INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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venerdì 3 luglio 2026

La magnifica Umanità Enciclica - MAG26 -15. Capitolo 1°, Un pensiero dinamico fedele al vangelo – Il magistero sociale di papa Francesco; la teologia dei poveri - Testo condensato del capitolo primo

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

15. Capitolo 1°, Un pensiero dinamico fedele al vangelo – Il magistero sociale di papa Francesco; la teologia dei poveri  - Testo condensato del capitolo primo

Link di accesso al podcast video:

https://youtu.be/YEjkydPaTm0

Nell’immagine, il giornalista Paolo Giuntella, morto nel 2008. Quand’ero universitario, mio zio Achille mi inviò al gruppo di giovani che animava intorno a lui, Consideravo Paolo Giuntella un cristiano credente  e un intellettuale di straordinario valore e una persona di coinvolgente umanità, un maestro per i giovani che lo conobbero: lasciò in me una profonda traccia, che dura tuttora. Scrisse diversi libri. Vi consiglio il bellissimo “Il gomitolo dell’alleluja. Di padre in figlio il gomitolo della fede”, con prefazione di David Maria Sassoli, ancora disponibile in commercio per l’editrice AVE. Uscì nel 2000. Immagino la sua gioia se avesse potuto vivere l’era di papa Francesco, con l’apertura di tante vie nuove  nelle quali egli aveva sperato.

  Concludo l’esame del primo capitolo, Un pensiero dinamico fedele al vangelo, dell’enciclica La magnifica umanità, nella parte finale dove si sintetizzano alcuni importanti temi del magistero di papa Francesco,  il quale regnò dal 2013 al 2025.

  Il nostro parroco è molto legato alla memoria di papa Francesco, il quale lo ricevette con spirito paterno nel corso della sua formazione.  Nella nostra parrocchia si è deciso di dedicare la sala parrocchiale più bella a quel Papa. Sarebbe bello poterne anche approfondire la figura e il Magistero, al quale l’enciclica La magnifica umanità si collega in punti molto importanti.

  Muore un Papa, ne viene eletto un altro, e si tende a concentrarsi su quest'ultimo, come se il passato fosse superato. Non è però il caso della successione da papa Francesco a Leone quattordicesimo. Si tratta piuttosto di una tappa di un grandioso processo di riforma ecclesiale, in vista dell'edificazione di quella che Paolo sesto definì «civiltà dell'amore», nel senso evangelico dell'agàpe. È un processo che affonda le radici nel rinnovamento teologico maturato in Francia e in Belgio negli anni Trenta — la cosiddetta nouvelle théologie [nuova teologia]— come teologia dei poveri, all'interno di un cattolicesimo profondamente segnato dall'impegno sociale, con le esperienze dei preti operai; un processo che trovò terreno fertile nei lavori e nei documenti del Concilio Vaticano secondo, sostenuto dal pensiero di teologi di quel filone — Marie-Dominique Chenu, Yves Congar, Jean Daniélou, Henri de Lubac, Hans Urs von Balthasar —, in particolare nella teologia del Popolo di Dio,   da vescovi come l’italiano Giacomo Lercaro e il Brasiliano Helder Càmara, e dalla sensibilità per la «Chiesa dei poveri»  incarnata da figure come il sacerdote Paul Gauthier (condotto al Concilio dal vescovo di San Giovanni d’Acri,  in Palestina, fu animatore, a margine dei lavori, del gruppo della “Chiesa dei poveri”, promotore di un patto di riforma dello stile ecclesiale tra vescovi denominato “Patto delle Catacombe). Di lì, catalizzato dai vescovi latinoamericani al ritorno dai lavori del Concilio Vaticano secondo, attecchì e si sviluppò in America Latina, in particolare nella vita delle comunità ecclesiali di base,  in contesti segnati da una disperata povertà di massa, attraverso la straordinaria esperienza di sinodalità ecclesiale continentale delle conferenze del Consiglio Episcopale Latinoamericano: da quella di Medellín, in Colombia, nel 1968, a quella di Aparecida, in Brasile, nel 2007, della quale fu protagonista, come cardinale arcivescovo di Buenos Aires, l'argentino Jorge Mario Bergoglio. L'esortazione apostolica La gioia del Vangelo – Evangelii gaudium, del 2013, considerata una sorta di manifesto programmatico del pontificato di papa Francesco, è radicata nel documento finale della Conferenza di Aparecida, redatto da una commissione da lui presieduta. E l’enciclica La magnifica umanità si inserisce in questa evoluzione durata ormai quasi un secolo.

