La magnifica Umanità
Enciclica MAG26
17. capitolo secondo Fondamenti e principi della
dottrina sociale della Chiesa -La dignità degli esseri umani
Link di accesso al podcast video:
Il prof. Stefano Rodotà, a lungo professore di diritto civile
nell’Università La Sapienza di Roma, citato nel podcast per un suo saggio sulla
dignità umana.
Buongiorno, care amiche e cari amici del gruppo parrocchiale di Azione
Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa, in Roma, Monte Sacro, Valli.
Continuo ad esaminare in dettaglio
l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio.
Inizio a trattare del secondo
capitolo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa, cominciando dal principio della dignità degli
esseri umani, assolutamente centrale nel documento.
Nell’enciclica La magnifica umanità,
guardando alla Dottrina sociale della Chiesa
nel suo insieme, si evidenzia che essa non é il frutto di un progetto elaborato a tavolino, ma
il risultato di una trama paziente, nella quale ogni Pontefice – insieme
al Concilio Vaticano secondo– ha offerto un contributo originale alla luce
delle “cose nuove” del proprio tempo facendo emergere aspetti diversi di un
unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la
destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura
del creato, la centralità della pace e della fraternità, in sviluppo armonico,
anche se non sempre lineare, segnato da accenti differenti, da approfondimenti
progressivi e, talvolta, da cambiamenti di prospettiva. Oggi possiamo parlare
di un complesso organico di principi e criteri condivisi perché questa lettura della storia alla luce
della fede non si è mai interrotta e ha saputo lasciarsi provocare dalle
domande di ogni generazione. In esso possono individuarsi i grandi principi
della Dottrina sociale caratterizzati da coerenza interna e forza generativa per il nostro tempo ai quali
è dedicato il capitolo secondo dell’enciclica La magnifica umanità.
La
Dottrina sociale della Chiesa – si legge nell’enciclica La magnifica
umanità - è una realtà viva, in dialogo con la storia,
le culture e le scienze, e nello stesso tempo custodisce un nucleo di verità
che non tramonta. Nel secondo capitolo l’enciclica si sofferma su alcuni
fondamenti e principi della Dottrina sociale che aiutano a leggere le “cose
nuove” del nostro tempo, alla luce della dignità fondamentale della persona
umana. Per custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, l’enciclica
riflette sul bene comune, sulla destinazione universale dei beni, sulla
sussidiarietà, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale per aiutare i fedeli
laici e tutte le donne e gli uomini di buona volontà a riscoprire il proprio
compito di portare nel quotidiano, nei rapporti familiari, nel lavoro e nella
partecipazione sociale, quei principi, lasciandosi animare dall’intento di
incarnare l’amore di Dio nella trama concreta della storia. Si vuole anche
incoraggiare accademie e università a ridare slancio a tali principi,
ripensandoli in modo aderente all’oggi ed efficace nel fronteggiare la
rivoluzione digitale. Si intende illuminare la coscienza dei credenti e orientarne l’impegno a rendere più giusta e
fraterna la vita delle nostre società. E’ quindi un appello anche a fare, non
solo ad intendere e meditare, e a fare collettivamente, come corpo sociale.
Tra i
principi richiamati nell’enciclica, quello della dignità degli esseri umani è la luce fondamentale che
illumina gli altri e nell’affrontare le cose nuove dei tempi. La parte dell’enciclica che lo richiama evoca
una grande storia del pensiero umano che si è dispiegata fin dall’antichità,
con moltissime voci, e tra esse fondamentali quelle del pensiero teologico,
filosofico e sociale cristiano. Dopo la Seconda guerra mondiale, con l’apporto
importantissimo della gente cristiana, sul concetto di dignità umana si è fondata l’architettura istituzionale
internazionale del mondo nuovo, diretta a prevenire nuove catastrofi belliche,
e la nuova democrazia italiana. Il
grande giurista italiano Stefano Rodotà, in una lezione dottorale del 2013
sull’ “Antropologia dell’homo dignus”, ne parlò come di una rivoluzione
della dignità, riferendosi al costituzionalismo dell’ultimo dopoguerra,
vale a dire agli orientamenti seguiti nell’elaborare e progettare le
Costituzioni successive alla Seconda guerra mondiale, come quella della
Repubblica italiana e quella della Repubblica federale tedesca.
