad esempio, decidiamo come comportarci con una persona della nostra famiglia o con un vicino di casa. Questo non mi pare chiaro  a molti e, del resto, i nostri politici non aiutano a capirlo. Anzi tendono ad assimilare quella scelta, che riguarda il governo della società, a quelle che facciamo nei nostri ambienti di prossimità. Accade così quando, a fronte delle critiche a certe politiche di discriminazione e respingimento, dicono ai dissenzienti di  prenderli a casa loro [i migranti poveri]. Ancora agli inizi del Novecento si ragionava in Italia in questo modo in merito alle spese sanitarie per curare le singole persone: la malattia era un male privato e ciascuno doveva sostenere da sé il costo delle cure. In gran parte del mondo è ancora così, in particolare nei Paesi più poveri. Ma anche negli Stati Uniti d’America solo di recente è stato introdotto un sistema di assicurazioni private con finalità sociali che garantisce a una parte della fasce meno abbienti di quella nazione (che è ancora tra le più ricche del mondo) una parte delle cure loro occorrenti, senza che facciano carico del tutto ai malati e alle loro famiglie. Ma l’attuale Presidenza federale statunitense si propone di abolirlo. In generale, negli Stati Uniti solo chi ha un lavoro stabile ha garantite le cure mediche a carico di assicurazioni private e le prestazioni variano a secondo del tipo di impiego o professione. In Italia , invece, gran parte delle cure sanitarie, anche quelle molto costose, sono a carico del Sistema Sanitario Nazionale, gestito dalle Regioni con fondi che in massima parte derivano dai tributi che versiamo allo Stato. Questo è previsto nella nostra Costituzione. E' stata una scelta politica. 
  Il problema del soccorso, accoglienza e integrazione o respingimento dei migranti è sociale, collettivo, e va risolto con un’organizzazione collettiva. Il fatto che al soccorso in mare ai migranti nel tratto di mare tra le nostre coste e quelle libiche si dedichino in prevalenza organizzazioni private è un segnale che qualcosa non va: e infatti da qualche anno lo Stato italiano non organizza più quel servizio e ha ritirato la flotta che impiegava per svolgerlo. Di esso vi sarebbe ancora necessità: infatti fonti affidabili segnalano che finora circa novecento persone sono annegate nel 2019 in quel tratto di mare.  Non solo: recenti disposizioni di legge creano difficoltà anche alle organizzazioni private. Vorremmo che a soccorrere fosse la Guardia costiera libica. Questo soccorso si configura in realtà come una cattura, perché le persone soccorse vengono poi internate in centri in Libia in condizioni di detenzione, che l’ONU ha dichiarato pessime. La Libia è uno stato in guerra. Ad oriente vi è un’organizzazione che sta attaccando quella ad occidente, dove attualmente manteniamo un corpo di spedizione. La Guardia costiera libica è organizzata nella parte occidentale, dove teniamo lla gente nostra, soldati e funzionari civili. Opera con navi fornite dall’Italia, con personale addestrato dall’Italia e verosimilmente sulla base di informazioni sulla posizione dei migranti fornite dall’Italia, che le acquisisce mediante il proprio dispositivo militare nell’area. Osservo: si può capire che uno stato in condizioni di guerra come quello della Libia occidentale cerchi di contrastare l'immigrazione irregolare di stranieri, ma perché dovrebbe contrastare anche l'emigrazione irregolare di stranieri (non di propri cittadini)? In realtà questa attività di contrasto dell'emigrazione  irregolare di stranieri dalla Libia viene svolta nell’interesse dell’Italia, è un forma di protezione avanzata delle  nostre  frontiere. Essa non viene svolta solo nelle acque territoriali libiche, ma molto oltre, nel mare internazionale. Quando viene svolta nel mare internazionale può riguardare solo imbarcazioni in difficoltà, perché le norme internazionali vietano di assaltare quelle che non lo sono (sarebbe pirateria), salvo il caso di guerra o di convenzioni internazionali che consentano quell’attività, come quando una nave militare inizia l’inseguimento nel mare territoriale e lo prosegue in acque internazionali. Le operazioni di polizia libica su navi di migranti in difficoltà, per catturarne i passeggeri e riportarli in Libia, sono svolte dalla Guardia costiera libica nel quadro di un’attività di sorveglianza e soccorso in un’area di mare internazionale individuata come zona S.A.R. - di sorveglianza e soccorso -  e riconosciuta alla competenza e responsabilità della Libia occidentale nel giugno dell’anno scorso. La critica che si fa è questa: non si tratta in realtà di soccorso  ma di cattura, a cui segue un internamento in Libia, in pessime condizioni, senza prospettive di una rapida soluzione per gli internati. Ciò che si fa, si fa con mezzi forniti dall’Italia e nell’interesse dell’Italia, ma senza che l’Italia si assuma la responsabilità degli internati, vale a dire delle persone catturate mentre stavano emigrando  dalla Libia più o meno verso le nostre coste (l’Italia è lo stato europeo che con Malta, un piccolo arcipelago, è il più vicino alla Libia: è la principale porte d’Europa per chi parte dalla Libia occidentale).  Questo il problema sociale, che è anche politico, e che in democrazia riguarda tutti quelli che hanno il diritto di votare alle elezioni. Con il loro voto possono scegliere tra le soluzioni politiche proposte e indirizzare l’azione di governo. Quel problema non  è  da oggi: si è manifestato dall’inizio degli anni ’90, quindi da circa trent’anni, ma la politica italiana, senza distinzione dei suoi orientamenti politici, non è riuscita finora ad andare molto più in là del sistema ora vigente, che risale ad accordi conclusi molto tempo addietro con il capo libico Gheddafi, ucciso nel 2011 nel corso della prima fase della guerra civile libiche, che da allora è stata sempre in corso e che ha visto e vede l’intervento di varie potenze straniere, tra le quali l’Italia [fino al settembre 2018 la missione in Libia MIASIT prevedeva un impiego massimo di 400 militari, 130 mezzi terrestri e mezzi navali e aerei (questi ultimi tratti nell’ambito delle unità del dispositivo aeronavale nazionale Mare Sicuro) fonte: https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Libia_Missione_bilaterale_di_supporto_e_assistenza/Pagine/Contributo_nazionale.aspx].
  Per i migranti la nostra scelta è per la vita o per la morte e ne ha la responsabilità chi in Italia ha voce in politica, innanzi tutto gli elettori. Ma il problema riguarda da vicino anche la nostra vita, perché, semplicemente respingendo, non lo si risolve, ma lo si aggrava poco al di là dei nostri confini, lì dove abbiamo importanti fonti di approvvigionamento energetico e dove, pertanto, abbiamo interesse a mantenere tranquilla la situazione.

