La magnifica Umanità
Enciclica MAG26
Primo capitolo: Un pensiero dinamico fedele al Vangelo
11. – Le encicliche La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis e La carità nella verità – Caritas in veritate – parte 1
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Nell’immagine, Romano Prodi, formatosi
nell’Azione Cattolica di Reggio Emilia dove ebbe come assistente ecclesiastico
Camillo Ruini, fu poi professore di economia a Bologna e divenne esponente del
cattolicesimo democratico di quella città. È più noto tra la gente come leader
della coalizione politica di centro-sinistra che si oppose dal 1995 a quella di
centro-destra guidata da Silvio Berlusconi, uomo politico più apprezzato di lui
da Camillo Ruini, da presidente della Conferenza Episcopale Italiana, per i suoi
manifestati propositi di maggiore
aderenza alla linea dei valori non negoziabili seguita all’epoca dall’episcopato italiano. Tuttavia, il ruolo
storico di maggior rilievo Prodi lo ebbe da Presidente della Commissione
Europea, dal 1999 al 2004, in particolare per il suo rilevante apporto nel
processo di allargamento dell’Unione Europea a diversi stati usciti negli anni
’90 da regimi comunisti di tipo marxista-leninista: Estonia,
Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Slovenia,
circa settanta milioni di persone. Ciò secondo gli auspici espressi dal Papa
Giovanni Paolo 2º, nato polacco e vissuto al tempo del regime comunista di
quello stato fino all’elezione a Papa, nell’enciclica il Centenario – Centesimus annus, del 1991.
Proseguo nell’esame del primo capitolo, Un
pensiero dinamico fedele al Vangelo, dell’enciclica La magnifica umanità
dello scorso maggio, in cui si vuole dare il senso della continuità degli
orientamenti della dottrina sociale contemporanea, quella che si fa iniziare
con l’enciclica Delle novità – Rerum novarum pubblicata nel 1891 sotto
l’autorità del Papa Leone 13º,
nonostante gli adattamenti resi necessari dalle novità dei tempi.
Nel lessico del Magistero cattolico
vi sono realtà che mutano nel tempo, dette temporali, affidate
principalmente all’azione delle persone dette laiche perché libere da
legami di stato di vita ecclesiastico; vi sono poi verità che si ritiene non
debbano mutare, in quanto recepite attraverso la Sacra Scrittura e la
Tradizione apostolica e definite perenne deposito della fede, pur
potendone variare nel tempo la formulazione; e vi sono infine orientamenti che,
riguardando realtà temporali, possono mutare in rapporto alle specifiche
situazioni sociali e storiche, nella fedeltà al deposito della fede e ad alcuni
principi ad esso strettamente connessi.
Nella formulazione dei documenti
del Magistero cattolico, si fa grande attenzione a non introdurre elementi
incoerenti o addirittura contraddittori con ciò che si ritiene tanto importante
nella vita di fede da non dover essere mutato, pur potendosene cambiare le
formulazioni, e ciò mantenendo consapevolezza di ciò che si è fatto, insegnato
e scritto nella bimillenaria storia della Chiesa, vale a dire della storia
del pensiero e dei fatti religiosi, che naturalmente contiene anche ciò
che la Chiesa ha poi riformato o rifiutato. Si insegna che fedeltà non
significa ripetizione: la comprensione di ciò che è stato trasmesso può
crescere. Leggiamo al n.8 della Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione
La parola di Dio - Dei Verbum del Concilio Vaticano 2º:
Ciò che fu
trasmesso dagli apostoli, poi, comprende tutto quanto contribuisce alla
condotta santa del popolo di Dio e all'incremento della fede; così la Chiesa
nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a
tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede.
Questa Tradizione di origine apostolica progredisce
nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la
comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la
contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (come si
legge nel Vangelo secondo Luci al capitolo 2, versetti 19 e 51), sia con la
intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per
la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto
un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei secoli tende
incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a
compimento le parole di Dio.
Così si dice che il Magistero, nel suo
difficile ministero, insieme custodisce e sviluppa.
