La magnifica Umanità
Enciclica MAG26
Capitolo 1° - Un pensiero dinamico fedele al Vangelo
8. Sviluppo: nuovo nome della pace. Dall’enciclica
La pace in Terra all’enciclica Lo sviluppo dei popoli, passando
per il Concilio Vaticano 2°
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Nell’immagine vedete il filosofo francese Jacques
Maritain, il cui pensiero ebbe grandissima importanza nella formazione della
classe dei giovani cattolici democratici italiani che tra il 1946 e il 1947
ebbero un ruolo decisivo nella elaborazione della nuova Costituzione
democratica italiana. Era molto stimato da Giovanni Battista Montini, Papa dal
1963 al 1978, che lo scelse per ricevere il Messaggio del Concilio Vaticano 2°
agli uomini di pensiero e di scienza.
Continuo ad esaminare in dettaglio il primo
capitolo, Un pensiero dinamico fedele
al Vangelo dell’enciclica sociale La
magnifica umanità, dello scorso maggio. In questa parte si vuole
sottolineare che l’enciclica si pone nel solco del precedente Magistero sulla
Dottrina sociale, in cui ci si è sempre confrontati, alla luce del Vangelo, con
le novità dei tempi e che, in questo senso, è inevitabilmente un pensiero
dinamico, quindi non rigido e statico, che non presti attenzione ai processi di cambiamento
considerando come immutabile la realtà.
Nell’enciclica La magnifica umanità viene
posta in risalto la continuità del Magistero sociale dei Papi, pur nel suo
sviluppo storico per affrontare nuove situazioni. Studiandone i documenti si
può affrontare però affrontare un argomento più spinoso per una persona di
fede, vale a dire se su questioni rilevanti sia anche cambiato più
radicalmente, quasi ribaltato. Su tre questioni del Magistero sociale questo mi appare
essere accaduto, pur mantenendo alcuni punti fermi: sulla considerazione della democrazia,
nei confronti della quale a lungo la gerarchia cattolica fu profondamente
diffidente; sulla libertà di coscienza, che, pur legata a un'antica
tradizione teologica, era stata condannata nei termini in cui veniva enunciata
nelle concezioni liberali; e sulla questione della pace, tenendo
presente che i Papi furono fin dall’antichità e fino al 1870 anche sovrani
territoriali — regnanti su uno Stato esteso nell'Italia centrale fino al 1860,
poi ridotto al solo Lazio — e avevano ordinato delle guerre. Il punto di
svolta, su tutti questi temi, si ebbe dal 1940, dopo l’entrata dell’Italia
nella Seconda Guerra mondiale, fortemente avversata dal papa Pio 12°, con gli
importantissimi radiomessaggi natalizi dal 1942 al 1945 e poi sempre più
marcatamente a partire dall’enciclica La pace in terra – Pacem in terris del 1963, del papa Giovanni 23°.
Nel primo capitolo dell’enciclica La
magnifica umanità, dopo aver esaminato il Magistero sociale dei Papi fino a
quei radiomessaggi natalizi, si passa in rassegna quello successivo,
cominciando dall’enciclica Madre e Maestra – Mater et Magistra, del
1961, del papa Giovanni
23°, nella quale venne dichiarato che la
Chiesa si interessa di ogni autentico bene umano e sottolineato che la vita
sociale esige un equilibrio tra l’iniziativa dei cittadini e dei gruppi,
chiamati ad auto-organizzarsi e collaborare, e l’azione dello Stato, che deve
coordinare e sostenere senza soffocare la libertà e la responsabilità dei
soggetti, ribadendo quindi il principio di sussidiarietà enunciato nel 1931 con
l’enciclica Il quarantennale – Quadragesimo anno del papa Pio 11°. Venne
anche richiamata l’attenzione alla giusta remunerazione del lavoro, alla
partecipazione dei lavoratori nella società e alle crescenti disparità tra i
Paesi. Con la successiva enciclica La pace in terra – Pacem in terris del
1963, del papa Giovanni 23°, rivolta per
la prima volta non solo ai fedeli ma a tutti gli uomini di buona
volontà, la dignità della persona umana venne collegata al riconoscimento
di diritti e doveri fondamentali e proposto un ordine della convivenza – anche
sul piano internazionale – fondato su verità, giustizia, amore e libertà.
Restano particolarmente significativi, secondo l’enciclica La magnifica umanità,
l’orizzonte universale dell’appello ai popoli della Terra, il riferimento ai
diritti umani e la convinzione che la pace duratura richieda istituzioni e
relazioni tra i popoli ispirate alla dignità di ogni persona.
