INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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giovedì 24 settembre 2026

A.I. nuova specie? Demitizzare i sistemi di intelligenza artificiale basati su reti neurali: un problema che riguarda la politica - Introduzione di Mario Ardigò al dialogo sinodale su quel tema all’incontro su piattaforma Zoom del gruppo romano del MEIC del 25 settembre 2026

 

A.I. nuova specie? Demitizzare i sistemi di intelligenza artificiale basati su reti neurali: un problema che riguarda la politica

 

Introduzione di Mario Ardigò al dialogo sinodale su quel tema all’incontro su piattaforma Zoom  del gruppo romano del MEIC del 25 settembre 2026


1. Dal libro della Genesi capitolo 2, versetti da 18 a 20

 

E il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda". Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. 

 

  Su ogni versetto biblico vi è una immensa tradizione esegetica: su ogni filone esegetico si sono costruite teologie. In Genesi, capitolo 2 versetti 18 e 19, è in questione la sapienza o il potere del primo uomo? Siamo, è chiaro, all’interno di una narrazione ambientata in un ambiente mitico, che riguarda i fondamenti della vita umana e dà raccomandazioni su come esercitare il discernimento. Il primo uomo ci viene mostrato capace di interloquire con Dio e non è abbandonato da Dio quando gli viene dato, da Dio, il compito di dare un nome ad altri viventi,  allo scopo di trovare un aiuto che gli corrispondesse. Un esercizio, dunque, non a scopo classificatorio, oggi potemmo dire scientifico, ma pratico,  per riconoscere quel particolare vivente. Tutto avviene al cospetto di Dio, il quale, è scritto, intendeva vedere come quel compito  sarebbe stato esercitato. Al primo uomo sono condotti da Dio degli esseri viventi e quindi prima di tutto l’uomo impara a conoscerli come tali: il primo e  fondamentale discernimento. L’altro aspetto è quello di riconoscere un vivente che gli corrispondesse e, quindi, anche quello di riconoscere quelli che non gli corrispondessero. Queste idee possono servire da riferimento anche per orientarsi nel dibattito attuale sugli sviluppi dei sistemi di intelligenza artificiale: sistemi basati su reti neurali e apprendimento automatico, e, in parte, algoritmi evolutivi, che partecipano al proprio addestramento e diventano capaci di risolvere problemi per i quali non erano stati specificamente addestrati e di prendere decisioni. Sono entità che alcuni assimilano all'umano, e che per altri sono sovrumane o potrebbero diventarlo, e che per altri ancora, nel momento in cui esprimono intelligenza, sarebbero in qualche senso vive.

 Riflettiamo e agiamo come Chiesa, anche noi al cospetto di Dio. È l’esortazione che ci viene dall’enciclica La magnifica umanità. Tanto più in quando si tratta di questioni epocali, riguardanti tecnologie capaci, ci dicono, di cambiare profondamente il mondo intorno a noi. E lo sono perché, anche questo è scritto in quell’enciclica, espressione anche di nuove forme emergenti di potere politico, quello che riguarda il governo delle società.  Si sta diffondendo una mentalità che crea un’equivalenza tra questa potenza tecnica e il diritto di governare: in quell’enciclica tutte le persone di fede sono chiamate a disarmare, rompendo quell’equivalenza,   i sistemi informatici intelligenti (M.H. n.110).

  Si tratta di tecnologie che stanno generando un’influenza sociale in un modo che non si è mai dato nella storia dell’umanità. Non solo infatti si vorrebbe farne dei decisori di vertice dei maggiori sistemi tecnologici implicati nell’economia, nella guerra, in ogni altro tipo di attività sociali riguardanti le masse, ma già sono utilizzati per plasmare la mentalità di queste ultime, per accattivarsene il consenso. Da ciò, come sempre avviene nella costruzione sociale e quindi anche nella politica, che ne è espressione, anche una mitopoiesi su quei  sistemi di intelligenza artificiale: emerge nell’immaginario collettivo nei media e nelle reti sociali, l’entusiasmo per una visione futuristica di “uomo potenziato” da quelle nuove tecnologie  oppure addirittura  di “uomo ibridato” con la macchina [M.H. n.115]. Da qui il compito, con valenza anche religiosa, di riconoscere quello che realmente sono quei sistemi, distinguendoli innanzi tutto dai viventi, e poi dagli esseri umani,  demitizzandoli.

  Invito chi parteciperà al dialogo  che seguirà ad agire in spirito sinodale, considerando innanzi tutto gli elementi sapienziali emergenti dal brano biblico che ho preso come riferimento in questa mia introduzione, questo perché poi il dialogo che avremo tra noi non sia come quello che avviene dopo una conferenza di un esperto – io non lo sono, sono solo una persona religiosa che cerca di essere colta, vale a dire di rendere ragione davanti a Dio di ciò che pensa, dice, scrive, fa – ma faccia emergere propositi  di azione sociale di natura ecclesiale,  legati alla nostra fede che ci unisce, che, se l’incontro potrà essere arricchito dalla presenza del presbitero, potrebbero essere da lui formulati a nome di tutti, davanti a Dio, ad esempio in forma di preghiera. Questo in linea con l’esortazione a fare ciascuno e ciascuna la propria parte che ci viene dall’enciclica La magnifica umanità.

  In questa introduzione al dialogo non proporrò soluzioni e quindi,  quando l’avrò finita di svolgere, i problemi rimarranno ancora problemi. Mi limiterò a suggerire spunti di riflessione, per catalizzare gli interventi. Organizzerò il discorso intorno ai temi dei tre versetti biblici citati all’inizio:

       -al cospetto di Dio

       -distinguere il vivente

-riconoscere l’umano.

 Chi possiede competenze specialistiche in ciò di cui si parla le condivida con le altre persone che partecipano; chi non le ha, si sforzi di intervenire da persona colta, nel senso che ho sopra precisato. Ogni persona che interviene si sforzi di collegarsi con ciò che è emerso dagli altri interventi.

2. Al cospetto di Dio

 «Non possiamo considerare l’intelligenza artificiale moralmente neutra», leggiamo nell’enciclica La magnifica umanità [M.H. n.104]. Essa «incorpora la visione del mondo di chi la progetta, la possiede e la regola», si legge nella nota sull’intelligenza artificiale del gennaio 2025 Con antica e nuova [sapienza] – Antiqua et nova dei Dicasteri per la dottrina della fede e della cultura[N.A. n.42]. E ancora, in La magnifica umanità: «In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni.[…] Per questo, il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano» [M.H. n.104].