Lo sviluppo del Magistero presenta
aspetti particolari nella dottrina sociale, che riguarda la
convivenza tra le persone e l’organizzazione della società, ad esempio
l’individuazione del bene comune, lo sviluppo integrale delle persone
umane, le istituzioni pubbliche e la
politica che le riguarda, l’organizzazione dell’economia e la giustizia
sociale, le libertà civili, politiche e religiose, la famiglia, la tutela e
promozione della vita, le
misure di sostegno, pubbliche e ad opera della società civile,
per lenire le povertà, l’ambiente, la costruzione di relazioni
internazionali pacifiche. Infatti, da un lato si tratta di temi in cui non è
sufficiente la sapienza teologica e biblica, nella quale i pastori della Chiesa ricevono una specifica
formazione a motivo del loro ministero, ma occorrono sapienze di molte altre
discipline, ad esempio quelle giuridiche, economiche, sociologiche,
antropologiche, dall’altro occorre avere una realistica consapevolezza delle
complesse dinamiche che attraversano le società in cui le persone sono immerse
mediante relazioni vitali, nel paziente
ascolto della voce delle genti. In questo lavoro, anche le persone
laiche, in particolare per le loro specifiche responsabilità nelle cose della
società e della scienza, ma in genere per il fatto stesso di animare le società
in cui vivono, possono essere utili e sono esortate a non far mancare il loro
apporto.
Leggiamo infatti nel n.37 della Costituzione
dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti – Lumen gentium:
37. I laici, come tutti i fedeli, hanno il diritto
di ricevere abbondantemente dai sacri pastori i beni spirituali della Chiesa,
soprattutto gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti ; ad essi quindi
manifestino le loro necessità e i loro desideri con quella libertà e fiducia
che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo. Secondo la scienza,
competenza e prestigio di cui godono, hanno la facoltà, anzi talora anche il
dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa.
Se occorre, lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla
Chiesa, e sempre con verità, fortezza e prudenza, con rispetto e carità verso
coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo. I laici,
come tutti i fedeli, con cristiana obbedienza prontamente abbraccino ciò che i
pastori, quali rappresentanti di Cristo, stabiliscono in nome del loro
magistero e della loro autorità nella Chiesa, seguendo in ciò l'esempio di
Cristo, il quale con la sua obbedienza fino alla morte ha aperto a tutti gli
uomini la via beata della libertà dei figli di Dio. Né tralascino di
raccomandare a Dio con le preghiere i loro superiori, affinché, dovendo questi
vegliare sopra le nostre anime come persone che ne dovranno rendere conto, lo facciano
con gioia e non gemendo (come si legge nella lettera agli Ebrei, al capitolo
13, versetto 17).
I pastori,
da parte loro, riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei
laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con
fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino loro
libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano delle
opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno
affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici
e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete
nella città terrestre.
Da questi
familiari rapporti tra i laici e i pastori si devono attendere molti vantaggi
per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il senso della
propria responsabilità, ne è favorito lo slancio e le loro forze più facilmente
vengono associate all'opera dei pastori. E questi, aiutati dall'esperienza dei
laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità sia in cose spirituali
che temporali; e così tutta la Chiesa, forte di tutti i suoi membri, compie con
maggiore efficacia la sua missione per la vita del mondo.
Leggiamo ancora al n.10 del decreto
sull’apostolato dei laici, L’apostolato – Apostolicam actuositatem, del
Concilio Vaticano 2°:
10. Come partecipi della missione di Cristo
sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e
nell'azione della Chiesa. All'interno delle comunità ecclesiali la loro azione
è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei pastori non
può per lo più ottenere il suo pieno effetto. Infatti i laici che hanno davvero
spirito apostolico, ad esempio di quegli uomini e di quelle donne che aiutavano
Paolo nella diffusione del Vangelo (come si legge negli Atti degli apostoli al capitolo 18, versetti da 18 a 26 e nella
lettera di san Paolo apostolo ai Romani, al capitolo 16, versetto 3),
suppliscono a quello che manca ai loro fratelli e confortano cosi sia i
pastori, sia gli altri membri del popolo fedele (come si legge nella prima
lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi,al capitolo 16, versetti da 17 a 18).
