SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2026
Papa Leone XIV
- Angelus di domenica 18 gennaio
2026
Cari fratelli e sorelle,
inizia
oggi la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Le origini di
questa iniziativa risalgono a due secoli fa, e il Papa Leone XIII l’ha molto
incoraggiata. Proprio cent’anni fa, per la prima volta, vennero pubblicati
“Suggerimenti per l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani”. Il tema
di quest’anno è tratto dalla Lettera agli Efesini: «Un solo corpo e un solo
Spirito, come una sola è la speranza a cui siete stati chiamati» (Ef 4,4). Le
preghiere e le riflessioni sono state preparate da un gruppo ecumenico
coordinato dal Dipartimento per le Relazioni Interreligiose della Chiesa
Apostolica Armena. Invito pertanto tutte le comunità cattoliche a rafforzare,
in questi giorni, la preghiera per la piena unità visibile di tutti i
cristiani.
Questo nostro impegno per l’unità si deve
accompagnare coerentemente con quello per la pace e per la giustizia nel
mondo.
Da:
https://unedi.chiesacattolica.it/2025/07/29/animazione-liturgica/
LA PREPARAZIONE DEL MATERIALE
La
Commissione internazionale nominata congiuntamente dal Dicastero per la
promozione dell’unità dei cristiani (DPUC) e dalla Commissione Fede e
costituzione (FeC) del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) per la revisione
e la messa a punto del sussidio per la Settimana di preghiera per l’unità dei
cristiani 2026 si è riunita, dal 13 al 18 ottobre 2024, presso la Santa Sede di
Etchmiadzin, in Armenia.
La stesura del materiale della Settimana era
stata affidata dal CEC e dal DPUC al Dipartimento per le relazioni
interconfessionali della Chiesa apostolica armena. Il Dipartimento ha
coordinato il Gruppo ecumenico di cristiani armeni che ha elaborato la prima
bozza dei testi. Durante l’incontro a Etchmiadzin, i rappresentanti del Gruppo
locale armeno hanno collaborato con la Commissione internazionale per la
stesura definitiva del testo.
L’incontro è stato presieduto congiuntamente
dal Reverendo Dott. Mikie Roberts del CEC e dal Reverendo P. Martin Browne,
OSB, del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani. Il 17 ottobre
2024, i membri del Gruppo locale e della Commissione internazionale sono stati
ricevuti in udienza da Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicòs
di tutti gli Armeni. Partecipanti della Commissione interna
INTRODUZIONE TEOLOGICO PASTORALE
Uno solo è il corpo, uno solo è lo
Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Efesini 4,
4).
Per quest’anno, le preghiere e le riflessioni
che verranno utilizzate in occasione della Settimana di preghiera per l’unità
dei cristiani sono state preparate dai fedeli della Chiesa apostolica armena,
in collaborazione con i loro fratelli e le loro sorelle delle Chiese armene
cattoliche ed evangeliche.
Il
materiale è stato preparato, redatto e discusso nella sede storica spirituale e
amministrativa della Chiesa apostolica armena, la Santa Sede di Etchmiadzin in
Armenia, nei giorni, forieri di grande ispirazione, della benedizione del Muron
(olio santo) e della riconsacrazione della Cattedrale Madre, avvenuta tra il 28
e il 29 settembre 2024 a seguito di un esteso lavoro di ristrutturazione,
durato dieci anni.
Questa commemorazione ha offerto al popolo
armeno e ai membri del Gruppo ecumenico locale un’opportunità unica per
riflettere e celebrare la comune fede cristiana, che rimane sempre vivace e
feconda nelle nostre chiese. Il materiale proposto trae ispirazione da
tradizioni secolari di preghiera e invocazioni, da sempre utilizzate dal popolo
armeno, insieme a inni nati negli antichi monasteri e chiese dell’Armenia,
alcuni dei quali risalgono addirittura al IV secolo.
La Settimana di preghiera per l’unità dei
cristiani 2026 invita i fedeli ad attingere a questo patrimonio cristiano
condiviso e ad approfondire la comunione in Cristo, che unisce i cristiani di
tutto il mondo. Più che un semplice ideale, l’unità è un mandato divino,
centrale per la nostra identità cristiana. Essa rappresenta l’essenza della
chiamata della Chiesa, una chiamata a riflettere l’unità armoniosa della nostra
vita in Cristo, pur nella nostra diversità. Questa unità divina è al centro
della nostra missione ed è sostenuta dal profondo amore di Gesù Cristo, che ha
posto davanti a noi uno scopo comune. Come afferma l’apostolo Paolo nella
Lettera agli Efesini, “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola
è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (4, 4). Questo versetto biblico,
scelto per quest’anno, racchiude la profondità teologica dell’unità cristiana.
Nelle
Sacre Scritture, l’appello di Dio all’unità emerge fin dai tempi più remoti. A
partire dall’Antico Testamento, la supplica di Abramo a Lot evidenzia il
desiderio divino di pace e armonia tra i fedeli: “Noi siamo come fratelli e
quindi non ci devono essere liti tra me e te, né tra i miei e i tuoi pastori”
(Genesi 13, 8). Nonostante le loro strade infine si separino, l’appello di
Abramo all’armonia e al rispetto reciproco sottolinea l’importanza di vivere in
pace. Questo comandamento divino si riafferma all’interno del Levitico 19, 18,
in cui Dio ammonisce: “Non vendicatevi e non conservate rancore contro i membri
del vostro popolo. Ciascuno di voi deve amare il suo prossimo come se stesso.
