INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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venerdì 24 settembre 2021

Progettare una riforma nelle realtà di base

 

Progettare una riforma nelle realtà di base

 

  La gerarchia, l’ordinamento dell’autorità ecclesiastica impersonata dal clero, non appare oggi riformabile, per vari motivi che è inutile enumerare.

  Sono passati quasi sessant’anni dal Concilio Vaticano 2° e il suo impianto fondamentale non è mutato: è rimasta un’autocrazia nettamente separata dal resto del popolo dei fedeli. Rimanda ad un’immaginifica mitologia per mantenere una certa propria sacralizzazione, che però di fatto si è ridotta a ben poco.

  Nelle realtà di prossimità è diverso.

  Definisco realtà di prossimità la chiesa vicino casa, intesa sia come ambiente liturgico che come aggregazione sociale.

  In quest’ambito la burocrazia gerarchica è molto meno sensibile e le persone laiche possono essere molto più attive. La scarsità del clero, che senz’altro crea problemi in ambito sacramentale, può essere, ed è stata effettivamente, un’opportunità in processi di riforma. Si può dire che la via dei ministeri laicali  sia aperta. Ora si tende a concepirli come ausiliari di quelli ordinati, ma possono essere molto più sviluppati. Ad esempio, la stessa partecipazione all’assemblea parrocchiale potrebbe essere configurata come espressione di un ministero, vale a dire di una funzione, di quel tipo. Così, ancora, si può pensare a posizioni di direzione partecipata delle attività collettive che vada ben oltre la struttura degli attuali consigli pastorali parrocchiali, anche se ne può costituire uno sviluppo innovativo mediante espansione di fatto delle loro attribuzioni.

   Escluse le funzioni propriamente sacramentali, ogni altro ministero in parrocchia dovrebbe essere esercitato in maniera sinodale, vale a dire partecipata, il che richiede, prima, la costituzione di  una specifica organizzazione collettiva laicale distinta da quella presbiteriale e, poi, una sede assembleare di codecisione, con  l’affermazione del principio che nessuna delle due componenti possa prevalere  e che ogni decisione debba ottenere l’assenso di entrambe.

 Una organizzazione ispirata a quel modello caratterizza il Sinodo della Chiesa tedesca, i cui atti normativi sinodali, lo Statuto  e il Regolamento interno trovo esemplari, per chiarezza, precisione, concisione, essenzialità, coerenza, espressione di principi democratici (al contrario dell’irritante e ingiustificato rifiuto di essi che troviamo nel recente Documento preparatorio per il Sinodo (universale - italiano?) che inizierà nel prossimo ottobre. Quei documenti potrebbero essere utilmente essere presenti nella redazione di atti organizzativi di nuovi organismi parrocchiali di partecipazione da attuare in via sperimentale.

Si veda

https://www.viandanti.org/website/sinodo-della-chiesa-tedesca/

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

 

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Statuto del Cammino sinodale Adottato tramite risoluzione dell’Assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Tedesca il 25 settembre 2019 - Adottato dell’Assemblea plenaria del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (ZdK) il 22 novembre 2019

in https://www.synodalerweg.de/fileadmin/Synodalerweg/Dokumente_Reden_Beitraege/2019_Satzung-des-Synodalen-Weges-italienisch.pdf

 

 

Preambolo La Chiesa cattolica in Germania intraprende un cammino di conversione e rinnovamento. Ci troviamo di fronte ad una grave crisi che, anche a causa dello scandalo degli abusi, scuote profondamente la nostra Chiesa. Contiamo sul grande impegno di tutti coloro che collaborano attivamente nella Chiesa. Noi, uomini e donne battezzati, siamo chiamati a divulgare con le parole e con i fatti la “bontà e l’amore di Dio verso gli uomini” (Tit 3,4) affinché essi possano ascoltare e accettare in libertà la Lieta Novella. Tramite il Cammino sinodale vogliamo migliorare le condizioni per poter adempiere a questo compito in modo credibile. In occasione del Cammino sinodale Papa Francesco ha scritto una lettera al “popolo pellegrino di Dio in Germania” (29.06.2019). Egli condivide con noi la nostra “preoccupazione per il futuro della Chiesa in Germania” e ha rafforzato il nostro proposito di “cercare una sincera risposta all’attuale situazione” rivolgendosi al nostro senso ecclesiale per preservare l’unità di tutta la Chiesa organizzando dalla base il processo sinodale. Egli ci ha incoraggiato ad “abbracciare il primato della evangelizzazione” unendo la dimensione spirituale del Cammino sinodale alle sfide strutturali. Mettiamo al centro Dio e il cammino che Lui vuole percorrere con l’uomo d’oggi. Riconosceremo che per molti è la Chiesa stessa che nasconde l’immagine di Dio. Affidiamoci alla forza dello Spirito Santo per rinnovare la Chiesa, affinché essa sia credibile testimone di Gesù Cristo luce del mondo.

Fammi conoscere le tue vie, SIGNORE, insegnami il cammino da seguire; sei Tu il Dio che mi salva ogni giorno sei la mia speranza. (Ps 25, 4-5)

Nella loro comune responsabilità nei confronti del Cammino sinodale la Conferenza Episcopale Tedesca e il Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi hanno concordato un particolare Cammino sinodale.

Articolo 1 Compito

(1) Il Cammino sinodale della Chiesa cattolica in Germania serve alla comune ricerca di misure per rafforzare la testimonianza cristiana. L’obiettivo è quello di chiarire gli argomenti chiave e le aree d’azione: “Potere e divisione dei poteri nella Chiesa – Partecipazione comune e progettazione missionaria”, “Vita sacerdotale oggi”, “Donne nei servizi e nei ministeri della Chiesa”, “Vivere in relazioni di successo – Amore che vive nella sessualità e nella collaborazione.” Il processo dovrebbe durare due anni.

(2) Nell'ambito di questi compiti, la Conferenza Episcopale Tedesca riferisce regolarmente sulle misure atte chiarire ed elaborare gli abusi sessuali nella Chiesa, quelle per evitarli e prevenirli nel futuro, nonché sui passi atti a introdurre una giurisdizione penale e amministrativa adeguata ai tempi nell'ambito di competenza della Conferenza Episcopale Tedesca.

Articolo 2 Sono organi del Cammino sinodale

: (1) L'Assemblea sinodale

(2) La presidenza sinodale

(3) La presidenza sinodale allargata

(4) I fori sinodali.

Articolo 3 Assemblea sinodale

(1) All'Assemblea sinodale del Cammino sinodale appartengono

 (a) i membri della Conferenza Episcopale Tedesca,

(b) 69 membri del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (nominati tenendo conto della speciale struttura del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi),

(c) 10 rappresentanti degli ordini (nominati dalla Conferenza dei superiori degli ordini tedeschi),

(d) 27 rappresentanti dei Consigli diocesani dei sacerdoti (che vengono nominati di volta in volta dal Consiglio diocesano dei sacerdoti),

(e) 15 giovani, di cui almeno 10 ragazze che il 1° dicembre 2019 avranno meno di 30 anno e non fanno parte del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (nominati dal Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi),

(f) 4 diaconi permanenti (nominati dal Gruppo di lavoro dei diaconi permanenti in Germania),

 (g) 4 rappresentanti dell’Associazione professionale dei consiglieri pastorali della Germania,

(h) 4 rappresentanti dell’Associazione professionale dei consiglieri parrocchiali della Germania,

 (i) 3 rappresentanti delle facoltà di teologia cattolica,

(j) 3 rappresentanti delle nuove comunità spirituali che non sono rappresentate dal Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (nominati dall’incaricato episcopale per le nuove comunità spirituali e i movimenti ecclesiastici),

(k) 2 vicari generali (nominati dalla Conferenza dei vicari generali tedeschi),

 (l) Fino a 10 donne e uomini nominati dalla Conferenza Episcopale Tedesca e fino a 10 donne e uomini nominati dal Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, (tenendo conto anche di altri gruppi professionali).

Nella nomina delle cariche si cerca di tener conto del sesso e della generazione di appartenenza.

(2) L’Assemblea Sinodale è l’organo supremo e ha facoltà di deliberare. I membri dell’Assemblea sinodale hanno pari diritti di voto.

(3) I membri dell’Assemblea sinodale sono nominati per tutta la durata del processo. Se un membro lascia l’Assemblea prima della fine del Cammino sinodale la commissione che l’ha nominato potrà procedere ad una nuova nomina. I membri dell’Assemblea sinodale non possono farsi sostituire. Non sono vincolati ad alcuna direttiva da parte della commissione che li ha inviati.

Articolo 4 Osservatrici, osservatori e ospiti della Assemblea sinodale

(1) Il Nunzio Apostolico è invitato a partecipare in qualità di osservatore.

