INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

*************************

L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

**********************************

Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

Chi voglia pubblicare un contenuto, può inviarlo a Mario Ardigò all'indirizzo di posta elettronica ardigo.mario@virgilio.it all'interno di una e-mail o come allegato Word a una e-email.

I contenuti pubblicati su questo blog possono essere visualizzati senza restrizioni da utenti di tutto il mondo e possono essere elaborati da motori di ricerca; dato il tema del blog essi potrebbero anche rivelare un'appartenenza religiosa. Nel richiederne e autorizzarne la pubblicazione si rifletta bene se inserirvi dati che consentano un'identificazione personale o, comunque, dati di contatto, come indirizzo email o numeri telefonici.

Non è necessario, per leggere i contenuti pubblicati sul blog, iscriversi ai "lettori fissi".

L'elenco dei contenuti pubblicati si trova sulla destra dello schermo, nel settore archivio blog, in ordine cronologico. Per visualizzare un contenuto pubblicato basta cliccare sul titolo del contenuto. Per visualizzare i post archiviati nelle cartelle per mese o per anno, si deve cliccare prima sul triangolino a sinistra dell'indicazione del mese o dell'anno.

Da quando, nel gennaio del 2012, questo blog è stato aperto sono stati pubblicati oltre 3.400 interventi (post) su vari argomenti. Per ricercare quelli su un determinato tema, impostare su GOOGLE una ricerca inserendo "acvivearomavalli.blogspot.it" + una parola chiave che riguarda il tema di interesse (ad esempio "democrazia").

GOOGLE INSERISCE DEI COOKIE NEL CORSO DELLA VISUALIZZAZIONE DEL BLOG. SI TRATTA DI PROGRAMMI COMUNEMENTE UTILIZZATI PER MIGLIORARE E RENDERE PIU' VELOCE LA LETTURA. INTERAGENDO CON IL BLOG LI SI ACCETTA. I BROWSER DI NAVIGAZIONE SUL WEB POSSONO ESSERE IMPOSTATI PER NON AMMETTERLI: IN TAL CASO, PERO', POTREBBE ESSERE IMPOSSIBILE VISUALIZZARE I CONTENUTI DEL BLOG.

Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

PER EVENTUALI COMUNICAZIONI AL BLOG, SCRIVERE UNA EMAIL A ardigo.mario@virgilio.it

```

martedì 23 giugno 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 - Terzo capitolo Tecnica e dominio, Sezione La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’intelligenza artificiale - 12. L’intelligenza artificiale (n.98-99);

 La magnifica Umanità 

Enciclica MAG26

Terzo capitolo Tecnica e dominio, Sezione La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’intelligenza artificiale

12. L’intelligenza artificiale (n.98-99);

  

Link di accesso al podcast video:


https://youtu.be/VqZ4MKGj5cc






Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio. In questo intervento anticipo la riflessione sul tema trattato neI  n.98 e 99, nel terzo capitolo Tecnica e dominio, Sezione La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’intelligenza artificiale.

 L’enciclica La magnifica umanità non è dedicata ai problemi dell’intelligenza artificiale, ma alle trasformazioni sociali, economiche e politiche collegate al sempre crescente impiego di sistemi di intelligenza artificiale e al sempre più rapido ed esteso sviluppo di quelle tecnologie in un mondo globalizzato. La globalizzazione è l’ambiente sociale in cui i sistemi di intelligenza artificiale rendono possibile esercitare un potere mai così forte, esteso, pervasivo e penetrante, fin nell’intimità delle persone, nel governo delle società, nella formazione e controllo del consenso politico e dei consumatori, nella psicologia personale degli utenti, nello sviluppo della tecnologia degli armamenti,  con riflessi epocali sull’economia, sulle scienze, sullo sviluppo delle altre tecnologie,  sulla distribuzione sociale delle ricchezze prodotte, sull’organizzazione della forza lavoro e, in definitiva, sull’esclusione o inclusione sociale, sui modelli di sviluppo delle società, sull’ambiente e, tra l’altro, sulla pace e sulla guerra.

  Ciò che viene definito globalizzazione — pur avendo conosciuto una prima fase già tra fine Ottocento e inizio Novecento — ha avviato la sua stagione contemporanea dalla metà del Novecento, per poi svilupparsi impetuosamente dagli anni '90 di quel secolo, dopo il crollo dei regimi comunisti dell'Europa centro-orientale e con la crescente integrazione delle economie asiatiche, la Cina anzitutto, nei circuiti economici mondiali. Più di recente, anche gli sviluppi delle tecnologie dell'intelligenza artificiale ne stanno trasformando i caratteri. Il fenomeno viene comunemente definito come il processo di crescente integrazione e interdipendenza mondiale tra economie, società, culture e istituzioni, reso possibile dallo sviluppo delle comunicazioni, dei trasporti e delle tecnologie dell'informazione.

  I documenti del Magistero sulla dottrina sociale cominciarono molto presto a misurarsi con la dimensione internazionale e sovranazionale dei problemi politici — la necessità di un ordine fondato sul diritto, di istituzioni capaci di garantire la pace e di promuovere uno sviluppo esteso a quanti più popoli possibile —, in anticipo, o quanto meno in parallelo, rispetto al dibattito politico coevo: almeno a partire dal radiomessaggio di Pio 12° del 24 agosto 1939, Ai governanti e ai popoli nell'imminente pericolo della guerra. La globalizzazione in senso proprio sarebbe entrata nel lessico magisteriale più tardi, con il magistero del papa Giovanni Paolo 2° e, in forma sistematica, con l’enciclica La carità nella verità - Caritas in veritate, del 2009, del papa Benedetto 16°.

  Da qui la grande importanza di tale documento del Magistero, che si collega esplicitamente alle encicliche Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio, diffusa nel 1967 sotto l’autorità del papa Paolo 6° e  La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis, diffusa sotto l’autorità del papa Giovanni Paolo 2°. Questo Magistero si interessa della progressio, nel senso del latino classico, vale a dire come il procedere nel tempo delle dinamiche sociali. Di solito si fa notare che nel latino classico "progressus" indicava principalmente l'avanzamento o il procedere di un processo, senza ulteriori connotazioni, né positive né negative; l'odierna accezione di progresso come miglioramento continuo della condizione umana è una costruzione culturale moderna, affermatasi soprattutto con l'Illuminismo e il positivismo, tra il Settecento e l’Ottocento. Il problema affrontato dal Magistero sociale, anche nell’enciclica La magnifica umanità, è quello di come far sì che lo sviluppo delle dinamiche sociali, potenziato dalle nuove tecnologie e in particolare ora da quelle dei sistemi di intelligenza artificiale,  realizzi un effettivo progresso in senso moderno per tutta l’umanità, quindi un miglioramento non solo per una sua parte privilegiata. E questo per il comando evangelico del costruire l’agàpe, che nel latino della nostra tradizione ecclesiale viene tradotto come caritas e in italiano come carità. Non si tratta solo di deliberare norme pubbliche adeguate. Leggiamo ai numeri 5 e 6 dell’enciclica:

 

