INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

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AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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domenica 23 giugno 2013

Domenica 23-6-13 - 12° Domenica del Tempo Ordinario - Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità – salterio: quarta settimana– colore liturgico: verde– Letture della Messa - avvisi parrocchiali e di A.C.


Domenica 23-6-13  -  12° Domenica del Tempo Ordinario -   Lezionario dell’anno C per le domeniche e   le solennità – salterio: quarta settimana– colore liturgico: verde– Letture della Messa -  avvisi parrocchiali e  di A.C.
 
Osservazioni ambientali: temperatura  28° C. . Cielo: sereno, clima non afoso; è una magnifica domenica di estate romana. Canti: ingresso, Alzo gli occhi verso i  monti; Offertorio, Gesù per le strade; Comunione, Symbolum 77. Il gruppo di AC era nei banchi a sinistra dell'altare, guardando l'abside.
 
Buona Domenica a tutti!
 
Prima lettura
Dal libro del profeta Zaccaria (Zc 12,10-11; 13,1)
 
 Così dice il Signore: "Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a me, colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. In quel giorno grande sarà il lamento a Gerusalemme, simile al lamento di Adad-Rimmon nella pianura di Meghiddo. In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l'impurità".
Salmo responsoriale
Dal salmo 62

Ritornello:
Ha sete di te, Signore l'anima mia

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall'aurora io ti cerco,
ha sete di te l'anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz'acqua.

Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
come labbra gioiose ti loderà la mia bocca.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.
A te si stringe l'anima mia:
la tua destra mi sostiene.


Seconda lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (Gal 3,26-29)
Fratelli, tutti voi siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero; non c'è maschio e femmina, perché tutti siete uno in Cristo Gesù. Se appartenente a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 9,18-24)
 Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: "Le folle, chi dicono che io sia?". Essi risposero: "Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto". Pietro rispose: "Il Cristo di Dio". Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. "Il Figlio dell'uomo -disse- deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno". Poi, a tutti, diceva: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà".

Sintesi dell'omelia della Messa delle nove in parrocchia
  Chi è Gesù Cristo per noi, nella nostra esperienza personale? Un amico? Un compagno? Il tuo Dio? Non fa quello che chiediamo, quello che desideriamo. chi è per te, Gesù Cristo? Sono domande a cui tutti dovrebbero rispondere.
 Il brano evangelico di oggi ci presenta Gesù in un luogo solitario dove era andato a pregare. Segue un suo colloquio con i discepoli, aperto dalla domanda "Le folle, chi dicono che io sia?. Non vengono precisati il tempo e il luogo. Inizia con l'espressione.  "un giorno". La domanda quindi vale per tutti e per tutti i tempi.
 Gesù aveva già compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, le folle avevano quindi imparto a conoscerlo da questo evento prodigioso.
 Anche per noi è più facile dire che cosa pensa di Gesù la società del nostro tempo, quindi che cosa ne pensano gli altri. Ma la domanda importante è che cosa "tu" pensi di Gesù Cristo.
 Nel brano evangelico, Pietro risponde, a nome di tutti: "Il Cristo di Dio". Gesù, a questa risposta, non replica complimentandosi con Pietro o invitando i discepoli a partire per evangelizzare, per portare questa notizia anche all'altra gente. Vieta severamente ai discepoli di riferirlo ad alcuno. Non era la prima volta che Gesù diceva questo (ad esempio l'aveva detto quando aveva cacciato dei demòni  da una persona). Non era ancora giunto infatti il tempo di evangelizzare. Dovevano accadere eventi che Gesù profetizza, parlando di sé stesso come del Figlio dell'Uomo, un'espressione universalistica, e non di Figlio di Davide, che avrebbe richiamato ideali nazionalistici ebraici: egli doveva soffrire molto, essere ucciso e poi risorgere. Qualcuno voleva seguirlo? Doveva rinnegare sé stesso e prendere la propria croce ogni giorno. In fin dei conti, quindi, la cose più importante non è sapere chi è  Gesù, ma seguirlo, rinnegando sé stessi e prendendo la propria croce ogni giorno. La croce era il patibolo di condannati a morte. Essi portavano la propria croce una volta sola, il giorno in cui erano giustiziati. Gesù invece chiede di portarla ogni giorno e rinnegando sé stessi. Quindi rimanendo con lui rinnegando il proprio io, quindi anche quando non è comodo farlo, quando si va contro i propri desideri egoistici.  Altrimenti, non rinnegando sé stessi, non si segue Gesù, ma solo sé stessi.
 Il primo passo  è quindi il riconoscere che Gesù Cristo è "il" Signore. Il secondo passo è riconoscere che egli è il "mio" Signore. Non lo si può fare seguendo i propri desideri, la propria ragione. Bisogna sottomettersi alla volontà di Gesù Cristo, perché e Gesù Cristo che ci rende capaci di portare la nostra croce rinnegando sé stessi. E' impossibile farlo da soli. Soli siamo egoisti. Ma è possibile farlo rimanendo uniti a Gesù. Come rimanere uniti a Gesù. E' Gesù stesso a darci un esempio: pregando.  Egli ci invita a pregare come lui, ad entrare così in intimità con il Padre e con lui, chiedendo lo Spirito che ci rende capaci di seguire Gesù Cristo e di fare la volontà di Dio Padre.

