La magnifica Umanità
Enciclica MAG26
Capitolo 1
- parte 1
7. Dalla Rerum novarum ai
radiomessaggi natalizi tra il 1942 e il 1945
Link di accesso al podcast video:
Nell’immagine, l’economista e sociologo beato
Giuseppe Toniolo (1842-1918) il quale si spese intensamente nel campo
dell’attuazione della Dottrina sociale
Continuo ad esaminare in dettaglio
l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio. Ho anche
elaborato e diffuso, e allego in fondo a questo testo, una sintesi ristretta
e un testo condensato della prima parte del capitolo Primo Un
pensiero dinamico fedele al Vangelo, di cui inizierò ad occuparmi in questo
podcast, come via per accostarsi progressivamente al testo integrale, che è
piuttosto complesso e quindi impegnativo.
La consapevolezza della storicità
della dottrina, e in particolare della dottrina sociale, quella che si occupa
dei problemi sociali, non è molto diffusa tra le persone di fede. Spesso la
Dottrina sociale viene presentata come una sorta di codice di condotta nelle cose sociali: così è, ad
esempio, nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, che può
essere letto integralmente sul Web nel portale www.vatican.va a questo
indirizzo:
Eppure la Dottrina sociale ha avuto
uno sviluppo storico fin dall’antichità, ma in particolare in quel complesso di
insegnamenti del Magistero sui problemi sociali a cui si fa di solito
riferimento quando ci si riferisce alla Dottrina sociale, vale a dire quelli
contenuti nei documenti dei Papi e del Concilio Vaticano 2° a partire dall’enciclica Delle
novità - Rerum novarum del papa
Leone 13°, del 1891. Che cosa distingue queste pronunce da quelle dei secoli
precedenti? Fondamentalmente è che si
confrontarono con gli sviluppi dei processi democratici, con il conseguente
sempre più ampio coinvolgimento della gente nelle questioni politiche. In
particolare, lo stato nazionale unitario italiano, costituito nel 1861 sotto la
dinastia sovrana dei Savoia, aveva il carattere di un regime democratico
liberale, in cui si tenevano elezioni politiche e amministrative che
determinavano gli orientamenti dei governi nazionali e locali. Nel giro di
circa cinquant’anni il numero degli aventi diritto al voto si allargò sempre
più, fino a comprendere tutti gli adulti maschi. Dopo la caduta del regime
fascista mussoliniano, avvenuta tra il luglio 1943 e il maggio 1945, fu
concesso il diritto di voto anche alle donne, le quali votarono per la prima
volta alle elezioni per decidere se il nuovo stato democratico dovesse
continuare ad essere un regno sotto Casa Savoia o dovesse diventare una
repubblica e per scegliere i membri dell’Assemblea Costituente, che avrebbero
dovuto deliberare la nuova costituzione dello stato, in sostituzione dello
Statuto Albertino, concesso da un sovrano Savoia nel 1848.
Dalla seconda metà dell’Ottocento i cattolici
italiani avevano preso ad organizzarsi autonomamente nelle questioni sociali,
anche se a lungo fu loro impedito dai Papi
di partecipare alle elezioni politiche nazionali, come forma di reazione
intransigente alla soppressione dello Stato Pontificio da parte del Regno
d’Italia, all’esito di una breve guerra nel settembre 1870. Il divieto fu
progressivamente considerato superato in un arco di tempo tra il 1904 e il
1913, quando si tennero le prime elezioni politiche nazionali con la piena
partecipazione dei cattolici. Nel 1906,
superando le precedenti forme di coordinamento del mondo cattolico italiano nel
campo sociale, venne costituita l’Azione Cattolica Italiana, con il compito
principale di essere l’agente popolare della Dottrina sociale moderna della
Chiesa: comprendeva anche un settore che si dedicava alle questioni elettorali
e un altro per le questioni sindacali, ma quello principale era denominato Unione
popolare e si occupava della
formazione alla Dottrina Sociale e delle conseguenti azioni sociali.