Io sono il Signore”.
Questi comandamenti ci ricordano che il
perdono e l’amore sono fondamentali per mantenere unità all’interno della
comunità di fede.
I Salmi celebrano la bellezza dell’unità tra
i membri del popolo di Dio, dichiarando: “Guarda come è bello e piacevole che i
fratelli vivano insieme” (Salmo 133 (132), 1). Questa immagine sottolinea
l’importanza che l’unità riveste nel disegno di Dio per il suo popolo. I
Proverbi, d’altra parte, mettono in guardia dalla discordia che si fomenta
all’interno del popolo di Dio, affermando che Dio disprezza coloro che seminano
zizzania tra fratelli e sorelle (cfr Proverbi 6, 19), insegnando invece che la
pazienza e il perdono sono essenziali per mantenere l’armonia (cfr Proverbi 19,
11).
Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo eleva il
concetto di unità a una dimensione spirituale, rispecchiando qui la profonda
relazione tra lui e il Padre. L’unità tra i suoi seguaci non è semplicemente
l’assenza di conflitti, bensì un legame spirituale profondo che riflette
l’unità della Santa Trinità.
La preghiera di Gesù, all’interno del Vangelo
di Giovanni, 17, 21, chiede ai credenti di essere uno come lui e il Padre sono
uno, dimostrando che la nostra unità è fondata sulla nostra relazione con
Cristo e sulla nostra missione collettiva di condividere la Buona Novella.
Il
comandamento primario di Gesù, cioè di amarsi gli uni gli altri come lui ci ha
amati (Giovanni 13, 34-35), sottolinea come questo amore sia l’essenza della
nostra unità. Questo amore sacrificale e disinteressato rappresenta sia il
legame che tiene unita la nostra comunità sia la testimonianza principale del
nostro discepolato.
La preghiera di Gesù di manifestare la nostra
unità al mondo (Giovanni 17, 23) è testamento perenne radicato nella sua
missione divina. Gli apostoli riprendono questo tema nei loro insegnamenti.
Le epistole di Paolo sottolineano l’importanza
dell’unità all’interno della Chiesa, esortandoci a vivere in modo degno della
nostra vocazione, con umiltà, cordialità, pazienza e amorevole sopportazione
(Efesini 4, 1-3). La visione dell’unità che Paolo propone nella Lettera ai
Romani, 12, 6, mostra la varietà dei doni che costituiscono il corpo di Cristo.
Il suo appello a intessere relazioni armoniose, nella seconda Lettera ai
Corinzi, 13, 11, e in quella ai Filippesi, 2, 1-2, invita i credenti ad abbracciare
una sola mente e un solo spirito nel proprio impegno verso Cristo, riaffermando
così il mandato divino all’unità e al contempo riconoscendo la nostra
diversità.
Nella Lettera agli Efesini, 4, 4, trovano
sintesi gli insegnamenti di Paolo sull’unità, quando si viene ancora una volta
a sottolineare come i seguaci di Cristo manifestano che “uno solo è il corpo,
uno solo è lo Spirito”, uniti in un’unica speranza.
Questa
metafora indica la Chiesa come un’entità unificata che trascende le barriere di
qualunque geografia, nazionalità, etnia e tradizione. Paolo utilizza la
metafora della Chiesa come Corpo di Cristo per descrivere la sua unità, data
dalla diversità dei suoi membri. Scrive ai Corinzi: “Cristo è come un corpo che
ha molte parti. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo” (1
Corinzi 12, 12).
Con i Colossesi, Paolo riflette sul ruolo di
Cristo come capo del Corpo, unificato a partire da diverse membra, affermando:
“Egli è anche capo di quel corpo che è la chiesa” (Colossesi 1, 18). Pertanto,
pur essendo composta da molte parti, la Chiesa opera come un insieme coeso.
Ogni suo membro ha un ruolo unico e contribuisce alla vita e alla missione
generale della Chiesa. Riconoscere di esser parte di un unico corpo universale
in Cristo incoraggia la collaborazione globale nel diffondere il suo Vangelo e nel
servire l’umanità, spostando l’attenzione dalle divisioni interne verso una
missione comune. Al contrario, limitare il mandato del Signore di andare nel
mondo e rendere discepoli tutti i popoli (Matteo 28, 19) a una comunità
definita da confini etnici, geografici o socio-economici, la priverebbe di uno
dei fondamenti essenziali della Chiesa, così come stabiliti dal Signore:
l’unità dei suoi seguaci in tutto il mondo.
Il
concetto di Efesini 4, 4 che “uno solo è il corpo” evidenzia anche la natura
della Chiesa. Il cristianesimo trascende i confini culturali e nazionali,
unendo i credenti di tutto il mondo nella fede e nella speranza.
Questa comunione, come descritto in
Apocalisse 7, 9, dove ogni cultura, tribù, popolo e lingua trova una propria
rappresentazione, fornisce forza e incoraggiamento ai credenti, riaffermando il
loro legame all’interno del Corpo di Cristo.