Sintesi dell'omelia della Messa delle nove in un convento di suore non lontano dalla parrocchia
 Stando al dizionario, "rinnegare" è una brutta parola. Significa far mostra di non conoscere chi invece si conosce bene, perché si è stati legati a lui da rapporti di affetto, parentela, amicizia. Significa sottrarsi agli obblighi che di solito quei rapporti comportano. Ma che significa "rinnegare se stessi", vale a dire dimenticarsi di sé?  Nelle parole di Gesù che abbiamo letto nel brano evangelico della Messa, è uno dei due requisiti che occorrono per seguire il Maestro. L'altro è prendere la propria croce.
 "Prendere la propria croce ogni giorno" non è in fondo difficile. Le croci della vita sono le difficoltà e  i dolori che subiamo. A volte non è difficile sopportarli: un malessere passeggero, qualche contrarietà sul lavoro, una cattiva parola da una persona vicina. Altre volte è molto più impegnativo: una malattia grave e invalidante, di incerta guarigione; un matrimonio in difficoltà; un brutto incontro con persone malvagie.  Ma, in fondo, non occorre che le croci andiamo a cercarcele, ci vengono date nel corso della vita. A noi tocca caricarcele e spesso non possiamo fare diversamente. E alla fine c'è comunque "la" Croce. A questo non si può scampare.
 Per il "rinnegare sé stessi" è diverso. E' una cosa in cui la nostra buona disposizione conta di più.
 Nelle cose della vita di solito si cerca di conoscere bene sé stessi, di valutare le proprie capacità, di elaborare strategie, fare programmi, in  base alle situazioni che ci presentano e in relazione ai risultati che si vogliono conseguire.
 Per le cose di fede è diverso. "Rinnegare sé stessi" significa rinunciare a far conto su sé stessi e affidarsi invece a Gesù, mettersi a camminare dietro a lui, lasciando che sia lui  a fissarci la meta e a condurci verso di essa. Cercando di salvarci la vita da noi stessi, la perderemo. Seguendo Gesù, risorgeremo con lui.

Avvisi parrocchiali:
 nessun avviso
Avvisi di A.C.:
-le riunioni infrasettimanali del gruppo di AC riprenderanno il primo martedì di ottobre;
- si segnala il nuovo sito WEB dall'AC diocesana: www.acroma.it
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Guarire dalla corruzione, Emi 2013, di J.M.Bergoglio - scheda di lettura