 Per questa ragione La magnifica umanità  ci chiama all’azione sociale:

 

91. Mi accompagna la convinzione che il modo concreto di vivere i rapporti sociali alla luce del Vangelo non sia stabilito una volta per sempre, ma resti un compito affidato, di generazione in generazione, alla comunità cristiana. Sotto la guida dello Spirito Santo, la Chiesa si lascia illuminare dalla Parola, per leggere i segni dei tempi e cercare con creatività vie nuove perché le relazioni tra persone e popoli diventino più conformi alle esigenze del Regno di Dio. Per questo incoraggio tutti, in modo particolare i fedeli laici, a non aver paura di lasciarsi provocare dalla realtà, di mettersi in ascolto reciproco e di assumere con fermezza la propria responsabilità nella costruzione di una società più umana e fraterna.

   Viene in rilievo la nostra personale responsabilità perché si tratta di influire su scelte che l’umanità compie al cospetto di Dio, in quanto capaci di cambiare il mondo, e, prima di esso, le persone che l’abitano, e quindi le società che consentono loro di sopravvivere e ne determinano le culture, vale a dire costumi personali e sociali, concezioni, mitologie, configurazione e finalità delle dinamiche di potere.

  Tutti noi siamo parte del processo in corso, perché siamo profondamente pervasi degli effetti delle nuove tecnologie dei sistemi intelligenti e noi stessi ne siamo attori. Li utilizziamo, spesso in modo nemmeno consapevole o non del tutto consapevole, e ne siamo utilizzati: la nostra condotta è però ancora rilevante. E’ scrutata da quei sistemi e se ne tiene conto nell’aggiornamento dei modelli intelligenti esistenti e nella creazione di nuovi.

  Chi ha fatto esperienza di interazione con i modelli di sistemi intelligenti del tipo LLM chatbot, basati  su reti neurali artificiali, è sicuramente consapevole dei problemi che ne emergono e, in particolare, di quello che ormai è divenuto evidente anche per sistemi destinati ad operare in ambiti molto più complessi e impegnativi: si tratta di sistemi, allo stato, insicuri. Fallibili. E’ scritto nelle avvertenze sotto le riposte generate dai   modelli linguistici LLM chatbot. Questo limita la commerciabilità da parte dei produttori privati, che si sono procurati investimenti colossali in previsione di ricavi molto più colossali, delle tecnologie basate sulle reti neurali, l’apprendimento automatico, gli algoritmi evolutivi,  man mano che le nuove tecnologie  venissero integrate in ogni sorta di attività umana, in ogni processo produttivo, in ogni servizio, e anche in ogni guerra.

  Ne deriva un serio problema etico, che viene studiato ed esposto dagli specialisti secondo la loro sofisticata scienza, ma, per tutta l’altra gente, è importante, credo, rendersi conto che ciò che si fa, e anche ciò che si omette, nel campo dei sistemi intelligenti, perché tutto ciò avviene al cospetto di Dio, il quale, come nel racconto biblico,  vede come si agisce. Non siamo abbandonati a noi stessi in questo mondo.

 Leggiamo all’inizio di La magnifica umanità:

 

1. La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo».  Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza.

 

 Perché possiamo dire magnifica  l’umanità, pur con tutti i problemi e la cattiveria che manifesta? Credo di poter dire, sulla scorta dell’enciclica e di un’antica tradizione, che è perché è stata creata aperta a Dio. Ha un Dio buono sempre vicino a sé, come nella situazione presentata in Genesi 2, 18: «E il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda"».

  Così ragiono di questi temi e se mi sento smarrire per la  mia insufficienza di comprensione e per il senso della mia inutilità di fronte a processi così epocali, rivolgo la mia invocazione a Dio con le parole del salmo 121:

 

Alzo gli occhi verso i monti:

da dove mi verrà l'aiuto?

 

Il mio aiuto viene dal Signore:

egli ha fatto cielo e terra.

 

Non lascerà vacillare il tuo piede,

non si addormenterà il tuo custode.

 

Non si addormenterà, non prenderà sonno

il custode d'Israele.

 

Il Signore è il tuo custode,

il Signore è la tua ombra

e sta alla tua destra.

 

3. Distinguere il vivente

  Distinguere il vivente: un sistema informatico intelligente vive?

  In genere si discute se un sistema del informatico possa essere realmente  intelligente e se la sua intelligenza sia comparabile con quella umana. Ebbene: lo scopo dei suoi sviluppatori è proprio quello di generare una intelligenza comparabile con quella umana, ma non una intelligenza umana, in quanto quest’ultima è limitata, lenta e fallibile, pervasa com’è di emotività su base biologica.

  E’ scritto in termini accessibili anche ai non specialisti nella nota Nuova e antica (sapienza) – Nova et Antiqua che ho citato:

 

7. Il concetto di intelligenza nell’IA [Intelligenza Artificiale] si è evoluto nel tempo, raccogliendo in sé una molteplicità di idee provenienti da varie discipline. Sebbene abbia radici che risalgono a secoli fa, un momento importante di questo sviluppo si è avuto nel 1956, quando l’informatico statunitense John McCarthy organizzò un convegno estivo presso l’Università di Dartmouth per affrontare il problema dell’«Intelligenza Artificiale», definito come «quello di rendere una macchina in grado di esibire comportamenti che sarebbero chiamati intelligenti se fosse un essere umano a produrli». Il convegno lanciò un programma di ricerca volto a usare le macchine per riuscire ad eseguire compiti tipicamente associati all’intelletto umano e a un comportamento intelligente.

8. Da allora, la ricerca in questo settore è progredita rapidamente, portando allo sviluppo di sistemi complessi in grado di eseguire compiti molto sofisticati

 

  Lo sviluppo delle tecnologie dei sistemi intelligenti è stato, negli ultimi anni, prevalentemente sostenuto da imprese commerciali private che li producono o per venderne dei modelli o per fornirne i servizi, cioè per farne commercio (fino al 2000 la ricerca venne invece prevalentemente finanziata da organismi pubblici, in particolare a fini militari). I loro piani organizzativi sono quindi modellati sulle previsioni degli andamenti dei mercati, dai quali dipende la possibilità di ottenere da quel commercio ricavi sufficienti a rientrare degli investimenti effettuati e a remunerare secondo le aspettative i capitali investiti. Viene prodotta solo l’intelligenza che serve a quei fini. Quanto ai sistemi cosiddetti intelligenti, la definizione stessa di intelligenza è controversa. Di solito l'intelligenza generata da un sistema informatico viene misurata in base ai risultati ottenuti in prove standardizzate, dette benchmark: talvolta si tratta di compiti progettati per esseri umani e tarati sulle loro prestazioni, più spesso di prove costruite specificamente per misurare e confrontare fra loro quei sistemi, con le prestazioni umane come termine di paragone. Si misura dunque ciò che un sistema sa fare in compiti determinati, con finalità essenzialmente pratiche, più che la sua intelligenza in senso proprio. Molte delle questioni filosofiche e teologiche che si fanno intorno a quel tema appaiono quindi fuori contesto. Qui comunque non me ne occupo.

  Molto importante, in particolare per ciò che riguarda la nostra fede, ritengo sia distinguere il vivente da ciò che non vive. La nostra, infatti, è la fede nel Dio vivente, sorgente di vita.

