La magnifica Umanità
Enciclica MAG26
15. Capitolo 1°, Un
pensiero dinamico fedele al vangelo – Il magistero sociale di papa
Francesco; la teologia dei poveri
- Testo condensato del capitolo primo
Link di accesso al podcast video:
Nell’immagine,
il giornalista Paolo Giuntella, morto nel 2008. Quand’ero universitario, mio
zio Achille mi inviò al gruppo di giovani che animava intorno a lui,
Consideravo Paolo Giuntella un cristiano credente e un intellettuale di straordinario valore e
una persona di coinvolgente umanità, un maestro per i giovani che lo conobbero:
lasciò in me una profonda traccia, che dura tuttora. Scrisse diversi libri. Vi
consiglio il bellissimo “Il gomitolo dell’alleluja. Di padre in figlio il
gomitolo della fede”, con prefazione di David Maria Sassoli, ancora
disponibile in commercio per l’editrice AVE. Uscì nel 2000. Immagino la sua
gioia se avesse potuto vivere l’era di papa Francesco, con l’apertura di tante
vie nuove nelle quali egli aveva
sperato.
Il nostro parroco è molto
legato alla memoria di papa Francesco, il quale lo ricevette con spirito
paterno nel corso della sua formazione.
Nella nostra parrocchia si è deciso di dedicare la sala parrocchiale più
bella a quel Papa. Sarebbe bello poterne anche approfondire la figura e il
Magistero, al quale l’enciclica La magnifica umanità si collega in punti
molto importanti.
Muore
un Papa, ne viene eletto un altro, e si tende a concentrarsi su quest'ultimo,
come se il passato fosse superato. Non è però il caso della successione da papa
Francesco a Leone quattordicesimo. Si tratta piuttosto di una tappa di un
grandioso processo di riforma ecclesiale, in vista dell'edificazione di quella
che Paolo sesto definì «civiltà dell'amore», nel senso evangelico dell'agàpe. È
un processo che affonda le radici nel rinnovamento teologico maturato in
Francia e in Belgio negli anni Trenta — la cosiddetta nouvelle théologie [nuova teologia]—
come teologia dei poveri, all'interno di un cattolicesimo profondamente
segnato dall'impegno sociale, con le esperienze dei preti operai; un processo
che trovò terreno fertile nei lavori e nei documenti del Concilio Vaticano secondo,
sostenuto dal pensiero di teologi di quel filone — Marie-Dominique Chenu, Yves
Congar, Jean Daniélou, Henri de Lubac, Hans Urs von Balthasar —, in particolare
nella teologia del Popolo di Dio, da
vescovi come l’italiano Giacomo Lercaro e il Brasiliano Helder Càmara, e dalla
sensibilità per la «Chiesa dei poveri»
incarnata da figure come il sacerdote Paul Gauthier (condotto al
Concilio dal vescovo di San Giovanni d’Acri, in Palestina, fu animatore,
a margine dei lavori, del gruppo della “Chiesa dei poveri”, promotore di
un patto di riforma dello stile ecclesiale tra vescovi denominato “Patto delle
Catacombe). Di lì, catalizzato dai vescovi latinoamericani al ritorno
dai lavori del Concilio Vaticano secondo, attecchì e si sviluppò in America
Latina, in particolare nella vita delle comunità ecclesiali di base, in contesti segnati da una disperata povertà
di massa, attraverso la straordinaria esperienza di sinodalità ecclesiale
continentale delle conferenze del Consiglio Episcopale Latinoamericano: da
quella di Medellín, in Colombia, nel 1968, a quella di Aparecida, in Brasile,
nel 2007, della quale fu protagonista, come cardinale arcivescovo di Buenos
Aires, l'argentino Jorge Mario Bergoglio. L'esortazione apostolica La gioia del Vangelo – Evangelii gaudium,
del 2013, considerata una sorta di manifesto programmatico del pontificato di
papa Francesco, è radicata nel documento finale della Conferenza di Aparecida,
redatto da una commissione da lui presieduta. E l’enciclica La magnifica
umanità si inserisce in questa evoluzione durata ormai quasi un secolo.