Nel primo capitolo dell’enciclica La magnifica umanità si
prosegue considerando alcuni documenti del Concilio ecumenico Vaticano 2°,
celebrato a Roma, nella Città del Vaticano, tra il 1962 e il 1965 in varie
sessioni di lavoro, a cominciare dalla Costituzione pastorale sulla Chiesa nel
mondo contemporaneo La gioia e la speranza – Gaudium et spes, che volle una Chiesa che si facesse prossima
all’umanità, nella concretezza delle situazioni storiche. In questo documento
si insegnò che le strutture economiche e istituzionali sono giuste solo nella
misura in cui servono lo sviluppo integrale della persona e favoriscono la
partecipazione responsabile di tutti. Si insegnò il metodo di leggere le trasformazioni storiche con
sguardo evangelico e competenza, mostrando che il dialogo con il mondo non è
per la Chiesa un’opzione tattica, ma una forma concreta della sua missione,
perché il Vangelo, come lievito, può trasformare dall’interno le strutture
della convivenza e aprire cammini di più grande umanità.
Nel primo capitolo dell’enciclica La magnifica umanità si ricorda
poi che nella stessa linea si collocò anche la Dichiarazione sulla libertà
religiosa Della dignità umana – Dignitatis humanae, nella quale il
Concilio riconobbe che la libertà religiosa è un diritto fondamentale radicato
nella dignità della persona, che dev’essere garantito dall’ordinamento
giuridico perché nessuno sia costretto ad agire contro coscienza o impedito nel
cercare e professare la verità in privato e in pubblico.
Si passa quindi ad esaminare l’idea di
sviluppo umano integrale, al centro dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli –
Populorum progressio del 1967, del papa Paolo 6°: esso viene descritto come
il passaggio da condizioni di vita meno umane a condizioni più umane in ogni
dimensione della persona e ogni popolo senza esclusioni, insegnando che uno
sviluppo così concepito è in realtà il nuovo nome della pace. Esso deve avere gli
obiettivi di rimuovere le radici di ingiustizia e di conflitto e di aprire
spazi di vita più degna per tutti. A seguito dell’enciclica Lo sviluppo dei
popoli – Populorum progressio venne istituita la Pontificia
Commissione Giustizia e pace – Iustitia et pax per mantenere
coscienza ecclesiale sul divario crescente tra Paesi ricchi e Paesi poveri e
sulla necessità di politiche che promuovano condizioni di vita realmente più
umane per tutti.
Proseguendo a passare in rassegna il Magistero sociale del papa Paolo
6°, si ricorda che con la lettera apostolica L'80° anniversario - Octogesima adveniens, del 1971, scritta
nell’ottantesimo anniversario dall’enciclica Delle Novità – Rerum novarum, si prese in considerazione la società
postindustriale, segnata da trasformazioni urbane, nuove povertà, cambiamenti
del lavoro e rapidi mutamenti culturali che mettono in questione il futuro
delle persone e delle comunità. Si insegnò che il Vangelo, pur essendo stato
annunciato, scritto e vissuto in un contesto storico-culturale molto differente
dal nostro, non è un messaggio “superato”, ma una visione della persona umana,
delle relazioni, dell’autorità e del bene comune capace di orientare anche oggi
le scelte economiche, politiche e culturali. Il Vangelo rimane attuale
perché fornisce i criteri per riconoscere ciò che umanizza o disumanizza, ciò
che libera o opprime, dentro situazioni sempre nuove.
Questo insegnamento, si sostiene nell’enciclica La magnifica umanità,
rimane centrale ancor oggi: finché nel mondo vi saranno popoli esclusi da uno
sviluppo degno dell’essere umano, la comunità cristiana non potrà accontentarsi
di proclamare la pace in astratto, ma dovrà valutare sulla base del Vangelo, a
partire da chi resta ai margini, le strutture economiche e politiche mediante
le quali vengono attuati i processi di sviluppo perché nessuna persona e nessun
popolo siano trattati come sacrificabili in essi.
Dal Magistero sociale dagli anni Cinquanta agli
anni Settanta, emerse la consapevolezza che lo sviluppo dei popoli è
determinato anche dalle strutture economiche e politiche: esso può comportare
un progresso nella misura in cui non sia disumanizzante, in particolare
sacrificando persone e popoli interi. Va quindi giudicato alla luce del Vangelo
nelle situazioni concrete per poi operare per trasformare dall’interno le
strutture della convivenza e aprire cammini di più grande umanità.
Concludo leggendo l’appello finale
dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio, del papa
Paolo 6°. che sembra scritto per i nostri tempi, pur risalendo a quasi
sessant’anni fa. Fu il primo documento
di un Papa del quale, da ragazzo, presi consapevolezza, perché se ne discuteva
tra i miei familiari e nel gruppo scout che presi a frequentare. Ebbe una
risonanza enorme nel mondo, ma in particolare nel cattolicesimo italiano.