Guarire dalla corruzione, Emi 2013, di J.M.Bergoglio - scheda di lettura

  Dopo l'inizio del nuovo papato si è stati curiosi di conoscere il pensiero dell'eletto sui vari temi religiosi e non che sono d'attualità da noi. Sono state rapidamente pubblicate in italiano alcune opere divulgative di papa Francesco risalenti a diversi anni fa, scritte durante il suo ministero di arcivescovo di Buenos Aires o ancora prima, che però riflettono abbastanza fedelmente il magistero del nuovo papa per come è stato espresso nelle prime occasioni pubbliche.
 L'editrice EMI quest'anno ha pubblicato Guarire dalla corruzione. Si tratta di un breve scritto pubblicato nel 1991, quando Bergoglio non era ancora vescovo, e poi riproposto nel 2005 da arcivescovo. Tratta della corruzione,  delle sue differenze dal peccato, delle sue caratteristiche e delle sue conseguenze.
  Sia nello scritto che nella presentazione anteposta alla ripubblicazione del 2005 non si fa riferimento a precise situazioni storiche. Nel 2005  si menzionò il fatto che spesso si parlava di corruzione con riferimento all'attività politica.
 La trattazione riprende un tema caro alla spiritualità gesuitica su base evangelica, vale a dire la distinzione tra mondo/mondanità  e regno/trascendenza. Sintetizzando: la corruzione è vista come una condizione personale in cui il cuore è attaccato al mondo, a tesori immanenti e determina quindi un atteggiamento mondano. Per Bergoglio  la corruzione è sempre caratterizzata dall'immanenza e dall'autosufficienza umana. La tensione verso la trascendenza è ciò che denota l'esperienza religiosa e la distingue da altre forme di impegno benefiche, come quelle che si attuano nelle associazioni caritative (ritorna spesso l'affermazione che la Chiesa non è una O.N.G, vale a dire una organizzazione non governativa  - realtà di cui in Italia non abbiamo in genere diretta esperienza perché si tratta di enti che operano nelle nazioni in via di sviluppo).
 I primi commentatori hanno centrato la loro attenzione su questa frase dell'opera: "Potremmo dire che il peccato si perdona, la corruzione non può essere perdonata".  La ragione di questo è che il corrotto non chiede perdono.
 Nel pensiero dell'autore bisogna distinguere peccato  e corruzione. Il peccato reiterato conduce alla corruzione, generando abitudini  che vanno deteriorando e limitando la capacità di amare, ripiegando i riferimenti del cuore su orizzonti più vicini all'immanenza.
 Nell'opera si cita Lc 12,19  per dare un esempio di autosufficienza umana e di attaccamento all'immanenza: avere molti beni, per molti anni; riposarsi; mangiare e bere; darsi alla gioia.
 Il corrotto non si accorge del suo stato di corruzione, non ha rimorsi interiori. E' come un malato e deve esser guarito. Cerca di salvare le apparenze, le buone maniere, per nascondere abitudini cattive. Al massimo accetta di essere considerato un debole  in certe cose, di avere punti deboli relativamente accettabili e giustificabili in società, si presenta allora come frivolo. Sottomette il suo vizio a un corso accelerato d buona educazione, perché risulti socialmente accettabile. In lui l'orizzonte della trascendenza è cristallizzato verso un più in qua difficilmente reversibile.
 Per giustificarsi in società, il corrotto paragona le buone maniere delle sue mancanze a condotte molto più gravi, estreme.  E dà del fondamentalista, dell'antiquato, del chiuso, della persona non all'altezza dei tempi a chi lo critica. Egli, così facendo, si erge a giudice degli altri, ma il suo giudizio è menzognero. Egli perde il pudore, ciò che custodisce la verità e che rende possibile l'autenticità, e va verso la sfacciataggine pudica.
 Il corrotto si sente un vincitore, ha atteggiamenti trionfalistici. Sente di avere il vento in poppa. E' possibile anche un atteggiamento di mondanità spirituale: quando in religione si confida nel trionfo della capacità umana e si centra tutto sul perfezionamento umano, adattando l'umanesimo cristiano a buon senso cristiano.
 Il trionfalismo del corrotto abbassa gli altri alla propria misura. Non conosce fraternità o amicizia, ma solo complicità. Se esercita potere tenterà di abbassare gli altri alla sua misura e li farà complici della sua scelta di stile, o li considererà dei nemici. Scrive l'autore: "Il peccato e la tentazione sono contagiosi; la corruzione è proselitista". La corruzione tenta di arruolare altri nello stato di corruzione.
 La corruzione è un fenomeno sociale che genera una propria cultura che mira a diffondere dei non-valori e a coinvolgere altri. E' una cultura di pigmeizzazione, perché mira ad abbassare gli altri ad un livello di complicità. E' una cultura frivola, sfacciata, che mira all'accettazione sociale promuovendo l'apparenza, in cui le buone maniere coprono le cattive abitudini.
 Si diventa corrotti attraverso un cammino lungo il quale si procede scivolando. Si può essere peccatori, ma non ancora dei corrotti. Si diventa corrotti quando la propria adesione all'immanenza si cristallizza. E tuttavia la reiterazione dei peccati può condurre alla corruzione. Sant'Ignazio di Lojola cercò di strutturare gli insegnamenti dei suoi esercizi spirituali in modo da suscitare stati dell'anima aperti alla trascendenza, senza che ci si riservi alcuno spazio immanente dentro di sé. Per contrastare la tendenza alla corruzione, bisogna andare oltre la conoscenza del  proprio peccato, bisogna raggiungere la conoscenza e il ripudio del disordine delle proprie azioni e delle cose mondane e vane.
 C'è una corruzione anche nella vita religiosa, spirituale. E' quando gli orizzonti si rimpiccioliscono e per quieto vivere o paura del dolore ci si demoralizza  e si arriva alla mediocrità  e alla tiepidezza, accontentandosi di ciò che offre il supermercato del consumismo religioso.  Si darà allora molta importanza alla  realizzazione immanente della propria personalità, nell'esito delle proprie opere, al compiacimento di sé per la stima di cui si è oggetto, a una vita sociale soddisfacente, con molti amici, mangiate e feste. Questa è la mondanità spirituale.
 I primi mesi del pontificato di papa Francesco hanno costituito un violento shock per il mondo cattolico italiano, storicamente molto impegnato nel sociale e nella politica. La Chiesa cattolica può essere paragonata a un'orchestra che suona sempre le stesse sinfonie, scritte da altri molto tempo prima, ma in cui conta molto la personalità del suo direttore. Ora si sono ripresi spartiti antichi, di musiche da tempo non replicate, e si sta provando sotto l'influsso della forte personalità del nuovo direttore. E' stato bruscamente interrotto un lavoro su problemi immanenti per inaugurare un tempo dell'interiorità e della purificazione. Questo ha anche avuto, in Italia, una rilevanza specificamente politica. Particolarmente accentuata dalla volontà del nuovo Papa, espressa in occasione della recente assemblea generale della C.E.I., di riservare alla Conferenza Episcopale Italiana le relazioni con la politica italiana, un novità senza precedenti nella storia d'Italia, veramente epocale. Si ricordi, ad esempio, che l'esperienza storica del cattolicesimo democratico italiana  è nata e vissuta nel confronto dialettico con il papato.
 Il problema della mondanità spirituale ha travagliato l'ultima fase del papato di Benedetto 16°. La scelta di Bergoglio come Papa può essere vista come un tentativo di porvi rimedio, come una cura. Le riflessioni che troviamo in Guarire dalla corruzione danno l'idea delle linee guida che verranno seguite. Ma esse sono valide anche oltre l'ambito religioso, dovunque si cerchi di intervenire nella storia secondo i principi di fede. Nell'Europa di oggi, al cui vertice troviamo il partito democristiano tedesco, espressione del cristianesimo democratico europeo, vale a dire di quel movimento che intese storicamente e ancora intende  conciliare fede e valori  religiosi e democrazia, e nell'Italia di oggi, ai cui vertici troviamo molti esponenti del cattolicesimo democratico italiano storico, quindi in una situazione politica tanto diversa da quella dell'Argentina da cui viene il nuovo Papa, bisognerà che il laicato italiano si confronti con la nuova direzione d'orchestra e con la nuova musica che si sta preparando, per valutare quali cambiamenti occorra introdurre nella cultura che fin qui ha determinato le varie forme di impegno sociale e politico che sono state attuate. Segnalo alcuni temi: mutamento dell'autorità religiosa di riferimento per l'ambito sociale e quello politico; minore importanza data al successo tattico; ripresa integrale dei valori religiosi, laddove finora l'attenzione era centrata prevalentemente su alcuni di essi (i valori non negoziabili); insufficienza di forme di compromesso etico giustificate con esigenze tattiche.


Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.

 

domenica 9 giugno 2013

Domenica 9-6-13 - 10° Domenica del Tempo Ordinario - Lezionario dell’anno C per le le solennità – salterio: seconda settimana– colore liturgico: verde– Letture della Messa - avvisi parrocchiali e di A.C.


Domenica 9-6-13  -  10° Domenica del Tempo Ordinario -   Lezionario dell’anno C per le  le solennità – salterio: seconda settimana– colore liturgico: verde– Letture della Messa -  avvisi parrocchiali e  di A.C.

Osservazioni ambientali: temperatura 24° C. . Cielo: coperto, a tratti poco nuvoloso. Clima ventoso. Canti: ingresso, Beati voi; Offertorio, Quando busserò; Comunione, Symbolum 77. Il gruppo di AC era nei banchi a sinistra dell'altare, guardando l'abside.

Buona Domenica a tutti!

 
Prima lettura
Dal primo libro dei Re (1Re 17, 17-24)

  In quei giorni, il figlio della padrona di casa, [la vedova di Sarepta di Sidone], si ammalò. La sua malattia si aggravò tanto che egli cessò di respirare. Allora lei disse a Elia: "Che cosa c'è fra me e te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia colpa e per far morire mio figlio?". Elia le disse: "Dammi tuo figlio". Glielo presse dal seno, lo portò nella stanza superiore, dove abitava, e lo stese sul letto. Quindi invocò il Signore: "Signore, mio Dio, vuoi fare del male anche a questa vedova che mi ospita, tanto da farle morire il figlio?". Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: "Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni al suo corpo". Il Signore ascoltò la voce  di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: "Guarda! Tuo figlio vive". La donna disse a Elia: "Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità".

Salmo responsoriale
Dal salmo 29

Ritornello:
Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato
 

Ti esalterò, Signore perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo, perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta lavita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.


Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.

 
Seconda lettura
Dalla lettera si san Paolo apostolo ai Gàlati (Gal 1,11-19)

Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo; perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggio parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando  Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso  di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 7,11-17)

 
 In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: "Non piangere". Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: "Ragazzo, dico a te, àlzati!". Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: "Un grande profeta è sorto tra noi" e: "Dio ha visitato il suo popolo". Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.


Sintesi dell'omelia della Messa delle nove in parrocchia


 Nell'Antico Testamento è annunciato un successore di Mosé. Per i cristiani questa nuova guida è Gesù, il Cristo, il Messia atteso. Egli in sé compendia tutta l'opera e gli insegnamenti dei profeti precedenti: è "il" profeta della nostra fede.
 La prima lettura e il brano evangelico ci insegnano che Dio è per la vita.  Nel passo del libro dei Re il profeta Elia prega il Signore che la vita torni nel corpo del bimbo figlio della vedova che gli aveva offerto ospitalità e ottiene quello che chiede. Nel brano del Vangelo secondo Luca  Gesù ordina a un ragazzo morto di alzarsi, restituendolo vivo alla madre dicendogli: "Ragazzo, dico a te, àlzati!". Egli, in questo caso, non prega Dio, ma formula l'appello, perché egli è Dio.
 La morte  è conseguenza del peccato. Tutti siamo peccatori, quindi tutti dobbiamo morire. Anche Gesù è morto, non però perché fosse peccatore, ma perché ha preso su di sé i nostri peccati. In Cristo abbiamo la speranza che dopo la morte corporale ci sia  per noi una vita eterna.
 Dio, in Cristo, ci salva dalla morte, da quella corporale e da quella spirituale, dal peccato e dalle sue conseguenze. Così fece anche con san Paolo, come è narrato nella seconda lettura.
 Anche a ciascuno di noi Gesù quindi rivolge l'appello "Alzati!"

Avvisi parrocchiali:
 Sul sagrato parrocchiale alcune volontarie vendono prodotti etnici e altri da loro realizzati per una raccolta di fondi in favore dei bambini dell'Ecuador.


Avvisi di A.C.:
-le riunioni infrasettimanali del gruppo di AC riprenderanno il primo martedì di ottobre;
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note brevi sui problemi posti per la fede cattolica dall'ideologia antidiscriminatoria che viene affermandosi in Europa con riguardo alle relazioni omosessuali


Note brevi sui problemi posti per la fede cattolica dall'ideologia antidiscriminatoria che viene affermandosi in Europa con riguardo alle relazioni omosessuali
 

 I cattolici italiani vivono in un contesto sociale in cui è prevedibile che verranno introdotte una disciplina giuridica delle relazioni omosessuali al modo del matrimonio tra uomo e donna e norme giuridiche che puniranno ogni atteggiamento offensivo o discriminatorio nei confronti degli omosessuali.  Ciò è conforme all'ideologia antidiscriminatoria che riguarda in genere gli orientamenti sessuali che si è affermata in Europa, nel Nord America e in altre parti del mondo. Si è di fronte a un movimento culturale e politico che non potrà essere contrastato con successo da movimenti religiosi, neanche dalla Chiesa cattolica. Di questo occorre prendere atto. Sicuramente a breve cadranno in Europa tutte le forme di discriminazione contro le coppie omosessuali, alle quali sarà consentita anche l'adozione di bambini.
 Dal punto di vista della fede cattolica i principali problemi all'integrazione delle persone omosessuali che vogliano vivere la propria sessualità sono costituiti dal dato biblico, dalla Tradizione e dal magistero di lunga data della gerarchia, sulle basi dei quali sono state espresse teologie discriminatorie nei riguardi delle persone omosessuali. Queste teologie utilizzano anche l'argomento della conformità a natura solo delle relazioni eterosessuali, in quanto l'orientamento sessuale è collegato con una fisiologia della procreazione in cui gli organismi corporei del maschio e della femmina sono complementari.
  Nella pratica recente delle collettività religiose cattoliche, in particolare di quelle parrocchiali, in genere si cerca di non respingere le persone omosessuali solo per il fatto che manifestano questo orientamento sessuale. Si fa questo basandosi sul comandamento dell'amore misericordioso che si ritiene essere legge suprema nella vita di fede. Per quanto mi consta è però ancora piuttosto problematica, e io non ne ho esperienza da diretta osservazione, l'integrazione delle coppie omosessuali e ciò a differenza di ciò che avviene con le coppie eterosessuali in cui uno dei conviventi sia legato da un precedente matrimonio religioso.
 In generale la dottrina di fede considera non casto e quindi peccaminoso il rapporto sessuale tra persone che non sono legate da un matrimonio eterosessuale (tra una moglie femmina e un marito maschio).  A maggior ragione le relazioni sessuali di questo genere.
 I rapporti omosessuali sono stati colpiti però da una particolare disapprovazione nel quadro del magistero e di teologie correnti ancora nello scorso secolo. Ricordo che il "peccato impuro contro natura" (i rapporti e le relazioni omosessuali ed altre condotte contrarie alla fisiologia sessuale della procreazione) era inserito nel catechismo di Pio X (1905) tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. Nel catechismo che ho utilizzato per la mia Prima Comunione c'era questa menzione, che da bambino mi risultò piuttosto oscura, non mi fu spiegata all'epoca e compresi solo da adolescente.  
 L'integrazione giuridica civile delle coppie omosessuali non comporta di per sé quella religiosa. Tuttavia, ottenuta la prima le coppie omosessuali di fedeli cattolici senza dubbio chiederanno anche l'altra, in particolare bussando alle porte delle parrocchie.
 Nell'arco di circa cinquant'anni si è passati dal concepire l'omosessualità come grave colpa morale al concepirla come malattia (deviazione o perversione sessuale) e poi come semplice espressione di un orientamento sessuale, senza alcun significato di immoralità o  patologico. L'evoluzione ha riguardato la considerazione sociale, non sempre la psicologia delle singole persone. Nelle nostre parrocchie abbiamo quindi persone più anziane che considerano le relazioni omosessuali e la stessa omosessualità un peccato gravissimo, altre meno anziane che le considerano una malattia e altre, le più giovani, che le considerano normali espressioni di una tendenza omosessuali.  Per quanto ho potuto constatare nella psicologia della maggior parte dei fedeli si è però cominciato a distinguere l'omosessualità, in particolare quella maschile, dalla pedofilia, vale a dire dalla perversione sessuale per la quale si cercano relazioni sessuali con impuberi o con persone nelle quali i caratteri sessuali secondari non si siano ancora pienamente manifestati (giovani adolescenti). Si è trattato di una conquista non facile, perché per un certo numero di fedeli il primo contatto con omosessuali maschili avviene da bambini abusati da preti con tendenze pedofile. Questa acquisita capacità di distinguere l'omosessuale dal pedofilo renderà più facile accettare le coppie omosessuali alle quali saranno dati in adozione dei bambini.
 Bisogna capire, per rendersi conto dei problemi che sorgeranno, che alcune forme di predicazione, anche certe omelie, riguardanti l'etica sessuale dei fedeli potrebbero a breve costituire addirittura reato, in quanto comportano prese di posizione offensive (considerare l'omosessuale un peccatore) o di incitamento alla discriminazione sociale.
 Il dato biblico e quello della Tradizione non appaiono facilmente superabili. Ma problemi analoghi sono stati risolti trattando della discriminazione contro la donne  e contro gli ebrei o degli atteggiamenti verso i fedeli di altre religioni.
 L'argomento fondato sulla naturalità delle sole relazioni eterosessuali è invece più facilmente superabile, sulla base di due considerazioni: la natura produce infinite varianti, tra le quali quelle, anche fisiologiche, degli orientamenti sessuali; nelle relazioni sessuali il dato culturale e sociale è molto importante e domina quello biologico.
 Tentativi di sistemazione teologia della materia in senso antidiscriminatorio sono stati compiuti, ma, per l'ordinamento della Chiesa cattolica, sarà fondamentale il magistero pontificio sul tema.
  Per quanto riguarda l'argomento delle adozioni di minori da parte di coppie omosessuali la cui relazione  è stata riconosciuta giuridicamente al modo del matrimonio, le discussioni che si fanno di solito sul tema appaiono spesso fondate su partiti presi e pregiudizi. In realtà vi è scarsa esperienza in merito, per il fatto che solo di recente, e solo in alcune parti del mondo (non in Italia), è stata consentita tale forma di adozione. I dati oggi disponibili provengono da quelle esperienze. Di solito si ritiene che, per lo sviluppo dell'orientamento sessuale del bambino, abbia importanza il contatto con i genitori, l'osservazione del modo in cui sono uomini e donne. Tuttavia non sembra che le persone cresciute in famiglie monogenitoriali abbiano avuto seri problemi in merito; a volte la figura di riferimento che occorre e che manca viene impersonata da altri soggetti, parenti, amici, insegnanti, preti o suore. Una volta abbandonata l'idea che la relazione omosessuale sia espressione di immoralità grave o di perversione, è solo l'esperienza che dirà se per un bambino vi siano problemi ad essere cresciuto da una coppia omosessuale. Naturalmente vi saranno da risolvere problemi che riguardano l'iniziazione alla fede dei figli adottivi (o naturali di una delle componenti di una coppia omosessuale femminile) di coppie omosessuali, in quanto essa non potrà avvenire con successo nel caso di discriminazione religiosa dei genitori.
 Più in generale nell'iniziazione religiosa di tutti i catecumeni, quindi nel tempo del catechismo, vi sarà il problema di dare una sistemazione al problema etico delle relazioni omosessuali,e quindi una spiegazione convincente in merito dal punto di vista religioso, e, in particolare, decidere se  si debbano prospettare, come esempi di vita buona dal punto di vista di fede, anche le relazioni d'amore stabili con persone dello stesso sesso, se animate da finalità analoghe a quelle che oggi vengono richieste ai coniugi eterosessuali. Il che comporterà anche prendere posizione sul tema della liceità religiosa di relazioni d'amore, nel corso della vita di una stessa persona, con persone dello stesso o di altro sesso.
 Osservo, infine, che le preoccupazioni che le soluzioni giuridiche che saranno attuate per il riconoscimento delle unioni coniugali omosessuali possano influire negativamente sulla disciplina del matrimonio eterosessuale sono fondate. Infatti la stabilità che ancora oggi si pretende, anche in sede civile, nei matrimoni eterosessuali mal si concilia in molti casi con le consuetudini delle coppie omosessuali, in cui si dà più importanza, quanto alla durata del rapporto, alla volontà dei conviventi. Il rischio, da un punto di vista religioso, è che anche per le coppie di coniugi eterosessuali, in applicazione del principio costituzionale di uguaglianza,  venga introdotto un tipo di matrimonio meno impegnativo nella sua durata, più facile da sciogliere. Questo allontanerebbe ulteriormente l'ordinamento del  matrimonio civile da quello religioso cattolico.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.
 