Nel sottolineare l’importanza dell’unità dei
cristiani, Paolo aggiunge che “uno solo è lo Spirito”, riferendosi allo Spirito
Santo che sostiene questa comunione e fornisce alla Chiesa il potere di
compiere la sua missione.
Per i credenti, lo Spirito Santo è fonte di
vita e di orientamento spirituale ed è responsabile del garantire che i diversi
membri della Chiesa siano uniti nella fede e nel proprio scopo comune. Lo
Spirito muove ad una profonda affinità spirituale tra i credenti, trascendendo
le differenze e creando un legame che riflette l’unità della Santissima
Trinità. Questo legame spirituale condiviso è il fondamento della
riconciliazione, guida i credenti e fornisce loro, a livello globale, gli
strumenti necessari per portare avanti una testimonianza e un ministero
efficaci. Ciò contribuisce ad armonizzare le diverse espressioni di fede con la
missione fondamentale della Chiesa.
La dottrina sull’unità della Chiesa viene
ulteriormente ampliata dall’apostolo nella Lettera agli Efesini, 4, 4, quando
egli afferma che tutti i cristiani sono chiamati all’unica speranza della
salvezza e della vita eterna. Affermare che “una sola è la speranza” significa
proclamare che tutti i credenti tendono allo stesso obiettivo: la vita eterna
in Cristo. Questo è l’obiettivo ultimo e la motivazione della vita cristiana,
che fornisce una visione e uno scopo comune a tutti i credenti, unendoli nel cammino
di fede e nella vita quotidiana.
Questa visione condivisa supera i divari
confessionali e culturali, incoraggiando i cristiani a collaborare in ogni modo
possibile. Fare della speranza condivisa l’obiettivo della nostra vocazione di
cristiani definisce la nostra appartenenza alla Chiesa in termini di comunione
mondiale, nella speranza della salvezza e della vita eterna In un mondo con
tradizioni ed espressioni di fede cristiana diverse tra loro e spesso
contrastanti, il passaggio 4, 4 della Lettera agli Efesini ci ricorda che tutti
i credenti fanno parte dell’unico Corpo di Cristo.
Questa unità non ha a che fare con
l’uniformità, bensì con un impegno comune a rispettare e condividere le verità
fondamentali della fede cristiana. Pertanto, l’unità si pone come una vigorosa
testimonianza della potenza trasformativa dello Spirito Santo, nel momento in
cui cristiani di diversa provenienza si uniscono con autenticità e sincerità
per raggiungere un obiettivo e una visione condivisi.
La Chiesa apostolica armena, attraverso le
sue pratiche e i suoi insegnamenti, propone una profonda riflessione
sull’essenza dell’unità all’interno del Corpo di Cristo, intesa non solo come
semplice concetto, ma come realtà viva e pulsante. Recitando il Credo, i fedeli
dichiarano di credere in “una Chiesa santa, cattolica e apostolica”,
professando così la centralità di questa unità nella loro vita spirituale.
Questo impegno all’unità trova la sua massima
espressione nelle sinassi eucaristiche della Chiesa, dove le preghiere della
comunità non hanno come unici destinatari i cristiani di tutto il mondo e i
loro leader spirituali, ma anche l’unità della Chiesa stessa.
Ogni domenica, durante la liturgia, i fedeli
si abbracciano l’un l’altro e cantano: “La Chiesa è diventata una”,
manifestazione tangibile della loro fede collettiva e dello scopo condiviso che
li unisce.
La lunga storia della Chiesa armena e dei
suoi leader, costellata dalla presenza di numerosi martiri, è una chiara
testimonianza dell’impegno incrollabile degli Armeni e della loro capacità di
preservare la fede cristiana nella terra d’Armenia e nella regione circostante.
L’unità all’interno della Chiesa dovrebbe
trascendere l’affermazione dottrinale; infatti, si tratta di un’esperienza
vissuta che approfondisce l’identità spirituale dei fedeli e rafforza la loro
testimonianza collettiva. Abbracciando e vivendo questa unità, la Chiesa
apostolica armena non solo onora le sue sacre tradizioni, ma contribuisce anche
in modo significativo alla maggiore unità della Chiesa di Cristo.
Questa riflessione ci invita a riconoscere e
abbracciare il potere trasformativo dell’unità, sia all’interno delle nostre
comunità di fede sia nella Chiesa più ampia. La maturità spirituale implica
l’accettazione delle nostre differenze e la ricerca dell’unità, da praticarsi
con lo stesso vigore che infondiamo nella ricerca dell’accuratezza dottrinale.
La nostra forza risiede nella capacità di
riflettere Cristo nella nostra unità, mostrando al mondo il suo amore e la sua
grazia.
Vivendo questa chiamata divina, adempiamo
alla nostra missione e onoriamo Cristo, facendo avanzare il suo Regno sulla
terra. Accogliamo questa chiamata divina all’unità, non come un ideale astratto
ma come un’espressione vitale della nostra fede.
In un mondo in cui il Corpo di Cristo è ferito
dalle divisioni nelle e tra le varie tradizioni e confessioni, l’appello
dell’apostolo all’unità è rivolto a ciascuno di noi, non solo come comunità
ecclesiali distinte, ma anche come individui che fanno parte di altrettante
comunità.
