INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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martedì 2 giugno 2026

La magnifica Umanità Enciclica MAG26 - Introduzione 3. La via di Neemia

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

Introduzione

3. La via di Neemia

Link di accesso al podcast video:

https://youtu.be/e7CXU0JmZds

 

Nella figura: un esempio di algoritmo di intelligenza artificiale

 

  Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio. Ho anche elaborato e diffuso una sintesi ristretta e un testo condensato dell’Introduzione, che allego di seguito,  come via per accostarsi progressivamente al testo integrale, che è piuttosto complesso e quindi impegnativo. Proseguirò condensando  tutta l’enciclica.

  L’enciclica parte dalla constatazione che ci troviamo nel mezzo di una svolta epocale, di cui non possiamo ancora prevedere con chiarezza gli sviluppi, determinata dal sempre più ampio impiego delle tecnologie dell’intelligenza artificiale, della digitalizzazione e della robotica. Esse danno un sempre maggiore potere sociale a chi le controlla: e si tratta anche di attori privati spesso transnazionali, vale a dire che operano in più stati del mondo senza essere limitati dai loro confini, dotati di risorse e capacità di intervento a volte superiori a quelle di molti governi. Si tratta di una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo. Di fronte a questo, l’enciclica esorta a domandarsi, con una valutazione realistica dei fatti, chi oggi detenga quelle tecnologie, che sono neutrali e assumono il volto di chi le pensa, le finanzia, le regola, le usa, a quali fini le orienti e quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli. Perché vi è il rischio di una disumanizzazione dell’organizzazione sociale.  Un mondo edificato senza tener conto di Dio e riducendo le persone umane a strumenti.  In cui i più deboli e gli esclusi dai benefici delle nuove tecnologie sono considerati errori da correggere; in cui alcuni operano per la propria autoaffermazione illimitata, mentre altri rimangono privi del necessario.

 E’ utile chiarirsi le idee su tre parole usate nell’enciclica per caratterizzare il cambiamento profondo che si sta manifestando nelle società di tutto il mondo: intelligenza artificiale, digitalizzazione, robotica. Si tratta di tecnologie strettamente collegate.

  Cominciamo dall’intelligenza artificiale.

  Chi volesse approfondire un po’  meglio può leggere di Paolo Benanti, un frate francescano che è tra i massimi esperti mondiali in quel campo,  Le macchine sapienti. Intelligenze artificiali e decisioni umane, pubblicato dall’editore Marietti 1820 nel 2018.  Chi si sentisse pronto per un testo un po’ più impegnativo potrebbe leggere di Jerry Kaplan, Intelligenza artificiale. Guida al futuro prossimo, Luiss University press 2017. Entrambi i libri sono disponibili anche in formato digitale eBook e Kindle.

  Sentendo parlare di intelligenza artificiale si può essere indotti in errore e ritenere che si tratti di esseri umani artificiali. L’equivoco può essere favorito dal fatto che in televisione vengono spesso mostrati degli androidi, vale a dire dei robot mossi da sistemi di intelligenza artificiale che mimano i corpi e i movimenti degli esseri umani. In realtà si tratta di tutt’altro.

  Un’intelligenza artificiale altro non è che un sistema di calcolo che opera su dati digitali e che è in grado di prendere decisioni o comunque di formulare scelte operative che normalmente vengono attribuite agli esseri umani e quindi di svolgere compiti che in genere richiedono l’intervento degli esseri umani. La svolta tecnologica si è sviluppata tra il 2012 e il 2017: questi sistemi hanno iniziato a imparare autonomamente elaborando statisticamente enormi quantità di dati digitali mediante procedure matematiche e di istruzioni ben definite, dette algoritmi (alle mie spalle ne vedete scritto uno), lontanamente ispirate ad alcuni aspetti del funzionamento del cervello umano, riconoscendo schemi statistici e, in base ad essi, individuando e ricombinando informazioni per trovare una soluzione ritenuta adeguata, producendo anche  contenuti nuovi che prima non esistevano. Un meccanismo che, comunque, è radicalmente diverso dal pensiero di un essere umano.