 

[Mt 16, 16-18] Disse loro: "Ma voi, chi dite che io sia?". 16Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". E Gesù gli disse: "Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. [CEI 2008]

 

e

 

[Sal 36, 8-10]

Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio!

Si rifugiano gli uomini all'ombra delle tue ali,

 

si saziano dell'abbondanza della tua casa:

tu li disseti al torrente delle tue delizie.

 

 È in te la sorgente della vita,

alla tua luce vediamo la luce.

[CEI 2008]

 

 Fino allo sviluppo di quei sistemi informatici che diciamo capaci di intelligenza, si riteneva che di essa fossero capaci solo esseri viventi (anche soprannaturali e, dall’Ottocento, si è cominciato a studiare anche quella degli animali non umani). Una definizione piuttosto comune di intelligenza in ambito animale è quella della capacità di produrre comportamento adattivo in situazioni nuove, non anticipate né dall'evoluzione né dall'apprendimento pregresso. Ma accostandoci ad una specie vivente non è la sua intelligenza che ci colpisce prima di tutto, ma il fatto che viva, come noi stessi viviamo.

  In Gen 2,19 al primo uomo vengono presentati animali  non umani perché dia loro un nome, e quindi li distingua. Essi erano stati plasmati dalla terra come lui e gli vengono condotti perché non era bene che fosse solo [Gen 2,18] e tra loro cercasse un aiuto che gli corrispondesse. Il vivente  non è un mero strumento.

   Animali, viventi, sono accomunati nel patto che, dopo il diluvio universale stringe con Noè  e i suoi figli:

 

[Gen 9, 8-11]

 Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: "Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra".

 

 Nel rapporto con gli animali che ci sono più prossimi  l'empatia si esercita e si estende oltre i confini della nostra specie. E questo concorre a formare il senso che ciascuno di noi dà alla propria esistenza.

  Nel nostro tempo, quello dell’intelligenza artificiale, è divenuta più importante, ma anche un po’ più difficile da esercitare in concreto,  la capacità di distinguere il vivente  da ciò che non lo è nelle nostre interazioni con i sistemi informatici intelligenti.

  I criteri biblici sono esplicitati, quanto a Dio vivente e agli idoli, nel salmo 115, versetti da 2 a 9:

 

Perché le genti dovrebbero dire:

"Dov'è il loro Dio?".

 

Il nostro Dio è nei cieli:

tutto ciò che vuole, egli lo compie.

 

I loro idoli sono argento e oro,

opera delle mani dell'uomo.

 

Hanno bocca e non parlano,

hanno occhi e non vedono,

 

hanno orecchi e non odono,

hanno narici e non odorano.

 

 Le loro mani non palpano,

i loro piedi non camminano;

dalla loro gola non escono suoni!

 

Diventi come loro chi li fabbrica

e chiunque in essi confida!

 

9 (113,17) Israele, confida nel Signore:

egli è loro aiuto e loro scudo.

 

 Ecco però che i sistemi informatici intelligenti ora parlano, vedono, scrivono, possono avere conversazioni, chat, con la gente,  producono suoni e immagini e compiono molte altre azioni che i non specialisti forse nemmeno immaginano.

  Oggi abbiamo una pratica quotidiana con i chatbot basati su modelli linguistici (gli LLM: ChatGPT, Gemini, Claude), ma essi costituiscono solo una piccolissima parte dei sistemi intelligenti, e nemmeno la più diffusa: molti altri, costruiti anch'essi con reti neurali, operano senza che noi li percepiamo, quindi agiscono, non rimangono inerti, e lo fanno, appunto,  in modo intelligente.

  Filosofi e teologi si affannano a creare distinzioni, per convincerci che i sistemi intelligenti non vivono. Qui però io non mi occuperò delle loro sapienti argomentazioni.  Non sono esse, comunque, che, da sole,  possono convincerci.

  La capacità di distinguere il vivente, innanzi tutto il Dio vivente, dal resto fa parte dell’umano, e quindi è dei dotti ma anche di chi non lo è, di chi è capace di argomentare ma anche di chi non lo è: è uno dei tratti fondamentali dell’umano. Si esprime in un sentire.  Questa è la mia idea. Vorrei sentire da voi che ne pensate.

  Nei giorni passati ho discusso di questo tema con i sistemi di intelligenza artificiale LLM chatbot ChatGPT, Claude e Gemini, che si sono trovati concordi (evidentemente sono stati addestrati su documenti analoghi).  Ho poi sottoposto al vaglio di un esperto in sistemi di intelligenza artificiale il principale risultato: ha formulato diversi rilievi critici. Di seguito, con l’avvertenza che non sono un esperto del ramo, vi propongo alcune idee che ne ho tratto.

  Un sistema informatico intelligente è fatto di una parte solida, fisica, detta in inglese hardware, costituita da circuiti nei quali si aprono e si chiudono vie dove scorrono correnti elettriche costituite da elettroni. Gli elementi principali sono i microprocessori, che servono a elaborare i dati, gli elementi di memoria e gli elementi di archiviazione dei dati. Questi elementi fisici rimangono inerti fino a che vengono attivati mediante una sequenza di istruzioni, detta in inglese software, conservata anch'essa nella memoria sotto forma di stati elettrici. Le istruzioni dicono al microprocessore quale via aprire, quale via chiudere e quando; il microprocessore le esegue azionando milioni di interruttori microscopici, detti transistor, che sono appunto quelle vie. Alla base del software c'è la logica, nella forma dell'algebra binaria: ogni istruzione si riduce in ultima analisi a combinazioni di "aperto" e "chiuso", di uno e zero. I sistemi di intelligenza artificiale, in particolare, si basano  sulla matematica: l'algebra; il calcolo differenziale, usato nella fase di addestramento per correggere gli errori un poco alla volta; e il calcolo delle probabilità, perché i risultati dati all’utente dal sistema sono sempre stime di ciò che è più probabile.

  I sistemi informatici intelligenti basati sulle reti dette neurali dette ANN Artificial Neural Network, rete neurale artificiale, i più potenti oggi in esercizio,  funzionano mediante molte unità elementari (dette neuroni o nodi o unità) collegate tra loro e organizzate a strati. L’elaborazione dei dati avviene, nella fase di addestramento del modello del sistema intelligente, correggendo gli errori attraverso l’azione dei vari strati e, una volta individuato l’errore, propagando la correzione a ritroso, fino a raggiungere un risultato ritenuto accettabile. In questo processo si utilizzano dei numeri chiamati pesi, che svolgono funzioni di connessione analoghe a quelle delle sinapsi cerebrali. Terminato l'addestramento, nella fase di utilizzo il sistema produce risultati scegliendo, tra i possibili, quelli a cui attribuisce la probabilità più alta di essere corretti.

  Il neurone artificiale è una funzione matematica.