Dallo scritto di Rodotà
è stato estratto il saggio La rivoluzione della dignità, pubblicato Vivere
la democrazia, Laterza 2019, in cui leggiamo:
L’innovazione più significativa è affidata
al principio di dignità. La Costituzione italiana, approvata il 22 dicembre
1947, fa esplicito riferimento ad esso negli articoli 3, 36 e 41, e lo richiama
in particolare nell’art.32. Un anno dopo, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea
generale delle Nazioni Unite approva la “Dichiarazione universale dei diritti
dell’uomo”, il cui articolo 1 integra in modo significativo l’antica formula
settecentesca della “Dichiarazione” francese («gli uomini nascono e rimangono liberi
e uguali nei diritti») affermando che «tutti gli esseri umani nascono liberi ed
uguali in dignità e diritti». E l’8 maggio 1949 la Legge fondamentale
tedesca si apre con le parole «La dignità umana è intangibile. E’ dovere di
ogni potere di ogni potere statale rispettarla e proteggerla». Una svolta è
così compiuta, la dignità si presenta come un ineludibile denominatore comune,
disegna un nuovo statuto della persona e un nuovo quadro dei doveri
costituzionali.
Su terreno dei principi questo è il vero
lascito del costituzionalismo del dopoguerra. Se la “rivoluzione
dell’eguaglianza” era stata il connotato della modernità [con questo termine si
il processo attraverso il quale nasce la società contemporanea. Le sue radici
vengono individuate a partire dal Quattrocento, nel Rinascimento, nella Riforma protestante,
nella rivoluzione scientifica e nell’Illuminismo; la sua piena affermazione
avviene però tra il Settecento e l’Ottocento], la “rivoluzione della
dignità” segna un tempo nuovo, è figlia del Novecento tragico, apre l’era del
rapporto tra persona, scienza, tecnologia. E la rilevanza costituzionale della
dignità ci dà una ulteriore indicazione. Descrivendo il tragitto che ha portato
all’emersione dell’uguaglianza come principio costituzionale, si è parlato di
un passaggio dall’homo hierarchicus [l’esser umano inquadrato
in gerarchie sociali] a quello aequalis [leggi: <equalis>,
l’essere umano considerato uguale davanti alla legge]. Ora quel
tragitto si è allungato, ci ha portato all’homo dignus [l’essere
umano al quale è riconosciuta dignità come tale] e la rilevanza assunta
dalla dignità in induce a proporne una lettura che la vede come sintesi di
libertà ed eguaglianza, rafforzate dal loro essere fondamento della democrazia.
L’enciclica La magnifica umanità non
si occupa della dignità degli esseri umani solo per aggiungere un capitolo agli
scritti del Magistero che ne trattano o per arricchimento personale delle
singole persone di fede, ma per promuovere un’azione in società per
difenderla in relazione agli sviluppi dei nostri tempi. Leggiamo infatti
nell’enciclica, al n.47:
Nel
proporre queste riflessioni, desidero anzitutto aiutare i fedeli laici e tutte
le donne e gli uomini di buona volontà a riscoprire il proprio compito di
portare nel quotidiano, nei rapporti familiari, nel lavoro e nella
partecipazione sociale, i principi che mi accingo a richiamare, lasciandosi
animare dall’intento di incarnare l’amore di Dio nella trama concreta della
storia. Allo stesso tempo, vorrei incoraggiare accademie e università a ridare
slancio a tali principi, ripensandoli in modo aderente all’oggi […]
La Dottrina sociale
della Chiesa – leggiamo nell’enciclica La magnifica humanità - tratta
del cuore della nostra fede: il mistero del Dio vivente, rivelato in Gesù
Cristo come comunione di Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, amore in
relazione, che si dona reciprocamente e si comunica al mondo. La persona
umana è chiamata alla comunione con Dio. Il volto più concreto del Dio-Amore lo
contempliamo in Gesù Cristo, Verbo incarnato. Chi crede in Lui è coinvolto
nella grande opera di rinnovamento inaugurata dal mistero della sua passione,
morte e risurrezione, e coopera all’edificazione del Regno di Dio, imparando ad
accogliere ogni donna e uomo come sorella e fratello, figli di un solo Padre.
