La magnifica Umanità
Enciclica MAG26
capitolo primo, Un pensiero dinamico fedele al Vangelo.
14. Lo sviluppo dei popoli nella
considerazione della dottrina sociale: dal Concilio Vaticano 2° all’enciclica La
carità nella verità
Link di accesso al podcast video:
Nell’immagine, Arturo Carlo Jemolo, a lungo professore
di diritto ecclesiastico nell’Università La Sapienza di Roma. Laico cristiano,
cattolico, insegnò il principio
di laicità dello Stato, inteso non come ostilità verso il fenomeno religioso,
ma come garanzia della libertà di coscienza e dell'autonomia reciproca tra
istituzioni civili e religiose. Scrisse una Chiesa e stato in Italia negli
ultimi cent’anni, uscito per Einaudi nel 1947, ristampato nel 1971 sempre
per Einaudi con aggiornamenti, un libro sul quale io stesso mi sono formato.
Continuo ad esaminare in dettaglio
l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio.
Apro questo podcast informandovi che nel
supplemento Tuttolibri del quotidiano La Stampa di sabato scorso
si dava conto che l’enciclica La magnifica umanità è il terzo libro più venduto in Italia, in una
classifica che comprende anche romanzi di successo. Il testo dell’enciclica è
disponibile gratuitamente in formato digitale sul portale www.vatican.va [all’indirizzo
Web https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/encyclicals/documents/20260515-magnifica-humanitas.html ], ma è anche in vendita ad
€2,76 in formato cartaceo nelle edizioni della Libreria editrice vaticana, San
Paolo edizioni, AVE e, sia in formato cartaceo ad €9,50 che digitale eBook
e Kindle ad 3,99, pubblicata da Feltrinelli editore, con prefazione di
Antonio Spadaro. Come si spiega questo larghissimo interesse per un testo della
dottrina sociale piuttosto impegnativo, che per difficoltà è assimilabile ad un
saggio filosofico di alto livello più che ad un romanzo popolare? Un testo, per
di più, che è centrato sulla fede cristiana e sulla Chiesa cattolica, anche se
è rivolto a tutte le persone di buona volontà, cose che di solito ci dicono riguardare
una minoranza sempre più esigua della popolazione.
Lascio a voi ragionarci sopra: il dato
statistico è quello che ho sopra riportato ed è, come si suol dire nelle
scienze sociali, una evidenza empirica, vale a dire un dato che emerge
dall’osservazione sistematica di fatti sociali.
In una parrocchia, allora, alla ripresa dopo la pausa
estiva, potrebbe essere utile organizzare un'attività sinodale centrata sul
pensiero sociale cristiano, lasciandosi guidare dalla dottrina sociale, che ne
è parte qualificata. Parlo di "attività sinodale" per caratterizzarla
come iniziativa di lungo periodo e largamente partecipata: non, quindi, la
solita conferenza di un esperto che viene una sera, ci parla e poi non lo si
vede più — che pure, va detto, è già qualcosa. La dottrina sociale si presta
particolarmente al dialogo sinodale, che è insieme riflessione e preghiera,
secondo il metodo della conversazione spirituale.
Non si dovrebbe centrare questa attività
specificamente sull’enciclica La magnifica umanità, anche se si
potrebbe, e anzi si dovrebbe, partire da lì, perché il suo testo è così
largamente circolato tra la gente. La dottrina sociale ha la caratteristica di
essere fittamente intrecciata con tutti i documenti del Magistero che la
esprimono, contemporanei e del passato. E’ un po’ quello che accade in
filosofia e nelle scienze umane: si
costruisce anche sul passato e, anzi, ha avuto molta fortuna un’espressione del
filosofo medievale francese Bernardo di Chatres, vissuto nel Dodicesimo secolo,
secondo la quale siamo come nani seduti
sulle spalle dei giganti, così che possiamo vedere più cose e più lontano di
loro, non certo per l'acutezza della nostra vista o per la nostra statura, ma
perché siamo sollevati e innalzati dalla loro grandezza. Ma, nella dottrina
sociale, non si tratta solo di questo. Ci si accosta alla tradizione di
pensiero e magisteriale con rispetto amorevole, come quello, grato, che si ha
verso le persone che ci hanno generato. E, infine, c’è una cosa importante, che non sempre viene posta in risalto nelle
occasioni in cui si riflette sulla dottrina sociale, quella che riguarda
specificamente anche l’organizzazione della società, e che invece viene posta in risalto al numero
86 dell’enciclica La magnifica umanità:
La Dottrina sociale non è soltanto una parola
rivolta alla società: è anche un esame di coscienza per la Chiesa, casa e
scuola di comunione, sempre chiamata a verificare che i principi esposti in
questo capitolo siano vissuti anzitutto al suo interno.