La Dottrina sociale è stata all’origine della
Repubblica democratica italiana, per l’azione dei cattolici democratici
italiani esortati ad impegnarsi in politica con una serie di radiomessaggi
natalizi, diffusi sotto l’autorità del Papa Pio 12°, tra il 1942 e il 1945. I
rami intellettuali dell’Azione Cattolica, l’Università Cattolica e varie altre
formazioni locali di impegno dei cattolici alla politica risposero prontamente
e iniziarono ad elaborare progetti di una nuova costituzione democratica e
anche di nuovo ordine europeo. Si iniziò nel luglio 1943, in concomitanza con
la fine del governo di Benito Mussolini disposta dal Re Vittorio Emanuele 3°,
con un Convegno tenutosi nella foresteria del monaci camaldolesi a Camaldoli,
frazione di Poppi, in provincia di Arezzo, storica sede delle Settimane
teologiche degli universitari cattolici italiani. Si iniziò lì a elaborare un
documento che nell’aprile 1945 fu pubblicato con il titolo Per la comunità
cristiana. Principi dell’ordinamento sociale a cura di un gruppo di studiosi
amici di Camaldoli, comunemente più noto come Il Codice di Camaldoli. I
cattolici coinvolti in questo processo furono poi determinanti
nell’elaborazione, nell’Assemblea Costituente, della nuova Costituzione
Repubblicana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, tuttora legge fondamentale
della Repubblica, pur con diverse modifiche deliberate successivamente. Essa
reca chiarissima l’impronta dei principi della Dottrina sociale cattolica.
Dopo aver chiarito il carattere dinamico
della Dottrina sociale, perché, pur fondandosi sul Vangelo, si confronta continuamente con situazioni
storiche nuove, l’enciclica La Magnifica umanità passa in rassegna
sintetica alcuni dei suoi più importanti documenti, a partire dall’enciclica Delle
novità – Rerum novarum del 1891, passando per l’enciclica Il
Quarantennale – Quadragesimo anno, del 1931, fino ai radiomessaggi natalizi
che ho sopra menzionato. Prosegue poi con le pronunce del Concilio Vaticano 2° e
con quelle successive del Magistero dei Papi.
Si ha così, chiarissimo, il senso dell’evoluzione storica della Dottrina
sociale, nella quale si enucleano dei principi che mantengono ancor oggi una
loro attualità, pur nella novità dei tempi nostri.
Con riferimento ai documenti della Dottrina
sociale fino ai radiomessaggi natalizi tra il 1942 e il 1945, essi sono:
-
il primato del lavoro umano su ogni logica puramente produttiva o
finanziaria, con la conseguente attenzione alle persone e alle famiglie
maggiormente esposte allo sfruttamento,
-
il nesso inscindibile tra
annuncio evangelico e ricerca di un ordine sociale più giusto. Non c’è
autentica evangelizzazione che non tocchi anche le strutture della convivenza
umana.
-
la consapevolezza che le ingiustizie non riguardano solo i comportamenti
individuali ma anche le strutture economiche e istituzionali;
-
il valore del principio di sussidiarietà, che invita a rafforzare il
tessuto associativo e comunitario, evitando nuove concentrazioni di potere;
-
il legame tra dignità del lavoro,
giusta retribuzione e possibilità reale per le famiglie di condurre una vita
umana decorosa.
-
l’esigenza che il diritto preceda l’interesse;
-
la consapevolezza che le disparità economiche sono terreno fertile per
tensioni e violenze,
-
un ordine internazionale fondato sul riconoscimento della dignità umana,
sulla giustizia e sulla pace.
-
la necessità di un saldo Stato di
diritto per prevenire gli abusi di potere;
-
La democrazia da realizzare come
strumento per favorire un esercizio corretto dell’autorità.
-
il valore di un tessuto associativo capace di mediare tra individuo e
Stato.
L’enciclica vuole evidenziare che essa, pur
nella novità della sua risposta alle nuove questioni sociali dei tempi nostri,
tuttavia si ricollega vitalmente a quegli sviluppi passati della Dottrina
sociale. Essa si colloca dunque nella continuità di questa tradizione e del
nucleo stabile delle verità rivelate sulla persona e sulla convivenza umana, ma
mirando ad una sempre rinnovata capacità di ascoltare le situazioni storiche e
di lasciarsi interrogare dalle domande che emergono dal presente.