Così, tanto l’annuncio quanto l’esperienza cristiana, guidati dall’azione dello
Spirito Santo, tendono a generare nel mondo conseguenze sociali.
Al
centro della visione cristiana dell’essere umano sta la grande affermazione
secondo cui uomo e donna sono creati a immagine e somiglianza del Dio
trinitario, come si legge nel libro della Genesi, capitolo 1, versetti 26 e 27
- Gen 1,26-27:
Dio disse:
"Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini
sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli
animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".
E Dio creò l'uomo a sua
immagine;
a immagine di Dio lo
creò:
maschio e femmina li
creò.
Ogni persona è pensata e voluta da Dio per
entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con il creato. La
sua dignità non dipende dalle capacità che possiede, dalle ricchezze o dal
ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma è un dono
posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno. Per questo,
la persona umana - si legge
nell’enciclica - rimane sempre
essenziale per la Chiesa e per ogni autentico cammino di sviluppo umano
integrale.
Il senso più acuto
della dignità della persona umana e della sua unicità, come anche del rispetto
dovuto al cammino della coscienza, costituisce certamente – si sostiene
nell’enciclica - un’acquisizione positiva della cultura moderna. Questa
affermazione si inserisce nel solco già tracciato dal Concilio Vaticano
secondo. È importante vigilare – si esorta nell’enciclica - affinché questa crescita nella coscienza
della dignità umana non venga offuscata
sotto la pressione di nuove ideologie o di determinati interessi molto potenti
nel mondo di oggi. Tra queste ideologie viene indicata come particolarmente
insidiosa quella che lascia intendere che ogni persona debba guadagnarsi o
giustificare il proprio valore, al punto da attribuire maggior pregio a coloro
che sono più efficienti e performanti. In una simile prospettiva, la
persona finisce per essere ridotta a mezzo per ottenere risultati, a risorsa da
usare e sfruttare, e non viene più riconosciuta come fine in sé, mai
strumentalizzabile. Ma il valore della persona non dipende da ciò che realizza
o produce, ed esistono diritti che spettano a tutti per il solo fatto di essere
persone. Nessun potere umano può legittimamente negarli o limitarli
arbitrariamente.
L’enciclica distingue quattro modi in cui si
parla di dignità della persona umana:
-
la
dignità morale, cioè il modo in cui una persona orienta le proprie
scelte e il proprio agire;
-
la
dignità sociale, con riferimento alle condizioni di vita della persona e
al rispetto concreto che le viene riconosciuto dalla società;
-
a dignità esistenziale, vale a dire il
modo in cui una persona percepisce il valore di sé e della propria vita.
Queste
dimensioni della dignità– si scrive nell’enciclica- possono crescere o diminuire, a seconda delle
situazioni concrete in cui le persone vivono.
Ma il
livello più importante e profondo è quello della dignità ontologica. È
la dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di
esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio: nessun
peccato, nessun fallimento, nessuna umiliazione, nessuna esclusione può
intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato
all’essere. Perciò – si scrive nell’enciclica-la dignità fondamentale di
ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere
dimostrata.
A quel
proposito l’enciclica richiama la Dichiarazione Dignitas infinita, del 2
aprile 2024, del Dicastero per la dottrina della fede.
Questa dignità ontologica di ogni
essere umano può essere detta infinita, per due ragioni:
-
perché è infinito l’amore di Dio che lo chiama
all’amicizia con Lui;
-
perché è assolutamente incondizionata, nel
senso che, anche cercando all’infinito, non si troverà mai nulla che possa
cancellarla o smentirla.
