INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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giovedì 11 giugno 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 Capitolo 1 - parte 1 7 - Dalla Rerum novarum ai radiomessaggi natalizi tra il 1942 e il 1945

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

Capitolo 1  - parte 1

7. Dalla Rerum novarum  ai radiomessaggi natalizi tra il 1942 e il 1945

Link di accesso al podcast video:

 

https://youtu.be/X_3CS5b9SWE


Nell’immagine, l’economista e sociologo beato Giuseppe Toniolo (1842-1918) il quale si spese intensamente nel campo dell’attuazione della Dottrina sociale

 

  Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio. Ho anche elaborato e diffuso, e allego in fondo a questo testo, una sintesi ristretta e un testo condensato della prima parte del capitolo Primo Un pensiero dinamico fedele al Vangelo, di cui inizierò ad occuparmi in questo podcast, come via per accostarsi progressivamente al testo integrale, che è piuttosto complesso e quindi impegnativo.

  La consapevolezza della storicità della dottrina, e in particolare della dottrina sociale, quella che si occupa dei problemi sociali, non è molto diffusa tra le persone di fede. Spesso la Dottrina sociale viene presentata come una sorta di codice  di condotta nelle cose sociali: così è, ad esempio, nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, che può essere letto integralmente sul Web nel portale www.vatican.va a questo indirizzo:

 

https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html

 

  Eppure la Dottrina sociale ha avuto uno sviluppo storico fin dall’antichità, ma in particolare in quel complesso di insegnamenti del Magistero sui problemi sociali a cui si fa di solito riferimento quando ci si riferisce alla Dottrina sociale, vale a dire quelli contenuti nei documenti dei Papi e del Concilio Vaticano 2° a partire dall’enciclica Delle novità  - Rerum novarum del papa Leone 13°, del 1891. Che cosa distingue queste pronunce da quelle dei secoli precedenti? Fondamentalmente è  che si confrontarono con gli sviluppi dei processi democratici, con il conseguente sempre più ampio coinvolgimento della gente nelle questioni politiche. In particolare, lo stato nazionale unitario italiano, costituito nel 1861 sotto la dinastia sovrana dei Savoia, aveva il carattere di un regime democratico liberale, in cui si tenevano elezioni politiche e amministrative che determinavano gli orientamenti dei governi nazionali e locali. Nel giro di circa cinquant’anni il numero degli aventi diritto al voto si allargò sempre più, fino a comprendere tutti gli adulti maschi. Dopo la caduta del regime fascista mussoliniano, avvenuta tra il luglio 1943 e il maggio 1945, fu concesso il diritto di voto anche alle donne, le quali votarono per la prima volta alle elezioni per decidere se il nuovo stato democratico dovesse continuare ad essere un regno sotto Casa Savoia o dovesse diventare una repubblica e per scegliere i membri dell’Assemblea Costituente, che avrebbero dovuto deliberare la nuova costituzione dello stato, in sostituzione dello Statuto Albertino, concesso da un sovrano Savoia nel 1848.

  Dalla seconda metà dell’Ottocento i cattolici italiani avevano preso ad organizzarsi autonomamente nelle questioni sociali, anche se a lungo fu loro impedito dai Papi  di partecipare alle elezioni politiche nazionali, come forma di reazione intransigente alla soppressione dello Stato Pontificio da parte del Regno d’Italia, all’esito di una breve guerra nel settembre 1870. Il divieto fu progressivamente considerato superato in un arco di tempo tra il 1904 e il 1913, quando si tennero le prime elezioni politiche nazionali con la piena partecipazione dei cattolici.  Nel 1906, superando le precedenti forme di coordinamento del mondo cattolico italiano nel campo sociale, venne costituita l’Azione Cattolica Italiana, con il compito principale di essere l’agente popolare della Dottrina sociale moderna della Chiesa: comprendeva anche un settore che si dedicava alle questioni elettorali e un altro per le questioni sindacali, ma quello principale era denominato Unione popolare  e si occupava della formazione alla Dottrina Sociale e delle conseguenti azioni sociali. 

  La Dottrina sociale è stata all’origine della Repubblica democratica italiana, per l’azione dei cattolici democratici italiani esortati ad impegnarsi in politica con una serie di radiomessaggi natalizi, diffusi sotto l’autorità del Papa Pio 12°, tra il 1942 e il 1945. I rami intellettuali dell’Azione Cattolica, l’Università Cattolica e varie altre formazioni locali di impegno dei cattolici alla politica risposero prontamente e iniziarono ad elaborare progetti di una nuova costituzione democratica e anche di nuovo ordine europeo. Si iniziò nel luglio 1943, in concomitanza con la fine del governo di Benito Mussolini disposta dal Re Vittorio Emanuele 3°, con un Convegno tenutosi nella foresteria del monaci camaldolesi a Camaldoli, frazione di Poppi, in provincia di Arezzo, storica sede delle Settimane teologiche degli universitari cattolici italiani. Si iniziò lì a elaborare un documento che nell’aprile 1945 fu pubblicato con il titolo Per la comunità cristiana. Principi dell’ordinamento sociale a cura di un gruppo di studiosi amici di Camaldoli, comunemente più noto come Il Codice di Camaldoli. I cattolici coinvolti in questo processo furono poi determinanti nell’elaborazione, nell’Assemblea Costituente, della nuova Costituzione Repubblicana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, tuttora legge fondamentale della Repubblica, pur con diverse modifiche deliberate successivamente. Essa reca chiarissima l’impronta dei principi della Dottrina sociale cattolica.