  Il nodo teologico della teologia dei poveri sta in questo: Gesù di Nazaret, il Cristo a cui i cristiani si affidano, si fece servo e povero [se ne parla in diversi brani del Nuovo Testamento, come nella Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, capitolo 8, versetto 9: «Voi conoscete la generosità del Signore nostro Gesù Cristo: per amor vostro, lui che era ricco, si è fatto povero per farvi diventare ricchi con la sua povertà» [Traduzione interconfessionale in lingua corrente]. Ne segue che incontrare e ascoltare il povero è incontrare e ascoltare il Cristo servo; e che chi ci sta davanti come povero non sta soltanto ricevendo carità, ma ci rivela qualcosa. Per avvicinare questo ordine di idee si può leggere Yves Congar, Per una Chiesa serva e povera (originale francese del 1963, all'inizio del Concilio Vaticano II; edizione italiana Qiqajon, Magnano 2014). È questa teologia che fonda il primo momento del discorso, quello discendente: il Cristo che si abbassa, e la Chiesa anche, alla sua sequela. Su quella stessa premessa cristologica, per altra via, gli sviluppi latinoamericani della teologia dei poveri hanno tratto la conclusione ulteriore: il povero, figura di Cristo, può evangelizzare proprio nella sua condizione. La cristologia dell’abbassamento di Cristo a servo e povero di Congar è la premessa; la conclusione che il povero evangelizza è stata tratta negli sviluppi del movimento: papa Francesco, nel suo magistero,  ne trasse le conseguenze per la vita della Chiesa, sul che cosa fare come Chiesa e come persone di buona volontà, ad esempio esortando a una Chiesa in uscita. Non si tratta solo di programmare riforme sociali dall'esterno, ma di ascoltare i poveri e i sofferenti e — per farlo veramente — di scendere in mezzo a loro: è di lì, e non da un progetto calato dall'alto, che nasce anche la riforma giusta. Così facendo, non si cambia solo la condizione del povero: cambiano anche la condizione e la mentalità di chi scende verso di lui per ascoltarlo, facendosi come lui. E la società ne risulta trasformata. Papa Francesco, da vescovo, e poi da Papa, praticò personalmente questo orientamento di vita religiosa. Vivendo in tal modo, come Chiesa, l'agàpe evangelica alla sequela di Cristo, anche la Chiesa — nella sua dimensione storica — ne risulta purificata: è quindi anche un vero e proprio moto di riforma ecclesiale centrato sulla sinodalità come ambiente dell’ascolto e della vicinanza umana ai poveri della Terra. In questa prospettiva, il povero, inteso in senso ampio come quella parte della popolazione che, in un determinato assetto sociale, sopporta il peso maggiore delle disuguaglianze, non è lo scarto da recuperare di un sistema che non cambia, né un effetto collaterale indesiderato da sanare per rafforzare la legittimazione di quell’assetto sociale. È, piuttosto, una persona da avvicinare e da ascoltare, riconoscendone pienamente la dignità morale e sociale e rendendola partecipe di ciò che le è dovuto in quanto essere umano. In questo incontro e in questo ascolto, non è solo il povero a ritrovare il proprio posto nella comunità: anche chi gli si accosta riscopre e approfondisce la propria umanità.

  Ho chiesto al sistema di intelligenza artificiale chatbot Claude mod. Opus 4.8,  di Anthropic, di individuare tra i 245 numeri [le unità testuali minori] dell’enciclica La magnifica umanità le ricorrenze di concetti chiave del magistero di papa Francesco. Ne è risultato quanto segue:

  Al primo posto vi sono le parole della teologia dei poveri:

       Poveri / opzione preferenziale

      ricorre 36 volte in 31 numeri.

Seguono

Dialogo con 35 ricorrenze in 31 numeri e una intera sezione a capitolo 5, intitolata Rilanciare il dialogo;

Discernimento, con 34 ricorrenze in 32 numeri;

Fraternità \ amicizia sociale, con 22 ricorrenze in 20 numeri;

Sinodalità \ camminare insieme, con 7 ricorrenze in 5 numeri;

Paradigma tecnocratico, con 6 ricorrenze, ma gli si dedica la sezione “Il paradigma tecnocratico e il potere digitale”, dal n.91 al n.96, nel capitolo terzo Tecnica e dominio - La grandezza della persona umana
 davanti alle promesse dell’IA.

 Si tratta di elementi che, insieme a molti altri, ci rendono l’immagine di una enciclica in linea di continuità non solo con il magistero di papa Francesco, ma con quel più risalente pensiero teologico e orientamento magisteriale di cui dicevo: la teologia dei poveri come criterio per una riforma sinodale della vita ecclesiale anche nella sua azione nel mondo, proposta anche al mondo intero come criterio di umanizzazione della civiltà globalizzata, tentata dal dominio mediante la potenza delle nuove tecnologie.

   A conclusione del capitolo primo Un pensiero dinamico fedele al vangelo,  nell’enciclica La magnifica umanità si osserva che il Magistero sociale di Papa Francesco si sviluppa nella linea della Costituzione La gioia e la speranza- Gaudium et spes del Concilio Vaticano secondo (1962-1965), in particolare nell’esortazione apostolica La gioia del vangelo – Evangelii gaudium, del 2013, per una Chiesa capace di ascoltare il grido dei poveri, dei migranti e delle vittime delle nuove schiavitù. La sinodalità ecclesiale è vissuta per una Chiesa che “cammina insieme”, cercando di leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo e lasciandosi evangelizzare dai poveri con cui condivide la storia. 

Nell’enciclica   Laudato si’, del 2015,  vi fu la prima grande elaborazione sistematica della crisi ambientale in una Enciclica sociale, mostrando che essa non è una questione settoriale, ma l’aspetto ecologico della crisi socio-economica contemporanea. La  proposta di ecologia integrale tiene insieme la cura della Casa comune e l’opzione preferenziale per i poveri che non possono essere separate.  Si insegna la destinazione universale dei beni, la critica al paradigma tecnocratico, inteso come modalità di pensiero e d'azione che strumentalizza ogni cosa alle finalità di dominio, la difesa del lavoro umano minacciato dalla logica dello scarto, l’esigenza di una giustizia tra le generazioni e il richiamo a un dialogo vero tra politica ed economia.

