INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

PER EVENTUALI COMUNICAZIONI AL BLOG, SCRIVERE UNA EMAIL A ardigo.mario@virgilio.it

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domenica 7 ottobre 2012

Domenica 7 ottobre 2012– Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 27° domenica del Tempo Ordinario – 3° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove – avvisi del parroco e di A.C.

Domenica 7 ottobre 2012–  Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 27° domenica del Tempo Ordinario  – 3° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove – avvisi del parroco e di A.C.

Osservazioni ambientali:
24° - cielo coperto – chiesa quasi piena (gira in questi giorni una forma influenzale che costringe molti, specialmente i più anziani, a letto) – molta buona volontà nei canti – è esposto il quadro della Madonna di Pompei (oggi a mezzogiorno si reciterà la Supplica)  - il gruppo di A.C. è nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.

Buona domenica a tutti i lettori!
Auguri al figlio del nostro presidente, che oggi si sposa, e a sua moglie.

Prima lettura
Dal libro della Genesi  (Gen 2,18-24)

 Il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”. Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: “Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta”. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.

Salmo responsoriale
Dal salmo 127

Ritornello:
Ci benedica il Signore
tutti i giorni della nostra vita.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele!

Seconda lettura
Dalla lettera agli Ebrei (Eb 2,9-11)

 Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,2-16. Forma breve:  10,2-12)

 In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla”. Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i  discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”. E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove

 Nel Vangelo di Marco le parole di Gesù che riguardano l’indissolubilità del matrimonio sono poste nella parte centrale, dedicata a un complesso di insegnamenti morali, ad esempio quelli sui rapporti con i non credenti, sull’atteggiamento verso le ricchezze, sul dare scandalo agli altri. Questo perché l’impegno all’incondizionata fedeltà coniugale  è difficile e può essere accettato solo nella complessiva prospettiva di fede aperta da Gesù.
   Nel brano evangelico ci viene presentato un gruppo di farisei che vuole mettere alla prova Gesù, cioè tentarlo, vale a dire indurlo a dire qualcosa per lui compromettente. Infatti avevano capito che Gesù stava insegnando sulla legge mosaica.
 La risposta alla domanda che essi fecero a Gesù era, in fine dei conti, ovvia, infatti si trattava di un argomento specificamente esposto in  quella legge. Nel Deuteronomio, libro dell’Antico Testamento facente parte del Pentateuco, i cinque libri fondamentali contenenti la legge mosaica, è scritto infatti (Dt 24,1):
Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualcosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via di casa.
 [trad.CEI 2008]
 Quello che nel testo biblico è definito ripudio lo possiamo intendere oggi come divorzio.
 I farisei si aspettavano che Gesù dicesse qualche cosa contro la  prescrizione della legge mosaica, per poterlo poi condannare. Ma Gesù non lo fece. Egli osservò che quella norma era stata scritta per le durezza del cuore degli uomini, incapaci di seguire l’originario disegno di Dio.
 Va anche osservato che essa intendeva proteggere la donna dalla grave accusa di adulterio, se, cacciata dal marito, avesse di nuovo preso marito. Con il libello di ripudio poteva dimostrare di essere libera dal primo matrimonio.
 Gesù ricordò poi ai suoi interlocutori ciò che è scritto nel libro della Genesi (il primo libro dell’Antico Testamento e della Bibbia cristiana.  “Genesi” significa “creazione”) (Gen 2,24 – la prima lettura della Messa di oggi):
 ...l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due          saranno     un’unica carne.
 [trad.CEI 2008]
 vale a dire l’originario progetto divino sull’unione dell’uomo e della donna. Ne fece discendere il monito di non dividere “ciò che Dio ha congiunto”.
 Ci si può  infatti dividere se, nonostante il patto matrimoniale, si rimane in due, ma non se quel vincolo rende un’unica carne.
 Giunto a casa, vale a dire nel luogo in cui in quel momento abitava  con la sua comunità dei discepoli, fu nuovamente interrogato da questi ultimi sul tema trattato prima. In questa occasione precisò che lasciare il proprio coniuge per sposarne un altro era commettere adulterio, senza fare distinzione tra marito e moglie. Pensiamo di solito che l’idea di parità tra i coniugi, sulla quale oggi tutti convengono, sia moderna, ma ne vediamo una anticipazione in quelle parole di Gesù.
 L’indissolubilità del matrimonio religioso è oggi legge della Chiesa, ma possiamo pensare che Gesù, nell’episodio narrato nel brano evangelico di questa domenica, non si sia proposto questo, di formulare una norma: egli volle innanzi tutto ricordare l’esigenza di fede di conformarsi in tutto al disegno divino. Noi quindi dobbiamo prestare ascolto alle sue parole cercando di metterle in pratica nelle nostre vite, senza invece utilizzare il suo insegnamento per giudicare o condannare o addirittura emarginare gli altri. Il modo giusto per accostarsi a coloro che hanno o  hanno avuto problemi nel loro matrimonio è di farlo con prudenza, cercando di ascoltarli e di accompagnarli. Dobbiamo sempre tener conto che Gesù conosceva bene la fragilità umana.
 L’ultima parte del brano evangelico ci mette in guardia da atteggiamenti di presunzione e di resistenza nelle questioni di fede. Il regno di Dio, disse Gesù, appartiene a chi  si fa come un bambino, vale a dire come chi si fida negli altri che si prendono cura di lui. E’ con questo animo, di fiducia in Dio, che può essere accettato un impegno religioso elevato come quello all’indissolubilità del matrimonio.

sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli


Avvisi del parroco:
-con i proventi delle raccolte delle offerte la parrocchia è arrivata ad aiutare quarantacinque famiglie che hanno segnalato problemi;
-il prossimo 28 ottobre, domenica, non verranno celebrate le Messe delle ore 10 e delle ore 11. Alle ore 11 partirà una processione per le vie del quartiere, con la partecipazione del vescovo mons.Cristoforo (il quale per diverso tempo celebrò la Messa domenicale delle ore 11 in parrocchia), per comunicare alla gente l’apertura, per tutta la Chiesa, dell’Anno della Fede. Alle ore 12, verrà celebrata una Messa per la solenne apertura dell’Anno della Fede nella nostra parrocchia. Nel corso dell’Anno della Fede, che verrà aperto l’11 ottobre prossimo in occasione del cinquantenario dell’apertura del Concilio Vaticano 2°, in parrocchia si terranno vari eventi, che saranno in seguito comunicati.

