La magnifica Umanità
Enciclica MAG26
Introduzione
4. La via
di Neemia 2
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Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio, nella quale, per affrontare i problemi della svolta epocale che stiamo vivendo anche per l’estensione degli impieghi delle tecnologie dei sistemi di intelligenza artificiale e di quelle, ad esse legate, per la robotizzazione di mansioni finora ritenute tipicamente umane, si propone come modello orientativo virtuoso quello descritto nel libro biblico di Neemia nell’episodio della riparazione delle mura di Gerusalemme. Ad esso viene contrapposto quello narrato nell’episodio della costruzione della città di Babele, con una torre altissima, descritto nel libro biblico della Genesi. La differenza tra i due modelli, che l’enciclica mette in risalto, è che nel secondo si prescinde dalla volontà di Dio.
La
conoscenza delle Scritture da parte delle persone di fede è in genere legata
alla lettura che se ne fa durante la Messa, in particolare quella domenicale.
Il libro di Neemia è utilizzato come lettura nella messa domenicale solo nella
Terza domenica del Tempo ordinario del ciclo C annuale delle letture: si legge
l’episodio della lettura solenne e della spiegazione del rotolo della Legge di
Mosè al cospetto del popolo da parte di Esdra, indicato come scriba e sacerdote.
Ad Esdra
è anche intitolato un altro libro biblico, che originariamente formava un solo
libro con quello di Neemia.
Il
libro di Neemia non è quindi in genere molto conosciuto tra la maggior parte
della gente di fede.
I
biblisti ritengono verosimile che Neemia sia un personaggio realmente esistito
e che la narrazione della riparazione delle mura di Gerusalemme abbia un
fondamento storico, anche se non ve ne sono testimonianze al di fuori della
Bibbia. La storia che vi è narrata è ambientata nel 5° secolo prima di Cristo,
durante il regno del re persiano Artaserse 1°. Il libro di Neemia è scritto in
prima persona, come se lo stesso Neemia narrasse gli eventi di cui fu
protagonista, come per un memoriale. Si ritiene che all’origine del libro vi
sia stato un memoriale autenticamente proveniente dal personaggio indicato come
Neemia e che poi vi siano state rielaborazione successive da parte di altri
ambienti redazionali, in particolare per armonizzarlo con il materiale che ora
costituisce il libro di Esdra.
Nel libro a lui
intitolato, Neemia si presenta come coppiere del re Artaserse 1°, a Susa una
delle capitali del regno, a circa 250 chilometri a nord del Golfo Persico, non
lontano dalla frontiera degli attuali Iraq
e Iran: quello di coppiere era un incarico molto importante nelle
istituzioni persiane dell'epoca. Non si trattava infatti soltanto di un
domestico incaricato di servire il vino al sovrano e di vigilare sulla
sicurezza della sua tavola, accertandosi che cibi e bevande non fossero
avvelenati, ma soprattutto di una persona che godeva della piena fiducia del
re. Sempre vicina al sovrano, anche nei momenti più riservati, essa poteva
parlargli direttamente, presentargli richieste e talvolta consigliarlo. Il
coppiere godeva pertanto di una posizione elevata all'interno della corte e
poteva esercitare una significativa influenza politica.
Neemia non spiega come
fosse giunto a corte e come vi avesse assunto quel ruolo così importante. Parte
della popolazione della Giudea, soprattutto appartenente alle classi dirigenti,
era stata trasferita coattivamente a Babilonia quando, nel VI secolo a.C., il
Regno di Giuda era stato conquistato dai Babilonesi. L'Impero babilonese, verso
la fine del VI secolo a.C., era stato a sua volta conquistato dai Persiani. Era
prassi delle grandi monarchie del Vicino Oriente antico che persone provenienti
dai territori conquistati, specialmente appartenenti alle élite locali, fossero
trasferite e talvolta integrate nell'amministrazione del regno conquistatore.
Questo è tutto ciò che possiamo dire con ragionevole certezza in merito.
Neemia
narra di aver ricevuto la visita del fratello Hanani, proveniente dalla Giudea,
accompagnato da altri uomini di quella regione, e di aver appreso da loro
notizia della miseria e della desolazione in cui viveva laggiù la popolazione,
nonché del fatto che le mura di Gerusalemme erano in rovina e le sue porte
bruciate. Dopo averne parlato al re, Neemia ottiene da sovrano di recarsi
in Giudea con un contingente di fanti e
cavalieri per ricostruire la città, dove si trovavano le tombe dei suoi padri.