Nell’enciclica
Delle novità – Rerum novarum si pose al centro della riflessione
la dignità del lavoro e del lavoratore, affermando il diritto a un salario
giusto per sé e per la propria famiglia, riconoscendo nelle persone un valore
essenziale prioritario rispetto al capitale e al profitto, difendendo la proprietà
privata insieme alla sua imprescindibile funzione sociale, apprezzando le
associazioni dei lavoratori e proponendo forme di collaborazione tra le diverse
componenti della società in alternativa alla logica della “lotta di classe”.
Leggendo i primi due numeri di
quell’enciclica, possiamo facilmente renderci conto che i problemi sociali di
allora sono in gran parte anche quelli del nostro oggi:
1.
L'ardente brama di novità che da gran tempo ha cominciato ad agitare i popoli,
doveva naturalmente dall'ordine politico passare nell'ordine simile
dell'economia sociale. E difatti i portentosi progressi delle arti e i nuovi
metodi dell'industria; le mutate relazioni tra padroni ed operai; l'essersi
accumulata la ricchezza in poche mani e largamente estesa la povertà; il
sentimento delle proprie forze divenuto nelle classi lavoratrici più vivo, e
l'unione tra loro più intima; questo insieme di cose, con l'aggiunta dei
peggiorati costumi, hanno fatto scoppiare il conflitto. Il quale è di tale e
tanta gravità che tiene sospesi gli animi in trepida aspettazione e affatica
l'ingegno dei dotti, i congressi dei sapienti, le assemblee popolari, le
deliberazioni dei legislatori, i consigli dei principi, tanto che oggi non vi è
questione che maggiormente interessi il mondo. Pertanto, venerabili fratelli,
ciò che altre volte facemmo a bene della Chiesa e a comune salvezza con le
nostre lettere encicliche sui Poteri pubblici, la Libertà umana, la
Costituzione cristiana degli Stati, ed altri simili argomenti che ci parvero
opportuni ad abbattere errori funesti, la medesima cosa crediamo di dover fare
adesso per gli stessi motivi sulla questione operaia. Trattammo già questa
materia, come ce ne venne l'occasione più di una volta: ma la coscienza
dell'apostolico nostro ministero ci muove a trattarla ora, di proposito e in
pieno, al fine di mettere in rilievo i principi con cui, secondo giustizia ed
equità, si deve risolvere la questione. Questione difficile e pericolosa.
Difficile, perché ardua cosa è segnare i precisi confini nelle relazioni tra
proprietari e proletari, tra capitale e lavoro. Pericolosa perché uomini
turbolenti ed astuti, si sforzano ovunque di falsare i giudizi e volgere la
questione stessa a perturbamento dei popoli.
2.
Comunque sia, è chiaro, ed in ciò si accordano tutti, come sia di estrema
necessità venir in aiuto senza indugio e con opportuni provvedimenti ai
proletari, che per la maggior parte si trovano in assai misere condizioni,
indegne dell'uomo. Poiché, soppresse nel secolo passato le corporazioni di arti
e mestieri, senza nulla sostituire in loro vece, nel tempo stesso che le
istituzioni e le leggi venivano allontanandosi dallo spirito cristiano, avvenne
che poco a poco gli operai rimanessero soli e indifesi in balia della cupidigia
dei padroni e di una sfrenata concorrenza. Accrebbe il male un'usura
divoratrice che, sebbene condannata tante volte dalla Chiesa., continua lo
stesso, sotto altro colore, a causa di ingordi speculatori. Si aggiunga il
monopolio della produzione e del commercio, tanto che un piccolissimo numero di
straricchi hanno imposto all'infinita moltitudine dei proletari un giogo poco
meno che servile.
Negli ulteriori podcast continuerò a
seguire in dettaglio le argomentazioni dell’enciclica La magnifica umanità.
Per ora, a tutte e tutti l’augurio
di un buona e operosa giornata. Pace e bene.
Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del
blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com
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Enciclica La magnifica umanità
15MAG26 [pubblicata il 25MAG26]
Papa Leone 14°
Capitolo 1° Un pensiero dinamico fedele
al Vangelo – parte prima: Dall’enciclica Delle Novità – Rerum novarum del
1891 ai radiomessaggi natalizi degli anni dal 1942 al 1945
Testo condensato da Mario Ardigò
Nota di metodo: il testo condensato è
stato ricavato da quello originario, con l’aggiunta di elementi di raccordo tra
parentesi quadre. Al testo condensato faccio precedere una sintesi ristretta
del medesimo. Il percorso consigliato è dalla sintesi ristretta al testo
condensato e infine al testo originale.
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Sintesi ristretta
del testo condensato
La Dottrina sociale della Chiesa, [che] ha
preso forma nel Magistero recente dei Papi e del Concilio Vaticano II
relativo ai problemi sociali. L’espressione “Dottrina sociale” fu utilizzata
per la prima volta nel 1950 dal papa Pio 12°, ma se ne parla, come complesso di
insegnamenti sui problemi sociali,
riferendosi al Magistero a partire dall’enciclica Delle novità - Rerum novarum del papa Leone 13°, del
1891. La Dottrina sociale ha carattere dinamico, perché, pur fondandosi sul
Vangelo si confronta continuamente con
situazioni storiche nuove. La Chiesa [vuole aiutare] a leggere in profondità la
realtà, sostenendo le scelte che promuovono la dignità di ogni persona, la
coesione delle comunità e il bene di tutti. Si pone accanto al mondo senza
sovrapporsi ad esso.
In
questo lavoro la Chiesa attua un discernimento spirituale, inteso come
identificazione e valutazione dei propri
movimenti interiori per distinguere quale impulso provenga da Dio, nel quale,
con l’aiuto dello Spirito, il popolo di Dio riconosce nelle trasformazioni
culturali e sociali sia i segni della presenza del Cristo che viene e guida la
storia verso il suo compimento, sia quelle derive che ne offuscano il volto. In
un dialogo fecondo tra Vangelo e saperi
umani, la Chiesa ha progressivamente approfondito la propria Dottrina sociale,
facendo maturare nel tempo un patrimonio sapienziale dotato di una coerenza
teologica e antropologica radicata nella visione cristiana della persona.
Data la
varietà delle situazioni storiche, non è realistico pensare che la
Dottrina sociale possa proporre una risposta unica e valida per tutti i
contesti; per questo ogni comunità cristiana è invitata a leggere con lucidità e
responsabilità la realtà del proprio Paese.
La Dottrina sociale della non è quindi un prontuario di principi e norme
da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario.
Nei documenti della Dottrina sociale fino al 1945 sono di permanente
attualità questi principi:
-
il
primato del lavoro umano su ogni logica puramente produttiva o finanziaria, con
la conseguente attenzione alle persone e alle famiglie maggiormente esposte
allo sfruttamento,
-
il nesso inscindibile tra annuncio evangelico
e ricerca di un ordine sociale più giusto. Non c’è autentica evangelizzazione
che non tocchi anche le strutture della convivenza umana.
-
la
consapevolezza che le ingiustizie non riguardano solo i comportamenti
individuali ma anche le strutture economiche e istituzionali;
-
il
valore del principio di sussidiarietà, che invita a rafforzare il tessuto
associativo e comunitario, evitando nuove concentrazioni di potere;
-
il legame tra dignità del lavoro, giusta
retribuzione e possibilità reale per le famiglie di condurre una vita umana
decorosa.
-
l’esigenza
che il diritto preceda l’interesse;
-
la
consapevolezza che le disparità economiche sono terreno fertile per tensioni e
violenze,
-
un
ordine internazionale fondato sul riconoscimento della dignità umana, sulla
giustizia e sulla pace.
-
la necessità di un saldo Stato di diritto per
prevenire gli abusi di potere;
-
La democrazia da realizzare come strumento per
favorire un esercizio corretto dell’autorità.
-
il
valore di un tessuto associativo capace di mediare tra individuo e Stato.
Essi continuano a offrire alla Dottrina
sociale criteri importanti per leggere le dinamiche della globalizzazione e per
promuovere un ordine internazionale più giusto e pacifico.