  Dopo aver chiarito il carattere dinamico della Dottrina sociale, perché, pur fondandosi sul Vangelo,  si confronta continuamente con situazioni storiche nuove, l’enciclica La Magnifica umanità passa in rassegna sintetica alcuni dei suoi più importanti documenti, a partire dall’enciclica Delle novità – Rerum novarum del 1891, passando per l’enciclica Il Quarantennale – Quadragesimo anno, del 1931, fino ai radiomessaggi natalizi che ho sopra menzionato. Prosegue poi con le pronunce del Concilio Vaticano 2° e con quelle successive del Magistero dei Papi.  Si ha così, chiarissimo, il senso dell’evoluzione storica della Dottrina sociale, nella quale si enucleano dei principi che mantengono ancor oggi una loro attualità, pur nella novità dei tempi nostri.

 Con riferimento ai documenti della Dottrina sociale fino ai radiomessaggi natalizi tra il 1942 e il 1945, essi sono:

-        il primato del lavoro umano su ogni logica puramente produttiva o finanziaria, con la conseguente attenzione alle persone e alle famiglie maggiormente esposte allo sfruttamento,

-         il nesso inscindibile tra annuncio evangelico e ricerca di un ordine sociale più giusto. Non c’è autentica evangelizzazione che non tocchi anche le strutture della convivenza umana.

-        la consapevolezza che le ingiustizie non riguardano solo i comportamenti individuali ma anche le strutture economiche e istituzionali;

-        il valore del principio di sussidiarietà, che invita a rafforzare il tessuto associativo e comunitario, evitando nuove concentrazioni di potere;

-         il legame tra dignità del lavoro, giusta retribuzione e possibilità reale per le famiglie di condurre una vita umana decorosa.

-        l’esigenza che il diritto preceda l’interesse;

-        la consapevolezza che le disparità economiche sono terreno fertile per tensioni e violenze,

-        un ordine internazionale fondato sul riconoscimento della dignità umana, sulla giustizia e sulla pace.

-         la necessità di un saldo Stato di diritto per prevenire gli abusi di potere;

-         La democrazia da realizzare come strumento per favorire un esercizio corretto dell’autorità.

-        il valore di un tessuto associativo capace di mediare tra individuo e Stato.

    L’enciclica vuole evidenziare che essa, pur nella novità della sua risposta alle nuove questioni sociali dei tempi nostri, tuttavia si ricollega vitalmente a quegli sviluppi passati della Dottrina sociale. Essa si colloca dunque nella continuità di questa tradizione e del nucleo stabile delle verità rivelate sulla persona e sulla convivenza umana, ma mirando ad una sempre rinnovata capacità di ascoltare le situazioni storiche e di lasciarsi interrogare dalle domande che emergono dal presente.

Nell’enciclica Delle novità – Rerum novarum si pose al centro della riflessione la dignità del lavoro e del lavoratore, affermando il diritto a un salario giusto per sé e per la propria famiglia, riconoscendo nelle persone un valore essenziale prioritario rispetto al capitale e al profitto, difendendo la proprietà privata insieme alla sua imprescindibile funzione sociale, apprezzando le associazioni dei lavoratori e proponendo forme di collaborazione tra le diverse componenti della società in alternativa alla logica della “lotta di classe”.

   Leggendo i primi due numeri di quell’enciclica, possiamo facilmente renderci conto che i problemi sociali di allora sono in gran parte anche quelli del nostro oggi:

 

1. L'ardente brama di novità che da gran tempo ha cominciato ad agitare i popoli, doveva naturalmente dall'ordine politico passare nell'ordine simile dell'economia sociale. E difatti i portentosi progressi delle arti e i nuovi metodi dell'industria; le mutate relazioni tra padroni ed operai; l'essersi accumulata la ricchezza in poche mani e largamente estesa la povertà; il sentimento delle proprie forze divenuto nelle classi lavoratrici più vivo, e l'unione tra loro più intima; questo insieme di cose, con l'aggiunta dei peggiorati costumi, hanno fatto scoppiare il conflitto. Il quale è di tale e tanta gravità che tiene sospesi gli animi in trepida aspettazione e affatica l'ingegno dei dotti, i congressi dei sapienti, le assemblee popolari, le deliberazioni dei legislatori, i consigli dei principi, tanto che oggi non vi è questione che maggiormente interessi il mondo. Pertanto, venerabili fratelli, ciò che altre volte facemmo a bene della Chiesa e a comune salvezza con le nostre lettere encicliche sui Poteri pubblici, la Libertà umana, la Costituzione cristiana degli Stati, ed altri simili argomenti che ci parvero opportuni ad abbattere errori funesti, la medesima cosa crediamo di dover fare adesso per gli stessi motivi sulla questione operaia. Trattammo già questa materia, come ce ne venne l'occasione più di una volta: ma la coscienza dell'apostolico nostro ministero ci muove a trattarla ora, di proposito e in pieno, al fine di mettere in rilievo i principi con cui, secondo giustizia ed equità, si deve risolvere la questione. Questione difficile e pericolosa. Difficile, perché ardua cosa è segnare i precisi confini nelle relazioni tra proprietari e proletari, tra capitale e lavoro. Pericolosa perché uomini turbolenti ed astuti, si sforzano ovunque di falsare i giudizi e volgere la questione stessa a perturbamento dei popoli.

2. Comunque sia, è chiaro, ed in ciò si accordano tutti, come sia di estrema necessità venir in aiuto senza indugio e con opportuni provvedimenti ai proletari, che per la maggior parte si trovano in assai misere condizioni, indegne dell'uomo. Poiché, soppresse nel secolo passato le corporazioni di arti e mestieri, senza nulla sostituire in loro vece, nel tempo stesso che le istituzioni e le leggi venivano allontanandosi dallo spirito cristiano, avvenne che poco a poco gli operai rimanessero soli e indifesi in balia della cupidigia dei padroni e di una sfrenata concorrenza. Accrebbe il male un'usura divoratrice che, sebbene condannata tante volte dalla Chiesa., continua lo stesso, sotto altro colore, a causa di ingordi speculatori. Si aggiunga il monopolio della produzione e del commercio, tanto che un piccolissimo numero di straricchi hanno imposto all'infinita moltitudine dei proletari un giogo poco meno che servile.

