INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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domenica 21 giugno 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 - Primo capitolo: Un pensiero dinamico fedele al Vangelo - 11. – Le encicliche La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis e La carità nella verità – Caritas in veritate – parte 1

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

Primo capitolo: Un pensiero dinamico fedele al Vangelo

11.Le encicliche La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis e La carità nella verità – Caritas in veritate – parte 1 


Link di accesso al podcast video:

 https://youtu.be/ldocTM5-cpk



Nell’immagine, Romano Prodi, formatosi nell’Azione Cattolica di Reggio Emilia dove ebbe come assistente ecclesiastico Camillo Ruini, fu poi professore di economia a Bologna e divenne esponente del cattolicesimo democratico di quella città. È più noto tra la gente come leader della coalizione politica di centro-sinistra che si oppose dal 1995 a quella di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi, uomo politico più apprezzato di lui da Camillo Ruini, da presidente della Conferenza Episcopale Italiana, per i suoi manifestati propositi di  maggiore aderenza alla linea dei valori non negoziabili seguita all’epoca  dall’episcopato italiano. Tuttavia, il ruolo storico di maggior rilievo Prodi lo ebbe da Presidente della Commissione Europea, dal 1999 al 2004, in particolare per il suo rilevante apporto nel processo di allargamento dell’Unione Europea a diversi stati usciti negli anni ’90 da regimi comunisti di tipo marxista-leninista: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Slovenia, circa settanta milioni di persone. Ciò secondo gli auspici espressi dal Papa Giovanni Paolo 2º, nato polacco e vissuto al tempo del regime comunista di quello stato fino all’elezione a Papa, nell’enciclica il Centenario – Centesimus annus, del 1991.

 

 

  Proseguo nell’esame del primo capitolo, Un pensiero dinamico fedele al Vangelo, dell’enciclica La magnifica umanità dello scorso maggio, in cui si vuole dare il senso della continuità degli orientamenti della dottrina sociale contemporanea, quella che si fa iniziare con l’enciclica Delle novità – Rerum novarum pubblicata nel 1891 sotto l’autorità del Papa Leone 13º,  nonostante gli adattamenti resi necessari dalle novità dei tempi.

  Nel lessico del Magistero cattolico vi sono realtà che mutano nel tempo, dette temporali, affidate principalmente all’azione delle persone dette laiche perché libere da legami di stato di vita ecclesiastico; vi sono poi verità che si ritiene non debbano mutare, in quanto recepite attraverso la Sacra Scrittura e la Tradizione apostolica e definite perenne deposito della fede, pur potendone variare nel tempo la formulazione; e vi sono infine orientamenti che, riguardando realtà temporali, possono mutare in rapporto alle specifiche situazioni sociali e storiche, nella fedeltà al deposito della fede e ad alcuni principi ad esso strettamente connessi.

  Nella formulazione dei documenti del Magistero cattolico, si fa grande attenzione a non introdurre elementi incoerenti o addirittura contraddittori con ciò che si ritiene tanto importante nella vita di fede da non dover essere mutato, pur potendosene cambiare le formulazioni, e ciò mantenendo consapevolezza di ciò che si è fatto, insegnato e scritto nella bimillenaria storia della Chiesa, vale a dire della storia del pensiero e dei fatti religiosi, che naturalmente contiene anche ciò che la Chiesa ha poi riformato o rifiutato. Si insegna che fedeltà non significa ripetizione: la comprensione di ciò che è stato trasmesso può crescere. Leggiamo al n.8 della Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione La parola di Dio - Dei Verbum del Concilio Vaticano 2º:

 

  Ciò che fu trasmesso dagli apostoli, poi, comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa del popolo di Dio e all'incremento della fede; così la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede. 

Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (come si legge nel Vangelo secondo Luci al capitolo 2, versetti 19 e 51), sia con la intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio.

 

   Così si dice che il Magistero, nel suo difficile ministero, insieme custodisce e sviluppa.