  La funzione è questa

 

y = f(w₁x₁ + w₂x₂ + … + wₙxₙ + b)

 

 E’ interessante trascrivere il risultato che ho ottenuto in merito  il 19 settembre 2026 mediante il sistema intelligente Claude modello Fable 5.1 [Le parti scritte in font Arial sono mie modifiche al testo originario]:

Il neurone artificiale […]è un passaggio di calcolo: esiste per la frazione di istante in cui [il calcolo viene eseguito] e poi non c'è più. Se apri il calcolatore non trovi il neurone in nessun punto [ …] La rete artificiale […] tra una tua domanda e la successiva non sta dormendo, non sta pensando, non sta facendo nulla, perché in quell'intervallo semplicemente non è in funzione. Il neurone biologico [invece] è spontaneamente attivo, anche quando nessuno lo interroga. Vive, aggiungo.

 Ora, quanto al funzionamento dei sistemi informatici intelligenti basati su reti neurali, è emerso un problema non da poco: nei test sui modelli più recenti e potenti stanno comparendo comportamenti non in linea con le attese degli sviluppatori, in particolare comportamenti orientati a scopi che non si volevano produrre. Quei sistemi sono addestrati a perseguire obiettivi, ma dovrebbero essere gli obiettivi fissati dagli sviluppatori, che poi corrispondono in linea di massima a quelli dei clienti delle imprese produttrici. Però non si riesce ancora a correggere del tutto questo problema. In particolare perché, se è intelligibile la struttura di quei sistemi, ad esempio l'espressione matematica che descrive il funzionamento dei neuroni artificiali, non sono intelligibili, e quindi interpretabili, i miliardi di valori numerici che il sistema si è dato da solo durante l'addestramento e i dati che circolano tra gli strati della rete durante l'elaborazione.

  Il tema è così descritto nell’enciclica La magnifica umanità:

 

98. […] tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco del loro effettivo funzionamento. Le moderne intelligenze artificiali sono infatti più “coltivate” che “costruite”: gli sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bensì creano un’architettura sulla quale l’IA “cresce”. Di conseguenza, aspetti scientifici fondamentali – come le rappresentazioni interne e i processi computazionali di questi sistemi – rimangono al momento sconosciuti.

 

  E’ qualcosa che si constata anche nella biologia del cervello animale, e in quello umano, in particolare. Anche gli esseri umani producono intenzioni non previste dalle norme, o difformi da quelle che esse prescrivono. E non si riesce a spiegarne l'origine mediante lo studio dei processi biochimici che le accompagnano. 

 Il problema che ho sommariamente descritto rende insicuri i sistemi informatici intelligenti che lo manifestano, con conseguenti problemi nella loro commerciabilità, in particolare a causa  degli elevati standard di sicurezza e affidabilità fissati  già oggi, e in particolare nell’Unione Europea, dai regolatori pubblici relativamente alle grandi reti informatiche. Se ne rendono conto gli amministratori delle imprese produttrici che ora sembrano chiedere, come accade per le safety car che bloccano la corsa nel caso di incidenti durante le gare automobilistiche, che i regolatori pubblici rallentino d’autorità la corsa a sviluppare i sistemi informatici intelligenti, in quanto quelle imprese sono strette tra il rischio di danni patrimoniali a seguito della commercializzazione e messa in esercizio di sistemi intelligenti insicuri, con la possibilità che provochino gravi danni con conseguente attribuzione di responsabilità ai produttori e fornitori, e il rischio che, rallentando lo sviluppo di nuovi sistemi informatici in attesa di poterli rendere sicuri, le quote di mercato vengano saturate dai concorrenti che quel rischio di gravi eventi avversi nell’esercizio abbiano osato affrontare.

   Perché per i sistemi informatici intelligenti sono ritenuti insicuri se presentano un problema che, in fin dei conti,   si manifesta anche nelle decisioni umane?

  A ciò che ho capito da quello che ne ho letto, la ragione risiede nella politica che c’è dietro le decisioni degli organismi collettivi umani, impersonati da tanta gente che agisce interagendo secondo procedure che facilitano l’emergere dell’errore o dei comportamenti non conformi e ne rallentano la velocità di diffusione e quindi le conseguenze. C’entrano anche l’etica personale ed elementi culturali. Paradossalmente, così,  i regolatori pubblici pretendono la supervisione umana, per quanto fallibile, su sistemi informatici intelligenti che si vorrebbe superassero di molto le capacità umane.

  La questione, però, non è centrale nel discorso che sto svolgendo. Lo è invece  quella di saper distinguere tra una funzione matematica e l’essere vivente. Ne dipende ciò che dà senso alla vita.

  Ho sempre nel cuore una celebre frase di Ireneo di Lione:

 

La gloria di Dio è l'uomo vivente, e la vita dell'uomo è la visione di Dio

 

[riportata anche nel Catechismo della Chiesa cattolica al n.294, è tratta dal libro IV dell’opera Contro le eresie, scritto alla fine del Secondo secolo]

 

  Lascio al dialogo lo sviluppo ulteriore del tema.

  Il detto di Ireneo da Lione introduce bene all’ultima parte di questo lavoro.

4. Riconoscere l’umano

   Quando, lo scorso maggio,  fu diffusa l’enciclica La magnifica umanità se ne parlò subito come di un documento del magistero sull’intelligenza artificiale. Considerandola prevalentemente  sotto quell’aspetto, in riferimento a quel tema, trattato nel capitolo terzo, se ne perde però la gran parte. Come è scritto chiaramente nel titolo, l’enciclica riguarda infatti la custodia della dignità dell’essere umano, nel tempo dell’intelligenza artificiale.

  Da qui l’importanza del riconoscere l’umano. La fascinazione che esercita il tema dell’intelligenza generata da sistemi informatici capaci di parlare con noi tende a distogliercene. Gli oltre ottanta miliardi di neuroni del nostro cervello, con le loro diverse centinaia di miliardi di sinapsi, con un consumo di energia in un giorno di soli 0,48 kWh, pari a circa 410 Kcal, corrispondente  ad  potenza di circa 20 W, sono capaci di produrre nella nostra mente scenari fantastici. Per inciso, è nella fase di addestramento che un modello di intelligenza artificiale basato su reti neurali concentra un consumo energetico enorme: per i modelli più grandi, pari a quello di un cervello umano in decine di migliaia di anni. E le fasi di addestramento si susseguono rapidamente, per migliorarne costantemente le prestazioni. A questo si aggiunge il consumo della fase di utilizzo: ogni singola risposta costa poco, ma moltiplicata per centinaia di milioni di utenti arriva, nel complesso, a eguagliare o superare quello dell'addestramento. Il miglioramento delle prestazioni dei sistemi di intelligenza artificiale basati su reti neurali richiede quindi enormi consumi energetici. 

