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domenica 23 giugno 2013

Guarire dalla corruzione, Emi 2013, di J.M.Bergoglio - scheda di lettura


Guarire dalla corruzione, Emi 2013, di J.M.Bergoglio - scheda di lettura

  Dopo l'inizio del nuovo papato si è stati curiosi di conoscere il pensiero dell'eletto sui vari temi religiosi e non che sono d'attualità da noi. Sono state rapidamente pubblicate in italiano alcune opere divulgative di papa Francesco risalenti a diversi anni fa, scritte durante il suo ministero di arcivescovo di Buenos Aires o ancora prima, che però riflettono abbastanza fedelmente il magistero del nuovo papa per come è stato espresso nelle prime occasioni pubbliche.
 L'editrice EMI quest'anno ha pubblicato Guarire dalla corruzione. Si tratta di un breve scritto pubblicato nel 1991, quando Bergoglio non era ancora vescovo, e poi riproposto nel 2005 da arcivescovo. Tratta della corruzione,  delle sue differenze dal peccato, delle sue caratteristiche e delle sue conseguenze.
  Sia nello scritto che nella presentazione anteposta alla ripubblicazione del 2005 non si fa riferimento a precise situazioni storiche. Nel 2005  si menzionò il fatto che spesso si parlava di corruzione con riferimento all'attività politica.
 La trattazione riprende un tema caro alla spiritualità gesuitica su base evangelica, vale a dire la distinzione tra mondo/mondanità  e regno/trascendenza. Sintetizzando: la corruzione è vista come una condizione personale in cui il cuore è attaccato al mondo, a tesori immanenti e determina quindi un atteggiamento mondano. Per Bergoglio  la corruzione è sempre caratterizzata dall'immanenza e dall'autosufficienza umana. La tensione verso la trascendenza è ciò che denota l'esperienza religiosa e la distingue da altre forme di impegno benefiche, come quelle che si attuano nelle associazioni caritative (ritorna spesso l'affermazione che la Chiesa non è una O.N.G, vale a dire una organizzazione non governativa  - realtà di cui in Italia non abbiamo in genere diretta esperienza perché si tratta di enti che operano nelle nazioni in via di sviluppo).
 I primi commentatori hanno centrato la loro attenzione su questa frase dell'opera: "Potremmo dire che il peccato si perdona, la corruzione non può essere perdonata".  La ragione di questo è che il corrotto non chiede perdono.
 Nel pensiero dell'autore bisogna distinguere peccato  e corruzione. Il peccato reiterato conduce alla corruzione, generando abitudini  che vanno deteriorando e limitando la capacità di amare, ripiegando i riferimenti del cuore su orizzonti più vicini all'immanenza.
 Nell'opera si cita Lc 12,19  per dare un esempio di autosufficienza umana e di attaccamento all'immanenza: avere molti beni, per molti anni; riposarsi; mangiare e bere; darsi alla gioia.
 Il corrotto non si accorge del suo stato di corruzione, non ha rimorsi interiori. E' come un malato e deve esser guarito. Cerca di salvare le apparenze, le buone maniere, per nascondere abitudini cattive. Al massimo accetta di essere considerato un debole  in certe cose, di avere punti deboli relativamente accettabili e giustificabili in società, si presenta allora come frivolo. Sottomette il suo vizio a un corso accelerato d buona educazione, perché risulti socialmente accettabile. In lui l'orizzonte della trascendenza è cristallizzato verso un più in qua difficilmente reversibile.
 Per giustificarsi in società, il corrotto paragona le buone maniere delle sue mancanze a condotte molto più gravi, estreme.  E dà del fondamentalista, dell'antiquato, del chiuso, della persona non all'altezza dei tempi a chi lo critica. Egli, così facendo, si erge a giudice degli altri, ma il suo giudizio è menzognero. Egli perde il pudore, ciò che custodisce la verità e che rende possibile l'autenticità, e va verso la sfacciataggine pudica.
 Il corrotto si sente un vincitore, ha atteggiamenti trionfalistici. Sente di avere il vento in poppa. E' possibile anche un atteggiamento di mondanità spirituale: quando in religione si confida nel trionfo della capacità umana e si centra tutto sul perfezionamento umano, adattando l'umanesimo cristiano a buon senso cristiano.
 Il trionfalismo del corrotto abbassa gli altri alla propria misura. Non conosce fraternità o amicizia, ma solo complicità. Se esercita potere tenterà di abbassare gli altri alla sua misura e li farà complici della sua scelta di stile, o li considererà dei nemici. Scrive l'autore: "Il peccato e la tentazione sono contagiosi; la corruzione è proselitista". La corruzione tenta di arruolare altri nello stato di corruzione.