(2) Sono invitati a inviare alle Assemblee sinodali rispettivamente un’osservatrice e un osservatore:

a. L’Associazione delle Chiese cristiane in Germania (ACK),

b. La Chiesa Evangelica in Germania (EKD),

c. La Conferenza Episcopale Ortodossa in Germania (OBKD), d. Il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE), e. Le Conferenze Episcopali dei paesi vicini, f. Le organizzazioni mantello laiche dei paesi vicini.

(3) La Presidenza sinodale può invitare ospiti all’Assemblea sinodale.

(4) Alle Assemblee sinodali partecipano osservatrici, osservatori e ospiti. A costoro può essere concesso il diritto di parola.

(5) Le sedute dell'Assemblea sinodale sono aperte ai media.

Articolo 5 Guide spirituali

Il Cammino sinodale è accompagnato da una guida spirituale femminile e da una guida spirituale maschile. Costoro danno impulsi spirituali e offrono una riflessione spirituale sul lavoro dell'Assemblea sinodale.

Articolo 6 Presidenza sinodale

 (1) Fanno parte della Presidenza sinodale:

a. il Presidente e il Vicepresidente della Conferenza Episcopale Tedesca. b. la Presidentessa / il Presidente e una Vicepresidentessa / un Vicepresidente del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi.

 (2) Presidenti del Cammino sinodale sono il Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e la Presidentessa / il Presidente del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi. Essi detengono la presidenza dell’Assemblea sinodale. (3) La presidenza sinodale svolge un lavoro di preparazione e di monitoraggio delle Assemblee sinodali.

Articolo 7 La presidenza sinodale allargata

(1) Della presidenza sinodale allargata fanno parte i membri della presidenza sinodale e rispettivamente i due presidenti dei fori sinodali.

(2) Le guide spirituali sono ospiti permanenti della presidenza sinodale allargata.

(3) La presidenza sinodale allargata sostiene il lavoro della presidenza sinodale, in particolar modo essa cura il coordinamento del lavoro tematico.

(4) La presidenza sinodale allargata stabilisce gli ordini del giorno delle assemblee sinodali.

Articolo 8 Fori sinodali

(1) Per i lavori del Cammino sinodale sono stati istituiti i seguenti fori

- Potere e divisione dei poteri nella Chiesa

- Partecipazione comune e progettazione missionaria

- Vita sacerdotale oggi

- Donne nei servizi e nei ministeri della Chiesa

- Vivere in relazioni di successo

– Amore che vive nella sessualità e nella collaborazione. I fori sinodali elaborano i temi che tratterà l’Assemblea sinodale.

(2) Durante il Cammino sinodale, a elezione avvenuta, i membri dei fori diventano:

 a. membri dell’Assemblea sinodale

 b. consulenti

 (3) A tale scopo la presidenza sinodale invia all’Assemblea sinodale una proposta, elaborata insieme a quella del Presidente dei fori preparatori e tenendo conto degli interessi espressi dai membri dell'Assemblea sinodale. I Fori sinodali hanno circa 30 membri.

(4) Ogni Foro sinodale elegge tra i suoi membri due presidenti, di cui uno è membro della Conferenza Episcopale Tedesca e l’altra / l’altro è membro del Comitato Centrale dei Cattolici tedeschi. La segreteria svolge il lavoro di gestione.

(5) I membri dei Fori sinodali hanno lo stesso diritto di voto nel proprio Foro. I membri dei Fori sinodali che non sono anche membri dell'Assemblea sinodale partecipano a titolo consultivo alle delibere dell'Assemblea sinodale presentando una proposta del proprio Foro.

(6) I membri dei Fori sinodali non possono essere sostituiti. Essi non sono vincolati da una direttiva emanata dalle commissioni che li hanno inviati.

(7) I Fori sinodali possono invitare alle singole riunioni osservatrici, osservatori e ospiti dell'Assemblea sinodale. Può essere concesso loro il diritto di parola.

Articolo 9 Segreteria

(1) Della Segreteria del Cammino sinodale fanno parte:

 a. Il segretario della Conferenza Episcopale Tedesca

 b. La segretaria generale / il segretario generale del Comitato dei Cattolici Tedeschi.

c. Altre collaboratrici e collaboratori vengono messi a disposizione dalla Conferenza Episcopale Tedesca e dal Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi.

(2) Segretari del Cammino sinodale sono il segretario della Conferenza Episcopale Tedesca e la segretaria generale / il segretario generale del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi. Essi guidano la segreteria del Cammino sinodale. Partecipano con funzioni consultive alle riunioni dell'Assemblea sinodale, della presidenza sinodale e della presidenza sinodale allargata. Sono invitati alle sedute dei Fori sinodali a cui possono partecipare con funzioni consultive. La Segreteria è vincolata alle linee guida della presidenza sinodale.

(3) La Segreteria del Cammino sinodale sta a disposizione della presidenza sinodale e della presidenza sinodale allargata nell'esercizio delle loro funzioni. In particolare, è suo dovere partecipare alla preparazione delle sedute dell'Assemblea sinodale, redigere i verbali e svolgere il necessario lavoro di controllo. Nella Segreteria lavorano l'Ufficio Stampa e Informazione.

Articolo 10 Consultazione su progetti nell’assemblea sinodale

(1) Progetti di consultazione possono essere presentati dalla presidenza sinodale e dai Fori sinodali. Ogni membro dell’Assemblea sinodale ha il diritto di presentare per iscritto degli emendamenti sui progetti.

(2) Di ogni progetto devono essere effettuate almeno due letture. La prima e la seconda lettura non possono aver luogo nella stessa seduta, che può durare più giorni.

(3) Al più tardi un mese prima della prima lettura la presentazione viene inviata ai membri dell'Assemblea sinodale, alle osservatrici, agli osservatori e contemporaneamente verrà pubblicata. Nella prima lettura si vota sull'accettazione della proposta come base di consultazione. Le proposte respinte non possono essere reintrodotte. Gli emendamenti adottati devono essere rinviati al Forum sinodale competente e questo rivede il testo alla luce degli emendamenti presentati.

(4) Al più tardi due mesi prima della seconda lettura la proposta rivista viene inviata ai membri dell'Assemblea sinodale, del Cammino sinodale, delle osservatrici e degli osservatori. Contemporaneamente essa viene pubblicata. Domande di emendamenti a questa proposta devono essere presentate per iscritto alla Segreteria del Cammino sinodale al più tardi un mese prima della seconda lettura. Durante la seconda lettura l’Assemblea sinodale può ammettere altre proposte a semplice maggioranza dei membri presenti. Nella seconda lettura hanno luogo i voti finali su domande di emendamenti attuali e, a meno che non sia necessaria un’altra lettura, le votazioni finali sulla proposta.

Articolo 11 Delibere

(1) L'Assemblea sinodale del Cammino sinodale delibera definitivamente sulla base dei risultati delle consultazioni. Raggiunge il quorum se sono presenti almeno due terzi dei suoi membri.

(2) Le sue delibere richiedono una maggioranza di due terzi dei membri presenti dove ci sia una maggioranza di due terzi dei membri presenti della Conferenza Episcopale Tedesca.

 (3) Su richiesta di un quarto dei membri presenti, le risoluzioni approvate nelle votazioni finali sono oggetto di una votazione speciale.

(4) In linea di principio i voti sono pubblici, con l’eccezione delle decisioni che riguardano il personale e di quelle segrete fatte su richiesta di almeno cinque membri dell'Assemblea.

(5) Le delibere dell'Assemblea sinodale non hanno di per sé effetti giuridici. Esse non pregiudicano il potere della Conferenza Episcopale e dei singoli Vescovi diocesani di emanare norme giuridiche e di esercitare il proprio magistero nell'ambito delle rispettive competenze.

Articolo 12 Pubblicazione delle delibere

(1) Le delibere dell'Assemblea sinodale sono annunciate dai Presidenti sinodali.

(2) Delibere i cui temi sono riservati alla regolamentazione della Chiesa universale saranno trasmesse alla Sede Apostolica come voto del Cammino sinodale.

Articolo 13 Realizzazione e valutazione

Tre anni dopo la sua ultima seduta l’Assemblea sinodale si riunisce un’altra volta sotto la guida della presidenza sinodale per valutare i risultati del Cammino sinodale.

Articolo 14 Regolamento interno

Il regolamento interno ordina i dettagli della procedura. Esso viene approvato dall’Assemblea sinodale. Emendamenti del regolamento interno possono essere approvati su richiesta scritta di almeno un terzo dei membri dell’Assemblea sinodale con una maggioranza dei due terzi dei membri presenti.