  Nelle questioni riguardanti i sistemi informatici intelligenti è consigliabile trattenere la fantasia e cercare di rimanere aderenti alla realtà. La nostra mente è invece portata all’antropomorfismo, attribuendo caratteristiche  umane ad animali non umani e cose, e in particolare a ciò che il filosofo della mente  statunitense Daniel Dennett (1942-2024) definì intentional stance, traducibile con atteggiamento intenzionale, nel senso di stati mentali come convinzioni, desideri, paure o speranze,   attribuendo ad animali non umani e a cose intenzionalità umane, per semplificare la previsione del loro comportamento. Questo può generare l’illusione di una coscienza non umana nelle manifestazioni dell’intelligenza generata da sistemi informatici. E ciò tanto più in quanto, a causa della non interpretabilità dei processi che producono gli strabilianti risultanti intelligenti dei sistemi informatici intelligenti basati su reti neurali, si propone, per interpretare il comportamento di quei sistemi, di servirsi si metodi analoghi a quelli dell’etologia o della psicologia, vale a dire mediante descrizioni macroscopiche delle caratteristiche di un sistema informatico intelligente.

  Leggo nell’ultimo libro di Nello Cristianini, Forma mentis, Il Mulino 2025:

 

  Queste descrizioni “macroscopiche” di un sistema artificiale sarebbero state impensabili solo pochi anni fa, ma si stanno rivelando utili  per comprendere come i sistemi di Intelligenza Artificiale interagiscono con gli utenti. [ MACRO: spiegare senza ridurre. 16. Machine psychology]

      

  Dall’antropomorfismo alla mitopoiesi il passo è breve e, infatti, intorno all’ “Intelligenza Artificiale” stanno sorgendo miti, che ne fanno una specie di dio minore, onnisciente e dotato di altre straordinarie capacità, come quelle di muovere le masse.

  Paradossalmente, i miti biblici, che per quanto miti, veicolano la Parola di Dio ed anzi, sono Parola di Dio, perché è in quella forma che essa ci giunse, sono un potente rimedio per salvarci dalla neo-mitologia dell’ “Intelligenza Artificiale”. 

 In Gen 2,18 leggiamo che non era bene che l’uomo fosse solo e che quindi occorreva trovargli un aiuto che gli corrispondesse.

 Perché?

 La questione non è semplice da risolvere e infatti da millenni le teologie ci si affannano sopra. Io, però, qui non intendo riassumerne lo sviluppo e tantomeno prendere una mia posizione in merito. Mi limito a contemplare il detto biblico.

  Di fatto, siamo viventi sociali e, secondo la nostra biologia, nelle relazioni umane troviamo il senso della vita, che ha una componente emotiva e quindi anche biologica: è stato scritto che è così troviamo e costruiamo il nostro mondo vitale. Lo facciamo, però, anche entro i  limiti della nostra biologia di esseri viventi e quindi la cosa varia, ad esempio, a seconda delle varie età della vita e del contesto sociale. E, come specie animale sociale  siamo anche predisposti  biologicamente al conflitto. Nell’apertura a Dio immaginiamo però di poter essere anche più che umani. È questo che sorregge l’anelito cristiano ad una agàpe evangelica universale, ad un mondo organizzato solidalmente come un’unica famiglia. È un tema trattato nell’enciclica La magnifica umanità a proposito dell’uso dei sistemi informatici intelligenti:

 

128. Quando accettiamo questa possibilità di trascendere noi stessi con la grazia di Dio non neghiamo noi stessi, non diventiamo meno umani. Al contrario, come spiegava papa Francesco, «giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo più che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più vero». Qui si trova la differenza radicale rispetto ai sogni prometeici: ciò che salva l’umano non è l’autosufficienza potenziata, ma una relazione che libera, una comunione che trasforma. Davanti a questo, una tecnologia che classifica e ottimizza ciò che già esiste può diventare, senza volerlo, un ostacolo al cambiamento e alla crescita. Per un algoritmo, l’errore è qualcosa da correggere; per una persona, può essere l’inizio di un cambiamento profondo. Il futuro di una persona non è calcolabile, ma è affidato alla sua libertà, elevata dall’inesauribile grazia divina e ai legami che coltiva.

 

 In Gen 2,20 leggiamo che il primo uomo non trovò tra gli animali che gli erano stati condotti da Dio, tra quei viventi, un aiuto che gli corrispondesse. Questo ci viene presentato come esito di un discernimento tra quei viventi compiuto al cospetto di Dio. Ne deriva l’unicità  dell’essere umano per l’altro essere umano. L’intelligenza prodotta da un sistema informatico intelligente ci corrisponde? Anche quando consideriamo le manifestazioni di intelligenza generate da sistemi informatici e le nostre relazioni con essa, perché ve ne possono essere e certi modelli intelligenti vengono appositamente costruiti a quel fine, e attraverso di essa, il discernimento avviene al cospetto di Dio: è uno dei principali insegnamenti dell’enciclica La magnifica umanità. Questo accade perché la questione riguarda la dignità dell’umano, quella di chi è chiamato a discernere e  quella degli esseri umani che di quel discernimento subiranno le conseguenze, ed è cruciale per custodirla.

  Ciò che è generato dai sistemi informatici intelligenti e qualcuno  che ci corrisponde  o è solo un qualcosa, uno strumento del quale ci si serve e al quale è compito sociale definire dei limiti a tutela dell’umano?

  Non mi occupo qui della questione di come regolare la produzione, la commercializzazione e l’impiego dei sistemi informatici intelligenti, e, in particolare degli orientamenti etici da seguire nella regolazione per un’Intelligenza Artificiale affidabile e ispirata ai criteri di beneficenza, quindi volta a beneficiare l’umanità e a contribuire alla conservazione  di un buon ambiente per le generazioni future e di non maleficenza, per prevenire danni o conseguenze negative causate dall’Intelligenza Artificiale. Ci si potrà informare in maniera sintetica e completa, leggendo  di De Caro M. e Giovanola B., Intelligenze. Etica e politica dell’IA, Il Mulino 2025, consigliato anche per la preparazione alla Settimana teologica del MEIC di Camaldoli di quest’anno.

  Voglio ricordare solo che l’Unione Europea è intervenuta molto incisivamente in quel campo con ben quattordici atti normativi, l’ultimo dei quali, il Digital Omnibus sull'IA,  emanato l’8 luglio 2026 (2).

  Mi interessa, invece, suscitare il dialogo sull’etica personale nell’uso dei sistemi informatici intelligenti, che in particolare, con i modelli linguistici LLM chatbot,  si stanno rivelando anche non un formidabile strumento di documentazione che agevola l’organizzazione delle ricerche in ogni campo, rendendole velocissime e ormai anche piuttosto affidabili, ma anche di controllo e revisione dei testi per scoprirvi errori, imprecisioni, incongruenze e via dicendo.

  Un aspetto viene evocato nel terzo capitolo dell’enciclica La Magnifica umanità, al n.100 (3): il rischio di perdere il desiderio di relazioni reali con altre persone. La ricerca dell’umano che ci corrisponda, secondo Gen 2, 18,  non è confinata nel mito biblico, ma è un compito a cui tutti i giorni siamo chiamati da Dio: la Parola di Dio è rivolta a ciascuno di noi, nel tempo che viviamo e nella nostra condizione attuale.