5. […] Ora tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo. È necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Ma la questione non si esaurisce nella regolamentazione. Come avvertiva papa Francesco, occorre domandarci con realismo chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti: «Non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito [...] danno a coloro che detengono la conoscenza, e soprattutto il potere economico per sfruttarla, un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero». Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune.

6. Per questo occorre avviare un discernimento condiviso capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto. Se ci limitiamo alle contingenze, rischiamo di lasciare che il susseguirsi delle emergenze decida al posto nostro la direzione del cammino. Stiamo vivendo una rapida fase di transizione, un “cambiamento d’epoca”, in cui – mentre alcuni si contendono il futuro delle nuove tecnologie e altri sono impegnati nella riflessione su di esse – la maggior parte delle persone rimane in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il meglio. Proprio per questo si impongono alla nostra coscienza domande decisive, che non possono più essere eluse: dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?

 

  Siamo quindi invitati a riflettere sul fatto che queste tecnologie dell’intelligenza artificiale, così potenti, non sono neutrali perché assumono il volto di chi le pensa, le finanzia, le regola, le usa. 

  Spesso, quando sui mezzi di comunicazione se ne parla, l’intelligenza artificiale è associata a immagini di robot androidi: macchine governate da sistemi di intelligenza artificiale la cui struttura fisica ricorda quella del corpo umano, e addirittura è costruita per somigliargli. Un robot è una macchina programmabile dotata della capacità di percepire l'ambiente e di compiere azioni nel mondo fisico in modo automatico o semiautomatico. I robot androidi vengono costruiti con due finalità principali: interfacciarsi più agevolmente con gli esseri umani in certe funzioni, e muoversi e operare in ambienti progettati a misura d'uomo. Un sistema di intelligenza artificiale può governare uno o più robot androidi, ma non è un robot androide.

 A volte, per il suo carattere un po' misterioso agli occhi dei più e per l'alone di grande potenza che le aleggia intorno, l'intelligenza artificiale finisce per apparire qualcosa di soprannaturale, ma non lo è. E non è nemmeno un altro noi. Meno che mai un dio. E poi non vi è solo una  intelligenza artificiale, ma moltissime, anzi sempre più, in particolare per rispondere alle richieste della committenza commerciale. Infatti, in genere, le intelligenze artificiali dei nostri tempi sono prodotti industriali, fatti per essere messi in commercio da imprenditori privati. Come è ricordato nell’enciclica La magnifica umanità  nel numero 5 che sopra ho letto: «I principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune».

   Le intelligenze artificiali in realtà  sono solo sistemi informatici progettati per svolgere compiti che richiedono capacità tipicamente associate all'intelligenza umana, come riconoscere schemi, comprendere il linguaggio, apprendere dall'esperienza, formulare previsioni o prendere decisioni. In altre parole, L'A.I. – Artificial intelligence [espressione in inglese che significa intelligenza artificiale  e che di seguito userò per riferirmi ad un sistema di intelligenza artificiale] è la capacità di un sistema di calcolo di simulare prestazioni proprie dell'intelligenza umana.

 Leggiamo nei numeri 98 e 99 dell’enciclica La magnifica umanità, nel  terzo capitolo Tecnica e dominio, Sezione La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’intelligenza artificiale:

 

98. È opportuno premettere due considerazioni: la prima è che qualsiasi affermazione sull’IA rischia di diventare obsoleta in breve tempo, data l’impressionante velocità di sviluppo di questi sistemi. La seconda è che tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco del loro effettivo funzionamento. Le moderne intelligenze artificiali sono infatti più “coltivate” che “costruite”: gli sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bensì creano un’architettura sulla quale l’IA “cresce”. Di conseguenza, aspetti scientifici fondamentali – come le rappresentazioni interne e i processi computazionali di questi sistemi – rimangono al momento sconosciuti. Si manifesta pertanto l’urgenza di un duplice impegno: da un lato, un approfondimento della ricerca scientifica, dall’altro, un esercizio di discernimento morale e spirituale.

99. Non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo, spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze. Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente. Anche quando tali strumenti vengono presentati come capaci di “apprendere”, il loro modo di farlo è diverso da quello della persona umana. Non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che può essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore.

 