  
 
 
 
 

sabato 8 giugno 2013

Appunti di lettura da Il Cielo e la Terra di Bergoglio-Skorka, Mondadori, 2013 -4° parte - I matrimoni omosessuali


Appunti di lettura da Il Cielo e la Terra di Bergoglio-Skorka,  Mondadori, 2013

4° parte  - I matrimoni omosessuali

 
 Nel libro Il Cielo e la Terra un capitolo, il 16°, è dedicato al tema del  matrimonio fra persone dello stesso sesso. E' un argomento difficile per i cattolici europei, in particolare per quelli italiani. In Italia la gerarchica cattolica ha il controllo di una forza politica, diffusa in più partiti,  che ha finora impedito una regolamentazione giuridica delle convivenze omosessuali al modo del matrimonio tra uomo e donna. La dottrina  insegnata diverge dall'ideologia antidiscriminatoria che è legge dell'Unione Europea e della Repubblica italiana. Su basi bibliche e della tradizione la pratica dell'amore omosessuale viene ancora considerata peccato, non più però la semplice tendenza della personalità. Nella società civile si è passato piuttosto rapidamente, nel giro di cinquanta anni circa, dal considerare l'omosessualità una colpa morale, al considerarla una perversione, quindi una malattia,  e poi al ritenerla un semplice orientamento sessuale al pari di quello eterosessuale (queste sono oggi le conclusioni del pensiero scientifico sul punto). Convivono nella nostra società anziani ai quali l'omosessualità è stata presentata come colpa morale, meno anziani ai quali è stata presentata come malattia e più giovani che sono vissuti dopo che essa ha cominciato ad essere ritenuta solo un tipo di orientamento sessuale, senza significato immorale o patologico.
 Nel libro Bergoglio inizia con il rivendicare alla religione il diritto di esprimere la propria opinione, anche se si dichiara contrario a un eccesso di pressione spirituale, a un'eccessiva ingerenza spirituale nella vita privata dei fedeli.
  Ritiene poi che disciplinare le convivenze omosessuali al modo di matrimoni indebolirebbe la millenaria istituzione del matrimonio, forgiata in accordo con la natura e l'antropologia. Ne verrebbe svalorizzato il matrimonio.
 Riconosce che l'omosessualità è sempre esistita. Osserva che solo nella nostra epoca si pretende di assimilare le convivenze omosessuali al matrimonio eterosessuale. Considera questo un disvalore e un regresso antropologico. Il riconoscimento giuridico di un legame omosessuale verrebbe a danneggiare la società, in particolare dando accesso all'adozione di bambini ai conviventi omosessuali. Finché invece le convivenze omosessuali rimangono esperienze private questo non accade.  Osserva anche che ogni individuo ha bisogno di un padre maschio e di una madre femmina che lo aiutino a plasmare la propria identità.
 Bergoglio continua poi dichiarando che la dottrina cattolica sul matrimonio omosessuale non ha un fondamento religioso, ma antropologico. Non approfondisce l'argomento.
 Dichiara che solo una volta, da arcivescovo, è in intervenuto nei confronti della politica sul tema delle nozze omosessuali e senza utilizzare termini dispregiativi. Fu quando sollecitò il sindaco di Buenos Aires a ricorrere in appello contro  una sentenza di un giudice di prima istanza che autorizzava le nozze omosessuali. E lo fece perché il giudice, a suo parere, aveva ecceduto i suoi poteri, arrivando a modificare il codice civile, quindi per i profili legali della vicenda.
 Conclude manifestando l'opinione che per assistere meglio i minori abbandonati occorrerebbe, piuttosto che consentire la loro adozione a coppie omosessuali riconosciute legalmente, un maggiore impegno dello Stato, delle organizzazioni di impegno sociale (ONG) e delle confessioni religiosi per farsi carico dei problemi dei minori abbandonati. In particolare, a suo avviso, occorre modificare la disciplina dell'adozione per rendere più veloci i relativi procedimenti burocratici.
 In definitiva, si può ritenere che il nuovo Papa non abbia espresso nel suo precedente ministero opinioni innovative rispetto alla dottrina  più comune corrente in merito all'istituzione di forme di matrimonio omosessuale.  E tuttavia, come dichiara nel libro, se ne è occupato poco e mai in termini offensivi per le persone omosessuali.  Questo orientamento mi pare che abbia trovato conferma nei primi atti del magistero pubblico del nuovo Papa. Contrariamente a quanto accaduto anche nel recente passato, le prese di posizione politiche favorevoli a forme di regolamentazione giuridica delle convivenze omosessuali non hanno più suscitato interventi polemici della gerarchia.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 
 
 
 

domenica 2 giugno 2013

Domenica 2-6-13 - Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo - Lezionario dell’anno C per le le solennità – salterio: proprio del tempo– colore liturgico: bianco– Letture della Messa - avvisi parrocchiali e di A.C.