Il nodo teologico della teologia dei
poveri sta in questo: Gesù di Nazaret, il Cristo a cui i cristiani si
affidano, si fece servo e povero [se ne parla in diversi brani del Nuovo Testamento,
come nella Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, capitolo 8,
versetto 9: «Voi conoscete la
generosità del Signore nostro Gesù Cristo: per amor vostro, lui che era ricco,
si è fatto povero per farvi diventare ricchi con la sua povertà» [Traduzione interconfessionale in
lingua corrente]. Ne segue che
incontrare e ascoltare il povero è incontrare e ascoltare il Cristo servo; e
che chi ci sta davanti come povero non sta soltanto ricevendo carità, ma ci
rivela qualcosa. Per avvicinare questo ordine di idee si può leggere Yves
Congar, Per una Chiesa serva e povera
(originale francese del 1963, all'inizio del Concilio Vaticano II; edizione
italiana Qiqajon, Magnano 2014). È questa teologia che fonda il primo momento
del discorso, quello discendente: il Cristo che si abbassa, e la Chiesa anche,
alla sua sequela. Su quella stessa premessa cristologica, per altra via, gli
sviluppi latinoamericani della teologia dei poveri hanno tratto la
conclusione ulteriore: il povero, figura di Cristo, può evangelizzare proprio
nella sua condizione. La cristologia dell’abbassamento di Cristo a servo e
povero di Congar è la premessa; la conclusione che il povero evangelizza è
stata tratta negli sviluppi del movimento: papa Francesco, nel suo
magistero, ne trasse le conseguenze per
la vita della Chiesa, sul che cosa fare come Chiesa e come persone di
buona volontà, ad esempio esortando a una Chiesa in uscita. Non si
tratta solo di programmare riforme sociali dall'esterno, ma di ascoltare i
poveri e i sofferenti e — per farlo veramente — di scendere in mezzo a loro: è
di lì, e non da un progetto calato dall'alto, che nasce anche la riforma
giusta. Così facendo, non si cambia solo la condizione del povero: cambiano
anche la condizione e la mentalità di chi scende verso di lui per ascoltarlo,
facendosi come lui. E la società ne risulta trasformata. Papa Francesco, da
vescovo, e poi da Papa, praticò personalmente questo orientamento di vita
religiosa. Vivendo in tal modo, come Chiesa, l'agàpe evangelica alla
sequela di Cristo, anche la Chiesa — nella sua dimensione storica — ne risulta
purificata: è quindi anche un vero e proprio moto di riforma ecclesiale
centrato sulla sinodalità come ambiente dell’ascolto e della vicinanza umana ai
poveri della Terra. In questa prospettiva, il povero, inteso in senso ampio
come quella parte della popolazione che, in un determinato assetto sociale,
sopporta il peso maggiore delle disuguaglianze, non è lo scarto da recuperare di
un sistema che non cambia, né un effetto collaterale indesiderato da sanare per
rafforzare la legittimazione di quell’assetto sociale. È, piuttosto, una
persona da avvicinare e da ascoltare, riconoscendone pienamente la dignità
morale e sociale e rendendola partecipe di ciò che le è dovuto in quanto essere
umano. In questo incontro e in questo ascolto, non è solo il povero a ritrovare
il proprio posto nella comunità: anche chi gli si accosta riscopre e
approfondisce la propria umanità.
Ho chiesto al sistema di intelligenza
artificiale chatbot Claude mod. Opus 4.8, di Anthropic, di individuare tra i 245 numeri
[le unità testuali minori] dell’enciclica La magnifica umanità le
ricorrenze di concetti chiave del magistero di papa Francesco. Ne è risultato
quanto segue:
Al primo posto vi sono le parole della teologia
dei poveri:
Poveri / opzione preferenziale
ricorre 36 volte in 31 numeri.
Seguono
Dialogo con 35
ricorrenze in 31 numeri e una intera sezione a capitolo 5, intitolata Rilanciare
il dialogo;
Discernimento, con 34 ricorrenze in 32 numeri;
Fraternità \ amicizia sociale, con 22 ricorrenze in 20 numeri;
Sinodalità \ camminare insieme,
con 7 ricorrenze in 5 numeri;
Paradigma tecnocratico, con 6
ricorrenze, ma gli si dedica la sezione “Il paradigma tecnocratico e il
potere digitale”, dal n.91 al n.96, nel capitolo terzo Tecnica e dominio - La grandezza della
persona umana
davanti alle promesse dell’IA.
Si tratta di elementi che,
insieme a molti altri, ci rendono l’immagine di una enciclica in linea di
continuità non solo con il magistero di papa Francesco, ma con quel più
risalente pensiero teologico e orientamento magisteriale di cui dicevo: la teologia
dei poveri come criterio per una riforma sinodale della vita ecclesiale
anche nella sua azione nel mondo, proposta anche al mondo intero come criterio
di umanizzazione della civiltà globalizzata, tentata dal dominio
mediante la potenza delle nuove tecnologie.
A conclusione del capitolo primo Un pensiero dinamico fedele al vangelo, nell’enciclica La magnifica umanità si
osserva che il Magistero sociale di Papa Francesco si sviluppa nella
linea della Costituzione La gioia e la speranza- Gaudium et spes
del Concilio Vaticano secondo (1962-1965), in particolare nell’esortazione
apostolica La gioia del vangelo – Evangelii gaudium, del 2013, per una
Chiesa capace di ascoltare il grido dei poveri, dei migranti e delle vittime
delle nuove schiavitù. La sinodalità ecclesiale è vissuta per una Chiesa che “cammina
insieme”, cercando di leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo e
lasciandosi evangelizzare dai poveri con cui condivide la storia.
Nell’enciclica
Laudato si’, del 2015,
vi fu la prima grande elaborazione sistematica della crisi ambientale in
una Enciclica sociale, mostrando che essa non è una questione settoriale, ma
l’aspetto ecologico della crisi socio-economica contemporanea. La proposta di ecologia integrale tiene
insieme la cura della Casa comune e l’opzione preferenziale per i poveri che
non possono essere separate. Si insegna
la destinazione universale dei beni, la critica al paradigma tecnocratico,
inteso come modalità di pensiero e d'azione che strumentalizza ogni cosa alle
finalità di dominio, la difesa del lavoro umano minacciato dalla logica dello
scarto, l’esigenza di una giustizia tra le generazioni e il richiamo a un
dialogo vero tra politica ed economia.