Nel cattolicesimo democratico italiano l’idea
di dignità infinita della persona
umana ebbe come testi di riferimento politico, per riformare la società alla
luce di quel principio, in
particolare, il libro Umanesimo
integrale, del filosofo Jacques Maritain, del 1936, i libri Manifesto al servizio del
personalismo comunitario (1936), Che cosa è il personalismo (1947)
e Il personalismo (1949) del filosofo Emmanuel Mounier e il
radiomessaggio natalizio del 1944 del papa Pio Dodicesimo: orientarono l’azione dei cattolici
democratici nell’Assemblea costituente e successivamente. Nello scritto di Stefano Rodotà che ho prima
citato, viene esposto il risultato anche del loro lavoro nel testo della
Costituzione della Repubblica italiana entrata in vigore il 1 gennaio 1948 e,
quanto a quei principi, rimasta finora immodificata.
La
dottrina sociale cattolica contemporanea, senza cedere sulla fondazione
ontologica e cristologica della dignità, ne ha progressivamente assunto una via
di accesso negativa: la
consapevolezza della dignità si desta, cioè, rivelata per contrasto, nell'esperienza concreta della sua violazione
— l'umiliazione patita, il torto sociale, la condizione degradata — e da lì
muove verso l'umiliato e il povero, riconosciuti non solo come destinatari di
soccorsi, ma fonti di evangelizzazione: a partire da loro si comprende il
significato del vangelo. In questo la dottrina sociale converge, per una
genealogia propria (in particolare con i documenti finali delle assemblee
generali del Consiglio episcopale latinoamericana di Medellín [1968]-Puebla [1979]-Aparecida [2007], e gli sviluppi della
teologia del popolo), con filoni
filosofici novecenteschi che nel disprezzo della dignità umana individuano il motore, appunto
per contrasto, del suo riconoscimento.
Questo
sviluppo è evidentissimo nel Magistero di papa Francesco:
-
Esortazione
apostolica La gioia del vangelo – Evangelii gaudium. In materia di
dignità umana, occorre riferirsi alle condizioni concrete delle popolazioni,
senza fermarsi alle enunciazioni di principio, perché “la realtà è superiore
all’idea”. Le idee — anche quella di dignità — vanno mantenute in tensione
con la carne della storia, pena la loro riduzione a nominalismo angelicato.
-
Nel
medesimo documento si indica nello scarto il fatto rivelatore
dell’offesa alla dignità umana: la categoria non è più quella dello sfruttamento
ma dell'esclusione — l'escluso non è "sotto", è "fuori". La
consapevolezza della dignità si conquista in chi e davanti a chi è trattato
come avanzo. L’inclusione sociale dei poveri, intesi come gli umiliati, gli
scartati, gli esclusi, viene presentata come dimensione costitutiva dell'annuncio
evangelico, non come sua implicazione etica. In questa prospettiva, la condizione
della persona povera, intesa come
umiliata, scartata, esclusa non rimane solo
come movente di interventi caritativi, ma è il fatto sulla cui base la
teologia argomenta ed è quindi costruita: occorre lasciarsi
evangelizzare dai poveri. E’ l’opzione preferenziale per i poveri, senza la quale l'annuncio
evangelico rischia di non essere compreso. Non si va verso l’umiliato solo per
beneficarlo, ma perché da lì si vede ciò che dal centro non si vede.
-
Nell’enciclica Fratelli tutti,
centrata sulla parabola del Samaritano misericordioso, si presenta il riconoscimento
dell'altro come prossimo di cui prendersi cura dall’essersi trovati
davanti alla degradazione, all’umiliazione, come, nella parabola, il Samaritano
si trovò davanti a un corpo percosso al bordo della strada. Anche qui: la dignità si dà a vedere nella sua
violazione.
-
Nell’enciclica Laudato
si’, la mancanza di ascolto e di
condivisione del "grido dei poveri", e la distanza
che si frappone con loro, vengono indicate come causa dell'anestesia morale
delle classi privilegiate.
Nella dichiarazione Dignitas infinita, prima citata, del
Dicastero per la dottrina della fede, ma approvata da papa Francesco, dopo la parte dottrinale si procede
analizzando specifiche violazioni della dignità umana: guerra, povertà, tratta,
migranti, abusi, scarto dei disabili, senza volerne dare un elenco esaustivo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com