 Negli ulteriori podcast continuerò a seguire in dettaglio le argomentazioni dell’enciclica La magnifica umanità.

 Per ora, a tutte e tutti l’augurio di un buona e operosa giornata. Pace e bene.

Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com

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Enciclica La magnifica umanità  

15MAG26 [pubblicata il 25MAG26]  

Papa Leone 14°

Capitolo 1° Un pensiero dinamico fedele al Vangelo – parte prima: Dall’enciclica Delle Novità – Rerum novarum del 1891 ai radiomessaggi natalizi degli anni dal 1942 al 1945

Testo condensato da Mario Ardigò

Nota di metodo: il testo condensato è stato ricavato da quello originario, con l’aggiunta di elementi di raccordo tra parentesi quadre. Al testo condensato faccio precedere una sintesi ristretta del medesimo. Il percorso consigliato è dalla sintesi ristretta al testo condensato e infine al testo originale.

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Sintesi ristretta del testo condensato

La Dottrina sociale della Chiesa, [che] ha preso forma nel Magistero recente dei Papi e del Concilio Vaticano II relativo ai problemi sociali. L’espressione “Dottrina sociale” fu utilizzata per la prima volta nel 1950 dal papa Pio 12°, ma se ne parla, come complesso di insegnamenti sui  problemi sociali, riferendosi al Magistero a partire dall’enciclica Delle novità  - Rerum novarum del papa Leone 13°, del 1891. La Dottrina sociale ha carattere dinamico, perché, pur fondandosi sul Vangelo  si confronta continuamente con situazioni storiche nuove. La Chiesa [vuole aiutare] a leggere in profondità la realtà, sostenendo le scelte che promuovono la dignità di ogni persona, la coesione delle comunità e il bene di tutti. Si pone accanto al mondo senza sovrapporsi ad esso.

  In questo lavoro la Chiesa attua un discernimento spirituale, inteso come identificazione e valutazione  dei propri movimenti interiori per distinguere quale impulso provenga da Dio, nel quale, con l’aiuto dello Spirito, il popolo di Dio riconosce nelle trasformazioni culturali e sociali sia i segni della presenza del Cristo che viene e guida la storia verso il suo compimento, sia quelle derive che ne offuscano il volto. In un  dialogo fecondo tra Vangelo e saperi umani, la Chiesa ha progressivamente approfondito la propria Dottrina sociale, facendo maturare nel tempo un patrimonio sapienziale dotato di una coerenza teologica e antropologica radicata nella visione cristiana della persona.

Data la  varietà delle situazioni storiche, non è realistico pensare che la Dottrina sociale possa proporre una risposta unica e valida per tutti i contesti;  per questo ogni comunità cristiana è  invitata a leggere con lucidità e responsabilità la realtà del proprio Paese.  La Dottrina sociale della non è quindi un prontuario di principi e norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario.

  Nei documenti della Dottrina sociale fino al 1945 sono di permanente attualità questi principi:

-        il primato del lavoro umano su ogni logica puramente produttiva o finanziaria, con la conseguente attenzione alle persone e alle famiglie maggiormente esposte allo sfruttamento,

-         il nesso inscindibile tra annuncio evangelico e ricerca di un ordine sociale più giusto. Non c’è autentica evangelizzazione che non tocchi anche le strutture della convivenza umana.

-        la consapevolezza che le ingiustizie non riguardano solo i comportamenti individuali ma anche le strutture economiche e istituzionali;

-        il valore del principio di sussidiarietà, che invita a rafforzare il tessuto associativo e comunitario, evitando nuove concentrazioni di potere;

-         il legame tra dignità del lavoro, giusta retribuzione e possibilità reale per le famiglie di condurre una vita umana decorosa.

-        l’esigenza che il diritto preceda l’interesse;

-        la consapevolezza che le disparità economiche sono terreno fertile per tensioni e violenze,

-        un ordine internazionale fondato sul riconoscimento della dignità umana, sulla giustizia e sulla pace.

-         la necessità di un saldo Stato di diritto per prevenire gli abusi di potere;

-         La democrazia da realizzare come strumento per favorire un esercizio corretto dell’autorità.

-        il valore di un tessuto associativo capace di mediare tra individuo e Stato.

Essi continuano a offrire alla Dottrina sociale criteri importanti per leggere le dinamiche della globalizzazione e per promuovere un ordine internazionale più giusto e pacifico.

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Testo condensato

  La Dottrina sociale della Chiesa, [che] ha preso forma nel Magistero recente dei Papi e del Concilio Vaticano II, [ha] per carattere dinamico. [Le novità di ogni epoca] sollecitano questo insegnamento a misurarsi con le domande della storia alla luce della Verità rivelata. [Anche i problemi sociali suscitati dagli sviluppi dell’] intelligenza artificiale [sono trasformazioni che interpellano] la Dottrina sociale e ne [domandano] un ulteriore sviluppo, nella fedeltà al Vangelo.

  [Nell’enciclica si inizia chiarendo] alcune convinzioni di fondo riguardo al modo in cui la Chiesa abita la storia e si rapporta al mondo. La  Dottrina sociale [non è] un’ingerenza indebita in questioni temporali o come un codice etico esterno da applicare dall’alto [,ma] essa scaturisce da una Chiesa che cammina con l’umanità, riconosce l’autonomia delle realtà terrene e la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica e, proprio per questo, ambisce a servire il bene comune.

La Chiesa,  [in un] intreccio di vita con i popoli, vuole esercitare la propria vocazione all’ascolto, al dialogo e al servizio [riguardo a tutto ciò che riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi: la sua missione ha una portata storica, comporta una responsabilità rispetto [allo sviluppo delle] le relazioni sociali e [intende offrire] il proprio contributo al raggiungimento di una convivenza più giusta e fraterna.  La religione [non può essere relegata] alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza [proccuparsi] per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini.