Nell’enciclica Fratelli tutti, del
2020, di fronte alla disgregazione del tessuto sociale, alla “guerra
mondiale a pezzi”, alla globalizzazione individualista e alle conseguenze
della pandemia virale della malattia COVID 19, manifestatasi dal dicembre 2019,
sui legami comunitari, si esorta all’ amicizia sociale e alla fraternità
universale. Si propongono la cultura dell’incontro, una “politica migliore”
capace di cercare il bene comune, percorsi di riconciliazione e un mondo che
assicuri terra, casa e lavoro a tutti.
Con
l’enciclica Ci ha amati – Dilexit nos, del 2024, si esortò, infine, a
vivere questi grandi impegni sociali nel rapporto personale con Cristo.
Dopo
il testo di questo podcast, che
pubblicherò sul blog acvivearomavalli.blogspot.com, inserirò il testo condensato
del capitolo primo dell’enciclica La
magnifica umanità.
A tutte e a tutti
l’augurio di una buona o operosa giornata. Pace e bene.
Mario Ardigò - Azione Cattolica
della parrocchia di San Clemente papa -
Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo:
acvivearomavalli.blogspot.com
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Enciclica La magnifica umanità
15MAG26 [pubblicata il 25MAG26]
Papa Leone 14°
Testo condensato [elaborazione di
Mario Ardigò]
Nota di metodo: il testo condensato è
stato ricavato da quello originario, con l’aggiunta di elementi di raccordo tra
parentesi quadre.
CAPITOLO PRIMO
UN PENSIERO
DINAMICO FEDELE AL VANGELO
La Dottrina sociale della Chiesa, [che] ha
preso forma nel Magistero recente dei Papi e del Concilio Vaticano II,
[ha] per carattere dinamico. [Le novità di ogni epoca] sollecitano questo
insegnamento a misurarsi con le domande della storia alla luce della Verità
rivelata. [Anche i problemi sociali suscitati dagli sviluppi dell’]
intelligenza artificiale [sono trasformazioni che interpellano] la Dottrina
sociale e ne [domandano] un ulteriore sviluppo, nella fedeltà al Vangelo.
[Nell’enciclica si inizia chiarendo] alcune convinzioni di fondo
riguardo al modo in cui la Chiesa abita la storia e si rapporta al mondo.
La Dottrina sociale [non è] un’ingerenza
indebita in questioni temporali o come un codice etico esterno da applicare
dall’alto [,ma] essa scaturisce da una Chiesa che cammina con l’umanità,
riconosce l’autonomia delle realtà terrene e la distinzione tra comunità
ecclesiale e comunità politica e, proprio per questo, ambisce a servire il bene
comune.
La Chiesa,
[in un] intreccio di vita con i popoli, vuole esercitare la propria
vocazione all’ascolto, al dialogo e al servizio [riguardo a tutto ciò che
riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi: la sua missione ha una
portata storica, comporta una responsabilità rispetto [allo sviluppo delle] le
relazioni sociali e [intende offrire] il proprio contributo al raggiungimento
di una convivenza più giusta e fraterna. La religione [non può essere
relegata] alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla
vita sociale e nazionale, senza [proccuparsi] per la salute delle istituzioni
della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i
cittadini.
Le
realtà terrene possiedono una loro consistenza e un ordine proprio. [Nella
Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La Gioia e la
speranza – Gaudium et spes del Concilio Vaticano 2, celebratosi a Roma tra
il 1962 e il 1965 si legge al n.36]:
«Se per
autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e le stesse
società hanno leggi e valori propri […], allora si tratta di una esigenza
d’autonomia legittima».
La
creazione porti impressa una bontà originaria che lo sguardo umano deve
custodire, coltivare e far maturare. La Chiesa [vuole aiutare] a leggere in
profondità la realtà, sostenendo [le] scelte che promuovono la dignità di ogni
persona, la coesione delle comunità e il bene di tutti. Si pone accanto al
mondo senza sovrapporsi ad esso, [per cooperare allo sviluppo] in ogni vicenda
umana della giustizia e della pace, [secondo il desiderio] che lo Spirito Santo
continua a suscitare nel cuore dell’umanità.
Il Concilio Vaticano II [ha
affermato] la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica [e la
loro reciproca] piena autonomia. [Ma] la presenza della Chiesa nel mondo si
esprime anche nel suo rapporto con la società civile e con le istituzioni
pubbliche. Nel dialogare con esse, la Chiesa riconosce il valore delle realtà
sociali e politiche e ne rispetta la responsabilità propria, sostenendo tutto
ciò che tutela la vita delle persone e rafforza le fondamenta del tessuto
sociale. Essa non pretende di assumere le funzioni che competono allo Stato; al
contrario, ne stima il servizio al bene comune e riconosce con convinzione la
responsabilità che le istituzioni civili esercitano nella società. Allo stesso
tempo, [non rimane] distante dalle sofferenze concrete degli uomini e delle
donne del nostro tempo. La sua vicinanza dalla carità evangelica che la spinge
ad accostarsi alle ferite dell’umanità nei momenti in cui esse si manifestano
con maggiore gravità, imitando il buon Samaritano, con discrezione e prossimità.
[Sulla base dei principi dell’]autonomia delle realtà terrene e [della]
distinzione delle competenze tra comunità ecclesiale e politica, [la
Costituzione La gioia e la speranza – Gaudium et spes ha ricordato al
n.44 che] è
«dovere di tutto il Popolo di Dio,
soprattutto dei pastori e dei teologi, con l’aiuto dello Spirito Santo,
ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del
nostro tempo, e saperli giudicare alla luce della Parola di Dio, perché la
Verità rivelata sia capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa
venir presentata in forma più adatta».
