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domenica 5 maggio 2013

Appunti di lettura da "Il Cielo e la Terra" di Bergoglio-Skorka, Mondadori 2013 - 4° parte - Politica, giustizia sociale: ruolo dei cattolici

Appunti di lettura da Il Cielo e la Terra di Bergoglio-Skorka,  Mondadori, 2013

4° parte 

Politica, giustizia sociale: ruolo dei cattolici

 
  Sul tema della politica, e del ruolo dei cattolici in politica, si sente la maggiore diversità tra il modo di pensare europeo, in particolare degli italiani, e quello di due argentini Bergoglio e Skorka. Si sente una forte impronta nazionalista che porta ad affrontare molto alla lontana alcuni momenti molto critici della storia argentina (che in Europa è in genere poco conosciuta).
  L'argentina conquistò l'indipendenza nazionale da un'unica potenza colonizzatrice europea: la monarchia spagnola,  negli anni dal 1810 al 1816 (pag.123), a cominciare da un'epoca i cui però la Spagna era caduta nelle mani dei francesi bonapartisti. Si capisce perché, quindi, come riferito nel libro, la Chiesa cattolica fu "al fianco di un popolo in maggioranza cattolico, evangelizzato, catechizzato". La differenza con la situazione italiana dell'Ottocento è molto profonda. Innanzi tutto il nostro Risorgimento non fu un moto anticoloniale, ma essenzialmente un movimento per l'unificazione nazionale. Si noti che il nostro Lombardo-Veneto non era una colonia austriaca, ma era sostanzialmente una articolazione con rango di stato dell'impero multinazionale austriaco, in continuità territoriale con la potenza dominante. In secondo luogo il nostro Risorgimento fu animato da movimenti che scaturirono in continuità con i moti rivoluzionari francesi e con l'ideologia bonapartista.
  Per quanto gli italiani costituiscano un'etnia nazionale ben rappresentata nella popolazione argentina, l'Italia rimane una potenza europea e, per un argentino, l'Europa ha rappresentato storicamente una minaccia colonizzatrice. Questi accenti sono molto chiari nel  contenzioso, ancora caldissimo, tra l'Argentina e la Gran Bretagna.
 Riassumendo e semplificando molto: in Argentina nell'Ottocento si lottò per fare dell'Argentina una potenza americana, mentre in Italia si lottò per unificare la nazione e farne una potenza europea.
 Si può immaginare che, nella lotta d'indipendenza, la Chiesa cattolica non si sia battuta per i principi che erano scaturiti dalla rivoluzione francese e che sono alla base dell'attuale ideologia dei diritti umani espressa nelle leggi fondamentali dell'Unione Europea. L'argomento non viene affrontato dai due autori.
  Dalla storia dell'Argentina sappiamo che la politica di quella nazione si articolò nel confronto/scontro tra radicali e conservatori. Possiamo immaginare che la Chiesa cattolica stesse dalla parte dei conservatori. Non si dà conto di movimenti cattolici analoghi a quelli che tra l'Ottocento e il Novecento in Italia produssero l a faticosa assimilazione tra i cattolici della democrazia popolare come oggi la intendiamo in Europa.
 Nel libro si accenna alla questione della Conquista, vale a dire dell'insediamento degli spagnoli in Argentina, dal Cinquecento. Quando arrivarono i colonizzatori spagnoli, quella che sarebbe diventata l'Argentina era popolata da amerindi, che, nel corso dell'insediamento degli europei, si estinsero quasi completamente. Nel libro Bergoglio di questo non tratta, limitandosi a ricordare che a quell'epoca fede e spada andavano di pari passo, che vi furono le riduzioni  dei gesuiti, zone in cui gli amerindi si autoamministravano consigliati dai missionari, che vi fu chi, come Bartolomeo De La Casas contrastò la riduzione in schiavitù degli amerindi e che la realtà del continente, prima dell'arrivo degli europei, era già quella di un luogo segnato dal dominio dei più forti sui più deboli. 
 Nel libro non si parla dello schiavismo contro le popolazioni africane, che purè interessò l'Argentina e, in particolare, Buenos Aires. E questo anche se, per il tipo di economia che prevalse  nella nazione, basata molto sull'allevamento del bestiame, l'impiego della manodopera schiava africana ebbe meno importanza che, ad esempio, in Brasile. Ciò trova riscontro nelle scarse proporzioni del meticciato etnico tra discendenti degli europei e degli africani. Bisogna ricordare che l'Argentina abolì il commercio degli schiavi all'inizio della sua indipendenza nazionale, probabilmente anche perché esso non rivestiva o non rivestiva più quell'importanza che conservò ancora a lungo, ad esempio, in Brasile.
 Nel libro si accenna ad altri eventi storici cruciali dell'Argentina.
 Non si fa menzione della posizione della Chiesa cattolica durante la lunga (1829-1852) dittatura di Juan Manuel De Rosas (contro le cui truppe combatté  anche il nostro Giuseppe Garibaldi per l'indipendenza dell'Uruguay).
 Si fa menzione dell'appoggio di parte della Chiesa cattolica al regime di Juan Domingo Peron (dal 1946) per dire che inizialmente una parte della gerarchia l'appoggiò, anche per le iniziative sociali promosse, poi vi fu una rottura. Non si specifica che la rottura ebbe spiccato carattere religioso e che il Peron fu scomunicato, dopo aver promosso l'approvazione di una legge che introduceva il divorzio. Si fa menzione di chiese distrutte dai peronisti e di aerei di rivoltosi antiperonisti che nel 1954 bombardavano il palazzo presidenziale, in Plaza de Mayo di Buenos Aires, con aerei su cui era scritto "Cristo Vince".
 Anche in ordine al periodo dittatoriale che seguì l'ultima caduta di Peron, dal 1976 al 1982, non ci si dilunga molto nel libro, se non per ricordare un documento del maggio 76 sui diritti umani e persone del clero che si spesero per sottrarre gente ai torturatori, anche senza arrivare a un conflitto esplicito. Si legge a pag.176:
"Che cosa fece la Chiesa in quegli anni? Fece ciò che fa un'organizzazione che vanta al suo interno santi e peccatori. C'erano uomini che riuscivano ad essere entrambe le cose. Alcuni cattolici sbagliarono, altri andarono avanti fino alla fine. C'erano cattolici che giustificavano quel modo di agire con i pretesto della lotta al comunismo … Riassumendo brevemente, nella Chiesa ci furono cristiani da entrambe le parti: cristiani morti come guerriglieri, cristiani che aiutarono a salvare vite umane e cristiani che aderirono alla repressione convinti di salvare la patria. E c'erano anche chierici dalle sfumature più complesse: la Conferenza episcopale condusse non poche trattative riservate e fece dichiarazioni pubbliche. Concordo con il rabbino sul fatto che bisogna ancora indagare a fondo. Ma non bisogna nemmeno credere alla teoria semplicistica della complicità."
  Si può dedurre che in quegli anni parte dei cattolici siano stati complici della dittatura, che si presentava come restauratrici dei valori cristiani contro il comunismo, e che anche la stessa gerarchia sia sospettata di complicità con il regime.
 Nel libro non si hanno scarse notizie sui rapporti tra il mondo cattolico e i regimi democratici succeduti alla caduta della dittatura militare. Non si accenna all'influsso statunitense nelle vicende argentine, che pure verosimilmente vi fu.
 Nel libro Bergoglio cita l'espressione di Paolo 6°, secondo cui la politica è la forma più alta di carità sociale.  A pag.130 si legge: ""Partecipare alla vita politica  è certamente una maniera di rendere onore alla democrazia". Ma i problemi che in Italia storicamente abbiamo avuto su come conciliare fede e democrazia non sono affrontati.
 Si menziona di sfuggita la dottrina sociale della Chiesa, ma non le implicazioni n senso democratico del movimento sociale che in Europa ne fu storicamente l'origine (pag.157).  Vi è una valutazione positiva dell'impegno sociale (pag.185), ma un giudizio negativo sul clero che impersonò il tentativo di conciliare fede cattolica e socialismo.
Si centra l'attenzione sull'impegno per i poveri come espressione di un'interiorità autentica, non di mera facciata, per esibizione a fini di affermazione sociale. E' un argomento su cui il Papa è tornato anche nei suoi primi insegnamenti dopo la sua elezione.
 Il Concilio Vaticano 2° e l'evoluzione della dottrina sociale che ne conseguì sono poco presenti.
 Da diversi passi del libro si avverte che in Argentina c'è un problema di dialogo e di intolleranza. Lo stesso Bergoglio viene accusato di dialogare troppo.
 Bergoglio ricorda però che in Argentina si fu capaci di favorire la mescolanza delle "razze", ma questa espressione si deve intendere piuttosto riferita a diverse culture, in prevalenza europee, che giunsero in quella nazione, in particolare verso la fine dell'Ottocento. Bergoglio diffida della globalizzazione, vi vede un pericolo di fusione  di popoli, che, a suo avviso, devono mantenere la propria identità per integrarsi armoniosamente con gli altri.
 In definitiva le indicazioni specifiche che riguardano l'agire politico di un cattolico sono scarse.
 A pag.132 ve ne sono due: la prima è quello di cercare e praticare il dialogo. La seconda è centrata sul nazionalismo  e sulla patria  e suona storicamente obsoleta per un europeo di oggi (ma è comprensibile in una realtà come quella sud-americana e in una nazione che storicamente fu colonia europea):
"…salvaguardare la sovranità della nazione, della patria. Il Paese costituisce la dimensione geografica e la nazione i principi costituzionali e gli aspetti giuridico-legali che permettono l'esistenza di una società. Un Paese o una nazione possono subire un declino in seguito a una guerra, essere mutilati o ricostituiti. Diversamente la patria è il patrimonio che abbiamo ricevuto dai nostri padri fondatori, sono i valori che ci hanno affidato non perché li custodissimo dentro un barattolo di conserva, ma per farli crescere affrontando le sfide del presente e proiettarli verso l'utopia del futuro. Se la patria si perde non si recupera: è il nostro patrimonio…La patria è mettersi sulle spalle i genitori. Con l'eredità che ci è stata affidata dobbiamo negoziare il presente dobbiamo farla crescere e lanciarla verso il futuro".
 La caratteristica dell'Europa di oggi è invece quella di superare le patrie nazionali e di rifondare un nuovo sistema di valori, sostituendo/modificando/integrando quelli storicamente ricevuti, per rendere possibile la coesistenza di una grande quantità di etnie  e di culture, secondo la situazione creatasi a seguito della globalizzazione non solo del commercio di merci e di valute ma anche delle migrazioni  dei popoli.
 Un esempio che ho già fatto: in tutta l'America Latina le lingue-veicolo sono  fondamentalmente due: spagnolo e portoghese. Nell'Unione Europea, in uno spazio territoriale molto più limitato, decine.
 E' chiaro che il nuovo Papa avrà modo nel corso del suo ministero di chiarire molti aspetti che nel libro non sono trattati o sono trattati di sfuggita dato il carattere e i destinatari dell'opera. Il libro, in particolare, era destinato a un pubblico argentino, che molti particolari storici li conosce in modo approfondito,  a differenza di un pubblico europeo. Si tratta di un'opera in cui l'elemento fondamentale è costituito dall'essere un esempio di dialogo vero, tra due esponenti di religioni insieme vicine e distanti, di religioni che in passato furono avversarie, in un mondo, quello argentino, in cui il dialogo probabilmente non è ancora ampiamente praticato.
 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
 
 

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