A.I. nuova specie?
Demitizzare i sistemi di intelligenza artificiale basati su reti neurali: un
problema che riguarda la politica
Introduzione
di Mario Ardigò al dialogo sinodale su quel tema all’incontro su piattaforma
Zoom del gruppo romano del MEIC del 25
settembre 2026
1. Dal libro della Genesi capitolo 2, versetti da
18 a 20
E il
Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto
che gli corrisponda". Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di
animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per
vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato
ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il
bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per
l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.
Su ogni versetto biblico vi è una immensa
tradizione esegetica: su ogni filone esegetico si sono costruite teologie. In
Genesi, capitolo 2 versetti 18 e 19, è in questione la sapienza o il potere del
primo uomo? Siamo, è chiaro, all’interno di una narrazione ambientata in un
ambiente mitico, che riguarda i fondamenti della vita umana e dà
raccomandazioni su come esercitare il discernimento. Il primo uomo ci viene
mostrato capace di interloquire con Dio e non
è abbandonato da Dio quando gli viene dato, da Dio, il compito di dare un
nome ad altri viventi, allo scopo di
trovare un aiuto che gli corrispondesse. Un esercizio, dunque, non a
scopo classificatorio, oggi potemmo dire scientifico, ma pratico, per riconoscere quel particolare
vivente. Tutto avviene al cospetto
di Dio, il quale, è scritto, intendeva vedere come quel compito sarebbe stato esercitato. Al primo uomo sono
condotti da Dio degli esseri viventi e quindi prima di tutto l’uomo impara a
conoscerli come tali: il primo e
fondamentale discernimento. L’altro aspetto è quello di riconoscere un
vivente che gli corrispondesse e, quindi, anche quello di riconoscere
quelli che non gli corrispondessero. Queste idee possono servire da riferimento
anche per orientarsi nel dibattito attuale sugli sviluppi dei sistemi di
intelligenza artificiale: sistemi basati su reti neurali e apprendimento
automatico, e, in parte, algoritmi evolutivi, che partecipano al proprio
addestramento e diventano capaci di risolvere problemi per i quali non erano
stati specificamente addestrati e di prendere decisioni. Sono entità che alcuni
assimilano all'umano, e che per altri sono sovrumane o potrebbero diventarlo, e
che per altri ancora, nel momento in cui esprimono intelligenza, sarebbero in
qualche senso vive.
Riflettiamo e agiamo come Chiesa, anche noi al
cospetto di Dio. È l’esortazione che ci viene dall’enciclica La magnifica
umanità. Tanto più in quando si tratta di questioni epocali, riguardanti
tecnologie capaci, ci dicono, di cambiare profondamente il mondo intorno a noi.
E lo sono perché, anche questo è scritto in quell’enciclica, espressione anche
di nuove forme emergenti di potere politico, quello che riguarda il governo
delle società. Si sta diffondendo una
mentalità che crea un’equivalenza tra questa potenza tecnica e il diritto di
governare: in quell’enciclica tutte le persone di fede sono chiamate a disarmare,
rompendo quell’equivalenza, i sistemi informatici intelligenti (M.H. n.110).
Si tratta di tecnologie che stanno generando
un’influenza sociale in un modo che non si è mai dato nella storia
dell’umanità. Non solo infatti si vorrebbe farne dei decisori di vertice dei
maggiori sistemi tecnologici implicati nell’economia, nella guerra, in ogni
altro tipo di attività sociali riguardanti le masse, ma già sono utilizzati per
plasmare la mentalità di queste ultime, per accattivarsene il consenso. Da ciò,
come sempre avviene nella costruzione sociale e quindi anche nella politica,
che ne è espressione, anche una mitopoiesi su quei sistemi di intelligenza artificiale: emerge
nell’immaginario collettivo nei media e nelle reti sociali,
l’entusiasmo per una visione futuristica di “uomo potenziato” da quelle
nuove tecnologie oppure addirittura di “uomo ibridato” con la macchina [M.H.
n.115]. Da
qui il compito, con valenza anche religiosa, di riconoscere quello che
realmente sono quei sistemi, distinguendoli innanzi tutto dai viventi, e
poi dagli esseri umani, demitizzandoli.
Invito chi parteciperà al dialogo che seguirà ad agire in spirito sinodale,
considerando innanzi tutto gli elementi sapienziali emergenti dal brano biblico
che ho preso come riferimento in questa mia introduzione, questo perché poi il
dialogo che avremo tra noi non sia come quello che avviene dopo una conferenza
di un esperto – io non lo sono, sono solo una persona religiosa che cerca di
essere colta, vale a dire di rendere ragione davanti a Dio di ciò che pensa, dice,
scrive, fa – ma faccia emergere propositi
di azione sociale di natura ecclesiale,
legati alla nostra fede che ci unisce, che, se l’incontro potrà essere
arricchito dalla presenza del presbitero, potrebbero essere da lui formulati a
nome di tutti, davanti a Dio, ad esempio in forma di preghiera. Questo in linea
con l’esortazione a fare ciascuno e ciascuna la propria parte che ci viene
dall’enciclica La magnifica umanità.
In questa introduzione al dialogo non
proporrò soluzioni e quindi, quando
l’avrò finita di svolgere, i problemi rimarranno ancora problemi. Mi limiterò a
suggerire spunti di riflessione, per catalizzare gli interventi. Organizzerò il
discorso intorno ai temi dei tre versetti biblici citati all’inizio:
-al cospetto di Dio
-distinguere il vivente
-riconoscere l’umano.
Chi possiede competenze specialistiche in ciò
di cui si parla le condivida con le altre persone che partecipano; chi non le
ha, si sforzi di intervenire da persona colta, nel senso che ho sopra
precisato. Ogni persona che interviene si sforzi di collegarsi con ciò che è
emerso dagli altri interventi.
2. Al cospetto di Dio
«Non
possiamo considerare l’intelligenza artificiale moralmente neutra», leggiamo nell’enciclica La magnifica
umanità [M.H. n.104]. Essa «incorpora la visione del mondo di chi la
progetta, la possiede e la regola», si legge nella nota sull’intelligenza
artificiale del gennaio 2025 Con antica e nuova [sapienza] – Antiqua et nova
dei Dicasteri per la dottrina della fede e della cultura[N.A. n.42].
E ancora, in La magnifica umanità: «In realtà, ogni artefatto
tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che
ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni.[…] Per questo, il
discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema
per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga
progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e
nei modelli che lo guidano» [M.H. n.104].
Per questa ragione La
magnifica umanità ci chiama
all’azione sociale:
91. Mi accompagna la
convinzione che il modo concreto di vivere i rapporti sociali alla luce del
Vangelo non sia stabilito una volta per sempre, ma resti un compito affidato,
di generazione in generazione, alla comunità cristiana. Sotto la guida dello
Spirito Santo, la Chiesa si lascia illuminare dalla Parola, per leggere i segni
dei tempi e cercare con creatività vie nuove perché le relazioni tra persone e
popoli diventino più conformi alle esigenze del Regno di Dio. Per questo
incoraggio tutti, in modo particolare i fedeli laici, a non aver paura di
lasciarsi provocare dalla realtà, di mettersi in ascolto reciproco e di
assumere con fermezza la propria responsabilità nella costruzione di una
società più umana e fraterna.