 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli 


The Pope teaches something obvious: those who cruel against migrants go against Jesus, who "asks us to love and raise". You have to choose. The choice has a particular character because it is political. It is not like when, for example, we decide how to behave with a person from our family or with a neighbor. This does not seem clear to many and, moreover, our politicians do not help to understand it. Indeed they tend to assimilate that choice, which concerns the governance of society, to those we do in our proximity environments. This is how when, in the face of criticism of certain discrimination and refoulement policies, they tell dissenters to take them home [poor migrants]. Even at the beginning of the twentieth century this was the reasoning in Italy regarding health care costs: the illness was a private evil and everyone had to bear the cost of treatment on their own. This is still the case in most of the world, especially in the poorest countries. Only recently in the United States of America has been introduced a system of private insurance with social purposes which guarantees to a part of the less wealthy groups of that nation (which is still among the richest in the world) a part of the care needed by them. without having to do everything for the sick and their families. But the current US Federal Presidency intends to abolish it. In general, in the United States only those who have a stable job have guaranteed medical care for private insurance and the benefits vary according to the type of employment or profession. In Italy most of the health care, even the very expensive ones, are borne by the National Health System, managed by the Regions with funds that for the most part derive from the taxes we pay to the State. This is provided for in our Constitution.
The problem of rescue, reception and integration or refoulement of migrants is social, collective, and must be solved with a collective organization. The fact that to the sea rescue to migrants in the stretch of sea between our coasts and the Libyan ones is mainly dedicated private organizations is a sign that something is wrong: and in fact for some years the Italian State no longer organizes that service and has withdrawn the fleet he used in that public service. Of the latter there would be need: in fact reliable sources indicate that so far about nine hundred people have drowned in 2019 in that stretch of sea. Not only: recent legal provisions create difficulties even for private organizations. We would like to help the Libyan Coast Guard. This rescue actually takes the form of a capture, because relief efforts are then interned in detention centers in Libya, which the UN has declared appalling. Libya is a warring state. In the east there is an organization that is attacking the one to the west, where we currently maintain a shipping body. The Libyan Coast Guard is organized in the western part. It operates with ships provided by Italy, with personnel trained by Italy and probably based on information on the position of migrants provided by Italy, which acquires them through its military device in the area. I note: it can be understood that a state in war conditions like that of western Libya tries to counter irregular immigration of foreigners, but why should it also counteract the irregular emigration of foreigners (not their own citizens)? In reality this activity of contrasting the irregular emigration of foreigners from Libya is carried out in the interest of Italy, it is a form of advanced protection of our borders. It is not only carried out in Libyan territorial waters, but far beyond, in the international sea. When it is carried out in the international sea it can only concern boats in difficulty, because international rules prohibit the assault of those that are not, except in the case of war or international conventions that allow that activity, such as when a military ship starts the pursuit in the territorial sea and continues in international waters. The Libyan police operations on ships of migrants in difficulty, to capture passengers and bring them back to Libya, are carried out as part of a surveillance and rescue activity in an international sea area identified as S.A.R. - surveillance and rescue - recognized in western Libya in June last year. The criticism that is made is this: in reality it is not a matter of relief but of capture, followed by an internment in Libya, in very bad conditions, with no prospects of a rapid solution for the internees. What is done is done with means provided by Italy and in the interest of Italy, but without Italy assuming the responsibility of the internees, the people captured while they were emigrating from Libya to more or less our coasts ( Italy is the European state that, with Malta, a small archipelago, is the closest to Libya: it is the main gateway to Europe for those departing from western Libya). This is the social problem, which is also political, and which in democracy concerns all those who have the right to vote in elections. With their vote they can choose between the proposed political solutions and direct government action. That problem is not from today: it has manifested itself since the early 1990s, so for about thirty years, but Italian politics has so far failed to go much further than the current system, which dates back to agreements concluded a lot long ago with the Libyan leader Gaddafi, killed in 2011 during the first phase of the Libyan civil war, which since then has always been ongoing and has seen and sees the intervention of various foreign powers, including Italy [up in September 2019 the mission in Libya MIASIT provided for a maximum use of 400 soldiers, 130 land vehicles and naval and air vehicles (these vehicles within the units of the national secure Sea-Air naval device) source: https: //www.difesa. en / OperazioniMilitari / op_intern_corso / Libia_Missione_bilaterale_di_supporto_e_assistenza / Pages / Contributo_nazionale.aspx].
 For migrants, the choice is for life or death and it is the responsibility of those in Italy who have a voice in politics, first and foremost the voters. But the problem also closely concerns our lives, because, by simply rejecting it, it is not resolved, but it is aggravated just beyond our borders, where we have important sources of energy supply and where, therefore, we have an interest in maintaining calm the situation.

  Mario Ardigò - Catholic Action in San Clemente Pope parish - Rome, Monte Sacro, Valli neighborhood

domenica 18 agosto 2019

Domenica 18-8-19 – 20° del Tempo Ordinario - Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove - avvisi del parroco e di Azione Cattolica.- Sunday August 18, 2019 - Twentieth Sunday in Ordinary Time -Readings and summary of the homily of the Mass at nine - notices from the parson and from Catholic Action parish group




Domenica 18-8-19  – 20° del Tempo Ordinario -   Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità –  colore liturgico: verde – salterio: 4° settimana - Letture e sintesi dell’omelia della  Messa delle  nove - avvisi  del parroco e di   Azione Cattolica.


Sunday August 18, 2019 - Twentieth Sunday in Ordinary Time - Lectionary of year C for Sundays and solemnities - liturgical color: green - psaltery: 4th week - Readings and summary of the homily of the Mass at nine - notices from the parson and from Catholic Action parish group



Osservazioni ambientali: cielo sereno;   temperatura ambientale  30°C. E’ una giornata molto calda.

Environmental observations: clear sky;  ambient temperature 30 ° C. It's a very hot day.