Avvisi di A.C.:
-martedì 9 ottobre, alle ore 17:00, riunione del nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica (sala da designare: troviamoci nel corridoio davanti al Centro di ascolto). Chi avesse idee per organizzare il programma da seguire nelle riunioni infrasettimanali, può comunicarle al presidente;
-giovedì 11 ottobre:
- in piazza S. Pietro, con inizio alle ore 10:00, Messa concelebrata da tutti i padri sinodali della 13° assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, dai presidenti delle conferenze episcopali del mondo e dai padri conciliari ancora viventi che potranno essere a Roma, per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano 2° e la solenne apertura dell’Anno della Fede. Per i particolari sulla partecipazione si contatti il presidente del gruppo.
-la sera: alle ore 18:30 fiaccolata da Castel S. Angelo a piazza S. Pietro, per ricordare il Discorso alla luna di papa Giovanni 23°, l’11 ottobre 1962, giorno di apertura del Concilio Vaticano 2°.
Il presidente invita tutti a partecipare alla fiaccolata dell’11 ottobre.


sabato 6 ottobre 2012

Un appello per ripartire insieme

Un appello per ripartire insieme

 Negli ultimi giorni ho pubblicato alcuni contenuti in cui ho parlato degli obiettivi peculiari dell’Azione Cattolica nella società civile democratica di oggi. Può sembrare una cosa un po’ troppo grande per una realtà parrocchiale come la nostra. E per le nostre forze in concreto. Per certi versi noi dell’A.C. in San Clemente Papa siamo un piccolo resto, se ci paragoniamo a come era anni fa il nostro gruppo. Non abbiamo più una nostra stanza in parrocchia, di volta in volta ce ne assegnano una. Il nostro assistente ecclesiastico si trova a volte a parlare a poche persone e può domandarsi se, in fondo, ne valga ancora la pena. Avere una grande storia non potrà salvarci a lungo dall’estinzione se  il gruppo non si rivitalizzerà con l’ingresso di nuovi soci, in particolare di soci più giovani. E’ paradossale che questo accada in un mondo che ha tanto bisogno di ciò che la Chiesa si propone di dare e in un Chiesa che vuole essere tanto presente nel mondo, in particolare confrontandosi con le democrazie europee e l’Unione Europea sul terreno dei valori. Questo è appunto da sempre il campo specifico dell’Azione Cattolica, l’azione nella società civile per promuovere in essa i valori religiosi.
 E’ possibile che non si abbia ben chiaro, pensando ad un impegno in Azione Cattolica, che cosa si fa nei nostri gruppi e soprattutto quali risultati si riescano effettivamente ad ottenere. Bene, innanzi tutto occorre distaccarsi da una mentalità per così dire aziendalistica, per la quale si somma nei risultati positivi solo tutto quello che si fa sotto il marchio associativo.  Noi riuniamo gente che già opera nella società nei vari ambiti in cui si può farlo: la famiglia, il lavoro, lo sport, la cultura e via dicendo. Non dobbiamo inventarci cose nuove da fare lì come Azione Cattolica. Però formandoci e riflettendo in Azione Cattolica, in un gruppo che è federato in un’organizzazione che ne condivide le idealità, gli obiettivi e il metodo, possiamo manifestare meglio nel posto che occupiamo nella società il nostro essere  cristiani e i nostri valori, dialogando con altri sui temi e i problemi emergenti.  Per questo occorre una preparazione, sia spirituale che culturale, e una determinazione che scaturisce da una adesione consapevole e convinta ai valori di fede. Non è un lavoro che  troviamo già fatto, come se, per ogni situazione, la nostra Chiesa, il magistero in particolare, potesse fornirci una sorta di manuale operativo o di catechismo, e poi a noi spettasse solo di attuare cose decise da altri. Forse, al di fuori del mondo ecclesiale, si pensa che tra noi cattolici vada così, che insomma si faccia quello che in dettaglio viene stabilito più in alto nella scala gerarchica, dal Papa in giù. E’ il pregiudizio che, da cattolico, dovette superare John Kennedy assumendo la presidenza degli Stati Uniti d’America. In realtà ognuno di noi porta effettivamente la personale e diretta responsabilità della porzione di mondo che è sotto la sua sfera di influenza e le soluzioni vanno ideate e sperimentate di volta in volta, dialogando nella Chiesa e nella società. Se oggi si dispera di poter cambiare le cose che non vanno a partire dal basso è perché è un po’ svanito il senso democratico, che comunque pervade sempre la nostra società, per il quale si è capaci di individuare e capire la dinamica dei grandi numeri, delle masse, dietro certi cambiamenti storici. Di convincersi che in democrazia si cambiano effettivamente le cose a partire dagli sforzi delle persone nella loro particolare,  apparentemente umile e insignificante, storia.  Una parte del lavoro che si deve fare in Azione Cattolica consiste proprio in questo: nel comprendere meglio quello che l’azione collettiva democratica ha fatto, sta facendo e può ancora fare per il bene di tutti, per cambiare il mondo. Democrazia è agire in una collettività rispettando la personalità e i valori degli altri, con la fiducia di poter cambiare in meglio la società: l’Azione Cattolica concepisce sé stessa anche come una palestra di democrazia  (Atto normativo Diocesano di Roma). La fiducia nelle potenzialità dell’agire in democrazia si acquista lavorando insieme ad altri, in un gruppo aperto alla società, partecipando ad un’azione collettiva spinta da alte idealità, quali sono quelle religiose.
  La parrocchia è la casa di tutti e tutti possono trovarvi la loro casa, il tipo di impegno adatto a loro. L’Azione Cattolica è una stanza di quella casa di tutti, anch’essa quindi è di tutti e per tutti. E tuttavia il lavoro in un gruppo di Azione Cattolica può non venire incontro alle esigenze di tutti, perché in primo luogo esso non è volto tanto ad operare per coloro che ne fanno parte, a risanarli e sorreggerli nella loro psicologia e nella loro fede, ma per gli altri che non  ne fanno parte, la società intorno, e poi perché non è centrato tanto su ciò che si fa nel gruppo ma su ciò che si deve fare fuori di esso, non però come specifica collettività religiosa, come ditta ecclesiale, ma come parti della società civile. E l’azione che si cerca di svolgere nella società è innanzi tutto diretta alla promozione di valori, la specifica forma di apostolato che compete ai laici, non tanto a suscitare nuove adesioni al gruppo, all’espansione della nostra particolare realtà associativa. La particolarità della nostra esperienza associativa sta proprio nell’apertura alla società civile, non in un modo particolare di vivere la nostra fede inteso come spiritualità e disciplina individuale o di gruppo, dal momento che esso non differisce da quello comune della parrocchia. Mi pare di aver capito quindi che per associarsi in Azione Cattolica occorra: 1)aver già maturato una fede salda; 2)avere già una formazione catechistica di base; 3) avere un interesse alla vita della Chiesa, in particolare alla la missione che in essa e fuori di essa specificamente  compete ai laici; 4)avere interesse ad approfondire i temi proposti ai laici dal magistero, per quella specifica missione dei laici; 5) avere interesse per le dinamiche sociali contemporanee ed essere inseriti nella vita della società civile, negli ambiti propri dei laici (famiglia, lavoro, cultura, sport ecc.), in posizioni in cui si può concretamente influire su di essa. Per tutto ciò che non è di interesse specifico di un gruppo di Azione Cattolica la parrocchia offre altre forme di impegno sociale (ad esempio: catechesi per le varie età della vita, azione caritativa, socialità per il tempo libero, sostegno alla fede e via dicendo): l’associazione in Azione Cattolica non è esclusiva e non è totalitaria.
 Voglio concludere osservando questo: per quanto riguarda le fasce d’età 30/50 anni il nostro gruppo deve ripartire in pratica dall’inizio, si tratta di ripensarlo da capo. Ad esempio, partecipare ad una riunione con inizio alle ore 17:00 può essere difficile per persone di quell’età (io ho 55 anni e trovo difficoltà; la mia prole a quell’ora è quasi sempre impegnata all’università). Ma si possono escogitare alternative.
Per una panoramica generale sulle questioni relative all’impegno associativo in Azione Cattolica rimando al post del 14 aprile 2012 (F.A.Q.)