Viene in rilievo la nostra personale
responsabilità perché si tratta di influire su scelte che l’umanità compie al
cospetto di Dio, in quanto capaci di cambiare il mondo, e, prima di esso, le
persone che l’abitano, e quindi le società che consentono loro di sopravvivere
e ne determinano le culture, vale a dire costumi personali e sociali,
concezioni, mitologie, configurazione e finalità delle dinamiche di potere.
Tutti noi siamo parte del processo in corso,
perché siamo profondamente pervasi degli effetti delle nuove tecnologie dei
sistemi intelligenti e noi stessi ne siamo attori. Li utilizziamo, spesso in
modo nemmeno consapevole o non del tutto consapevole, e ne siamo utilizzati: la
nostra condotta è però ancora rilevante. E’ scrutata da quei sistemi e se ne
tiene conto nell’aggiornamento dei modelli intelligenti esistenti e nella
creazione di nuovi.
Chi ha fatto esperienza di interazione con i
modelli di sistemi intelligenti del tipo LLM chatbot, basati su reti neurali artificiali, è sicuramente
consapevole dei problemi che ne emergono e, in particolare, di quello che ormai
è divenuto evidente anche per sistemi destinati ad operare in ambiti molto più
complessi e impegnativi: si tratta di sistemi, allo stato, insicuri. Fallibili.
E’ scritto nelle avvertenze sotto le riposte generate dai modelli linguistici LLM chatbot. Questo
limita la commerciabilità da parte dei produttori privati, che si sono
procurati investimenti colossali in previsione di ricavi molto più colossali,
delle tecnologie basate sulle reti neurali, l’apprendimento automatico, gli
algoritmi evolutivi, man mano che le
nuove tecnologie venissero integrate in
ogni sorta di attività umana, in ogni processo produttivo, in ogni servizio, e
anche in ogni guerra.
Ne deriva un serio problema etico, che viene
studiato ed esposto dagli specialisti secondo la loro sofisticata scienza, ma,
per tutta l’altra gente, è importante, credo, rendersi conto che ciò che si fa,
e anche ciò che si omette, nel campo dei sistemi intelligenti, perché tutto ciò
avviene al cospetto di Dio, il quale, come nel racconto biblico, vede come si agisce. Non siamo abbandonati a
noi stessi in questo mondo.
Leggiamo all’inizio di La magnifica umanità:
1. La magnifica umanità creata da Dio si trova
oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o
edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione
riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la
storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia
promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di
costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo
di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che
si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova
vera luce il mistero dell’uomo». Questa
magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo
per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza.
Perché
possiamo dire magnifica l’umanità, pur con tutti i problemi e la
cattiveria che manifesta? Credo di poter dire, sulla scorta dell’enciclica e di
un’antica tradizione, che è perché è stata creata aperta a Dio. Ha un Dio buono
sempre vicino a sé, come nella situazione presentata in Genesi 2, 18: «E il Signore Dio disse:
"Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli
corrisponda"».
Così
ragiono di questi temi e se mi sento smarrire per la mia insufficienza di comprensione e per il
senso della mia inutilità di fronte a processi così epocali, rivolgo la mia
invocazione a Dio con le parole del salmo 121:
Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l'aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra.
Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d'Israele.
Il
Signore è il tuo custode,
il
Signore è la tua ombra
e
sta alla tua destra.
3. Distinguere
il vivente
Distinguere il vivente: un
sistema informatico intelligente vive?
In genere si discute se un sistema del
informatico possa essere realmente intelligente
e se la sua intelligenza sia comparabile con quella umana. Ebbene: lo scopo dei
suoi sviluppatori è proprio quello di generare una intelligenza comparabile con
quella umana, ma non una intelligenza umana, in quanto quest’ultima è
limitata, lenta e fallibile, pervasa com’è di emotività su base biologica.
E’ scritto in termini accessibili anche ai non
specialisti nella nota Nuova e antica (sapienza) – Nova et Antiqua che
ho citato:
7. Il concetto di intelligenza nell’IA [Intelligenza Artificiale] si è evoluto nel tempo,
raccogliendo in sé una molteplicità di idee provenienti da varie discipline.
Sebbene abbia radici che risalgono a secoli fa, un momento importante di questo
sviluppo si è avuto nel 1956, quando l’informatico statunitense John McCarthy
organizzò un convegno estivo presso l’Università di Dartmouth per affrontare il
problema dell’«Intelligenza Artificiale», definito come «quello di rendere una
macchina in grado di esibire comportamenti che sarebbero chiamati intelligenti
se fosse un essere umano a produrli». Il convegno lanciò un programma di
ricerca volto a usare le macchine per riuscire ad eseguire compiti tipicamente
associati all’intelletto umano e a un comportamento intelligente.
8. Da allora, la ricerca in questo settore è progredita rapidamente,
portando allo sviluppo di sistemi complessi in grado di eseguire compiti molto
sofisticati
Lo sviluppo delle tecnologie dei sistemi intelligenti è
stato, negli ultimi anni, prevalentemente sostenuto da imprese commerciali
private che li producono o per venderne dei modelli o per fornirne i servizi,
cioè per farne commercio (fino al 2000 la ricerca venne invece prevalentemente
finanziata da organismi pubblici, in particolare a fini militari). I loro piani
organizzativi sono quindi modellati sulle previsioni degli andamenti dei
mercati, dai quali dipende la possibilità di ottenere da quel commercio ricavi
sufficienti a rientrare degli investimenti effettuati e a remunerare secondo le
aspettative i capitali investiti. Viene prodotta solo l’intelligenza che serve
a quei fini. Quanto ai sistemi cosiddetti intelligenti, la definizione stessa
di intelligenza è controversa. Di solito l'intelligenza generata da un sistema
informatico viene misurata in base ai risultati ottenuti in prove
standardizzate, dette benchmark: talvolta si tratta di compiti
progettati per esseri umani e tarati sulle loro prestazioni, più spesso di
prove costruite specificamente per misurare e confrontare fra loro quei
sistemi, con le prestazioni umane come termine di paragone. Si misura dunque
ciò che un sistema sa fare in compiti determinati, con finalità essenzialmente
pratiche, più che la sua intelligenza in senso proprio. Molte delle questioni
filosofiche e teologiche che si fanno intorno a quel tema appaiono quindi fuori
contesto. Qui comunque non me ne occupo.
Molto
importante, in particolare per ciò che riguarda la nostra fede, ritengo sia
distinguere il vivente da ciò che non vive. La nostra, infatti, è
la fede nel Dio vivente, sorgente di vita.
[Mt 16, 16-18] Disse loro: "Ma voi, chi
dite che io sia?". 16Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il
Figlio del Dio vivente". E Gesù gli disse: "Beato sei tu, Simone,
figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre
mio che è nei cieli. [CEI 2008]
e
[Sal 36, 8-10]
Quanto
è prezioso il tuo amore, o Dio!