 Da qui in  poi mi avvalgo dei miei appunti da una conferenza di un esperto di sistemi di intelligenza artificiale tenuta per il Meic  il 12 giugno 2026, revisionati e integrati dalle A.I. Claude -modello Opus  4.8 – di Anthropic, ChatGPT di OpneAI e Gemini di Google. Ho chiesto il consiglio delle A.I. perché la mia formazione è solo giuridica e non ero sicuro di aver appuntato correttamente ciò che ci era stato spiegato. Non faccio il nome dell’esperto, perché non ha rivisto il testo dei miei appunti.

 Come funziona una intelligenza artificiale?

  Il sistema di intelligenza artificiale riceve un prompt — una domanda — lo inquadra all'interno di una teoria e produce una soluzione. È decisivo individuare la teoria entro cui collocare il problema, per formalizzarlo correttamente sul piano logico. Il sistema calcola trasformando i dati in forma digitale, in sequenze di 1 e 0: la risposta è il risultato della computazione. Il passo difficile è la formalizzazione esatta del problema. Nessun metodo può stabilire in modo definitivo quando una formalizzazione è "corretta", perché la realtà non è formalizzata: lo sono soltanto le teorie. È invece possibile dimostrare l'equivalenza tra formalizzazioni diverse. Le macchine sono più veloci ed efficienti nell'eseguire i calcoli, e operano manipolando stringhe di simboli.

 Confrontando due risposte date dall’A.I. ChatGPT di OpenAI a un anno di distanza si è constatato  un progresso nella computazione, ma permane la difficoltà di fronte a problemi logici sofisticati e, ad esempio, ad alcuni problemi di traduzione: il limite sta nella formalizzazione. Nel gioco degli scacchi, invece, l'A.I. eccelle proprio perché il dominio è interamente formalizzabile (con regole chiuse, informazione completa). Il problema computazionale tipico è esplorare lo spazio delle possibilità future: qui le macchine sono più rapide, efficienti e affidabili — a condizione che il problema sia formalizzabile. Per questo è essenziale controllare la formalizzazione dei processi di computazione.

 I sistemi di A.I. hanno numerose applicazioni rilevanti e in molti compiti specifici superano le prestazioni umane. Già Norbert Wiener [leggi Nòrbert Uìner] ( vissuto tra il 1894 e il 1964), considerato il padre della cibernetica, avvertiva che le macchine automatiche possono accrescere il controllo esercitato da un gruppo di esseri umani sull'intera società. L'A.I. si può descrivere come una protesi della mente umana.

  Il calcolatore mediante il quale l’A.I. opera è costituito da circuiti elettronici governati da programmi, che sono insiemi  ordinati di istruzioni che un calcolatore esegue per svolgere un determinato compito.

  Alan Turing ha formalizzato la nozione di computabile: ciò che è computabile possiede un programma eseguibile da una macchina universale, capace di calcolare tutte le funzioni computabili. Non quindi tutte le funzioni in assoluto: esistono infatti problemi non computabili, come il problema della fermata. Il problema della fermata (halting problem in inglese) è la domanda: esiste un metodo generale — un algoritmo — che, ricevuti in ingresso un qualsiasi programma P e un qualsiasi dato d, sappia decidere con certezza, in tempo finito, se l'esecuzione di P su d prima o poi si ferma oppure prosegue all'infinito? Alan Turing nel 1936 dimostrò che un tale algoritmo non può esistere. Non è una limitazione contingente (macchine troppo lente, memoria insufficiente): è un'impossibilità di principio. È questo il senso dell'affermazione che esistono funzioni non computabili. il problema della fermata fissa un limite invalicabile e dimostrato matematicamente a ciò che qualsiasi macchina può calcolare — non l'A.I. di oggi, ma la computazione in quanto tale. Quando si dice che "vi sono limiti invalicabili alla formalizzazione", questo è il teorema fondativo a cui, in ultima analisi, ci si appoggia. È un argomento robusto da spendere: non un'opinione filosofica, ma un risultato logico che nessuno contesta.

 In un celebre articolo del 1950 Turing si chiese se le macchine possano "pensare". La domanda è oggi di stringente attualità in riferimento alle capacità dei sistemi di A.I. contemporanei.