 Le realtà terrene possiedono una loro consistenza e un ordine proprio. [Nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La Gioia e la speranza – Gaudium et spes del Concilio Vaticano 2, celebratosi a Roma tra il 1962 e il 1965 si legge al n.36]:

 

«Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri […], allora si tratta di una esigenza d’autonomia legittima». 

 

 La creazione porti impressa una bontà originaria che lo sguardo umano deve custodire, coltivare e far maturare. La Chiesa [vuole aiutare] a leggere in profondità la realtà, sostenendo [le] scelte che promuovono la dignità di ogni persona, la coesione delle comunità e il bene di tutti. Si pone accanto al mondo senza sovrapporsi ad esso, [per cooperare allo sviluppo] in ogni vicenda umana della giustizia e della pace, [secondo il desiderio] che lo Spirito Santo continua a suscitare nel cuore dell’umanità.

Il Concilio Vaticano II [ha affermato] la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica [e la loro reciproca] piena autonomia. [Ma] la presenza della Chiesa nel mondo si esprime anche nel suo rapporto con la società civile e con le istituzioni pubbliche. Nel dialogare con esse, la Chiesa riconosce il valore delle realtà sociali e politiche e ne rispetta la responsabilità propria, sostenendo tutto ciò che tutela la vita delle persone e rafforza le fondamenta del tessuto sociale. Essa non pretende di assumere le funzioni che competono allo Stato; al contrario, ne stima il servizio al bene comune e riconosce con convinzione la responsabilità che le istituzioni civili esercitano nella società. Allo stesso tempo, [non rimane] distante dalle sofferenze concrete degli uomini e delle donne del nostro tempo. La sua vicinanza dalla carità evangelica che la spinge ad accostarsi alle ferite dell’umanità nei momenti in cui esse si manifestano con maggiore gravità, imitando il buon Samaritano, con discrezione e prossimità.

   [Sulla base dei principi dell’]autonomia delle realtà terrene e [della] distinzione delle competenze tra comunità ecclesiale e politica, [la Costituzione La gioia e la speranza – Gaudium et spes ha ricordato al n.44 che] è

 

«dovere di tutto il Popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, con l’aiuto dello Spirito Santo, ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli giudicare alla luce della Parola di Dio, perché la Verità rivelata sia capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa venir presentata in forma più adatta»

 

L’ascolto dei «vari linguaggi» non [significa solo studio sociologico] ma implica un discernimento spirituale, [inteso come identificazione e valutazione  dei propri movimenti interiori per distinguere quale impulso provenga da Dio,] nel quale, con l’aiuto dello Spirito, il popolo di Dio riconosce nelle trasformazioni culturali e sociali sia i segni della presenza del Cristo che viene e guida la storia verso il suo compimento, sia quelle derive che ne offuscano il volto. La Verità rivelata non viene modificata nel suo nucleo essenziale, ma esplicitata e assunta come criterio vivente per orientare scelte concrete [e in particolare per promuovere riforme delle strutture e sostenere forme nuove di testimonianza evangelica nella vita pubblica.

  La Chiesa considera come compagni di cammino tutti coloro che [operano] per la difesa della dignità di ogni persona e nella custodia del creato [e] invita ad ascoltare, discernere e interpretare i segni dei tempi, [senza temere], illuminata dalla sapienza della Parola, l’incontro con il sapere umano. Risulta essenziale il contributo della filosofia e delle scienze umane e sociali. Il confronto con tali saperi non attenua la forza del Vangelo; al contrario, consente di individuare con maggiore lucidità ciò che promuove realmente la vita delle persone e delle comunità. Su molte questioni specifiche la Chiesa non pretende di offrire una parola definitiva,  ma riconosce l’importanza di ascoltare la ricerca scientifica e di favorire un confronto serio e leale tra studiosi, accogliendo la diversità delle opinioni.

[In questo] dialogo fecondo tra Vangelo e saperi umani, la Chiesa ha progressivamente approfondito la propria Dottrina sociale, facendo maturare nel tempo un patrimonio sapienziale dotato di una coerenza teologica e antropologica radicata nella visione cristiana della persona. Proprio perché nasce dalla fede e dalla sua intelligenza della realtà, questo patrimonio non si traduce in un repertorio di soluzioni tecniche né in un modello economico o politico da contrapporre ad altri: appartiene a un livello diverso, [15] quello dei principi che orientano la lettura degli avvenimenti e sostengono un’interpretazione evangelica dei processi storici e delle scelte che questi comportano.

  [Considerando] la comprensione della verità come dono da condividere e non come possesso da rivendicare la Chiesa [non rimpiange] forme di presenza fondate sul potere. San Giovanni Paolo II invitava a guardare con sincerità ai tempi in cui si è ceduto a metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio alla verità, per ritrovare la via evangelica dell’annuncio mite e della verità che non si impone. [Quindi] non conta anzitutto occupare spazi di potere o presidiare roccaforti culturali, ma avviare processi di bene e lasciarli maturare; così la verità del Vangelo non si impone dall’alto, ma cresce nel tempo, dentro l’intreccio concreto delle vite, delle comunità e delle culture. È una verità che non teme la diversità, ma la accoglie e la ordina; che non elimina i conflitti, ma li trasfigura; che ricompone ciò che la storia tende a disperdere. Da qui anche l’immagine, proposta da papa Francesco, del poliedro, una figura dalle molte facce, nelle quali si riflette, da angolature diverse, la stessa verità del Vangelo.

