INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

Chi voglia pubblicare un contenuto, può inviarlo a Mario Ardigò all'indirizzo di posta elettronica ardigo.mario@virgilio.it all'interno di una e-mail o come allegato Word a una e-email.

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Da quando, nel gennaio del 2012, questo blog è stato aperto sono stati pubblicati oltre 3.400 interventi (post) su vari argomenti. Per ricercare quelli su un determinato tema, impostare su GOOGLE una ricerca inserendo "acvivearomavalli.blogspot.it" + una parola chiave che riguarda il tema di interesse (ad esempio "democrazia").

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

PER EVENTUALI COMUNICAZIONI AL BLOG, SCRIVERE UNA EMAIL A ardigo.mario@virgilio.it

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giovedì 10 settembre 2026

Omelie d’estate Appunti sulle omelie svolte nelle messe domenicali, e in quella nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, celebrate alle 8 nella basilica di Santa Cristina, a Bolsena, affidata ai padri sacramentini, dal 28 giugno 2026 al 6 settembre 2026

 

Omelie d’estate

 

Appunti sulle omelie svolte nelle messe domenicali, e in quella nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, celebrate alle 8 nella basilica di Santa Cristina, a Bolsena, affidata ai padri sacramentini, dal 28 giugno 2026 al 6 settembre 2026




Note:

-       questo lavoro è stato svolto per il gruppo parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa, in Roma, quartiere Monte Sacro, zona delle “Valli”, nel Nord Est della capitale, sulle rive del fiume Aniene;

-       gli appunti sono stati annotati ed elaborati da Mario Ardigò in base a ciò che delle omelie ricordava e secondo la sua capacità di comprensione. Egli ha sfruttato una abilità che gli tornò molto utile ai tempi degli studi universitari e una  memoria non ancora seriamente colpita dall’avanzare degli anni. Gli appunti non sono stati scritti durante l’omelia, ma a distanza di due o tre ore, sulla base della traccia mnemonica rimasta: questo può aver comportato la perdita di alcuni temi.

-       per ogni omelia  è indicato il brano evangelico di riferimento ed è trascritto il link al podcast su YouTube del resoconto della messa domenicale diffuso per il gruppo parrocchiale di Azione Cattolica. Il podcast è accessibile solo mediante tale link. Ho tratto dal sito Web della Chiesa cattolica italiana la breve frase che evoca il contenuto del brano evangelico proclamato nella messa.

 

Premessa

  Mia madre era solita prendere appunti di ciò che sentiva negli eventi religiosi, in particolare in occasione di omelie e conferenze. Ad un certo punto mi misi a seguire il suo esempio. Dal gennaio 2012 ho iniziato a pubblicare gli appunti sull’omelia della messa domenicale celebrata alle  nove in parrocchia, animata dall’Azione Cattolica, nel blog acvivearomavalli.blogspot.com ,aperto per il gruppo parrocchiale di Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa, in Roma, quartiere Monte Sacro, zona Valli, sulle rive del fiume Aniene nel Nord Est della Capitale.

   Dall’ottobre del 2025, dopo essermi ritirato dal lavoro per pensionamento, ho iniziato anche a pubblicare dei podcast per il mio gruppo di Azione Cattolica. Sono accessibili solo mediante un link. Da allora pubblico in quel modo anche gli appunti sulle omelie delle messe domenicali.

  Mi sono sposato nell’ottobre 1988 con Angela, la cui famiglia paterna è di Bolsena. Da allora, tutti gli anni siamo venuti in questa cittadina in villeggiatura, d’estate. Presto anche con le nostre due figlie, Giulia e Beatrice, che ora sono grandi e fanno rispettivamente la funzionaria della Banca d’Italia e il medico, specializzanda in endocrinologia.  Fanno entrambe part, come anche Angela, e del mio gruppo parrocchiale  di Azione Cattolica.

   A  Bolsena partecipiamo abitualmente alla messa domenicale delle 8 celebrata nella basilica di Santa Cristina. Quest’anno, nell’estate del 2026, ho diffuso al mio gruppo di Azione Cattolica anche gli appunti dalle omelie che vi ho ascoltato.

   La villeggiatura di quest’anno sul lago sta per finire.

  Domenica torneremo a Roma.

   Ho pensato di riunire in un unico documento i miei  appunti sulle omelie delle messe domenicali  delle 8, celebrate nella basilica di  Santa Cristina, a cui ho partecipato dal 28 giugno al 6 settembre 2026. Ho aggiunto anche gli appunti dall’omelia svolta nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il 15 agosto.