 La digitalizzazione è il processo con cui informazioni, documenti e attività vengono convertiti in dati digitali, cioè in sequenze di numeri composte dalle cifre 0 e 1 elaborabili dai sistemi di intelligenza artificiale mediante computer nel modo che ho prima descritto. La parola inglese digit significa cifra e viene dal latino digitus, che significa dito: le dita furono i primi strumenti di calcolo degli esseri umani. Digitalizzare significa convertire qualcosa, come una voce, una fotografia, un libro cartaceo o qualunque altra realtà esistente nel mondo fisico, in una lunga serie di numeri composti dalle cifre 0 e 1 che un sistema di calcolo realizzato mediante computer elettronici può utilizzare.

 Infine la robotica è la tecnologia che progetta e costruisce robot, vale a dire macchine fisiche capaci di eseguire azioni nel mondo reale, ad esempio realizzando parti delle lavorazioni necessarie per costruire un’automobile. I moderni robot, che per la grandissima parte non sono androidi e quindi non hanno un corpo che ci assomiglia, sono spesso guidati da sistemi di intelligenza artificiale e sono diventati capaci di adattarsi all’ambiente fisico intorno a loro, invece di ripetere meccanicamente gli stessi movimenti. Fino a qualche anno fa le lavatrici che utilizzavamo nelle nostre case erano robot che si limitavano solo a ripetere meccanicamente procedure fisse. Ora i modelli più avanzati sono stati integrati con sistemi di intelligenza artificiale e possono fare di più, ad esempio modificando i cicli di lavaggio a seconda delle caratteristiche dei panni da lavare introdotti nel loro processo. I nostri telefoni cellulari rappresentano oggi una delle manifestazioni più evidenti degli impieghi dei sistemi di intelligenza artificiale. Molte persone, e tra esse la gran parte dei giovani, praticamente in tutto il mondo, ne fanno un uso così intenso da esserne fortemente condizionate nella vita quotidiana. Sono gli strumenti che meglio di ogni altro rendono l’idea di come i sistemi di intelligenza artificiale stanno cambiando le nostre vite.

  Per capire che fare di fronte a queste grandi novità, l’enciclica cerca nella Parola di Dio, e in particolare nelle Sacre Scritture.

  Si constata che le innovazioni tecnologiche legate agli sviluppi dell’intelligenza artificiale stanno modificando gli ambienti in cui le società umane vivono, che possono essere indicati come le città degli esseri umani.

  L’enciclica propone quindi due modelli biblici di costruzione di quelle città: quello rappresentato nella narrazione della costruzione della città di Babele e della sua altissima torre e quello narrato nel libro biblico di Neemia della riparazione delle mura della città di Gerusalemme. La differenza fondamentale tra i due modelli non sta nelle tecnologie impiegate, ma nel fatto che il primo è progettato senza tener conto del volere di Dio, mentre il secondo va a buon fine perché conforme alla sua volontà, edificando insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. Si legge nel libro di Neemia, al capitolo 6, versetti 15 e 16:

 

La ricostruzione delle mura fu completata il venticinque del mese di Elul, dopo cinquantadue giorni di lavoro. Quando i nostri avversari e gli stranieri dei territori vicini se ne resero conto, ebbero paura e dovettero arrendersi di fronte ai fatti, e riconoscere che l’opera era giunta a buon fine per volontà del nostro Dio.

 

 Per questo nell’enciclica leggiamo:

 

Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare. Per questo la prima scelta non è  ora tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.

 

e:

 

Costruire una città impostata sul bene comune esige, dunque, in primo luogo, di edificare sulla roccia della relazione con Dio. Riconoscere che la verità del suo amore ci chiama a una vita «in abbondanza» (come si legge nel Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 10, versetto 10) e alla comunione con Lui. Insieme con sant’Agostino, anche noi possiamo dire: «Ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te». [citazione di una frase che si trova all’inizio dell’opera Le confessioni].