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Testo condensato
La
Dottrina sociale della Chiesa, [che] ha preso forma nel Magistero recente dei
Papi e del Concilio Vaticano II, [ha] per carattere dinamico. [Le novità
di ogni epoca] sollecitano questo insegnamento a misurarsi con le domande
della storia alla luce della Verità rivelata. [Anche i problemi sociali
suscitati dagli sviluppi dell’] intelligenza artificiale [sono trasformazioni
che interpellano] la Dottrina sociale e ne [domandano] un ulteriore sviluppo,
nella fedeltà al Vangelo.
[Nell’enciclica si inizia chiarendo] alcune convinzioni di fondo
riguardo al modo in cui la Chiesa abita la storia e si rapporta al mondo.
La Dottrina sociale [non è] un’ingerenza
indebita in questioni temporali o come un codice etico esterno da applicare
dall’alto [,ma] essa scaturisce da una Chiesa che cammina con l’umanità,
riconosce l’autonomia delle realtà terrene e la distinzione tra comunità
ecclesiale e comunità politica e, proprio per questo, ambisce a servire il bene
comune.
La Chiesa,
[in un] intreccio di vita con i popoli, vuole esercitare la propria
vocazione all’ascolto, al dialogo e al servizio [riguardo a tutto ciò che
riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi: la sua missione ha una
portata storica, comporta una responsabilità rispetto [allo sviluppo delle] le
relazioni sociali e [intende offrire] il proprio contributo al raggiungimento
di una convivenza più giusta e fraterna. La religione [non può essere relegata]
alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale
e nazionale, senza [proccuparsi] per la salute delle istituzioni della società
civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini.
Le
realtà terrene possiedono una loro consistenza e un ordine proprio. [Nella
Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La Gioia e la
speranza – Gaudium et spes del Concilio Vaticano 2, celebratosi a Roma tra
il 1962 e il 1965 si legge al n.36]:
«Se per
autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e le stesse
società hanno leggi e valori propri […], allora si tratta di una esigenza
d’autonomia legittima».
La
creazione porti impressa una bontà originaria che lo sguardo umano deve
custodire, coltivare e far maturare. La Chiesa [vuole aiutare] a leggere in
profondità la realtà, sostenendo [le] scelte che promuovono la dignità di ogni
persona, la coesione delle comunità e il bene di tutti. Si pone accanto al
mondo senza sovrapporsi ad esso, [per cooperare allo sviluppo] in ogni vicenda
umana della giustizia e della pace, [secondo il desiderio] che lo Spirito Santo
continua a suscitare nel cuore dell’umanità.
Il Concilio Vaticano II [ha
affermato] la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica [e la
loro reciproca] piena autonomia. [Ma] la presenza della Chiesa nel mondo si
esprime anche nel suo rapporto con la società civile e con le istituzioni
pubbliche. Nel dialogare con esse, la Chiesa riconosce il valore delle realtà
sociali e politiche e ne rispetta la responsabilità propria, sostenendo tutto
ciò che tutela la vita delle persone e rafforza le fondamenta del tessuto
sociale. Essa non pretende di assumere le funzioni che competono allo Stato; al
contrario, ne stima il servizio al bene comune e riconosce con convinzione la
responsabilità che le istituzioni civili esercitano nella società. Allo stesso
tempo, [non rimane] distante dalle sofferenze concrete degli uomini e delle
donne del nostro tempo. La sua vicinanza dalla carità evangelica che la spinge
ad accostarsi alle ferite dell’umanità nei momenti in cui esse si manifestano
con maggiore gravità, imitando il buon Samaritano, con discrezione e prossimità.
[Sulla base dei principi dell’]autonomia delle realtà terrene e [della]
distinzione delle competenze tra comunità ecclesiale e politica, [la
Costituzione La gioia e la speranza – Gaudium et spes ha ricordato al
n.44 che] è
«dovere di tutto il Popolo di Dio,
soprattutto dei pastori e dei teologi, con l’aiuto dello Spirito Santo,
ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del
nostro tempo, e saperli giudicare alla luce della Parola di Dio, perché la
Verità rivelata sia capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa
venir presentata in forma più adatta».