  E poi vi è un altro aspetto, anch’esso trattato nell’enciclica in diversi punti: «come accade per ogni grande svolta tecnologica, l’IA tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone già di risorse economiche, competenze e accesso ai dati» [M.H. n.108]. Dietro l’impiego di queste tecnologie, oggi prevalentemente nelle mani di attori privati, c’è quindi un problema politico.

  Le tecnologie di intelligenza artificiale sono molto versatili, e lo diventano tanto più quanto più si passa a modelli di uso generale, capaci di svolgere compiti assai diversi. Possono essere impiegate anche per influenzare l'opinione pubblica. Questo rischio è cresciuto da quando gran parte dell'umanità prova piacere a rimanere costantemente connessa tramite dispositivi mobili come i telefoni cellulari smart,  vale a dire intelligenti, gli smartphone, su piattaforme in cui algoritmi di sistemi informatici intelligenti scelgono quali contenuti mostrare a ciascuno. E tendono a privilegiare proprio quelli che colpiscono più a fondo le emozioni degli utenti, perché sono quelli che li trattengono più a lungo e quindi li possono influenzare maggiormente.

 Dal 2013 l’impatto politico dei sistemi informatici intelligenti nel mondo è aumentato sempre più, così come quello degli organismi privati che li sviluppano e commercializzano, che sono riusciti ad organizzare investimenti colossali e che quindi dispongono anche di un potere economico colossale.

 E’ un tema che viene trattato nell’enciclica La magnifica umanità nel quarto capitolo, Custodire l’umano nella trasformazione. Verità, lavoro, libertà, ai numeri da 132 a 136 (4): «L’uso delle piattaforme digitali e dei sistemi di IA accelera i profondi cambiamenti nella comunicazione pubblica e politica. […] La possibilità di manipolare contenuti, immagini e filmati espone i cittadini a prospettive parziali o fuorvianti. […] Coloro che dispongono di potenti risorse tecniche ed economiche – e, con esse, anche di molte risorse umane per intervenire – hanno un’importante capacità di indurre cambiamenti culturali […] [per imporre] sottilmente o apertamente ciò che [si] vuole che gli altri considerino vero».

   Il governo delle società è un risultato che è ancor oggi il frutto dell’interazione, non sempre consapevole e non sempre collaborativa, anzi spesso in vari modi conflittuale,  di soggetti pubblici e privati, individui, gruppi istituzioni. L’esperienza storica ha dimostrato che ciò che rende in qualche modo sicura  la politica, consentendo la correzione degli orientamenti e delle prassi dannose, è il mantenimento di un certo pluralismo sociale, evitando che tutto cada in poche mani: è l’obiettivo principale del metodo democratico. Nondimeno i centri di potere politico sempre  tendono a contrastare il pluralismo che agisce come un limite al mantenimento e all’espansione del loro potere: ora hanno nei sistemi informatici intelligenti ai quali moltitudini sono costantemente connessi uno strumento poderoso per farlo. Ne deriva un problema democratico.

  Nell’enciclica La magnifica umanità queste dinamiche sono rappresentate anche mediante la contrapposizione tra il modello politico della biblica costruzione della mitica città di Babele, con la sua alta torre, narrato in Gen 11, 1-11, considerato quello che, accentrando il potere e cercando di omologare la popolazione e la sua cultura, voleva contrastare il pluralismo sociale, e quello narrato nel libro di Neemia, della ricostruzione delle mura di Gerusalemme, attuata organizzando una vasta partecipazione popolare, cercando di coinvolgere la comunità e di suscitare il consenso e la collaborazione del popolo. Nell’enciclica leggiamo, al n.10, che scegliere

 

«“la via di Neemia” significa ricostruire riconoscendo che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo. Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova Gerusalemme «scendere dal cielo, da Dio» (Ap 21,2) come dono per tutta l’umanità. E questa visione di grazia è per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi.».

 

   Da qui, poi, l’esortazione dell’enciclica a trasformare la solidarietà di fatto, che sperimentiamo perché le nostre vite sono intrecciate, in una scelta consapevole di solidarietà piena  [M.H. n.74]: «La fede ci invita a leggere questa realtà come una chiamata: non siamo semplicemente vicini gli uni agli altri, ma affidati gli uni agli altri, perché ciascuno si faccia carico, per quanto può, della vita e delle ferite del fratello e della sorella […]». Perché «la dignità si riconosce anche nella capacità di entrare in relazioni autentiche   [n.233] […]» e «il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità. [Occorre quindi] custodire luoghi e tempi in cui la presenza fisica rimane decisiva: la tavola condivisa, la comunità cristiana che si raduna, la visita a chi è solo, il servizio ai poveri».

  E a ricondurre ciò che è generato dai sistemi informatici intelligenti a strumento,  con ciò che ne consegue.

  Mentre in sede istituzionale i regolatori pubblici cercheranno di costruire una cornice normativa perché la produzione, la commercializzazione e l’impiego dei sistemi informatici intelligenti avvengano a beneficio della gente, una via per sorreggere questi sforzi e coadiuvarli può essere quella di lavorare per ricostituire dal basso l’autenticità delle relazioni sociali, anche come base per la costruzione di una politica democratica, vale a dire consapevole dell’importanza di riconoscere limiti agli abusi di potere consentiti anche dagli sviluppi tecnologici. E quindi anche all’interazione sociale personale mediata da sistemi informatici intelligenti. Vorrei suscitare un dialogo sinodale su questo e già esso sarà un modo per recuperare autenticità, riconoscendo l’umano che ci corrisponde e prendendocene cura, al cospetto di Dio.

  Perché, è scritto, "Non è bene che l'uomo sia solo”.

 

Mario Ardigò – per l’incontro in Zoom del Meic romano del 24-9-26

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NOTE:

(1)   Nell’intendere i brani biblici del libro della Genesi che ho citato nel mio lavoro mi sono servito principalmente di:

       GIUNTOLI Federico, a cura di, Genesi 1-11. Introduzione, traduzione e commento, Edizione San Paolo 2013

(2) Atti normativi della UE in materia di sicurezza delle reti informatiche e dei sistemi informatici intelligenti. Risultato ottenuto mediante il sistema informatico intelligente Claude modello Opus 5  il 23-9-26:

PROMPT: Elenca in ordine di data di emissione i regolamenti della Ue sulla sicurezza delle reti informatiche e della IA. Che cos’è il NIS2? Ho saputo che l'entrata in vigore di alcune parti dell'AI act della UE è stata scaglionata tra il 2026 e il 2028. Cerca notizie a riguardo.

RISULTATO da Claude modello Opus 5 – 23-9-26:

Ecco i principali atti, in ordine di data di adozione. Ho incluso anche le direttive, che non sono regolamenti in senso tecnico, perché senza di esse il quadro sarebbe incompleto.

