INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

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-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

PER EVENTUALI COMUNICAZIONI AL BLOG, SCRIVERE UNA EMAIL A ardigo.mario@virgilio.it

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martedì 1 gennaio 2019

1 Gennaio 2019– Solennità di Maria Santissima Madre di Dio- Letture e sintesi dell’omelia della Messa vespertina della vigilia e di quella delle Nove - avvisi del parroco e di A.C.


1 Gennaio 2019– Solennità di Maria Santissima Madre di Dio-   Lezionario dell’anno C per le domeniche e le solennità –  colore liturgico: bianco – salterio: proprio del Tempo -   Letture e sintesi dell’omelia della  Messa vespertina della vigilia e di quella  delle Nove - avvisi  del parroco e di   A.C.

Osservazioni ambientali: cielo sereno; temperatura ambientale 11° C.

Canti: ingresso, Venite fedeli;  Offertorio, Astro del Ciel; Comunione,Dio s'è fatto come noi; finale, Giovane donna.

 Alla Messa delle nove il gruppo di A.C. era nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.

 Nella cappella laterale di destra si può ammirare il bel presepio realizzato dall’amico  Stefano. Non arma di divisione e scontro tra culture, ma via verso il Vangelo: il Signore viene! Prepariamogli la via convertendoci al suo Vangelo,come si predica in chiesa!


Te Deum - Te, o Dio


Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur. 
Te, o Dio, laudiamo: Te riconosciamo nostro Signore
Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur. 
Tutta la terra  adori Te, eterno Padre,
Tibi omnes ángeli, * 
Te tutti gli angeli
tibi cæli et univérsæ potestátes: 
Te i cieli e tutte le loro potenze
tibi chérubim et séraphim * 
Te i cherubini e i serafini
incessábili voce proclamant: 
con voce incessante proclamano :
 Sanctus, * Sanctus, * Sanctus * 
Santo, Santo, Santo
Dóminus Deus Sábaoth. 
Signore Dio Sàbaoth  [=degli eserciti]
Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuae. 
I cieli e la terra sono pieni della maestà della tua gloria.
Te gloriósus * Apostolórum chorus,
Te il glorioso coro degli apostoli,
te prophetárum * laudábilis númerus, 
Te la schiera degna di lode dei profeti
te mártyrum candidátus * laudat exércitus.
Te lo stuolo biancovestito dei martiri lodi.
Te per orbem terrárum * 
Te in tutta la erra
sancta confitétur Ecclésia, 
riconosca la santa Chiesa,
Patrem * imménsæ maiestátis; 
Padre di immensa maestà ; 
venerándum tuum verum * et únicum Fílium; 
sia adorato il tuo vero e unico Figlio ;
Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum. 
e il Santo Spirito Paràclito [=Invocato in aiuto, Consolatore].
 Tu rex glóriæ, * Christe. 
Tu re di Gloria, o Cristo,
Tu Patris * sempitérnus es Filius. 
Tu sei Figlio del Padre da tutta l’eternità.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *
Tui accollandoti la liberazione dell’umanità
non horruísti Virginis úterum. 
non disdegnasti il ventre della Vergine.
Tu, devícto mortis acúleo, * 
Tu annientato l’aculeo della morte
aperuísti credéntibus regna cælórum.
apristi ai credenti i regni dei cieli,
Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris. 
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del padre;
Iudex créderis * esse ventúrus. 
e si crede che tornerai come giudice.

Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, * 
Te, dunque, imploriamo, soccorri i tuoi servi,
quos pretióso sánguine redemísti. 
che con il tuo prezioso sangue ha redento,
ætérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári. 
fa’ che siano introdotti nella gloria eterna con i tuoi santi

Salvum fac pópulum tuum, Dómine, * 
Salva il tuo popolo, Signore,
et bénedic hereditáti tuæ. 
ed esaltalo della tua eredità.
Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum. 
E governalo, rianimalo, in eterno.
Per síngulos dies * benedícimus te; 
Ogni giorno ti benediciamo,
et laudámus nomen tuum in sæculum, * 
 e lodiamo il tuo nome ora 
et in sæculum sæculi. 
e nei secoli dei secoli.
Dignáre, Dómine, die isto *
Degnati, Signore, oggi
sine peccáto nos custodíre. 
di preservarci dal peccato.
Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri. 
Abbi misericordia di noi, Signore, abbi misericordia di noi.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, * 
Rimanga su di noi la tua misericordia, Signore
quemádmodum sperávimus in te. 
finché confidiamo in te.
In te, Dómine, sperávi: *
In te, Signore,  ho confidato
non confúndar in ætérnum.
che non sia confuso in eterno.
(libera traduzione in italiano di Mario Ardigò)



 Buona domenica  e Buon Anno Nuovo  a tutti i lettori!  