L’ascolto dei «vari linguaggi» non
[significa solo studio sociologico] ma implica un discernimento spirituale,
[inteso come identificazione e
valutazione dei propri movimenti
interiori per distinguere quale impulso provenga da Dio,] nel
quale, con l’aiuto dello Spirito, il popolo di Dio riconosce nelle
trasformazioni culturali e sociali sia i segni della presenza del Cristo che
viene e guida la storia verso il suo compimento, sia quelle derive che ne
offuscano il volto. La Verità rivelata non viene modificata nel suo nucleo
essenziale, ma esplicitata e assunta come criterio vivente per orientare scelte
concrete [e in particolare per promuovere riforme delle strutture e sostenere
forme nuove di testimonianza evangelica nella vita pubblica.
La
Chiesa considera come compagni di cammino tutti coloro che [operano] per la
difesa della dignità di ogni persona e nella custodia del creato [e] invita ad
ascoltare, discernere e interpretare i segni dei tempi, [senza temere],
illuminata dalla sapienza della Parola, l’incontro con il sapere umano. Risulta
essenziale il contributo della filosofia e delle scienze umane e
sociali. Il confronto con tali saperi non attenua la forza del Vangelo; al
contrario, consente di individuare con maggiore lucidità ciò che promuove
realmente la vita delle persone e delle comunità. Su molte questioni
specifiche la Chiesa non pretende di offrire una parola definitiva, ma
riconosce l’importanza di ascoltare la ricerca scientifica e di favorire un
confronto serio e leale tra studiosi, accogliendo la diversità delle opinioni.
[In questo] dialogo fecondo tra Vangelo e
saperi umani, la Chiesa ha progressivamente approfondito la propria Dottrina
sociale, facendo maturare nel tempo un patrimonio sapienziale dotato di una
coerenza teologica e antropologica radicata nella visione cristiana della
persona. Proprio perché nasce dalla fede e dalla sua intelligenza della realtà,
questo patrimonio non si traduce in un repertorio di soluzioni tecniche né in
un modello economico o politico da contrapporre ad altri: appartiene a un
livello diverso, [15] quello dei principi che orientano la lettura
degli avvenimenti e sostengono un’interpretazione evangelica dei processi
storici e delle scelte che questi comportano.
[Considerando] la comprensione della verità come dono da condividere e
non come possesso da rivendicare la Chiesa [non rimpiange] forme di presenza
fondate sul potere. San Giovanni Paolo II invitava a guardare con
sincerità ai tempi in cui si è ceduto a metodi di intolleranza e persino di
violenza nel servizio alla verità, per ritrovare la via evangelica
dell’annuncio mite e della verità che non si impone. [Quindi] non conta
anzitutto occupare spazi di potere o presidiare roccaforti culturali, ma
avviare processi di bene e lasciarli maturare; così la verità del Vangelo non
si impone dall’alto, ma cresce nel tempo, dentro l’intreccio concreto delle
vite, delle comunità e delle culture. È una verità che non teme la diversità,
ma la accoglie e la ordina; che non elimina i conflitti, ma li trasfigura; che
ricompone ciò che la storia tende a disperdere. Da qui anche l’immagine,
proposta da papa Francesco, del poliedro, una figura dalle molte facce, nelle
quali si riflette, da angolature diverse, la stessa verità del Vangelo.
[Nella sua] la cattolicità [la] Chiesa
abbraccia l’intera famiglia umana e vive immersa nelle condizioni concrete dei
popoli e delle culture. Così essa nel suo insieme e in ogni singola comunità
cresce grazie a uno scambio reciproco e a uno sforzo comune verso una comunione
sempre più piena. Ne consegue che il popolo di Dio non è soltanto raccolto da
molti popoli, ma al suo interno è tessuto di funzioni, vocazioni, culture e
tradizioni diverse, chiamate a sostenersi e ad arricchirsi a vicenda. [Data la] varietà delle situazioni storiche, non è
realistico pensare che la Dottrina sociale possa proporre una risposta unica e
valida per tutti i contesti; per questo ogni comunità cristiana [è invitata] a leggere con lucidità e
responsabilità la realtà del proprio Paese.
La Dottrina sociale della non [è quindi] un prontuario di principi e
norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario. Per questo,
quando la dignità dei fratelli è sfigurata, quando la politica non risponde ai
drammi dell’umanità, quando l’economia si volge contro la persona o la scienza
oltrepassa i limiti del suo metodo, la Chiesa – insieme alle altre
confessioni cristiane e ai credenti di altre religioni – deve far udire la sua
voce non per dominare, ma per servire la comunione. Così la Dottrina sociale
diventa una teologia della comunione nella storia, in cui la Parola continua a
farsi dialogo, memoria e profezia.
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[Nel primo capitolo, Un pensiero dinamico fedele al Vangelo, nell’enciclica
La magnifica umanità si passa in rassegna lo] sviluppo della Dottrina
sociale [dall’Ottocento ad oggi]. [I suoi] principi fondamentali sono
presentati nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa e [sono
stati] ulteriormente approfonditi nel Magistero recente. [Nell’enciclica si
intende richiamarne] alcune linee essenziali, per mostrare che [di nuovo viene
scritto nel documento] si colloca nella continuità di questa tradizione e, al
contempo, per evidenziare come [nella Dottrina sociale] il nucleo stabile delle
verità rivelate sulla persona e sulla convivenza umana si intrecci con una
sempre rinnovata capacità di ascoltare le situazioni storiche e di lasciarsi
interrogare dalle domande che emergono dal presente.