Articolo 15 Disposizione finale Questo statuto entra in vigore dopo l’approvazione nella Conferenza Episcopale Tedesca e del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi e può essere modificato solo dietro comune accordo di entrambi

 

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Regolamento interno del Cammino sinodale adottato con delibera dell’Assemblea sinodale del Cammino sinodale il 31 gennaio 2020

 

I. ASSEMBLEA SINODALE

§ 1 Compito dell'Assemblea sinodale

Gli organi del Cammino sinodale sono vincolati alle delibere dell'Assemblea sinodale (cfr. art. 3, secondo comma dello Statuto del Cammino sinodale).

§ 2 Convocazione e luogo dell’Assemblea sinodale

(1) La Presidenza del Cammino sinodale convoca per iscritto alle sedute dell'Assemblea sinodale con un preavviso di quattro settimane:

a. i membri dell’Assemblea sinodale (cfr. art. 3, primo comma dello Statuto),

b. osservatrici, osservatori e ospiti dell'Assemblea sinodale (cfr. art. 4, commi da 1 a 3 dello Statuto),

c. i membri dei Fori sinodali che non siano contemporaneamente membri dell'Assemblea sinodale nei casi in cui si debba trattare una proposta presentata dal loro Foro sinodale (cfr. art. 8, quinto comma dello Statuto), d. le Guide spirituali maschile e femminile del Cammino sinodale (cfr. art. 5 dello Statuto),

e. i segretari del Cammino sinodale (cfr. art. 9, secondo comma dello Statuto).

Alla convocazione sarà accluso l’ordine del giorno predisposto dalla Presidenza sinodale allargata (cfr. art. 7, quarto comma dello Statuto). Al contempo saranno convocati rappresentanti dei media (cfr. art. 4, quinto comma dello Statuto).

(2) L’Assemblea sinodale si riunisce a Francoforte sul Meno.

 (§ 3 Presidenza delle sedute dell'Assemblea sinodale

(1) All’inizio delle sue sedute l’Assemblea sinodale decide l’ordine del giorno. (2) I Presidenti del Cammino sinodale presiedono l’Assemblea sinodale (cfr. art. 6, secondo comma dello Statuto). Essi aprono e chiudono le sedute.

(3) La Presidenza sinodale stabilisce la presidenza della seduta. Quest’ultima deve avere una composizione paritaria per genere.

(4) Alla presidenza della seduta competono in particolare:

a. la votazione sull’ordine del giorno all’inizio della seduta dell'Assemblea sinodale,

b. la verifica del quorum all’inizio di una seduta dell'Assemblea sinodale (§ 6, primo comma del Regolamento interno),

c. l’apertura delle consultazioni e la votazione su ogni singolo punto dell’ordine del giorno,

d. la concessione e la revoca del diritto di parola in considerazione del tempo a disposizione per le consultazioni (cfr. art. 4, quarto comma dello Statuto).

(5) La presidenza della seduta deve provvedere affinché che le Guide spirituali abbiano sufficienti possibilità di fornire impulsi spirituali e offrire una riflessione spirituale sul lavoro dell'Assemblea sinodale (cfr. art. 5 dello Statuto).

(6) La presidenza della seduta dà alle osservatrici, agli osservatori e agli ospiti la possibilità di prendere la parola e rivolgersi all'Assemblea sinodale.

§ 4 Consultazioni in seno all'Assemblea sinodale

(1) Ai membri dell’Assemblea sinodale è di norma concesso il diritto di parola nell’ordine in cui sono state presentate per iscritto le richieste di intervento. Queste ultime potranno essere assortite in base a parole chiave. Allo stesso modo è concesso il diritto di parola ai membri dei Fori sinodali che non sono membri dell’Assemblea sinodale nelle consultazioni su proposte presentate dal loro Foro (cfr. art. 8, quinto comma dello Statuto).

(2) Con il consenso dell’oratore o dell’oratrice si possono ammettere domande durante l’intervento. Ai Presidenti del Cammino sinodale e, nelle consultazioni su una proposta presentata da un Foro sinodale, ai rispettivi presidenti dei Fori sinodali interessati sarà concessa la parola a prescindere dall’ordine degli interventi stabilito.

(3) Nelle consultazioni dell'Assemblea sinodale il tempo di parola è di norma di tre minuti. La presidenza della seduta o, su specifica richiesta, l’Assemblea sinodale hanno la facoltà di modificare la limitazione del tempo di parola.

(4) Una mozione d’ordine segnalata alla presidenza della seduta mediante doppia alzata di mano interrompe la sequenza degli interventi. La mozione deve essere trattata immediatamente. Al termine della trattazione, le consultazioni riprendono tenendo conto della sequenza stabilita per gli interventi.

a. Le mozioni d’ordine dovranno riguardare esclusivamente l'andamento delle consultazioni durante le quali vengono presentate.

b. La mozione d’ordine si intende accolta se non vengono mosse obiezioni. In caso di obiezione si procederà immediatamente al voto dopo aver ascoltato un intervento contrario.

c. Se l’Assemblea sinodale ha deciso di concludere la consultazione, su richiesta, prima della votazione nel merito dovrà essere concesso diritto di parola a quei membri dell’Assemblea sinodale che hanno presentato una mozione di emendamento e che non sono stati ancora sentiti sulla stessa, laddove sia stata presentata una mozione di rigetto dell’emendamento.

§ 5 Mozioni all'Assemblea sinodale

(1) Le mozioni di emendamento relative alle proposte presentate dai Fori sinodali oppure dalla Presidenza sinodale ovvero le mozioni d’ordine attinenti all’oggetto della consultazione si possono presentare solo entro la conclusione della consultazione in seconda e, se del caso, in terza lettura.

(2) Le mozioni devono essere presentate per iscritto, motivate e contenere proposte di formulazione. Il primo periodo non si applica alle mozioni d’ordine. (3) Si considerano mozioni d’ordine solo ed esclusivamente

a. le mozioni di modifica dell’ordine del giorno,

b. le mozioni di chiusura delle consultazioni e di votazione immediata,

c. le mozioni di chiusura della lista degli interventi,

d. le mozioni di ripresentazione di un tema e di un’ulteriore lettura all’Assemblea sinodale successiva,

e. le mozioni di sospensione della seduta,

f. le mozioni di passaggio al punto successivo dell’ordine del giorno,

g. le mozioni di rinvio della votazione, h. le mozioni di svolgimento di una terza lettura,

i. le mozioni di accertamento del mancato raggiungimento del quorum,

j. le mozioni di interpretazione del Regolamento interno,

k. le mozioni di non trattazione, l. le mozioni di votazione separata dei membri femminili presenti e m. le mozioni di votazione nominale su mozioni nel merito.

(4) Solo i membri dell’Assemblea sinodale hanno il diritto di presentare mozioni.

§ 6 Votazioni e deliberazioni da parte dell'Assemblea sinodale

 (1) All’inizio di ogni riunione la presidenza della seduta accerta il raggiungimento del quorum. L’Assemblea sinodale si considera validamente costituita fino a che la mancanza del quorum non sia stata espressamente accertata su mozione.

(2) Laddove le disposizioni dello Statuto e del presente Regolamento interno non prevedano altrimenti, l’Assemblea sinodale voterà e delibererà con la maggioranza semplice dei membri dell'Assemblea sinodale presenti.

(3) Se, in conformità con il § 5, terzo comma, lettera l, viene presentata una mozione per la votazione separata dei membri femminili presenti all’Assemblea sinodale, ai fini della deliberazione occorre la maggioranza dei membri femminili presenti all’Assemblea sinodale richiesta per la specifica delibera.

(4) Con riferimento a un’eventuale terza lettura di una proposta si applicano per analogia le disposizioni relative alla seconda lettura di cui all’articolo 10, quarto comma dello Statuto.

(5) Per ogni proposta che dovrà essere trattata dall’Assemblea sinodale, la Presidenza sinodale può istituire una commissione di valutazione delle mozioni composta da un minimo di tre e un massimo di cinque membri. Questa esamina quegli emendamenti alla proposta che sono da deliberarsi prima di mettere ai voti una mozione e ha facoltà di emettere raccomandazioni di delibera.

(6) Su richiesta, la votazione delle mozioni nel merito può svolgersi per appello nominale, salva un’eventuale richiesta di voto segreto (art. 11, quarto comma, secondo periodo dello Statuto). (7) In caso di ambiguità del risultato della votazione, la stessa verrà ripetuta.

II. PRESIDENZA SINODALE

§ 7 Compiti della Presidenza sinodale

(1) La Presidenza sinodale, insieme alla Presidenza sinodale allargata, ha il compito di assicurare un'ordinata preparazione e svolgimento delle sedute dell'Assemblea sinodale. È chiamata a svolgere tutte le funzioni che ai sensi dello Statuto e del Regolamento interno del Cammino sinodale non sono da attribuire ad altri organi del Cammino sinodale. I Presidenti parlano a nome del Cammino sinodale.