Nutriti dall'attiva partecipazione alla vita liturgica della propria comunità,
partecipano con sollecitudine alle sue opere apostoliche; conducono alla Chiesa
gli uomini che forse ne vivono lontani; cooperano con dedizione generosa nel
comunicare la parola di Dio, specialmente mediante l'insegnamento del
catechismo; rendono più efficace la cura delle anime ed anche l'amministrazione
dei beni della Chiesa, mettendo a disposizione la loro competenza.
Dall’ottobre 2021, su impulso di papa
Francesco e ora del suo successore, sono in corso processi sinodali sulla
sinodalità ecclesiale volti in particolare ad articolare in forme sinodali la collaborazione anche delle persone laiche
nel fornire elementi utili al Magistero, a qualsiasi livello e come via
ordinaria nella vita ecclesiale, nel rispetto dei principi che regolano i
rapporti tra i pastori e le persone laiche nella Chiesa.
E’ mia opinione che, nelle cose della fede e
anche per ciò che attiene al pensiero sociale, anche noi persone laiche dovremmo prendere esempio da
quel metodo di custodia, sviluppo nella fedeltà
e dialogo sinodale, praticato e insegnato dal Magistero, pur con i limiti che inevitabilmente si hanno
in queste cose quando non ce se ne occupa dopo una lunga e sistematica
preparazione. D’altra parte, ai nostri
tempi, nessuna singola persona può padroneggiare tutte le discipline e tutte le cose delle società, e, quindi,
anche uno specialista in una disciplina è, rispetto alle altre, solo una
persona che cerca di essere colta e che ha bisogno della collaborazione altrui.
E l’ascolto dell’altra gente è fondamentale per poter dare un contributo
efficace alla risoluzione dei problemi sociali in senso evangelico.
Chi ha
raggiunto come me l’età matura ha la sensazione che il mondo in cui vive abbia
preso negli ultimi decenni a mutare a velocità vertiginosa. Non c’è da
meravigliarsi, dunque, che anche la dottrina sociale si sia sviluppata seguendo
la complessità di quella dinamica. Ma questo non significa che si sia
cominciato a fine Ottocento, con l’enciclica Delle Novità – Rerum novarum, del 1891,
come si fa notare nella La magnifica umanità al n.29:
29. Ciò che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della
Chiesa” non nasce all’improvviso nell’età contemporanea, ma raccoglie e
organizza una lunga tradizione di riflessione ecclesiale sulla vita sociale,
che trova le sue fonti nella Sacra Scrittura, nei Padri della Chiesa, nelle
elaborazioni teologiche e giuridiche del Medioevo e dell’età moderna.
Lo stesso concetto è sviluppato con grande
efficacia anche al n. 12 dell'enciclica La carità nella verità – Caritas in
veritate, pubblicata nel 2009 sotto l'autorità di papa Benedetto 16° e
citata nel primo capitolo della Magnifica umanità. Il nostro caro
vescovo Vincenzo Apicella ci ha sottolineato l'importanza dell’enciclica La
carità nella verità – Caritas in veritate nella conversazione che ha tenuto in
parrocchia, qualche settimana fa, sull'esortazione apostolica La gioia del
Vangelo – Evangelii Gaudium. Leggiamo
dalla La carità nella verità – Caritas in veritate:
È giusto rilevare le peculiarità dell'una o dell'altra Enciclica, dell'insegnamento dell'uno o dell'altro Pontefice, mai però perdendo di vista la coerenza dell'intero corpus dottrinale. Coerenza non significa chiusura in un sistema, quanto piuttosto fedeltà dinamica a una luce ricevuta. La dottrina sociale della Chiesa illumina con una luce che non muta i problemi sempre nuovi che emergono. Ciò salvaguarda il carattere sia permanente che storico di questo «patrimonio» dottrinale che, con le sue specifiche caratteristiche, fa parte della Tradizione sempre vitale della Chiesa. La dottrina sociale è costruita sopra il fondamento trasmesso dagli Apostoli ai Padri della Chiesa e poi accolto e approfondito dai grandi Dottori cristiani. Tale dottrina si rifà in definitiva all'Uomo nuovo, all'«ultimo Adamo che divenne spirito datore di vita» (come si legge nella prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi, capitolo 15, versetto 45 – 1Cor 15, 45) e che è principio della carità che « non avrà mai fine » (come si legge nella prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, capitolo 13, versetto 8 – 1Cor 13,8). È testimoniata dai Santi e da quanti hanno dato la vita per Cristo Salvatore nel campo della giustizia e della pace. In essa si esprime il compito profetico dei Sommi Pontefici di guidare apostolicamente la Chiesa di Cristo e di discernere le nuove esigenze dell'evangelizzazione. Per queste ragioni, la Populorum progresso [enciclica sociale del 1967, pubblicata sotto l’autorità del papa Paolo 6°] inserita nella grande corrente della Tradizione, è in grado di parlare ancora a noi, oggi.