[Nella sua] la cattolicità [la] Chiesa abbraccia l’intera famiglia umana e vive immersa nelle condizioni concrete dei popoli e delle culture. Così essa nel suo insieme e in ogni singola comunità cresce grazie a uno scambio reciproco e a uno sforzo comune verso una comunione sempre più piena. Ne consegue che il popolo di Dio non è soltanto raccolto da molti popoli, ma al suo interno è tessuto di funzioni, vocazioni, culture e tradizioni diverse, chiamate a sostenersi e ad arricchirsi a vicenda. [Data la]  varietà delle situazioni storiche, non è realistico pensare che la Dottrina sociale possa proporre una risposta unica e valida per tutti i contesti;  per questo ogni comunità cristiana [è  invitata] a leggere con lucidità e responsabilità la realtà del proprio Paese.  La Dottrina sociale della non [è quindi] un prontuario di principi e norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario. Per questo, quando la dignità dei fratelli è sfigurata, quando la politica non risponde ai drammi dell’umanità, quando l’economia si volge contro la persona o la scienza oltrepassa i limiti del suo metodo,  la Chiesa – insieme alle altre confessioni cristiane e ai credenti di altre religioni – deve far udire la sua voce non per dominare, ma per servire la comunione. Così la Dottrina sociale diventa una teologia della comunione nella storia, in cui la Parola continua a farsi dialogo, memoria e profezia.

 [Nel primo capitolo,  Un pensiero dinamico fedele al Vangelo, nell’enciclica La magnifica umanità si passa in rassegna lo] sviluppo della Dottrina sociale [ che dall’Ottocento ad oggi]. [I suoi] sono presentati nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa e [sono stati] ulteriormente approfonditi nel Magistero recente. [Nell’enciclica si intende richiamarne] alcune linee essenziali, per mostrare che [di nuovo viene scritto nel documento] si colloca nella continuità di questa tradizione e, al contempo, per evidenziare come [nella Dottrina sociale] il nucleo stabile delle verità rivelate sulla persona e sulla convivenza umana si intrecci con una sempre rinnovata capacità di ascoltare le situazioni storiche e di lasciarsi interrogare dalle domande che emergono dal presente.

Ciò che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa” [si basa, raccogliendola e organizzandola, una lunga tradizione di riflessione ecclesiale sulla vita sociale, che trova le sue fonti nella Sacra Scrittura, nei Padri della Chiesa, nelle elaborazioni teologiche e giuridiche del Medioevo e dell’età moderna. L’espressione “Dottrina sociale della Chiesa” fu impiegata per la prima volta da Pio XII nel 1950, nell’Esortazione apostolica Nell’animo nostro [la voce risuona] Menti Nostrae [vox resonat] del  23 settembre 1950: [ma come complesso] organico di insegnamenti sociali [se ne parla a cominciare dell’Enciclica Delle novità – Rerum novarum [del papa Leone 13°, del 15 maggio 1891. Di fronte alle “cose nuove” del suo tempo – il conflitto tra capitale e lavoro, la questione operaia, le trasformazioni economiche e sociali – [si assunsero][, indicendone] le cause e le possibili vie d’uscita alla luce del Vangelo e di una visione integrale della persona, creata a immagine di Dio. Questo  modo di procedere [è caratteristico] della Dottrina sociale: la Chiesa, di fronte alle trasformazioni storiche, [esamina] le realtà sociali, [si pronuncia] su di esse e indicare vie di soluzione giusta. [Si tratta quindi di] una dottrina viva che, rimanendo fedele al Vangelo, cresce nel confronto con le “cose nuove” di ogni epoca.

 [Nell’enciclica Delle novità – Rerum novarum si pose] al centro della sua riflessione la dignità del lavoro e del lavoratore, [affermando] il diritto a un salario giusto per sé e per la propria famiglia, [riconoscendo] nelle persone un valore essenziale prioritario rispetto al capitale e al profitto, [difendendo] la proprietà privata insieme alla sua imprescindibile funzione sociale, [apprezzando] le associazioni dei lavoratori e [proponendo] forme di collaborazione tra le diverse componenti della società in alternativa alla logica della “lotta di classe”. [in tal modo] l’antica sapienza della Chiesa sulla persona e sulla vita in società [assunse] una forma nuova, capace di misurarsi con l’epoca industriale e di offrire il primo grande quadro sistematico di quella Dottrina sociale che i decenni successivi avrebbero sviluppato ulteriormente., restano di grande attualità almeno due acquisizioni: il primato del lavoro umano su ogni logica puramente produttiva o finanziaria, con la conseguente attenzione alle persone e alle famiglie maggiormente esposte allo sfruttamento, e il nesso inscindibile tra annuncio evangelico e ricerca di un ordine sociale più giusto. Non c’è autentica evangelizzazione che non tocchi anche le strutture della convivenza umana.

L’Enciclica  [Il Quarantennale – Quadragesimo anno], [delpapa Pio 11°] pubblicata  [il 15 maggio 1931] nel 40° anniversario dell’[Enciclica Delle novità – Rerum novarum]   e nel pieno della grande crisi economica mondiale, non  si [limitò] a riprendere la “questione operaia”, ma [allargò] lo sguardo alla configurazione complessiva dell’ordine economico e politico. [Denunciò] la concentrazione del potere economico nelle mani di pochi; critica sia la concorrenza senza limiti sia quei progetti collettivistici che annullano la libertà e la responsabilità delle persone; [richiamò] con forza il diritto di associazione dei lavoratori e [ribadì] l’esigenza che il salario [fosse] proporzionato non solo alla prestazione, ma alle necessità del lavoratore e della sua famiglia. In questo quadro, formula in modo sistematico il principio di sussidiarietà, destinato a diventare uno dei riferimenti stabili della Dottrina sociale, secondo cui ciò che può essere svolto da persone, famiglie, corpi intermedi e comunità locali non deve essere assorbito da istanze superiori. [Venne anche richiamata] la funzione sociale della proprietà. [Il papa Pio 11° con diversi altri interventi] dalle Encicliche Non abbiamo bisogno [del 19 giugno 1931] e Con ardente preoccupazione  Mit brennender Sorge [pronuncia fonetica: mit BRÉ-nen-der ZÒR-ghe] [del 14 marzo 1937] fino alla Di un divino redentore [la promessa]  - Divini Redemptoris [promissio] [del 19 marzo 1937] – [denunciò] i totalitarismi che [mortificavano] la dignità della persona, [soffocavano] la vita sociale, [innalzavano] lo Stato oltre il suo giusto valore e [adottavano] la categoria discriminatoria di razza. Per il nostro tempo restano particolarmente attuali almeno tre intuizioni del suo insegnamento sociale: la consapevolezza che le ingiustizie non riguardano solo i comportamenti individuali ma anche le strutture economiche e istituzionali; il valore del principio di sussidiarietà, che invita a rafforzare il tessuto associativo e comunitario, evitando nuove concentrazioni di potere; e il legame tra dignità del lavoro, giusta retribuzione e possibilità reale per le famiglie di condurre una vita umana decorosa.