   Considero le omelie delle messe celebrate dai nostri sacerdoti un  tesoro prezioso, utilissimo per la formazione religiosa permanente e per arricchire la propria vita interiore. Il sacerdote cattolico ha una formazione molto lunga e completa. La cura d’anime e le altre attività del suo ministero la sviluppano ulteriormente. I sacerdoti sono poi coinvolti in percorsi di formazione permanente al pari di quello che accade per altre alte professionalità. Hanno tutti i titoli per essere i nostri maestri e negli eventi della vita della società in cui si radicano diventano  voci autorevoli  delle loro comunità.

   Purtroppo capita di ascoltare un po’ distrattamente le parole dell’omelia. Allora si perde il filo e non ci raccapezza più, sembra troppo lunga e ce se ne lamenta. Eppure, se ci si abitua a prestare attenzione, come avviene alle lezioni delle superiori, si scopre quanto possa essere utile. Con quelle parole “la Chiesa ci nutre”: era solito cominciare così l’omelia della messa domenicale un prete che rimase a lungo nella parrocchia di San Clemente e che fu anche assistente del gruppo di Azione Cattolica.

  Allora questo testo, che veicolerà a lungo  la memoria delle omelie di quelle  messe  celebrate quest’estate a Bolsena, potrà essere considerato come una dispensa a cui attingere quando se ne sentirà il bisogno.

   I testi sono una mia elaborazione. Riflettono la mia capacità di comprensione e di memorizzazione delle parole del celebrante. Mi sono abituato a ritenerle nella memoria, come feci quand’ero studente, ma non posso escludere che vi sia qualche divergenza. I testi che vi propongo sono miei appunti, non trascrizioni.

  Ho preso l’iniziativa delle attività di cui sopra nell’ambito della mia autonomia di persona laica e nel quadro della partecipazione all’Azione Cattolica. Ne ho quindi l’esclusiva responsabilità.

 Buona lettura.

                               Mario Ardigò – settembre 2026

                                  ardigo.mario@virgilio.it

 

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Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 28 giugno 26 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 13° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/tvmX_CC0kPg

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 10, versetti da 37 a 42 - Mt 10,37-42

Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me

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Nel brano evangelico proclamato oggi si legge: « Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà».

 Nella nostra vita ci affanniamo per non perdere tempo.  Ma che rimane alla fine?

  Potremo dirci appagati di aver risposto a tanti “perché”?

  Non dedichiamo il tempo  a ciò che conta veramente e  ci sembra di averlo perso, ed è così.

 Contano le relazioni personali di ascolto e di dedizione: questo rimane. Non è tempo perso quello speso per ciò che conta.

 Gesù “perse molto” tempo proprio per questo: guarendo i malati, fermandosi da Zaccheo, un esattore delle tasse per conto dei Romani occupanti,  considerato un pubblico peccatore,  chiamandolo per nome e andando a casa sua; sulla croce, parlando con il malfattore crocifisso accanto a lui e affidando Maria a Giovanni come madre e Giovanni a Maria come figlio.

  Gesù donò la sua vita per noi, per amor nostro, e così ci ottenne la vita eterna.  Chi ama davvero, alla sua sequela, non conserva sé — il tempo, le energie, infine la vita —, ma si spende: e solo così non perde il tempo, ma trova la vita. Perché «Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà».”

 

 

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Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 5 luglio 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 14° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/I4H9tldhxvc

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 11, versetti da 25 a 30 -  Mt 11,25-30

Io sono mite e umile di cuore.

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Il giogo è un strumento agricolo che serve a collegare due animali da tiro, ad esempio nel lavoro di aratura dei campi,  per poterli dirigere concentrando la loro forza.

 Il giogo di Gesù ci unisce a lui. E’ leggero perché Gesù ci conforta nelle difficoltà della vita. Serve a mantenerci uniti a lui, per seguire la sua via nelle nostre vite.

 Il Vangelo secondo Matteo originò da comunità osteggiate e minacciate, ma la parola di Gesù le conforta e le sostiene.

  Gesù è morto sulla croce per la nostra salvezza. Non è venuto per coloro che ritengono di essere giusti, ma per i peccatori che invocano la salvezza. La preghiera è un grido che gli chiede aiuto ed egli rimane sempre con noi per darcelo.

 Nel fatto che Gesù, contrariamente all’uso comune, venne inchiodato sulla croce, la tradizione ha visto il segno che egli volle rimanere per sempre con noi.