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Primi passi
della Dottrina sociale della Chiesa
Ciò che oggi chiamiamo “Dottrina sociale
della Chiesa” [si basa, raccogliendola e organizzandola, una lunga tradizione
di riflessione ecclesiale sulla vita sociale, che trova le sue fonti nella
Sacra Scrittura, nei Padri della Chiesa, nelle elaborazioni teologiche e
giuridiche del Medioevo e dell’età moderna. L’espressione “Dottrina sociale
della Chiesa” fu impiegata per la prima volta da Pio XII nel 1950, nell’Esortazione apostolica Nell’animo nostro [la voce risuona] Menti
Nostrae [vox resonat] del 23
settembre 1950: [ma come complesso] organico di insegnamenti
sociali [se ne parla a cominciare dell’Enciclica Delle novità – Rerum
novarum [del papa Leone 13°, del 15 maggio 1891. Di fronte alle “cose
nuove” del suo tempo – il conflitto tra capitale e lavoro, la questione
operaia, le trasformazioni economiche e sociali – [si assunsero][,
indicendone] le cause e le possibili vie d’uscita alla luce del Vangelo e di
una visione integrale della persona, creata a immagine di Dio. Questo modo di procedere [è
caratteristico] della Dottrina sociale: la Chiesa, di fronte alle
trasformazioni storiche, [esamina] le realtà sociali, [si pronuncia] su di esse
e indicare vie di soluzione giusta. [Si tratta quindi di] una dottrina viva
che, rimanendo fedele al Vangelo, cresce nel confronto con le “cose nuove” di
ogni epoca.
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[Nell’enciclica Delle novità – Rerum
novarum si pose] al centro della sua riflessione la dignità del
lavoro e del lavoratore, [affermando] il diritto a un salario giusto per sé e
per la propria famiglia, [riconoscendo] nelle persone un valore essenziale
prioritario rispetto al capitale e al profitto, [difendendo] la proprietà
privata insieme alla sua imprescindibile funzione sociale, [apprezzando] le
associazioni dei lavoratori e [proponendo] forme di collaborazione tra le
diverse componenti della società in alternativa alla logica della “lotta di
classe”. [in tal modo] l’antica sapienza della Chiesa sulla persona e
sulla vita in società [assunse] una forma nuova, capace di misurarsi con
l’epoca industriale e di offrire il primo grande quadro sistematico di quella
Dottrina sociale che i decenni successivi avrebbero sviluppato ulteriormente.,
restano di grande attualità almeno due acquisizioni: il primato del lavoro
umano su ogni logica puramente produttiva o finanziaria, con la conseguente
attenzione alle persone e alle famiglie maggiormente esposte allo sfruttamento,
e il nesso inscindibile tra annuncio evangelico e ricerca di un ordine sociale
più giusto. Non c’è autentica evangelizzazione che non tocchi anche le
strutture della convivenza umana.
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L’Enciclica [Il Quarantennale –
Quadragesimo anno], [del papa Pio 11°] pubblicata [il 15 maggio 1931] nel 40° anniversario
dell’[Enciclica Delle novità – Rerum novarum] e nel pieno
della grande crisi economica mondiale, non
si [limitò] a riprendere la “questione operaia”, ma [allargò] lo sguardo
alla configurazione complessiva dell’ordine economico e politico. [Denunciò] la
concentrazione del potere economico nelle mani di pochi; critica sia la
concorrenza senza limiti sia quei progetti collettivistici che annullano la
libertà e la responsabilità delle persone; [richiamò] con forza il diritto di
associazione dei lavoratori e [ribadì] l’esigenza che il salario [fosse]
proporzionato non solo alla prestazione, ma alle necessità del lavoratore e
della sua famiglia. In questo quadro, formula in modo sistematico il principio
di sussidiarietà, destinato a diventare uno dei riferimenti stabili della
Dottrina sociale, secondo cui ciò che può essere svolto da persone, famiglie,
corpi intermedi e comunità locali non deve essere assorbito da istanze
superiori. [Venne anche richiamata] la funzione sociale della proprietà. [Il
papa Pio 11° con diversi altri interventi] dalle Encicliche Non abbiamo
bisogno [del 19 giugno 1931] e Con ardente preoccupazione Mit
brennender Sorge [pronuncia fonetica: mit BRÉ-nen-der ZÒR-ghe] [del 14
marzo 1937] fino alla Di un divino redentore [la promessa] - Divini Redemptoris [promissio] [del 19
marzo 1937] – [denunciò] i totalitarismi che [mortificavano] la dignità
della persona, [soffocavano] la vita sociale, [innalzavano] lo Stato oltre il
suo giusto valore e [adottavano] la categoria discriminatoria di razza. Per il
nostro tempo restano particolarmente attuali almeno tre intuizioni del suo
insegnamento sociale: la consapevolezza che le ingiustizie non riguardano solo
i comportamenti individuali ma anche le strutture economiche e istituzionali;
il valore del principio di sussidiarietà, che invita a rafforzare il tessuto
associativo e comunitario, evitando nuove concentrazioni di potere; e il legame
tra dignità del lavoro, giusta retribuzione e possibilità reale per le famiglie
di condurre una vita umana decorosa.