  Concludo per oggi trascrivendo il brano da cui è tratto il versetto di cui sopra, citato nell’enciclica, che si trova nel Vangelo secondo Giovanni, capitolo 10, versetti da 7 a 15:

 

Allora Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

  Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 

 

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Enciclica La magnifica umanità   - Introduzione

15MAG26 [pubblicata il 25MAG26]  

Papa Leone 14°

Testo condensato da Mario Ardigò

Nota di metodo: il testo condensato è stato ricavato da quello originario, con l’aggiunta di elementi di raccordo tra parentesi quadre. Al testo condensato faccio precedere una sintesi ristretta del medesimo. Il percorso consigliato è dalla sintesi ristretta al testo condensato e infine al testo originale

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Sintesi ristretta del testo condensato

 

Una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme: un mondo più giusto, da costruire nel dialogo con le altre persone.

 Chiamiamo Dottrina sociale della Chiesa  gli insegnamenti del Magistero sulla società, sull’economia e sulla politica alla luce del Vangelo: si fonda sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, in dialogo con le scienze ed è un  patrimonio culturale vivo. L’enciclica La magnifica umanità ne vuole essere parte. In essa si osserva che  negli ultimi anni le nuove tecnologie integrate della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e della robotica stanno cambiano velocemente il mondo. Si tratta di una situazione nuova le cui conseguenze non sono ancora ben prevedibili,  un vero “cambiamento d’epoca”. Occorrono regolamentazioni pubbliche, ma non basta. Si tratta di tecnologie che danno grandi poteri sociali e i principali motori del loro sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Occorre penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto, domandarci con realismo chi oggi detenga quelle tecnologie, a quali fini le orienti e quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli.

  L’enciclica richiama due immagini bibliche: la costruzione della città di Babele e in essa di una Torre altissima, narrata nel libro della Genesi, e la riparazione delle mure di Gerusalemme promossa da Neemia, di cui si tratta principalmente nel libro di Neemia,

Nel racconto di Babele gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre altissima, per garantirsi stabilità e potere ed evitare di essere dispersi per tutta la terra. E’ un’opera concepita senza riferimento a Dio e che mira all’uniformità, invece che alla comunione, e all’assolutizzazione dell’umano. Ma l’opera non riesce, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione.

 

 

 

 

Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento in cui, dopo l’esilio babilonese e sotto la dominazione persiana, le mura di Gerusalemme ancora in rovina. Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse nel 5ª secolo a.C., riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Ottiene dal re l’autorizzazione a recarsi a Gerusalemme per porvi rimedio. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione, l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore.

 Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare Per questo la prima scelta non è  ora tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.

  Scegliere la via di Neemia significa ricostruire riconoscendo che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E’ per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi.

 Occorre, in primo luogo, edificare sulla roccia della relazione con Dio e poi accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un errore da correggere, lasciando indietro interi popoli.

 E’ inoltre necessaria una corresponsabilità coraggiosa. A ciascuno il suo tratto di muro. Questa è la logica della sussidiarietà, che valorizza la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture.

Infine occorre un linguaggio evangelico. Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. indichiamo criteri di discernimento e traduciamoli in prassi.

 Nel tempo dell’intelligenza artificiale, la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione: abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo

 Se preghiamo, progettiamo con sapienza, lavoriamo con perseveranza, rimettendo Dio all’orizzonte del nostro agire e l’essere umano al centro delle nostre scelte, sorgerà una dimora comune solida e ospitale, dove l’amore e la verità finalmente s’incontreranno, la giustizia e la pace si baceranno (come si legge nel Salmo 85, versetto 11)

 Uniamo quindi  le forze per edificare nel bene, affinché l’umanità non perda mai la propria bellezza e il mondo possa riconoscere ancora una volta, nel cuore dell’essere umano, il luogo dove Dio desidera abitare.