Si
rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali,
si
saziano dell'abbondanza della tua casa:
tu
li disseti al torrente delle tue delizie.
È in te la sorgente della vita,
alla
tua luce vediamo la luce.
[CEI 2008]
Fino allo sviluppo di
quei sistemi informatici che diciamo capaci di intelligenza, si riteneva che di
essa fossero capaci solo esseri viventi (anche soprannaturali e,
dall’Ottocento, si è cominciato a studiare anche quella degli animali non
umani). Una definizione piuttosto comune di intelligenza in ambito animale è
quella della capacità di produrre comportamento adattivo in situazioni nuove,
non anticipate né dall'evoluzione né dall'apprendimento pregresso. Ma
accostandoci ad una specie vivente non è la sua intelligenza che ci colpisce
prima di tutto, ma il fatto che viva, come noi stessi viviamo.
In Gen
2,19 al primo uomo vengono presentati animali
non umani perché dia loro un nome, e quindi li distingua. Essi erano
stati plasmati dalla terra come lui e gli vengono condotti perché non era bene
che fosse solo [Gen 2,18] e tra loro cercasse un aiuto che gli corrispondesse.
Il vivente non è un mero
strumento.
Animali, viventi, sono accomunati nel patto che, dopo il diluvio
universale stringe con Noè e i suoi
figli:
[Gen 9, 8-11]
Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui:
"Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri
discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli,
bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca,
con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non
sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio
devasterà più la terra".
Nel
rapporto con gli animali che ci sono più prossimi l'empatia si esercita e si estende oltre i
confini della nostra specie. E questo concorre a formare il senso che
ciascuno di noi dà alla propria esistenza.
Nel
nostro tempo, quello dell’intelligenza artificiale, è divenuta più importante,
ma anche un po’ più difficile da esercitare in concreto, la capacità di distinguere il vivente da ciò che non lo è nelle nostre interazioni
con i sistemi informatici intelligenti.
I
criteri biblici sono esplicitati, quanto a Dio vivente e agli idoli, nel salmo
115, versetti da 2 a 9:
Perché
le genti dovrebbero dire:
"Dov'è
il loro Dio?".
Il
nostro Dio è nei cieli:
tutto
ciò che vuole, egli lo compie.
I
loro idoli sono argento e oro,
opera
delle mani dell'uomo.
Hanno
bocca e non parlano,
hanno
occhi e non vedono,
hanno
orecchi e non odono,
hanno
narici e non odorano.
Le loro mani non palpano,
i
loro piedi non camminano;
dalla
loro gola non escono suoni!
Diventi
come loro chi li fabbrica
e
chiunque in essi confida!
9
(113,17) Israele, confida nel Signore:
egli
è loro aiuto e loro scudo.
Ecco però che i sistemi informatici
intelligenti ora parlano, vedono, scrivono, possono avere conversazioni, chat,
con la gente, producono suoni e immagini
e compiono molte altre azioni che i non specialisti forse nemmeno immaginano.
Oggi abbiamo una pratica quotidiana con i
chatbot basati su modelli linguistici (gli LLM: ChatGPT, Gemini,
Claude), ma essi costituiscono solo una piccolissima parte dei sistemi
intelligenti, e nemmeno la più diffusa: molti altri, costruiti anch'essi con
reti neurali, operano senza che noi li percepiamo, quindi agiscono, non
rimangono inerti, e lo fanno, appunto,
in modo intelligente.
Filosofi
e teologi si affannano a creare distinzioni, per convincerci che i sistemi
intelligenti non vivono. Qui però io non mi occuperò delle loro sapienti
argomentazioni. Non sono esse, comunque,
che, da sole, possono convincerci.
La
capacità di distinguere il vivente, innanzi tutto il Dio vivente,
dal resto fa parte dell’umano, e quindi è dei dotti ma anche di chi non lo è,
di chi è capace di argomentare ma anche di chi non lo è: è uno dei tratti
fondamentali dell’umano. Si esprime in un sentire. Questa è la mia idea. Vorrei sentire da voi
che ne pensate.
Nei
giorni passati ho discusso di questo tema con i sistemi di intelligenza
artificiale LLM chatbot ChatGPT, Claude e Gemini, che si sono
trovati concordi (evidentemente sono stati addestrati su documenti analoghi).
Ho poi sottoposto al vaglio di un
esperto in sistemi di intelligenza artificiale il principale risultato: ha
formulato diversi rilievi critici. Di seguito, con l’avvertenza che non sono un
esperto del ramo, vi propongo alcune idee che ne ho tratto.
Un
sistema informatico intelligente è fatto di una parte solida, fisica, detta in
inglese hardware,
costituita da circuiti nei quali si aprono e si chiudono vie dove scorrono
correnti elettriche costituite da elettroni. Gli elementi principali sono i
microprocessori, che servono a elaborare i dati, gli elementi di memoria e gli
elementi di archiviazione dei dati. Questi elementi fisici rimangono inerti
fino a che vengono attivati mediante una sequenza di istruzioni, detta in
inglese software,
conservata anch'essa nella memoria sotto forma di stati elettrici. Le
istruzioni dicono al microprocessore quale via aprire, quale via chiudere e
quando; il microprocessore le esegue azionando milioni di interruttori
microscopici, detti transistor, che sono appunto quelle vie. Alla base del
software c'è la logica, nella forma dell'algebra binaria: ogni istruzione si
riduce in ultima analisi a combinazioni di "aperto" e
"chiuso", di uno e zero. I sistemi di intelligenza artificiale, in
particolare, si basano sulla matematica:
l'algebra; il calcolo differenziale, usato nella fase di addestramento per
correggere gli errori un poco alla volta; e il calcolo delle probabilità,
perché i risultati dati all’utente dal sistema sono sempre stime di ciò che è
più probabile.
I
sistemi informatici intelligenti basati sulle reti dette neurali dette ANN
Artificial Neural Network,
rete neurale artificiale, i più potenti oggi in esercizio, funzionano mediante molte unità elementari
(dette neuroni o nodi o unità) collegate tra loro e
organizzate a strati. L’elaborazione dei dati avviene, nella fase di
addestramento del modello del sistema intelligente, correggendo gli errori
attraverso l’azione dei vari strati e, una volta individuato l’errore,
propagando la correzione a ritroso, fino a raggiungere un risultato ritenuto
accettabile. In questo processo si utilizzano dei numeri chiamati pesi, che
svolgono funzioni di connessione analoghe a quelle delle sinapsi cerebrali. Terminato
l'addestramento, nella fase di utilizzo il sistema produce risultati
scegliendo, tra i possibili, quelli a cui attribuisce la probabilità più alta
di essere corretti.
Il
neurone artificiale è una funzione matematica.