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Pillola di Concilio
Dalla Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti - Lumen Gentium, del Concilio Vaticano 2° (1962-165)
LA BEATA MARIA VERGINE MADRE DI DIO
NEL MISTERO DI CRISTO E DELLA CHIESA
I. Proemio
52. Volendo Dio misericordiosissimo e sapientissimo compiere la redenzione del mondo, « quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, nato da una donna... per fare di noi dei figli adottivi» (Gal 4,4-5), « Egli per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo e si è incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria vergine ». Questo divino mistero di salvezza ci è rivelato e si continua nella Chiesa, che il Signore ha costituita quale suo corpo e nella quale i fedeli, aderendo a Cristo capo e in comunione con tutti i suoi santi, devono pure venerare la memoria «innanzi tutto della gloriosa sempre vergine Maria, madre del Dio e Signore nostro Gesù Cristo ».
Maria e la Chiesa
53. Infatti Maria vergine, la quale all'annunzio dell'angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore. Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di madre del Figlio di Dio, ed è perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia eccezionale precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Insieme però, quale discendente di Adamo, è congiunta con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi, è « veramente madre delle membra (di Cristo)... perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra ». Per questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità; e la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima.
[…]Maria vergine e madre, modello della Chiesa
63. La beata Vergine, per il dono e l'ufficio della divina maternità che la unisce col Figlio redentore e per le sue singolari grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa: la madre di Dio è figura della Chiesa, come già insegnava sant'Ambrogio, nell'ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo. Infatti nel mistero della Chiesa, la quale pure è giustamente chiamata madre e vergine, la beata vergine Maria occupa il primo posto, presentandosi in modo eminente e singolare quale vergine e quale madre. Ciò perché per la sua fede ed obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio di Dio, senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito Santo, come una nuova Eva credendo non all'antico serpente, ma, senza alcuna esitazione, al messaggero di Dio. Diede poi alla luce il Figlio, che Dio ha posto quale primogenito tra i molti fratelli (cfr. Rm 8,29), cioè tra i credenti, alla rigenerazione e formazione dei quali essa coopera con amore di madre.
La Chiesa vergine e madre
64. Orbene, la Chiesa contemplando la santità misteriosa della Vergine, imitandone la carità e adempiendo fedelmente la volontà del Padre, per mezzo della parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre, poiché con la predicazione e il battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure è vergine, che custodisce integra e pura la fede data allo sposo; imitando la madre del suo Signore, con la virtù dello Spirito Santo conserva verginalmente integra la fede, salda la speranza, sincera la carità.
La Chiesa deve imitare la virtù di Maria
65. Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine quella perfezione, che la rende senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5,27), i fedeli del Cristo si sforzano ancora di crescere nella santità per la vittoria sul peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti. La Chiesa, raccogliendosi con pietà nel pensiero di Maria, che contempla alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nel supremo mistero dell'incarnazione e si va ognor più conformando col suo sposo. Maria infatti, la quale, per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce per cosi dire e riverbera le esigenze supreme della fede, quando è fatta oggetto della predicazione e della venerazione chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all'amore del Padre. A sua volta la Chiesa, mentre ricerca la gloria di Cristo, diventa più simile al suo grande modello, progredendo continuamente nella fede, speranza e carità e in ogni cosa cercando e compiendo la divina volontà. Onde anche nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a colei che generò il Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa. La Vergine infatti nella sua vita fu modello di quell'amore materno da cui devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini.

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Prima lettura
Dal   libro dei Numeri (Nm 6,22-37)

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».


Salmo responsoriale
Dal salmo 66

Ritornello: Dio abbia pietà di noi e ci benedica.


Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. 
Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. 
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. 


Seconda lettura
Dalla  lettera  di san Paolo apostolo ai Galati (Gal 4,4-7)


Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti,
ultimamente, in questi giorni,
ha parlato a noi per mezzo del Figlio. (Eb 1,1-2)
Alleluia.


Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca   (Lc 2,16-21)
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo.
 

Sintesi della Messa vespertina della Vigilia, alle diciotto del 31-12-18

  Il brano evangelico narra di quando Gesù ebbe il nome come era stato chiamato dall’angelo, all’Annunciazione. Gesù in ebraico significa Dio salva.
 La nostra società ha bisogno di salvezza. Le ricerche sociologiche ce la descrivano incattivita e disparata.
 L’ultimo dell’anno è tempo di bilanci. Che cosa ha portato lo scorrere del tempo? E che significa questo scorrere. Sant’Agostino scrisse di sapere che cosa fosse il tempo, ma di non saperlo descrivere. Per gli antichi Greci era impersonato dal dio Crono, che mangiava i suoi figli. Nella concezione biblica è il tempo della rivelazione di Dio, che va verso il compimento della storia. In Gesù abbiamo avuto l’adozione  a figli di Dio, e, se figli, siamo anche fratelli tra noi. Preghiamo di riuscire a vivere questa realtà. Come figli siamo detti anche  eredi.  La nostra eredità è la vita che non è vinta dalla morte.
 San Paolo 6° dedicò il Primo dell’Anno alla pace. Preghiamo di viverla nella fraternità dei figli di Dio.

Sintesi dell’omelia della Messa delle Nove

 Ricordiamo l’attribuzione a Gesù del suo nome e del titolo di Madre di Dio a Maria. Su quest’ultimo deliberò il Concilio di Efeso, nel 431. Maria è madre di Gesù, Gesù è vero Dio e vero uomo, senza che si possa distinguere: dunque i padri conciliari decisero che è corretto parlare di Maria come Madre di Dio. Noi siamo figli di Dio per adozione, in Gesù. Dobbiamo comportarci come tali, per essere benedetti da Dio. Ma dobbiamo anche riconoscere negli altri la dignità di figli di Dio. Invochiamo dunque la benedizione e l’aiuto di Dio per riuscirci.
  L’ultimo giorno dell’Ottava di Natale si celebra anche il Capodanno: l’uso è divenuto ormai globale. Ma in altri calendari il Capodanno si celebra in altri giorni. Ai cristiani il Capodanno ricorda la loro dignità di figli di Dio e l’esigenza di tenere una condotta ad essa adeguata.


Sintesi di Mario Ardigò, per come ha compreso le parole del celebrante.
Avvisi del parroco:
/
Avvisi di A.C.
 La riunione infrasettimanale del gruppo di AC si terrà martedì 7-1-19, alle 17, in sala rossa.






Capodanno


Capodanno

  Capodanno  è un nuovo inizio del ciclico computo dei mesi, che corrisponde più o meno alle stagioni del nostro ambiente naturale ma che potrebbe essere diverso, volendo dare importanza ad altri aspetti della vita sociale. Il computo degli anni, invece, corre in avanti senza limiti, non è ciclico, parte da un inizio ormai molto lontano nel tempo, ne abbiamo contati 2019. Si prende occasione del Capodanno per farne memoria, anche liturgica. Il Capodanno è infatti l’ultimo giorno dell’Ottava di Natale, in cui si celebra sempre uno stesso evento, il Natale. Il Vangelo della Messa di oggi, nella solennità dedicata a Maria Santissima Madre di Dio, è lo stesso della Messa detta dell’Aurora  di Natale, con l’aggiunta del versetto 21 (dal Vangelo secondo Luca, 2, 16-21):

[16] Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.[17] E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. [18] Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. [19] Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. [20] I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. 
[21]  Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre. 
[trad.it. CEI 2008]