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Testo condensato

Introduzione

Una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo. Su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza. Ogni autentico sforzo umano di cooperare con Lui per il bene sarà benedetto dal Padre celeste, nel quale riponiamo la nostra speranza. Per questo possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano.  [Per questo] desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo

 [Questo lo spirito dell’] enciclica Delle novità -  Rerum novarum,  [del papa Leone 13°, documento]di cui celebriamo quest’anno il 135° anniversario. Con [esso fu] dato impulso a quella riflessione sulla società, sull’economia e sulla politica che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa”.  [Infatti]l’annuncio del Vangelo non può dimenticare la vita concreta dei popoli. [Si è] continuato a riflettere sulle questioni sociali alla luce del Vangelo. Oggi la Dottrina sociale della Chiesa è un patrimonio di saggezza, ove troviamo principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, orientamenti concreti per agire. Essa si fonda sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, in dialogo con le scienze. Non è un insieme statico di concetti, ma un [patrimonio culturale vivo] di verità [=principi fondamentali della vita di fede fondati sul vangelo – nota esplicativa inserita da chi ha elaborato il testo condensato]

Le novità - res novae [espressione in latino che si legge “res nove]” del nostro tempo

Negli ultimi anni è divenuto sempre più evidente quanto rapidamente e profondamente la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (indicata spesso con la sigla IA o, tra i parlanti in Inglese, AI, per artificial intelligence) e la robotica (nota 1) stiano trasformando il nostro mondo. Lo sviluppo tecnologico ha contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità; allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene. Oggi, tuttavia, ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo. [Ci si è aperto] un orizzonte esteso in direzioni che, seppur intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere

 È necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Ma la questione non si esaurisce nella regolamentazione. Occorre domandarci con realismo chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti.

Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi.

[Occorre] penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto. Stiamo vivendo una rapida fase di transizione, un “cambiamento d’epoca”. Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?

Due [immagini] bibliche

Vorrei richiamare due immagini bibliche: la costruzione della torre di Babele (narrata nel libro della Genesi, capitolo 11, versetti da 1 a 9)

 

Un tempo tutta l’umanità parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. Emigrati dall’oriente gli uomini trovarono una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Forza! Prepariamoci mattoni e cuociamoli al fuoco!». Pensarono di adoperare mattoni al posto delle pietre e bitume invece della calce. Poi dissero: «Forza! Costruiamoci una città! Faremo una torre alta fino al cielo! Così diventeremo famosi e non saremo dispersi in ogni parte del mondo!».

5Il Signore scese per osservare la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Disse: «Ecco, tutti quanti formano un sol popolo e parlano la stessa lingua. E questo non è che il principio delle loro imprese! D’ora in poi saranno in grado di fare tutto quel che vogliono! Andiamo a confondere la loro lingua: così non potranno più capirsi tra loro».

E il Signore li disperse di là in tutto il mondo; perciò furono costretti a interrompere la costruzione della città. 9La città fu chiamata Babele (Confusione) perché fu lì che il Signore confuse la lingua degli uomini e li disperse in tutto il mondo.

[da: Traduzione interconfessionale in lingua corrente – TILC]

 

e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme narrata nel libro di Neemìa, capitoli da 2 a 6 – Ne 2-6).

 

[Di seguito trascrivo brani dal Libro di Neemia, capitolo 2, versetti 17 e 18; capitolo 3 versetti 33 e 38; capitolo 6, versetti 15 e 16 - Neemia 2,17-19; 3,33.38; 6, 15-16, nella Traduzione interconfessionale in lingua corrente TILC]

 

Un giorno parlai loro così: «Vedete tutti in che miseria ci troviamo: la città è in rovina e le sue porte sono distrutte dal fuoco. Ricostruiamo le mura e liberiamoci da questa situazione umiliante!». Raccontai come la mano di Dio mi aveva protetto e riferii le parole del re. Tutti gridarono: «Al lavoro! ricostruiamo la città!». E si misero all’opera con impegno.