  Le moderne macchine di A.I.  si basano su reti neurali, ispirate — in termini molto approssimativi — al funzionamento dei neuroni cerebrali. Questi sistemi vanno addestrati: l'addestramento consiste nel trovare i "pesi" delle connessioni che minimizzano l'errore, alimentando la rete con quantità enormi di dati. È in questa fase che i pesi vengono progressivamente aggiustati. Al n.98 dell’enciclica La magnifica umanità si osserva che  le  moderne intelligenze artificiali sono infatti più “coltivate” che “costruite”: gli sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bensì creano un’architettura sulla quale l’IA “cresce”. Di conseguenza, aspetti scientifici fondamentali – come le rappresentazioni interne e i processi computazionali di questi sistemi – rimangono al momento sconosciuti. Sappiamo quindi  esattamente qual è la matematica dietro al funzionamento macroscopico, ma non sappiamo perché quella specifica configurazione di miliardi di pesi numerici generi una determinata risposta o un comportamento emergente (come il ragionamento logico o la capacità di programmare). Oggi però si lavora molto sulla explainable AI cioè sull’intelligenza artificiale spiegabile, vale a dire trasparente nei suoi processi, in modo da consentire agli esseri umani di comprendere, almeno in parte, come e perché giunga a determinate conclusioni o decisioni, cioè sulla possibilità di spiegare come il sistema arriva a un determinato risultato. Va sottolineato un punto spesso frainteso: l'apprendimento avviene durante l'addestramento, non durante la risposta. Quando il modello già addestrato risponde a un prompt (fase di inferenza, cioè di interazione con utenti), i suoi pesi sono congelati: il sistema non si automigliora rispondendo, né impara dalla singola conversazione. Ma i dati dell’interazione possono essere utilizzati in una fase successiva e distinta di addestramento, non condotta durante l’interazione con gli utenti, per produrre una nuova versione del modello (cioè un nuovo insieme di pesi). Non è il modello con cui gli utenti interagiscono  che impara: è la sua generazione successiva che può essere plasmata dai dati aggregati delle interazioni precedenti. L’apprendimento avviene a livello di versioni, non di sessione.

  Il vero problema diventa allora come usare il risultato del calcolo. La macchina manipola simboli secondo regole — opera cioè sulla sintassi — mentre il significato, e soprattutto l'uso del risultato quando entrano in gioco valori morali, richiede il controllo dell'uomo. Esistono limiti invalicabili alla formalizzazione.

  In superficie le macchine fanno meglio, perché calcolano più velocemente. Ma sul piano del substrato delle azioni il discorso cambia. L'essere umano possiede una realtà interna — coscienza e volontà — che non ha modello matematico, non è formalizzabile e perciò, secondo questa tesi, non potrà mai essere realmente imitata. L'autocoscienza umana emerge dall'attività di circa 86 miliardi di neuroni, ma una volta emersa non si lascia ricostruire né formalizzare.

 Le risposte dei grandi modelli linguistici generativi (LLM, dall’inglese Large Language Model, cioè “grande modello linguistico”) come ChatGPT vengono prodotte prevedendo, a ogni passaggio, il successivo token, inteso come unità elementari di testo che possono corrispondere a una parola intera, a una parte di parola, a un segno di punteggiatura o a un numero, più plausibile sulla base di modelli statistici appresi durante l’addestramento su enormi quantità di dati. La superficie dei risultati delle A.I.  generaliste è levigata e convincente, ma tale fluidità espressiva non implica necessariamente una comprensione profonda dei contenuti. Ad esempio, questi sistemi non possiedono una comprensione morale autonoma e non sono in grado di fondare o giustificare principi etici come farebbe un essere umano: infatti ad oggi non esiste  una formalizzazione completa e universalmente accettata dell’etica umana.

  A un test del giugno 2026 l’A.I. ChatGPT  di OpenAI si è poi mostrata non pienamente affidabile sul piano logico nei problemi sofisticati: l'A.I. è affidabile quando il prompt è formalizzabile. In alcuni casi, ad esempio, non esegue correttamente la dimostrazione per assurdo, mostrando limiti logici ancora evidenti agli specialisti.

  Anche i sistemi di A.I., poi,  sbagliano: occorre quindi continuamente e sistematicamente revisionarne l'affidabilità, e la revisione implica l'uomo. È il rapporto con l'umano a valorizzare la tecnica, a darle senso. Ne deriva una responsabilità dei legislatori nel regolare le procedure di verifica dei sistemi di A.I., e la necessità che il legislatore dialoghi con i tecnici. L'A.I. è uno strumento il cui uso va regolato: non è indispensabile conoscerne a fondo tutti i processi interni, così come si guidano automobili o si usano computer senza padroneggiarne l'ingegneria. Per gli educatori si apre il problema di che cosa e come insegnare anche nel campo dell'A.I.

   Sul piano teorico, il successo attuale dell'IA rappresenta una rivincita del connessionismo. Conviene chiarire i due termini in gioco:

Il computazionalismo (o approccio simbolico, talvolta detto "A.I. classica" o GOFAI che significa Good Old-Fashioned Artificial Intelligence, vale a dire la "buona vecchia intelligenza artificiale", per indicare l'approccio classico all'A.I., dominante dagli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta) concepisce l'intelligenza come manipolazione di simboli secondo regole esplicite: la conoscenza è codificata in rappresentazioni strutturate e in regole logiche, e ragionare significa eseguire un programma su quei simboli. È la tradizione della logica, dei sistemi a regole, della programmazione logica — quella, per intenderci, più vicina alla sensibilità di un logico.