Vivendo in unità, non solo testimoniamo
l’amore e il potere di nostro Signore Gesù Cristo, ma incarniamo anche
l’essenza dei suoi insegnamenti. Sostenendoci a vicenda e celebrando i nostri
doni e talenti così diversi, diveniamo il riflesso del cuore di Cristo e
promuoviamo la sua opera sulla terra.
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TESTO BIBLICO
Efesini 4, 1-13
“Perciò, io che sono prigioniero a causa del
Signore, vi raccomando: fate in modo che la nostra vita sia degna della
vocazione che avete ricevuto!
Siate sempre umili, cordiali e pazienti;
sopportatevi l’un l’altro con amore; cercate di conservare, per mezzo della
pace che vi unisce, quella unità che viene dallo Spirito Santo.
Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito
come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il
Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di
tutti, al di sopra di tutti, che in tutti è presente e agisce. Eppure a
ciascuno di noi Cristo ha dato la grazia sotto forma di doni diversi.
Dice la Bibbia: Quando è salito in alto, ha
portato con sé dei prigionieri, ha distribuito doni agli uomini.
Se la Bibbia dice è salito in alto vuol dire
che prima era disceso sulla terra. Colui che è venuto sulla terra è lo stesso
che è salito nella più alta regione del cielo, per riempire tutto l’universo
con la sua presenza.
Ebbene, è proprio lui che ha dato diversi doni
agli uomini: alcuni li ha fatti apostoli, altri profeti, altri evangelisti,
altri pastori e maestri. Così egli prepara il popolo di Dio per il servizio che
deve compiere. E così si costruisce il corpo di Cristo, fino a quando tutti
assieme arriveremo all’unità, con la stessa fede e con la stessa conoscenza del
Figlio di Dio; finché saremo giunti alla perfezione, a misura dell’infinita
grandezza di Cristo che riempie l’universo”.
interconfessionale
in lingua corrente, EllediciAlleanza Biblica Universale, Torino-Roma 2014.
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CELEBRAZIONE ECUMENICA DELLA PAROLA DI
DIO
Uno
solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale
Dio vi ha chiamati (Efesini 4, 4)
Introduzione
È
un onore per la Chiesa ortodossa apostolica armena ricoprire un ruolo di tale
rilievo durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di
quest’anno.
Siamo felici di condividere con i nostri
fratelli e sorelle cristiani di tutto il mondo una celebrazione ecumenica che
nasce dal cuore dell’antica testimonianza cristiana della nostra Chiesa al
Signore Gesù Cristo.
Il tema della celebrazione, Luce da Luce per
la Luce, si ispira al carattere riferito a Cristo, così come affermato dal
Credo niceno-costantinopolitano, la pietra miliare di tutti i cristiani, di cui
l’anno scorso abbiamo commemorato il 1700° anniversario. Cristo è “Luce da
Luce”, l’Unto che è stato mandato in questo mondo con una missione: far
risplendere la Luce di Dio in questo mondo tormentato e condurci alla comunione
d’amore tra noi e con Dio. Quindi, “Luce da Luce per la Luce”.
Questa celebrazione è un adattamento della
“Celebrazione all’alba”, una delle ore di preghiera quotidiane della Chiesa
armena, stilata dal grande Catholicòs (cioè Patriarca, capo della Chiesa),
nonché teologo, innografo, riformatore liturgico, ecumenista e pastore, san
Narsete “il Grazioso” di Gla (†1173).
È significativo come san Narsete abbia
composto queste preghiere, che non hanno riscontro in nessun’altra chiesa, con
un intento specificamente ecumenico: ricondurre all’interno dell’abbraccio di
Cristo una setta di pagani adoratori del Sole, assai diffusa ai suoi tempi in
Armenia.
L’immagine di Cristo Luce è presente nelle
preghiere, negli inni e nelle letture delle Scritture e sicuramente avrebbe
attirato l’interesse degli adoratori del Sole.
San Narsete andò alla ricerca delle pecorelle
smarrite non per mezzo dell’intimidazione, né facendo ricorso alla
negoziazione, ma offrendo in modo creativo e amorevole il meglio che la
testimonianza cristiana della sua Chiesa aveva da offrire.
Con ogni probabilità, questo approccio può
fungere da modello anche per tutti noi, che aspiriamo alla comunione cristiana
voluta da Dio È inoltre degno di nota il fatto che l’Armenia sia stata la prima
nazione a dichiarare il cristianesimo come sua religione ufficiale, grazie
all’impegno di san Gregorio, che convertì il re pagano Tiridate nell’anno 301
d.C.; san Gregorio è anche noto come “Illuminatore”, poiché portò la luce di
Cristo al popolo armeno attraverso il battesimo dello Spirito Santo nel nome
della Santissima Trinità.
I fedeli della Chiesa armena sono grati per
le preghiere che tutte le chiese eleveranno durante quest’anno.
Possa
lo Spirito Santo spalancare i nostri cuori per percepire più vividamente la
luce radiosa dell’amore di Dio onnipotente per i suoi figli, la triste vergogna
della nostra divisione e l’ardente e urgente necessità di riaccendere la luce
della riconciliazione cristiana; dal canto nostro, noi continueremo a rendere
grazie a Dio per la compassione e la misericordia senza limiti che provengono
dalla “Luce da Luce”.