[…]

Quando Sanballàt venne a sapere che stavano ricostruendo le mura, si irritò moltissimo e cominciò a deriderci.  Tuttavia la ricostruzione andò avanti. Tutto il muro era arrivato a metà altezza e la gente lavorava con slancio.

[…]

La ricostruzione delle mura fu completata il venticinque del mese di Elul, dopo cinquantadue giorni di lavoro. Quando i nostri avversari e gli stranieri dei territori vicini se ne resero conto, ebbero paura e dovettero arrendersi di fronte ai fatti, e riconoscere che l’opera era giunta a buon fine per volontà del nostro Dio.

 

 Nel racconto di Babele gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre «la cui cima tocchi il cielo» (Gen 11,4). Vogliono così garantirsi stabilità e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione. Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione. Babele rivela così il limite di ogni costruzione che, pur grandiosa, sorge dall’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignità delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio.

 Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento di grande vulnerabilità nella storia dell’antico Israele. Dopo l’esilio babilonese, Gerusalemme ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate. Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse nel 5ª secolo a.C., riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. [Ottiene dal re l’autorizzazione a recarsi a Gerusalemme per porvi rimedio]. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione. l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore.

 Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare [mediante le applicazioni della tecnologia]. [Essa] però non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.

 Evitiamo la “sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo.

Scegliamo, invece, la “via di Neemia”. Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo. Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova Gerusalemme «scendere dal cielo, da Dio» (Ap 21,2) come dono per tutta l’umanità. E’ per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi.

Costruire nel bene

[Occorre] in primo luogo, di edificare sulla roccia della relazione con Dio. In secondo luogo, [occorre] accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un errore da correggere, [lasciando indietro]. interi popoli. Così, mentre alcuni inseguono la chimera di un’autoaffermazione illimitata, molti restano privi del necessario.

[E’ inoltre necessaria] una corresponsabilità coraggiosa. A ciascuno il suo tratto di muro: scienziati e ricercatori, imprenditori e lavoratori, educatori e legislatori, società civile, movimenti popolari e comunità di fede. Questa è la logica della sussidiarietà, che valorizza la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilità, prosperità e pace.

Infine [occorre] un linguaggio evangelico. Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. indichiamo criteri di discernimento e traduciamoli in prassi.

Rimanere umani

Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore.

A tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà rivolgo un accorato appello: non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo. Come Neemia, preghiamo, progettiamo con sapienza, lavoriamo con perseveranza, rimettendo Dio all’orizzonte del nostro agire e l’essere umano al centro delle nostre scelte. Sorgerà una dimora comune solida e ospitale, dove l’amore e la verità finalmente s’incontreranno, la giustizia e la pace si baceranno (come si legge nel Salmo 85, versetto 11)

 

 [Dal salmo 85, versetti da 9 a 14  - Traduzione interconfessionale in lingua corrente – TILC]

 

Ascolterò il Signore, nostro Dio:

certamente ci parlerà di pace,

se restiamo suo popolo e suoi amici

e non torniamo sulla via degli stolti.

Sì, egli è pronto a salvare chi l’ascolta,

con la sua presenza riempirà la nostra terra.

11. Amore e fedeltà si incontreranno,

giustizia e pace si abbracceranno.

Dal cielo scenderà la giustizia,

la fedeltà germoglierà dalla terra.

Il Signore ci darà la pioggia,

la nostra terra produrrà il suo frutto.

La giustizia camminerà davanti al Signore

e seguirà la via dei suoi passi.