 Nell’enciclica Fratelli tutti, del 2020, di fronte alla disgregazione del tessuto sociale, alla “guerra mondiale a pezzi”, alla globalizzazione individualista e alle conseguenze della pandemia virale della malattia COVID 19, manifestatasi dal dicembre 2019, sui legami comunitari, si esorta all’ amicizia sociale e alla fraternità universale. Si propongono la cultura dell’incontro, una “politica migliore” capace di cercare il bene comune, percorsi di riconciliazione e un mondo che assicuri terra, casa e lavoro a tutti. 

 Con l’enciclica Ci ha amati – Dilexit nos, del 2024, si esortò, infine, a vivere questi grandi impegni sociali nel rapporto personale con Cristo.

 Dopo il  testo di questo podcast, che pubblicherò sul blog acvivearomavalli.blogspot.com, inserirò il testo condensato  del capitolo primo dell’enciclica La magnifica umanità.

 A tutte e a tutti l’augurio di una buona o operosa giornata. Pace e bene.

Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com

 

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Enciclica La magnifica umanità

15MAG26 [pubblicata il 25MAG26]  

Papa Leone 14°

Testo condensato [elaborazione di Mario Ardigò]

Nota di metodo: il testo condensato è stato ricavato da quello originario, con l’aggiunta di elementi di raccordo tra parentesi quadre.

 

CAPITOLO PRIMO

UN PENSIERO DINAMICO FEDELE AL VANGELO

La Dottrina sociale della Chiesa, [che] ha preso forma nel Magistero recente dei Papi e del Concilio Vaticano II, [ha] per carattere dinamico. [Le novità di ogni epoca] sollecitano questo insegnamento a misurarsi con le domande della storia alla luce della Verità rivelata. [Anche i problemi sociali suscitati dagli sviluppi dell’] intelligenza artificiale [sono trasformazioni che interpellano] la Dottrina sociale e ne [domandano] un ulteriore sviluppo, nella fedeltà al Vangelo.

  [Nell’enciclica si inizia chiarendo] alcune convinzioni di fondo riguardo al modo in cui la Chiesa abita la storia e si rapporta al mondo. La  Dottrina sociale [non è] un’ingerenza indebita in questioni temporali o come un codice etico esterno da applicare dall’alto [,ma] essa scaturisce da una Chiesa che cammina con l’umanità, riconosce l’autonomia delle realtà terrene e la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica e, proprio per questo, ambisce a servire il bene comune.

La Chiesa,  [in un] intreccio di vita con i popoli, vuole esercitare la propria vocazione all’ascolto, al dialogo e al servizio [riguardo a tutto ciò che riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi: la sua missione ha una portata storica, comporta una responsabilità rispetto [allo sviluppo delle] le relazioni sociali e [intende offrire] il proprio contributo al raggiungimento di una convivenza più giusta e fraterna.  La religione [non può essere relegata] alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza [proccuparsi] per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini.

 Le realtà terrene possiedono una loro consistenza e un ordine proprio. [Nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La Gioia e la speranza – Gaudium et spes del Concilio Vaticano 2, celebratosi a Roma tra il 1962 e il 1965 si legge al n.36]:

 

«Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri […], allora si tratta di una esigenza d’autonomia legittima». 

 

 La creazione porti impressa una bontà originaria che lo sguardo umano deve custodire, coltivare e far maturare. La Chiesa [vuole aiutare] a leggere in profondità la realtà, sostenendo [le] scelte che promuovono la dignità di ogni persona, la coesione delle comunità e il bene di tutti. Si pone accanto al mondo senza sovrapporsi ad esso, [per cooperare allo sviluppo] in ogni vicenda umana della giustizia e della pace, [secondo il desiderio] che lo Spirito Santo continua a suscitare nel cuore dell’umanità.

Il Concilio Vaticano II [ha affermato] la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica [e la loro reciproca] piena autonomia. [Ma] la presenza della Chiesa nel mondo si esprime anche nel suo rapporto con la società civile e con le istituzioni pubbliche. Nel dialogare con esse, la Chiesa riconosce il valore delle realtà sociali e politiche e ne rispetta la responsabilità propria, sostenendo tutto ciò che tutela la vita delle persone e rafforza le fondamenta del tessuto sociale. Essa non pretende di assumere le funzioni che competono allo Stato; al contrario, ne stima il servizio al bene comune e riconosce con convinzione la responsabilità che le istituzioni civili esercitano nella società. Allo stesso tempo, [non rimane] distante dalle sofferenze concrete degli uomini e delle donne del nostro tempo. La sua vicinanza dalla carità evangelica che la spinge ad accostarsi alle ferite dell’umanità nei momenti in cui esse si manifestano con maggiore gravità, imitando il buon Samaritano, con discrezione e prossimità.