 Nel contesto drammatico della Seconda guerra mondiale e degli anni della ricostruzione, il Magistero di Pio 12° [offrì] un contributo significativo allo sviluppo della Dottrina sociale, soprattutto attraverso i Messaggi radiofonici natalizi [dal 1942 al 1945], nei quali [tratteggiò] i lineamenti di un ordine internazionale fondato sul riconoscimento della dignità umana, sulla giustizia e sulla pace. [Venne proposto] un dialogo con la società a partire da un richiamo esigente al diritto naturale, inteso come insieme di principi oggettivi che precedono gli interessi dei singoli e degli Stati e che devono regolare la vita interna delle nazioni e le loro relazioni reciproche. [Venne attribuito] inoltre un ruolo decisivo alle associazioni professionali, ai sodalizi dei lavoratori e ai vari corpi intermedi della vita economica e sociale, riconoscendo in queste forme organizzate della società un presidio essenziale per l’equilibrio civile e per la tutela del bene comune. [Si sostenne] la necessità di un saldo Stato di diritto per prevenire gli abusi di potere e riconosce nella democrazia uno strumento atto a favorire un esercizio corretto dell’autorità. [Si mise] in guardia contro ogni pretesa di fondare il diritto sull’utile o sulla forza, ricordando che un ordine internazionale regolato dal vantaggio dei più forti espone i popoli più deboli alla sopraffazione e mina alla base la fiducia tra le nazioni. [Si individuò], infine, nei profondi squilibri economici fra i Paesi uno dei fattori che alimentano i conflitti.  Rimangono particolarmente significativi tre orientamenti: l’esigenza che il diritto preceda l’interesse, la consapevolezza che le disparità economiche sono terreno fertile per tensioni e violenze, e il valore di un tessuto associativo capace di mediare tra individuo e Stato. Essi continuano a offrire alla Dottrina sociale criteri importanti per leggere le dinamiche della globalizzazione e per promuovere un ordine internazionale più giusto e pacifico.

 

Elaborazione di Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com


martedì 9 giugno 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 - Capitolo 1° - Un pensiero dinamico fedele al Vangelo - 6 - La dinamicità della Dottrina sociale

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

Capitolo 1° - Un pensiero dinamico fedele al Vangelo

6. La dinamicità della Dottrina sociale

Link di accesso al podcast video:

 

https://youtu.be/11PYNeLnrQE



Giuseppe Lazzati (1909-1986), che si prodigò molto per spiegare alla gente il principio di autonomia delle realtà temporali secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano 2°

  Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio e, in particolare, i temi del capitolo 1°, Un pensiero dinamico fedele al Vangelo.

  Il capitolo si apre ripercorrendo in modo sintetico, il cammino attraverso il quale la Dottrina sociale della Chiesa ha preso forma nel Magistero recente dei Papi e del Concilio Vaticano 2°, per metterne in luce il carattere dinamico. Affronta quindi una delle materie centrali del Concilio Vaticano 2°, vale a dire il modo di affrontare da persone di fede le novità dei tempi senza tradire le verità del Vangelo, in particolare nel rapporto con le scienze e la politica.  Dal Cinquecento questo argomento ha reso difficili i rapporti con le scienze, sia quelle umane che quelle della natura, ma in particolare con queste ultime, e travagliati i rapporti con i regimi politici. La questione ha avuto anche risvolti difficili nella valutazione ecclesiastica di due movimenti che sono stati al centro delle questioni sociali dal Seicento al Novecento, il liberalismo e il socialismo, e nell’affrontare la pratica della democrazia, i cui principi, dalla fine della Seconda guerra mondiale sono andati diffondendosi, in misura maggiore o minore, a livello globale.

  L’enciclica, a questo proposito, cita i n.36 e 44 e  richiama le argomentazioni del n.76 della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La gioia e la speranza – Gaudium et spes, del Concilio Vaticano 2°, che trascrivo integralmente, perché le persone laiche dovrebbero imprimerseli bene nella memoria:

 

36. La legittima autonomia delle realtà terrene.

Molti nostri contemporanei […] sembrano temere che, se si fanno troppo stretti i legami tra attività umana e religione, venga impedita l'autonomia degli uomini, delle società, delle scienze.

Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una esigenza d'autonomia legittima: non solamente essa è rivendicata dagli uomini del nostro tempo, ma è anche conforme al volere del Creatore.

Infatti è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ciò l'uomo è tenuto a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o tecnica.

Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio.

Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza prenderne coscienza, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono.

A questo proposito ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani, derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, suscitando contese e controversie, essi trascinarono molti spiriti fino al punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro.

Se invece con l'espressione « autonomia delle realtà temporali » si intende dire che le cose create non dipendono da Dio e che l'uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore, allora a nessuno che creda in Dio sfugge quanto false siano tali opinioni.

La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce.