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Nel
contesto drammatico della Seconda guerra mondiale e degli anni della
ricostruzione, il Magistero di Pio 12° [offrì] un contributo
significativo allo sviluppo della Dottrina sociale, soprattutto attraverso i
Messaggi radiofonici natalizi [dal 1942 al 1945], nei quali [tratteggiò] i
lineamenti di un ordine internazionale fondato sul riconoscimento della dignità
umana, sulla giustizia e sulla pace. [Venne proposto] un dialogo con la società
a partire da un richiamo esigente al diritto naturale, inteso come insieme di
principi oggettivi che precedono gli interessi dei singoli e degli Stati e che
devono regolare la vita interna delle nazioni e le loro relazioni
reciproche. [Venne attribuito] inoltre un ruolo decisivo alle associazioni
professionali, ai sodalizi dei lavoratori e ai vari corpi intermedi della vita
economica e sociale, riconoscendo in queste forme organizzate della società un
presidio essenziale per l’equilibrio civile e per la tutela del bene comune.
[Si sostenne] la necessità di un saldo Stato di diritto per prevenire gli abusi
di potere e riconosce nella democrazia uno strumento atto a favorire un
esercizio corretto dell’autorità. [Si mise] in guardia contro ogni pretesa di
fondare il diritto sull’utile o sulla forza, ricordando che un ordine
internazionale regolato dal vantaggio dei più forti espone i popoli più deboli
alla sopraffazione e mina alla base la fiducia tra le nazioni. [Si individuò],
infine, nei profondi squilibri economici fra i Paesi uno dei fattori che
alimentano i conflitti. Rimangono particolarmente significativi tre
orientamenti: l’esigenza che il diritto preceda l’interesse, la consapevolezza
che le disparità economiche sono terreno fertile per tensioni e violenze, e il
valore di un tessuto associativo capace di mediare tra individuo e Stato. Essi
continuano a offrire alla Dottrina sociale criteri importanti per leggere le
dinamiche della globalizzazione e per promuovere un ordine internazionale più
giusto e pacifico.
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Con San
Giovanni 23°[, Papa dal 1958 al 1963], si [aprì] una nuova tappa del Magistero
sociale[. Nell’enciclica Madre e Maestra – Mater et magistra del 1961
venne ricordato che la Chiesa si interessa di ogni autentico bene umano. [Venne
sottolineato] che la vita sociale esige un equilibrio tra l’iniziativa dei
cittadini e dei gruppi, chiamati ad auto-organizzarsi e collaborare, e l’azione
dello Stato, che deve coordinare e sostenere senza soffocare la libertà e la
responsabilità dei soggetti. [Venne anche richiamata] l’attenzione alla giusta
remunerazione del lavoro, alla partecipazione dei lavoratori e alle crescenti
disparità tra i Paesi. [Con l’enciclica La pace in terra – Pacem in terris del
1963 rivolgendosi per la prima volta non solo ai fedeli ma a tutti gli uomini
di buona volontà, [venne collegata] la dignità della persona al
riconoscimento di diritti e doveri fondamentali e [proposto] un ordine della
convivenza – anche sul piano internazionale – fondato su verità, giustizia,
amore e libertà.
Restano
particolarmente significativi l’orizzonte universale del suo appello, il
riferimento ai diritti umani e la convinzione che la pace duratura richieda
istituzioni e relazioni tra i popoli ispirate alla dignità di ogni persona.
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Gli anni del Concilio Vaticano II
[Il Concilio ecumenico Vaticano 2°,
celebrato a Roma, nella Città del Vaticano, tra il 1962 e il 1965 in varie
sessioni di lavoro], con la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo La gioia e la speranza – Gaudium et spes ha voluto] una
Chiesa che si fa prossima all’umanità, impegnata a riflettere a partire dalla
concretezza delle situazioni storiche. [Si insistette] che le strutture
economiche e istituzionali sono giuste solo nella misura in cui servono lo
sviluppo integrale della persona e favoriscono la partecipazione responsabile
di tutti. [Si insegnò il metodo di]
leggere le trasformazioni storiche con sguardo evangelico e competenza,
mostrando che il dialogo con il mondo non è per la Chiesa un’opzione tattica,
ma una forma concreta della sua missione, perché il Vangelo, come lievito, può
trasformare dall’interno le strutture della convivenza e aprire cammini di più
grande umanità. [Su questa linea si collocò] anche la [Dichiarazione sulla
libertà religiosa Della dignità umana – Dignitatis humanae], nella quale
il Concilio [riconobbe] che la libertà religiosa è un diritto fondamentale
radicato nella dignità della persona, che dev’essere garantito dall’ordinamento
giuridico perché nessuno sia costretto ad agire contro coscienza o impedito nel
cercare e professare la verità in privato e in pubblico.
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Nel [magistero] di San Paolo 6° [la
pace viene vista come risultato di] uno sviluppo umano integrale.
[Nell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio del 1967
lo sviluppo viene descritto] come passaggio da condizioni di vita meno umane a
condizioni più umane [in] ogni dimensione della persona e ogni popolo senza
esclusioni [e si insegna] che uno sviluppo così concepito è in realtà il nuovo
nome della pace, [mirando] a rimuovere le radici di ingiustizia e di
conflitto e ad aprire spazi di vita più degna per tutti. [Venne istituita la]
Pontificia Commissione Giustizia e pace – Iustitia et pax per
mantenere coscienza ecclesiale] sul divario crescente tra Paesi ricchi e Paesi
poveri e sulla necessità di politiche che promuovano condizioni di vita
realmente più umane per tutti.