Leggiamo nel libro di Neemia, capitolo 2,
versetti 4 e 5:
Il re mi disse: "Che cosa
domandi?". Allora io pregai il Dio del cielo e poi risposi al re:
"Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi, mandami
in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa
ricostruirla".
Il re dà a Neemia una lettera
ordinando di fornirgli materiale da
costruzione e delle altre lettere
dirette ai governatori dei territori ad ovest del fiume Eufrate, vale a dire la
Siria, la Fenicia e la Palestina, perché
gli consentissero di passare. Neemia, in sostanza, giunge a Gerusalemme con
l’incarico di governatore per conto del re persiano, come emerge in particolare
da ciò che si legge nel capitolo 5, del libro di Neemia, versetto 14: «[…] il
re mi aveva stabilito loro governatore nel paese di Giuda, dal ventesimo anno
fino al trentaduesimo anno del re Artaserse […]».
Questi gli antefatti: dall’arrivo di Neemia
a Gerusalemme prende inizio la vicenda della riparazione delle mura della città
che l'enciclica La magnifica umanità indica come modello per affrontare
i problemi del nostro tempo. La narrazione biblica si riferisce a fatti molto
lontani nel tempo e a società molto diverse dalle nostre. Ai nostri giorni, ad
esempio, non costruiamo più mura intorno alle città: sarebbero inutili tenendo
conto della potenza dei moderni armamenti. Tuttavia la riparazione delle mura
di Gerusalemme può essere assunta come immagine della riforma di una società
per salvarla dai mali che la minacciano. Inoltre, certe situazioni umane dei
tempi antichi ricorrono ancora oggi nelle nostre società: si pensi all'invidia
tra fratelli fino al delitto, narrata nella storia di Caino e Abele.
Ciò che nell'enciclica viene posto in
evidenza come virtuoso è il costante riferimento alla volontà di Dio e il fatto
che la ricostruzione delle mura vede la collaborazione di tutta la popolazione,
ciascuno con la propria parte di muro da ricostruire, nel quadro di assemblee e
momenti di confronto nei quali vengono presentati i problemi e ricercate le
soluzioni.
Neemia non è un sovrano, come Salomone, né un
condottiero come Mosè; ma non è neppure un profeta, un sacerdote o un
intellettuale. La sua figura presenta alcuni elementi che possono ricordare ciò
che oggi si attende da un responsabile politico in una società democratica.
Riesce a suscitare il consenso della popolazione nelle assemblee pubbliche. Si
fanno promesse davanti a tutti e ci si impegna a mantenerle. Ecco, ad esempio,
che leggiamo nel libro di Neemia, al capitolo 5, versetti 9-13, a proposito di
un'assemblea indetta per risolvere un problema di equità sociale durante una
crisi economica che si manifesta nel corso dei lavori:
Quando udii i loro lamenti e
queste parole, ne fui molto indignato. Dopo aver riflettuto dentro di me,
accusai i notabili e i magistrati e dissi loro: "Voi esigete dunque un
interesse tra fratelli?". Convocai contro di loro una grande assemblea e
dissi loro: "Noi, secondo la nostra possibilità, abbiamo riscattato i
nostri fratelli Giudei che si erano venduti agli stranieri, e ora proprio voi
vendete i vostri fratelli perché siano rivenduti a noi?". Allora quelli
tacquero e non seppero che cosa rispondere. Io dissi: "Quello che voi
fate non va bene. Non dovreste voi camminare nel timore del nostro Dio per non
essere scherniti dagli stranieri, nostri nemici? Ma anch'io, i miei
fratelli e i miei servi abbiamo dato loro in prestito denaro e grano. Condoniamo
questo debito! Rendete loro oggi stesso i loro campi, le loro vigne, i
loro oliveti e le loro case e l'interesse del denaro del grano, del vino e
dell'olio, che voi esigete da loro". Quelli risposero:
"Restituiremo e non esigeremo più nulla da loro; faremo come tu
dici". Allora chiamai i sacerdoti e li feci giurare di attenersi a questa
parola. Poi scossi la piega anteriore del mio mantello e dissi: "Così
Dio scuota dalla sua casa e dai suoi beni chiunque non manterrà questa parola e
così sia egli scosso e svuotato di tutto!". Tutta l'assemblea disse:
"Amen" e lodarono il Signore. Il popolo si attenne a questa parola.