Del resto tutti coloro che credono, a qualunque religione appartengano, hanno sempre inteso la voce e la manifestazione di Dio nel linguaggio delle creature.

Anzi, l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa.

[…]

44. L'aiuto che la Chiesa riceve dal mondo contemporaneo.

Come è importante per il mondo che esso riconosca la Chiesa quale realtà sociale della storia e suo fermento, così pure la Chiesa non ignora quanto essa abbia ricevuto dalla storia e dall'evoluzione del genere umano. L'esperienza dei secoli passati, il progresso della scienza, i tesori nascosti nelle varie forme di cultura umana, attraverso cui si svela più appieno la natura stessa dell'uomo e si aprono nuove vie verso la verità, tutto ciò è di vantaggio anche per la Chiesa.

Essa, infatti, fin dagli inizi della sua storia, imparò ad esprimere il messaggio di Cristo ricorrendo ai concetti e alle lingue dei diversi popoli; inoltre si sforzò di illustrarlo con la sapienza dei filosofi: e ciò allo scopo di adattare il Vangelo, nei limiti convenienti, sia alla comprensione di tutti, sia alle esigenze dei sapienti. E tale adattamento della predicazione della parola rivelata deve rimanere la legge di ogni evangelizzazione. Così, infatti, viene sollecitata in ogni popolo la capacità di esprimere secondo il modo proprio il messaggio di Cristo, e al tempo stesso viene promosso uno scambio vitale tra la Chiesa e le diverse culture dei popoli . Allo scopo di accrescere tale scambio, oggi soprattutto, che i cambiamenti sono così rapidi e tanto vari i modi di pensare, la Chiesa ha bisogno particolare dell'apporto di coloro che, vivendo nel mondo, ne conoscono le diverse istituzioni e discipline e ne capiscono la mentalità, si tratti di credenti o di non credenti.

È dovere di tutto il popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, con l'aiuto dello Spirito Santo, ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli giudicare alla luce della parola di Dio, perché la verità rivelata sia capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa venir presentata in forma più adatta.

La Chiesa, avendo una struttura sociale visibile, che è appunto segno della sua unità in Cristo, può essere arricchita, e lo è effettivamente, dallo sviluppo della vita sociale umana non perché manchi qualcosa nella costituzione datale da Cristo, ma per conoscere questa più profondamente, per meglio esprimerla e per adattarla con più successo ai nostri tempi.

Essa sente con gratitudine di ricevere, nella sua comunità non meno che nei suoi figli singoli, vari aiuti dagli uomini di qualsiasi grado e condizione.

Chiunque promuove la comunità umana nell'ordine della famiglia, della cultura, della vita economica e sociale, come pure della politica, sia nazionale che internazionale, porta anche non poco aiuto, secondo il disegno di Dio, alla comunità della Chiesa, nella misura in cui questa dipende da fattori esterni.

Anzi, la Chiesa confessa che molto giovamento le è venuto e le può venire perfino dall'opposizione di quanti la avversano o la perseguitano.

[…]

76. La comunità politica e la Chiesa

È di grande importanza, soprattutto in una società pluralista, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa e che si faccia una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla loro coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori.

La Chiesa che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana.

La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti in maniera tanto più efficace, quanto più coltiveranno una sana collaborazione tra di loro, secondo modalità adatte alle circostanze di luogo e di tempo. L'uomo infatti non è limitato al solo orizzonte temporale, ma, vivendo nella storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna.

Quanto alla Chiesa, fondata nell'amore del Redentore, essa contribuisce ad estendere il raggio d'azione della giustizia e dell'amore all'interno di ciascuna nazione e tra le nazioni. Predicando la verità evangelica e illuminando tutti i settori dell'attività umana con la sua dottrina e con la testimonianza resa dai cristiani, rispetta e promuove anche la libertà politica e la responsabilità dei cittadini.

Gli apostoli e i loro successori con i propri collaboratori, essendo inviati ad annunziare agli uomini il Cristo Salvatore del mondo, nell'esercizio del loro apostolato si appoggiano sulla potenza di Dio, che molto spesso manifesta la forza del Vangelo nella debolezza dei testimoni. Bisogna che tutti quelli che si dedicano al ministero della parola di Dio, utilizzino le vie e i mezzi propri del Vangelo, i quali differiscono in molti punti dai mezzi propri della città terrestre.

Certo, le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono strettamente unite, e la Chiesa stessa si serve di strumenti temporali nella misura in cui la propria missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall'autorità civile. Anzi, essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero altre disposizioni.

Ma sempre e dovunque, e con vera libertà, è suo diritto predicare la fede e insegnare la propria dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la propria missione tra gli uomini e dare il proprio giudizio morale, anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime. E farà questo utilizzando tutti e soli quei mezzi che sono conformi al Vangelo e in armonia col bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni.

Nella fedeltà del Vangelo e nello svolgimento della sua missione nel mondo, la Chiesa, che ha come compito di promuovere ed elevare tutto quello che di vero, buono e bello si trova nella comunità umana  rafforza la pace tra gli uomini a gloria di Dio.

 

  In base a questi principi, si legge nell’enciclica, la Chiesa, anche riguardo alla svolta epocale determinata dallo sviluppo e dal crescente impiego delle tecnologie dell’intelligenza artificiale,  vuole aiutare a leggere in profondità la realtà, sostenendo le scelte che promuovono la dignità di ogni persona, la coesione delle comunità e il bene di tutti, ponendosi accanto al mondo senza sovrapporsi ad esso, per cooperare allo sviluppo, in ogni vicenda umana, della giustizia e della pace, secondo il desiderio che lo Spirito Santo continua a suscitare nel cuore dell’umanità. Pur nella  distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica e nella loro reciproca piena autonomia, la presenza della Chiesa nel mondo si esprime anche nel suo rapporto con la società civile e con le istituzioni pubbliche. Nel dialogare con esse, la Chiesa riconosce il valore delle realtà sociali e politiche e ne rispetta la responsabilità propria, sostenendo tutto ciò che tutela la vita delle persone e rafforza le fondamenta del tessuto sociale. Essa non pretende di assumere le funzioni che competono allo Stato; al contrario, ne stima il servizio al bene comune e riconosce con convinzione la responsabilità che le istituzioni civili esercitano nella società. Allo stesso tempo, non rimane distante dalle sofferenze concrete degli uomini e delle donne del nostro tempo.