Con [la lettera apostolica L'80°
anniversario (della pubblicazione
dell'enciclica Rerum novarum), Octogesima
adveniens, del 1971] [si considera] la società postindustriale, segnata da
trasformazioni urbane, nuove povertà, cambiamenti del lavoro e rapidi mutamenti
culturali che mettono in questione il futuro delle persone e delle comunità. [Si
insegna che] il Vangelo, pur essendo stato annunciato, scritto e vissuto in un
contesto storico-culturale molto differente dal nostro, non è un messaggio
“superato”, ma una visione della persona umana, delle relazioni, dell’autorità
e del bene comune capace di orientare anche oggi le scelte economiche,
politiche e culturali. Il Vangelo rimane attuale perché fornisce i criteri
per riconoscere ciò che umanizza o disumanizza, ciò che libera o opprime,
dentro situazioni sempre nuove. [Questo insegnamento rimane centrale ancor
oggi]: finché nel mondo vi saranno popoli esclusi da uno sviluppo degno
dell’essere umano, la comunità cristiana non potrà accontentarsi di proclamare
la pace in astratto, ma dovrà [valutare sulla base del Vangelo], a partire da
chi resta ai margini, le strutture economiche e politiche [mediante le quali
vengono attuati i processi di sviluppo] perché nessuna persona e nessun popolo [siano
trattati] come sacrificabili [in essi].
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Il Magistero recente
[L’epoca del Magistero sociale del papa Giovanni Paolo 2°[fu quella] tra
la crisi dei grandi sistemi ideologici del Novecento [anni ’80 del Novecento] e
l’avvio della globalizzazione economica [dagli anni ’90 del Novecento].
Nell’Enciclica Mediante il lavoro – Laborem exercens 1981] il giusto salario è presentato come verifica concreta
dell’equità dell’intero sistema socio-economico, [perché] mostra se il
lavoratore è trattato come persona o come semplice costo di produzione.
Il lavoro è considerato un bene fondamentale per la persona, principio
dell’attività economica e chiave dell’intera questione sociale, [in cui è
coinvolta la libertà, la creatività e la capacità di cooperare degli esseri
umani], contribuendo all’elevazione culturale e morale della società. [Quindi
le varie forme in cui viene organizzato socialmente [non] devono essere
valutate solo in termini di efficienza, ma a partire dalla dignità del
lavoratore, dal diritto a una retribuzione sufficiente e dall’effettiva
possibilità di partecipare alla vita sociale. [Si torna a prendere in
considerazione la piaga del sottosviluppo] e [si] riconosce il fallimento di
molti tentativi di colmare il ritardo economico dei popoli poveri e di
accompagnarne l’industrializzazione, constatando la persistenza e talvolta
l’allargamento del divario tra Nord e Sud del mondo. [Si denunciano]
inoltre meccanismi economici, finanziari e commerciali che, gestiti dai Paesi
più forti, favoriscono strutturalmente i loro interessi e soffocano le economie
più deboli, e [si] chiede che siano sottoposti anche a un serio giudizio etico,
non solo tecnico. In questo contesto la solidarietà è compresa come
corresponsabilità concreta tra persone, popoli e nazioni, una forma di amicizia
sociale o carità politica orientata alla “civiltà dell’amore” invocata
da Paolo VI a partire dall’enciclica La sua Chiesa – Ecclesiam suam del
1964.
[Nell’]Enciclica [ Il centanario]
Centesimus annus [del 1991, pubblicata nel centesimo anniversario
dell’enciclica Delle Novità – Rerum novarum sotto l’autorità del papa
Giovanni Paolo 2°], si ragionò
sul] crollo del sistema sovietico[, vale a dire del regime di ideologia
marxista-leninista dell’Unione sovietica e di quelli di ispirazione
analoga dell’Europa orientale caduti
nella sua sfera di influenza] e sull’affermarsi della democrazia e
dell’economia di mercato. [Fu ribadito l’insegnamento del papa Pio 12°] secondo
cui la Chiesa può apprezzare la democrazia nella misura in cui garantisce
la partecipazione effettiva dei cittadini, consente di scegliere e sostituire
pacificamente i governanti e impedisce che il potere sia monopolizzato da élite
ristrette mosse da interessi particolari o ideologici. Allo stesso
modo [venne riconosciuto] il potenziale positivo del mercato e dell’iniziativa
privata solo se restano subordinati alla legge morale e orientati dal principio
di solidarietà, senza sacrificare i più deboli alla logica del profitto. [Nell’enciclica
La magnifica umanità si osserva che] rimane [ancora] particolarmente
attuale l’affermazione del legame tra dignità del lavoro, solidarietà tra i
popoli e [la] valutazione critica di democrazia ed economia di mercato,
[offrendo] criteri per giudicare le nuove forme di sfruttamento, di esclusione
e di crisi della rappresentanza politica.