 Questo modo di contare gli anni è quindi specificamente cristiano. Il computo dei mesi invece no, tanto che Gennaio  era in origine dedicato al dio Giano. Non c’è nessun mese del nostro calendario che sia stato denominato o ridenominato secondo la teologia dei cristiani e questo ha un senso, come spiegherò. In Europa si iniziò ufficialmente a contare gli anni dalla data della nascita stimata di Gesù, dal suo giorno natale,  in sostanza quindi dal Natale, tra l’Ottavo e il Nono secolo, dopo che, nel corso di vari Concili ecumenici, si era approfondito il senso della figura di Gesù come il Cristo atteso dalla fede. In sostanza: prendendo lo spunto dall’evento del nuovo inizio ciclico, annuale, nel computo dei mesi si fa memoria di un altro inizio, quella della nuova era introdotta dall’evento originario del Natale. Questo nuovo inizio è molto più significativo dell’altro,  quello del ciclo dei mesi, perché non si ripete. Ha un valore anche teologico che investe il tempo precedente. E’ l’immagine di una nuova umanità che si è iniziata a pensare dal Primo secolo della nostra era, quella cristiana. Questo modo di contare gli anni si è poi diffuso a livello planetario, senza che, in altre culture, se ne colga più il senso religioso. Questo ha seguito l’espansione globale della potenza degli europei. Globalizzato il computo, anche questi ultimi hanno cominciato a perdere consapevolezza della ragione del suo inizio in una certa epoca, quindi del suo collegamento con il Natale. Chi partecipa consapevolmente alla liturgia la capisce bene, proprio perché il Capodanno è inserito nell’Ottava di Natale.
 Nell’antica Roma, il trascorrere del tempo e il suo computo avevano anche un significato religioso, tanto che il calendario era affidato ad un ordine di sacerdoti, i Pontefici. Una importante riforma del calendario fu realizzata nell’anno 46 dell’era antica da Giulio Cesare, nella qualità di Pontefice massimo, di capo di quell’ordine. Il calendario che oggi abbiamo in uso in Italia fu riformato poi da un altro Pontefice massimo, ma in senso cristiano, vale a dire dal papa Gregorio 13°, nel 1582. Più o meno in tutte  le culture si riscontra questo significato religioso che determina poi anche  il modo in cui si festeggia il passaggio da un anno all’altro, nei ciclico succedersi delle stagioni. Si attribuisce, sostanzialmente, un significato magico-religioso a questo evento. Esso in origine mancava nell’ideologia del calendario  secondo la teologia cristiana: in essa era veramente importante, da un punto di vista religioso, solo l’evento fondativo della nuova era,  collocato molto lontano nel tempo e collegato ad un mistero irripetibile quale l’Incarnazione. Se ne poteva solo fare memoria. Non era previsto l’intervento successivo di potenze celesti nel passaggio da un anno all’altro. Globalizzandosi il calendario ci è rifluita da altre culture la magia del calendario, e ora è anche da noi all’origine di alcune usanze di significato specificamente magico, come i botti, l’uso di indossare indumenti particolari o di fracassare ritualmente oggetti usati o di dar loro fuoco. Va ricordato che anche nell’antica Roma, dalla fine dell’era repubblicana, nel Primo secolo dell’era antica, l’inizio dell’era corrente, e quindi del computo degli anni, venne collocato molto indietro nel tempo, all’anno stimato della fondazione della città.  Per la gente comune, comunque, era molto più importante il computo del ciclo dei mesi che quello degli anni, del quale in genere, a differenza che ai tempi nostri, non  aveva chiara consapevolezza.
  In definitiva, che accade a Capodanno? Nulla di veramente nuovo: il trascorrere delle stagioni non lo è. E’ un’occasione per far festa, questo sì. Da un lato perché si attribuisce carattere magico  alla ripresa del calendario da gennaio: si spera  fantasiosamente che questo possa portare bene. Ma il passato non è, in realtà, veramente passato, e il tempo continua a scorrere senza interruzioni di continuità, come un fiume. La fiducia che il nuovo inizio possa significare, magicamente,  la fine dei mali passati a prescindere da un nostro impegno collettivo secondo principi e valori è del tutto infondata. D’altro lato perché c’è la memoria del Natale, che ha segnato veramente un nuovo inizio e può segnarlo ancora nella vita di ciascuno se ci si lascia coinvolgere dalla sua spiritualità, riuscendo a condividere l’immagine di nuova umanità a cui è legato, quella di un’umanità fraterna, tanto distante dalla nostra biologia di antiche belve che ci vorrebbe tutti in lotta contro tutti. La fraternità e la pace universale sono importanti valori e, insieme,  il grande anelito del Natale,  anche a Capodanno se di quell’evento si riesce ancora a fare memoria  in questo giorno, da cristiani. Riteniamo di riceverli come dono dal Cielo, perché ce ne sentiamo tanto incapaci, sia nella vita quotidiana che in quella sociale, fino alla politica internazionale. La salvezza che ci è stata promessa e che invochiamo facendo memoria del Natale li include. Quando perseveriamo nell’invocare “Liberaci dal male” e anche questo che intendiamo.   Con questo anelito di pace il parroco ha concluso la Messa di ieri, nella vigilia della solennità di oggi, dopo la lettura del Te Deum.  Pace tra noi in parrocchia, e rimangono problemi, non riusciamo ancora a dare un’immagine corale  di noi, siamo una parrocchia  particolare, ha detto, ma pace anche intorno a noi, in ogni società fino ad arrivare al mondo intero, secondo gli auspici che determinarono san Paolo 6°, nel 1967,  a istituire il 1 gennaio come Giornata mondiale della pace, poiché, scrisse nel primo messaggio per quell’evento (lo trascrivo integralmente più avanti), «per il cristiano proclamare la Pace è annunciare Gesù Cristo», ed ecco il collegamento con il Natale. Infatti, scrisse ancora, in quel documento,
 «Pace […] proclama i più alti ed universali valori della vita; la verità, la giustizia, la libertà, l'amore.
Ed è per la tutela di questi valori che Noi li poniamo sotto il vessillo della pace, e che invitiamo uomini e Nazioni, e innalzare, all'alba dell'anno nuovo, questo vessillo, che deve guidare la nave della civiltà, attraverso le inevitabili tempeste della storia, al porto delle sue più alte mete.»
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