  La via di salvezza è rimanere uniti a lui, nell’Eucaristia. Uniti a lui, con lui dentro di noi, operiamo il bene con lui.

 La sera, allora, nell’esame di coscienza, passiamo in rassegna il bene che abbiamo fatto uniti a Gesù e benediciamo il Signore per questo, secondo l’esortazione del salmo responsoriale di oggi

 

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere

e ti benedicano i tuoi fedeli.

Dicano la gloria del tuo regno

e parlino della tua potenza. 

 

 In tutte le relazioni con le altre persone, rimaniamo uniti a Gesù, per fare il bene e riuscire anche  a sopportare quando, per un qualche motivo, a volte anche senza lo si sia voluto da chi abbiamo accanto, esse  si fanno spiacevoli.

 

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Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 12 luglio 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 15° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/P3zcaTWcjn0

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 13, versetti da 1 a 23 - Mt 13,1-23

Io sono mite e umile di cuore.

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Il brano evangelico di questa messa è facile da comprendere, ma deve essere meditato.

  Come il seminatore della parabola, Dio semina abbondantemente i suoi semi, senza fare distinzione di persone, su tutte loro. Semina perché diano tanti frutti, ma i suoi semi devono trovare il terreno buono. Siamo noi il terreno su cui i semi cadono, dobbiamo essere noi, nelle nostre vite, il terreno buono.

 Dopo ricevuto Gesù nell’Eucaristia, quali frutti di bene abbiamo dato, per essere veramente cristiani, oltre a  chiamarci tali? Quali azioni di bene abbiamo compiuto nel nome di Gesù? Chiediamocelo, la sera, nell’esame di coscienza.

  Come ci  siamo comportati, ad esempio, con le persone che per qualche motivo ci sono sgradite o moleste? Abbiamo saputo perdonare? Ci siamo astenuti dal parlar male di loro?

  I frutti dei semi di Dio sono la bontà, la bellezza, la misericordia.

 Il seme di Dio, se trova terreno buono, cresce in noi come il bimbo nel grembo di una madre, durante la gravidanza. Con quanta cura le madri ne preservano la vita, perché infine nasca!  Custodiamo anche noi, in noi, i semi di Dio, perché fruttifichino abbondantemente, per essere cristiani non solo di nome ma anche di fatto!

 

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Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il  19 luglio 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 16° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/0PINyMaqHrk

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 13, versetti da 23 a 43  - Mt 13,24-43;

Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

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La parabola del campo seminato a buon grano, nel quale il diavolo ha seminato la zizania, ci esorta alla pazienza.

  Dobbiamo accettare i nostri limiti e quelli degli altri.

  Non siamo perfetti, la via della santità è quella alla sequela di Gesù, il quale ci esorta alla pazienza.

 Quando vorremmo criticare chi ci contraria e ci è sgradito, tacciamo: preghiamo per lui.

  Con  le altre persone dobbiamo esser e come le dita della mano: sono diverse tra loro, si toccano, ma cooperano.

 La pazienza è avere fiducia in Dio, che è paziente con noi e ha fiducia in noi.

  La lotta con il male dura tutta la vita, ma non dobbiamo pensare di poterlo eradicare con le nostre forza.

  Cominciamo con il correggere i nostri comportamenti e, quanto alle altre persone, chiediamoci di che  hanno bisogno e aiutiamole, perché, così, si sentano amate, salvate e redente.

  Preghiamo il Signore perché ci insegni la pazienza nelle cose della vita.

 

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5

Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il  26 luglio 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 17° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/qURRl1NbZHY

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 13, versetti da 44 a 52 - Mt 13,44-52

Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

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Che cosa chiediamo al Signore oggi?

  Siamo capaci di fare come il mercante della parabola, che vende tutti i propri beni per acquistare la perla preziosa? O di discernere ciò che è buono da ciò che è cattivo e andrà buttato, come nella parabola della pesca?

 Nel Padre nostro preghiamo che sia fatta la sua volontà, in Cielo e in terra. Ma come ci regoliamo con ciò che possediamo e che, in un certo tempo, dovremo lasciare? Sappiamo metterlo a beneficio anche delle altre persone?

  Chiediamo al Signore di essere cristiani non solo di nome, ma anche di fatto. Sentiamo la nostalgia della bellezza dell’amore di Dio? Preghiamo che così avvenga in noi.