L’ascolto dei «vari linguaggi» non
[significa solo studio sociologico] ma implica un discernimento spirituale,
[inteso come identificazione e valutazione
dei propri movimenti interiori per distinguere quale impulso provenga da
Dio,] nel quale, con l’aiuto dello Spirito, il popolo di Dio riconosce nelle
trasformazioni culturali e sociali sia i segni della presenza del Cristo che
viene e guida la storia verso il suo compimento, sia quelle derive che ne
offuscano il volto. La Verità rivelata non viene modificata nel suo nucleo
essenziale, ma esplicitata e assunta come criterio vivente per orientare scelte
concrete [e in particolare per promuovere riforme delle strutture e sostenere
forme nuove di testimonianza evangelica nella vita pubblica.
La
Chiesa considera come compagni di cammino tutti coloro che [operano] per la
difesa della dignità di ogni persona e nella custodia del creato [e] invita ad
ascoltare, discernere e interpretare i segni dei tempi, [senza temere],
illuminata dalla sapienza della Parola, l’incontro con il sapere umano. Risulta
essenziale il contributo della filosofia e delle scienze umane e
sociali. Il confronto con tali saperi non attenua la forza del Vangelo; al
contrario, consente di individuare con maggiore lucidità ciò che promuove
realmente la vita delle persone e delle comunità. Su molte questioni
specifiche la Chiesa non pretende di offrire una parola
definitiva, ma riconosce l’importanza di ascoltare la ricerca
scientifica e di favorire un confronto serio e leale tra studiosi, accogliendo
la diversità delle opinioni.
[In questo] dialogo fecondo tra Vangelo e
saperi umani, la Chiesa ha progressivamente approfondito la propria Dottrina
sociale, facendo maturare nel tempo un patrimonio sapienziale dotato di una
coerenza teologica e antropologica radicata nella visione cristiana della
persona. Proprio perché nasce dalla fede e dalla sua intelligenza della realtà,
questo patrimonio non si traduce in un repertorio di soluzioni tecniche né in
un modello economico o politico da contrapporre ad altri: appartiene a un
livello diverso, [15] quello dei principi che orientano la lettura
degli avvenimenti e sostengono un’interpretazione evangelica dei processi
storici e delle scelte che questi comportano.
[Considerando] la comprensione della verità come dono da condividere e
non come possesso da rivendicare la Chiesa [non rimpiange] forme di presenza
fondate sul potere. San Giovanni Paolo II invitava a guardare con
sincerità ai tempi in cui si è ceduto a metodi di intolleranza e persino di
violenza nel servizio alla verità, per ritrovare la via evangelica
dell’annuncio mite e della verità che non si impone. [Quindi] non conta
anzitutto occupare spazi di potere o presidiare roccaforti culturali, ma
avviare processi di bene e lasciarli maturare; così la verità del Vangelo non
si impone dall’alto, ma cresce nel tempo, dentro l’intreccio concreto delle
vite, delle comunità e delle culture. È una verità che non teme la diversità,
ma la accoglie e la ordina; che non elimina i conflitti, ma li trasfigura; che
ricompone ciò che la storia tende a disperdere. Da qui anche l’immagine,
proposta da papa Francesco, del poliedro, una figura dalle molte facce, nelle
quali si riflette, da angolature diverse, la stessa verità del Vangelo.
[Nella sua] la cattolicità [la] Chiesa
abbraccia l’intera famiglia umana e vive immersa nelle condizioni concrete dei
popoli e delle culture. Così essa nel suo insieme e in ogni singola comunità
cresce grazie a uno scambio reciproco e a uno sforzo comune verso una comunione
sempre più piena. Ne consegue che il popolo di Dio non è soltanto raccolto da
molti popoli, ma al suo interno è tessuto di funzioni, vocazioni, culture e
tradizioni diverse, chiamate a sostenersi e ad arricchirsi a vicenda. [Data la] varietà delle situazioni storiche, non è
realistico pensare che la Dottrina sociale possa proporre una risposta unica e
valida per tutti i contesti; per questo ogni comunità cristiana [è invitata] a leggere con lucidità e
responsabilità la realtà del proprio Paese.