PAOLO VI

PER LA CELEBRAZIONE DELLA 

I GIORNATA DELLA PACE

1° GENNAIO 1968

1° GENNAIO: GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

  Ci rivolgiamo a tutti gli uomini di buona volontà per esortarli a celebrare "La Giornata della Pace", in tutto il mondo, il primo giorno dell'anno civile, 1° gennaio 1968.
  Sarebbe Nostro desiderio che poi, ogni anno, questa celebrazione si ripetesse come augurio e come promessa - all'inizio del calendario che misura e descrive il cammino della vita umana nel tempo - che sia la Pace con il suo giusto e benefico equilibrio a dominare lo svolgimento della storia avvenire:
  Noi pensiamo che la proposta interpreti le aspirazioni dei Popoli, dei loro Governanti, degli Enti internazionali che attendono a conservare la pace nel mondo, delle Istituzioni religiose tanto interessate alla promozione della Pace, dei Movimenti culturali, politici e sociali che della Pace fanno il loro ideale, della Gioventù - in cui più viva è la perspicacia delle vie nuove della civiltà, doverosamente orientate verso un suo pacifico sviluppo - degli uomini saggi che vedono quanto oggi la Pace sia al tempo stesso necessaria e minacciata.
  La proposta di dedicare alla Pace il primo giorno dell’anno nuovo non intende perciò qualificarsi come esclusivamente nostra, religiosa cioè cattolica; essa vorrebbe incontrare l'adesione di tutti i veri amici della pace, come fosse iniziativa loro propria, ed esprimersi in libere forme, congeniali all'indole particolare di quanti avvertono quanto bella e quanto importante sia la consonanza d'ogni voce nel mondo per l'esaltazione di questo bene primario, che è la pace, nel vario concerto della moderna umanità.
  La Chiesa cattolica, con intenzione di servizio e di esempio, vuole semplicemente "lanciare l'idea", nella speranza ch'essa raccolga non solo il più largo consenso del mondo civile, ma che tale idea trovi dappertutto promotori molteplici, abili e validi a imprimere nella "Giornata della Pace", da celebrarsi alle calende d'ogni anno nuovo, quel sincero e forte carattere d'umanità cosciente e redenta dai suoi tristi e fatali conflitti bellici, che sappia dare alla storia del mondo un più felice svolgimento ordinato e civile.
  La Chiesa cattolica provvederà a richiamare i suoi figli al dovere di celebrare la "Giornata della Pace" con le espressioni religiose e morali della fede cristiana; ma ritiene doveroso ricordare a tutti coloro che vorranno condividere l'opportunità di tale "Giornata", alcuni punti che la devono caratterizzare; e primo fra essi: la necessità di difendere la pace nei confronti dei pericoli, che sempre la minacciano:
- il pericolo della sopravvivenza degli egoismi nei rapporti tra le nazioni;
- il pericolo delle violenze, a cui alcune popolazioni possono lasciarsi trascinare per la disperazione nel non vedere riconosciuto e rispettato il loro diritto alla vita e alla dignità umana;
- il pericolo, oggi tremendamente cresciuto, del ricorso ai terribili armamenti sterminatori, di cui alcune Potenze dispongono, impiegandovi enormi mezzi finanziari, il cui dispendio è motivo di penosa riflessione, di fronte alle gravi necessità che angustiano lo sviluppo di tanti altri popoli;
- il pericolo di credere che le controversie internazionali non siano risolvibili per le vie della ragione, cioè delle trattative fondate sul diritto, la giustizia, l'equità, ma solo per quelle delle forze deterrenti e micidiali.
  La pace si fonda soggettivamente sopra un nuovo spirito, che deve animare la convivenza dei Popoli, una nuova mentalità circa l'uomo ed i suoi doveri ed i suoi destini.
  Lungo cammino ancora è necessario per rendere universale ed operante questa mentalità; una nuova pedagogia deve educare le nuove generazioni al reciproco rispetto delle Nazioni, alla fratellanza dei Popoli, alla collaborazione delle genti fra loro, anche in vista del loro progresso e sviluppo.