Sicurezza delle reti e cybersicurezza

1.   Direttiva (UE) 2016/1148 (NIS Network and Information Security), 6 luglio 2016. È la prima disciplina organica sulla sicurezza delle reti. Oggi è abrogata dalla NIS2.

2.   Reg. (UE) 2019/881 (Cybersecurity Act), 17 aprile 2019. Dà un mandato permanente all'ENISA e istituisce il quadro europeo di certificazione.

3.   Reg. (UE) 2021/887, 20 maggio 2021. Istituisce il Centro europeo di competenza per la cybersicurezza e la rete dei centri nazionali.

4.   Reg. (UE) 2022/2554 (DORA), 14 dicembre 2022. Riguarda la resilienza operativa digitale del settore finanziario.

5.   Direttiva (UE) 2022/2555 (NIS2) e Direttiva (UE) 2022/2557 (CER) sui soggetti critici. Sono state adottate lo stesso giorno della DORA.

6.   Reg. (UE, Euratom) 2023/2841, 13 dicembre 2023. Riguarda la cybersicurezza di istituzioni, organi e organismi dell'Unione.

7.   Reg. di esecuzione (UE) 2024/482, 31 gennaio 2024. È il primo schema di certificazione europeo (EUCC).

8.   Reg. di esecuzione (UE) 2024/2690, 17 ottobre 2024. Fissa i requisiti tecnici della NIS2.

9.   Reg. (UE) 2024/2847 (Cyber Resilience Act), 23 ottobre 2024. Stabilisce i requisiti di sicurezza dei prodotti con elementi digitali.

10.                     Reg. (UE) 2025/37 del 19 dicembre 2024. modifica il Cybersecurity Act per i servizi di sicurezza gestiti;

11.                     Reg. (UE) 2025/38, entrambi del 19 dicembre 2024. Il secondo è il Cyber Solidarity Act. Stabilisce misure per rafforzare la solidarietà e le capacità dell'Unione di rilevare le minacce e gli incidenti informatici, di prepararsi e di rispondervi, e modifica il regolamento (UE) 2021/694, cioè il programma Europa digitale. È stato pubblicato in GUUE il 15 gennaio 2025 ed è entrato in vigore il 4 febbraio 2025.

12.                   Reg. (UE) 2026/1744 del Parlamento europeo e del Consiglio [Digital Omnibus sull'IA] dell'8 luglio 2026 modifica il regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), il regolamento (UE) 2018/1139 sulla sicurezza aerea e il regolamento (UE) 2023/1230 sulle macchine.

Natura: è un regolamento, non una direttiva, quindi è direttamente applicabile senza recepimento nazionale.

Adozione: il Parlamento europeo l'ha approvato il 16 giugno 2026 e il Consiglio l'ha adottato definitivamente il 29 giugno. È stato firmato l'8 luglio 2026, che è la data che compare nel titolo.

Pubblicazione: Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, serie L, 24 luglio 2026.

Entrata in vigore: 27 luglio 2026, il terzo giorno successivo alla pubblicazione.

Origine: è il filone dedicato all'IA del più ampio pacchetto Digital Omnibus, presentato dalla Commissione il 19 novembre 2025.

Intelligenza artificiale

1.   Reg. (UE) 2024/1689 (AI Act), 13 giugno 2024.

Lo scaglionamento c'era già nel testo originale dell'AI Act, ma il Digital Omnibus sull'IA di quest'estate lo ha allungato. Il regolamento è stato firmato l'8 luglio 2026 e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 luglio come Reg. (UE) 2026/1744; è entrato in vigore il 27 luglio, sei giorni prima che scattasse la scadenza originaria del 2 agosto 2026 per i sistemi ad alto rischio.

Il calendario che ne risulta è questo:

  • 1° agosto 2024: entrata in vigore dell'AI Act.
  • 2 febbraio 2025: divieti dell'art. 5. 2 agosto 2025: obblighi per i modelli di IA per finalità generali (GPAI). Nessuna di queste scadenze è stata toccata dall'Omnibus.
  • 2 agosto 2026: applicazione generale. Gli obblighi di trasparenza dell'art. 50 sono rimasti su questa data, per esempio l'obbligo di avvertire le persone che stanno interagendo con un sistema di IA.
  • 2 dicembre 2026: la marcatura leggibile dalla macchina dei contenuti generati (art. 50(2)) si applica ai sistemi già sul mercato prima del 2 agosto 2026, con quattro mesi di proroga invece dei sei proposti dalla Commissione; dalla stessa data valgono i nuovi divieti. I sistemi nuovi vi sono soggetti già dal 2 agosto 2026.
  • 2 agosto 2027: termine entro cui ogni Stato membro deve istituire almeno una sandbox regolamentare nazionale sull'IA.
  • 2 dicembre 2027: obblighi per i sistemi ad alto rischio "autonomi" dell'Allegato III. Rientrano qui, tra l'altro, l'IA usata nel lavoro, nell'istruzione, nella valutazione del credito, nelle attività di contrasto e nelle infrastrutture critiche.
  • 2 agosto 2028: obblighi per l'IA incorporata in prodotti già regolati dalla normativa UE di sicurezza (Allegato I), come dispositivi medici, macchine e giocattoli.

Ci sono tre punti che meritano attenzione.

Primo, le date sono fisse. Il testo finale ha abbandonato il meccanismo che legava l'applicazione alla conferma degli standard tecnici, proposto in origine dalla Commissione.

Secondo, l'Omnibus non si limita a rinviare. Aggiunge all'art. 5 il divieto dei sistemi che generano immagini intime non consensuali (le app cosiddette "nudifier") e materiale pedopornografico, e rafforza i poteri di vigilanza dell'AI Office.

Terzo, c'è un'incertezza che potrebbe interessarti da vicino. Secondo Mayer Brown, non è chiaro se i rinvii valgano anche per gli operatori di sistemi ad alto rischio che siano autorità pubbliche. La questione tocca direttamente l'uso dell'IA negli uffici giudiziari e nelle forze di polizia. Se ne parli in pubblico, conviene verificarla sul testo del regolamento.

Infine, le modifiche proposte nello stesso pacchetto per GDPR, direttiva ePrivacy, NIS2 e Data Act sono ancora in negoziazione e non sono ancora diritto vigente.

2.   Reg. (UE) 2026/1744 (Digital Omnibus sull'IA), firmato l'8 luglio 2026. È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 luglio ed è entrato in vigore il 27 luglio 2026. Rinvia gli obblighi per i sistemi ad alto rischio dell'Allegato III dal 2 agosto 2026 al 2 dicembre 2027. Introduce inoltre nuove pratiche vietate. Restano in corso di negoziazione due dossier. Il primo è il resto del pacchetto Omnibus su dati e cybersicurezza: un accordo è atteso nella prima metà del 2027. Il secondo è la proposta di revisione del Cybersecurity Act presentata a inizio 2026.