  Lo sviluppo del Magistero presenta aspetti particolari nella dottrina sociale, che riguarda la convivenza tra le persone e l’organizzazione della società, ad esempio l’individuazione del bene comune, lo sviluppo integrale delle persone umane,  le istituzioni pubbliche e la politica che le riguarda, l’organizzazione dell’economia e la giustizia sociale, le libertà civili, politiche e religiose, la famiglia, la tutela e promozione della vita, le misure di sostegno, pubbliche e ad opera della società civile, per lenire le povertà, l’ambiente, la costruzione di relazioni internazionali pacifiche. Infatti, da un lato si tratta di temi in cui non è sufficiente la sapienza teologica e biblica, nella  quale i pastori della Chiesa ricevono una specifica formazione a motivo del loro ministero, ma occorrono sapienze di molte altre discipline, ad esempio quelle giuridiche, economiche, sociologiche, antropologiche, dall’altro occorre avere una realistica consapevolezza delle complesse dinamiche che attraversano le società in cui le persone sono immerse mediante relazioni vitali, nel paziente  ascolto della voce delle genti. In questo lavoro, anche le persone laiche, in particolare per le loro specifiche responsabilità nelle cose della società e della scienza, ma in genere per il fatto stesso di animare le società in cui vivono, possono essere utili e sono esortate a non far mancare il loro apporto.

  Leggiamo infatti nel n.37 della Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti – Lumen gentium:

 

 

37. I laici, come tutti i fedeli, hanno il diritto di ricevere abbondantemente dai sacri pastori i beni spirituali della Chiesa, soprattutto gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti ; ad essi quindi manifestino le loro necessità e i loro desideri con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo. Secondo la scienza, competenza e prestigio di cui godono, hanno la facoltà, anzi talora anche il dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa. Se occorre, lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla Chiesa, e sempre con verità, fortezza e prudenza, con rispetto e carità verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo. I laici, come tutti i fedeli, con cristiana obbedienza prontamente abbraccino ciò che i pastori, quali rappresentanti di Cristo, stabiliscono in nome del loro magistero e della loro autorità nella Chiesa, seguendo in ciò l'esempio di Cristo, il quale con la sua obbedienza fino alla morte ha aperto a tutti gli uomini la via beata della libertà dei figli di Dio. Né tralascino di raccomandare a Dio con le preghiere i loro superiori, affinché, dovendo questi vegliare sopra le nostre anime come persone che ne dovranno rendere conto, lo facciano con gioia e non gemendo (come si legge nella lettera agli Ebrei, al capitolo 13, versetto 17).

  I pastori, da parte loro, riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino loro libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano delle opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete nella città terrestre.

  Da questi familiari rapporti tra i laici e i pastori si devono attendere molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il senso della propria responsabilità, ne è favorito lo slancio e le loro forze più facilmente vengono associate all'opera dei pastori. E questi, aiutati dall'esperienza dei laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità sia in cose spirituali che temporali; e così tutta la Chiesa, forte di tutti i suoi membri, compie con maggiore efficacia la sua missione per la vita del mondo.

 

 Leggiamo ancora al n.10 del decreto sull’apostolato dei laici, L’apostolato – Apostolicam actuositatem, del Concilio Vaticano 2°:

 

10. Come partecipi della missione di Cristo sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell'azione della Chiesa. All'interno delle comunità ecclesiali la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei pastori non può per lo più ottenere il suo pieno effetto. Infatti i laici che hanno davvero spirito apostolico, ad esempio di quegli uomini e di quelle donne che aiutavano Paolo nella diffusione del Vangelo (come si legge negli Atti degli apostoli al  capitolo 18, versetti da 18 a 26 e nella lettera di san Paolo apostolo ai Romani, al capitolo 16, versetto 3), suppliscono a quello che manca ai loro fratelli e confortano cosi sia i pastori, sia gli altri membri del popolo fedele (come si legge nella prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi,al capitolo 16, versetti da 17 a 18). Nutriti dall'attiva partecipazione alla vita liturgica della propria comunità, partecipano con sollecitudine alle sue opere apostoliche; conducono alla Chiesa gli uomini che forse ne vivono lontani; cooperano con dedizione generosa nel comunicare la parola di Dio, specialmente mediante l'insegnamento del catechismo; rendono più efficace la cura delle anime ed anche l'amministrazione dei beni della Chiesa, mettendo a disposizione la loro competenza.