 
Alla Messa delle nove il gruppo parrocchiale di Azione Cattolica  era nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.
 At the nine o'clock Mass the Catholic Action parish group was on the left banks, next to the altar, looking at the apse.

 Buona domenica e un augurio di pace e felicità a tutti i lettori!  
Good Sunday and best wishes for peace and happiness to all readers!

Le riunioni infrasettimanali del gruppo parrocchiale di azione cattolica riprenderanno martedì 1 ottobre 2019, alle ore 17  in sala rossa.

The midweek meetings of the parish group of Catholic Action will resume on Tuesday  October 1 2019, at 17.00 in the red room.


Note: after the Italian text there is the translation in English, done with the help of Google Translator. I tried to correct, within the limits of my knowledge of English, some inaccuracies that automatic translation still inevitably entails. I have experimented that even with these inaccuracies the translation allows us to be understood by those who speak English, in the many national versions of the world, or who use it as a second or third language. It is the function that in ancient times carried out the Greek. Trying to be understood by other peoples corresponds to an ancient vocation of the Church of Rome, which is still current. The biblical texts in English are taken from https://www.associationofcatholicpriests.ie , from other Catholic sites in English and from http://www.vatican.va/archive/ENG0839/_INDEX.HTM (The New American Bible);  the texts in english  of the documents of the Second Vatican Council, are taken from sites of Holy See.

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Pillola di Concilio
Dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti  - Lumen gentium del Concilio Vaticano 2° (1962-1965)
From the Dogmatic Constitution on the Church  Lumen gentium Joy and hope, of the Second Vatican Council (1962-1965)