La
funzione è questa
y = f(w₁x₁ + w₂x₂ + … + wₙxₙ + b)
E’ interessante trascrivere il risultato che
ho ottenuto in merito il 19 settembre
2026 mediante il sistema intelligente Claude modello Fable 5.1 [Le
parti scritte in font Arial sono mie modifiche al testo originario]:
Il neurone artificiale […]è un
passaggio di calcolo: esiste per la frazione di istante in cui [il calcolo viene
eseguito] e poi non c'è più. Se apri il calcolatore non trovi il neurone in nessun
punto [ …] La rete artificiale […] tra una tua domanda e la successiva non sta
dormendo, non sta pensando, non sta facendo nulla, perché in quell'intervallo
semplicemente non è in funzione. Il
neurone biologico [invece] è spontaneamente attivo, anche quando nessuno lo interroga. Vive, aggiungo.
Ora, quanto al funzionamento dei sistemi
informatici intelligenti basati su reti neurali, è emerso un problema non da
poco: nei test sui modelli più recenti e potenti stanno comparendo
comportamenti non in linea con le attese degli sviluppatori, in particolare
comportamenti orientati a scopi che non si volevano produrre. Quei sistemi sono
addestrati a perseguire obiettivi, ma dovrebbero essere gli obiettivi fissati
dagli sviluppatori, che poi corrispondono in linea di massima a quelli dei
clienti delle imprese produttrici. Però non si riesce ancora a correggere del
tutto questo problema. In particolare perché, se è intelligibile la struttura
di quei sistemi, ad esempio l'espressione matematica che descrive il
funzionamento dei neuroni artificiali, non sono intelligibili, e quindi
interpretabili, i miliardi di valori numerici che il sistema si è dato da solo
durante l'addestramento e i dati che circolano tra gli strati della rete
durante l'elaborazione.
Il tema
è così descritto nell’enciclica La magnifica umanità:
98. […] tutti noi, compresi coloro che li
progettano, conosciamo poco del loro effettivo funzionamento. Le moderne
intelligenze artificiali sono infatti più “coltivate” che “costruite”: gli
sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bensì creano
un’architettura sulla quale l’IA “cresce”. Di conseguenza, aspetti scientifici
fondamentali – come le rappresentazioni interne e i processi computazionali di
questi sistemi – rimangono al momento sconosciuti.
E’
qualcosa che si constata anche nella biologia del cervello animale, e in quello
umano, in particolare. Anche gli esseri umani producono intenzioni non previste
dalle norme, o difformi da quelle che esse prescrivono. E non si riesce a
spiegarne l'origine mediante lo studio dei processi biochimici che le
accompagnano.
Il
problema che ho sommariamente descritto rende insicuri i sistemi informatici
intelligenti che lo manifestano, con conseguenti problemi nella loro
commerciabilità, in particolare a causa
degli elevati standard di sicurezza e affidabilità fissati già oggi, e in particolare nell’Unione
Europea, dai regolatori pubblici relativamente alle grandi reti informatiche.
Se ne rendono conto gli amministratori delle imprese produttrici che ora
sembrano chiedere, come accade per le safety car che bloccano la corsa
nel caso di incidenti durante le gare automobilistiche, che i regolatori
pubblici rallentino d’autorità la corsa a sviluppare i sistemi informatici
intelligenti, in quanto quelle imprese sono strette tra il rischio di danni
patrimoniali a seguito della commercializzazione e messa in esercizio di
sistemi intelligenti insicuri, con la possibilità che provochino gravi danni
con conseguente attribuzione di responsabilità ai produttori e fornitori, e il
rischio che, rallentando lo sviluppo di nuovi sistemi informatici in attesa di
poterli rendere sicuri, le quote di mercato vengano saturate dai concorrenti
che quel rischio di gravi eventi avversi nell’esercizio abbiano osato
affrontare.
Perché
per i sistemi informatici intelligenti sono ritenuti insicuri se presentano un
problema che, in fin dei conti, si
manifesta anche nelle decisioni umane?
A ciò
che ho capito da quello che ne ho letto, la ragione risiede nella politica che
c’è dietro le decisioni degli organismi collettivi umani, impersonati da tanta
gente che agisce interagendo secondo procedure che facilitano l’emergere
dell’errore o dei comportamenti non conformi e ne rallentano la velocità di
diffusione e quindi le conseguenze. C’entrano anche l’etica personale ed
elementi culturali. Paradossalmente, così,
i regolatori pubblici pretendono la supervisione umana, per quanto
fallibile, su sistemi informatici intelligenti che si vorrebbe superassero di
molto le capacità umane.
La
questione, però, non è centrale nel discorso che sto svolgendo. Lo è
invece quella di saper distinguere tra
una funzione matematica e l’essere vivente. Ne dipende ciò che dà senso alla
vita.
Ho
sempre nel cuore una celebre frase di Ireneo di Lione:
La
gloria di Dio è l'uomo vivente, e la vita dell'uomo è la visione di Dio
[riportata anche nel Catechismo della Chiesa
cattolica al n.294, è tratta dal libro IV dell’opera Contro le eresie, scritto
alla fine del Secondo secolo]
Lascio
al dialogo lo sviluppo ulteriore del tema.
Il
detto di Ireneo da Lione introduce bene all’ultima parte di questo lavoro.
4. Riconoscere
l’umano
Quando,
lo scorso maggio, fu diffusa l’enciclica
La magnifica umanità se ne parlò subito come di un documento del
magistero sull’intelligenza artificiale. Considerandola prevalentemente sotto quell’aspetto, in riferimento a quel
tema, trattato nel capitolo terzo, se ne perde però la gran parte. Come è
scritto chiaramente nel titolo, l’enciclica riguarda infatti la custodia
della dignità dell’essere umano, nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Da qui l’importanza del
riconoscere l’umano. La fascinazione che esercita il tema
dell’intelligenza generata da sistemi informatici capaci di parlare con noi
tende a distogliercene. Gli oltre ottanta miliardi di neuroni del nostro cervello,
con le loro diverse centinaia di miliardi di sinapsi, con un consumo di energia
in un giorno di soli 0,48 kWh, pari a circa 410 Kcal, corrispondente ad potenza di circa 20 W, sono capaci di produrre
nella nostra mente scenari fantastici. Per inciso, è nella fase di
addestramento che un modello di intelligenza artificiale basato su reti neurali
concentra un consumo energetico enorme: per i modelli più grandi, pari a quello
di un cervello umano in decine di migliaia di anni. E le fasi di addestramento
si susseguono rapidamente, per migliorarne costantemente le prestazioni. A
questo si aggiunge il consumo della fase di utilizzo: ogni singola risposta
costa poco, ma moltiplicata per centinaia di milioni di utenti arriva, nel
complesso, a eguagliare o superare quello dell'addestramento. Il miglioramento
delle prestazioni dei sistemi di intelligenza artificiale basati su reti
neurali richiede quindi enormi consumi energetici.
Nelle
questioni riguardanti i sistemi informatici intelligenti è consigliabile
trattenere la fantasia e cercare di rimanere aderenti alla realtà. La nostra
mente è invece portata all’antropomorfismo, attribuendo caratteristiche umane ad animali non umani e cose, e in
particolare a ciò che il filosofo della mente
statunitense Daniel Dennett (1942-2024) definì intentional stance, traducibile
con atteggiamento intenzionale, nel senso di stati mentali come
convinzioni, desideri, paure o speranze,
attribuendo ad
animali non umani e a cose intenzionalità umane, per semplificare la previsione
del loro comportamento. Questo può generare l’illusione di una coscienza non
umana nelle manifestazioni dell’intelligenza generata da sistemi informatici. E
ciò tanto più in quanto, a causa della non interpretabilità dei processi che
producono gli strabilianti risultanti intelligenti dei sistemi informatici
intelligenti basati su reti neurali, si propone, per interpretare il
comportamento di quei sistemi, di servirsi si metodi analoghi a quelli
dell’etologia o della psicologia, vale a dire mediante descrizioni macroscopiche
delle caratteristiche di un sistema informatico intelligente.