La Dottrina sociale della non [è quindi] un prontuario di principi e
norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario. Per questo,
quando la dignità dei fratelli è sfigurata, quando la politica non risponde ai
drammi dell’umanità, quando l’economia si volge contro la persona o la scienza
oltrepassa i limiti del suo metodo, la Chiesa – insieme alle altre
confessioni cristiane e ai credenti di altre religioni – deve far udire la sua
voce non per dominare, ma per servire la comunione. Così la Dottrina sociale
diventa una teologia della comunione nella storia, in cui la Parola continua a
farsi dialogo, memoria e profezia.
[Nel primo capitolo, Un pensiero dinamico fedele al Vangelo, nell’enciclica
La magnifica umanità si passa in rassegna lo] sviluppo della Dottrina
sociale [ che dall’Ottocento ad oggi]. [I suoi] sono presentati
nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa e [sono stati]
ulteriormente approfonditi nel Magistero recente. [Nell’enciclica si intende
richiamarne] alcune linee essenziali, per mostrare che [di nuovo viene scritto
nel documento] si colloca nella continuità di questa tradizione e, al contempo,
per evidenziare come [nella Dottrina sociale] il nucleo stabile delle verità
rivelate sulla persona e sulla convivenza umana si intrecci con una sempre
rinnovata capacità di ascoltare le situazioni storiche e di lasciarsi
interrogare dalle domande che emergono dal presente.
Ciò che oggi chiamiamo “Dottrina sociale
della Chiesa” [si basa, raccogliendola e organizzandola, una lunga tradizione
di riflessione ecclesiale sulla vita sociale, che trova le sue fonti nella
Sacra Scrittura, nei Padri della Chiesa, nelle elaborazioni teologiche e
giuridiche del Medioevo e dell’età moderna. L’espressione “Dottrina sociale
della Chiesa” fu impiegata per la prima volta da Pio XII nel 1950, nell’Esortazione apostolica Nell’animo nostro [la voce risuona] Menti
Nostrae [vox resonat] del 23 settembre
1950: [ma come complesso] organico di insegnamenti sociali [se ne
parla a cominciare dell’Enciclica Delle novità – Rerum novarum [del papa
Leone 13°, del 15 maggio 1891. Di fronte alle “cose nuove” del suo tempo – il
conflitto tra capitale e lavoro, la questione operaia, le trasformazioni
economiche e sociali – [si assunsero][, indicendone] le cause e le
possibili vie d’uscita alla luce del Vangelo e di una visione integrale della
persona, creata a immagine di Dio. Questo
modo di procedere [è caratteristico] della Dottrina sociale: la
Chiesa, di fronte alle trasformazioni storiche, [esamina] le realtà sociali,
[si pronuncia] su di esse e indicare vie di soluzione giusta. [Si tratta quindi
di] una dottrina viva che, rimanendo fedele al Vangelo, cresce nel confronto
con le “cose nuove” di ogni epoca.
[Nell’enciclica Delle novità – Rerum
novarum si pose] al centro della sua riflessione la dignità del
lavoro e del lavoratore, [affermando] il diritto a un salario giusto per sé e
per la propria famiglia, [riconoscendo] nelle persone un valore essenziale
prioritario rispetto al capitale e al profitto, [difendendo] la proprietà
privata insieme alla sua imprescindibile funzione sociale, [apprezzando] le
associazioni dei lavoratori e [proponendo] forme di collaborazione tra le
diverse componenti della società in alternativa alla logica della “lotta di
classe”. [in tal modo] l’antica sapienza della Chiesa sulla persona e
sulla vita in società [assunse] una forma nuova, capace di misurarsi con
l’epoca industriale e di offrire il primo grande quadro sistematico di quella
Dottrina sociale che i decenni successivi avrebbero sviluppato ulteriormente.,
restano di grande attualità almeno due acquisizioni: il primato del lavoro
umano su ogni logica puramente produttiva o finanziaria, con la conseguente
attenzione alle persone e alle famiglie maggiormente esposte allo sfruttamento,
e il nesso inscindibile tra annuncio evangelico e ricerca di un ordine sociale
più giusto. Non c’è autentica evangelizzazione che non tocchi anche le
strutture della convivenza umana.