(2) La Presidenza sinodale fissa le date delle sedute dell'Assemblea sinodale e, salvo il § 2, secondo comma del presente Regolamento, il luogo della seduta, e propone l’ordine del giorno alla Presidenza sinodale allargata. Decide dello svolgimento di una diretta streaming durante le sedute dell’Assemblea sinodale, fermo restando la tutela dei diritti della personalità. (3) Nell’ambito delle attività successive alle sedute dell’Assemblea sinodale, la Presidenza sinodale dovrà adoperarsi particolarmente per lo sviluppo del Cammino sinodale e assicurarne il posizionamento nell'ambito dell’opera missionaria della Chiesa (evangelizzazione). Sono ivi inclusi l’accompagnamento di eventi (inter)diocesani e un’adeguata comunicazione con la Sede Apostolica.

(4) In caso di ambiguità sull’interpretazione di una disposizione del Regolamento interno,

a. tra le sedute dell’Assemblea sinodale decide la Presidenza sinodale laddove la questione riguardi la trattazione di un Foro sinodale, d’intesa con i suoi due presidenti, e previa consultazione della commissione interpretativa in merito alle modalità di procedere. La decisione deve essere comunicata all’Assemblea sinodale.

b. nel corso delle sedute dell’Assemblea sinodale a decidere dell’interpretazione è l’Assemblea stessa, previa consultazione della commissione interpretativa.

 La commissione interpretativa, composta da tre membri eletti dall’Assemblea sinodale per la durata del Cammino sinodale, esamina il punto controverso ed emette una raccomandazione di decisione destinata alla Presidenza ovvero all’Assemblea sinodale.

(5) La Presidenza sinodale predispone una lista per la composizione nominativa di ciascun Foro sinodale (cfr. art. 8, terzo comma dello Statuto). In tale sede, riserva cinque posti a membri dell’Assemblea sinodale che sono da questa eletti per l’inserimento nella lista, la quale viene infine votata nel suo insieme (in cumulo). Possono segnalare il loro interesse quei membri dell'Assemblea sinodale che non sono ancora previsti per nessun Foro sinodale.

(6) Tre anni dopo l'ultima seduta dell'Assemblea sinodale, la Presidenza sinodale convocherà una nuova riunione onde valutare l'attuazione dei risultati del Cammino sinodale (cfr. art. 13 dello Statuto).

§ 8 Sedute della Presidenza sinodale

(1) Le sedute della Presidenza sinodale sono convocate e presiedute dai Presidenti con un preavviso di due settimane e indicazione di una proposta di ordine del giorno. La Presidenza sinodale si riunisce almeno due volte all’anno, principalmente dopo le sedute dell’Assemblea sinodale.

(2) Il quorum è raggiunto se sono presenti almeno tre membri.

III. PRESIDENZA SINODALE ALLARGATA

§ 9 Compiti della Presidenza sinodale allargata

La Presidenza sinodale allargata deve assicurare che le mozioni di emendamento ricevute per iscritto siano esaminate prima della seconda e, se del caso, della terza lettura di una proposta presentata da un Foro sinodale nell’Assemblea sinodale.

§ 10 Presidenza e convocazione della Presidenza sinodale allargata

(1) I Presidenti presiedono la Presidenza sinodale allargata.

(2) Le sedute della Presidenza sinodale allargata sono convocate e presiedute dai Presidenti del Cammino sinodale con un preavviso di due settimane e indicazione di una proposta di ordine del giorno.

(3) La Presidenza sinodale allargata si riunisce almeno due volte all’anno prima dell’inizio dell’Assemblea sinodale, laddove le date delle sedute sono stabilite in funzione delle scadenze per l’invio dei documenti.

(4) Il quorum è raggiunto se sono presenti almeno sette membri.

IV. FORI SINODALI

§ 11 Presidenza dei Fori sinodali

 (1) Per l’elezione dei due presidenti (cfr. art. 8, quarto comma dello Statuto) è richiesta la maggioranza semplice dei membri presenti del rispettivo Foro sinodale.

(2) Le sedute del Foro sinodale sono presiedute dai presidenti. Essi possono delegare la moderazione a un’altra persona. I presidenti convocano i membri alle sedute del Foro sinodale per iscritto con un preavviso di due settimane e indicazione di una proposta di ordine del giorno.

(3) Le sedute dei Fori sinodali non sono pubbliche.

§ 12 Compiti dei Fori sinodali

(1) I rispettivi presidenti dei Fori sinodali trasmettono le proposte per l'Assemblea sinodale alla Segreteria del Cammino sinodale per iscritto ed entro sei settimane (per la prima lettura) oppure dieci settimane (per ogni successiva lettura) prima dell'Assemblea sinodale.

(2) Nell'Assemblea sinodale i presidenti dei Fori sinodali ovvero i membri dei Fori sinodali da essi delegati introducono le consultazioni sulla proposta presentata. L’esposizione dovrà riferire degli esiti della votazione interna al Foro sinodale sulla proposta e dell’integrazione delle mozioni di emendamento dopo la prima e, se del caso, la seconda lettura.

§ 13 Deliberazioni da parte dei Fori sinodali

Le proposte da presentare all'Assemblea sinodale richiedono la maggioranza assoluta dei membri del Foro sinodale.

V. DISPOSIZIONI GENERALI

§ 14 Invio dei documenti

(1) I documenti per le sedute dell’Assemblea sinodale sono inviati in forma digitale oppure, se espressamente richiesto, a mezzo postale. A ciò provvede la Segreteria del Cammino sinodale.

(2) La convocazione, la bozza dell’ordine del giorno dell'Assemblea sinodale e le proposte che non vengono presentate da un Foro sinodale devono essere inviate al più tardi entro quattro settimane prima dell'Assemblea sinodale.

(3) L’ordine del giorno e le proposte per l’Assemblea sinodale presentate dai Fori sinodali sono pubblicati sul sito internet del Cammino sinodale (www.synodalerweg.de).

 Le proposte che non vengono presentate da un Foro sinodale possono essere pubblicate d’intesa con la Presidenza sinodale.

§ 15 Pubblicazioni

La proclamazione delle delibere dell’Assemblea sinodale e, se del caso, la pubblicazione di voti speciali sulle delibere dell’Assemblea sinodale sono di competenza esclusiva dei Presidenti del Cammino sinodale (cfr. art. 12, primo comma dello Statuto).

§ 16 Redazione del verbale

(1) Di ogni seduta degli organi sinodali deve essere redatto un verbale. La redazione del verbale compete alla Segreteria.

(2) I verbali devono essere firmati dai Presidenti ovvero dai rispettivi presidenti degli organi sinodali e dal/dalla verbalizzante.

(3) I verbali dovranno essere inviati ai membri dei rispettivi organi sinodali e alla Segreteria del Cammino sinodale entro quattro settimane dalla seduta.

§ 17 Prevalenza dello Statuto del Cammino sinodale

Il Regolamento interno del Cammino sinodale disciplina i dettagli della procedura (cfr. art. 14 dello Statuto). Nell’eventualità di disposizioni contrastanti, lo Statuto del Cammino sinodale prevale sul presente Regolamento interno.

giovedì 23 settembre 2021

Capire di che si tratta

 Capire di che si tratta


[…] nella teologia cattolica si era affermata una visione che accentuava prima di tutto la visibilità della chiesa, la forma esteriore della sua organizzazione, e che nello stesso tempo metteva al centro la gerarchia [=il sistema del clero: papa, vescovi, preti, diaconi - nota mia].  Riprendendo il pensiero del teologo e cardinale gesuita Roberto Bellarmino (1542-1621) la chiesa fu definita come la comunità di coloro che sono battezzati, confessano la retta fede e vivono nell’obbedienza verso il papa e i vescovi. Nel corso del Medioevo e dell’epoca moderna la gerarchia era diventata, come abbiamo visto, sempre più potente e si era appropriata di tutti i poteri esercitati nella chiesa, arrivando a presupporre, perlomeno tacitamente, una equiparazione tra chiesa e clero.