Partecipazione dei laici al servizio regale
 36. Cristo, fattosi obbediente fino alla morte e perciò esaltato dal Padre (cfr. Fil 2,8-9), è entrato nella gloria del suo regno; a lui sono sottomesse tutte le cose, fino a che egli sottometta al Padre se stesso e tutte le creature, affinché Dio sia tutto in tutti (cfr. 1 Cor 15,27-28). Questa potestà egli l'ha comunicata ai discepoli, perché anch'essi siano costituiti nella libertà regale e con l'abnegazione di sé e la vita santa vincano in se stessi il regno del peccato anzi, servendo il Cristo anche negli altri, con umiltà e pazienza conducano i loro fratelli al Re, servire i1 quale è regnare. Il Signore infatti desidera estendere il suo regno anche per mezzo dei fedeli laici: i1 suo regno che è regno « di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace » e in questo regno anche le stesse creature saranno liberate dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio (cfr. Rm 8,21). Grande veramente è la promessa, grande il comandamento dato ai discepoli: « Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio » (1 Cor 3,23).
I fedeli perciò devono riconoscere la natura profonda di tutta la creazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio, e aiutarsi a vicenda a una vita più santa anche con opere propriamente secolari, affinché il mondo si impregni dello spirito di Cristo e raggiunga più efficacemente il suo fine nella giustizia, nella carità e nella pace. Nel compimento universale di questo ufficio, i laici hanno il posto di primo piano. Con la loro competenza quindi nelle discipline profane e con la loro attività, elevata intrinsecamente dalla grazia di Cristo, portino efficacemente l'opera loro, affinché i beni creati, secondo i fini del Creatore e la luce del suo Verbo, siano fatti progredire dal lavoro umano, dalla tecnica e dalla cultura civile per l'utilità di tutti gli uomini senza eccezione, e siano tra loro più convenientemente distribuiti e, secondo la loro natura, portino al progresso universale nella libertà umana e cristiana. Così Cristo per mezzo dei membri della Chiesa illuminerà sempre di più l'intera società umana con la sua luce che salva.
Inoltre i laici, anche consociando le forze, risanino le istituzioni e le condizioni del mondo, se ve ne siano che provocano al peccato, così che tutte siano rese conformi alle norme della giustizia e, anziché ostacolare, favoriscano l'esercizio delle virtù. Così agendo impregneranno di valore morale la cultura e le opere umane. In questo modo il campo del mondo si trova meglio preparato per accogliere il seme della parola divina, e insieme le porte della Chiesa si aprono più larghe, per permettere che l'annunzio della pace entri nel mondo.
Per l'economia stessa della salvezza imparino i fedeli a ben distinguere tra i diritti e i doveri, che loro incombono in quanto membri della Chiesa, e quelli che competono loro in quanto membri della società umana. cerchino di metterli in armonia fra loro, ricordandosi che in ogni cosa temporale devono essere guidati dalla coscienza cristiana, poiché nessuna attività umana, neanche nelle cose temporali, può essere sottratta al comando di Dio. Nel nostro tempo è sommamente necessario che questa distinzione e questa armonia risplendano nel modo più chiaro possibile nella maniera di agire dei fedeli, affinché la missione della Chiesa possa più pienamente rispondere alle particolari condizioni del mondo moderno. Come infatti si deve riconoscere che la città terrena, legittimamente dedicata alle cure secolari, è retta da propri principi, così a ragione è rigettata l’infausta dottrina che pretende di costruire la società senza alcuna considerazione per la religione e impugna ed elimina la libertà religiosa dei cittadini.
Participation of the laities in kingly service
