Omelie d’estate
Appunti sulle omelie svolte nelle messe domenicali, e
in quella nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, celebrate
alle 8 nella basilica di Santa Cristina, a Bolsena, affidata ai padri
sacramentini, dal 28 giugno 2026 al 6 settembre 2026
Note:
- questo lavoro è stato svolto per il gruppo
parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa, in
Roma, quartiere Monte Sacro, zona delle “Valli”, nel Nord Est della capitale,
sulle rive del fiume Aniene;
- gli appunti sono stati annotati ed elaborati da Mario
Ardigò in base a ciò che delle omelie ricordava e secondo la sua capacità di
comprensione. Egli ha sfruttato una abilità che gli tornò molto utile ai tempi
degli studi universitari e una memoria
non ancora seriamente colpita dall’avanzare degli anni. Gli appunti non sono
stati scritti durante l’omelia, ma a distanza di due o tre ore, sulla base
della traccia mnemonica rimasta: questo può aver comportato la perdita di
alcuni temi.
- per ogni omelia è indicato il brano evangelico di riferimento
ed è trascritto il link al podcast su YouTube del resoconto della messa
domenicale diffuso per il gruppo parrocchiale di Azione Cattolica. Il podcast è
accessibile solo mediante tale link. Ho tratto dal sito Web della Chiesa
cattolica italiana la breve frase che evoca il contenuto del brano evangelico
proclamato nella messa.
Premessa
Mia
madre era solita prendere appunti di ciò che sentiva negli eventi religiosi, in
particolare in occasione di omelie e conferenze. Ad un certo punto mi misi a
seguire il suo esempio. Dal gennaio 2012 ho iniziato a pubblicare gli appunti sull’omelia
della messa domenicale celebrata alle nove in parrocchia, animata dall’Azione
Cattolica, nel blog acvivearomavalli.blogspot.com
,aperto per il gruppo parrocchiale di
Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa, in Roma, quartiere
Monte Sacro, zona Valli, sulle rive del fiume Aniene nel Nord Est della
Capitale.
Dall’ottobre
del 2025, dopo essermi ritirato dal lavoro per pensionamento, ho iniziato anche
a pubblicare dei podcast per il mio gruppo di Azione Cattolica. Sono
accessibili solo mediante un link. Da allora pubblico in quel modo anche gli
appunti sulle omelie delle messe domenicali.
Mi sono sposato nell’ottobre 1988 con Angela,
la cui famiglia paterna è di Bolsena. Da allora, tutti gli anni siamo venuti in
questa cittadina in villeggiatura, d’estate. Presto anche con le nostre due
figlie, Giulia e Beatrice, che ora sono grandi e fanno rispettivamente la
funzionaria della Banca d’Italia e il medico, specializzanda in endocrinologia.
Fanno entrambe part, come anche Angela, e
del mio gruppo parrocchiale di Azione
Cattolica.
A Bolsena partecipiamo abitualmente alla messa
domenicale delle 8 celebrata nella basilica di Santa Cristina. Quest’anno, nell’estate
del 2026, ho diffuso al mio gruppo di Azione Cattolica anche gli appunti dalle
omelie che vi ho ascoltato.
La
villeggiatura di quest’anno sul lago sta per finire.
Domenica torneremo a Roma.
Ho
pensato di riunire in un unico documento i miei appunti sulle omelie delle messe domenicali delle 8, celebrate nella basilica di Santa Cristina, a cui ho partecipato dal 28
giugno al 6 settembre 2026. Ho aggiunto anche gli appunti dall’omelia svolta
nella solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il 15 agosto.
Considero
le omelie delle messe celebrate dai nostri sacerdoti un tesoro prezioso, utilissimo per la formazione
religiosa permanente e per arricchire la propria vita interiore. Il sacerdote
cattolico ha una formazione molto lunga e completa. La cura d’anime e le altre
attività del suo ministero la sviluppano ulteriormente. I sacerdoti sono poi
coinvolti in percorsi di formazione permanente al pari di quello che accade per
altre alte professionalità. Hanno tutti i titoli per essere i nostri maestri e
negli eventi della vita della società in cui si radicano diventano voci autorevoli delle loro comunità.