 

  Dall’ottobre 2021, su impulso di papa Francesco e ora del suo successore, sono in corso processi sinodali sulla sinodalità ecclesiale volti in particolare ad articolare in forme sinodali  la collaborazione anche delle persone laiche nel fornire elementi utili al Magistero, a qualsiasi livello e come via ordinaria nella vita ecclesiale, nel rispetto dei principi che regolano i rapporti tra i pastori e le persone laiche nella Chiesa.

  E’ mia opinione che, nelle cose della fede e anche per ciò che attiene al pensiero sociale, anche noi persone laiche dovremmo prendere esempio da quel metodo di custodia, sviluppo nella fedeltà  e dialogo sinodale, praticato e insegnato dal Magistero,  pur con i limiti che inevitabilmente si hanno in queste cose quando non ce se ne occupa dopo una lunga e sistematica preparazione.  D’altra parte, ai nostri tempi, nessuna singola persona può padroneggiare tutte le discipline  e tutte le cose delle società, e, quindi, anche uno specialista in una disciplina è, rispetto alle altre, solo una persona che cerca di essere colta e che ha bisogno della collaborazione altrui. E l’ascolto dell’altra gente è fondamentale per poter dare un contributo efficace alla risoluzione dei problemi sociali in senso evangelico.

  Chi ha raggiunto come me l’età matura ha la sensazione che il mondo in cui vive abbia preso negli ultimi decenni a mutare a velocità vertiginosa. Non c’è da meravigliarsi, dunque, che anche la dottrina sociale si sia sviluppata seguendo la complessità di quella dinamica. Ma questo non significa che si sia cominciato a fine Ottocento, con l’enciclica  Delle Novità – Rerum novarum, del 1891, come si fa notare nella La magnifica umanità al n.29:

 

29. Ciò che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa” non nasce all’improvviso nell’età contemporanea, ma raccoglie e organizza una lunga tradizione di riflessione ecclesiale sulla vita sociale, che trova le sue fonti nella Sacra Scrittura, nei Padri della Chiesa, nelle elaborazioni teologiche e giuridiche del Medioevo e dell’età moderna.

 

  Lo stesso concetto è sviluppato con grande efficacia anche al n. 12 dell'enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, pubblicata nel 2009 sotto l'autorità di papa Benedetto 16° e citata nel primo capitolo della Magnifica umanità. Il nostro caro vescovo Vincenzo Apicella ci ha sottolineato l'importanza dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate  nella conversazione che ha tenuto in parrocchia, qualche settimana fa, sull'esortazione apostolica La gioia del Vangelo – Evangelii Gaudium. Leggiamo dalla La carità nella verità – Caritas in veritate:

 