  Questa è la benedizione che imploriamo da Dio e il compito che ci attende: essere costruttori di comunione, non architetti di Babele; servi del Regno che viene, non padroni di torri destinate a crollare. E, con animo di pastore e di padre, chiedo a tutti di fermare il cantiere dell’ennesima Babele e di unire le forze per edificare nel bene, affinché l’umanità non perda mai la propria bellezza e il mondo possa riconoscere ancora una volta, nel cuore dell’essere umano, il luogo dove Dio desidera abitare.

 

Note:

1.Digitalizzazione, intelligenza artificiale e robotica sono tre tecnologie strettamente collegate.

La digitalizzazione è il processo con cui informazioni, documenti e attività vengono convertiti in dati digitali, cioè in sequenze di numeri elaborabili dai computer.

L’intelligenza artificiale è la capacità di sistemi di calcolo, che funzionano su computer e operano su dati digitali, di svolgere compiti che normalmente richiederebbero l’intelligenza umana. Questi sistemi imparano da enormi quantità di dati a riconoscere schemi e a prendere decisioni.

La robotica è la disciplina che progetta e costruisce macchine fisiche — i robot — capaci di eseguire azioni nel mondo reale.

Quando un robot è guidato dall’intelligenza artificiale, diventa capace di adattarsi all’ambiente invece di ripetere meccanicamente gli stessi movimenti.

Le tre tecnologie si potenziano a vicenda: la digitalizzazione fornisce i dati, l’IA li elabora e ne ricava decisioni, la robotica le traduce in azioni fisiche.

[Claude di Anthropic + ChatGPT + mia revisione -28MAG26]

2. Neemia – storicità. Sì. La figura di Neemia è considerata dagli storici plausibilmente storica, anche se il racconto biblico contiene inevitabilmente elementi teologici e interpretativi.

Neemia compare soprattutto nel Libro di Neemia, dove si presenta come un funzionario ebreo alla corte del re persiano Artaserse I nel V secolo a.C. Secondo il testo, ottenne il permesso di tornare a Gerusalemme per ricostruire le mura della città dopo l’esilio babilonese.

Gli storici ritengono credibili vari elementi del quadro generale:

-nel V secolo a.C. la Giudea era davvero sotto dominio persiano;

-i re persiani favorivano spesso il ritorno dei popoli deportati e la ricostruzione dei culti locali;

-la figura di un governatore locale nominato dall’autorità persiana è storicamente verosimile;

-Gerusalemme in quell’epoca era una città relativamente piccola e in parte da ricostruire.

Non possediamo però documenti archeologici o iscrizioni esterne che menzionino direttamente Neemia per nome. La sua esistenza è quindi considerata probabile soprattutto sulla base della coerenza storica del contesto e della natura relativamente concreta del racconto.

Molti studiosi considerano le “memorie di Neemia” — parti scritte in prima persona nel libro — uno dei testi storicamente più affidabili e vicini agli eventi narrati dell'Antico Testamento, anche se poi il libro fu rielaborato da redattori successivi con finalità religiose e teologiche.

Da: Enciclopedia Britannica:

Neemia servì quindi apparentemente come governatore del piccolo distretto della Giudea per dodici anni, nel corso dei quali attuò varie riforme religiose ed economiche prima di fare ritorno in Persia. In occasione di una seconda visita a Gerusalemme, rafforzò tra i suoi correligionari l'osservanza del sabato e pose fine alla consuetudine degli uomini ebrei di sposare donne di origine straniera. Quest'ultimo provvedimento contribuì a mantenere i Giudei distinti dai loro vicini non ebrei. L'opera di ricostruzione avviata da Neemia in Palestina fu successivamente proseguita dal capo religioso Esdra.

La storia di Neemia è narrata nella Bibbia nel Libro di Neemia, la cui parte centrale sembra effettivamente basarsi sulle memorie dello stesso Neemia. Il libro nel suo insieme, tuttavia, fu redatto da uno scrittore anonimo posteriore, che apparentemente compilò anche i libri di Esdra e delle Cronache.

[Claude di Anthropic + ChatGPT + mia revisione sulla base di altri testi enciclopedici -28MAG26]