Purtroppo
capita di ascoltare un po’ distrattamente le parole dell’omelia. Allora si
perde il filo e non ci raccapezza più, sembra troppo lunga e ce se ne lamenta. Eppure,
se ci si abitua a prestare attenzione, come avviene alle lezioni delle
superiori, si scopre quanto possa essere utile. Con quelle parole “la Chiesa ci
nutre”: era solito cominciare così l’omelia della messa domenicale un prete che
rimase a lungo nella parrocchia di San Clemente e che fu anche assistente del
gruppo di Azione Cattolica.
Allora questo testo, che veicolerà a lungo la memoria delle omelie di quelle messe celebrate
quest’estate a Bolsena, potrà essere considerato come una dispensa a cui
attingere quando se ne sentirà il bisogno.
I
testi sono una mia elaborazione. Riflettono la mia capacità di comprensione e
di memorizzazione delle parole del celebrante. Mi sono abituato a ritenerle
nella memoria, come feci quand’ero studente, ma non posso escludere che vi sia
qualche divergenza. I testi che vi propongo sono miei appunti, non
trascrizioni.
Ho preso l’iniziativa delle attività di cui
sopra nell’ambito della mia autonomia di persona laica e nel quadro della
partecipazione all’Azione Cattolica. Ne ho quindi l’esclusiva responsabilità.
Buona lettura.
Mario
Ardigò – settembre 2026
ardigo.mario@virgilio.it
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
1
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 28 giugno
26 nella basilica di Santa Cristina di
Bolsena – nella 13° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture
domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il brano evangelico era tratto dal Vangelo
secondo Matteo, capitolo 10, versetti da 37 a 42 - Mt 10,37-42
Chi non prende la croce non è degno di me. Chi accoglie voi, accoglie me
***
Nel brano evangelico proclamato
oggi si legge: « Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà
perduto la propria vita per causa mia, la troverà».
Nella
nostra vita ci affanniamo per non perdere tempo. Ma che rimane alla fine?
Potremo
dirci appagati di aver risposto a tanti “perché”?
Non
dedichiamo il tempo a ciò che conta
veramente e ci sembra di averlo perso,
ed è così.
Contano
le relazioni personali di ascolto e di dedizione: questo rimane. Non è tempo
perso quello speso per ciò che conta.
Gesù “perse
molto” tempo proprio per questo: guarendo i malati, fermandosi da Zaccheo, un
esattore delle tasse per conto dei Romani occupanti, considerato un pubblico peccatore, chiamandolo per nome e andando a casa sua;
sulla croce, parlando con il malfattore crocifisso accanto a lui e affidando
Maria a Giovanni come madre e Giovanni a Maria come figlio.
Gesù
donò la sua vita per noi, per amor nostro, e così ci ottenne la vita
eterna. Chi ama davvero, alla sua
sequela, non conserva sé — il tempo, le energie, infine la vita —, ma si
spende: e solo così non perde il tempo, ma trova la vita. Perché «Chi avrà
tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita
per causa mia, la troverà».”
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
2
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 5 luglio
2026 nella basilica di Santa Cristina di
Bolsena – nella 14° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle
letture domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il brano evangelico era tratto dal Vangelo
secondo Matteo, capitolo 11, versetti da 25 a 30 - Mt 11,25-30
Io sono mite e umile di cuore.
***
Il giogo
è un strumento agricolo che serve a collegare due animali da tiro, ad esempio
nel lavoro di aratura dei campi, per
poterli dirigere concentrando la loro forza.
Il giogo di Gesù ci unisce a lui. E’ leggero
perché Gesù ci conforta nelle difficoltà della vita. Serve a mantenerci uniti a
lui, per seguire la sua via nelle nostre vite.