  Gli Organismi internazionali, istituiti a questo scopo, devono essere sostenuti da tutti, meglio conosciuti, dotati di autorità e di mezzi, idonei alla loro grande missione.
  La "Giornata della Pace" deve rendere onore a queste Istituzioni e circondare la loro opera di prestigio, di fiducia e di quel senso di attesa, che deve in esse tenere vigile il senso delle loro gravissime responsabilità e forte la coscienza del mandato loro affidato.
  Un'avvertenza sarà da ricordare. La pace non può essere basata su una falsa retorica di parole, bene accette perché rispondenti alle profonde e genuine aspirazioni degli uomini, ma che possono anche servire, ed hanno purtroppo a volte servito, a nascondere il vuoto di vero spirito e di reali intenzioni di pace, se non addirittura a coprire sentimenti ed azioni di sopraffazioni o interessi di parte.
Né di pace si può legittimamente parlare, ove della pace non si riconoscano e non si rispettino i solidi fondamenti: la sincerità, cioè, la giustizia e l'amore nei rapporti fra gli Stati e, nell'ambito di ciascuna Nazione, fra i cittadini tra di loro e con i loro governanti; la libertà, degli individui e dei popoli, in tutte le sue espressioni, civiche, culturali, morali, religiose.
  Altrimenti, non la pace si avrà - anche se, per avventura, l'oppressione sia capace di creare un aspetto esteriore di ordine e di legalità - ma il germinare continuo e insoffocabile di rivolte e di guerre.
  E' dunque alla pace vera, alla pace giusta ed equilibrata, nel riconoscimento sincero dei diritti della persona umana e dell'indipendenza delle singole Nazioni che Noi invitiamo gli uomini saggi e forti a dedicare questa "Giornata".
  Così, da ultimo, sarà da auspicare che la esaltazione dell'ideale della pace non debba favorire l'ignavia di coloro che temono di dover dare la vita al servizio del proprio Paese e dei propri fratelli quando questi sono impegnati nella difesa della giustizia e della libertà, ma cercano solamente la fuga della responsabilità, dei rischi necessari per il compimento di grandi doveri e di imprese generose.
  Pace non è pacifismo, non nasconde una concezione vile e pigra della vita, ma proclama i più alti ed universali valori della vita; la verità, la giustizia, la libertà, l'amore.
  Ed è per la tutela di questi valori che Noi li poniamo sotto il vessillo della pace, e che invitiamo uomini e Nazioni, e innalzare, all'alba dell'anno nuovo, questo vessillo, che deve guidare la nave della civiltà, attraverso le inevitabili tempeste della storia, al porto delle sue più alte mete.
  A voi, venerati fratelli nell'Episcopato; a Voi, figli e fedeli carissimi della nostra santa Chiesa cattolica, rivolgiamo l'invito, di cui sopra abbiamo dato l'annuncio; quello di dedicare ai pensieri ed ai propositi della pace una particolare celebrazione nel primo giorno dell'anno civile, l'uno gennaio del prossimo anno.
Questa celebrazione non deve alterare il calendario liturgico, che riserva il «Capo d'anno» al culto della divina maternità di Maria ed al nome beatissimo di Gesù; anzi queste sante e soavi memorie religiose devono proiettare la loro luce di bontà, di sapienza e di speranza sopra l'implorazione, la meditazione, la promozione del grande e desiderato dono della Pace, di cui il mondo ha tanto bisogno.
  Vi sarete accorti, Fratelli veneratissimi e Figli carissimi, quanto spesso la Nostra parola ripeta considerazioni ed esortazioni circa il tema della Pace; non lo facciamo per cedere ad una facile abitudine, ovvero per servirCi di argomento di pura attualità;
- lo facciamo perché pensiamo essere ciò reclamato dal Nostro dovere di Pastore universale;