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli

venerdì 5 ottobre 2012

L’uguaglianza come pari dignità sociale è alla base delle democrazie di popolo contemporanee

L’uguaglianza come pari dignità sociale è alla base delle democrazie  di popolo contemporanee

 Nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa (2004) si legge una interessante citazione alla nota n.793, a proposito dell’amicizia civile da intendere come forma di fraternità alla base della pacifica convivenza sociale:
« “Libertà, uguaglianza, fraternità’”  è stato il motto della Rivoluzione francese.  In fondo sono idee cristiane » ha affermato Giovanni Paolo II, nel corso del suo primo viaggio in Francia: Omelia a Le Bourget (1º giugno 1980).
 Quelle parole di un papa colpiscono tenendo conto del carattere marcatamente anticlericale della Rivoluzione francese del Settecento (1789-1799). E certamente esse non vollero intendere una giustificazione delle violenze politiche di massa che quei moti espressero o delle misure restrittive e delle espropriazioni adottate contro la Chiesa cattolica di allora  o degli altri provvedimenti contro il clero cattolico, ma riconoscere che alcune delle principali idealità di convivenza sociale manifestate da quei rivoluzionari di allora corrispondevano anche a principi religiosi cristiani. Naturalmente ai nostri tempi ci siamo abituati ad una libertà  di espressione del pensiero che nel Settecento ci sarebbe costata cara. All’epoca non si potevano dedurre liberamente dai principi religiosi certe conseguenze quanto  a riforme sociali. Quindi dobbiamo capire che certe cose vengono dette talvolta con il senno del poi. E, certo, giudicando con quel senno del poi, ci possiamo dispiacere che la Chiesa cattolica abbia espresso non di rado nei secoli passati posizioni arretrate rispetto ad altre della sua contemporaneità, e lo riconosciamo perché poi ha appunto dichiarato pubblicamente di pentirsene. La situazione ai nostri giorni è piuttosto cambiata. Mi riferisco ad esempio alla bioetica in cui il pensiero cattolico, stimolato dal magistero, è all’origine di un importante e fecondo filone speculativo che ha portato ad approfondire il tema di quando cominci l’umano che deve essere riconosciuto nella dignità sua propria, o all’etica dell’economia e dello sviluppo, come quella espressa nell’enciclica pontificia Caritas in veritate  (2009), in cui si è presa consapevolezza dell’esigenza che dall’interdipendenza umana planetaria discenda la necessità di un nuovo spirito di fraternità globale.
  Soffermandoci sul principio di uguaglianza, è senz’altro vero che esso è alle fondamenta della democrazie popolari contemporanee, per intenderci quelle basate sul suffragio universale (alle elezioni politiche votano tutti gli adulti, maschi e femmine, senza distinzione di istruzione, reddito, condizione sociale o di stirpe) e sui quei principi assoluti, proclamati solennemente dalla Nazioni Unite nel 1948 nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che si indicano come diritti umani. Il principio di uguaglianza è uno di essi e viene così enunciato in quella solenne Dichiarazione, all’art.2:
1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.
 Una delle principali eccezioni al principio di uguaglianza universale è stata storicamente quella della condizione di schiavitù, superata solo nel corso dell’Ottocento dagli stati europei ed americani. Dai film western sappiamo, ad esempio, che una delle motivazioni che furono alla base del sanguinoso conflitto detto guerra di secessione (1861-1865) nordamericana fu la questione dello schiavismo in danno dei deportati dall’Africa. Lo schiavismo fu istituzione molto antica ed era molto praticato anche ai tempi delle primitive comunità cristiane, che non vi videro vero motivo di scandalo. Così, in particolare, per la gran parte della storia della Chiesa cattolica le autorità ecclesiastiche non vi videro veramente un problema da punto di vista religioso se praticato da popoli cristiani (al contrario, ad esempio, di quello praticato dai predoni saraceni che comportava l’abbandono della pratica religiosa cristiana). Per quanto ho letto, se ne cominciarono a occupare dal Cinquecento, di fronte alle morie di massa dei nativi americani costretti in schiavitù dai colonizzatori europei. Monarchie cattoliche come quella spagnola e portoghese consentirono la deportazione di massa di schiavi dall’Africa e la riduzione in schiavitù di masse di nativi americani. I cristiani europei non furono in genere particolarmente sensibili al tema fino al Settecento, salvo che nel caso di alcuni spiriti illuminati (anche del clero) e di alcuni filosofi. Lo schiavismo attuato da cristiani influenzò profondamente il profilo demografico americano, come si può constatare facilmente in particolare negli Stati Uniti d’America, nei Caraibi e in Brasile.
 L’uguaglianza tra gli esseri umani non  è del resto un dato evidente (un dato è evidente quando esso ci si impone senza che ci si debba ragionare molto su). La scienza contemporanea ci dice che gli umani condividono tutto il profilo genetico, tranne però una piccolissima parte che denota importanti caratteristiche etniche, familiari e individuali. E certe comuni caratteristiche fisiche e mentali degli umani erano già chiare ai popoli dell’antichità, come anche però le differenze tra le persone e i popoli. E’ insomma da sempre esperienza comune che ognuno di noi nasce e si sviluppa diverso dall’altro, benché simile agli altri. Si tratta di differenze di stirpe, ma anche di altre  particolarità individuali nella costituzione fisica e di caratteristiche psichiche, come quelle relative alla struttura e all’orientamento sessuali, alle quali si aggiungono differenze derivate dalla storia individuale e sociale della persona. In definitiva si può dire che l’uguaglianza non è in natura, questo sicuramente è evidente,  mentre certamente gli umani si assomigliano gli uni gli altri, anche questo è evidente, e inoltre che gli umani sono viventi sociali che hanno bisogno gli uni  degli altri e quindi si sono reciprocamente complementari e cercano di organizzare le loro società in modo da sfruttare al meglio questa loro qualità. Nel mondo di oggi, molto complesso e molto più abitato da esseri umani che nelle epoche passate, riteniamo generalmente che a questo fine si debba promuovere l’uguaglianza universale tra gli esseri umani per realizzare società in cui le opportunità di cooperazione pacifica siano potenziate al massimo. Ci figuriamo infatti che un conflitto su scala mondiale, data la profonda interdipendenza della società umane e la potenza degli strumenti di distruzione a disposizione, porterebbe a una catastrofe che metterebbe addirittura in pericolo la sopravvivenza dell’intera specie umana sulla Terra.
 Faccio un esempio tratto dalla vita quotidiana di oggi: il mio IPAD è stato ideato negli Stati Uniti d’America, prodotto nella Repubblica popolare di Cina (lo stato che domina nella Cina continentale) e venduto in Italia: che succederebbe se scoppiasse un conflitto tra americani e cinesi motivato dall’annosa rivendicazione di sovranità dei cinesi sull’isola-stato di Taiwan? Naturalmente possiamo fare un esercizio simile di previsione anche con riferimento ad altri prodotti di cui non potremmo fare facilmente a meno, mentre tutto sommato all’IPAD si potrebbe rinunciare.
 In che cosa quindi siamo uguali e, innanzi tutto,  da dove deriviamo questa pretesa di uguaglianza?
 In realtà quella all’uguaglianza tra gli esseri umani è un’aspirazione e un obiettivo, non  (ancora) una realtà, né in natura né nelle società umane, e si fonda sull’idea che essi abbiano pari dignità, vale a dire che a tutti loro vadano riconosciuti nella stessa misura alcuni diritti umani fondamentali. Questa idea, per quanto ho capito, è di origine specificamente cristiana.
 Si legge nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa, al n.144:
144 « Dio non fa preferenze di persone » (At 10,34; cfr. Rm 2,11; Gal 2,6; Ef 6,9), poiché tutti gli uomini hanno la stessa dignità di creature a Sua immagine e somiglianza.
 L'Incarnazione del Figlio di Dio manifesta l'uguaglianza di tutte le persone quanto a dignità: « Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù » (Gal 3,28; cfr. Rm 10,12; 1 Cor 12,13; Col 3,11).
Poiché sul volto di ogni uomo risplende qualcosa della gloria di Dio, la dignità di ogni uomo davanti a Dio sta a fondamento della dignità dell'uomo davanti agli altri uomini. Questo è, inoltre, il fondamento ultimo della radicale uguaglianza e fraternità fra gli uomini, indipendentemente dalla loro razza, Nazione, sesso, origine, cultura, classe.