36. Christ, becoming obedient even unto death and because of this exalted by the Father, entered into the glory of His kingdom. To Him all things are made subject until He subjects Himself and all created things to the Father that God may be all in all. Now Christ has communicated this royal power to His disciples that they might be constituted in royal freedom and that by true penance and a holy life they might conquer the reign of sin in themselves. Further, He has shared this power so that serving Christ in their fellow men they might by humility and patience lead their brethren to that King for whom to serve is to reign. But the Lord wishes to spread His kingdom also by means of the laity, namely, a kingdom of truth and life, a kingdom of holiness and grace, a kingdom of justice, love and peace. In this kingdom creation itself will be delivered from its slavery to corruption into the freedom of the glory of the sons of God. Clearly then a great promise and a great trust is committed to the disciples: "All things are yours, and you are Christ's, and Christ is God's".
The faithful, therefore, must learn the deepest meaning and the value of all creation, as well as its role in the harmonious praise of God. They must assist each other to live holier lives even in their daily occupations. In this way the world may be permeated by the spirit of Christ and it may more effectively fulfill its purpose in justice, charity and peace. The laity have the principal role in the overall fulfillment of this duty. Therefore, by their competence in secular training and by their activity, elevated from within by the grace of Christ, let them vigorously contribute their effort, so that created goods may be perfected by human labor, technical skill and civic culture for the benefit of all men according to the design of the Creator and the light of His Word. May the goods of this world be more equitably distributed among all men, and may they in their own way be conducive to universal progress in human and Christian freedom. In this manner, through the members of the Church, will Christ progressively illumine the whole of human society with His saving light.
Moreover, let the laity also by their combined efforts remedy the customs and conditions of the world, if they are an inducement to sin, so that they all may be conformed to the norms of justice and may favor the practice of virtue rather than hinder it. By so doing they will imbue culture and human activity with genuine moral values; they will better prepare the field of the world for the seed of the Word of God; and at the same time they will open wider the doors of the Church by which the message of peace may enter the world.
Because of the very economy of salvation the faithful should learn how to distinguish carefully between those rights and duties which are theirs as members of the Church, and those which they have as members of human society. Let them strive to reconcile the two, remembering that in every temporal affair they must be guided by a Christian conscience, since even in secular business there is no human activity which can be withdrawn from God's dominion. In our own time, however, it is most urgent that this distinction and also this harmony should shine forth more clearly than ever in the lives of the faithful, so that the mission of the Church may correspond more fully to the special conditions of the world today. For it must be admitted that the temporal sphere is governed by its own principles, since it is rightly concerned with the interests of this world. But that ominous doctrine which attempts to build a society with no regard whatever for religion, and which attacks and destroys the religious liberty of its citizens, is rightly to be rejected.


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Dal Catechismo della Chiesa cattolica

2816. Nel Nuovo Testamento la parola [del greco antico] basilèia può essere tradotta con « regalità » (nome astratto), « regno » (nome concreto) oppure « signoria » (nome d'azione). Il regno di Dio è prima di noi. Si è avvicinato nel Verbo incarnato, viene annunciato in tutto il Vangelo, è venuto nella morte e risurrezione di Cristo. Il regno di Dio viene fin dalla santa Cena e nell'Eucaristia, esso è in mezzo a noi. Il Regno verrà nella gloria allorché Cristo lo consegnerà al Padre suo:
« È anche possibile che il regno di Dio significhi Cristo in persona, lui che invochiamo con i nostri desideri tutti i giorni, lui di cui bramiamo affrettare la venuta con la nostra attesa. Come egli è la nostra risurrezione, perché in lui risuscitiamo, così può essere il regno di Dio, perché in lui regneremo ».