I testi assegnati al celebrante (C.) possono
essere condivisi tra i vari ecclesiastici o rappresentanti delle varie
tradizioni presenti.
Allo stesso modo, i testi assegnati a un
lettore (L.) possono essere distribuiti tra più persone. Se alcuni elementi
particolari del servizio richiedono due lettori, questa necessità verrà
indicata con L.1 e L.2.
Più avanti nella celebrazione, dopo l’omelia
o sermone, i due lati dell’assemblea recitano o cantano alternativamente i
versetti del Salmo 97, e ripetono il responsorio tutti insieme.
Durante la recita o l’intonazione del Salmo,
ai presenti verranno distribuite delle candele. Le candele verranno accese
durante l’inno che seguirà e tutti si uniranno in una sola voce nella recita
del Credo niceno.
Sebbene le assemblee locali possano scegliere
i canti più adatti e conosciuti nella loro regione, sarebbe auspicabile, se
possibile, cantare i testi degli inni armeni compresi all’interno della
celebrazione ecumenica.
L’Inno della Luce (Dall’Oriente
all’Occidente), l’inno per l’accensione delle candele (Dio senza tempo,
increato) e l’inno che precede il Padre Nostro (Cristo, Via buona e benevola)
possono essere tutti cantati su una semplice melodia, inserita nel testo.
Inoltre, l’inno da cantare durante l’accensione delle candele presenta un breve
passaggio ricorrente prima di ogni strofa: una sola parola, Luis, che in armeno
significa “luce”. La melodia è inserita nel presente sussidio e le assemblee
sono invitate a utilizzarla durante la celebrazione.
Celebrazione ecumenica Luce da Luce per
la Luce
C.
= Celebrante
L.
= Lettore
Coro
= Coro o Cantori
T.
= Tutti
PADRE NOSTRO
La
comunità locale si accorderà sulla versione del Padre Nostro da recitare
insieme.
C.:
Sia benedetto il Signore nostro Gesù Cristo. Amen.
T.:
Padre nostro...
C.:
Tuo è il Regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.
T.:
Amen.
INVOCAZIONI
L.1:
Sia benedetto in eterno il Nome del Signore, perché il suo Nome giunge prima
del Sole.
L.2: Per mezzo di lui saranno benedette tutte
le nazioni della terra e tutte le generazioni lo esalteranno.
L.1:
Benedetto il Signore Dio d’Israele, unico artefice di opere mirabili, il suo
Nome santo e glorioso sia sempre benedetto. Il mondo intero sarà ricolmo della
sua gloria. Amen! Amen!
L.2:
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
L.1:
Ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.
L.2:
Ancora una volta in pace, supplichiamo il Signore. Ascolta le nostre preghiere,
risollevaci alla vita e abbi pietà di noi.
C.:
Lode e gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Ora e sempre e nei
secoli dei secoli. T.: Amen.
Liberamente
tratto dal Salmo 72, 15-18
INNODELLA LUCE
Mentre
si canta l’inno, si accende una grande candela nella parte anteriore della
chiesa
C.:/T.:
Dall’Oriente
all’Occidente,
gli eredi benedetti di Sion, lodano sempre e
incessantemente
Colui
che fa sorgere la Luce.
Le
chiese dei giusti,
e
tutti coloro che lo onorano, glorificano Colui
che
ha dato significato alla luce.
San
Narsete il Grazioso
LITANIA
L.:
Dall’alba in oriente al tramonto in occidente, e in tutto il mondo cristiano,
ovunque si invochi il nome del Signore in santità, per le nostre preghiere e la
sua intercessione, il Signore abbia pietà di noi.
Supplichiamo Dio di liberarci dal peccato e
dalle tentazioni del mondo. Il Signore accolga il desiderio e la supplica del
nostro cuore e possa ritenerci degni della fede in lui e dei suoi comandamenti
insieme a tutti i suoi santi. Signore onnipotente nostro Dio, risollevaci alla
vita e abbi pietà di noi. T.: Risollevaci alla vita, o Signore.
L.:
(Se si celebra al mattino) Perché il Signore inauguri questo mattino di sole e
custodisca il giorno che sorge nella pace, con fede, supplichiamo il Signore. Oppure
(Se
si celebra la sera) Perché il Signore colmi di pace questa sera e la notte che
sopraggiunge, con fede, supplichiamo il Signore.
T.:
Concedi, o Signore.
L.: Chiediamo al Signore che un angelo della
pace sia il nostro custode. T.: Concedi, o Signore.
L.:
Chiediamo al Signore il perdono e la misericordia per le nostre mancanze. T.:
Concedi, o Signore.
L.:
Chiediamo al Signore che la grande e potente forza della Santa Croce ci
sostenga.
T.: Concedi, o Signore.
L.: Ancora una volta, per la nostra fede,
santa e autentica, insieme supplichiamo il Signore.
T.:
Signore, abbi pietà.
L.: Affidiamo il nostro impegno reciproco gli
uni verso gli altri al Signore onnipotente, nostro Dio.
T.:
Ci affidiamo a te, Signore.