Quindi: in primo luogo viene in rilievo l’essere stati tutti creati da Dio, che ci si è manifestato come Padre, e in  secondo luogo la fraternità comune in Cristo. E, quanto alla condizione di creature, c’è un altro elemento importante: la convinzione di essere stati creati da Dio a sua immagine,  a sua somiglianza (Genesi 1,26). Riconoscere la pari dignità degli umani è quindi, nella concezione cristiana, materia di un dovere religioso, anche se nella storia cristiana sono state riconosciute lecite molte distinzioni ulteriori, ad esempio quella fra uomo e donna, che sono state poste alla base di vere e proprie discriminazioni. Quello che viene espresso nella terminologia biblica, può anche essere detto così: tutti gli esseri umani devono essere considerati uguali nei diritti fondamentali. In un caso come nell’altro, sia che la si esprima in termini religiosi che con altri termini, a questa realtà si crede in modo religioso, vale a dire a prescindere da quello che si ricava dall’osservazione delle cose come vanno di solito e, in particolare,  della natura, in cui, come ho detto, l’uguaglianza non esiste e la regola fondamentale è pesce grosso mangia pesce piccolo e sopravvive il più adatto alla condizioni ambientali e biologiche. Insomma per uno spirito religioso cristiano l’affermazione della pari dignità creaturale degli esseri umani e tutto ciò che se ne fa conseguire non è un problema, mentre chi vuol far discendere quel principio dalla semplice natura, vale a dire dal nostro essere viventi prodotto della natura, deve affrontare un’insufficienza nel fondamento di quella pretesa.
 Gli illuminati artefici della rivoluzione nordamericana (1776) della fine del Settecento non trovarono infatti alcun ostacolo nel proclamare:
We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness.
(trad.mia: Crediamo fermamente nell’evidenza di queste verità: che tutti gli esseri umani sono creati uguali, provvisti dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, e tra essi il diritto alla Vita, alla Libertà e alla ricerca della Felicità.)

La lotta contro le discriminazioni tra gli esseri umani nei loro diritti umani è alla base di molte delle costituzioni delle entità politiche contemporanee, in particolare di quelle europee e americane e di quelle che a queste ultime si sono ispirate. L’Unione Europea è tra quelle entità. Bisogna riconoscere che questa è una materia in cui ci sono state alcune prese di posizione divergenti tra le autorità civili e quelle religiose. A volte l’affermazione dei diritti umani è stata considerata antireligiosa. In campo civile si è presa ad esempio coscienza di forme di discriminazione che la dottrina religiosa non riconosce come tali. Segnalo solo un problema che è, come si dice, di stringente attualità. Una di quelle questioni è venuta in rilievo nell’ultima riunione del nostro gruppo e riguarda la disciplina giuridica delle unioni delle persone omosessuali. Su di essa ai laici cattolici è lasciata poca autonomia, perché rientra in quelle riguardanti i valori non negoziabili, sui quali l’autorità ecclesiastica, con vincolo di obbedienza canonica, chiede che si segua la sua linea. Ma comunque bisogna ragionarci su, perché come fedeli laici dobbiamo pur sempre rendere ragione al mondo della nostra fede e a questo fine non è sufficiente l’argomento “ci è stato ordinato di pensare e di fare così”. Si tratta del resto di problemi che  rilevano ancor più in materia di fede per la base in fondo religiosa del diritto umanitario.
  Nel campo dei diritti umani, le tematiche religiose,  e in particolare quelle cristiane, stanno avendo, un po' inaspettatamente, una particolare rilevanza nello sviluppo  dell’organizzazione delle società civili più avanzate, in particolare in Europa. E’ un campo in cui sono chiamati a operare innanzitutto i fedeli laici, impegnati a spendersi in quello che nel gergo ecclesiale  è definita l’animazione del temporale. E’ questo, dall’inizio, uno degli ambiti spazio in cui l’Azione Cattolica ha deciso di lavorare prioritariamente. Infondere nelle società civili i valori, che sono alla base del diritto umanitario, è infatti necessariamente un compito collettivo, da affrontare insieme, dopo essersi preparati insieme. Così anche è da affrontare insieme il dialogo con altre componenti della società per individuare nelle condizioni contemporanee altri fattori, oltre a quelli storicamente già noti, che ostacolino la piena espansione universale della dignità degli esseri umani.
 Per molti versi tuttavia in molte realtà locali il discorso di Azione Cattolica è da riavviare o anche solo  da ravvivare, perché nei decenni passati  ci si è spesso concentrati su altre tematiche e altri modi di impegno religioso e si è quindi un po’ perso il senso del nostro impegno nella Chiesa e nella società civile. Veniamo da lontano, ma qualche volta appariamo alla gente come un’esperienza nuova, non esattamente in linea con le altre esperienze di collettività presenti nella vita delle parrocchie. Ad esempio può apparire che, dove altri mettono l’accento su una disciplina individuale, noi puntiamo molto sulla libertà delle persone nelle nostre dinamiche associative, in particolare su quella di pensiero e di espressione. Eppure la nostra rimane una esperienza di carattere religioso, in cui si vuole quindi rimanere legati alla fede comune, anche se effettivamente si punta a scoprire/riscoprire/sperimentare la nostra fede anche come strada verso la libertà, secondo l’espressione di Paolo Giuntella che ho citato nel post del 1 ottobre scorso.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli


giovedì 4 ottobre 2012

Fede religiosa, uguaglianza e democrazia: relazioni in veloce evoluzione

Fede religiosa, uguaglianza e democrazia:  relazioni in veloce evoluzione

dal Catechismo della Chiesa cattolica (1992)  n.1934 e 1935 (nella Parte terza: La vita in Cristo; Sezione seconda: La vocazione dell’uomo: la vita nello spirito; Capitolo secondo: La comunità umana; articolo 3: La giustizia sociale; paragrafo 2°: Uguaglianza e differenze tra gli uomini):
1934. Tutti gli uomini, creati ad immagine dell’unico Dio e dotati di una medesima anima razionale, hanno la stessa natura e la stessa origine. Redenti dal sacrificio di Cristo, tutti sono chiamati a partecipare della medesima beatitudine divina: tutti, quindi, godono di una eguale dignità.
1935. L’uguaglianza tra gli uomini poggia essenzialmente sulla loro dignità personale e si diritti che ne derivano:
“Ogni genere di discriminazione nei diritti fondamentali della persona  […] in ragione di sesso, della stirpe, del colore, della condizione sociale, della lingua o della religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio” [dalla Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano 2°, 29],
 Dunque il principio dell’uguaglianza universale degli esseri umani, fondamento delle democrazie popolari contemporanee, è oggi legge anche della Chiesa cattolica, in quanto sancito dalla Costituzione pastorale Gaudium et spes, del Concilio Vaticano 2° (1962-1965), e dal Catechismo della chiesa cattolica, il quale è molto di più di un semplice sussidio per l’iniziazione religiosa, ma è anche un documento normativo, promulgato dal papa Giovanni Paolo 2° con la Costituzione Apostolica Fidei depositum,  dell’11 ottobre 1992 (alcune modifiche furono apportate in occasione della pubblicazione dell’edizione tipica latina, il 15 agosto 1997).
 La formulazione di quell’ideale di uguaglianza sociale che troviamo nella Gaudium et spes  è simile a quella che si legge nell’art.3, comma 1° della nostra Costituzione (deliberata dall’Assemblea costituente il 22 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1 gennaio 1948), la cui elaborazione iniziò durante i lavori della prima sottocommissione della Commissione per la Costituzione dell’Assemblea costituente (luglio 1946 – gennaio 1948) in cui i cattolici erano ben rappresentati, in particolare dai democristiani Umberto Tupini, che la presiedeva, Giorgio La Pira (al quale si deve la formulazione dell’art.2 della Costituzione), Giuseppe Dossetti, Aldo Moro e Camillo Corsanego. E sostanzialmente essa richiama l’analoga formulazione che troviamo nell’art.2, 1° comma, della  Dichiarazione  Universale dei Diritti dell’Uomo (approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10-12-1948):
1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
 Ora, vi propongo un lavoro comune, perché, in tutta sincerità non ho la sapienza necessaria per fare asserzioni sicure sul tema: cercate nella storia ormai bimillenaria della nostra Chiesa dichiarazioni normative (atti dei papi, dei concili, dei vescovi)  analoghe a quella che trascrivo nuovamente, della Gaudium et spes, in materia di uguaglianza e precedenti al secolo scorso, il Novecento: “Ogni genere di discriminazione nei diritti fondamentali della persona  […] in ragione di sesso, della stirpe, del colore, della condizione sociale, della lingua o della religione, deve essere superato ed eliminato, come contrario al disegno di Dio”.
 Vi sarò grato se mi farete conoscere il risultato della vostra ricerca.
 Intanto ricordo che il 12 marzo del 2000, durante il Grande Giubileo dell’anno 2000, il papa Giovanni Paolo 2° presiedette una solenne liturgia penitenziale denominata Preghiera universale – Confessione delle colpe e richiesta di perdono, che comprese la seguente parte:
[…]
VI. CONFESSIONE DEI PECCATI CHE HANNO FERITO LA DIGNITÀ DELLA DONNA E L'UNITÀ DEL GENERE UMANO 
Un Rappresentante della Curia Romana: 
Preghiamo per tutti quelli che sono stati offesi
nella loro dignità umana e i cui diritti sono stati conculcati;
preghiamo per le donne troppo spesso umiliate ed emarginate,
e riconosciamo le forme di acquiescenza
di cui anche cristiani si sono resi colpevoli. 

Preghiera in silenzio. 
II Santo Padre: 
Signore Dio, nostro Padre,
tu hai creato l'essere umano, l'uomo e la donna,
a tua immagine e somiglianza
e hai voluto la diversità dei popoli
nell'unità della famiglia umana;
a volte, tuttavia, l'uguaglianza dei tuoi figli non è stata riconosciuta,
ed i cristiani si sono resi colpevoli di atteggiamenti
di emarginazione e di esclusione,
acconsentendo a discriminazioni
a motivo della razza e dell'etnia diversa.
Perdonaci e accordaci la grazia di guarire le ferite
ancora presenti nella tua comunità a causa del peccato,
in modo che tutti ci sentiamo tuoi figli.
Per Cristo nostro Signore. 

R. Amen. 
R. Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison. 
Viene accesa una lampada davanti al Crocifisso. 
Orazione conclusiva 
Il Santo Padre: 
O Padre misericordioso,
tuo Figlio Gesù Cristo, giudice dei vivi e dei morti,
nell'umiltà della prima venuta
ha riscattato l'umanità dal peccato
e nel suo glorioso ritorno chiederà conto di ogni colpa:
ai nostri padri, ai nostri fratelli e a noi tuoi servi,
che mossi dallo Spirito Santo
ritorniamo a te pentiti con tutto il cuore,
concedi la tua misericordia e la remissione dei peccati.
Per Cristo nostro Signore.

R. Amen.
Il Santo Padre in segno di penitenza e di venerazione abbraccia e bacia il Crocifisso.
 BENEDIZIONE E INVIO
12 marzo 2000

Il Santo Padre:
Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.

Vi benedica il Padre che ci ha generati alla vita eterna.
Amen.

Vi benedica il Cristo che ci ha fatti suoi fratelli.
Amen.

Vi benedica lo Spirito Santo che dimora nel tempio dei nostri cuori.
Amen.

Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.
Amen.


Fratelli e sorelle,
questa liturgia che ha celebrato la misericordia del Signore
e ha voluto purificare la memoria
del cammino dei cristiani nei secoli
susciti in tutta la Chiesa e in ciascuno di noi
un impegno di fedeltà al messaggio perenne del Vangelo:
mai più contraddizioni alla carità nel servizio della verità,
mai più gesti contro la comunione della Chiesa,
mai più offese verso qualsiasi popolo,
mai più ricorsi alla logica della violenza,
mai più discriminazioni, esclusioni, oppressioni,
disprezzo dei poveri e degli ultimi.
E il Signore con la sua grazia
porti a compimento il nostro proposito
e ci conduca tutti insieme alla vita eterna.

Amen.

  La proclamazione dell’uguaglianza universale degli esseri umani è oggi quindi parte della dottrina sociale della Chiesa, un principio promulgato con la massima autorità: quella di un Concilio ecumenico e di un papa. Il papa Giovanni Paolo 2°,  con le parole pronunciate nel 2000 al termine della preghiera universale di confessione delle colpe e richiesta di perdono ha anche assegnato a tutti noi fedeli, e in particolare a noi laici  che operiamo nel “temporale”, cioè al di fuori della sfera liturgica di competenza canonica dell’autorità ecclesiastica e del clero,  un compito molto chiaro, da svolgere con determinazione e senza cedimenti  o arretramenti (“mai più…”), anche in materia di realizzazione dell’uguaglianza sociale universale.
 C’è ancora molto da fare, sia dal punto di vista pratico che da quello teorico, ideativo. Ma molto indubbiamente è stato fatto.
 Considerate ad esempio quante volte nel Catechismo della Chiesa cattolica (1992 – 1997) ricorre il tema dell’uguaglianza. E’ una ricerca che possiamo fare agevolmente mediante l’indice tematico. Dunque il termine ricorre cinque volte ai numeri:
         n.369: riguarda l’uguaglianza tra uomo e donna;
n.872: non riguarda l’uguaglianza nella società civile, ma il contributo all’edificazione del Corpo di Cristo, quindi alla missione della Chiesa;
         n.1935 (sopra citato)
         n.2273: se ne parla con riguardo ai diritti del nascituro;
n.2377: se ne parla con riferimento alle pratiche di inseminazione e fecondazione artificiali omologhe.
In sostanza il tema dell’uguaglianza è considerato nel senso a cui vi si riferiva il citato brano della Gaudium et spes solo nel n.1935, poche righe.
 Molto di più vi è nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa, pubblicato nel giugno 2004, che raccoglie precedenti dichiarazioni del magistero dei pontefici e dei concili. Si tratta di uno strumento molto utile per avere una visione d’insieme e coordinata dei temi in esso trattati, tra i quali, appunto, quello dell’uguaglianza e soprattutto per collegare certe importanti affermazioni alle fonti da dove derivano.
 1965 – 1992 – 1997 – 2000 – 2004: mi pare che si possa rilevare una veloce (tenendo conto dei tempi occorrenti solitamente nelle cose di religione) evoluzione della concezione delle relazioni della nostra fede con i temi dell’uguaglianza sociale e, conseguentemente, della democrazia che anche su di essa di fonda.
 Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli





mercoledì 3 ottobre 2012

Riunione del gruppo di martedì 2 ottobre 2012 – cronaca

Riunione del gruppo di martedì 2 ottobre 2012 – cronaca

 Con la riunione del 2 ottobre 2012 il gruppo ha ripreso gli incontri del martedì.
 Il presidente ha dato notizie sul Consiglio pastorale parrocchiale tenutosi domenica 30 settembre.
  Ha poi presentato il sussidio Date voi stessi da mangiare, preparato per la spiritualità personale, per il prossimo anno liturgico 2012/2012, dalla presidenza dell’Azione Cattolica in collaborazione con diverse associazioni cattolice, tra le quali le ACLI, il Centro Sportivo Italiano e altre. E’ arrivato per posta ai soci. E’ centrato sulle letture evangeliche della Messa domenicale del prossimo anno liturgico, tratte dal Vangelo secondo Luca. Dopo ogni lettura ci sono un commento e l’indicazione di  una parola chiave. Il libretto si apre con una presentazione del Vangelo secondo Luca e una spiegazione del significato profondo  della narrazione evangelica del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Si conclude con la presentazione delle biografie di alcuni testimoni della fede: Maria Badaloni, Agnese Baggio, Yves Congar, Piero Coppi, Giacomino Costa, Elisa  Giamelluca, Alda Miceli, Antonio Federico Ozanam.
 Il presidente ha poi parlato della fiaccolata organizzata per la sera dell’11 ottobre prossimo, giorno in cui si commemora il cinquantenario dell’apertura del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) e in cui si apriranno solennemente l’Anno della Fede e l’assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi.
 La sera dell’11 ottobre 1962, giorno di apertura del Concilio Vaticano 2° a Roma si svolse una fiaccolata per salutare i Padri Conciliari che terminò in piazza San Pietro. Si affacciò il papa Giovanni 23°, il quale improvvisò il commovente discorso noto come il Discorso della luna, che si concluse con queste parole:
“La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà… Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza… E poi tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino. Addio, figlioli. Alla benedizione aggiungo l’augurio della buona notte”.
  In ricordo di quell’evento la Diocesi di Roma ha organizzato una fiaccolata  da Castel S.Angelo, per via della Conciliazione, fino a piazza S. Pietro, con partenza alle ore 18:30. Quel giorno, dalle 21:30, le chiese del centro di Roma saranno aperte per la preghiera e l’adorazione eucaristica. La parrocchia ha deciso di parteciparvi e così il gruppo. Chi voglia presenziare può prendere accordi con il presidente.
 Sono state poi presentate alcune immagini di occasioni felici del gruppo a cui partecipò Maria Cretella, socia “storica” del gruppo morta nello scorso agosto.
 E’ stato poi presentato il blog del gruppo, visualizzabile all’indirizzo WEB  www.acvivearomavalli.blogspot.com ,che esce dalla fase sperimentale per essere proposto al quartiere, nella intenzione di coinvolgere nelle attività della parrocchia e del gruppo forze nuove.
 Il presidente ha poi dato notizia che l’apertura dell’Anno della Fede sarà celebrata in parrocchia domenica 28 ottobre 2012, con l’intervento del vescovo mons.Cristoforo. Alle 10:00 una processione attraverserà il quartiere e verranno distribuiti volantini con la presentazione dell’Anno della Fede.
 L’assistente ecclesiastico ha poi presentato le letture bibliche della Messa di domenica prossima.
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Miei appunti dalle parole dell’assistente ecclesiastico