  È giusto rilevare le peculiarità dell'una o dell'altra Enciclica, dell'insegnamento dell'uno o dell'altro Pontefice, mai però perdendo di vista la coerenza dell'intero corpus dottrinale.   Coerenza non significa chiusura in un sistema, quanto piuttosto fedeltà dinamica a una luce ricevuta. La dottrina sociale della Chiesa illumina con una luce che non muta i problemi sempre nuovi che emergono. Ciò salvaguarda il carattere sia permanente che storico di questo  «patrimonio» dottrinale che, con le sue specifiche caratteristiche, fa parte della Tradizione sempre vitale della Chiesa. La dottrina sociale è costruita sopra il fondamento trasmesso dagli Apostoli ai Padri della Chiesa e poi accolto e approfondito dai grandi Dottori cristiani. Tale dottrina si rifà in definitiva all'Uomo nuovo, all'«ultimo Adamo che divenne spirito datore di vita» (come si legge nella prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi, capitolo 15, versetto 45 – 1Cor 15, 45) e che è principio della carità che « non avrà mai fine » (come si legge nella prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, capitolo 13, versetto 8 – 1Cor 13,8). È testimoniata dai Santi e da quanti hanno dato la vita per Cristo Salvatore nel campo della giustizia e della pace. In essa si esprime il compito profetico dei Sommi Pontefici di guidare apostolicamente la Chiesa di Cristo e di discernere le nuove esigenze dell'evangelizzazione. Per queste ragioni, la Populorum progresso [enciclica sociale del 1967, pubblicata sotto l’autorità del papa Paolo 6°] inserita nella grande corrente della Tradizione, è in grado di parlare ancora a noi, oggi.

 

 

 Nel n.1 dell’enciclica La sollecitudine sociale - Sollicitudo rei socialis, pubblicata nel 1987 sotto l’autorità del papa Giovanni Paolo 2°, pure citata nell’enciclica La magnifica umanità, leggiamo alcune importanti nozioni sulla funzione e sullo sviluppo della dottrina sociale:

 

  La sollecitudine sociale della Chiesa, finalizzata ad un autentico sviluppo dell'uomo e della società, che rispetti e promuova la persona umana in tutte le sue dimensioni, si è sempre espressa nei modi più svariati. Uno dei mezzi privilegiati di intervento è stato nei tempi recenti il Magistero dei Romani Pontefici, che, partendo dall'Enciclica Rerum Novarum di Leone 13°  come da un punto di riferimento, ha trattato di frequente la questione facendo alcune volte coincidere le date di pubblicazione dei vari documenti sociali con gli anniversari di quel primo documento.  Né i Sommi Pontefici hanno trascurato di illuminare con tali interventi anche aspetti nuovi della dottrina sociale della Chiesa. Pertanto, cominciando dal validissimo apporto di Leone 13°, arricchito dai successivi contributi magisteriali, si è ormai costituito un aggiornato «corpus» dottrinale, che si articola man mano che la Chiesa, nella pienezza della Parola rivelata da Cristo Gesù  e con l'assistenza dello Spirito Santo (come si legge nel Vangelo secondo Giovanni al capitolo 14, versetto 16), va leggendo gli avvenimenti mentre si svolgono nel corso della storia. Essa cerca così di guidare gli uomini a rispondere, anche con l'ausilio della riflessione razionale e delle scienze umane, alla loro vocazione di costruttori responsabili della società terrena.

 

 E, appunto, nel quarantesimo anniversario dell’enciclica Delle novità – Rerum Novarum, nel 1931, venne pubblicata l’enciclica Il Quarantennale – Quadragesimo anno, del papa Pio 11°, nell’ottantesimo anniversario la lettera apostolica L’ottantesimo anniversario  - Octogesima adveniens, pubblicata nel 1971 sotto l’autorità del papa Paolo 6°,  nel centesimo, nel 1991, l’enciclica Il centenario – Centesimus annus, del papa Giovanni Paolo 2°, e infine, nel centotrentacinquesimo anniversario, lo scorso maggio, l’enciclica La magnifica umanità.

  E’ accaduto lo stesso dopo la pubblicazione sotto l’autorità del papa Paolo 6°, nel 1967, dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio: nel ventesimo anniversario venne pubblicata sotto l’autorità del papa Giovanni Paolo 2° l’enciclica La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis, del 1987. Si era in un’epoca in cui stava maturando la crisi dei regimi comunisti di tipo marxista-leninista dell’Europa centro-orientale, imprevista dai più ma non da quel Papa, profondo conoscitore di quei mondi.  L’anno successivo in Polonia ripresero gli scioperi del sindacato indipendente Solidarność - Solidarietà, guidato da Lech Wałęsa, che determinarono il regime instaurato con un colpo di stato nel 1980 a riaprire il dialogo politico: si arrivò quindi alle elezioni politiche del 1989, le prime a cui poterono partecipare più partiti, che videro la travolgente vittoria  delle liste presentate da Solidarność.