Nel n.1 dell’enciclica La
sollecitudine sociale - Sollicitudo rei socialis, pubblicata nel 1987 sotto
l’autorità del papa Giovanni Paolo 2°, pure citata nell’enciclica La
magnifica umanità, leggiamo alcune importanti nozioni sulla funzione e
sullo sviluppo della dottrina sociale:
La
sollecitudine sociale della Chiesa, finalizzata ad un autentico sviluppo
dell'uomo e della società, che rispetti e promuova la persona umana in tutte le
sue dimensioni, si è sempre espressa nei modi più svariati. Uno dei mezzi
privilegiati di intervento è stato nei tempi recenti il Magistero dei Romani
Pontefici, che, partendo dall'Enciclica Rerum Novarum di Leone
13° come da un punto di riferimento, ha trattato di frequente la
questione facendo alcune volte coincidere le date di pubblicazione dei vari
documenti sociali con gli anniversari di quel primo documento. Né i
Sommi Pontefici hanno trascurato di illuminare con tali interventi anche
aspetti nuovi della dottrina sociale della Chiesa. Pertanto, cominciando dal
validissimo apporto di Leone 13°, arricchito dai successivi contributi
magisteriali, si è ormai costituito un aggiornato «corpus» dottrinale, che si
articola man mano che la Chiesa, nella pienezza della Parola rivelata da Cristo
Gesù e con l'assistenza dello Spirito Santo (come si legge nel
Vangelo secondo Giovanni al capitolo 14, versetto 16), va leggendo gli
avvenimenti mentre si svolgono nel corso della storia. Essa cerca così di
guidare gli uomini a rispondere, anche con l'ausilio della riflessione
razionale e delle scienze umane, alla loro vocazione di costruttori
responsabili della società terrena.
E, appunto, nel quarantesimo
anniversario dell’enciclica Delle novità – Rerum Novarum, nel 1931,
venne pubblicata l’enciclica Il Quarantennale – Quadragesimo anno, del
papa Pio 11°, nell’ottantesimo anniversario la lettera apostolica L’ottantesimo
anniversario - Octogesima adveniens, pubblicata
nel 1971 sotto l’autorità del papa Paolo 6°, nel centesimo, nel 1991, l’enciclica Il
centenario – Centesimus annus, del papa Giovanni Paolo 2°, e infine, nel
centotrentacinquesimo anniversario, lo scorso maggio, l’enciclica La
magnifica umanità.
E’ accaduto lo stesso dopo la pubblicazione sotto l’autorità del papa Paolo
6°, nel 1967, dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio:
nel ventesimo anniversario venne pubblicata sotto l’autorità del papa Giovanni
Paolo 2° l’enciclica La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis, del
1987. Si era in un’epoca in cui stava maturando la crisi dei regimi comunisti
di tipo marxista-leninista dell’Europa centro-orientale, imprevista dai più ma
non da quel Papa, profondo conoscitore di quei mondi. L’anno successivo in Polonia ripresero gli
scioperi del sindacato indipendente Solidarność - Solidarietà, guidato
da Lech Wałęsa, che determinarono il regime instaurato con un colpo di stato
nel 1980 a riaprire il dialogo politico: si arrivò quindi alle elezioni
politiche del 1989, le prime a cui poterono partecipare più partiti, che videro
la travolgente vittoria delle liste
presentate da Solidarność.