- lo facciamo perché vediamo minacciata la pace in misura grave e con previsioni di avvenimenti terribili, che possono essere catastrofici per nazioni intere e fors'anche per gran parte dell'umanità;
- lo facciamo perché negli ultimi anni della storia del nostro secolo è finalmente emerso chiarissimo la pace essere l'unica e vera linea dell'umano progresso (non le tensioni di ambiziosi nazionalismi, non le conquiste violente, non le repressioni apportatrici di falso ordine civile);
- lo facciamo perché la pace è nel genio della religione cristiana, poiché per il cristiano proclamare la Pace è annunciare Gesù Cristo, "Egli è la nostra pace" (Eph. 2, 14) ; "il Suo è Vangelo di pace" (Eph. 6, 15): mediante il Suo sacrificio sulla Croce Egli ha compiuto la riconciliazione universale, e noi, Suoi seguaci, siamo chiamati ad essere «operatori della pace» (Matth. 5, 9); e solo dal Vangelo, alla fine, può effettivamente scaturire la pace, non per rendere fiacchi e molli gli uomini, ma per sostituire nei loro animi agli impulsi della violenza e delle sopraffazioni le virili virtù della ragione e del cuore d'un vero umanesimo;
- lo facciamo infine perché vorremmo che non mai Ci fosse rimproverato da Dio e dalla storia di aver taciuto davanti al pericolo d'una nuova conflagrazione fra i Popoli, la quale, come ognuno sa, potrebbe assumere forme improvvise di apocalittica terribilità.
  Occorre sempre parlare di Pace!
  Occorre educare il mondo ad amare la pace, a costruirla, a difenderla; e contro le rinascenti premesse della guerra (emulazioni nazionalistiche, armamenti, provocazioni rivoluzionarie, odio di razze, spirito di vendetta, ecc.) , e contro le insidie di un pacifismo tattico, che narcotizza l'avversario da abbattere, o disarma negli spiriti il senso della giustizia, del dovere e del sacrificio, occorre suscitare negli uomini del nostro tempo e delle generazioni venture il senso e l'amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull'amore (cf. Giovanni XXIII, "Pacem in terris").
  La grande idea della Pace abbia, specialmente per noi seguaci di Cristo, la sua Giornata solenne, all'inizio dell'anno nuovo 1968.
  Noi credenti nel Vangelo possiamo infondere in questa celebrazione un tesoro meraviglioso di idee originali e potenti: come quella dell'intangibile e universale fratellanza di tutti gli uomini, derivante dall'unica, sovrana e amabilissima Paternità di Dio, e proveniente dalla comunione che - in re vel in spe - tutti ci unisce a Cristo; ed anche dalla vocazione profetica, che nello Spirito Santo chiama il genere umano all'unità, non solo di coscienza, ma di opere e di destini.
Noi possiamo, come nessuno, parlare dell'amore del prossimo. Noi possiamo trarre dall'evangelico precetto del perdono e della misericordia fermenti rigeneratori della società.
  Noi, soprattutto, Fratelli veneratissimi e Figli dilettissimi, possiamo avere un'arma singolare per la pace: la preghiera, con le sue meravigliose energie di tonificazione morale e di impetrazione, di trascendenti fattori divini, di innovazioni spirituali e politiche; e con la possibilità ch'essa offre a ciascuno di interrogarsi individualmente e sinceramente circa le radici del rancore e della violenza, che possono eventualmente trovarsi nel cuore di ognuno.
  Vediamo allora d'inaugurare l'anno di grazia 1968 (anno della fede che diviene speranza) pregando per la pace; tutti, possibilmente insieme nelle nostre chiese e nelle nostre case; è ciò che per ora vi chiediamo: non manchi la voce di alcuno nel grande coro della Chiesa e del mondo invocante da Cristo, immolato per noi: dona nobis pacem.
Dal Vaticano, 8 dicembre 1967.
                                                                        PAULUS PP. VI