L.: Abbi pietà di noi, Signore nostro Dio,
nella tua grande misericordia. Diciamo tutti insieme: T.: Signore, abbi pietà.
Signore, abbi pietà. Signore, abbi pietà.
PREGHIERA E SCAMBIO DELLA PACE
Per la preghiera che segue, che viene
recitata con le braccia aperte, il celebrante può rivolgersi a oriente:
C.:
Dall’alba in oriente al tramonto in occidente, benedetto sei Tu, Signore,
perché sei il Re e il tuo Nome è venerato in tutto l’universo.
Fa’ che la nostra salmodia risuoni dolcemente
alle tue orecchie.
Fa’ che la tua giustizia si innalzi sopra la
nostra fragilità, e che il tuo Nome santissimo sia glorificato.
Rendici
degni di osservare i tuoi comandamenti e di cantare lode e gloria al Padre, al
Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli.
T.: Amen.
Il
celebrante si rivolge all’assemblea e può farsi il segno della croce, dicendo: C.: La pace sia con tutti voi.
T.:
E con il tuo spirito. I presenti in assemblea possono scambiarsi un segno di
pace secondo l’uso locale.
L.:
Inchiniamoci a Dio.
L’assemblea
si inchina a Dio in adorazione, dicendo:
T.:
Siamo dinnanzi a te, o Signore.
Il celebrante può poi rivolgersi a oriente e
pregare di nuovo, dicendo:
C.:
Dio onnipresente, Dio eterno, sei sorto come Luce in questo mondo e ci hai
illuminato dalle tenebre del nostro peccato. Dio infinito, sei entrato nella
nostra esistenza finita, riversando in abbondanza i doni dello Spirito Santo su
noi tue creature. Ora e per tutta l’eternità sei esaltato, Dio immenso, con il
Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli.
T.:
Amen.
PROCLAMAZIONE DELLA PAROLA DI DIO
Prima Lettura: Isaia 58, 6-11
Per digiuno io intendo un’altra cosa: rompere
le catene dell’ingiustizia, rimuovere ogni peso che opprime gli uomini, rendere
la libertà agli oppressi e spezzare ogni legame che li schiaccia. Digiunare
significa dividere il pane con chi ha fame, aprire la casa ai poveri senza
tetto, dare un vestito a chi non ne ha, non abbandonare il proprio simile.
Allora sarà per te, popolo mio, l’alba di un nuovo giorno, i tuoi mali
guariranno presto. Ti comporterai davvero in modo giusto e il Signore ti
proteggerà con la sua presenza. Quando lo chiamerai egli ti risponderà;
chiederai aiuto e lui dirà: “Eccomi”. Se tu smetti di opprimere gli altri, di
disprezzarli, di parlarne male, allora la luce scaccerà l’oscurità in cui vivi.
Se dividi il tuo cibo con chi ha fame e sazi il povero, la luce del pieno
giorno ti illuminerà. Il Signore ti guiderà sempre: ti sazierà anche in mezzo
al deserto e ti restituirà le forze. Sarai rigoglioso come un giardino ben
irrigato, come una sorgente che non si prosciuga.
Seconda Lettura: Lettera di san Paolo
apostolo agli Efesini 4, 1-13
Perciò,
io che sono prigioniero a causa del Signore, vi raccomando: fate in modo che la
nostra vita sia degna della vocazione che avete ricevuto! Siate sempre umili,
cordiali e pazienti; sopportatevi l’un l’altro con amore; cercate di
conservare, per mezzo della pace che vi unisce, quella unità che viene dallo
Spirito Santo. Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la
speranza alla quale Dio vi ha chiamati. Uno solo è il Signore, una sola è la
fede, uno solo è il battesimo. Uno solo è Dio, Padre di tutti, al di sopra di
tutti, che in tutti è presente e agisce. Eppure a ciascuno di noi Cristo ha
dato la grazia sotto forma di doni diversi. Dice la Bibbia: Quando è salito in
alto, ha portato con sé dei prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Se la
Bibbia dice è salito in alto vuol dire che prima era disceso sulla terra. Colui
che è venuto sulla terra è lo stesso che è salito nella più alta regione del
cielo, per riempire tutto l’universo con la sua presenza. Ebbene, è proprio lui
che ha dato diversi doni agli uomini: alcuni li ha fatti apostoli, altri
profeti, altri evangelisti, altri pastori e maestri. Così egli prepara il
popolo di Dio per il servizio che deve compiere. E così si costruisce il corpo
di Cristo, fino a quando tutti assieme arriveremo all’unità, con la stessa fede
e con la stessa conoscenza del Figlio di Dio; finché saremo giunti alla
perfezione, a misura dell’infinita grandezza di Cristo che riempie l’universo.
Coro
(o Tutti) (cantato):
Alleluia.
Alleluia.
In te, o Signore,
è
la sorgente della vita
e
alla tua Luce
vedremo
la luce.
L.:
Alleluia. Alzatevi in piedi.
Il celebrante si rivolge all’assemblea e
può farsi il segno della croce, dicendo:
C.:
La pace sia con tutti voi.
T.:
E con il tuo spirito.
L.:
Ascoltate con attenzione il santo Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni. Coro
(o Tutti):Gloria a te, Signore nostro Dio.
L.:
Prestiamo attenzione, Dio parla.