  Ora, di fronte a questa immagine della chiesa, il concilio Vaticano 2° [celebrato tra il 1962  e il 1965 - nota mia] dichiarava che la chiesa non è in primo luogo un’istituzione con un determinato ordinamento. […] è fondata nel disegno di Dio sul mondo. In essa è permanentemente presente ciò che Cristo ha portato nel mondo e ciò che deve continuare ad essere vivo nella forza del suo Spirito. […]  Prima ancora della differenziazione in diversi ordini, uffici e funzioni, all’inizio della sua presentazione della chiesa il concilio ha messo in evidenza l’uguaglianza fondamentale de suoi membri. La chiesa non è stata più descritta, cosa che fino ad allora era usuale, come comunità di diseguali. Tutti coloro che nel battesimo e nell’eucaristia partecipano di ciò che è santo, che mediante la Parola e i sacramenti  vengono santificati, sono uguali gli uni agli altri nella dignità e nella chiamata all’apostolato della chiesa. Ancor prima di ogni differenza  riguardante gli uffici e i compiti, il concilio sottolinea la fondamentale unicità che abbraccia tutti i credenti e i santificati da Cristo.

[…]

 La teologia del popolo di Dio del Vaticano 2° afferma che tutti i credenti, uniti nella comunione, sono chiesa […] ha affermato chiaramente che nella chiesa tutta la potestà è affidata al popolo di Dio nella sua totalità e che è il popolo ad attuarla.

[…] I laici non vengono quindi visti in primo luogo come «non-chierici»  […] Da questa uguaglianza fondamentale dei battezzati deriva, per il concilio, la chiamata comune di tutti all’apostolato nella chiesa. […] I laici partecipano all’apostolato della chiesa stessa, vi sono chiamati da Cristo stesso. In questo modo si fa semplicemente cadere l’impianto dell’Azione Cattolica [come costruito all’epoca della sua istituzione, nel 1906 - nota mia], secondo il quale i laici potevano soltanto partecipare all’apostolato della gerarchia o eventualmente collaborare con esso. Se, secondo questa concezione, l’apostolato è mediato dalla gerarchia e, quindi, in qualche modo dipende ontologicamente da essa, ora si dice invece che l’apostolato è partecipazione alla missione della chiesa stessa. In virtù della loro appartenenza alla chiesa, di cui sono membri, i laici hanno il diritto e il compito di collaborare all’apostolato della chiesa e di realizzarlo secondo le loro rispettive possibilità.  Questo non richiede nessuna delega speciale o  nessun conferimento di poteri da parte del clero o della gerarchia, ma deriva direttamente dall’appartenenza alla chiesa. Né il conferimento né l’attuazione concreta di questo apostolato avvengono mediante una delega, dunque in dipendenza dall’ordine sacro, ma risultano entrambi dalla potestà trasmessa nei sacramenti del battesimo e della cresima. Ogni argomentazione  o idea di un «prolungamento del braccio dei vescovi» viene abbandonata.

[…]

 La sottomissione tradizionale dei laici nella chiesa era causata in buona parte dal privilegio del clero derivante dalla sua formazione teologica. Per dare a tutti la possibilità di essere corresponsabili dell’apostolato e di parteciparvi, il concilio ha chiesto che «i laici si applichino con diligenza all’approfondimento della verità rivelata e domandino insistentemente a Dio il dono della sapienza»[ costituzione Luce per le genti - Lumen gentium 35].

[…]

 Il concilio attribuisce ai laici, in modo particolare, il carattere secolare (Luce per le genti - Lumen Gentium 31] [secolare= quanto riguarda la costruzione, l’organizzazione e il governo delle società civili. Secolare, in quanto soggetto al mutamento dei tempi, distinto dall’eternità della cose sacre, date (irrealisticamente) per immutabili- nota mia]. Essi devono e possono essere «sale della terra» là dove la chiesa può essere presente ed efficace attraverso di loro. Nella costituzione sulla chiesa [Luce per le genti - Lumen gentium] queste affermazioni non sono intese in senso restrittivo, come se fosse proprio dei laici esclusivamente un apostolato nel mondo e non anche in ambito ecclesiale. […] E’ una vera e propria alterazione del significato del testo conciliare la lettura fatta da alcuni documenti successivi che traggono da questa affermazione del carattere secolare la conclusione che i laici abbiano competenze esclusivamente secolari e che l’ambito ecclesiale debba restare riservato al clero, interpretando così il compito secolare in termini restrittivi.


[da Peter Neuner, Per una teologia del popolo di Dio, Queriniana 2016]


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   La Chiesa di Dio è convocata in sinodo,  si legge nel manifesto del Sinodo universale/italiano che inizierà il mese prossimo. Nel deludente Documento preparatorio  che è stato diffuso questo mese, per quanto riguarda noi laici se ne parla come di una sorta di sondaggio. In realtà, poiché il tema che verrà trattato è la sinodalità, vale a dire come fare chiesa tutti insieme, c’è molto più di questo, ed effettivamente è una questione decisiva per la vita e la missione della chiesa, come anche si legge in quel manifesto, e non è  cosa che riguarda solo i vescovi e il Papa, ma tutti noi, per quel diritto  e dovere  di apostolato che ci deriva dall’essere battezzati, menzionato da Neuner nel brano che ho trascritto.

  Dobbiamo decidere, tutti insieme, come proseguire ad essere Chiesa insieme nel mondo di oggi, nella realtà,  non in un qualche fantasia per il tempo libero.

  Tuttavia, credo che non moltissimi, tra quelli che ancora praticano, o  almeno sono interessati, l’abbiano veramente capito, anche perché l’informazione che viene data alla generalità dei fedeli o manca del tutto o è molto insufficiente.

 La Chiesa come la comunità di coloro che sono battezzati, confessano la retta fede e vivono nell’obbedienza verso il papa e i vescovi, così si pensava nel Seicento.  Per molti di noi,  non è ancora questo che si intende per Chiesa?

  E quanti di noi si sono veramente applicati  con diligenza all’approfondimento della verità rivelata, vale a dire hanno studiato un pochino per capire le questioni implicate nell’essere cristiani, secondo gli auspici dei saggi dell’ultimo Concilio? Per i più, ma in fondo per tutti nei momenti di ignavia, non si è fatto forse come sempre, stando a rimorchio dei preti?

   Ciò che noi siamo e facciamo nel mondo è anche apostolato: non è che lo si fa solo negli spazi liturgici o durante le cosiddette attività pastorali. L’apostolato non è tanto  propaganda  religiosa, ma è un ordinare il mondo, e quindi, ad esempio, noi laici che abbiamo in qualche modo collaborato ad un processo di unificazione europea che ha realizzato un lunghissimo periodo di pace continentale, anche così abbiamo fatto apostolato, per quanto da parte della gerarchia in genere non venga riconosciuto come tale. La costruzione, l’organizzazione e il governo delle società possono essere un’alta forma di carità, si è cominciato a insegnare dagli anni Trenta del Novecento. Su queste basi i cristiani democratici hanno collaborato a rivoluzionare l’assetto degli stati dell’Europa occidentale.

  Ma anche la Chiesa stessa è il campo del nostro apostolato laicale. Questo significa che, partecipandovi attivamente, dobbiamo contribuire a organizzarla in modo che sia sempre più conforme agli alti principi morali della nostra fede e, prima di tutto, alla sua natura. 

  La nostra Chiesa com’è adesso non scaturì per incanto dopo la Resurrezione, né c’era prima. E’ il risultato di una costruzione sociale che in gran parte risale al Secondo Millennio e poggia sulla costruzione di una cristologia  che si è affermata dal Quarto al Nono secolo del Primo Millennio.  E’ solo con molta immaginazione che la si può far risalire, tutta, alle origini. Per dire: nel Primo secolo non si era neanche formato un vero e proprio clero, che oggi è la parte dominante nell'organizzazione ecclesiale. L’evoluzione delle concezioni sociali nei due millenni della storia cristiana ha pesantemente  influito su quelle riguardanti la natura e la missione della Chiesa. Così si è stati cristiani secondo i propri tempi. E, in base ai principi di civiltà dei tempi nostri, i primi tempi non furono  interamente e propriamente virtuosi, ma anzi molto intolleranti, violenti, bellicosi. E, per la verità, si proseguì così. E' solo dal  Novecento, e in particolare dalla seconda metà di quel secolo,  che i cristiani, nel grandioso movimento ecumenico, hanno vissuto la loro fede per fare veramente la pace tra loro. Quando lo si è realmente voluto, la pace fu fatta. Però si è diventati migliori della nostra tremenda storia solo da poco.