Nel 2009 sotto l’autorità del papa
Benedetto 16°, Joseph Ratzinger, uno dei maggiori teologi contemporanei, venne
pubblicata, in tempi difficilissimi per il manifestarsi di una drammatica
recessione economica a livello globale,
l’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, con la quale
si intese esplicitamente intervenire riallacciandosi al Magistero
dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum progressio. Nel 2007 si era ulteriormente sviluppato
il processo di allargamento ad Oriente dell’Unione Europea con l’ingresso di
Romania e Bulgaria, uscite da regimi comunisti nel 1989.
Nel primo capitolo dell’enciclica La
magnifica umanità si richiama,
sintetizzandone i punti principali, il Magistero espresso nelle encicliche La
sollecitudine sociale - Sollicitudo
rei socialis e La carità
nella verità – Caritas in Veritate.
Viene
ricordato che nell’enciclica La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei
socialis si riprende in considerazione il fenomeno del sottosviluppo e si
prende atto del fallimento dei tentativi di porvi rimedio e addirittura
dell’allargamento, talvolta, del divario tra Nord e Sud del mondo.
Vengono denunciati altresì i meccanismi economici, finanziari e commerciali
che, gestiti dai Paesi più forti, favoriscono strutturalmente i loro interessi
e soffocano le economie più deboli, e si chiede che siano sottoposti anche a un
serio giudizio etico, non solo tecnico. In questo contesto la solidarietà
è compresa come corresponsabilità concreta tra persone, popoli e nazioni, una
forma di amicizia sociale o carità politica orientata alla “civiltà
dell’amore” invocata dal papa Paolo 6°.
In riferimento
all’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate,
nell’enciclica La magnifica umanità si ricorda che vi si riprese il
concetto di sviluppo presentato nell’enciclica Lo sviluppo dei popoli –
Populorum progressio, rileggendolo nell’orizzonte della
globalizzazione. Tale sviluppo dovrebbe tradursi in un progresso economico
davvero inclusivo e rispettoso dei limiti del creato, ma nei Paesi ricchi si
formano nuove categorie di poveri e si moltiplicano forme inedite di
esclusione, mentre nelle regioni più povere piccoli gruppi vivono in un
benessere consumistico che convive con situazioni di miseria
disumanizzante. Si osserva inoltre che il nuovo sistema
economico-finanziario globale, segnato da grande mobilità dei capitali e dei
mezzi di produzione, ha ridimensionato il potere politico degli Stati e la loro
capacità di orientare i processi economici. Si ribadisce che l’attività
economica non può pretendere di risolvere i problemi sociali semplicemente
ampliando la logica del mercato, ma dev’essere ordinata al bene comune, di cui
la comunità politica porta una responsabilità propria e insostituibile.
Al centro dell’enciclica La
carità nella verità – Caritas in veritate vi è poi l’affermazione che la
carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa, a
condizione che sia sempre unita alla verità, nonostante la tendenza a
dichiarare l’irrilevanza della verità nei
campi sociale, giuridico, politico ed economico, vale a dire quelli peculiari
della dottrina sociale.
La specificità del contributo
dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, secondo
l’enciclica La magnifica umanità, sta nel mostrare che sviluppo,
giustizia, istituzioni e mercato non sono realtà neutre, ma luoghi in cui la
carità nella verità deve prendere forma storica. Questo insegnamento, si
osserva nell’enciclica La magnifica umanità,
resta attuale anche per l’oggi, segnato da disuguaglianze crescenti,
pressione dei mercati finanziari, crisi ambientale e sfiducia nella politica,
perché chiede di giudicare ogni modello di sviluppo sulla sua capacità di
essere inclusivo e sostenibile, di ricomporre il rapporto tra economia e
politica attorno al bene comune e di riconoscere alla carità un ruolo critico e
generativo nella vita pubblica.
Data la grande importanza delle due
encicliche del 1987 e del 2009, ritengo utile tornarvi sopra in successivi
interventi.
Mario Ardigò - Azione Cattolica della
parrocchia di San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo:
acvivearomavalli.blogspot.com