Domenica 2-6-13  -  Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo -   Lezionario dell’anno C per le  le solennità – salterio: proprio del tempo– colore liturgico: bianco– Letture della Messa -  avvisi parrocchiali e  di A.C.

Osservazioni ambientali: temperatura 19° C. . Cielo: sereno: è un splendida giornata di sole, una vera prima vera romana (almeno questa mattina, ore 11 circa - le previsioni meteorologiche non sono favorevoli) . Canti: ingresso, Il Signore è la mia salvezza; Offertorio, Ti offro, Signore; Comunione, Dio s'è fatto come noi. Il gruppo di AC era nei banchi a sinistra dell'altare, guardando l'abside.

Buona Domenica a tutti!

Prima lettura
Dal libro della Gènesi (Gen 14,18-20)

 In quei giorni, Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole: "Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici". E [Abramo] diede a lui la decima di tutto.

Salmo responsoriale
Dal salmo 109

Ritornello:
Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore

Oracolo del Signore al mio signore:
"Siedi alla mia destra
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi".

Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici!

A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell'aurora,

come rugiada, io ti ho generato.
Il Signore ha giurato e non si pente:
"Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchìsedek".

Seconda lettura
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mio volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: "Questo è il mio corpo che è per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio sangue, fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me". Ogni volt infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Sequenza (facoltativa  - si può usare solo la forma breve, di seguito in neretto)


Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.
 
Pane vivo che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.

Loda piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.

E' il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova lette;
e l'antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l'ombra:
luce non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.

E' certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non  comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.

E' un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.

Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.

 
Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato,

Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l'esito!

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte
quanto nell'intero.

E' diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev'essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo,
nella gioia dei tuoi santi.


Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,11b-17)

 In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: "Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo; qui siamo in una zona deserta". Gesù disse loro: "Voi stessi date loro da mangiare". Ma essi risposero: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente". C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: "Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa". Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.


Sintesi dell'omelia della Messa delle nove in parrocchia

 Questa domenica si celebra la solennità del Sacratissimo Corpo e Sangue di Cristo.
 Quando facciamo la Comunione, non riceviamo qualcosa che ci parla di Gesù: riceviamo Gesù. Nell'Eucaristia Gesù si fa alimento per noi, dà se stesso. Questa è la nostra fede.
 Il mangiare  è un problema reale per le persone. Fa parte, più in generale, dei problemi che riguardano il futuro e che ci angosciano. Temiamo sempre di non avere abbastanza di ciò che ci necessita e, quando pensiamo ai bisogni degli altri, spesso siamo propensi a dare agli altri solo ciò che avanza dopo soddisfatti i nostri bisogni.
  Nel brano evangelico di oggi ci viene presentato Gesù che provvede alla fame della  numerosa gente che era convenuta attorno a lui per sentire le sue parole.
 Gesù non creò dal nulla ciò che servì. Partì invece da ciò che i discepoli gli presentarono: cinque pani e due pesci, una quantità di alimenti a stento sufficiente per loro stessi, ma che essi vollero condividere con gli altri. Da questa base operò per sfamare la moltitudine che era attorno a lui, riuscendovi, tanto che avanzò molto cibo.
 Nella fede riteniamo che la benevolenza e la misericordia divine suppliranno in ciò in cui noi, volendo sinceramente e generosamente andare incontro alle necessità altrui per provvedervi  secondo il comando ricevuto da Gesù ("Voi stessi date loro da mangiare"), siamo carenti.

 Avvisi parrocchiali:
- giovedì 6 giugno sarà il primo giovedì del mese: il Santissimo sarà esposto nella chiesa parrocchiale dalle ore 10:00 alle ore 19:00. Alle ore 18:00 preghiera per le vocazioni sacerdotali; seguirà la Messa vespertina;
- venerdì 7 giugno sarà il primo venerdì del mese: verrà portata la Comunione agli ammalati. Sarà anche la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù.

Avvisi di A.C.:
-le riunioni infrasettimanali del gruppo di AC riprenderanno il primo martedì di ottobre;
- si segnala il sito WEB  www.parolealtre.it , il nuovo portale di Azione Cattolica sulla formazione;
- si segnala il sito WEB  Viva il Concilio http://www.vivailconcilio.it/
iniziativa attuata per conoscere la storia, lo spirito e i documenti del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e per   scoprirne e promuoverne nella società di oggi tutte le potenzialità.