  La separazione della nostra Chiesa dai tempi in cui vive, per certi versi il suo anacronismo,  che per alcuni è addirittura una virtù ma che in realtà è all’origine della crescente disaffezione della gente per l’istituzione pur in un crescente interesse per le questioni spirituali, dipende essenzialmente dal fatto che noi stessi siamo divisi nell’animo nostro e non sappiamo più bene raccordare, come si dice, fede, religione e vita. Così, progressivamente, le questioni sulla fede sono diventate argomento quasi esclusivo della teologia che vi ha agito in modo dispotico e autoreferenziale. In fondo  andiamo in chiesa  più che altro per sentirne parlare, e allora lo spazio è tutto del clero, che vi è stato formato, perché noi ne sappiamo troppo poco. Purtroppo la teologia, la cui affermazione come scienza, in particolare dal Duecento europeo,  non è stata storicamente sempre tanto positiva per le nostre Chiese, per come si  è sviluppata nel Secondo Millennio ha ancora troppo scarsa capacità di mediazione con gli altri aspetti della vita e, più che altro, tenta di assimilarli. Così, ad esempio, è accaduto che nelle questioni religiose tra i coniugi si sia venuto oscurando il carattere naturale  dei problemi per cercare di far quadrare tutto con la teologia in tema, quella del matrimonio come sacramento molto centrata sull’atto formale di costituzione del vincolo,  in una visione molto legalistica che è una costruzione sociale risalente fondamentalmente al Secondo Millennio, anche se in precedenza il rapporto coniugale aveva avuto sempre un chiaro valore religioso. In altre parole: il matrimonio non è stato sempre un sacramento, è stato costruito come tale, non ci è arrivato così com'è dal Cielo. 

  La domanda fondamentale: la caratteristica propria del nostro essere persone cristiane è quella dell’andare in chiesa ad ascoltare i preti e nel fare riferimento ad un’etica personale conforme ai precetti insegnati dai preti o c’è dell’altro? E, se c’è dell’altro, questo altro lo si fa da soli o con altre persone? E queste altre persone con le quali fare dell’altro, le troviamo solo in chiesa, quando noi siamo ed esse sono in chiesa,   o anche fuori, e, in quest’ultimo caso, qual è il confine tra fuori  e  dentro, e tra chi è dentro e chi è fuori? Se noi siamo Chiesa, quali altre persone, intorno a noi, consideriamo Chiesa con noi?

 E poi: quando i preti ci parlano delle cose della fede, quanto capiamo veramente di quello che ci dicono? Soprattutto quando ci parlano di comunione?

 Cari amici, vi consiglio di leggere e rileggere i brani del libro  di Peter Neuner che ho sopra trascritto, di rifletterci sopra e di discuterne tra voi. Riuscite a capire veramente tutto quello che scrive, e in particolare i termini che usa? Approfondite. In particolare prendendo in mano i documenti dell’ultimo Concilio Vaticano 2°, a partire dal decreto sull’apostolato dei laici L’apostolato - Apostolicam actuositatem

https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decree_19651118_apostolicam-actuositatem_it.html

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli

  


mercoledì 22 settembre 2021

La sinodalitá come vita cristiana

 

La sinodalitá come vita cristiana

 

   Una nuova impostazione nel modo di considerare il valore dei laici arrivò con il concilio Vaticano 2º (1962-1965). Il concilio fu annunziato da Giovanni 23º senza che il Papa indicasse le tematiche che dovevano essere trattate. Furono, invece, i vescovi ad essere interrogati per sapere quali problemi ritenessero più importanti per un rinnovamento pastorale della chiesa. Le risposte dei vescovi andarono a toccare le questioni più diverse. I vescovi tedeschi complessivamente seguirono da vicino il votum molto elaborato del cardinal Döpfner, allora vescovo di Berlino, presentato nel novembre del 1959. Döpfner propose che compito del concilio fosse «annunciare davanti a tutto il mondo la dignità dell’essere umano», presentare «una specie di “carta” dei diritti umani». I fedeli sono membri della chiesa ai quali Dio dona la sua grazia, per questo i laici non dovrebbero esser considerati a partire dai chierici, ma positivamente a partire dal battesimo e dalla cresima. All’accenno messo sulla struttura gerarchica deve seguire ora il riconoscimento della chiesa come popolo santo di Dio, il quale, in base alla sua natura di «sacramento primordiale» deve svolgere una «funzione sacerdotale» nei confronti del mondo».

 

[da Peter NEUNER, Per una teologia del popolo di Dio, Queriniana 2016]

 

  Negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, in Europa Occidentale, era molto vivo tra le persone laiche lo scandalo della loro emarginazione nella Chiesa cattolica, mentre, al contrario, il loro ruolo nelle nuove democrazie costruite nel secondo dopoguerra e nelle altre Chiese cristiane era diventato sempre più importante, anche nel campo etico, tanto che poi sfociò nell’edificazione dell’unità continentale, sul fondamento dei diritti universali dell’uomo.

  Ai tempi nostri la situazione, almeno in Europa occidentale, è molto diversa e questo per la marcata desacralizzazione dell’autorità del clero cattolico, e in particolare di quella del Papa, che paradossalmente si è manifestata insieme a una sensibile desecolarizzazione delle concezioni comuni in società. Specchio di quest’ultimo fenomeno, avvertibile ormai in tutto il mondo, può essere considerato l’ampio spazio che, in Italia,  quotidiani che furono storicamente fortemente anticlericali riservano oggi  ai detti e agli scritti di Papa e vescovi. Due giorni fa era l’anniversario della presa di Roma da parte dell’esercito italiano, con l’abbattimento dello Stato Pontificio e il completamento dell’unità nazionale, occasione in cui tradizionalmente si rinfocolavano le polemiche anticlericali, e su media non se ne è praticamente trattato. Ma è significativo anche l’accento che si dà ai diritti civili fondamentali, quindi non condizionati dai rapporti di forza o sociali del momento, e, in questo senso, non negoziabili. Questo clima culturale  è favorevole alla proposta di una sinodalità come espressione comune della vita cristiana che ci è venuta. Molto condivisibilmente si è però posto il tema dell’agente collettivo in grado di sorreggere in società questo programma di riforma. Infatti, proprio per le caratteristiche dei tempi, il clero non può bastare. Esso, di fronte ai temi della fede, non appare più distinto dalle persone laiche: ha gli stessi problemi, le stesse ansie, ma anche gli stessi aneliti. Parlo, naturalmente, cercando di sintetizzare una linea di tendenza, ma so che nel clero e tra le persone laiche ci sono anche quelli che vivono la fede come negli anni Cinquanta, e non mi interessa criticarli né pretendere che cambino. Accetto pienamente il pluralismo, anche se ovviamente contrasto vivamente quelli che del passato vorrebbero mantenere o per meglio dire riesumare il totalitarismo religioso, e quindi coartarmi.

  Non è più tanto questione di bilanciamento di poteri tra clero e laici (i religiosi si sono via via clericalizzati, come storicamente in precedenza il clero aveva assunto costumi dei religiosi), ma più in generale  di come essere cristiani nella società in cui viviamo.

  La questione va contestualizzata nell’Europa occidentale di oggi, perché altrove i problemi sono diversi, e anche molto diversi. Certamente nel Sinodo universale che è stato convocato, che non riguarda solo i vescovi del mondo ma tutte le persone che si riconoscono nell’espressione popolo di Dio, difficilmente si troverà un modo solo per dare concretezza alla sinodalitá. Ad esempio, nelle Chiese africane mi pare ancora sensibile la sacralizzazione del potere gerarchico.

  Döpfner, nel ’59, scriveva di battezzati e cresimati come connotazione essenziale dei membri del Popolo di Dio, ma, se affrontiamo con spirito pratico il tema della sinodalitá come espressione comunitaria della vita cristiana, quello potrebbe non bastare. Bisognerebbe prendere in considerazione il caso, che in una persona chiamata alla sinodalitá, pur battezzata e cresimata, manchi il consenso ad essa. A questa persona potrebbero bastare la partecipazione alla vita liturgica animata da clero e religiosi, le tradizionali opere di carità e di misericordia, e un’accettazione di principio dei doveri etici fondamentali. Del resto così a lungo l’accento fu posto sulle virtù dell’obbedienza e della docilità…

  Il problema ha aspetti pratici di non poco conto, che si sono posti ad esempio nelle parrocchie che hanno sperimentato la convocazione di propri sinodi. Quando ci si aggrega bisogna stabilire criteri di riconoscimento e di attribuzione di facoltà e poteri. Altrimenti diventa impossibile procedere ordinatamente e questo anche nelle realtà di base, come le parrocchie. Insomma, procedendo nella sinodalitá diffusa, che significa co-decisione e co-responsabilità  occorre acquisire il consenso e e l’impegno delle persone coinvolte.

  Se si volesse iniziare un processo sinodale in una parrocchia come la nostra, ci dovremmo confrontare con i circa 1000 – 1500 praticanti abituali, tra giovani, adulti e anziani, per circa il 70% ultracinquantenni, con la necessità, per poter lavorare utilmente, e anzitutto per potersi riunire, di suddividerli in una decina di assemblee minori, e di progettare un programma complesso di formazione, conoscenza e poi istituzioni di co-decisione. Che accadrebbe se, al dunque, in una fase avanzata di aggregazione si presentasse a partecipare tanta più gente? D’altra parte, con criteri troppo restrittivi, si finirebbe per creare i problemi che hanno avuto i gruppi con disciplina settaria, che riservano quello che intendiamo ora per sinodalità a cerchie ristrette di iniziati.