Vangelo: Vangelo secondo Giovanni 12,
31-36
[Gesù
rispose]: “Ora comincia il giudizio per questo mondo: ora il demonio, il capo
di questo mondo, sta per essere buttato fuori. E quando sarò innalzato dalla
terra, attirerò a me tutti gli uomini”. Gesù diceva: “Quando sarò innalzato”
per far capire che sarebbe morto su una croce. La folla replicò: “La Bibbia
dice che il Messia vivrà per sempre. Come mai ora dici che il Figlio dell’uomo
dev’essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?” Gesù rispose: “Ancora per
poco la luce è fra voi. Camminate finché avete la luce, prima che il buio vi
sorprenda. Chi cammina al buio non sa dove va. Mentre avete la luce, credete
nella luce! Così sarete veramente figli della luce. Detto questo, se ne andò
senza farsi notare”. Coro (o Tutti):Gloria a te, Signore nostro Gesù Cristo.
SERMONE/OMELIA (viene svolto il sermone\omelia)
Dopo
di che:
PREGHIERA
L.:
Signore della Grazia, Dio di tutti, Tu sei Guida per chi è smarrito, Luce per
chi è nelle tenebre. I nostri occhi sono rivolti a te, ascolta le nostre
preghiere. Che il Sole della tua gloria risplenda, dando vita e luce a ogni
creatura, dall’oriente all’occidente, dal settentrione al meridione. Che i
raggi del mattino della tua eterna primavera risveglino noi che attendiamo la
tua venuta.
O Gesù Cristo, Luce da Luce, dimora in noi,
che ci siamo riuniti per adorare il tuo santo e prezioso Nome. Fa’ che il tuo
splendore vivificante accenda in noi un amore più intenso gli uni per gli altri
e che la tua Luce sfavillante ci guidi verso un’unità sempre più profonda. Come
fiori diversi nel giardino del tuo Regno, possa il tuo splendore divino farci
sbocciare in armonia. E così, come un unico corpo, possiamo sempre lodare e
glorificare con gioia te, il Padre e lo Spirito Santo, ora e sempre e nei
secoli dei secoli. Amen.
Adattato
dalla versione di san Gregorio di Narek
SALMO RESPONSORIALE
Si
legge a cori alternati, con un lato dell’assemblea che recita la prima parte
del versetto del Salmo e l’altro lato la seconda parte, e tutti leggono
all’unisono il responsorio. Mentre il Salmo viene recitato o cantato, tra i
partecipanti vengono distribuite delle candele.
L.:
I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e
ascolta le nostre preghiere.
T.:
I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e
ascolta le nostre preghiere.
Lato
1 Il Signore regna, si rallegri la terra, gioiscano i popoli lontani!
Lato
2 Un’oscura nube lo circonda. Giustizia e diritto sostengono il suo trono.
T.:
I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e
ascolta le nostre preghiere.
Lato
1 Un fuoco lo precede e brucia i nemici intorno a lui.
Lato
2 I suoi lampi abbagliano il mondo, la terra guarda e trema.
T.:
I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e
ascolta le nostre preghiere.
Lato
1 I monti fondono come cera davanti al Signore, davanti al Signore di tutta la
terra.
Lato
2 Il cielo proclama la sua giustizia, tutti i popoli proclamano la sua
grandezza.
T.:
I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e
ascolta le nostre preghiere.
Lato
1 Si vergognino gli adoratori di statue, che si vantano di idoli vani. Tutti
gli dèi si pieghino davanti al Signore.
Lato
2 Ma il popolo di Sion ascolta e si rallegra, le città di Giuda sono in festa
per le tue decisioni Signore.
T.:
I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e
ascolta le nostre preghiere.
Lato
1 Perché sei tu, Signore, il Dio altissimo su tutta la terra; più grande di
tutti gli dèi.
Lato
2 Voi che amate il Signore, odiate il male: Egli protegge la vita dei suoi
fedeli e li salva dalla mano dei malvagi.
T.:
I nostri occhi si rivolgono a te, o Dio dell’umanità. Abbi pietà di noi e
ascolta le nostre preghiere.
Lato
1 Infonde speranza nel giusto e felicità nel cuore dei buoni
Lato
2 Il Signore, o giusti, sia la vostra gioia, lodatelo ricordando che Egli è
santo.
T.:
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Ora e sempre e nei secoli dei
secoli. Amen
INNO
Mentre
si canta l’inno, due giovani con in mano candele o ceri spenti li accendono
dalla candela centrale e trasmettono questa fonte di luce tra tutti i presenti
in chiesa.
Dio
senza tempo e increato,
Padre,
Signore di tutti;
ascolta
le nostre preghiere,
le
accorate suppliche di coloro che ti servono.
Dal
Padre, Alba meravigliosa,
Sole
giusto e retto;
alzati,
risplendi su di noi
Luce
soave e carezzevole.
Spirito
che sgorga dal Padre,
Sorgente
del bene;
colmaci
della tua luce radiosa
nel
mattino di questo nuovo giorno.
Tre
persone, in una Natura,
Una
sola Divinità;
professiamo
te in ogni momento,
Santissima
Trinità.