Ai cattolici
Noi scongiuriamo per primi tutti i Nostri
figli. Nei paesi in via di sviluppo non meno che altrove, i laici devono
assumere come loro compito specifico il rinnovamento dell’ordine temporale. Se
l’ufficio della gerarchia è quello di insegnare e interpretare in modo
autentico i principi morali da seguire in questo campo, spetta a loro,
attraverso la loro libera iniziativa e senza attendere passivamente consegne o
direttive, di penetrare di spirito cristiano la mentalità della loro comunità
di vita. Sono necessari dei cambiamenti, indispensabili delle riforme profonde:
essi devono impegnarsi risolutamente a infonder loro il soffio dello spirito
evangelico. Ai Nostri figli cattolici appartenenti ai paesi più favoriti Noi
domandiamo l’apporto della loro competenza e della loro attiva partecipazione
alle organizzazioni ufficiali o private, civili o religiose, che si dedicano a
vincere le difficoltà delle nazioni in via di sviluppo. Essi avranno senza
alcun dubbio a cuore di essere in prima linea tra coloro che lavorano a
tradurre nei fatti una morale internazionale di giustizia e di equità.
Ai cristiani e credenti
Tutti i cristiani, nostri fratelli, vorranno,
non ne dubitiamo, ampliare il loro sforzo comune e concertato allo scopo di
aiutare il mondo a trionfare dell’egoismo, dell’orgoglio e delle rivalità, a
superare le ambizioni e le ingiustizie, ad aprire a tutti le vie di una vita
più umana, in cui ciascuno sia amato e aiutato come il prossimo del suo
fratello. E, ancora commossi al ricordo dell’indimenticabile incontro di Bombay
con i nostri fratelli non cristiani, di nuovo Noi li invitiamo a cooperare con
tutto il loro cuore e la loro intelligenza, affinché tutti i figli degli uomini
possano condurre una vita degna dei figli di Dio.
Agli uomini di buona volontà
Infine, ci volgiamo verso tutti gli uomini di
buona volontà consapevoli che il cammino della pace passa attraverso lo
sviluppo. Delegati presso le istituzioni internazionali, uomini di Stato,
pubblicisti, educatori, tutti, ciascuno al vostro posto, voi siete i
costruttori di un mondo nuovo Supplichiamo Dio onnipotente di illuminare la
vostra intelligenza e di fortificare il vostro coraggio nel risvegliare
l’opinione pubblica e trascinare i popoli. Educatori, tocca a voi di suscitare
sino dall’infanzia l’amore per i popoli in preda all’abbandono. Pubblicisti,
vostro è il compito di mettere sotto i nostri occhi gli sforzi compiuti per
promuovere il reciproco aiuto tra i popoli, così come lo spettacolo delle
miserie che gli uomini hanno tendenza a dimenticare per tranquillizzare la loro
coscienza: che i ricchi sappiano almeno che i poveri sono alla loro porta e
fanno la posta agli avanzi dei loro festini.
Agli uomini di Stato
Uomini di Stato, su voi incombe
l’obbligo di mobilitare le vostre comunità ai fini di una solidarietà mondiale
più efficace, e anzitutto di far loro accettare i necessari prelevamenti sul
loro lusso e i loro sprechi per promuovere lo sviluppo e salvare la pace.
Delegati presso le organizzazioni internazionali, da voi dipende che il
pericoloso e sterile fronteggiarsi delle forze ceda il posto alla
collaborazione amichevole, pacifica e disinteressata per uno sviluppo solidale
dell’umanità: una umanità nella quale sia dato a tutti gli uomini di
raggiungere la loro piena fioritura.
Agli uomini di pensiero
E se è vero che il mondo soffre
per mancanza di pensiero, Noi convochiamo gli uomini di riflessione e di
pensiero, cattolici, cristiani, quelli che onorano Dio, che sono assetati di
assoluto, di giustizia e di verità: tutti gli uomini di buona volontà.
Sull’esempio di Cristo, Noi osiamo pregarvi pressantemente: "Cercate e
troverete", aprite le vie che conducono, attraverso l’aiuto vicendevole,
l’approfondimento del sapere, l’allargamento del cuore, a una vita più fraterna
in una comunità umana veramente universale.
Tutti all’opera
Voi tutti che avete inteso
l’appello dei popoli sofferenti, voi tutti che lavorate per rispondervi, voi
siete gli apostoli del buono e vero sviluppo, che non è la ricchezza egoista e
amata per se stessa, ma l’economia al servizio dell’uomo, il pane quotidiano
distribuito a tutti, quale sorgente di fraternità e segno della Provvidenza.
Di gran
cuore vi benediciamo, e chiamiamo tutti gli uomini di buona volontà ad unirsi
fraternamente a voi. Perché, se lo sviluppo è il nuovo nome della pace, chi non
vorrebbe cooperarvi con tutte le sue forze? Sì, tutti: Noi vi invitiamo a
rispondere al Nostro grido di angoscia, nel Nome del Signore.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa
- Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo:
acvivearomavalli.blogspot.com