Le organizzazioni ecclesiastiche cristiane hanno
espresso nei secoli passati politiche di una violenza incredibile, non dobbiamo
nascondercelo, ed è molto evidente che ai nostri tempi non agiscono più come
nel passato, anche abbastanza recente. Al centro dell'esperienza cristiana vi è
la conversione al vangelo di Gesù, il Cristo a cui i cristiani affidano la loro
vita. La dottrina sociale reca tracce anche di questo cammino di purificazione
e in questo ci può essere di esempio. Perché la tentazione della violenza e
della sopraffazione è sempre attuale nell'animo umano e nelle società che gli
esseri umani costruiscono. Leggere il passato alla luce del vangelo di Cristo —
come alla medesima luce leggiamo l'intera Scrittura, Antico e Nuovo Testamento
— ci guida alla conversione incessante.
Studiando i documenti della dottrina sociale cattolica, mi riempie il
cuore constatare ad ogni passo questa amorevole considerazione del passato, che
si protende, attraverso le varie fonti, fino al Maestro, Gesù, rendendoci viva
la sua presenza, nella memoria e nei sacramenti.
Ecco, allora, ad esempio, che nell’enciclica La
magnifica umanità, al capitolo primo, Un pensiero dinamico e fedele al
Vangelo, si fa memoria viva di tre documenti del Magistero molto importanti
e tra loro collegati, nel senso che gli ultimi due si riferirono espressamente
al primo:
-
L’enciclica Lo
sviluppo dei popoli – Populorum progressio, diffusa nel 1967 sotto
l’autorità del papa Paolo 6°;
-
L’enciclica La
sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis, diffusa nel 1987 sotto
l’autorità del papa Giovanni Paolo 2°;
-
L’enciclica La
carità nella verità - Caritas in
veritate, diffusa nel 2009 sotto l’autorità del papa Benedetto 16°.
Al centro delle tre encicliche c’è lo sviluppo
integrale degli esseri umani, così definito al n.14 dell’enciclica Lo
sviluppo dei popoli – Populorum progressio:
Lo sviluppo non si riduce alla semplice
crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il
che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo. Com’è stato
giustamente sottolineato da un eminente esperto: "noi non accettiamo di
separare l’economico dall’umano, lo sviluppo dalla civiltà dove si inserisce.
Ciò che conta per noi è l’uomo, ogni uomo, ogni gruppo d’uomini, fino a
comprendere l’umanità intera".
L’ “esperto” autore della frase riferita
nell’enciclica viene individuato nel frate domenicano Louis-Joseph
Lebret, e la citazione fu tratta
dalla sua opera Dinamiche concrete dello sviluppo, pubblicata a Parigi
nel 1961. Lebret è ritenuto uno dei principali consulenti per l’elaborazione
dell’enciclica. Tuttavia l’idea di un umanesimo integrale si fa risalire
al filosofo francese Jacques Maritain, vissuto dal 1882 al 1973, sul cui
libro Umanesimo integrale, del 1936, si formarono generazioni di persone
cattolico-democratiche italiane, e anche io stesso. La prima traduzione
italiana del libro, ad uso degli universitari cattolici e del Movimento
Laureati di Azione Cattolica fu di Giovanni Battista Montini, divenuto nel 1963,
durante il Concilio Vaticano 2°, papa Paolo 6°.
La matrice delle argomentazioni svolte
nell’enciclica è individuata nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel
mondo contemporaneo La gioia e la speranza – Gaudium et spes, che si
apre in modo grandioso così:
Le
gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri
soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze,
le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente
umano che non trovi eco nel loro cuore.
La
loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel
Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno
del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti.
Perciò
la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il
genere umano e con la sua storia.
Nell’enciclica La sollecitudine sociale –
Sollicitudo rei socialis, dopo aver ampiamente richiamato gli insegnamenti
dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio, si
argomenta al n.33:
Per essere tale, lo
sviluppo deve realizzarsi nel quadro della solidarietà e della libertà, senza
sacrificare mai l'una e l'altra per nessun pretesto. Il carattere morale dello
sviluppo e la sua necessaria promozione sono esaltati quando c'è il più rigoroso
rispetto di tutte le esigenze derivanti dall'ordine della verità e del bene,
propri della creatura umana. Il cristiano, inoltre, educato a vedere nell'uomo
l'immagine di Dio, chiamato alla partecipazione della verità e del bene, che è
Dio stesso, non comprende l'impegno per lo sviluppo e la sua attuazione fuori
dell'osservanza e del rispetto della dignità unica di questa «immagine». In
altre parole, il vero sviluppo deve fondarsi sull'amore di Dio e del prossimo,
e contribuire a favorire i rapporti tra individui e società. Ecco la «civiltà
dell'amore», di cui parlava spesso il Papa Paolo 6°.
Nell’enciclica La
carità nella verità – Caritas in veritate, collegandosi espressamente
all’enciclica Lo sviluppo dei popoli
- Populorum progressio, si propone
al n.70, nel capitolo 6°, Lo sviluppo dei popoli e la tecnica, un insegnamento che è centrale anche
nell’enciclica La magnifica umanità:
Lo
sviluppo tecnologico può indurre l'idea dell'autosufficienza della tecnica
stessa quando l'uomo, interrogandosi solo sul come, non considera i
tanti perché dai quali è spinto ad agire. È per questo che la tecnica
assume un volto ambiguo. Nata dalla creatività umana quale strumento della
libertà della persona, essa può essere intesa come elemento di libertà
assoluta, quella libertà che vuole prescindere dai limiti che le cose portano
in sé. Il processo di globalizzazione potrebbe sostituire le ideologie con la
tecnica, divenuta essa stessa un potere ideologico, che esporrebbe l'umanità al
rischio di trovarsi rinchiusa dentro un a priori dal quale non
potrebbe uscire per incontrare l'essere e la verità. In tal caso, noi tutti
conosceremmo, valuteremmo e decideremmo le situazioni della nostra vita
dall'interno di un orizzonte culturale tecnocratico, a cui apparterremmo
strutturalmente, senza mai poter trovare un senso che non sia da noi prodotto.
Questa visione rende oggi così forte la mentalità tecnicistica da far
coincidere il vero con il fattibile. Ma quando l'unico criterio della verità è
l'efficienza e l'utilità, lo sviluppo viene automaticamente negato. Infatti, il
vero sviluppo non consiste primariamente nel fare. Chiave dello sviluppo è
un'intelligenza in grado di pensare la tecnica e di cogliere il senso
pienamente umano del fare dell'uomo, nell'orizzonte di senso della persona
presa nella globalità del suo essere. Anche quando opera mediante un satellite
o un impulso elettronico a distanza, il suo agire rimane sempre umano,
espressione di libertà responsabile. La tecnica attrae fortemente l'uomo,
perché lo sottrae alle limitazioni fisiche e ne allarga l'orizzonte. Ma la
libertà umana è propriamente se stessa solo quando risponde al fascino della
tecnica con decisioni che siano frutto di responsabilità morale. Di qui,
l'urgenza di una formazione alla responsabilità etica nell'uso della tecnica. A
partire dal fascino che la tecnica esercita sull'essere umano, si deve
recuperare il senso vero della libertà, che non consiste nell'ebbrezza di una
totale autonomia, ma nella risposta all'appello dell'essere, a cominciare
dall'essere che siamo noi stessi.
Nell’enciclica Laudato si’, diffusa nel
2015 sotto l’autorità di papa Francesco, gli insegnamenti dei suoi predecessori
vennero infine ulteriormente articolati portando al concetto di ecologia
integrale con riferimento all’ambiente e alle società che l’abitano,
constatando che, nel mondo globalizzato, tutto è connesso. Nel 2016, un
anno prima del cinquantesimo anniversario dell’enciclica Lo sviluppo dei
popoli – Populorum progressio, papa Francesco istituì il Dicastero per il
Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
È un'emozionante avventura umana e
intellettuale lo studio della dottrina sociale della Chiesa, le cui radici
attraversano duemila anni di storia cristiana! Come insieme organico di testi nel senso
moderno essa prende avvio con l’enciclica Delle novità – Rerum
novarum, del 1891, ma le sue argomentazioni intuizioni sono fondate sulla Scrittura
e sulla testimonianza dei Padri, vale a dire dei grandi autori cristiani dei
primi secoli, ad esempio Agostino di Ippona. E c'è di più, qualcosa di molto
importante: ciascun documento di quel Magistero ci invita a rintracciare i
fondamenti biblici delle convinzioni espresse. La fede personale e comunitaria
ne esce arricchita e vivificata.
Mario Ardigò -
Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del
blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com