   [Sulla base dei principi dell’]autonomia delle realtà terrene e [della] distinzione delle competenze tra comunità ecclesiale e politica, [la Costituzione La gioia e la speranza – Gaudium et spes ha ricordato al n.44 che] è

 

«dovere di tutto il Popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, con l’aiuto dello Spirito Santo, ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli giudicare alla luce della Parola di Dio, perché la Verità rivelata sia capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa venir presentata in forma più adatta»

 

L’ascolto dei «vari linguaggi» non [significa solo studio sociologico] ma implica un discernimento spirituale, [inteso come identificazione e valutazione  dei propri movimenti interiori per distinguere quale impulso provenga da Dio,] nel quale, con l’aiuto dello Spirito, il popolo di Dio riconosce nelle trasformazioni culturali e sociali sia i segni della presenza del Cristo che viene e guida la storia verso il suo compimento, sia quelle derive che ne offuscano il volto. La Verità rivelata non viene modificata nel suo nucleo essenziale, ma esplicitata e assunta come criterio vivente per orientare scelte concrete [e in particolare per promuovere riforme delle strutture e sostenere forme nuove di testimonianza evangelica nella vita pubblica.

  La Chiesa considera come compagni di cammino tutti coloro che [operano] per la difesa della dignità di ogni persona e nella custodia del creato [e] invita ad ascoltare, discernere e interpretare i segni dei tempi, [senza temere], illuminata dalla sapienza della Parola, l’incontro con il sapere umano. Risulta essenziale il contributo della filosofia e delle scienze umane e sociali. Il confronto con tali saperi non attenua la forza del Vangelo; al contrario, consente di individuare con maggiore lucidità ciò che promuove realmente la vita delle persone e delle comunità. Su molte questioni specifiche la Chiesa non pretende di offrire una parola definitiva,  ma riconosce l’importanza di ascoltare la ricerca scientifica e di favorire un confronto serio e leale tra studiosi, accogliendo la diversità delle opinioni.

[In questo] dialogo fecondo tra Vangelo e saperi umani, la Chiesa ha progressivamente approfondito la propria Dottrina sociale, facendo maturare nel tempo un patrimonio sapienziale dotato di una coerenza teologica e antropologica radicata nella visione cristiana della persona. Proprio perché nasce dalla fede e dalla sua intelligenza della realtà, questo patrimonio non si traduce in un repertorio di soluzioni tecniche né in un modello economico o politico da contrapporre ad altri: appartiene a un livello diverso, [15] quello dei principi che orientano la lettura degli avvenimenti e sostengono un’interpretazione evangelica dei processi storici e delle scelte che questi comportano.

  [Considerando] la comprensione della verità come dono da condividere e non come possesso da rivendicare la Chiesa [non rimpiange] forme di presenza fondate sul potere. San Giovanni Paolo II invitava a guardare con sincerità ai tempi in cui si è ceduto a metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio alla verità, per ritrovare la via evangelica dell’annuncio mite e della verità che non si impone. [Quindi] non conta anzitutto occupare spazi di potere o presidiare roccaforti culturali, ma avviare processi di bene e lasciarli maturare; così la verità del Vangelo non si impone dall’alto, ma cresce nel tempo, dentro l’intreccio concreto delle vite, delle comunità e delle culture. È una verità che non teme la diversità, ma la accoglie e la ordina; che non elimina i conflitti, ma li trasfigura; che ricompone ciò che la storia tende a disperdere. Da qui anche l’immagine, proposta da papa Francesco, del poliedro, una figura dalle molte facce, nelle quali si riflette, da angolature diverse, la stessa verità del Vangelo.

[Nella sua] la cattolicità [la] Chiesa abbraccia l’intera famiglia umana e vive immersa nelle condizioni concrete dei popoli e delle culture. Così essa nel suo insieme e in ogni singola comunità cresce grazie a uno scambio reciproco e a uno sforzo comune verso una comunione sempre più piena. Ne consegue che il popolo di Dio non è soltanto raccolto da molti popoli, ma al suo interno è tessuto di funzioni, vocazioni, culture e tradizioni diverse, chiamate a sostenersi e ad arricchirsi a vicenda. [Data la]  varietà delle situazioni storiche, non è realistico pensare che la Dottrina sociale possa proporre una risposta unica e valida per tutti i contesti;  per questo ogni comunità cristiana [è  invitata] a leggere con lucidità e responsabilità la realtà del proprio Paese.  La Dottrina sociale della non [è quindi] un prontuario di principi e norme da applicare, ma un cammino di discernimento comunitario. Per questo, quando la dignità dei fratelli è sfigurata, quando la politica non risponde ai drammi dell’umanità, quando l’economia si volge contro la persona o la scienza oltrepassa i limiti del suo metodo,  la Chiesa – insieme alle altre confessioni cristiane e ai credenti di altre religioni – deve far udire la sua voce non per dominare, ma per servire la comunione. Così la Dottrina sociale diventa una teologia della comunione nella storia, in cui la Parola continua a farsi dialogo, memoria e profezia.