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Papa
Benedetto XVI, nella sua Enciclica sociale [La carità nella verità]
- Caritas in veritate,[del 2009], [ha applicato] il concetto di sviluppo
presentato nell[‘enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum
progressio, del 1967 alle questioni sociali create dalla] globalizzazione
[per] una crescita reale, estendibile a tutti e concretamente
sostenibile», cioè un progresso economico davvero inclusivo e rispettoso
dei limiti del creato. Constata [la formazione] nei Paesi ricchi [di] nuove
categorie di poveri e forme inedite di esclusione, mentre nelle regioni più
povere piccoli gruppi vivono in un benessere consumistico che convive con
situazioni di miseria disumanizzante. [Si osserva che] il nuovo sistema
economico-finanziario globale, segnato da grande mobilità dei capitali e dei
mezzi di produzione, ha ridimensionato il potere politico degli Stati e la loro
capacità di orientare i processi economici.[Si ribadisce] che l’attività
economica non [deve essere lasciata alla sola] logica del mercato, ma
dev’essere ordinata al bene comune, di cui la comunità politica porta una
responsabilità propria e insostituibile. [Si insegna che] la carità è la
via maestra della dottrina sociale della Chiesa, sempre unita alla verità [secondo la
concezione cristiana], anche se di quest’ultima proprio nei campi sociale,
giuridico, politico ed economico si tende a [dichiarare] l’irrilevanza morale.
[Nell’enciclica La magnifica umanità]
si scrive che la novità del contributo [dell’enciclica La carità nella
verità – Caritas in veritate, [è]
nel mostrare che sviluppo, giustizia, istituzioni e mercato non sono realtà
neutre, ma luoghi in cui la carità nella verità deve prendere forma storica. Questo
insegnamento resta attuale perché chiede di giudicare ogni modello di sviluppo
sulla sua capacità di essere inclusivo e sostenibile, di ricomporre il rapporto
tra economia e politica attorno al bene comune e di riconoscere alla carità un
ruolo critico e generativo nella vita pubblica.
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[Nell’enciclica La magnifica umanità si osserva che] il Magistero
sociale di Papa Francesco si sviluppa nella linea della [Costituzione
La gioia e la speranza-] Gaudium et spes [del Concilio
Vaticano 2° (1962-1965) che [si aprì con la dichiarazione che “la comunità dei cristiani si sente
realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia” [e
quindi invitò] a guardare la storia a partire dalle ferite e dalle
speranze delle persone e a metterle in dialogo con il Vangelo. Questo orientamento
emerge con particolare chiarezza [nell’esortazione apostolica La gioia del
vangelo – Evangelii gaudium, del 2013, per] una Chiesa capace di ascoltare
il grido dei poveri, dei migranti e delle vittime delle nuove schiavitù. [La
sinodalità ecclesiale è vissta per una Chiesa che “cammina insieme”, [cercando]
di leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo e [lasciandosi]
evangelizzare dai poveri con cui condivide la storia.
[Nell’enciclica] Laudato si’[,del 2015, vi fu] la prima grande elaborazione
sistematica della crisi ambientale in una Enciclica sociale, mostrando che essa
non è una questione settoriale, ma l’aspetto ecologico della crisi
socio-economica contemporanea. La proposta
di ecologia integrale tiene insieme la cura della Casa comune e
l’opzione preferenziale per i poveri che non possono essere separat[e. Si insegna] la destinazione universale dei
beni, la critica [al] paradigma tecnocratico[, inteso come modalità di pensiero
e d'azione che strumentalizza ogni cosa alle finalità] di dominio, la difesa
del lavoro umano minacciato dalla logica dello scarto, l’esigenza di una
giustizia tra le generazioni e il richiamo a un dialogo vero tra politica ed
economia.
[Nell’enciclica Fratelli tutti, del
2020] di fronte alla disgregazione del tessuto sociale, alla “guerra
mondiale a pezzi”, alla globalizzazione individualista e alle conseguenze
della pandemia [virale della malattia COVID 19, manifestatasi dal dicembre
2019] sui legami comunitari, [si esorta all’] amicizia sociale e [alla]
fraternità universale. [Si propongono] la cultura dell’incontro, una “politica
migliore” capace di cercare il bene comune, percorsi di riconciliazione e un
mondo che assicuri terra, casa e lavoro a tutti.
Con
[l’enciclica Ci ha amati – Dilexit nos, del 2024, si esortò a vivere]
questi grandi impegni sociali [nel] rapporto personale con Cristo.
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Una lettura della storia alla luce
della fede
ANell’enciclica La magnifica umanità,] guardando
[alla] Dottrina sociale della Chiesa
[nel suo insieme, si evidenzia che essa [è] il risultato di una trama
paziente, nella quale ogni Pontefice – insieme al Concilio Vaticano
II – ha offerto un contributo originale alla luce delle “cose nuove” del
proprio tempo [facendo] emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la
dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei
beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità
della pace e della fraternità[, in] sviluppo armonico, [anche se] non sempre
lineare, segnato da accenti differenti, da approfondimenti progressivi e,
talvolta, da cambiamenti di prospettiva.. Oggi possiamo parlare di un [complesso
organico] di principi e criteri condivisi perché questa lettura della storia alla luce
della fede non si è mai interrotta e ha saputo lasciarsi provocare dalle
domande di ogni generazione. [[In esso possono individuarsi] grandi principi
della Dottrinasociale [caratterizzati da] coerenza interna e la forza
generativa per il nostro tempo [ai quali è dedicato il capitolo secondo
dell’enciclica La magnifica umanità].
