Due Giugno
(2-6-26)
Oggi
si celebra l’ottantesimo anniversario del referendum istituzionale sulla forma dello
stato italiano, regno sotto la dinastia Savoia o repubblica, e, insieme, delle elezioni per scegliere i membri dell’Assemblea
Costituente, che avrebbe dovuto deliberare una nuova legge fondamentale al
posto dello Statuto del 1848, detto Albertino, perché concesso quell’anno
dal Re di Sardegna Alberto di Savoia sotto la pressione popolare di moti liberali
e costituzionali che si manifestarono nel suo Regno come in tutta Europa a quel
tempo. A quell’epoca il Regno di Sardegna comprendeva il Piemonte, La Liguria,
la Sardegna, la Savoia e la contea di Nizza. A seguito delle guerre nazionaliste
del Risorgimento, venne a comprendere quasi tutta l’Italia di oggi, e la sua
denominazione mutò in Regno d’Italia nel 1861. All’esito di una breve guerra,
conquistò e abolì lo Stato Pontificio, nel Centro Italia, e trasferì la sua
capitale a Roma. Regnava la dinastia Savoia: il suo ultimo Re fu Umberto di
Savoia, sostituito nelle sue funzioni sovrane dal Governo a seguito dell’esito
del referendum istituzionale del 1946, favorevole alla Repubblica.
Le elezioni del 1946 furono le prime a cui
poterono partecipare anche le donne, che furono decisive nell’affermazione del partito
espresso dai cattolici democratici italiani, la Democrazia Cristiana, fondata
nel 1942. L’Azione Cattolica, a sua volta, fu decisiva per la formazione
politica delle donne cattoliche italiane, a seguito della vastissima diffusione
dell’Unione fra le donne cattoliche italiane, il ramo femminile dell’Azione
Cattolica, fondata nel 1909, ma particolarmente della Gioventù femminile di
Azione Cattolica, fondata nel 1918. La formazione dei cattolici italiani alla
politica avvenne sulla base della dottrina sociale della Chiesa e, in particolare,
quanto alla riforma per il ripristino della democrazia, alla luce di
importantissimi radiomessaggi natalizi diffusi dal 1942 al 1945 sotto l’autorità
del papa Pio 12°: nel loro insieme ebbero il valore di un’enciclica sociale.
Orientarono l’azione dei membri cattolici nell’Assemblea Costituente, ma più oltre,
la costruzione del processo di unificazione europea, sfociato nell’Unione
Europea nel 1993, con il Trattato di Maastricht.
Dopo la caduta del fascismo mussoliniano, nel luglio
1943, con una serie di Regi decreti legge si iniziò a smantellare l’architettura
fascista dello stato. L’opera proseguì con Regi decreti luogotenenziali quando
il 4 giugno 1944, dopo la liberazione di Roma, il Re Vittorio Emanuele 3° nominò
l’erede al trono, il figlio Umberto, Luogotenente del Regno. Quest’ultimo
divenne Re nel maggio 1946, quando il padre decise di abdicare in suo favore.
Umberto di Savoia era detto il Re di Maggio, perché divenne re il 9
maggio 1946 e venne provvisoriamente sostituito come capo di stato dal Presidente
del Consiglio democristiano Alcide De Gasperi, il 13 giugno 1946, a seguito del
risultato del referendum istituzionale. Umberto di Savoia quello stesso giorno
lasciò l’Italia in aereo. Il 28 giugno 1946 l’Assemblea Costituente nominò Presidente
della Repubblica Enrico De Nicola.
Il risultato delle elezioni per l’Assemblea Costituente
determinò gli orientamenti per la scrittura della nuova Costituzione democratica repubblicana. I due maggiori partiti politici risultarono la
Democrazia Cristiana, fondata da Alcide De Gasperi, da vecchi membri del
Partito Popolare di Luigi Sturzo e da nuovi giovani cattolici democratici in gran
parte formatisi nell’Azione Cattolica e nell’Università Cattolica del Sacro Cuore,
con il 35% dei voti, e il Partito socialista Italiano con il 20% dei voti. Le
ultime elezioni pienamente democratiche prima della nomina del governo
Mussolini, nel 1922, durato senza interruzioni fino al 1943, erano state quelle
del 1921, in cui il maggior partito era stato quello socialista, con il 26% dei
voti, seguito dai cattolici democratici
del Partito Popolare di Luigi Sturzo, con il 20%. Alle elezioni per l’Assemblea
Costituente il terzo maggior partito fu il Partito Comunista italiano, con il
18%, che nel 1921 aveva avuto il 4% dei voti. Altri partiti politici seguivano
con molto distacco. La nostra Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1
gennaio 1948, fu scritta con l’apporto maggiore dei democristiani, socialisti e
comunisti, ma quello dei democristiani fu rilevantissimo perché essi avevano
cominciato a studiare e progettare la nuova democrazia, sull’impulso dei
radiomessaggi natalizi del papa Pio 12°, fin dal luglio 1943, quando, nella foresteria
dei monaci camaldolesi a Camaldoli, frazione del Comune di Poppi, in provincia
di Arezzo, luogo dove gli universitari cattolici tenevano abitualmente le loro
settimane teologiche, si iniziò a scrivere un progetto di nuova
Costituzione, chiamato comunemente il Codice di Camaldoli, ma pubblicato
mesi dopo, nella primavera del 1945, con il titolo Per la comunità cristiana.