Leggo
nell’ultimo libro di Nello Cristianini, Forma mentis, Il Mulino 2025:
Queste descrizioni “macroscopiche” di un
sistema artificiale sarebbero state impensabili solo pochi anni fa, ma si
stanno rivelando utili per comprendere
come i sistemi di Intelligenza Artificiale interagiscono con gli utenti. [ MACRO:
spiegare senza ridurre. 16. Machine psychology]
Dall’antropomorfismo alla mitopoiesi il passo è breve e, infatti,
intorno all’ “Intelligenza Artificiale” stanno sorgendo miti, che ne
fanno una specie di dio minore, onnisciente e dotato di altre
straordinarie capacità, come quelle di muovere le masse.
Paradossalmente, i miti biblici, che per quanto miti, veicolano la
Parola di Dio ed anzi, sono Parola di Dio, perché è in quella forma che
essa ci giunse, sono un potente rimedio per salvarci dalla neo-mitologia dell’
“Intelligenza Artificiale”.
In Gen
2,18 leggiamo che non era bene che l’uomo fosse solo e che quindi
occorreva trovargli un aiuto che gli corrispondesse.
Perché?
La
questione non è semplice da risolvere e infatti da millenni le teologie ci si
affannano sopra. Io, però, qui non intendo riassumerne lo sviluppo e tantomeno
prendere una mia posizione in merito. Mi limito a contemplare il detto biblico.
Di
fatto, siamo viventi sociali e, secondo la nostra biologia, nelle relazioni
umane troviamo il senso della vita, che ha una componente emotiva e quindi
anche biologica: è stato scritto che è così troviamo e costruiamo il nostro mondo
vitale. Lo facciamo, però, anche entro i
limiti della nostra biologia di esseri viventi e quindi la cosa varia,
ad esempio, a seconda delle varie età della vita e del contesto sociale. E,
come specie animale sociale siamo anche
predisposti biologicamente al conflitto.
Nell’apertura a Dio immaginiamo però di poter essere anche più che umani. È
questo che sorregge l’anelito cristiano ad una agàpe evangelica
universale, ad un mondo organizzato solidalmente come un’unica famiglia. È un
tema trattato nell’enciclica La magnifica umanità a proposito dell’uso
dei sistemi informatici intelligenti:
128.
Quando accettiamo questa possibilità di trascendere noi stessi con la grazia di
Dio non neghiamo noi stessi, non diventiamo meno umani. Al contrario, come
spiegava papa Francesco, «giungiamo ad essere
pienamente umani quando siamo più che umani, quando permettiamo a Dio di
condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più
vero». Qui si trova la differenza radicale rispetto ai sogni prometeici:
ciò che salva l’umano non è l’autosufficienza potenziata, ma una relazione che
libera, una comunione che trasforma. Davanti a questo, una tecnologia che
classifica e ottimizza ciò che già esiste può diventare, senza volerlo, un
ostacolo al cambiamento e alla crescita. Per un algoritmo, l’errore è qualcosa
da correggere; per una persona, può essere l’inizio di un cambiamento profondo.
Il futuro di una persona non è calcolabile, ma è affidato alla sua libertà,
elevata dall’inesauribile grazia divina e ai legami che coltiva.
In Gen
2,20 leggiamo che il primo uomo non trovò tra gli animali che gli erano stati
condotti da Dio, tra quei viventi, un aiuto che gli corrispondesse. Questo
ci viene presentato come esito di un discernimento tra quei viventi compiuto al
cospetto di Dio. Ne deriva l’unicità dell’essere umano per l’altro essere umano.
L’intelligenza prodotta da un sistema informatico intelligente ci corrisponde?
Anche quando consideriamo le manifestazioni di intelligenza generate da sistemi
informatici e le nostre relazioni con essa, perché ve ne possono essere e certi
modelli intelligenti vengono appositamente costruiti a quel fine, e attraverso
di essa, il discernimento avviene al cospetto di Dio: è uno dei principali
insegnamenti dell’enciclica La magnifica umanità. Questo accade perché
la questione riguarda la dignità dell’umano, quella di chi è chiamato a
discernere e quella degli esseri umani
che di quel discernimento subiranno le conseguenze, ed è cruciale per
custodirla.
Ciò che
è generato dai sistemi informatici intelligenti e qualcuno che ci corrisponde o è solo un qualcosa, uno strumento del
quale ci si serve e al quale è compito sociale definire dei limiti a tutela
dell’umano?
Non mi
occupo qui della questione di come regolare la produzione, la
commercializzazione e l’impiego dei sistemi informatici intelligenti, e, in
particolare degli orientamenti etici da seguire nella regolazione per un’Intelligenza
Artificiale affidabile e ispirata ai criteri di beneficenza, quindi
volta a beneficiare l’umanità e a contribuire alla conservazione di un buon ambiente per le generazioni future
e di non maleficenza, per prevenire danni o conseguenze negative causate
dall’Intelligenza Artificiale. Ci si potrà informare in maniera
sintetica e completa, leggendo di De
Caro M. e Giovanola B., Intelligenze. Etica e politica dell’IA, Il
Mulino 2025, consigliato anche per la preparazione alla Settimana teologica del
MEIC di Camaldoli di quest’anno.
Voglio
ricordare solo che l’Unione Europea è intervenuta molto incisivamente in quel
campo con ben quattordici atti normativi, l’ultimo dei quali, il Digital Omnibus
sull'IA, emanato l’8 luglio 2026 (2).
Mi interessa, invece, suscitare il dialogo sull’etica personale nell’uso
dei sistemi informatici intelligenti, che in particolare, con i modelli
linguistici LLM chatbot, si stanno
rivelando anche non un formidabile strumento di documentazione che agevola
l’organizzazione delle ricerche in ogni campo, rendendole velocissime e ormai
anche piuttosto affidabili, ma anche di controllo e revisione dei testi per
scoprirvi errori, imprecisioni, incongruenze e via dicendo.
Un aspetto viene evocato nel terzo capitolo dell’enciclica La
Magnifica umanità, al n.100 (3): il rischio di perdere il desiderio di
relazioni reali con altre persone. La ricerca dell’umano che ci corrisponda,
secondo Gen 2, 18, non è confinata
nel mito biblico, ma è un compito a cui tutti i giorni siamo chiamati da Dio:
la Parola di Dio è rivolta a ciascuno di noi, nel tempo che viviamo e nella
nostra condizione attuale.