  Fermo restando che l’accesso alla pastorale (liturgie, sacramenti, formazione) deve essere universale, non si può procedere sulla via della vera sinodalitá senza strutturare  percorsi che consentano di riconoscere il consenso di chi è coinvolto, in modo che quest’ultimo abbia per noi un volto.

  Oggi si frequenta la parrocchia con uno spirito che è una via di mezzo tra chi va ad un santuario, chi va ad un ambulatorio ASL e chi va a teatro. Si rimane sostanzialmente estranei gli uni agli altri. D’altra parte non sempre si ha voglia di avvicinarsi più di tanto e, quando si è forzati a farlo, ci si sente soffocare e come rinchiusi. Hanno un bell’argomentare i teologi sul loro soprannaturale! Nella costruzione sociale, e quando si parla di sinodalitá diffusa è questo che si fa, i problemi sono proprio questi.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro Valli

martedì 21 settembre 2021

Parte costruttiva

 

Parte costruttiva

 

 

 Quando si fanno progetti, la parte costruttiva è la più difficile. E’ necessaria anche quella distruttiva, che consiste nella confutazione delle proposte alternative e nella ricostruzione di ciò che nel passato non ha funzionato. Più spesso si cercano mediazioni  con gli altri progetti, che possono essere validi in certi punti. Quanto alla storia, essa ci è davanti nella sua oggettività, è stata quella che è stata, bella o brutta, e se si hanno sufficienti fonti di conoscenza e non la si vuole falsificare, anche solo per abbellirla un po’, perché può essere terribile, si tratta solo di raccontarla ordinatamente.

  Oggi, con il senno del poi, tutti sono capaci di individuare ciò che non ha funzionato nei nostri programmi ecclesiali. Naturalmente irrita un po’ l’atteggiamento di chi si ostina a negare la realtà. Tuttavia è quando si pensa al futuro che le cose si complicano.

  C’è chi pensa che il futuro debba essere un’eterna ripetizione del passato, per un’esigenza di fedeltà a un qualche mandato che si è ricevuto di essere sempre gli stessi. E allora saremmo fritti, perché sappiamo bene che nel nostro passato c’è molto che non va. Del resto una valutazione realistica della nostra storia dimostra con chiarezza che non si è mai rimasti gli stessi e anche la nostra Chiesa, come tutte le società intorno, è molto cambiata nei due millenni della nostra storia e, certo, ma non potrò verificarlo di persona, è verosimile che tra diecimila anni sarà molto diversa da com’è adesso e da come è stata prima, perché gli esseri umani e le loro società cambiano. Gli esseri umani sono viventi che costruiscono e governano società. E’ un lavoro che non è mai concluso una volta per tutte  e dovunque.

  Ci sono quelli che immaginano di tornare a vivere nel Primo secolo, quando c’erano ancora persone che avevano conosciuto il Maestro, ma penso che se ci riuscissero, dico a tornare in quel passato non in un qualche neo-passato da loro arbitrariamente ricostruito fantasticando, sarebbero molto sorpresi, perché le Chiese che troverebbero sarebbero molto, molto diverse da quelle attuali. Per dire: non troverebbero il clero. E sarebbero sorpresi da come vengono trattati i primi apostoli, che oggi noi pensiamo come i capostipiti di una tradizione gerarchica sacrale, delle specie di cardinali.

  Nel fare progetti di costruzione sociale, la nostra sofisticata teologia non aiuta molto. Ha dei partiti presi piuttosto irrealistici. Alle brutte tira fuori il mistero e tutto finisce lì. Quando, agli inizi del Secondo Millennio, divenne una disciplina organizzata come una scienza e si iniziò a insegnarla all’università, ci si confrontò con questo problema e si fecero ragionevoli distinzioni. Fondamentalmente, nella costruzione sociale dobbiamo mettere molto del nostro, anche se è bello mantenere sullo sfondo tutto il nostro confortante soprannaturale. Bisogna capire bene gli esseri umani sui quali e con i quali lavoriamo, così non  è la stessa cosa organizzare società in Italia o in un posto dell’Asia, anche se, grazie alla globalizzazione, condividiamo molte consuetudini e concezioni. E non bisogna fare l’errore di considerare le persone come materia inerte che può essere trasformata a piacimento, e nemmeno arrogarci la pretesa di renderle tali perché siano malleabili secondo i nostri desideri. Non fu questo l’esempio del Maestro. Eppure alcune vie di spiritualità mirano proprio a quello. Su quella strada è storicamente finita sempre male. Nell’ultimo secolo ci siamo molto corretti in quel campo, abbiamo sancito l’importanza della coscienza e della dignità delle persone. Nell’Europa di oggi, qualunque costruzione sociale si intraprenda, anche riguardo alla Chiesa, come tra poco inizieremo a fare cercando di realizzare tra noi la sinodalità, bisogna partire da lì.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli

 

lunedì 20 settembre 2021

Un processo lungo

 

Un processo lungo

 

  Costruire una Chiesa interamente sinodale,  una cosa mai tentata fino ad oggi, sarà un processo lungo e faticoso. Ma, come è stato scritto, è molto importante iniziarlo.

  La sinodalità,  che significa compartecipazione e corresponsabilità, può portare a vivere la fede in modo nuovo se entra nell’abito mentale di tutti e in tutto ciò che si fa.

  La prima difficoltà che si incontra per quella via non è costituita dalle istituzioni ecclesiastiche, sicuramente non centrate sulla sinodalità, che è configurata più che altro come una parentesi tra forme di esercizio del potere autocratiche, ma in noi fedeli che della sinodalità non abbiamo alcuna esperienza. I più sono stati formati  solo seguire e quelli che sono stati formati ad andare un po’ più in là si trovano a disagio quando devono mostrarsi veramente autonomi. Lo stesso è, in genere, per clero e religiosi, salvo per coloro ai quali è stata conferita un’autorità. Questi ultimi trovano, dal canto loro, altre difficoltà nella sinodalità, perché in genere sono abituati a fare da sé e non sempre ne sentono veramente il bisogno.

  Nella storia della nostra Chiesa, i capi del clero si riunivano in sinodo per cercare di risolvere qualche problema che si era creato fra di loro, sui principi, sull’organizzazione e sulla disciplina. Sinodi e concili, questi ultimi più centrati sulle dichiarazioni sui principi, hanno espresso anche dinamiche piuttosto turbolente e, certo, ci si riuniva, ma non sempre c’era quello che oggi chiamiamo spirito di sinodalità. La violenza e la prevaricazione sono state endemiche nella nostra Chiesa, come del resto in ogni altra società umana. Com’è che altrimenti potette accadere che uno dei Dodici  tradisse il Maestro? Ma poi dalle lettere di Paolo di Tarso ne conosciamo di tutti i colori sui problemi, diciamo, di sinodalità delle prime comunità che si erano riunite per seguire la via indicata dal Maestro. Ad un certo punto emerse l’idea di fare unità  intorno ai capi del clero che si era andato costituendo e strutturando, ma l’esperienza ha insegnato che questo non è bastato. Tra i cattolici, da quando ha iniziato ad essere diffusa la dottrina sociale, l’etica sociale e politica a sfondo religioso insegnata sotto l’autorità dei Papi, si  è progressivamente piuttosto mitizzata la persona di questi ultimi, fino alla spettacolarizzazione addirittura della loro vita privata che si è avuta dagli anni ’70 del secolo scorso. Così siamo tutti diventati un po’ “Papa-boys”. Ora è proprio da quell’autorità che ci viene l’esortazione alla sinodalità diffusa, cioè a fare finalmente la nostra parte.  Perché, come è stato giustamente osservato, c’è tanto interesse intorno alla persona dei Papi, ma poi in genere non se ne seguono le esortazioni, e in società la fede sembra contare sempre meno, nonostante tutto il gran parlare che si fa dei Papi.