Il Vangelo secondo Matteo originò da comunità
osteggiate e minacciate, ma la parola di Gesù le conforta e le sostiene.
Gesù è morto sulla croce per la nostra
salvezza. Non è venuto per coloro che ritengono di essere giusti, ma per i
peccatori che invocano la salvezza. La preghiera è un grido che gli chiede
aiuto ed egli rimane sempre con noi per darcelo.
Nel fatto che Gesù, contrariamente all’uso
comune, venne inchiodato sulla croce, la tradizione ha visto il segno che egli
volle rimanere per sempre con noi.
La via di salvezza è rimanere uniti a lui,
nell’Eucaristia. Uniti a lui, con lui dentro di noi, operiamo il bene con lui.
La sera, allora, nell’esame di coscienza,
passiamo in rassegna il bene che abbiamo fatto uniti a Gesù e benediciamo il
Signore per questo, secondo l’esortazione del salmo responsoriale di oggi
Ti lodino, Signore,
tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi
fedeli.
Dicano la gloria del
tuo regno
e parlino della tua
potenza.
In tutte le relazioni con le altre persone,
rimaniamo uniti a Gesù, per fare il bene e riuscire anche a sopportare quando, per un qualche motivo, a
volte anche senza lo si sia voluto da chi abbiamo accanto, esse si fanno spiacevoli.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
3
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 12 luglio
2026 nella basilica di Santa Cristina di
Bolsena – nella 15° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle
letture domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il brano evangelico era tratto dal Vangelo
secondo Matteo, capitolo 13, versetti da 1 a 23 - Mt 13,1-23
Io sono mite e umile di cuore.
***
Il brano evangelico di questa
messa è facile da comprendere, ma deve essere meditato.
Come il seminatore della parabola, Dio semina
abbondantemente i suoi semi, senza fare distinzione di persone, su tutte loro.
Semina perché diano tanti frutti, ma i suoi semi devono trovare il terreno
buono. Siamo noi il terreno su cui i semi cadono, dobbiamo essere noi, nelle
nostre vite, il terreno buono.
Dopo ricevuto Gesù nell’Eucaristia, quali
frutti di bene abbiamo dato, per essere veramente cristiani, oltre a chiamarci tali? Quali azioni di bene abbiamo
compiuto nel nome di Gesù? Chiediamocelo, la sera, nell’esame di coscienza.
Come ci
siamo comportati, ad esempio, con le persone che per qualche motivo ci
sono sgradite o moleste? Abbiamo saputo perdonare? Ci siamo astenuti dal parlar
male di loro?
I frutti dei semi di Dio sono la bontà, la
bellezza, la misericordia.
Il seme di Dio, se trova terreno buono, cresce
in noi come il bimbo nel grembo di una madre, durante la gravidanza. Con quanta
cura le madri ne preservano la vita, perché infine nasca! Custodiamo anche noi, in noi, i semi di Dio,
perché fruttifichino abbondantemente, per essere cristiani non solo di nome ma
anche di fatto!
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
4
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 19 luglio 2026 nella basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella
16° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il brano evangelico era tratto dal Vangelo
secondo Matteo, capitolo 13, versetti da 23 a 43 - Mt 13,24-43;
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.
***
La parabola del campo seminato
a buon grano, nel quale il diavolo ha seminato la zizania, ci esorta alla
pazienza.
Dobbiamo accettare i nostri limiti e quelli
degli altri.
Non siamo perfetti, la via della santità è
quella alla sequela di Gesù, il quale ci esorta alla pazienza.
Quando vorremmo criticare chi ci contraria e
ci è sgradito, tacciamo: preghiamo per lui.
Con le
altre persone dobbiamo esser e come le dita della mano: sono diverse tra loro,
si toccano, ma cooperano.
La pazienza è avere fiducia in Dio, che è
paziente con noi e ha fiducia in noi.
La lotta con il male dura tutta la vita, ma
non dobbiamo pensare di poterlo eradicare con le nostre forza.
Cominciamo con il correggere i nostri
comportamenti e, quanto alle altre persone, chiediamoci di che hanno bisogno e aiutiamole, perché, così, si
sentano amate, salvate e redente.
Preghiamo il Signore perché ci insegni la
pazienza nelle cose della vita.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
5
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 26 luglio 2026 nella basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella
17° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il
brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 13, versetti
da 44 a 52 - Mt 13,44-52
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
***
Che
cosa chiediamo al Signore oggi?
Siamo capaci di fare come il mercante della
parabola, che vende tutti i propri beni per acquistare la perla preziosa? O di
discernere ciò che è buono da ciò che è cattivo e andrà buttato, come nella
parabola della pesca?
Nel Padre nostro preghiamo che sia fatta la
sua volontà, in Cielo e in terra. Ma come ci regoliamo con ciò che possediamo e
che, in un certo tempo, dovremo lasciare? Sappiamo metterlo a beneficio anche
delle altre persone?
Chiediamo al Signore di essere cristiani non
solo di nome, ma anche di fatto. Sentiamo la nostalgia della bellezza
dell’amore di Dio? Preghiamo che così avvenga in noi.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
6
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 2 agosto 2026 nella basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella
18° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il
brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 14, versetti
da 13 a 21 - Mt 14,13-21
Tutti mangiarono a sazietà.
***
Il
brano evangelico di oggi, che narra il miracolo della moltiplicazione dei pani
e dei pesci, ci aiuta a vivere il senso cristiano dell'Eucaristia.
I discepoli erano persone pratiche. Proposero
a Gesù di congedare la folla che si era radunata per ascoltare i suoi
insegnamenti, perché la gente andasse a procurarsi da mangiare. Infatti lì non
ce n'era per tutti. Erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i
bambini, e c'erano solo cinque pani e due pesci.
Ma
Gesù non ebbe cuore di mandar via quelle persone che aveva nutrito con la sua
parola.
A
Gesù piaceva mangiare insieme ad altre persone. Diversi episodi evangelici ce
lo mostrano in occasioni simili, fino all'ultima cena, in cui comandò di
continuare a spezzare il pane e bere il vino insieme, in memoria di lui, anche
dopo la sua morte, per rimanere uniti a lui.
Con gli stessi gesti che poi compì
nell’ultima cena, Gesù, quindi, prese quei cinque pani e quei due pesci, alzò
gli occhi al cielo, pronunciò la benedizione, spezzò i pani e comandò di
iniziare a distribuirli a tutta quella gente: ne avanzarono dodici ceste piene.
Ciò che si condivide nel nome di Gesù basta
per molti, perché è lui a benedirlo ed è con noi mentre condividiamo. Così,
nulla è mai poco.
Nell'esame di coscienza della sera chiediamoci
se abbiamo condiviso un po' di bene nel nome di Gesù: se non lo abbiamo fatto,
quella è stata una giornata sprecata.
Quel bene che facciamo nel nome di Gesù,
condividendolo con altre persone, è parte del vangelo: mettiamo in comune per
essere in comunione tra noi in Gesù. Comunione: in senso cristiano significa
mettere in comune per fare unità in Gesù, per dire a ciascun'altra persona che
non è solo "una in più", ma che è unica davanti a Dio e come tale
amata e alimentata con la sua parola e con il bene che viene fatto in nome di
Gesù, il Cristo. È vangelo.
Preghiamo
di essere per le altre persone un vangelo vivente.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
7
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 9 agosto 2026 nella basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella
19° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il brano evangelico era tratto dal Vangelo
secondo Matteo, capitolo 14, versetti da 22 a 33 - Mt 14,22-33
Comandami di venire verso di te sulle acque.
***
Le letture
bibliche di questa messa sono molto ricche. Il tempo è poco e il celebrante si
è concentrato solo su alcuni temi.
La parola di
Dio plasma la nostra personalità, se le prestiamo ascolto.
Il contesto
dell'episodio biblico: il profeta Elia aveva da poco sfidato e vinto un gran
numero di profeti del dio Baal, perché il Signore aveva risposto in modo
potente alla sua invocazione. Dopo la vittoria Elia aveva fatto uccidere tutti
i profeti di Baal. La regina Gezabele, regina del regno di Israele, nel nord
della Palestina, proteggeva il culto di Baal, e giura di ucciderlo. Elia si
rifugia nel deserto. Giunto sul monte Oreb, ode il Signore che gli parla: ma il
Signore non si manifesta con segni eclatanti, potenti. Si manifesta nel
sussurro di una brezza leggera. Elia riconosce in quella brezza la
manifestazione del Signore.
Per ascoltare
il Signore dobbiamo fare silenzio, uscire dal trambusto della vita quotidiana,
in modo che la sua Parola ci raggiunga.
Il brano
evangelico ci insegna che la missione affidataci da Gesù è difficile, talvolta
anche pericolosa. Nella simbologia biblica le acque erano considerate il
dominio del Leviatano, un essere mostruoso. Potremo farcela solo tenendo lo
sguardo su Gesù.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
8
Appunti dall’omelia della messa delle 8 celebrata nella solennità
dell’Assunzione della Beata Vergine Maria il
15 agosto 2026 nella basilica di
Santa Cristina di Bolsena.
Link al podcast su YouTube:
Il brano evangelico era tratta dal Vangelo secondo Luca, capitolo 1, versetti da
39 a 56 -Lc 1,39-56
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente: ha innalzato gli umili.
***
“L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio
salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua
serva”
si legge nel cantico L’anima mia magnifica
il Signore contenuto nel brano evangelico proclamato in questa messa. In
questo cantico vengono riferititi i
pensieri di Maria ed essi ci rivelano chi essa è.
Fu
scelta da Dio e glorificata per la sua umiltà.
Nel
cantico Maria dice di essere la serva di Dio.
Umiltà è
parola che viene dal termine latino corrispondente che a sua volta origina
dalla parola latina humilis, che significa vicino a terra. Humus
in latino significa terra.
«Chiunque si esalta sarà umiliato, e
chi si umilia sarà esaltato» ha insegnato Gesù, come si legge nel Vangelo
secondo Luca, capitolo 14, versetto 11.
Per
essere esaltati occorre abbassarsi
umilmente fino a terra per servire.
Non
bisogna scoraggiarsi per le nostre
indegnità e i nostri peccati: riconoscere questa nostra condizione è esercizio
di umiltà e quindi è un buon inizio.
«Non
sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a
chiamare i giusti, ma i peccatori», ha insegnato Gesù, come si legge nel
Vangelo secondo Marco, al capitolo 2, versetto 17.
Chiediamo dunque a Maria di accompagnarci in
questo esercizio di umiltà, per andare dalla Terra al Cielo, a Dio.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
9
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 16 agosto 2026 nella basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella
20° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il brano evangelico era tratto dal Vangelo
secondo Matteo, capitolo 15, versetti da 21 a 28 - Mt
15,21-28
Donna, grande è la tua fede!
***
Il brano evangelico di oggi ci parla della
fede.
Ci presenta quella della donna cananea che
insistette nell’implorare Gesù di salvarle la figlia, nonostante i suoi
iniziali dinieghi, perché non faceva parte del popolo d’Israele.
Quante
volte anche noi ci scoraggiamo perché le nostre preghiere per ottenere aiuto
non vengono esaudite!
Gesù
riconobbe la grande fede della donna cananea, alle quale avvenne come chiedeva.
La nostra fede deve essere audace,
instancabile, ampia, senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà
della vita.
Gesù è morto per la salvezza di tutti, «Dio infatti ha tanto
amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non
vada perduto, ma abbia la vita eterna», come si legge nel Vangelo secondo Giovanni,
al capitolo 3, versetto 16.