 Nel 2009 sotto l’autorità del papa Benedetto 16°, Joseph Ratzinger, uno dei maggiori teologi contemporanei, venne pubblicata, in tempi difficilissimi per il manifestarsi di una drammatica recessione economica  a livello globale, l’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, con la quale si intese esplicitamente intervenire riallacciandosi al Magistero dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum progressio.  Nel 2007 si era ulteriormente sviluppato il processo di allargamento ad Oriente dell’Unione Europea con l’ingresso di Romania e Bulgaria, uscite da regimi comunisti nel 1989.

  Nel primo capitolo dell’enciclica La magnifica umanità  si richiama, sintetizzandone i punti principali, il Magistero espresso nelle encicliche La sollecitudine sociale  - Sollicitudo rei  socialis e La carità nella  verità – Caritas in Veritate.

  Viene ricordato che nell’enciclica La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis si riprende in considerazione il fenomeno del sottosviluppo e si prende atto del fallimento dei tentativi di porvi rimedio e addirittura dell’allargamento, talvolta, del divario tra Nord e Sud del mondo.  Vengono denunciati altresì i meccanismi economici, finanziari e commerciali che, gestiti dai Paesi più forti, favoriscono strutturalmente i loro interessi e soffocano le economie più deboli, e si chiede che siano sottoposti anche a un serio giudizio etico, non solo tecnico. In questo contesto la solidarietà è compresa come corresponsabilità concreta tra persone, popoli e nazioni, una forma di amicizia sociale o carità politica orientata alla “civiltà dell’amore” invocata dal papa Paolo 6°. 

  In riferimento all’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, nell’enciclica La magnifica umanità si ricorda che vi si riprese il concetto di sviluppo presentato nell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio, rileggendolo nell’orizzonte della globalizzazione. Tale sviluppo dovrebbe tradursi in un progresso economico davvero inclusivo e rispettoso dei limiti del creato, ma nei Paesi ricchi si formano nuove categorie di poveri e si moltiplicano forme inedite di esclusione, mentre nelle regioni più povere piccoli gruppi vivono in un benessere consumistico che convive con situazioni di miseria disumanizzante. Si osserva inoltre che il nuovo sistema economico-finanziario globale, segnato da grande mobilità dei capitali e dei mezzi di produzione, ha ridimensionato il potere politico degli Stati e la loro capacità di orientare i processi economici. Si ribadisce che l’attività economica non può pretendere di risolvere i problemi sociali semplicemente ampliando la logica del mercato, ma dev’essere ordinata al bene comune, di cui la comunità politica porta una responsabilità propria e insostituibile. 

 Al centro dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate vi è poi l’affermazione che la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa,  a condizione che sia sempre unita alla verità, nonostante la tendenza a dichiarare l’irrilevanza  della verità nei campi sociale, giuridico, politico ed economico, vale a dire quelli peculiari della dottrina sociale.

   La specificità del contributo dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, secondo l’enciclica La magnifica umanità, sta nel mostrare che sviluppo, giustizia, istituzioni e mercato non sono realtà neutre, ma luoghi in cui la carità nella verità deve prendere forma storica. Questo insegnamento, si osserva nell’enciclica La magnifica umanità,  resta attuale anche per l’oggi, segnato da disuguaglianze crescenti, pressione dei mercati finanziari, crisi ambientale e sfiducia nella politica, perché chiede di giudicare ogni modello di sviluppo sulla sua capacità di essere inclusivo e sostenibile, di ricomporre il rapporto tra economia e politica attorno al bene comune e di riconoscere alla carità un ruolo critico e generativo nella vita pubblica.

  Data la grande importanza delle due encicliche del 1987 e del 2009, ritengo utile tornarvi sopra in successivi interventi.

 Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com