[citazione da: San Cipriano di Cartagine, De dominica Oratione, 13: CCL 3A, 97 (PL 4, 545)]


From Catechism of the Catholic Church

2816. In the New Testament, the word basilèia can be translated by "kingship" (abstract noun), "kingdom" (concrete noun) or "reign" (action noun). the Kingdom of God lies ahead of us. It is brought near in the Word incarnate, it is proclaimed throughout the whole Gospel, and it has come in Christ's death and Resurrection. the Kingdom of God has been coming since the Last Supper and, in the Eucharist, it is in our midst. The kingdom will come in glory when Christ hands it over to his Father:
It may even be . . . that the Kingdom of God means Christ himself, whom we daily desire to come, and whose coming we wish to be manifested quickly to us. For as he is our resurrection, since in him we rise, so he can also be understood as the Kingdom of God, for in him we shall reign. [from: St. Cyprian, De Dom. orat. 13 PL 4, 528A. ]

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Prima lettura
Dal libro  del profeta Geremia (Ger 38,4-6, 8-10)
 First reading
From the book of the prophet Jeremiah (Jer 38:4-6, 8-10)


   In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
  Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
  Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».

In those days, the princes said to the king:
"Jeremiah ought to be put to death;
he is demoralizing the soldiers who are left in this city,
and all the people, by speaking such things to them;
he is not interested in the welfare of our people,
but in their ruin." 
King Zedekiah answered: "He is in your power";
for the king could do nothing with them. 
And so they took Jeremiah
and threw him into the cistern of Prince Malchiah,
which was in the quarters of the guard,
letting him down with ropes. 
There was no water in the cistern, only mud,
and Jeremiah sank into the mud.

Ebed-melech, a court official,
went there from the palace and said to him:
"My lord king,
these men have been at fault
in all they have done to the prophet Jeremiah,
casting him into the cistern. 
He will die of famine on the spot,
for there is no more food in the city." 
Then the king ordered Ebed-melech the Cushite
to take three men along with him,
and draw the prophet Jeremiah out of the cistern before
he should die.


Salmo responsoriale
Dal salmo  39
Responsorial psalm
From the psalm 39

Ritornello / Response:
Signore, vieni presto in mio aiuto
 Lord, come to my aid!

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido. 
 
Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi. 
 
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore. 
 
Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare.
 


I have waited, waited for the LORD,
and he stooped toward me.
The LORD heard my cry.

He drew me out of the pit of destruction,
 out of the mud of the swamp;
he set my feet upon a crag;
 he made firm my steps.

And he put a new song into my mouth,
 a hymn to our God.
Many shall look on in awe
 and trust in the LORD.

Though I am afflicted and poor,
 yet the LORD thinks of me.
You are my help and my deliverer;
 O my God, hold not back!


Seconda lettura
Dalla  lettera agli Ebrei (Eb 12,1-4)
Second reading
From the letter to the Hebrews (Heb 12:1-4]

  Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
 Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
 Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.

Brothers and sisters:
Since we are surrounded by so great a cloud of witnesses,
let us rid ourselves of every burden and sin that clings to us
and persevere in running the race that lies before us
while keeping our eyes fixed on Jesus,
the leader and perfecter of faith. 
For the sake of the joy that lay before him
he endured the cross, despising its shame,
and has taken his seat at the right of the throne of God. 
Consider how he endured such opposition from sinners,
in order that you may not grow weary and lose heart. 
In your struggle against sin
you have not yet resisted to the point of shedding blood.

Acclamazione al Vangelo
Acclamation to the Gospel

Alleluia, alleluia.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)

My sheep hear my voice, says the Lord;
I know them, and they follow me. (Joh 10:27)

Alleluia.


Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)
Gospel
From the Gospel according to Luke (Lk 12:49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
 
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».