 Le letture si inquadrano bene nei discorsi che si faranno durante l’Anno della Fede. Ci parlano delle coniugali tra uomo e donna e quindi anche della famiglia, che oggi è sotto attacco.
 La concezione cristiana della famiglia dipende dalla fede. Se non si riesce talvolta ad esserne all’altezza non  è, in fondo, perché si sia cattivi, ma perché non si ha fede sufficiente.
 In ogni matrimonio vi sono difficoltà, ma il matrimonio cristiano può resistere per la fede religiosa. Se la relazione coniugale è basata solo sull’affettività naturale tende a non durare a lungo, perché quello è un sentimento che viene e va. Il matrimonio cristiano è invece un sacramento che veicola la Grazia e da essa è sorretto. E’ essa che non fa indurire il cuore, che dà la forza di perdonare e di resistere, mettendo in secondo piano il proprio io per andare verso l’altro.
  La relazione con i figli nati dal matrimonio stimola a superare il proprio egoismo e rafforza il rapporto coniugale. Per questo nel matrimonio sacramentale ci si impegna ad accettarli, anche se comportano un impegno faticoso e spese.
 La fede religiosa è determinante nelle concezioni della Chiesa sul matrimonio sacramentale e su altre che ad essa sono collegate. Come quelle relative alla castità alla quale anche i  coniugi cristiani si impegnano, secondo il loro stato, e quelle relative al riconoscimento giuridico delle relazioni d’amore tra persone omosessuali, argomento di stringente attualità. Su quest’ultimo tema i cristiani devono sempre comprendere le difficoltà della condizione umana e sociale delle persone omosessuali. Il timore della Chiesa è che l’introduzione di uno specifico regime giuridico per quelle relazioni, analogo a quello che c’è per il matrimonio tra uomo e donna, possa incidere negativamente sulla tradizionale concezione del matrimonio sacramentale cristiano. Quest’ultimo ha una rilevante importanza per la nostra fede perché è considerato immagine della relazione di fedeltà tra Cristo e la sua Chiesa, il suo popolo, (così in San Paolo) basata sull’idea di fedeltà che resiste ad ogni prova: nel sacramento del matrimonio cristiano è resa visibile, per  Grazia sacramentale, la fedeltà che lega Cristo alla sua Chiesa. I coniugi cristiani manifestano quindi con la loro vita insieme un impegno specificamente religioso: ecco perché la durata e stabilità della loro unione è anche un problema di fede.
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 La riunione si è conclusa con l’impegno, già iniziato quest’anno nelle riunioni che hanno preceduto la pausa estiva, che ad ogni riunione uno dei soci prepari una sua riflessione sulle letture bibliche della Messa della domenica successiva, in modo da fornire, insieme alle parole dell’assistente ecclesiastico, lo spunto per le meditazioni e gli interventi degli altri soci presenti.
 L’assistente ecclesiastico ci ha infine sollecitati a ricercare e contattare, con animo “pastorale”, i soci che non erano presenti alla riunione.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.


martedì 2 ottobre 2012

La libertà come opportunità religiosa in democrazia

La libertà come opportunità religiosa in democrazia

Il nuovo colosso

Non come lo sfacciato gigante di bronzo della gloria greca,
piantato a soggiogare la terra da un confine all’altro,
qui sulle rive della terra d’Occidente si ergerà
una donna potente con una torcia, la cui fiamma
racchiude il fulmine, e il suo nome è
Madre degli Esuli. Dal faro che ha in mano
lampeggia il benvenuto a genti di tutto il mondo;
gli occhi suoi dolci dominano il ponte sospeso
che unisce due quartieri della città.
 “Tenetevi pure, terre antiche, il vostro fasto leggendario!” ella grida
con labbra silenziose. “Datemi chi tra voi è esausto e povero,
le vostre masse che si accalcano nell’anelito di libertà,
i  miseri rifiuti della vostre popolose terre.
 Mandatemi quelli che non hanno più casa e gli sventurati,
innalzando la mia luce mostrerò loro la porta d’oro!”.

Emma Lazarus, 1883 (traduzione mia)

 Avvicinandosi dal mare e dal cielo alla città statunitense di New York, risalta la gigantesca statua eretta a fino Ottocento alla foce del fiume Hudson per celebrare l’indipendenza  degli Stati Uniti d’America, conosciuta come la Statua della Libertà: raffigura una donna coronata che innalza una torcia con il braccio destro e nell’altro tiene un libro sul quale è incisa la data dell’indipendenza americana dal Regno Unito, il 4 luglio 1776; ai suoi piedi vi sono catene infrante; è la raffigurazione della Libertà che illumina il mondo. Sul suo piedistallo sono incisi gli ultimi versi della poesia Il nuovo colosso, della poetessa americana Emma Lazarus, che sopra ho evidenziato in neretto (l’antico colosso greco menzionato nel primo verso della lirica era  quello, raffigurante il dio Sole – Helios, eretto nel porto della città di Rodi nel terzo secolo dell’era antica). Comunemente quel monumento è ritenuto un simbolo degli Stati Uniti d’America, ed è vero, ma rappresenta anche qualcosa di molto più profondo: infatti ricorda che la guerra di indipendenza delle colonie nordamericane combattuta nel Settecento contro i britannici fu una vera e propria rivoluzione, motivata non solo dalla volontà dei coloni di comandare a casa propria, ma anche da quella di creare un mondo nuovo, con altri principi rispetto a quelli che dominavano la monarchia europea che pretendeva di continuare a dominarli; quel proposito che nella poesia è espresso con il voler aprire la “porta d’oro” a quelli che oltremare erano considerati rifiuti umani. La Libertà simboleggiata in quella statua è quindi quella che è associata alla giustizia sociale ed è molto di più del solo conquistare il potere di decidere che cosa fare di sé e delle proprie cose, liberandosi in questo dal giogo altrui; non è solo la liberazione da una lontana monarchia,  è liberazione dal giogo della diseguaglianza e della discriminazione sociale e anelito ad un nuovo ordine sociale, ad una nuova condizione di cittadinanza, per dare a tutti l’opportunità della ricerca della felicità, poiché gli esseri umani sono stati dotati dal Creatore di certi inalienabili diritti (così è scritto nella Dichiarazione d’indipendenza americana).  La Statua della Libertà  e la dichiarazione di indipendenza che essa celebra manifestano una caratteristica delle democrazie moderne che spesso non è bene intesa: esse sono fondate sul desiderio della libertà dall’ingiustizia sociale e sull’affermazione di diritti umani sottratti all’arbitrio umano, sia esso quello di un monarca come anche quello di una maggioranza. Essa ha quindi sostanzialmente carattere religioso perché non dipende dall’osservazione e accettazione di come vanno le cose di solito, e infatti di solito vanno diversamente, ma da principi proclamati, attuati e difesi come assoluti: nella Dichiarazione d’Indipendenza statunitense ciò è detto chiaramente, vi sono infatti menzionati esplicitamente Dio e altri ideali religiosi.
 Quando si dice che il cristianesimo è all’origine di importanti valori della nostra civiltà  questo è vero anche per quanto riguarda le democrazie contemporanee, anche se non bisogna dimenticare che esse si sono spesso imposte contro gli insegnamenti e i divieti delle autorità ecclesiastiche e che ciò risalta particolarmente nel caso della Chiesa cattolica. Una delle epoche più problematiche sotto questo profilo fu quella del ventennio fascista italiano. Ma oggi siamo in un’era diversa, qui in Italia, e ce ne dobbiamo rallegrare. Possiamo parlare di democrazia e religione senza dover superare  divieti della autorità civili e di quelle religiose. Ci può sembrare una cosa ovvia, ma non lo è. E’ stata una faticosa conquista, dalla quale non dobbiamo mai accettare di recedere. Abbiamo quindi, ai tempi nostri, la possibilità, ma anche il compito e il dovere, di approfondire il tema dell’influsso che come fedeli cattolici possiamo esercitare per la crescita della società civile e in particolare per la piena affermazione di quei diritti inalienabili, di quei valori, che sono all’origine delle idealità democratiche. L’obiettivo, condivisibile anche con coloro che non hanno le nostre convinzioni di fede, è quello di realizzare, mediante vite buone, una società in cui sia veramente bello vivere, in libertà e giustizia. Ciò è parte cruciale dell’impegno in Azione Cattolica.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.