  L’ascolto dei «vari linguaggi», secondo l’espressione che troviamo al n. 44 della Costituzione La gioia e la speranza - Gaudium et spes, non significa soltanto studio sociologico, si sostiene nell’enciclica, ma implica un discernimento spirituale. Quest’ultimo è inteso, nel senso del metodo di Ignazio di Loyola, come identificazione e valutazione dei propri movimenti interiori per distinguere quali impulsi provengano da Dio e quali non. In tale discernimento, con l’aiuto dello Spirito, il popolo di Dio riconosce nelle trasformazioni culturali e sociali sia i segni della presenza del Cristo che viene e guida la storia verso il suo compimento, sia quelle derive che ne offuscano il volto. La Verità rivelata non viene modificata nel suo nucleo essenziale, ma esplicitata e assunta come criterio vivente per orientare scelte concrete e, in particolare, per promuovere riforme delle strutture e sostenere forme nuove di testimonianza evangelica nella vita pubblica.

 L’enciclica continua osservando che il confronto con i saperi non attenua la forza del Vangelo; al contrario, consente di individuare con maggiore lucidità ciò che promuove realmente la vita delle persone e delle comunità. Su molte questioni specifiche la Chiesa non pretende di offrire una parola definitiva,  ma riconosce l’importanza di ascoltare la ricerca scientifica e di favorire un confronto serio e leale tra studiosi, accogliendo la diversità delle opinioni. La Dottrina sociale, continua l’enciclica, proprio perché nasce dalla fede e dalla sua intelligenza della realtà, non si traduce in un repertorio di soluzioni tecniche né in un modello economico o politico da contrapporre ad altri: appartiene a un livello diverso, quello dei principi che orientano la lettura degli avvenimenti e sostengono un’interpretazione evangelica dei processi storici e delle scelte che questi comportano. Quindi data la varietà delle situazioni storiche, non è realistico pensare che la Dottrina sociale possa proporre una risposta unica e valida per tutti i contesti;  per questo ogni comunità cristiana è  invitata a leggere con lucidità e responsabilità la realtà del proprio Paese.  La Dottrina sociale non è, insegna l’enciclica, un prontuario di principi e norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario.

 Concludo, questo intervento,  con la parabola delle monete d’oro, che si trova nel Vangelo secondo Matteo al capitolo 25, versetti da 14 a 30, che vi leggo nella Traduzione interconfessionale in lingua corrente. E’ citata al n.9 dell’enciclica, osservando:

 

[…] Lo Spirito Santo oggi ci interpella circa il rapporto con la tecnica e con la rivoluzione digitale in corso. Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare (secondo l’insegnamento evangelico della parabola che si legge nel Vangelo secondo Matteo, al capitolo 25, versetti da 14 a 30 - Mt 25,14-30). La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.

Parabola delle monete d’oro

 

  Così infatti sarà il regno di Dio.

  Un uomo doveva fare un lungo viaggio: chiamò dunque i suoi servi e affidò loro i suoi soldi. A uno consegnò cinquecento monete d’oro, a un altro duecento e a un altro cento: a ciascuno secondo le sue capacità. Poi partì. Il servo che aveva ricevuto cinquecento monete andò subito a investire i soldi in un affare, e alla fine guadagnò altre cinquecento monete. Quello che ne aveva ricevute duecento fece lo stesso, e alla fine ne guadagnò altre duecento. Quello invece che ne aveva ricevute soltanto cento scavò una buca in terra e vi nascose i soldi del suo padrone.

 Dopo molto tempo il padrone ritornò e cominciò a fare i conti con i suoi servi.

 Venne il primo, quello che aveva ricevuto cinquecento monete d’oro, portò anche le altre cinquecento e disse:

— Signore, tu mi avevi consegnato cinquecento monete. Guarda: ne ho guadagnate altre cinquecento.

  E il padrone gli disse:

— Bene, sei un servo bravo e fedele! Sei stato fedele in cose da poco, ti affiderò cose più importanti. Vieni a partecipare alla gioia del tuo signore.

 Poi venne quello che aveva ricevuto duecento monete e disse:

— Signore, tu mi avevi consegnato duecento monete d’oro. Guarda: ne ho guadagnate altre duecento.

 E il padrone gli disse:

— Bene, sei un servo bravo e fedele! Sei stato fedele in cose da poco, ti affiderò cose più importanti. Vieni a partecipare alla gioia del tuo signore!

  Infine venne quel servo che aveva ricevuto solamente cento monete d’oro e disse:

— Signore, io sapevo che sei un uomo duro, che raccogli anche dove non hai seminato e che fai vendemmia anche dove non hai coltivato. Ho avuto paura, e allora sono andato a nascondere i tuoi soldi sotto terra. Ecco, te li restituisco.

  Ma il padrone gli rispose:

— Servo cattivo e fannullone! Dunque sapevi che io raccolgo dove non ho seminato e faccio vendemmia dove non ho coltivato. Perciò dovevi almeno mettere in banca i miei soldi e io, al ritorno, li avrei ritirati con l’interesse.

Via, toglietegli le cento monete e datele a quello che ne ha mille. Perché chi ha molto riceverà ancora di più e sarà nell’abbondanza; chi ha poco, gli porteranno via anche quel poco che ha. E questo servo inutile gettatelo fuori, nelle tenebre: là piangerà come un disperato.

 

Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com