Occorre
seguire Gesù con lo sguardo rivolto a lui, senza stancarsi mai di pregare.
Chiediamo a Gesù di accrescere la nostra fede e di accompagnarci nella
preghiera.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
10
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 23 agosto 2026 nella basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella
21° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il
brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 16, versetti
da 13 a 20 – Mt 16, 13-20
Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.
***
Nel brano evangelico che oggi è
stato proclamato, Gesù pone la domanda decisiva: “Voi, chi dite che io sia?”.
Prima aveva chiesto ai discepoli che lo
seguivano che cosa si diceva di lui tra la gente della regione in cui si
trovavano. L’episodio evangelico è ambientato a Cesarea di Filippo, una città
al confine settentrionale del territorio
all’epoca abitato dagli ebrei, nel quale era forte il paganesimo. Vi era un tempio dedicato al dio Pan,
divinità della natura e della fecondità. Vi era anche un tempio fatto costruire
dal re Erode in onore dell’imperatore romano Cesare Augusto. In quei luoghi
circolavano le voci più disparate su chi fosse Gesù: Giovanni il Battista,
Elìa, Geremìa o qualcuno dei profeti, redivivi.
Anche nella società contemporanea vi sono le
idee più diverse su Gesù, il Papa, la Chiesa. Navigando su internet si trovano
le informazioni più diverse su questi temi.
Nell’episodio evangelico, però, dopo la prima
domanda relativa alle opinioni della gente su di lui, Gesù ne pose un’altra ai
discepoli, cambiando completamente registro: non “che cosa si dice tra la gente
su di me?”, ma “Voi, chi dite che io
sia?”. E’ una domanda che Gesù pone
anche a ciascuna e ciascuno di noi in questa epoca.
Pietro rispose che Gesù è il Cristo , il
Figlio del Dio Vivente e Gesù osservò che quella risposta era stata
ispirata dal Padre, che è nei Cieli.
Vi sono domande che non possono avere
risposta umana: soccorre allora lo Spirito Santo.
In quel contesto, dopo la professione di fede
di Pietro, Gesù disse che avrebbe dato a Pietro le chiavi del suo Regno. Pietro
non fu scelto perché fosse una persona perfetta, tanto che di lì a poco avrebbe
rinnegato per tre volte Gesù. Fu scelto invece perché sapeva correggersi alla
luce della sua fede in Gesù come Figlio di Dio.
Ciò che conta nella vita di fede è la
relazione personale con Gesù e lo Spirito Santo ci aiuta a rafforzarla.
Preghiamo dunque lo Spirito Santo perché renda
sempre più salda la nostra relazione di fede con Gesù.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
11
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 30 agosto 2026 nella basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella
22° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il
brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 16, versetti
da 21 a 27 - Mt 16,21-27
Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso.
***
Il brano evangelico proclamato
oggi segue immediatamente, nel Vangelo secondo Matteo, quello di domenica
scorsa, in cui Pietro veniva lodato per aver riconosciuto in Gesù il Cristo, il
Figlio del Dio vivente. Nella lettura di questa domenica, all’annuncio di Gesù
della sua Passione, Pietro non accetta questa morte del suo Maestro e cerca di
opporglisi. Ragiona con gli schemi dell’ebraismo del suo tempo, della sua
tradizione religiosa, di ciò che si pensava fosse da attendersi dal Messia: la vittoria sui
nemici della religione ebraica, in particolare sugli occupanti Romani; la
restaurazione della potenza di Israele.
Ma Gesù lo chiama “Satana”, che significa “il divisore” e
dice che Pietro gli è di “scandalo”, parola che significa “blocco”, “ostacolo”,
“impedimento”. Però Gesù non condanna Pietro, ma lo invita ad andargli
dietro. Secondo un’antica tradizione interpretativa dell’espressione “Vade
retro”, con cui si si era tradotto
in latino l’esortazione di Gesù a Pietro, si rendeva in italiano “Vade retro” con “Va
via da me!”, ma l’esegesi biblica contemporanea ha concluso che nel testo
greco e in quello latino l’espressione vuol dire in realtà “Vai dietro a
me!”, cioè “seguimi!”. Gesù invita Pietro a seguire i suoi passi.
Pietro deve imparare ad essere suo discepolo, seguendolo. In latino la parola discepolo significa colui che impara
Gesù rivela che la sua missione è un’altra e
diversa dalle attese della mentalità del tempo
e che la via alla sequela di Gesù del discepolo è quella di rinnegare
sé stesso. Non significa perdere la
propria identità né distruggere le proprie caratteristiche. Significa non
pensare di essere al centro del mondo e non pretendere che Dio agisca secondo i
nostri schemi.
Anche noi siamo tentati di pretendere da Dio
che ci faccia ciò che noi desideriamo, di dire a Dio ciò che deve fare, ma,
come Pietro, dobbiamo invece seguire la volontà di Dio, lasciandocene
trasformare.
Chi non riterrà la propria vita come proprio
possesso esclusivo, insegna Gesù, e
la donerà per gli altri, come Gesù, la
salverà: Il donare la propria vita per gli altri, seguendo Gesù, è l’unico modo
per salvare la propria vita.
Anche nella seconda lettura, san Paolo,
scrivendo alla comunità cristiana di Roma diversi anni dopo, dice che bisogna
offrire il proprio corpo come sacrificio vivente a Dio, non conformandosi al
mondo, lasciandosi invece trasformare secondo la volontà di Dio e rinnovando i
propri modi di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, vale a
dire distinguere ciò che è buono e ciò che non lo è e scegliere ciò che è buono
e gradito a Dio.
Nella prima lettera, tratta dal libro del
profeta Geremia, si legge che il profeta dichiara di essere stato sedotto da Dio, e di essersi lasciato sedurre. Il verbo sedurre non è usato con il significato negativo che
spesso ha anche nella nostra cultura, ma nel senso di conquistare e condurre ad accettare la volontà di
Dio.
Questo significa l’essere cristiani, anche
oggi, qui a Bolsena: cambiare mentalità, costruire un altro tipo di società, un
altro modo di vivere insieme, perché la
vita germogli.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
12
Appunti dall’omelia della messa domenicale delle 8 celebrata il 6 settembre 2026 nella basilica di Santa Cristina di Bolsena – nella
23° domenica del Tempo Ordinario – anno A del ciclo delle letture domenicali.
Link al podcast su YouTube:
Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 18,
versetti da 15 a 20 - Mt 18,15-20
Se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello
***
Il brano evangelico di oggi ci
aiuta a vivere meglio l’Eucaristia.
Ci è stata affidata la missione della
riconciliazione, per diffondere nel mondo l’amore di Dio, che ci ha salvati
senza considerare un ostacolo la nostra condizione di peccatori.
E’ come con il ladrone che venne crocefisso
accanto a Gesù: invocò Gesù ed ebbe la rassicurazione che quel giorno stesso
sarebbe stato con lui in Paradiso.
Ci sono tante occasioni quotidiane per
esercitare la missione della riconciliazione, a partire dalle relazioni con le
persone che abbiamo più vicine, per custodirle nell’amore di Dio. Non è
questione di chi ha ragione o di chi ha torto: la Chiesa non è un tribunale. Se
non ci sentiamo di parlar bene di una persona, allora, tacciamo. Occorre
seguire l’esempio e l’esortazione di Gesù al perdono.
La costruzione di una società riconciliata è
molto importante davanti a Dio.
Quando nell’Eucaristia riceviamo Gesù,
facciamo in modo di essere all’altezza di questa realtà per essere veramente
cristiani non solo di nome, ma anche di fatto, facendoci strumenti dell’amore
di Dio che è misericordia e perdono incondizionato.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