 Iesus said to his disciples:
"I have come to set the earth on fire,
and how I wish it were already blazing! 
There is a baptism with which I must be baptized,
and how great is my anguish until it is accomplished! 
Do you think that I have come to establish peace on the earth? 
No, I tell you, but rather division. 
From now on a household of five will be divided,
three against two and two against three;
a father will be divided against his son
and a son against his father,
a mother against her daughter
and a daughter against her mother,
a mother-in-law against her daughter-in-law
and a daughter-in-law against her mother-in-law."



Sintesi dell’omelia della Messa delle nove
 «Signore, vieni presto in mio aiuto».
 Il fuoco che il Signore vuole portarci è quello dello Spirito Santo - Amore. Ma siamo distratti da tanti altri fuochi.
 Invochiamo l’aiuto del Signore per concentraci sul fuoco che lui ci porta.


Summary of the homily of the Mass at nine o’clock


«Lord, come to my aid!»
The fire that the Lord wants to bring us is that of the Holy Spirit - Love. But we are distracted by many other fires.
  We invoke the Lord's help to concentrate on the fire he brings us.


Summaries of Mario Ardigò , for how he understood the  words of the celebrants.


Avvisi del parroco/ Announcements from the parson:
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Avvisi di Azione Cattolica: /  Catholic Action Notices:

Le riunioni infrasettimanali del gruppo parrocchiale di azione cattolica riprenderanno martedì 1 ottobre 2019, alle ore 17  in sala rossa.

The midweek meetings of the Catholic parish action group will resume on Tuesday 1 October 2019, at 17.00 in the red room.



Cose dell’altro mondo


Cose dell’altro mondo

 La nostra fede ci spinge a lavorare per cambiare la società in cui viviamo, aspettando che l’opera sia portata a compimento da Dio stesso alla fine dei tempi, o, principalmente,  a essere buoni, e quindi anche a fare il bene, per  procurarci dopo la nostra morte un posto in un mondo di spiriti con Dio, ai quali, alla fine dei tempi, sarà restituito un corpo e che quindi rivivranno? Pensate che sia  facile dare una risposta? Vi consiglio allora di approfondire la storia della nostra religione: vi convincerete che non lo è. Non si tratta solo di complicazioni inutili. Per dire: a chi propone di soccorrere in base ad un imperativo etico religioso, si lancia spesso l’accusa di fare sociologia  e non  teologia, di occuparsi quindi (troppo) della cose della Terra a discapito di quelle del Cielo. Che rispondere? Uno come Francesco d’Assisi, vissuto tra il 1182 e il 1226, ha cercato di tagliare corto imitando Gesù. Non dava importanza allo studio colto della teologia, nel quale vedeva la presunzione di inserire glosse, vale a dire aggiunte esplicativa, al Vangelo, depotenziandolo, ma, in effetti, ebbe una sua teologia, che è appunto quella dell’imitazione dei Gesù. I frati dell’Ordine da lui fondato, che poi si sviluppò in varie organizzazioni religiose, furono però anche persone molto colte.
 Sicuramente nella nostra fede pensiamo ad una vita dopo la morte fisica, e anzi vi confidiamo,  e lo facciamo perché ce l’ha insegnato Gesù. Ma la vita   in questo  mondo ci deve essere indifferente, vada come vada, noi si deve pensare solo  a quell’altra? Ci sono correnti spirituali che l’hanno pensata così. Esse si  contrappongono frontalmente al nostro  mondo  e sembrano però anche  inaugurarne un altro qui tra noi  a fianco  di  esso, vivendo un’etica molto rigorosa. Che valore ha questo mondo alternativo, separato?
 Nel greco evangelico la parola che traduciamo con  mondo  era kòsmos e in quell’antica lingua richiamava l’idea di ordine.
 Nell’antica religione politeistica dei greci, Kàos  -  l’universo disordinato -  era uno degli dei delle origini, insieme a Gea,  la Terra, Tartaro, l’al di là, ed Eros, la forza riproduttiva. Si riteneva che tutti gli altri dei fossero nati da Kàos   e da Gea. Dalle loro lotte, secondo questa storia di dei detta teogonia - generazione degli dei -  emerse alle fine un ordine, il Kòsmos, governato da un dio supremo Zèus, Giove  nell’italiano di derivazione latina, detto Padre universale degli dei e degli esseri umani.
 Uno dei brani evangelici più importanti in cui è utilizzata la parola kòsmos è quello del Vangelo secondo Giovanni, capitolo 1°, versetto 10, che nella Bibbia CEI 2008 viene tradotto così:
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
e che nel testo greco ritenuto maggiormente affidabile suona:
En to kòsmo en,
nel mondo era,
kai o kòsmos di’ autù egèneto
e  il mondo per mezzo di lui nacque
kai o kòsmos ouk ègno.
e il mondo non lo riconobbe.
 Un’altra frase evangelica molto importante che ha kòsmos è quello nel Vangelo secondo Giovanni, capitolo 18, versetto 36, che riporta la risposta di Gesù alla domanda di Pilato “Tu sei il re dei Giudei”, che la Bibbia CEI 2008 traduce in questo modo:
Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo;
e che nel testo greco ritenuto maggiormente affidabile suona:
Apekrìte Iesùs e basilèia emè uk èstin ex tù kòsmu tùtu
rispose   Gesù il regno     mio  non è     del  mondo questo.
  Parlando di un altro  mondo / kòsmos Gesù intendeva riferirsi al mondo degli spiriti lassù o a un altro ordine universale e quindi anche sociale già quaggiù, conforme al suo Vangelo?
 La questione non può essere risolta solo sulla base dall’analisi letteraria del testo, perché il greco antico kòsmos  aveva vari significati e viene utilizzato nei testi evangelici con vari significati.
 Un raccordo tra Terra e Cielo può essere visto in questo famoso detto evangelico che troviamo nel Vangelo secondo Matteo, nel capitolo 10, versetti da 25 a 46, che CEI 2008 traduce così:
[31] Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 
[32] E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 