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[Nel primo capitolo,  Un pensiero dinamico fedele al Vangelo, nell’enciclica La magnifica umanità si passa in rassegna lo] sviluppo della Dottrina sociale [dall’Ottocento ad oggi]. [I suoi] principi fondamentali sono presentati nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa e [sono stati] ulteriormente approfonditi nel Magistero recente. [Nell’enciclica si intende richiamarne] alcune linee essenziali, per mostrare che [di nuovo viene scritto nel documento] si colloca nella continuità di questa tradizione e, al contempo, per evidenziare come [nella Dottrina sociale] il nucleo stabile delle verità rivelate sulla persona e sulla convivenza umana si intrecci con una sempre rinnovata capacità di ascoltare le situazioni storiche e di lasciarsi interrogare dalle domande che emergono dal presente.

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Primi passi della Dottrina sociale della Chiesa

Ciò che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa” [si basa, raccogliendola e organizzandola, una lunga tradizione di riflessione ecclesiale sulla vita sociale, che trova le sue fonti nella Sacra Scrittura, nei Padri della Chiesa, nelle elaborazioni teologiche e giuridiche del Medioevo e dell’età moderna. L’espressione “Dottrina sociale della Chiesa” fu impiegata per la prima volta da Pio XII nel 1950, nell’Esortazione apostolica Nell’animo nostro [la voce risuona] Menti Nostrae [vox resonat] del  23 settembre 1950: [ma come complesso] organico di insegnamenti sociali [se ne parla a cominciare dell’Enciclica Delle novità – Rerum novarum [del papa Leone 13°, del 15 maggio 1891. Di fronte alle “cose nuove” del suo tempo – il conflitto tra capitale e lavoro, la questione operaia, le trasformazioni economiche e sociali – [si assunsero][, indicendone] le cause e le possibili vie d’uscita alla luce del Vangelo e di una visione integrale della persona, creata a immagine di Dio. Questo  modo di procedere [è caratteristico] della Dottrina sociale: la Chiesa, di fronte alle trasformazioni storiche, [esamina] le realtà sociali, [si pronuncia] su di esse e indicare vie di soluzione giusta. [Si tratta quindi di] una dottrina viva che, rimanendo fedele al Vangelo, cresce nel confronto con le “cose nuove” di ogni epoca.

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 [Nell’enciclica Delle novità – Rerum novarum si pose] al centro della sua riflessione la dignità del lavoro e del lavoratore, [affermando] il diritto a un salario giusto per sé e per la propria famiglia, [riconoscendo] nelle persone un valore essenziale prioritario rispetto al capitale e al profitto, [difendendo] la proprietà privata insieme alla sua imprescindibile funzione sociale, [apprezzando] le associazioni dei lavoratori e [proponendo] forme di collaborazione tra le diverse componenti della società in alternativa alla logica della “lotta di classe”. [in tal modo] l’antica sapienza della Chiesa sulla persona e sulla vita in società [assunse] una forma nuova, capace di misurarsi con l’epoca industriale e di offrire il primo grande quadro sistematico di quella Dottrina sociale che i decenni successivi avrebbero sviluppato ulteriormente., restano di grande attualità almeno due acquisizioni: il primato del lavoro umano su ogni logica puramente produttiva o finanziaria, con la conseguente attenzione alle persone e alle famiglie maggiormente esposte allo sfruttamento, e il nesso inscindibile tra annuncio evangelico e ricerca di un ordine sociale più giusto. Non c’è autentica evangelizzazione che non tocchi anche le strutture della convivenza umana.

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L’Enciclica  [Il Quarantennale – Quadragesimo anno], [del papa Pio 11°] pubblicata  [il 15 maggio 1931] nel 40° anniversario dell’[Enciclica Delle novità – Rerum novarum]   e nel pieno della grande crisi economica mondiale, non  si [limitò] a riprendere la “questione operaia”, ma [allargò] lo sguardo alla configurazione complessiva dell’ordine economico e politico. [Denunciò] la concentrazione del potere economico nelle mani di pochi; critica sia la concorrenza senza limiti sia quei progetti collettivistici che annullano la libertà e la responsabilità delle persone; [richiamò] con forza il diritto di associazione dei lavoratori e [ribadì] l’esigenza che il salario [fosse] proporzionato non solo alla prestazione, ma alle necessità del lavoratore e della sua famiglia. In questo quadro, formula in modo sistematico il principio di sussidiarietà, destinato a diventare uno dei riferimenti stabili della Dottrina sociale, secondo cui ciò che può essere svolto da persone, famiglie, corpi intermedi e comunità locali non deve essere assorbito da istanze superiori. [Venne anche richiamata] la funzione sociale della proprietà. [Il papa Pio 11° con diversi altri interventi] dalle Encicliche Non abbiamo bisogno [del 19 giugno 1931] e Con ardente preoccupazione  Mit brennender Sorge [pronuncia fonetica: mit BRÉ-nen-der ZÒR-ghe] [del 14 marzo 1937] fino alla Di un divino redentore [la promessa]  - Divini Redemptoris [promissio] [del 19 marzo 1937] – [denunciò] i totalitarismi che [mortificavano] la dignità della persona, [soffocavano] la vita sociale, [innalzavano] lo Stato oltre il suo giusto valore e [adottavano] la categoria discriminatoria di razza. Per il nostro tempo restano particolarmente attuali almeno tre intuizioni del suo insegnamento sociale: la consapevolezza che le ingiustizie non riguardano solo i comportamenti individuali ma anche le strutture economiche e istituzionali; il valore del principio di sussidiarietà, che invita a rafforzare il tessuto associativo e comunitario, evitando nuove concentrazioni di potere; e il legame tra dignità del lavoro, giusta retribuzione e possibilità reale per le famiglie di condurre una vita umana decorosa.