  C’è stato il tempo in cui ci si è mandati in giro per fare propaganda  alla fede, ma questo è servito a poco. La società ha preso ad andarsene per conto suo e il tempo della vita di fede è cominciato a diventare una specie di vacanza dalla realtà, un po’ come quando si va a visitare un santuario e poi si ritorna alla vita di sempre con qualche ricordino in mano. E questo nonostante che proprio i cristiani avessero contribuito in modo determinante a ricostruire le società europee dopo la fine della follia dell’ultima guerra mondiale. Una cosa, la nuova Europa, che è loro riuscita bene, perché ha assicurato un periodo di pace che mai c’era stato sul continente, fin dai tempi preistorici. Ora tutto è entrato in crisi e, giustamente, si parla di crisi della democrazia, ma c’è qualcosa di più, in realtà, perché la democrazia, la vera democrazia, c’è quando si decide che è l’ora di finirla con le violenze e le prevaricazioni e di cominciare a vivere in modo più umano e bello, coinvolgendo tutti: questa appunto è sinodalità. Il suo motto dovrebbe essere: nessuno escluso. Quanto spesso invece, nella tremenda storia della nostra Chiesa, si è preteso di purificare escludendo o peggio! Cerchiamo allora di conoscerla meglio questa storia della Chiesa, nel corso della formazione alla sinodalità, per prendere le distanze da quelle violenza. Non basta la storia sacra! E la storia, quel poco che piano piano si riesce ad assimilare, deve essere veritiera, per purificarne la memoria, secondo l’insegnamento di san Karol Wojtyla, uno dei principali attori della storia del Novecento europeo.

   Giustamente è stato osservato che sinodalità  etimologicamente - è parola che ci deriva, come tante altre della nostra fede, dal greco antico - non richiama solo l’idea di camminare  insieme, ma prima di ciò, semplicemente, di stare insieme. Facile a dire, difficile a farsi.

  Anni fa don Remo, in una Quaresima, si invitò ad una serie di incontri che possiamo considerare una e vera e propria iniziazione alla sinodalità. Egli precorse i tempi! Trovò una grave situazione di divisione nella parrocchia, dove, tra gruppi, organizzati non ci si sopportava proprio. E le cose si mettevano male quando si cercava di accordarsi su come organizzare le liturgie della Settimana Santa. Pensate! Ma non è cosa nuova nella storia della nostra Chiesa. Si dovette faticare molto, lavorando sinodalmente ma anche non, per determinare i criteri per determinare la data della Pasqua, e ci si odiò molto per questo. E come fini tra noi? Non finì bene, certo. Dopo aver pregato e aver ascoltato le esortazioni del celebrante, ci siamo divisi in commissioni per discutere e il risultato è che ognuno ha deciso che voleva continuare come prima, senza sentire il bisogno di coinvolgere le altre persone. Al dunque, quando ci si incontra faccia a faccia, la sinodalità affonda presto se non ci si fortifica un po’ di più su quella via. Del resto, come è stato osservato,  non è che, finito il lavoro e di curarsi della famiglia, ci rimanga poi tanto tempo libero per esperienza veramente sinodali. E allora si preferisce rimanere nel club  dei soliti conoscenti, autoreferenziale. E poi, quando ci si impegna in certi progetti di perfezionamento interiore, tutto quello che c’è all’esterno è vissuto come un ostacolo o addirittura un pericolo. Così però, pian piano, la realtà svanisce dall’orizzonte della fede e la si comincia a vivere in una sorta di sogno sacro, dal quale ciclicamente ci si risveglia per rientrare nel mondo vero, che, nel frattempo, privo dell’apporto dei cristiani, va come va.

  Insomma, praticare la sinodalità richiede un certo impegno e anche una certa formazione, per la quale ci vuole tempo, e soprattutto è necessario fare della sinodalità tirocinio, per impratichirsene. Non basta leggerne e parlarne. Ciascuno dovrebbe provare a vedere come gli riesce a farla. Ecco, in una parrocchia, bisognerebbe allora organizzare delle strutture sociali dedicate a questo, e ciò a partire da quando si è molto piccoli. E’ cosa che andrebbe inserita nella formazione religiosa di base. Si dovrebbe essere sinodali fin dalle prime esperienza di socialità, che si fanno all’età della scuola primaria. Questo naturalmente pone il problema dei formatori. Per insegnare la sinodalità occorre esservi formati e averne fatto personale tirocinio, altrimenti si rimane sempre sul vago. Oggi questa formazione dei formatori è scarsa.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli

 

domenica 19 settembre 2021

Attenersi al tema

 

Attenersi al tema

 

 Il vero pericolo, nel processo sinodale che si sta avviando, sarà di non attenersi al tema, che è precisamente: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Dunque, la sinodalità stessa, riferita non più solo al clero, ma a tutto il popolo. Questa è una novità molto, molto rilevante. Tra i cattolici una cosa del genere non si è mai fatta.

  Tuttavia, quando si parla di cose di Chiesa, si tende, da parte di noi persone laiche, a ripetere il chiacchiericcio che sentiamo sui mass media o ad occuparci di temi rilevanti, in particolare di tutti quelli che si sono fatti rientrare in passato nei valori non negoziabili, ma che non sono al centro del prossimo sinodo. Per fare un esempio: se una persona interverrà parlando del celibato dei preti sarà fuori tema.

 Nei manuali  di sinodalità che stanno uscendo, ho notato una parte molto interessante che è una ricognizione di come essa è stata praticata nel passato, in quello più lontano (molto più intensamente) e in quello più vicino a noi (poco). Da questi resoconti mi pare emergere con chiarezza che il popolo  non sia mai stato ammessa a praticarla, la sinodalità rimanendo cosa di clero e religiosi.

  Per il clero e i religiosi si tratterà di una riscoperta, per noi persone laiche, invece, si tratterà di una vera e propria scoperta.

  Condivido la preoccupazione dei nostri vescovi che, non avendo noi ancora precisi modelli di riferimento, li si prenda dalla politica corrente oggi in Italia, che si è gravemente deteriorata, e quindi che poi si intervenga negli spazi che si apriranno nel processo sinodale allo stesso modo in cui lo si fa  generalmente nell’opinione pubblica, vale a dire, fondamentalmente, attaccandosi e cercando di prevaricare, facendo forza sul numero e alzando i toni, ingiuriando, denigrando e via dicendo.

 Bisogna dire che la politica in Italia non è sempre stata così, in tutti i ceti. Ma, certamente è stata anche così, e non da ora. Era così, ad esempio durante il regime fascista.

  Le voci, anche da fonti autorevoli, che ci giungono raccontandoci brutte storie di burocrazia ecclesiastica ci parlano anche di altri costumi, caratterizzati da una violenza meno plateale ma che causa sofferenze analoghe e addirittura superiori: la calunnia, la mormorazione alle spalle altrui,  l’insinuazione malevola,  il carrierismo, l’ipocrisia. E qualche volta  ho osservato persone laiche più addentro a quegli ambienti che in qualche modo si atteggiavano mimando quelle pose.

  Noi, tutti, dovremmo tenerci alla larga da quegli esempi. In particolare noi laici, non stretti nella morsa gerarchica e quindi in grado di praticare più largamente una certa parrèsia, che significa franchezza, insieme ad una franca e disinteressata amicizia, da offrire e cercare anche al di là delle nostre cerchie consuete, dovremmo cercare di impersonare nuovi costumi, ispirando la nostra partecipazione ai valori democratici del rispetto della dignità altrui, della ragionevolezza e nella continenza nell’argomentare, nella ricerca delle vie di convivenza pacifica fruttuosa, anche se non tutto ciò che pretendiamo di affermare sia accolto da una collettività, nell’accettazione delle decisioni maggioritarie senza tuttavia silenziare o discriminare i dissenzienti.

  In questo lavoro, certo, la preghiera può servire, anzi è indispensabile, per ricordarci che siamo Chiesa, ci riuniamo come Chiesa, nella piena corresponsabilità di essere Chiesa dinanzi al mondo intorno a noi. Non siamo una specie di assemblea condominiale, che è l’esempio più deteriore che mi venga in mente di procedura democratica che tende spesso a degenerare.

  Sinodalità come modo nuovo per vivere insieme da cristiani, abbandonando ciò che nel passato fu violenza, intolleranza, prevaricazione, discriminazione, tacitazione, umiliazione. Sinodalità come compartecipazione effettiva e diffusa, in particolare nelle realtà di Chiesa di prossimità; in quelle che superficialmente a volte vengono indicate come un basso, rispetto ad un alto dove risiede e lavora la gerarchia, ma che invece vanno considerare come le fondamenta, le pietre angolari,  di tutta la costruzione sociale, ricordandoci che, in una prospettiva evangelica, il basso è alto e stare in alto  significa stare come colui che serve.

 Per provare a cambiare nel senso della sinodalità gli anni del Sinodo appaiono anche pochi, perché qui non si tratta di conciliare un piccolo gruppo di alti capi religiosi, ma addirittura un intero popolo. Cerchiamo di non sprecare questo tempo prezioso con il chiacchiericcio inutile e vano che in genere abbonda sui media  quando si affrontano i temi religiosi.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli