Resoconto della messa domenicale celebrata alle nove dell’11 ottobre 2026, nella 28° domenica del Tempo Ordinario, nella memoria di san Angelo Roncalli, papa con il nome di Giovanni 23°, nel ciclo A delle letture domenicali - conversazione sul nuovo anno associativo di Azione Cattolica e sulla sinodalità ecclesiale
Link al podcast: https://youtu.be/4sf0M_Uo0SU
Disegno sulla base del dipinto affisso in sala papa Francesco, in parrocchia, che raffigura
papa Francesco, sulla sinistra, san Clemente, sulla destra e la Madonna della
catena con il Bambino in alto, con
l’Etna sullo sfondo. La catena con le manette vuote ad un capo, tenuta tra le
mani dalla Madonna, significa che la
Madonna libera. Richiama una pia tradizione palermitana basata su un
episodio realmente avvenuto nel Trecento, di uomini ingiustamente condannati a
morte che vennero miracolosamente liberati dopo aver invocato la Madonna.
Buona domenica, care amiche e cari amici del
gruppo parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa,
in Roma, Monte Sacro, Valli.
Vi faccio
il resoconto della messa domenicale celebrata alle 9 dell’11 ottobre 2026 nella
chiesa parrocchiale, nella 28° domenica del Tempo Ordinario, nell’anno A del
ciclo delle letture domenicali, memoria facoltativa di sant’Angelo Roncalli,
papa dal 1958 al 1963 con il nome di Giovanni 23°, il Papa che volle la
celebrazione del Concilio Vaticano secondo, svoltosi a Roma tra il 1962 e il
1965.
Poi vi parlerò
brevemente dell’inizio delle riunioni infrasettimanali del gruppo e della
sinodalità ecclesiale che ci viene proposta come la pressante novità da
attuare.
La prima
lettura era tratta dal libro del profeta Isaia, capitolo 25, versetti da 6 a 10 – Is 25,
6-10:
Preparerà
il Signore degli eserciti
per
tutti i popoli, su questo monte,
un
banchetto di grasse vivande,
un
banchetto di vini eccellenti,
di
cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli
strapperà su questo monte
il
velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e
la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà
la morte per sempre.
Il
Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia
del suo popolo
farà
scomparire da tutta la terra,
poiché
il Signore ha parlato.
E
si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in
lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi
è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci,
esultiamo per la sua salvezza,
poiché
la mano del Signore si poserà su questo monte».
Il
salmo responsoriale era il numero 23:
Il
Signore è il mio pastore:
non
manco di nulla.
Su
pascoli erbosi mi fa riposare,
ad
acque tranquille mi conduce.
Rinfranca
l’anima mia.
Mi
guida per il giusto cammino
a
motivo del suo nome.
Anche
se vado per una valle oscura,
non
temo alcun male, perché tu sei con me.
Il
tuo bastone e il tuo vincastro
mi
danno sicurezza.
Davanti
a me tu prepari una mensa
sotto
gli occhi dei miei nemici.
Ungi
di olio il mio capo;
il
mio calice trabocca.
Sì,
bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti
i giorni della mia vita,
abiterò
ancora nella casa del Signore
per
lunghi giorni.
La
seconda lettura era tratta dalla lettera dell’apostolo Paolo ai Filippesi,
capitolo 4, versetti da 12 a 16 e da 19 a 20 - Fil 4,12-14.19-20
Fratelli, so vivere nella povertà come
so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e
alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la
forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro
bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al
Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Il
brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 22, versetti
da 1 a 14 - Mt 22,1-14
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare
con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re,
che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare
gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con
quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei
buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle
nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai
propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e
diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di
nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle
strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le
strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la
sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì
scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai
sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò
ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà
pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi
eletti».
Questi i miei appunti dall’omelia, per ciò che ne
ricordo:
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Per
capire il brano evangelico di oggi occorre essere consapevoli della situazione
sociale e storica in cui operava Gesù, in
un tempo nel quale c’era molta gente che si trovava alle soglie della
sopravvivenza, e a volte anche sotto. Anche ora ci sono molte persone in quella
condizione.
I
banchetti erano rari. Tanto che nell’ebraico antico vi era un’unica parola per
significare banchetto e banchetto
di nozze.
Nei Vangeli, Gesù diverse volte
usa nei suoi insegnamenti l’immagine del banchetto, inteso come
straordinaria occasione di gioia e di abbondanza, in particolare in parabole, che sono
esempi tratti dalla vita comune.
Anche nel
brano evangelico di oggi troviamo una di quelle parabole: un re invita persone
al banchetto di nozze per suo figlio, ma quelle non vengono. Addirittura.
quando vengono sollecitate ad andare, comunicando loro che tutto era pronto e
che gli animali ingrassati erano statati uccisi per ricavarne le carni da
cucinare, esse uccidono gli invitati. Allora il re manda le sue truppe ad
uccidere quegli assassini ed incendiare la loro città.
Quando
nella parabola si parla di uccisione non solo di animali ma di gente, dobbiamo
intendere che si tratti di una enfatizzazione, per significare l’importanza
dell’invito al banchetto di nozze, fuor di metafora del dono di Dio
A quel
punto la parabola prosegue narrando che quel re ordinò che, al posto della gente che, invitata,
non era venuta, fosse chiamata a partecipare al banchetto altra gente trovata
per strada, buona e cattiva è precisato. Notato però che un invitato non
indossava il vestito nuziale, ma un vestito comune, possiamo immaginare ad
esempio un abito da lavoro, quel re lo fece punire duramente.
Il dono
di Dio, evocato con l’immagine del banchetto nuziale al quale si è invitati
richiede pressantemente una risposta da noi e in noi. Questo il senso della
parabola.
L’apostolo Paolo, nella seconda lettura, parla della ricchezza e della
magnificenza del dono di Dio, che dà forza e ci prepara a tutto, e, in un altro
brano, nella seconda lettera ai Tessalonicesi, capitolo 3, versetto 13, esorta
a non stancarsi di fare il bene.
Anche da
persone anziane possiamo continuare a fare il bene nella vita di tutti i
giorni.
Ad
esempio un gruppo di persone del nostro quartiere si è assunto l’impegno di
pulire i giardinetti dietro il giornalaio davanti alla nostra chiesa, che spesso appaiono insozzati da gente che non
si comporta in modo civile. Un bravo portinaio ha ripulito dalle erbacce la
base dei muri dell’edificio condominiale dove presta lavoro. Di queste opere
buone beneficiano tutti.
Preghiamo
il Signore di indicarci i modi in cui nella nostra vita possiamo anche noi fare
del bene per rispondere al suo dono.
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Iera sera,
dalle 17, in sala papa Francesco, con la presenza del parroco, abbiamo tenuto
la prima riunione infrasettimanale del gruppo nel nuovo anno associativo.
Il tema
formativo proposto ai gruppi quest’anno è quello del rinnovamento per accogliere le
sorprendenti novità del vangelo, il meraviglioso dono di Dio. Siamo esortati a
custodire questa Parola, tratta dal Vangelo secondo Marco, capitolo 2, versetto
22: «nessuno
mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino li fa scoppiare e così si
perdono e il vino e gli otri. Invece, per vino nuovo ci vogliono otri nuovi».
Vi ho
inviato un file pdf con il resoconto della riunione di ieri.
La grande novità che, nella nostra
Chiesa, richiede uno sforzo di rinnovamento è il cammino di riforma in senso
sinodale di ogni aspetto della nostra vita ecclesiale iniziato nell’autunno del
2021 per volontà di papa Francesco.
Ci sono stati due processi sinodali: uno che riguardava tutte le Chiese
del mondo e che si è svolto nel Sinodo dei vescovi, che, per volontà di papa
Francesco, ha avuto la partecipazione anche di diverse persone laiche e che nel
novembre 2024 ha prodotto un documento finale con l’impegno a proseguire per
quella via; un altro che ha riguardato le Chiese in Italia, che, condotto in
varie fasi e in particolare con tre Assemblee sinodali, si è concluso nel novembre 2025 con un altro
documento finale e che ha visto la partecipazione, all’Assemblea sinodale
finale dell’ottobre 2025, di circa 400 persone laiche su circa 900
partecipanti.
Il processo sinodale delle Chiese in Italia ha coinvolto nelle sue varie
fasi circa mezzo milione di persone. Nella nostra parrocchia, nella primavera
del 2022, tenemmo quattro incontri per discutere su un documento sulla
sinodalità da far pervenire in Diocesi, che però non è stato reso pubblico in
parrocchia. Al primo incontro partecipò una quarantina di persone e ci
dividemmo in diversi gruppi di dialogo sinodale. Negli altri incontri fummo in
meno. Non ci tenemmo poi in contatto, come diverse persone che partecipavano
suggerivano.
Successivamente della sinodalità si continuò a parlare a volte, ma, a
mia conoscenza, senza una programmazione di lungo periodo.
Fate una verifica personale: che cosa ne sapete? E, se ne sapete
qualcosa o molta, chi ve ne ha parlato? Dove l’avete imparato? In parrocchia o
altrove? In un gruppo ecclesiale, in un altro gruppo o da soli?
A volte, quando se ne parla, sembra che si tratti di una materia che
riguardi solo preti e religiosi, o addirittura vescovi e cardinali, ma non è così, anzi è proprio il
contrario! La sinodalità come la si sta
progettando è lo sviluppo dei principi del Concilio Vaticano che volevano creare
una Chiesa come comunità – Popolo di Dio, in cui, nel rispetto dei rispettivi
ruoli, ogni persona di fede potesse avere realmente parte, capire che succede, dire
la propria su ciò che si fa e accade, fare la propria parte, non
limitandosi ad entrare in chiesa solo per partecipare passivamente, come quando
si va al cinema. Questo è richiesto per l’efficacia dell’evangelizzazione nel
mondo di oggi, molto più popolato (siamo ormai quasi in nove miliardi) e
complesso di un tempo, anche solo dei tempi della mia gioventù. Preti e religiosi
non possono fare tutto da soli, nonostante la loro buona volontà e il loro
spirito di sacrificio. Però non sono abituati a una reale partecipazione
dell’altra gente, anche perché non sono stati formati a valersene, né gli
anziani né i giovani. In Azione Cattolica pratichiamo la sinodalità da sempre,
ma altrove in genere non è così. Ora, per quella nostra maggiore esperienza in
materia di sinodalità possiamo esse utili in parrocchia.
Spesso si contrappone sinodalità a comunione, che è quando si cerca di
andare d’accordo nel nome di Cristo. In realtà la sinodalità è un potente
strumento di promozione della comunione, la quale non funziona bene se viene
intesa solo come l’obbedire acriticamente a un superiore. Anzi nei documenti
del Concilio Vaticano secondo che trattano delle relazioni ecclesiali, ad
esempio nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti - Lumen gentium e nel Decreto
sull’apostolato dei laici L’apostolato – Apostolicam actuositatem si insegna che si ha il dovere di
consigliare i superiori e che questi ultimi hanno il dovere di ascoltare.
I Concili e i sinodi non servono solo a trasmettere la volontà dei superiori.
L’affidamento di un ministero o di un incarico
non rende per ciò stesso capaci di svolgerlo o di svolgerlo al meglio. È
l’esperienza a dimostrarlo. La visione personale delle cose e le proprie
capacità personali sono limitate anche nelle persone migliori, da qui la
necessità di valersi delle altre persone, tanto più quando ci occupa di
attività complesse, che riguardano il bene di tanta altra gente. E il governo
delle comunità è sempre complesso, anche se riguarda quelle minori.
Nella sinodalità la comunione in senso evangelico dipende dall’ascolto
della Parola di Dio, con la quale è quindi indispensabile acquisire sempre
maggiore familiarità, una consuetudine quotidiana, con uno sforzo per
comprendere correttamente i testi biblici dai quali scaturisce, in questo guidati
dal Magistero alla luce della Tradizione, e per intendere ciò che ci chiede
nella nostra vita. Non è cosa che ci può riuscire da persone isolate: non si
può fare a meno della dimensione comunitaria, ai vertici come alla base, e gli
stessi Pastori se ne rendono in genere conto. La pratica della sinodalità
ecclesiale serve proprio ad aiutarci in questo.
Un compito impegnativo? Certo. Realizzare novità lo è sempre. Ma ci
viene chiesto in modo pressante dal Papa, dai Vescovi, dalle Assemblee
sinodali. Occorre trarre le conclusioni di ciò che si impostò nel corso del
Concilio Vaticano secondo: se ne parlò poi come del passaggio dall’ecclesiocentrismo
al cristocentrismo, vale a
dire dalla concezione centrata sulla Chiesa soprattutto
come società visibile, giuridica e gerarchica, con le persone laiche
appiccicate come dall’esterno alla struttura gerarchica, che dai livelli
inferiori, ad esempio dal parroco, andava fino al Papa, in una sorta di
piramide, ad una concezione in cui la Chiesa veniva compresa a partire dal
mistero di Cristo, come Popolo di Dio, in cui tutte le persone di fede sono
incluse a pieno titolo in forza del loro battesimo.
Uno dei principi enunciati in entrambi i
documenti finali dei processi sinodali finora celebrati è quello di accountability,
parola inglese tratta dal gergo dell’aziendalistica che significa la
posizione di chi deve rendere
conto di come ha lavorato nell’interesse pubblico, quello di tutte le persone
di cui è chiamato ad occuparsi, ad esempio degli obiettivi perseguiti e dei
risultati ottenuti, comunicandoli alle comunità di riferimento, e, da parte di
quelle comunità, il dovere di occuparsi di queste cose, per consigliare
chi esercita responsabilità nell’interesse pubblico. Dobbiamo sentirci, tutti
e tutte, responsabili della missione e di come l’abbiamo svolta, ma anche
di verificare come è stata svolta da altre persone.
Come ha insegnato oggi il celebrante, ogni
persona può trovare il modo di rendersi utile nell’interesse di altra gente
intorno, ma in particolare siamo chiamati a farlo come espressione del nostro
essere parte dell’Azione Cattolica, la quale, per definizione statutaria, è
un’associazione di persone attive nella Chiesa e nel mondo, per esprimervi
il vangelo ed essere dal vangelo vivo trasformate.
Richiamo la preghiera che troviamo nel sussidio dell’Azione Cattolica sul
tema di quest’anno:
Donaci,
Signore, occhi per riconoscere la novità senza disprezzare il cammino compiuto,
e
mani per generare vita, fraternità e speranza.
Concludo
con una delle formule della colletta per la messa di oggi:
Ci preceda e ci accompagni sempre la tua
grazia, o Signore,
perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,
non ci stanchiamo mai di operare il
bene.
Per
il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
Ricordo che la prossima riunione infrasettimanale del gruppo si terrà
sabato 25 ottobre 2026, alle 17, in sala papa Francesco.
A tutte e a tutti, l’augurio di
una buona e operosa settimana. Come sempre, un saluto affettuoso in
particolare a tutte le persone che per
ragioni di malattia o di età veneranda sono costrette a casa: sono sempre parte
viva del nostro gruppo. Un saluto anche
ai soci che sono impegnati nella preparazione delle prossime assemblee
diocesane e dell’assemblea nazionale,
eventi che caratterizzeranno il prossimo anno associativo. Tutte e tutti ci sentano sempre vicini a loro: siamo parte di
un’unica realtà.
Pace e bene.
Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli – blog:
acvivearomavalli.blogspot.com