 

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Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il  2 agosto 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 18° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/B19u9ff8Bwg

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 14, versetti da 13 a 21 - Mt 14,13-21

Tutti mangiarono a sazietà.

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Il brano evangelico di oggi, che narra il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ci aiuta a vivere il senso cristiano dell'Eucaristia.

 I discepoli erano persone pratiche. Proposero a Gesù di congedare la folla che si era radunata per ascoltare i suoi insegnamenti, perché la gente andasse a procurarsi da mangiare. Infatti lì non ce n'era per tutti. Erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini, e c'erano solo cinque pani e due pesci.

Ma Gesù non ebbe cuore di mandar via quelle persone che aveva nutrito con la sua parola.

A Gesù piaceva mangiare insieme ad altre persone. Diversi episodi evangelici ce lo mostrano in occasioni simili, fino all'ultima cena, in cui comandò di continuare a spezzare il pane e bere il vino insieme, in memoria di lui, anche dopo la sua morte, per rimanere uniti a lui.

   Con gli stessi gesti che poi compì nell’ultima cena, Gesù, quindi, prese quei cinque pani e quei due pesci, alzò gli occhi al cielo, pronunciò la benedizione, spezzò i pani e comandò di iniziare a distribuirli a tutta quella gente: ne avanzarono dodici ceste piene.

 Ciò che si condivide nel nome di Gesù basta per molti, perché è lui a benedirlo ed è con noi mentre condividiamo. Così, nulla è mai poco.

 Nell'esame di coscienza della sera chiediamoci se abbiamo condiviso un po' di bene nel nome di Gesù: se non lo abbiamo fatto, quella è stata una giornata sprecata.

 Quel bene che facciamo nel nome di Gesù, condividendolo con altre persone, è parte del vangelo: mettiamo in comune per essere in comunione tra noi in Gesù. Comunione: in senso cristiano significa mettere in comune per fare unità in Gesù, per dire a ciascun'altra persona che non è solo "una in più", ma che è unica davanti a Dio e come tale amata e alimentata con la sua parola e con il bene che viene fatto in nome di Gesù, il Cristo. È vangelo.

Preghiamo di essere per le altre persone un vangelo vivente.

 

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Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il  9 agosto 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 19° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/ck8A3nevLxU

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 14, versetti da 22 a 33 - Mt 14,22-33

Comandami di venire verso di te sulle acque.

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Le letture bibliche di questa messa sono molto ricche. Il tempo è poco e il celebrante si è concentrato solo su alcuni temi.

La parola di Dio plasma la nostra personalità, se le prestiamo ascolto.

Il contesto dell'episodio biblico: il profeta Elia aveva da poco sfidato e vinto un gran numero di profeti del dio Baal, perché il Signore aveva risposto in modo potente alla sua invocazione. Dopo la vittoria Elia aveva fatto uccidere tutti i profeti di Baal. La regina Gezabele, regina del regno di Israele, nel nord della Palestina, proteggeva il culto di Baal, e giura di ucciderlo. Elia si rifugia nel deserto. Giunto sul monte Oreb, ode il Signore che gli parla: ma il Signore non si manifesta con segni eclatanti, potenti. Si manifesta nel sussurro di una brezza leggera. Elia riconosce in quella brezza la manifestazione del Signore.

Per ascoltare il Signore dobbiamo fare silenzio, uscire dal trambusto della vita quotidiana, in modo che la sua Parola ci raggiunga.

Il brano evangelico ci insegna che la missione affidataci da Gesù è difficile, talvolta anche pericolosa. Nella simbologia biblica le acque erano considerate il dominio del Leviatano, un essere mostruoso. Potremo farcela solo tenendo lo sguardo su Gesù.

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Appunti dall’omelia della messa delle 8 celebrata nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria il  15 agosto 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/HfbG6dz9vsE

 

Il brano evangelico era tratta dal  Vangelo secondo Luca, capitolo 1, versetti da 39 a 56 -Lc 1,39-56

Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente: ha innalzato gli umili.

***

“L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva”

si legge nel cantico L’anima mia magnifica il Signore contenuto nel brano evangelico proclamato in questa messa. In questo cantico  vengono riferititi i pensieri di Maria ed essi ci rivelano chi essa è.

 Fu scelta da Dio e glorificata per la sua umiltà.

 Nel cantico Maria dice di essere la serva di Dio.

 Umiltà è parola che viene dal termine latino corrispondente che a sua volta origina dalla parola latina humilis, che significa vicino a terra. Humus  in latino significa terra.

  «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» ha insegnato Gesù, come si legge nel Vangelo secondo Luca, capitolo 14, versetto 11.

  Per essere esaltati occorre abbassarsi  umilmente fino a terra per servire.

  Non bisogna scoraggiarsi per le  nostre indegnità e i nostri peccati: riconoscere questa nostra condizione è esercizio di umiltà e quindi è un buon inizio.

  «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori», ha insegnato Gesù, come si legge nel Vangelo secondo Marco, al capitolo 2, versetto 17.

 Chiediamo dunque a Maria di accompagnarci in questo esercizio di umiltà, per andare dalla Terra al Cielo, a Dio.

 

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9

Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il  16 agosto 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 20° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/Jr93KosbzMU

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 15, versetti da 21 a 28  -  Mt 15,21-28

Donna, grande è la tua fede!

 

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Il brano evangelico di oggi ci parla della fede.

 Ci presenta quella della donna cananea che insistette nell’implorare Gesù di salvarle la figlia, nonostante i suoi iniziali dinieghi, perché non faceva parte del popolo d’Israele.

  Quante volte anche noi ci scoraggiamo perché le nostre preghiere per ottenere aiuto non vengono esaudite!

  Gesù riconobbe la grande fede della donna cananea, alle quale avvenne come chiedeva.

  La nostra fede deve essere audace, instancabile, ampia, senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà della vita.

 Gesù è morto per la salvezza di tutti, «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna», come si legge nel Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 3, versetto 16.

  Occorre seguire Gesù con lo sguardo rivolto a lui, senza stancarsi mai di pregare. Chiediamo a Gesù di accrescere la nostra fede e di accompagnarci nella preghiera.

 

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Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il  23 agosto 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 21° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/S4TrSAzyN48

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 16, versetti da 13 a 20 – Mt 16, 13-20

Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.

 

 

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Nel brano evangelico che oggi è stato proclamato, Gesù pone la domanda decisiva: “Voi, chi dite che io sia?”.

  Prima aveva chiesto ai discepoli che lo seguivano che cosa si diceva di lui tra la gente della regione in cui si trovavano. L’episodio evangelico è ambientato a Cesarea di Filippo, una città al confine settentrionale  del territorio all’epoca abitato dagli ebrei, nel quale era forte il paganesimo.  Vi era un tempio dedicato al dio Pan, divinità della natura e della fecondità. Vi era anche un tempio fatto costruire dal re Erode in onore dell’imperatore romano Cesare Augusto. In quei luoghi circolavano le voci più disparate su chi fosse Gesù: Giovanni il Battista, Elìa, Geremìa o qualcuno dei profeti, redivivi.

 Anche nella società contemporanea vi sono le idee più diverse su Gesù, il Papa, la Chiesa. Navigando su internet si trovano le informazioni più diverse su questi temi.

  Nell’episodio evangelico, però, dopo la prima domanda relativa alle opinioni della gente su di lui, Gesù ne pose un’altra ai discepoli, cambiando completamente registro: non “che cosa si dice tra la gente su di  me?”, ma “Voi, chi dite che io sia?”.  E’ una domanda che Gesù pone anche a ciascuna e ciascuno di noi in questa epoca.

 Pietro rispose che Gesù è il Cristo , il Figlio del Dio Vivente e Gesù osservò che quella risposta era stata ispirata  dal Padre, che è nei Cieli.

  Vi sono domande che non possono avere risposta umana: soccorre allora lo Spirito Santo.

 In quel contesto, dopo la professione di fede di Pietro, Gesù disse che avrebbe dato a Pietro le chiavi del suo Regno. Pietro non fu scelto perché fosse una persona perfetta, tanto che di lì a poco avrebbe rinnegato per tre volte Gesù. Fu scelto invece perché sapeva correggersi alla luce della sua fede in Gesù come Figlio di Dio.

 Ciò che conta nella vita di fede è la relazione personale con Gesù e lo Spirito Santo ci aiuta a rafforzarla.

 Preghiamo dunque lo Spirito Santo perché renda sempre più salda la nostra relazione di fede con Gesù.

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Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il  30 agosto 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 22° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/1jtN8RH2KTc

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 16, versetti da 21 a 27 - Mt 16,21-27

Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso.

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Il brano evangelico proclamato oggi segue immediatamente, nel Vangelo secondo Matteo, quello di domenica scorsa, in cui Pietro veniva lodato per aver riconosciuto in Gesù il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Nella lettura di questa domenica, all’annuncio di Gesù della sua Passione, Pietro non accetta questa morte del suo Maestro e cerca di opporglisi. Ragiona con gli schemi dell’ebraismo del suo tempo, della sua tradizione religiosa, di ciò che si pensava fosse  da attendersi dal Messia: la vittoria sui nemici della religione ebraica, in particolare sugli occupanti Romani; la restaurazione della potenza di Israele.  Ma Gesù lo chiama “Satana”, che significa “il divisore” e dice che Pietro gli è di “scandalo”, parola che significa “blocco”, ostacolo”, “impedimento”. Però Gesù non condanna Pietro, ma lo invita ad andargli dietro. Secondo un’antica tradizione interpretativa dell’espressione “Vade retro”,  con cui si si era tradotto in latino l’esortazione di Gesù a Pietro, si rendeva  in italiano “Vade retro” con “Va via da me!”, ma l’esegesi biblica contemporanea ha concluso che nel testo greco e in quello latino l’espressione vuol dire in realtà “Vai dietro a me!”, cioè “seguimi!”. Gesù invita Pietro a seguire i suoi passi. Pietro deve imparare ad essere suo discepolo, seguendolo.  In latino la parola discepolo  significa colui che impara

  Gesù rivela che la sua missione è un’altra e diversa dalle attese della mentalità del tempo  e che la via alla sequela di Gesù del discepolo è quella di rinnegare sé stesso.  Non significa perdere la propria identità né distruggere le proprie caratteristiche. Significa non pensare di essere al centro del mondo e non pretendere che Dio agisca secondo i nostri schemi. 

  Anche noi siamo tentati di pretendere da Dio che ci faccia ciò che noi desideriamo, di dire a Dio ciò che deve fare, ma, come Pietro, dobbiamo invece seguire la volontà di Dio, lasciandocene trasformare.

 Chi non riterrà la propria vita come proprio possesso esclusivo, insegna Gesù,  e la  donerà per gli altri, come Gesù, la salverà: Il donare la propria vita per gli altri, seguendo Gesù, è l’unico modo per salvare la propria vita.

 Anche nella seconda lettura, san Paolo, scrivendo alla comunità cristiana di Roma diversi anni dopo, dice che bisogna offrire il proprio corpo come sacrificio vivente a Dio, non conformandosi al mondo, lasciandosi invece trasformare secondo la volontà di Dio e rinnovando i propri modi di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, vale a dire distinguere ciò che è buono e ciò che non lo è e scegliere ciò che è buono e gradito a Dio.

 Nella prima lettera, tratta dal libro del profeta Geremia, si legge che il profeta dichiara di essere stato sedotto  da Dio, e di essersi lasciato sedurre. Il  verbo sedurre  non è usato con il significato negativo che spesso ha anche nella nostra cultura, ma nel senso di conquistare  e condurre ad accettare la volontà di Dio.

  Questo significa l’essere cristiani, anche oggi, qui a Bolsena: cambiare mentalità, costruire un altro tipo di società, un altro modo di vivere insieme, perché   la vita germogli.

 

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Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il  6 settembre 2026 nella  basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella 23° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.

Link al podcast su YouTube:

https://youtu.be/bv9CF_L5ilc

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 18, versetti da 15 a 20 - Mt 18,15-20

Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello

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Il brano evangelico di oggi ci aiuta a vivere meglio l’Eucaristia.

  Ci è stata affidata la missione della riconciliazione, per diffondere nel mondo l’amore di Dio, che ci ha salvati senza considerare un ostacolo la nostra condizione di peccatori.

  E’ come con il ladrone che venne crocefisso accanto a Gesù: invocò Gesù ed ebbe la rassicurazione che quel giorno stesso sarebbe stato con lui in Paradiso.

 Ci sono tante occasioni quotidiane per esercitare la missione della riconciliazione, a partire dalle relazioni con le persone che abbiamo più vicine, per custodirle nell’amore di Dio. Non è questione di chi ha ragione o di chi ha torto: la Chiesa non è un tribunale. Se non ci sentiamo di parlar bene di una persona, allora, tacciamo. Occorre seguire l’esempio e l’esortazione di Gesù al perdono.

 La costruzione di una società riconciliata è molto importante davanti a Dio.

  Quando nell’Eucaristia riceviamo Gesù, facciamo in modo di essere all’altezza di questa realtà per essere veramente cristiani non solo di nome, ma anche di fatto, facendoci strumenti dell’amore di Dio che è misericordia e perdono incondizionato.

 

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