lunedì 1 ottobre 2012

Libertà e democrazia come esperienze collettive di elevazione delle moltitudini all piena cittadinanza. Esse contrastano con la nostra esperienza religiosa?

Libertà e democrazia come esperienze collettive di elevazione delle moltitudini all piena cittadinanza. Esse contrastano con la nostra esperienza religiosa?


  Da Strada verso la libertà di Paolo Giuntella, Paoline Editoriale Libri, 2004, a pag.36 (ancora disponibile in commercio ad € 12,00) :
“…presentare  una verità che  vi farà liberi  come una religione repressiva è quanto di meno evangelico si possa immaginare. I tarli dell’integralismo e della mentalità normativa possono ridurre il Vangelo in polvere. No. Tutto al contrario di quello che dicono i detrattori, il cristianesimo è una grande esperienza di liberazione interiore. Le Beatitudini sono scritte in positivo, indicano un modello, una strada: ‘Beati…’. Un’esclamazione di gioia, una speranza. Il comandamento cardine del Nuovo Testamento, l’amore, indica la forza d’amare, non la forza di non fare. A me piace usare l’espressione di Martin Luther King, la forza d’amare  (che è poi una delle possibilità di tradurre il vocabolo indiano non violenza; l’altra è la forza della verità), proprio perché c’è una proiezione dell’amore in fare, in azione, in forza, appunto, e non in sdolcinatezza, in sentimentalismo. Dunque amore come energia creativa, come forza della creatività, come costruire, tessere, unire: una coppia di innamorati, un gruppo di persone (una comunità), un popolo, il genere umano”.
  Quando, in occasione di incontri religiosi, si affronta il tema della libertà, molte volte si comincia con l'elencarne i danni, si prosegue con il fissarne limiti precisi e si conclude che la vera libertà sta nel decidere liberamente di obbedire. Non è così? Questa impostazione crea qualche problema nel trattare dell’esperienza religiosa nelle società ordinate come democrazie di popolo e, in particolare, per stabilire se democrazia e religione possano andare d’accordo. Un argomento in contrario viene tratto dal fatto che, pur se oggi riconosce che la democrazia è il regime politico preferibile per la società civile, la nostra Chiesa al suo interno non è  ordinata democraticamente e non vuole esserlo.
 La libertà di tutti, dei popoli interi, è uno degli aneliti fondamentali delle democrazie moderne e, in particolare, delle democrazie di popolo contemporanee, che si propongono di elevare alla piena cittadinanza le masse, senza distinzione tra le persone che le compongono.
 E’ scritto nell’art.3, 2° comma,  della nostra Costituzione, legge fondamentale della Repubblica italiana:
“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione  politica, economica e sociale del Paese”.
 In questa norma è chiaramente espresso l’impegno democratico, che in Italia è un obbligo di legge per tutti, di elevazione delle moltitudini alla piena cittadinanza, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, che è come dire alla sovranità comune. Un bel rovesciamento di prospettiva rispetto, ad esempio, alla condizione degli ultimi nelle monarchie feudali, nelle quali il potere emanava dall’alto, e poi veniva, come dire, delegato in parte a persone inserite in diverse posizioni decrescenti di una scala gerarchica in cui, più in basso di tutti, c’erano moltitudini fatte di chi non contava nulla ed era semplicemente dominato da quelli che stavano sopra!
 In una preghiera di origine evangelica che recitiamo ogni giorno nella liturgia delle Ore, ai Vespri, il Magnificat, c’è qualcosa che richiama quell’idea. In greco fa kazèilen dinàsta apò trònon/ kài ùpsosen tapinùs, che viene tradotto nella Bibbia CEI 2010 con ha rovesciato i potenti dai troni/ha innalzato gli umili. La diversità di questa concezione rispetto a quella democratica sta nel fatto che in quella biblica il risultato è soprannaturale mentre nell’altra è prodotto da un’azione collettiva e consapevole, da una rivoluzione, dal basso. Rivoluzione ha significato spesso violenza tra le persone e per questo motivo la Chiesa cattolica, tanto più in quanto storicamente, fin dalla rivoluzione francese della fine del Settecento, ha fatto le spese di simili moti, ha posto un’obiezione morale contro di essa. E tuttavia in un ordinamento democratico contemporaneo certi cambiamenti, certe riforme anche radicali, possono essere attuati senza violenza, anzi questa è una delle caratteristica salienti dei regimi politici di questo tipo. Ciò avviene perché, nella concezione contemporanea, la democrazia integra in sé anche un sistema molto esteso di valori, che viene definito come quello dei diritti umani: non è fatta solo della regola per la quale decide la  maggioranza. Molte cose sono infatti sottratte all’arbitrio delle maggioranze. Ad esempio il principio supremo dell’uguaglianza tra le persone umane. Ed è proprio per questo che ai tempi nostri l’azione democratica costituisce un’opportunità importante anche per chi abbia una concezione religiosa della vita e, in base ad essa, ritenga che le società umane di oggi possano essere migliorate. Uno dei più importanti auspici che troviamo nella dottrina sociale della Chiesa espressa dal Concilio Vaticano 2° in poi è quello che i laici cattolici, cooperando con altre formazioni nella società civile, riescano a introdurre nei principi fondamentali degli ordinamenti democratici valori tratti dalle idee religiose, mediati, quindi, come dire, tradotti in modo che possano essere compresi e accolti anche al di fuori della Chiesa, con l’impiego del discorso razionale e della cultura nel dialogo con le altre componenti della società. Per riunire intorno ad essa le forze sociali, i popoli e, al limite, l’intero genere umano, come scrisse Giuntella. Questo  lavoro è centrale in Azione Cattolica. Esso non è altro che l’espressione della missione della Chiesa nel mondo, tra le genti.

 Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.