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  Nel contesto drammatico della Seconda guerra mondiale e degli anni della ricostruzione, il Magistero di Pio 12° [offrì] un contributo significativo allo sviluppo della Dottrina sociale, soprattutto attraverso i Messaggi radiofonici natalizi [dal 1942 al 1945], nei quali [tratteggiò] i lineamenti di un ordine internazionale fondato sul riconoscimento della dignità umana, sulla giustizia e sulla pace. [Venne proposto] un dialogo con la società a partire da un richiamo esigente al diritto naturale, inteso come insieme di principi oggettivi che precedono gli interessi dei singoli e degli Stati e che devono regolare la vita interna delle nazioni e le loro relazioni reciproche. [Venne attribuito] inoltre un ruolo decisivo alle associazioni professionali, ai sodalizi dei lavoratori e ai vari corpi intermedi della vita economica e sociale, riconoscendo in queste forme organizzate della società un presidio essenziale per l’equilibrio civile e per la tutela del bene comune. [Si sostenne] la necessità di un saldo Stato di diritto per prevenire gli abusi di potere e riconosce nella democrazia uno strumento atto a favorire un esercizio corretto dell’autorità. [Si mise] in guardia contro ogni pretesa di fondare il diritto sull’utile o sulla forza, ricordando che un ordine internazionale regolato dal vantaggio dei più forti espone i popoli più deboli alla sopraffazione e mina alla base la fiducia tra le nazioni. [Si individuò], infine, nei profondi squilibri economici fra i Paesi uno dei fattori che alimentano i conflitti.  Rimangono particolarmente significativi tre orientamenti: l’esigenza che il diritto preceda l’interesse, la consapevolezza che le disparità economiche sono terreno fertile per tensioni e violenze, e il valore di un tessuto associativo capace di mediare tra individuo e Stato. Essi continuano a offrire alla Dottrina sociale criteri importanti per leggere le dinamiche della globalizzazione e per promuovere un ordine internazionale più giusto e pacifico.

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 Con San Giovanni 23°[, Papa dal 1958 al 1963], si [aprì] una nuova tappa del Magistero sociale[. Nell’enciclica Madre e Maestra – Mater et magistra del 1961 venne ricordato che la Chiesa si interessa di ogni autentico bene umano. [Venne sottolineato] che la vita sociale esige un equilibrio tra l’iniziativa dei cittadini e dei gruppi, chiamati ad auto-organizzarsi e collaborare, e l’azione dello Stato, che deve coordinare e sostenere senza soffocare la libertà e la responsabilità dei soggetti. [Venne anche richiamata] l’attenzione alla giusta remunerazione del lavoro, alla partecipazione dei lavoratori e alle crescenti disparità tra i Paesi. [Con l’enciclica La pace in terra – Pacem in terris del 1963 rivolgendosi per la prima volta non solo ai fedeli ma a tutti gli uomini di buona volontà, [venne collegata] la dignità della persona al riconoscimento di diritti e doveri fondamentali e [proposto] un ordine della convivenza – anche sul piano internazionale – fondato su verità, giustizia, amore e libertà. 

 Restano particolarmente significativi l’orizzonte universale del suo appello, il riferimento ai diritti umani e la convinzione che la pace duratura richieda istituzioni e relazioni tra i popoli ispirate alla dignità di ogni persona.

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Gli anni del Concilio Vaticano II

[Il Concilio ecumenico Vaticano 2°, celebrato a Roma, nella Città del Vaticano, tra il 1962 e il 1965 in varie sessioni di lavoro], con la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La gioia e la speranza – Gaudium et spes ha voluto] una Chiesa che si fa prossima all’umanità, impegnata a riflettere a partire dalla concretezza delle situazioni storiche. [Si insistette] che le strutture economiche e istituzionali sono giuste solo nella misura in cui servono lo sviluppo integrale della persona e favoriscono la partecipazione responsabile di tutti. [Si insegnò il metodo di]  leggere le trasformazioni storiche con sguardo evangelico e competenza, mostrando che il dialogo con il mondo non è per la Chiesa un’opzione tattica, ma una forma concreta della sua missione, perché il Vangelo, come lievito, può trasformare dall’interno le strutture della convivenza e aprire cammini di più grande umanità. [Su questa linea si collocò] anche la [Dichiarazione sulla libertà religiosa Della dignità umana – Dignitatis humanae], nella quale il Concilio [riconobbe] che la libertà religiosa è un diritto fondamentale radicato nella dignità della persona, che dev’essere garantito dall’ordinamento giuridico perché nessuno sia costretto ad agire contro coscienza o impedito nel cercare e professare la verità in privato e in pubblico. 