Principi dell’ordinamento sociale a cura di un gruppo di studiosi amici di
Camaldoli. Tra gli invitati al
convegno del 1943 notiamo i nomi di persone che furono centrali nella vita
della futura Repubblica: Giulio Andreotti, Amintore Fanfani, Guido Gonella, Giorgio
La Pira, Giuseppe Lazzati, Aldo Moro, Ezio Vanoni, tutti poi eletti membri dell’Assemblea Costituente
nel 1946.
Lo Statuto Albertino era una costituzione
democratica di tipo liberale. Sanciva i diritti fondamentali della persona, con
particolare rilievo a quello di proprietà, e il principio dello stato di diritto,
secondo cui ogni autorità pubblica deve agire nei limiti delle norme che
riguardano il suo potere. Durante gli anni del fascismo mussoliniano quei
principi furono stravolti nella sostanziale impotenza del Re, nonostante i suoi
ampi poteri per la tutela dell’ordinamento costituzionale, esercitati infine
solo il 25 luglio del 1943, quando revocò l’incarico di Capo del Governo a Benito
Mussolini, ordinandone l’immediato arresto. La nostra nuova Costituzione repubblicana andò
molto oltre, sancendo come diritti fondamentali, non solo come vaghi
principi orientativi, importanti principi di solidarietà sociale, come il diritto
ad una retribuzione dignitosa per i lavoratori dipendenti e il principio che
proprietà ed economia devono avere una funzione sociale e non pregiudicare l’utilità
sociale.
Contro il nazionalismo liberale e quello
fascista si enunciò il principio di uguaglianza in dignità senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, stabilendo
che la Repubblica dovesse rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l'eguaglianza dei cittadini, impedissero il pieno sviluppo della persona umana
e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica,
economica e sociale del Paese.
Si stabilì il ripudio della guerra come
strumento per la risoluzione delle controversie internazionali e si posero le
basi per la partecipazione dell’Italia al processo di unificazione europea e
globale, stabilendo che le pretese di sovranità statale non dovessero
costituire un ostacolo in esso.
Si riconobbero e garantirono i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni
sociali ove si svolge la sua personalità, e richiese l'adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Tutti questi principi e molti altri, sanciti
come diritti azionabili davanti ai giudici della Repubblica, come poi in
effetti avvenne trasformando profondamente l’ordinamento giuridico, corrispondevano
agli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa.
Da rilevare che il principio di sussidiarietà,
ricordato dal papa Leone nell’enciclica La magnifica umanità e formulato
per la prima volta nell’enciclica Il Quarantennale – Quadragesimo anno, del
1931, fu posto a base ed è ancora tra i principali fondamenti dell’Unione Europea
ed è stato anche inserito nella Costituzione italiana nel 2001.
La scelta per la Repubblica fu anch’essa molto
importante, perché abbandonava un sistema politico basato sul privilegio politico
ereditario (con la nuova Costituzione fu anche abolito il riconoscimento pubblico
di tutti i titoli nobiliari) e, soprattutto,
in cui si sacralizzava una dinastia sovrana, che si voleva regnasse anche per
Grazia di Dio. Nella Repubblica regna pienamente la democrazia e, poiché si
deve regnare tutte e tutti insieme, lo si deve fare secondo regole di giustizia
e solidarietà. E’ anche una grande responsabilità: una volta i figli dei Re venivano
accuratamente formati per il loro ministero reale; in democrazia lo devono
essere tutte e tutti. Finora alla Presidenza della Repubblica italiana sono
state chiamate persone di alto profilo intellettuale e morale: Oscar Luigi Scalfaro
e Sergio Mattarella provenendo dalle file della nostra Azione Cattolica. Il
Presidente Scalfaro tenne sempre al bavero della giacca il distintivo dell’Azione
Cattolica Italiana. Speriamo che anche in futuro si continui così.
Quindi il 2 giugno 1946 non si decise solo il
destino della Casa regnante Savoia, ma quello di tutta la nazione e i cattolici
italiani fecero tesoro degli insegnamenti della dottrina sociale.
Il processo di costruzione dell’Unione Europea,
in cui i cristiano democratici ebbero un ruolo fondamentale, e ancora oggi la
Presidenza della Commissione Europea è affidata a una democristiana, ha garantito
la pace dal 1945 e fino ad oggi tra stati che si erano incessantemente e
sanguinosamente combattuti fin dall’antichità. Un periodo di pace che non ha
pari nella storia dell’intera umanità. E questo si è fatto secondo gli auspici
della dottrina sociale della Chiesa, in particolare dai radiomessaggi natalizi
tra il 1942 e il 1945, e poi oltre fino ad oggi, fino agli insegnamenti di papa
Leone.
Questo delinea il nostro dovere morale di
persone cattoliche che, in più, aderiscono all’Azione Cattolica Italiana. E’
quello di costruire le città dell’uomo secondo i principi della dottrina
sociale cattolica, da ultimo enunciati, con riferimento alla svolta epocale che
stiamo vivendo, nell’enciclica La magnifica umanità. Azione Cattolica è azione
nella società secondo quei principi.
Mario Ardigò –
Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli –
acvivearomavalli.blogspot.com