CREDO
Il
Simbolo di Nicea-Costantinopoli qui riportato è quello utilizzato durante il
III Incontro della Conferenza delle chiese europee (KEK) e il Consiglio delle
conferenze episcopali europee (CCEE), Riva del Garda, 1984 e solitamente usato
nelle celebrazioni ecumeniche in lingua italiana. Per fedeltà all’originale
inglese redatto per il 2026, l’espressione “Dio da Dio” – originariamente
presente nel teso di Riva del Garda – è stata omessa.
C.: Immersi nella luce della Sapienza di
Cristo, insieme, professiamo la nostra fede comune.
T.: Noi crediamo in un solo Dio, Padre
onnipotente,
Creatore
del cielo e della terra,
di
tutte le cose visibili e invisibili.
Noi
crediamo in un solo Signore, Gesù Cristo,
Unigenito
Figlio di Dio,
nato
dal Padre prima di tutti i secoli.
Luce
da luce, Dio vero da Dio vero,
generato,
non creato della stessa sostanza del Padre;
per
mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per
noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo.
E per opera dello Spirito Santo
si
è incarnato nel seno della Vergine Maria
e
si è fatto Uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato.
Morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato secondo le
Scritture,
è
salito al cielo, siede alla destra del Padre
e di nuovo verrà per giudicare i vivi e i
morti,
e
il suo Regno non avrà fine.
Crediamo
nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita,
e
procede dal Padre.
Con
il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e
ha parlato per mezzo dei profeti.
Crediamo
la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.
Professiamo
un solo battesimo per il perdono dei peccati,
aspettiamo
la resurrezione dei morti
e
la vita del mondo che verrà. Amen.
PREGHIERE CONCLUSIVE
C.:
Ancora una volta, in pace, supplichiamo il Signore. Glorifichiamo Dio
onnipotente, che ha fatto risplendere la sua Luce sulle sue creature. Ora,
possa ancora una volta far riflettere la sua abbondante misericordia su coloro
che glorificano il suo Nome nel canto. Signore onnipotente, nostro Dio,
risollevaci alla vita e abbi pietà di noi.
T.:
Signore, pietà. Signore, pietà. Signore, pietà.
C.: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio,
onnipotente e ricco di grazia, Tu sei la vera Luce che ha scacciato le tenebre
del peccato e ha fatto risplendere nei nostri cuori la gioia e la speranza del
tuo Regno eterno.
T.:
Signore, pietà.
C.:
O Signore amorevole, accogli le preghiere di tutti i tuoi fedeli in tutto il
mondo, che ti invocano con un solo spirito, una sola voce e un solo cuore. Per
mezzo del tuo amato discepolo Giovanni, hai promesso che, se camminiamo nella
tua Luce, vivremo in comunione l’uno con l’altro e il tuo prezioso Sangue ci
purificherà da ogni peccato. Donaci questa comunione benedetta, o Salvatore!
T.: Signore, pietà.
C.: Concedici la pace, o Signore amorevole, e
scaccia dalla faccia della terra il flagello della violenza e del disordine.
Trasforma il cuore di tutti coloro che muovono guerra e sana le ferite di tutti
coloro che ne sono afflitti. Conforta tutti i prigionieri di guerra e riportali
presto alle loro case. Fai risplendere la luce del tuo amore in tutti gli
angoli oscuri del nostro mondo e affretta il giorno in cui tutti i popoli
potranno vivere nella pace e nella giustizia.
T.:
Signore, pietà.
C.:
O Rifugio e Riparo, Signore Gesù Cristo, guarda con compassione ai rifugiati di
tutto il mondo che soffrono l’agonia dello sfollamento e la perdita delle loro
case. Aiutaci a manifestare la nostra comunione con te, con loro e tra di noi,
attraverso gesti di ospitalità e di aiuto amorevole.
T.:
Signore, pietà.
C.:
O Cristo, nostro Salvatore, preghiamo per i popoli dell’Armenia e dell’Artsakh,
e per le loro famiglie sparse per il mondo, che da tempo guardano a te, Signore
della Luce, attraverso la predicazione dell’apostolo Taddeo e la testimonianza
miracolosa di san Gregorio l’Illuminatore.
T.:
Signore, pietà.
C.:
Fai risplendere la luce della tua giustizia e della tua sapienza su tutte le
tue creature. Rendici figli della luce e figli del giorno, affinché possiamo
sempre vivere la nostra vita alla tua presenza con umiltà, e diventare per
tutto il mondo degni fari della tua Luce vivificante.
T.:
Signore, pietà.
C.:
Perché Tu sei il nostro Salvatore, e a te sia gloria, potenza e onore, ora e
sempre e nei secoli dei secoli.
T.:
Amen.
INNO
C.:/T.:
Cristo, Via buona e benevola,
e
Verità vivente,
Tu
sei Guida dei nostri spiriti
dalla
terra fino al cielo.
Gesù,
Porta della vita, vero Dio,
per te passeremo; ora ammettici dinnanzi al
tuo Padre,
per il tuo Santo Spirito.
PADRE NOSTRO
La
comunità locale si accorderà sulla versione del Padre Nostro da recitare
insieme
C.:
Sia benedetto il Signore nostro Gesù Cristo.
T.:
Padre nostro…
C.:
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione con lo
Spirito Santo siano con tutti voi.
T.:
Amen.