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Nel [magistero] di San Paolo 6° [la pace viene vista come risultato di] uno sviluppo umano integrale. [Nell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio del 1967 lo sviluppo viene descritto] come passaggio da condizioni di vita meno umane a condizioni più umane [in] ogni dimensione della persona e ogni popolo senza esclusioni [e si insegna] che uno sviluppo così concepito è in realtà il nuovo nome della pace, [mirando] a rimuovere le radici di ingiustizia e di conflitto e ad aprire spazi di vita più degna per tutti. [Venne istituita la] Pontificia Commissione Giustizia e pace – Iustitia et pax per mantenere coscienza ecclesiale] sul divario crescente tra Paesi ricchi e Paesi poveri e sulla necessità di politiche che promuovano condizioni di vita realmente più umane per tutti.

Con [la lettera apostolica L'80° anniversario (della pubblicazione dell'enciclica Rerum novarum) Octogesima adveniens, del 1971] [si considera] la società postindustriale, segnata da trasformazioni urbane, nuove povertà, cambiamenti del lavoro e rapidi mutamenti culturali che mettono in questione il futuro delle persone e delle comunità. [Si insegna che] il Vangelo, pur essendo stato annunciato, scritto e vissuto in un contesto storico-culturale molto differente dal nostro, non è un messaggio “superato”, ma una visione della persona umana, delle relazioni, dell’autorità e del bene comune capace di orientare anche oggi le scelte economiche, politiche e culturali. Il Vangelo rimane attuale perché fornisce i criteri per riconoscere ciò che umanizza o disumanizza, ciò che libera o opprime, dentro situazioni sempre nuove. [Questo insegnamento rimane centrale ancor oggi]: finché nel mondo vi saranno popoli esclusi da uno sviluppo degno dell’essere umano, la comunità cristiana non potrà accontentarsi di proclamare la pace in astratto, ma dovrà [valutare sulla base del Vangelo], a partire da chi resta ai margini, le strutture economiche e politiche [mediante le quali vengono attuati i processi di sviluppo] perché nessuna persona e nessun popolo [siano trattati] come sacrificabili [in essi].

 

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Il Magistero recente

  [L’epoca del Magistero sociale del papa Giovanni Paolo 2°[fu quella] tra la crisi dei grandi sistemi ideologici del Novecento [anni ’80 del Novecento] e l’avvio della globalizzazione economica [dagli anni ’90 del Novecento]. Nell’Enciclica Mediante il lavoro – Laborem exercens  1981] il giusto salario  è presentato come verifica concreta dell’equità dell’intero sistema socio-economico, [perché] mostra se il lavoratore è trattato come persona o come semplice costo di produzione.  Il lavoro è considerato un bene fondamentale per la persona, principio dell’attività economica e chiave dell’intera questione sociale, [in cui è coinvolta la libertà, la creatività e la capacità di cooperare degli esseri umani], contribuendo all’elevazione culturale e morale della società. [Quindi le varie forme in cui viene organizzato socialmente [non] devono essere valutate solo in termini di efficienza, ma a partire dalla dignità del lavoratore, dal diritto a una retribuzione sufficiente e dall’effettiva possibilità di partecipare alla vita sociale. [Si torna a prendere in considerazione la piaga del sottosviluppo] e [si] riconosce il fallimento di molti tentativi di colmare il ritardo economico dei popoli poveri e di accompagnarne l’industrializzazione, constatando la persistenza e talvolta l’allargamento del divario tra Nord e Sud del mondo.  [Si denunciano] inoltre meccanismi economici, finanziari e commerciali che, gestiti dai Paesi più forti, favoriscono strutturalmente i loro interessi e soffocano le economie più deboli, e [si] chiede che siano sottoposti anche a un serio giudizio etico, non solo tecnico.  In questo contesto la solidarietà è compresa come corresponsabilità concreta tra persone, popoli e nazioni, una forma di amicizia sociale o carità politica orientata alla “civiltà dell’amore” invocata da Paolo VI a partire dall’enciclica La sua Chiesa – Ecclesiam suam del 1964. 

 

 

[Nell’]Enciclica  [ Il centanario] Centesimus annus [del 1991, pubblicata nel centesimo anniversario dell’enciclica Delle Novità – Rerum novarum sotto l’autorità del papa Giovanni Paolo 2°],  si ragionò sul] crollo del sistema sovietico[, vale a dire del regime di ideologia marxista-leninista dell’Unione sovietica e di quelli di ispirazione analoga  dell’Europa orientale caduti nella sua sfera di influenza] e sull’affermarsi della democrazia e dell’economia di mercato. [Fu ribadito l’insegnamento del papa Pio 12°] secondo cui la Chiesa può apprezzare la democrazia nella misura in cui garantisce la partecipazione effettiva dei cittadini, consente di scegliere e sostituire pacificamente i governanti e impedisce che il potere sia monopolizzato da élite ristrette mosse da interessi particolari o ideologici.  Allo stesso modo [venne riconosciuto] il potenziale positivo del mercato e dell’iniziativa privata solo se restano subordinati alla legge morale e orientati dal principio di solidarietà, senza sacrificare i più deboli alla logica del profitto. [Nell’enciclica La magnifica umanità si osserva che] rimane [ancora] particolarmente attuale l’affermazione del legame tra dignità del lavoro, solidarietà tra i popoli e [la] valutazione critica di democrazia ed economia di mercato, [offrendo] criteri per giudicare le nuove forme di sfruttamento, di esclusione e di crisi della rappresentanza politica.

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 Papa Benedetto XVI, nella sua Enciclica sociale [La carità nella verità] - Caritas in veritate,[del 2009], [ha applicato] il concetto di sviluppo presentato nell[‘enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum progressio, del 1967 alle questioni sociali create dalla] globalizzazione [per] una crescita reale, estendibile a tutti e concretamente sostenibile», cioè un progresso economico davvero inclusivo e rispettoso dei limiti del creato. Constata [la formazione] nei Paesi ricchi [di] nuove categorie di poveri e forme inedite di esclusione, mentre nelle regioni più povere piccoli gruppi vivono in un benessere consumistico che convive con situazioni di miseria disumanizzante. [Si osserva che] il nuovo sistema economico-finanziario globale, segnato da grande mobilità dei capitali e dei mezzi di produzione, ha ridimensionato il potere politico degli Stati e la loro capacità di orientare i processi economici.[Si ribadisce] che l’attività economica non [deve essere lasciata alla sola] logica del mercato, ma dev’essere ordinata al bene comune, di cui la comunità politica porta una responsabilità propria e insostituibile. [Si insegna che] la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa,  sempre unita alla verità [secondo la concezione cristiana], anche se di quest’ultima proprio nei campi sociale, giuridico, politico ed economico si tende a [dichiarare] l’irrilevanza morale.

 [Nell’enciclica La magnifica umanità] si scrive che la novità del contributo [dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate,  [è] nel mostrare che sviluppo, giustizia, istituzioni e mercato non sono realtà neutre, ma luoghi in cui la carità nella verità deve prendere forma storica. Questo insegnamento resta attuale perché chiede di giudicare ogni modello di sviluppo sulla sua capacità di essere inclusivo e sostenibile, di ricomporre il rapporto tra economia e politica attorno al bene comune e di riconoscere alla carità un ruolo critico e generativo nella vita pubblica.

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  [Nell’enciclica La magnifica umanità si osserva che] il Magistero sociale di Papa Francesco si sviluppa nella linea della [Costituzione La gioia e la speranza-] Gaudium et spes [del Concilio Vaticano 2° (1962-1965) che [si aprì con la dichiarazione che “la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia” [e quindi invitò] a guardare la storia a partire dalle ferite e dalle speranze delle persone e a metterle in dialogo con il Vangelo. Questo orientamento emerge con particolare chiarezza [nell’esortazione apostolica La gioia del vangelo – Evangelii gaudium, del 2013, per] una Chiesa capace di ascoltare il grido dei poveri, dei migranti e delle vittime delle nuove schiavitù. [La sinodalità ecclesiale è vissta per una Chiesa che “cammina insieme”, [cercando] di leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo e [lasciandosi] evangelizzare dai poveri con cui condivide la storia. 

[Nell’enciclica]    Laudato si’[,del 2015,  vi fu] la prima grande elaborazione sistematica della crisi ambientale in una Enciclica sociale, mostrando che essa non è una questione settoriale, ma l’aspetto ecologico della crisi socio-economica contemporanea. La  proposta di ecologia integrale tiene insieme la cura della Casa comune e l’opzione preferenziale per i poveri che non possono essere separat[e.  Si insegna] la destinazione universale dei beni, la critica [al] paradigma tecnocratico[, inteso come modalità di pensiero e d'azione che strumentalizza ogni cosa alle finalità] di dominio, la difesa del lavoro umano minacciato dalla logica dello scarto, l’esigenza di una giustizia tra le generazioni e il richiamo a un dialogo vero tra politica ed economia.

 [Nell’enciclica Fratelli tutti, del 2020] di fronte alla disgregazione del tessuto sociale, alla “guerra mondiale a pezzi”, alla globalizzazione individualista e alle conseguenze della pandemia [virale della malattia COVID 19, manifestatasi dal dicembre 2019] sui legami comunitari, [si esorta all’] amicizia sociale e [alla] fraternità universale. [Si propongono] la cultura dell’incontro, una “politica migliore” capace di cercare il bene comune, percorsi di riconciliazione e un mondo che assicuri terra, casa e lavoro a tutti. 

 Con [l’enciclica Ci ha amati – Dilexit nos, del 2024, si esortò a vivere] questi grandi impegni sociali [nel] rapporto personale con Cristo.

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Una lettura della storia alla luce della fede

 ANell’enciclica La magnifica umanità,] guardando [alla] Dottrina sociale della Chiesa  [nel suo insieme, si evidenzia che essa [è] il risultato di una trama paziente, nella quale ogni Pontefice – insieme al Concilio Vaticano II – ha offerto un contributo originale alla luce delle “cose nuove” del proprio tempo [facendo] emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità[, in] sviluppo armonico, [anche se] non sempre lineare, segnato da accenti differenti, da approfondimenti progressivi e, talvolta, da cambiamenti di prospettiva.. Oggi possiamo parlare di un [complesso organico] di principi e criteri condivisi  perché questa lettura della storia alla luce della fede non si è mai interrotta e ha saputo lasciarsi provocare dalle domande di ogni generazione. [[In esso possono individuarsi] grandi principi della Dottrinasociale [caratterizzati da] coerenza interna e la forza generativa per il nostro tempo [ai quali è dedicato il capitolo secondo dell’enciclica La magnifica umanità].