Nel commento al libro di Neemia nel libro Esdra, Neemia. Introduzione,
traduzione e commento, a cura di Francesco Bianchi, Edizioni San Paolo
2011, si legge, a proposito di quel brano:
Il capitolo è composto da tre
sottounità. Nela prima Neemia descrive la crisi economica che colpisce la
Giudea, scatenando la protesta di tre gruppi di persone, fra cui preponderanti
sono le donne, contro i loro fratelli giudaiti. Nella seconda sono descritti i
provvedimenti adottati per risolverla; vi traspaiono diversi tratti della
personalità di Neemia, vale a dire la capacità di autocontrollo, la ponderata
riflessione, l’esempio personale, il mancato richiamo alla propria autorità e
all’uso della forza, la ricerca del favore popolare mediante la convocazione di
un’assemblea spontanea.
La politica è il governo delle società umane.
L'insegnamento biblico è che essa deve essere esercitata in conformità alla
volontà di Dio e alla sua legge morale. Nella figura di Neemia viene presentato
un politico animato dall'intenzione di conformare la propria azione di governo
all'etica della sua fede. Pur operando in un contesto molto diverso dalle
moderne democrazie, egli mostra caratteristiche che si attagliano
particolarmente bene alle società democratiche contemporanee, poiché esercita
il suo servizio cercando di coinvolgere la comunità e di suscitare il consenso
e la collaborazione del popolo.
Nell’enciclica leggiamo che «“ Scegliere la
via di Neemia” significa ricostruire riconoscendo che, nella pluralità di voci
e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque
una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la
diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune
su cui far crescere giustizia e fraternità. E’ per noi cristiani una chiamata a
lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle
“città” di oggi».
Concludo con la preghiera di Neemia dopo aver udito, nella splendida
capitale dell’impero persiano dove aveva raggiunto una posizione
invidiabile, le sofferenze del suo
popolo nella lontana Giudea, e prima di cercare di ottenere dal sovrano
l’autorizzazione a porvi rimedio. E’ riportata all’inizio del libro di Neemia,
al capitolo 1, versetti da 3 a 11:
Essi mi dissero: "I
superstiti che sono scampati alla deportazione sono là, nella provincia, in
grande miseria e desolazione; le mura di Gerusalemme sono devastate e le sue
porte consumate dal fuoco". Udite queste parole, mi sedetti e piansi;
feci lutto per parecchi giorni, digiunando e pregando davanti al Dio del
cielo. E dissi: "O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che
mantieni l'alleanza e la fedeltà con quelli che ti amano e osservano i tuoi
comandi, sia il tuo orecchio attento, i tuoi occhi aperti per ascoltare la
preghiera del tuo servo; io prego ora davanti a te giorno e notte per gli
Israeliti, tuoi servi, confessando i peccati che noi Israeliti abbiamo commesso
contro di te; anch'io e la casa di mio padre abbiamo peccato. Abbiamo gravemente
peccato contro di te e non abbiamo osservato i comandi, le leggi e le norme che
tu hai dato a Mosè, tuo servo. Ricòrdati della parola che hai affidato a
Mosè, tuo servo: "Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i
popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandi e li eseguirete,
anche se i vostri esiliati si trovassero all'estremità dell'orizzonte, io di là
li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi dimorare il mio
nome". Ora questi sono tuoi servi e tuo popolo, che hai redento con
la tua grande forza e con la tua mano potente. O Signore, sia il tuo
orecchio attento alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi,
che desiderano temere il tuo nome; concedi oggi buon successo al tuo servo e
fa' che trovi compassione presso quest'uomo".
A tutte e a tutti l’augurio di saper
individuare nel nostro tempo, con le sue difficoltà, le sue tremende minacce,
ma anche le sue grandi possibilità di un futuro migliore, la via di Neemia,
quella in cui innanzi tutto ci si affida alla volontà di Dio, e per questo si
diventa artefici di bene e non di sventura per la gente, secondo l’esortazione
dell’enciclica La magnifica umanità.
Mario Ardigò - Azione Cattolica della
parrocchia di San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
– indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com