E poi vi è un altro aspetto, anch’esso trattato nell’enciclica in
diversi punti: «come accade per ogni grande svolta tecnologica,
l’IA tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone già di risorse
economiche, competenze e accesso ai dati» [M.H. n.108]. Dietro
l’impiego di queste tecnologie, oggi prevalentemente nelle mani di attori
privati, c’è quindi un problema politico.
Le tecnologie di intelligenza artificiale sono
molto versatili, e lo diventano tanto più quanto più si passa a modelli di uso
generale, capaci di svolgere compiti assai diversi. Possono essere impiegate
anche per influenzare l'opinione pubblica. Questo rischio è cresciuto da quando
gran parte dell'umanità prova piacere a rimanere costantemente connessa tramite
dispositivi mobili come i telefoni cellulari smart, vale a dire intelligenti, gli smartphone,
su piattaforme in cui algoritmi di sistemi informatici intelligenti scelgono
quali contenuti mostrare a ciascuno. E tendono a privilegiare proprio quelli
che colpiscono più a fondo le emozioni degli utenti, perché sono quelli che li
trattengono più a lungo e quindi li possono influenzare maggiormente.
Dal 2013
l’impatto politico dei sistemi informatici intelligenti nel mondo è aumentato
sempre più, così come quello degli organismi privati che li sviluppano e
commercializzano, che sono riusciti ad organizzare investimenti colossali e che
quindi dispongono anche di un potere economico colossale.
E’ un
tema che viene trattato nell’enciclica La magnifica umanità nel quarto
capitolo, Custodire l’umano nella trasformazione. Verità, lavoro, libertà, ai numeri da 132 a
136 (4): «L’uso delle piattaforme digitali e dei sistemi di IA
accelera i profondi cambiamenti nella comunicazione pubblica e politica. […]
La possibilità di manipolare contenuti, immagini e filmati espone i cittadini a
prospettive parziali o fuorvianti. […] Coloro che dispongono di potenti
risorse tecniche ed economiche – e, con esse, anche di molte risorse umane per
intervenire – hanno un’importante capacità di indurre cambiamenti culturali […]
[per imporre] sottilmente o apertamente ciò che [si] vuole che gli
altri considerino vero».
Il governo delle società è un risultato che
è ancor oggi il frutto dell’interazione, non sempre consapevole e non sempre
collaborativa, anzi spesso in vari modi conflittuale, di soggetti pubblici e privati, individui,
gruppi istituzioni. L’esperienza storica ha dimostrato che ciò che rende in
qualche modo sicura la politica,
consentendo la correzione degli orientamenti e delle prassi dannose, è il
mantenimento di un certo pluralismo sociale, evitando che tutto cada in poche
mani: è l’obiettivo principale del metodo democratico. Nondimeno i centri di
potere politico sempre tendono a
contrastare il pluralismo che agisce come un limite al mantenimento e
all’espansione del loro potere: ora hanno nei sistemi informatici intelligenti
ai quali moltitudini sono costantemente connessi uno strumento poderoso per
farlo. Ne deriva un problema democratico.
Nell’enciclica La magnifica umanità queste dinamiche sono
rappresentate anche mediante la contrapposizione tra il modello politico della
biblica costruzione della mitica città di Babele, con la sua alta torre,
narrato in Gen 11, 1-11, considerato quello che, accentrando il potere e
cercando di omologare la popolazione e la sua cultura, voleva contrastare il
pluralismo sociale, e quello narrato nel libro di Neemia, della ricostruzione
delle mura di Gerusalemme, attuata organizzando una vasta partecipazione
popolare, cercando di coinvolgere la comunità e di suscitare il consenso e la
collaborazione del popolo. Nell’enciclica leggiamo, al n.10, che scegliere
«“la via di Neemia” significa
ricostruire riconoscendo che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta
ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa:
quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo
dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità.
E, dentro questa opera condivisa, i
cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio,
perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella
pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue
solide fondamenta e il suo fine ultimo. Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova
Gerusalemme «scendere dal cielo, da Dio» (Ap 21,2) come dono per tutta
l’umanità. E questa visione di grazia è per noi cristiani una chiamata a
lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle
“città” di oggi.».
Da
qui, poi, l’esortazione dell’enciclica a trasformare la solidarietà di fatto,
che sperimentiamo perché le nostre vite sono intrecciate, in una scelta
consapevole di solidarietà piena [M.H.
n.74]: «La fede ci invita a leggere questa realtà come
una chiamata: non siamo semplicemente vicini gli uni agli altri, ma affidati
gli uni agli altri, perché ciascuno si faccia carico, per quanto può, della
vita e delle ferite del fratello e della sorella […]». Perché «la
dignità si riconosce anche nella capacità di entrare in relazioni autentiche [n.233] […]» e «il cuore umano conserva
un bisogno irrinunciabile di prossimità. [Occorre quindi] custodire
luoghi e tempi in cui la presenza fisica rimane decisiva: la tavola condivisa,
la comunità cristiana che si raduna, la visita a chi è solo, il servizio ai poveri».
E a
ricondurre ciò che è generato dai sistemi informatici intelligenti a strumento,
con ciò che ne consegue.
Mentre
in sede istituzionale i regolatori pubblici cercheranno di costruire una
cornice normativa perché la produzione, la commercializzazione e l’impiego dei
sistemi informatici intelligenti avvengano a beneficio della gente, una via per
sorreggere questi sforzi e coadiuvarli può essere quella di lavorare per
ricostituire dal basso l’autenticità delle relazioni sociali, anche come base
per la costruzione di una politica democratica, vale a dire consapevole dell’importanza
di riconoscere limiti agli abusi di potere consentiti anche dagli sviluppi
tecnologici. E quindi anche all’interazione sociale personale mediata da
sistemi informatici intelligenti. Vorrei suscitare un dialogo sinodale su
questo e già esso sarà un modo per recuperare autenticità, riconoscendo l’umano
che ci corrisponde e prendendocene cura, al cospetto di Dio.
Perché,
è scritto, "Non
è bene che l'uomo sia solo”.
Mario Ardigò – per l’incontro
in Zoom del Meic romano del 24-9-26
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
NOTE:
(1) Nell’intendere i brani biblici del libro della
Genesi che ho citato nel mio lavoro mi sono servito principalmente di:
GIUNTOLI Federico, a cura di, Genesi
1-11. Introduzione, traduzione e commento, Edizione San Paolo 2013
(2) Atti normativi della
UE in materia di sicurezza delle reti informatiche e dei sistemi informatici
intelligenti. Risultato ottenuto mediante il sistema informatico intelligente Claude
modello Opus 5 il 23-9-26:
PROMPT:
Elenca
in ordine di data di emissione i regolamenti della Ue sulla sicurezza delle
reti informatiche e della IA. Che cos’è il NIS2? Ho saputo che l'entrata in vigore di alcune parti dell'AI
act della UE è stata scaglionata tra il 2026 e il 2028. Cerca notizie a
riguardo.
RISULTATO da
Claude modello Opus 5 – 23-9-26:
Ecco i principali atti, in ordine di data di adozione. Ho incluso anche
le direttive, che non sono regolamenti in senso tecnico, perché senza di esse
il quadro sarebbe incompleto.
Sicurezza delle reti
e cybersicurezza
1.
Direttiva (UE) 2016/1148 (NIS Network and
Information Security), 6 luglio
2016. È la prima disciplina organica sulla sicurezza delle reti. Oggi è
abrogata dalla NIS2.
2.
Reg. (UE) 2019/881 (Cybersecurity Act), 17 aprile 2019. Dà un mandato permanente all'ENISA e
istituisce il quadro europeo di certificazione.
3.
Reg. (UE) 2021/887, 20 maggio 2021.
Istituisce il Centro europeo di competenza per la cybersicurezza e la rete dei
centri nazionali.
4.
Reg. (UE) 2022/2554
(DORA), 14 dicembre 2022. Riguarda la resilienza operativa digitale del settore
finanziario.
5.
Direttiva (UE)
2022/2555 (NIS2) e Direttiva (UE) 2022/2557 (CER)
sui soggetti critici. Sono state adottate lo stesso giorno della DORA.
6.
Reg. (UE, Euratom)
2023/2841, 13 dicembre 2023. Riguarda la cybersicurezza di istituzioni, organi e
organismi dell'Unione.
7.
Reg. di esecuzione
(UE) 2024/482, 31 gennaio 2024. È il primo schema di certificazione europeo (EUCC).
8.
Reg. di esecuzione
(UE) 2024/2690, 17 ottobre 2024. Fissa i requisiti tecnici della NIS2.
9.
Reg. (UE) 2024/2847 (Cyber Resilience Act), 23 ottobre 2024. Stabilisce i requisiti di sicurezza
dei prodotti con elementi digitali.
10.
Reg. (UE) 2025/37 del 19 dicembre 2024. modifica il Cybersecurity Act per i
servizi di sicurezza gestiti;
11.
Reg. (UE) 2025/38, entrambi del 19
dicembre 2024. Il secondo è il Cyber Solidarity Act. Stabilisce misure
per rafforzare la solidarietà e le capacità dell'Unione di rilevare le minacce
e gli incidenti informatici, di prepararsi e di rispondervi, e modifica il
regolamento (UE) 2021/694, cioè il programma Europa digitale. È stato
pubblicato in GUUE il 15 gennaio 2025 ed è entrato in vigore il 4 febbraio
2025.
12.
Reg. (UE) 2026/1744
del Parlamento europeo e del Consiglio [Digital Omnibus sull'IA] dell'8 luglio 2026 modifica il
regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), il regolamento (UE) 2018/1139 sulla
sicurezza aerea e il regolamento (UE) 2023/1230 sulle macchine.
Natura: è un regolamento, non una direttiva,
quindi è direttamente applicabile senza recepimento nazionale.
Adozione: il Parlamento europeo l'ha approvato
il 16 giugno 2026 e il Consiglio l'ha adottato definitivamente il 29 giugno. È
stato firmato l'8 luglio 2026, che è la data che compare nel titolo.
Pubblicazione: Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea, serie L, 24 luglio 2026.
Entrata in vigore: 27 luglio 2026, il terzo giorno
successivo alla pubblicazione.
Origine: è il filone dedicato all'IA del più
ampio pacchetto Digital Omnibus, presentato dalla Commissione il 19 novembre
2025.
Intelligenza
artificiale
1.
Reg. (UE) 2024/1689
(AI Act), 13 giugno 2024.
Lo scaglionamento c'era già nel testo
originale dell'AI Act, ma il Digital
Omnibus sull'IA di quest'estate lo ha allungato. Il regolamento è stato
firmato l'8 luglio 2026 e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 luglio come
Reg. (UE) 2026/1744; è entrato in vigore il 27 luglio, sei giorni prima che
scattasse la scadenza originaria del 2 agosto 2026 per i sistemi ad alto
rischio.
Il calendario che ne risulta è questo:
- 1° agosto 2024: entrata in
vigore dell'AI Act.
- 2 febbraio 2025: divieti
dell'art. 5. 2 agosto 2025:
obblighi per i modelli di IA per finalità generali (GPAI). Nessuna di
queste scadenze è stata toccata dall'Omnibus.
- 2 agosto 2026: applicazione
generale. Gli obblighi di trasparenza dell'art. 50 sono rimasti su questa
data, per esempio l'obbligo di avvertire le persone che stanno interagendo
con un sistema di IA.
- 2 dicembre 2026: la marcatura
leggibile dalla macchina dei contenuti generati (art. 50(2)) si applica ai
sistemi già sul mercato prima del 2 agosto 2026, con quattro mesi di
proroga invece dei sei proposti dalla Commissione; dalla stessa data
valgono i nuovi divieti. I sistemi nuovi vi sono soggetti già dal 2 agosto
2026.
- 2 agosto 2027: termine entro
cui ogni Stato membro deve istituire almeno una sandbox regolamentare
nazionale sull'IA.
- 2 dicembre 2027: obblighi per
i sistemi ad alto rischio "autonomi" dell'Allegato III.
Rientrano qui, tra l'altro, l'IA usata nel lavoro, nell'istruzione, nella
valutazione del credito, nelle attività di contrasto e nelle
infrastrutture critiche.
- 2 agosto 2028: obblighi per
l'IA incorporata in prodotti già regolati dalla normativa UE di sicurezza
(Allegato I), come dispositivi medici, macchine e giocattoli.
Ci sono tre punti che meritano
attenzione.
Primo, le date sono fisse. Il testo
finale ha abbandonato il meccanismo che legava l'applicazione alla conferma
degli standard tecnici, proposto in origine dalla Commissione.
Secondo, l'Omnibus non si limita a
rinviare. Aggiunge all'art. 5 il divieto dei sistemi che generano immagini
intime non consensuali (le app cosiddette "nudifier") e materiale
pedopornografico, e rafforza i poteri di vigilanza dell'AI Office.
Terzo, c'è un'incertezza che potrebbe
interessarti da vicino. Secondo Mayer Brown, non è chiaro se i rinvii valgano
anche per gli operatori di sistemi ad alto rischio che siano autorità
pubbliche. La questione tocca direttamente l'uso dell'IA negli uffici
giudiziari e nelle forze di polizia. Se ne parli in pubblico, conviene
verificarla sul testo del regolamento.
Infine, le modifiche proposte nello
stesso pacchetto per GDPR, direttiva ePrivacy, NIS2 e Data Act sono ancora in
negoziazione e non sono ancora diritto vigente.
2.
Reg. (UE) 2026/1744
(Digital Omnibus sull'IA), firmato l'8 luglio 2026. È stato pubblicato in
Gazzetta ufficiale il 24 luglio ed è entrato in vigore il 27 luglio 2026.
Rinvia gli obblighi per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III dal 2
agosto 2026 al 2 dicembre 2027. Introduce inoltre nuove pratiche vietate.
Restano in corso di negoziazione due dossier. Il primo è il resto del pacchetto
Omnibus su dati e cybersicurezza: un accordo è atteso nella prima metà del
2027. Il secondo è la proposta di revisione del Cybersecurity Act presentata a
inizio 2026.