 La corruzione è un fenomeno sociale che genera una propria cultura che mira a diffondere dei non-valori e a coinvolgere altri. E' una cultura di pigmeizzazione, perché mira ad abbassare gli altri ad un livello di complicità. E' una cultura frivola, sfacciata, che mira all'accettazione sociale promuovendo l'apparenza, in cui le buone maniere coprono le cattive abitudini.
 Si diventa corrotti attraverso un cammino lungo il quale si procede scivolando. Si può essere peccatori, ma non ancora dei corrotti. Si diventa corrotti quando la propria adesione all'immanenza si cristallizza. E tuttavia la reiterazione dei peccati può condurre alla corruzione. Sant'Ignazio di Lojola cercò di strutturare gli insegnamenti dei suoi esercizi spirituali in modo da suscitare stati dell'anima aperti alla trascendenza, senza che ci si riservi alcuno spazio immanente dentro di sé. Per contrastare la tendenza alla corruzione, bisogna andare oltre la conoscenza del  proprio peccato, bisogna raggiungere la conoscenza e il ripudio del disordine delle proprie azioni e delle cose mondane e vane.
 C'è una corruzione anche nella vita religiosa, spirituale. E' quando gli orizzonti si rimpiccioliscono e per quieto vivere o paura del dolore ci si demoralizza  e si arriva alla mediocrità  e alla tiepidezza, accontentandosi di ciò che offre il supermercato del consumismo religioso.  Si darà allora molta importanza alla  realizzazione immanente della propria personalità, nell'esito delle proprie opere, al compiacimento di sé per la stima di cui si è oggetto, a una vita sociale soddisfacente, con molti amici, mangiate e feste. Questa è la mondanità spirituale.
 I primi mesi del pontificato di papa Francesco hanno costituito un violento shock per il mondo cattolico italiano, storicamente molto impegnato nel sociale e nella politica. La Chiesa cattolica può essere paragonata a un'orchestra che suona sempre le stesse sinfonie, scritte da altri molto tempo prima, ma in cui conta molto la personalità del suo direttore. Ora si sono ripresi spartiti antichi, di musiche da tempo non replicate, e si sta provando sotto l'influsso della forte personalità del nuovo direttore. E' stato bruscamente interrotto un lavoro su problemi immanenti per inaugurare un tempo dell'interiorità e della purificazione. Questo ha anche avuto, in Italia, una rilevanza specificamente politica. Particolarmente accentuata dalla volontà del nuovo Papa, espressa in occasione della recente assemblea generale della C.E.I., di riservare alla Conferenza Episcopale Italiana le relazioni con la politica italiana, un novità senza precedenti nella storia d'Italia, veramente epocale. Si ricordi, ad esempio, che l'esperienza storica del cattolicesimo democratico italiana  è nata e vissuta nel confronto dialettico con il papato.
 Il problema della mondanità spirituale ha travagliato l'ultima fase del papato di Benedetto 16°. La scelta di Bergoglio come Papa può essere vista come un tentativo di porvi rimedio, come una cura. Le riflessioni che troviamo in Guarire dalla corruzione danno l'idea delle linee guida che verranno seguite. Ma esse sono valide anche oltre l'ambito religioso, dovunque si cerchi di intervenire nella storia secondo i principi di fede. Nell'Europa di oggi, al cui vertice troviamo il partito democristiano tedesco, espressione del cristianesimo democratico europeo, vale a dire di quel movimento che intese storicamente e ancora intende  conciliare fede e valori  religiosi e democrazia, e nell'Italia di oggi, ai cui vertici troviamo molti esponenti del cattolicesimo democratico italiano storico, quindi in una situazione politica tanto diversa da quella dell'Argentina da cui viene il nuovo Papa, bisognerà che il laicato italiano si confronti con la nuova direzione d'orchestra e con la nuova musica che si sta preparando, per valutare quali cambiamenti occorra introdurre nella cultura che fin qui ha determinato le varie forme di impegno sociale e politico che sono state attuate. Segnalo alcuni temi: mutamento dell'autorità religiosa di riferimento per l'ambito sociale e quello politico; minore importanza data al successo tattico; ripresa integrale dei valori religiosi, laddove finora l'attenzione era centrata prevalentemente su alcuni di essi (i valori non negoziabili); insufficienza di forme di compromesso etico giustificate con esigenze tattiche.


Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli.

 

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