[33] e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 
[34] Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 
[35] Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 
[36] nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 
[37] Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 
[38] Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 
[39] E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 
[40] Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. 
[41] Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 
[42] Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 
[43] ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 
[44] Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 
[45] Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. 
[46] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna". 
 Dunque, si insegna di solito nella nostra pastorale, ciò che facciamo quaggiù  è importante anche lassù. Ma fino a che punto la nostra missione quaggiù  è collegata con il nuovo ordine di lassù? E’ solo questione di retribuzione nel mondo di lassù? Nell’ordine di idee dell’imitazione di Gesù si può argomentare in modo diverso, vale a dire che la nostra missione quaggiù  non abbia solo senso per accumulare crediti per la vita di lassù.
 Vi dico che cosa ho imparato in una vita trascorsa nell'ascoltare  quegli insegnamenti: in materia di fede, non bisogna avere fretta di rispondere, bisogna riflettere molto. Come in ogni cosa, meglio partire dalle cose semplici per arrivare, riflettendoci molto sopra, a quelle più complesse. Quindi, ad esempio, accogliere lo straniero  che giunge tra noi nudo, affamato, assetato, malato. Questo comando  è molto chiaro e ci viene da Gesù. Egli, la via, la porta, del Cielo. Chi l'accoglie passa per quella porta, non così chi non l'accoglie. Secondo quel brano evangelico, chi non accoglie, non accoglie Gesù e allora  non avrà in eredità il Regno. Ma che cos'è questo Regno? In questo detto evangelico se ne cerca di rendere un’idea (lo trovate nel Vangelo secondo Marco, al capito quarto, versetti 31 e 32):
[31] Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; 
[32] ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra". 
 Un’altra avvertenza che ciclicamente faccio: ricordate che su ogni parola della Bibbia, ma in particolare dei Vangeli, si sono scritte, nei due millenni della nostra storia collettiva di fede, tantissime pagine, tante che ormai nessuno, nemmeno i più dotti, riescono ad averle tutte presenti, e inoltre che dalle parole bibliche ergono ancora tantissimi altri nuovi significati ai quali prima non si era ancora pensato. Occorre quindi affrontare ogni brano biblico con spirito di massima umiltà, pronti ad essere corretti da chi ne sa di più e meglio, tanto più se non si è passata un’intera vita affinando una sapienza su quei temi, come chi di mestiere o per ministero li insegna, ma si è solo un fedele tra i tanti, come me.
Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San  Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.