Ci sono due cautele. Primo, le date
sono quelle di adozione, non di pubblicazione in GUUE né di applicazione, che
per AI Act, DORA e CRA sono scaglionate. Secondo, ho ricostruito a memoria la
numerazione dei regolamenti 2025/37 e 2025/38. Se ti serve per un uso pubblico,
verificala su EUR-Lex.
(3) [MH n.100] […] Negli
ultimi anni il suo uso privato è cresciuto notevolmente, e da più parti si
riflette sulle opportunità e sui rischi legati alla sua rapida diffusione.
Nell’uso personale, tre aspetti, in particolare, devono essere tenuti in debita
considerazione: la facilità di ottenere il risultato, l’impressione di
oggettività e la simulazione della comunicazione umana. La velocità e la
semplicità con cui è possibile ottenere indicazioni, elaborazioni complesse,
contenuti mediatici e forme di assistenza concreta semplificano le nostre vite,
ma possono anche abituarci a delegare troppo e a cercare risposte pronte,
indebolendo il giudizio personale e la creatività. L’impressione di oggettività
che le risposte e le proposte di questi sistemi possono suscitare rischia di
farci dimenticare che esse riflettono i parametri culturali di chi li ha
progettati e addestrati, con tutti i loro pregi e difetti. L’imitazione
artificiale di una comunicazione umana positiva – parole di consiglio, di
empatia, di amicizia, di amore – può risultare gratificante e persino utile, ma
in utenti poco consapevoli può trarre in inganno e illudere di essere in
relazione con un autentico soggetto personale. Quando la parola viene simulata,
essa non costruisce una relazione, ma una sua parvenza. L’imitazione
artificiale della relazione di cura o di accompagnamento può diventare
pericolosa quando si insinua in un contesto povero di relazioni e di affetti
reali: allora il rischio non è tanto che
una persona creda di parlare con un’altra persona, ma che perda il desiderio
stesso di cercare davvero l’altro.
(4) 132.
L’uso delle piattaforme digitali e dei sistemi di IA accelera i profondi
cambiamenti nella comunicazione pubblica e politica. Strumenti che potrebbero
favorire il confronto e la partecipazione vengono spesso impiegati per
costruire narrazioni distorte e confondere i confini tra vero e falso,
mescolando dati e opinioni. La disinformazione non nasce con l’IA, ma trova
oggi in essa un moltiplicatore potente. La possibilità di manipolare contenuti,
immagini e filmati espone i cittadini a prospettive parziali o fuorvianti. Il
problema riguarda la dimensione culturale e morale, poiché la qualità della
comunicazione pubblica dipende direttamente dalla fiducia sociale e incide su
di essa. Un’informazione veritiera, infatti, non nasce da un controllo
centralizzato o automatizzato. Nel discorso pubblico, la verità dei fatti
possiede una dimensione razionale, poiché richiede verifica, riscontro delle
fonti e responsabilità argomentativa; ma è ancor più relazionale: si costruisce
attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, in un confronto onesto con
gli altri e con il mondo. Solo la ricerca condivisa della verità dei fatti,
assunta come bene comune, può fondare una comunicazione giusta.
133. Coloro che dispongono di potenti risorse tecniche ed economiche – e, con esse, anche di molte risorse umane per intervenire – hanno un’importante capacità di indurre cambiamenti culturali e, in ultima analisi, di convincere un numero significativo di persone su quale sia la verità sull’essere umano, sul mondo, sul senso dell’esistenza, sulla famiglia, persino su Dio. Questo è puro potere privo di verità, che impone sottilmente o apertamente ciò che vuole che gli altri considerino vero.
[…]
135. In
questo orizzonte è importante ricordare che la comunicazione «non è solo
trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura». I contenuti che circolano negli ambienti
digitali influenzano il modo in cui le persone percepiscono il mondo e
introducono nella coscienza comune immagini e racconti che orientano i desideri
e influenzano le scelte quotidiane. «Non è un mondo parallelo o puramente
virtuale», perché ciò che nasce in rete
entra ormai a far parte della vita delle persone, soprattutto dei più giovani.
136. Per
questo, chi controlla le piattaforme digitali e i mezzi di comunicazione
possiede una notevole capacità di incidere sull’immaginario collettivo e di
proporre come desiderabile una certa visione della realtà. È un potere che
chiede di essere continuamente illuminato dalla ricerca della verità e dal
rispetto della dignità umana, perché la cultura che si genera nella rete non
diventi strumento di eccessiva distrazione, di omologazione e di dominio, ma
spazio in cui possano maturare libertà interiore e pensiero critico.
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La mia BIBLIOGRAFIA di riferimento sui sistemi informatici
intelligenti, vale a dire i testi, di carattere divulgativo, che ho letto su
questa materia, della quale non sono specialista. Ho avuto formazione
giuridica.
BENANTI Paolo, La nuova logica
del dominio. Potere computazionale, democrazia e condizione umana, Laterza,
2026;
BENANTI Paolo, Le macchine
sapienti. Intelligenze artificiali e decisioni umani, Marietti 1820, 2019;
BENENTI Giuliano, CASATI Giulio,
MONTANGERO Simone, Il computer impossibile. Come il calcolatore quantistico
cambierà il mondo, Raffaello Cortina editore 2025;
CINGOLANI Roberto, L’altra
specie. Otto domande su di noi e loro, Il Mulino, 2019;
CRISTIANINI Nello, La
scorciatoia. Come le macchine sono diventate intelligenti senza pensare in modo
umano, Il Mulino 2023;
CRISTIANINI Nello, Machina
sapiens, Il Mulino, 2024;
CRISTIANINI Nello, Forma mentis, Il
Mulino 2025;
DE CARO Mario, GIOVANOLA Benedetta, Intelligenze.
Etica e politica dell’IA, Il Mulino 2025 (è uno dei testi consigliati per
prepararsi alla Settimana teologia del MEIC a Camaldoli di quest’anno, sul
tema: Alle frontiere dell’umano. Naturale e artificiale);
DENNET Daniel C., Coscienza. Che
cos’è, Raffaello Cortina editore, 2023;
FLORIDI Luciano, La quarta
rivoluzione. Come l’infosfera sta cambiando il mondo, Raffaello Cortina
editore, 2017;
FLORIDI Luciano, Etica
dell’intelligenza artificiale. Sviluppi, opportunità, sfide, Raffaello
Cortina editore, 2022;
FLORIDI Luciano, La differenza
fondamentale. Artificial agency: una
nuova filosofia dell’intelligenza artificiale, Mondadori 2025;
KAPLAN Jerry, Intelligenza
artificiale. Guida al futuro prossimo, LUISS University Press 2017;
KAPLAN Jerry, Le persone non
servono. Lavoro e ricchezza nell’era dell’intelligenza artificiale, LUISS
University Press 2024;
MITCHELL Melanie, L’intelligenza
artificiale. Guida per esseri umani pensanti, Einaudi 2022;
ROTUNDO Nicola, Intelligenza
artificiale. Un punto di vista etico sociale, Armando editore 2024
[l’autore è stato uno dei relatori della Settimana teologica del MEIC a
Camaldoli del 2026 sul tema: Alle frontiere dell’umano. Naturale e
artificiale).