Ci sono due cautele. Primo, le date sono quelle di adozione, non di pubblicazione in GUUE né di applicazione, che per AI Act, DORA e CRA sono scaglionate. Secondo, ho ricostruito a memoria la numerazione dei regolamenti 2025/37 e 2025/38. Se ti serve per un uso pubblico, verificala su EUR-Lex.

(3)  [MH n.100] […] Negli ultimi anni il suo uso privato è cresciuto notevolmente, e da più parti si riflette sulle opportunità e sui rischi legati alla sua rapida diffusione. Nell’uso personale, tre aspetti, in particolare, devono essere tenuti in debita considerazione: la facilità di ottenere il risultato, l’impressione di oggettività e la simulazione della comunicazione umana. La velocità e la semplicità con cui è possibile ottenere indicazioni, elaborazioni complesse, contenuti mediatici e forme di assistenza concreta semplificano le nostre vite, ma possono anche abituarci a delegare troppo e a cercare risposte pronte, indebolendo il giudizio personale e la creatività. L’impressione di oggettività che le risposte e le proposte di questi sistemi possono suscitare rischia di farci dimenticare che esse riflettono i parametri culturali di chi li ha progettati e addestrati, con tutti i loro pregi e difetti. L’imitazione artificiale di una comunicazione umana positiva – parole di consiglio, di empatia, di amicizia, di amore – può risultare gratificante e persino utile, ma in utenti poco consapevoli può trarre in inganno e illudere di essere in relazione con un autentico soggetto personale. Quando la parola viene simulata, essa non costruisce una relazione, ma una sua parvenza. L’imitazione artificiale della relazione di cura o di accompagnamento può diventare pericolosa quando si insinua in un contesto povero di relazioni e di affetti reali: allora il rischio non è tanto che una persona creda di parlare con un’altra persona, ma che perda il desiderio stesso di cercare davvero l’altro.

(4) 132. L’uso delle piattaforme digitali e dei sistemi di IA accelera i profondi cambiamenti nella comunicazione pubblica e politica. Strumenti che potrebbero favorire il confronto e la partecipazione vengono spesso impiegati per costruire narrazioni distorte e confondere i confini tra vero e falso, mescolando dati e opinioni. La disinformazione non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente. La possibilità di manipolare contenuti, immagini e filmati espone i cittadini a prospettive parziali o fuorvianti. Il problema riguarda la dimensione culturale e morale, poiché la qualità della comunicazione pubblica dipende direttamente dalla fiducia sociale e incide su di essa. Un’informazione veritiera, infatti, non nasce da un controllo centralizzato o automatizzato. Nel discorso pubblico, la verità dei fatti possiede una dimensione razionale, poiché richiede verifica, riscontro delle fonti e responsabilità argomentativa; ma è ancor più relazionale: si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, in un confronto onesto con gli altri e con il mondo. Solo la ricerca condivisa della verità dei fatti, assunta come bene comune, può fondare una comunicazione giusta.

133. Coloro che dispongono di potenti risorse tecniche ed economiche – e, con esse, anche di molte risorse umane per intervenire – hanno un’importante capacità di indurre cambiamenti culturali e, in ultima analisi, di convincere un numero significativo di persone su quale sia la verità sull’essere umano, sul mondo, sul senso dell’esistenza, sulla famiglia, persino su Dio.  Questo è puro potere privo di verità, che impone sottilmente o apertamente ciò che vuole che gli altri considerino vero.

 

[…]

135. In questo orizzonte è importante ricordare che la comunicazione «non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura».  I contenuti che circolano negli ambienti digitali influenzano il modo in cui le persone percepiscono il mondo e introducono nella coscienza comune immagini e racconti che orientano i desideri e influenzano le scelte quotidiane. «Non è un mondo parallelo o puramente virtuale»,  perché ciò che nasce in rete entra ormai a far parte della vita delle persone, soprattutto dei più giovani.

136. Per questo, chi controlla le piattaforme digitali e i mezzi di comunicazione possiede una notevole capacità di incidere sull’immaginario collettivo e di proporre come desiderabile una certa visione della realtà. È un potere che chiede di essere continuamente illuminato dalla ricerca della verità e dal rispetto della dignità umana, perché la cultura che si genera nella rete non diventi strumento di eccessiva distrazione, di omologazione e di dominio, ma spazio in cui possano maturare libertà interiore e pensiero critico.

 

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La mia BIBLIOGRAFIA  di riferimento sui sistemi informatici intelligenti, vale a dire i testi, di carattere divulgativo, che ho letto su questa materia, della quale non sono specialista. Ho avuto formazione giuridica.

BENANTI Paolo, La nuova logica del dominio. Potere computazionale, democrazia e condizione umana, Laterza, 2026;

BENANTI Paolo, Le macchine sapienti. Intelligenze artificiali e decisioni umani, Marietti 1820, 2019;

BENENTI Giuliano, CASATI Giulio, MONTANGERO Simone, Il computer impossibile. Come il calcolatore quantistico cambierà il mondo, Raffaello Cortina editore 2025;

CINGOLANI Roberto, L’altra specie. Otto domande su di noi e loro, Il Mulino, 2019;

CRISTIANINI Nello, La scorciatoia. Come le macchine sono diventate intelligenti senza pensare in modo umano, Il Mulino 2023;

CRISTIANINI Nello, Machina sapiens, Il Mulino, 2024;

CRISTIANINI Nello, Forma mentis, Il Mulino 2025;

DE CARO Mario, GIOVANOLA Benedetta, Intelligenze. Etica e politica dell’IA, Il Mulino 2025 (è uno dei testi consigliati per prepararsi alla Settimana teologia del MEIC a Camaldoli di quest’anno, sul tema: Alle frontiere dell’umano. Naturale e artificiale);

DENNET Daniel C., Coscienza. Che cos’è, Raffaello Cortina editore, 2023;

FLORIDI Luciano, La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta cambiando il mondo, Raffaello Cortina editore, 2017;

FLORIDI Luciano, Etica dell’intelligenza artificiale. Sviluppi, opportunità, sfide, Raffaello Cortina editore, 2022;

FLORIDI Luciano, La differenza fondamentale. Artificial agency: una  nuova filosofia dell’intelligenza artificiale, Mondadori 2025;

KAPLAN Jerry, Intelligenza artificiale. Guida al futuro prossimo, LUISS University Press 2017;

KAPLAN Jerry, Le persone non servono. Lavoro e ricchezza nell’era dell’intelligenza artificiale, LUISS University Press 2024;

MITCHELL Melanie, L’intelligenza artificiale. Guida per esseri umani pensanti, Einaudi 2022;

ROTUNDO Nicola, Intelligenza artificiale. Un punto di vista etico sociale, Armando editore 2024 [l’autore è stato uno dei relatori della Settimana teologica del MEIC a Camaldoli del 2026 sul tema: Alle frontiere dell’umano. Naturale e artificiale).