L’Enciclica [Il Quarantennale –
Quadragesimo anno], [delpapa Pio 11°] pubblicata [il 15 maggio 1931] nel 40° anniversario
dell’[Enciclica Delle novità – Rerum novarum] e nel pieno
della grande crisi economica mondiale, non
si [limitò] a riprendere la “questione operaia”, ma [allargò] lo sguardo
alla configurazione complessiva dell’ordine economico e politico. [Denunciò] la
concentrazione del potere economico nelle mani di pochi; critica sia la
concorrenza senza limiti sia quei progetti collettivistici che annullano la
libertà e la responsabilità delle persone; [richiamò] con forza il diritto di
associazione dei lavoratori e [ribadì] l’esigenza che il salario [fosse]
proporzionato non solo alla prestazione, ma alle necessità del lavoratore e
della sua famiglia. In questo quadro, formula in modo sistematico il principio
di sussidiarietà, destinato a diventare uno dei riferimenti stabili della
Dottrina sociale, secondo cui ciò che può essere svolto da persone, famiglie,
corpi intermedi e comunità locali non deve essere assorbito da istanze
superiori. [Venne anche richiamata] la funzione sociale della proprietà. [Il
papa Pio 11° con diversi altri interventi] dalle Encicliche Non abbiamo
bisogno [del 19 giugno 1931] e Con ardente preoccupazione Mit
brennender Sorge [pronuncia fonetica: mit BRÉ-nen-der ZÒR-ghe] [del 14
marzo 1937] fino alla Di un divino redentore [la promessa] - Divini Redemptoris [promissio] [del 19
marzo 1937] – [denunciò] i totalitarismi che [mortificavano] la dignità
della persona, [soffocavano] la vita sociale, [innalzavano] lo Stato oltre il
suo giusto valore e [adottavano] la categoria discriminatoria di razza. Per il
nostro tempo restano particolarmente attuali almeno tre intuizioni del suo
insegnamento sociale: la consapevolezza che le ingiustizie non riguardano solo
i comportamenti individuali ma anche le strutture economiche e istituzionali;
il valore del principio di sussidiarietà, che invita a rafforzare il tessuto
associativo e comunitario, evitando nuove concentrazioni di potere; e il legame
tra dignità del lavoro, giusta retribuzione e possibilità reale per le famiglie
di condurre una vita umana decorosa.
Nel
contesto drammatico della Seconda guerra mondiale e degli anni della
ricostruzione, il Magistero di Pio 12° [offrì] un contributo
significativo allo sviluppo della Dottrina sociale, soprattutto attraverso i
Messaggi radiofonici natalizi [dal 1942 al 1945], nei quali [tratteggiò] i
lineamenti di un ordine internazionale fondato sul riconoscimento della dignità
umana, sulla giustizia e sulla pace. [Venne proposto] un dialogo con la società
a partire da un richiamo esigente al diritto naturale, inteso come insieme di
principi oggettivi che precedono gli interessi dei singoli e degli Stati e che
devono regolare la vita interna delle nazioni e le loro relazioni
reciproche. [Venne attribuito] inoltre un ruolo decisivo alle associazioni
professionali, ai sodalizi dei lavoratori e ai vari corpi intermedi della vita
economica e sociale, riconoscendo in queste forme organizzate della società un
presidio essenziale per l’equilibrio civile e per la tutela del bene comune.
[Si sostenne] la necessità di un saldo Stato di diritto per prevenire gli abusi
di potere e riconosce nella democrazia uno strumento atto a favorire un
esercizio corretto dell’autorità. [Si mise] in guardia contro ogni pretesa di
fondare il diritto sull’utile o sulla forza, ricordando che un ordine
internazionale regolato dal vantaggio dei più forti espone i popoli più deboli
alla sopraffazione e mina alla base la fiducia tra le nazioni. [Si individuò],
infine, nei profondi squilibri economici fra i Paesi uno dei fattori che
alimentano i conflitti. Rimangono particolarmente significativi tre
orientamenti: l’esigenza che il diritto preceda l’interesse, la consapevolezza
che le disparità economiche sono terreno fertile per tensioni e violenze, e il
valore di un tessuto associativo capace di mediare tra individuo e Stato. Essi
continuano a offrire alla Dottrina sociale criteri importanti per leggere le
dinamiche della globalizzazione e per promuovere un ordine internazionale più
giusto e pacifico.
Elaborazione di Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com