  Il connessionismo concepisce invece l'intelligenza come proprietà emergente da reti di unità elementari (i "neuroni" artificiali) fittamente interconnesse: la conoscenza non è scritta in regole esplicite, ma è distribuita nei pesi delle connessioni e viene appresa dai dati. È la tradizione delle reti neurali e dell'apprendimento profondo (il deep learning, vale a dire l'apprendimento profondo, una tecnica di apprendimento automatico — a sua volta branca dell'intelligenza artificiale — basata su reti neurali artificiali organizzate in molti strati, donde l'aggettivo «profondo», e capaci di apprendere automaticamente schemi complessi a partire da grandi quantità di dati).

 Per gran parte della storia dell'A.I. l'approccio simbolico ha dominato; l'odierno trionfo del deep learning e dei grandi modelli linguistici segna perciò la rivincita del paradigma connessionista. Resta però un nodo aperto: nessuna di queste A.I., fondate su un ragionamento probabilistico, fornisce ancora una vera risposta argomentativa. I pesi non sono passaggi di un'argomentazione, ma parametri numerici opachi: non "ragioni", e non interpretabili come tali. Per questo i computazionalisti restano a disagio di fronte a risultati generati su base probabilistica.

  Si esplorano, infine, paradigmi di calcolo ispirati a processi naturali — fino al ripiegamento (folding) delle proteine — come possibili vie alternative per problemi computazionalmente molto onerosi.

  Per aver un’idea approssimativa di quest’ultima via, bisogna capire che una proteina nasce come una catena lineare: una sequenza di amminoacidi agganciati uno dopo l'altro, come le perle di una collana, secondo le istruzioni scritte nel gene. Ma in quella forma distesa la proteina è inerte. Per funzionare deve ripiegarsi nello spazio in una precisa architettura tridimensionale — eliche, foglietti, anse — che le dà la sua forma definitiva. E la forma è la funzione: l'emoglobina trasporta ossigeno, un enzima accelera una reazione, un anticorpo riconosce un intruso, soltanto perché assumono quella geometria e non un'altra. Ripiegarsi male ha conseguenze gravi: diverse malattie (Alzheimer, Parkinson, fibrosi cistica) sono in fondo patologie del ripiegamento.

La cosa notevole è che questo processo avviene spontaneamente. Una volta immersa nell'ambiente acquoso della cellula, la catena proteica collassa e si ripiega nella sua struttura tridimensionale funzionale, guidata dalle forze fisiche che agiscono tra i suoi atomi e che tendono a portarla verso configurazioni energeticamente più favorevoli.  E’ un processo che per la logica è un problema intrattabile. Negli anni Sessanta Cyrus Levinthal formulò un paradosso: una proteina anche modesta potrebbe assumere un numero astronomico di configurazioni possibili — più degli atomi dell'universo. Se dovesse provarle a una a una per trovare quella giusta, impiegherebbe più tempo dell'età del cosmo. Eppure ci riesce in un battito. È esattamente il tipo di problema che fa disperare un computazionalista: lo spazio di ricerca è così vasto che la forza bruta è impensabile. Prevedere la forma finale a partire dalla sola sequenza — il celebre problema del ripiegamento proteico — è rimasto irrisolto per cinquant'anni, affrontato sperimentalmente con metodi lentissimi e costosissimi come la cristallografia a raggi X.

 L’A.I. è arrivata ad imitare quel processo, con una precisazione: L'A.I. non simula il processo fisico del ripiegamento, cioè non ne ricalcola passo passo la traiettoria nel tempo. Fa qualcosa di concettualmente diverso e più sottile: predice direttamente la struttura finale a partire dalla sequenza, sulla base del  riconoscimento di regolarità statistiche. È il sistema AlphaFold di Google DeepMind. Addestrato sulle circa 150.000 strutture proteiche già risolte sperimentalmente in decenni di lavoro, ha "imparato" le correlazioni profonde tra sequenze e forme: quali porzioni di catena tendono a finire vicine, quali motivi ricorrono, come l'evoluzione vincola le geometrie possibili. Poi, davanti a una sequenza nuova, inferisce la sua architettura più probabile.

  E’ bene però chiarire che AlphaFold non ragiona sulla fisica e non argomenta, si limita a riconoscere schemi. È il paradigma connessionista nella sua forma più trionfante. E ha successo proprio dove il problema è ben circoscritto e c'è abbondanza di dati di addestramento: ciò rende l'A.I. affidabile. In quelle condizione l’A.I. è in grado di predire l’esito del processo. Nel 2020 AlphaFold2 raggiunse un'accuratezza vicina a quella dei metodi sperimentali nel prevedere la forma delle singole proteine, risolvendo di fatto un problema aperto da mezzo secolo. La versione successiva, AlphaFold3, ha esteso le previsioni alle interazioni tra proteine e ligandi, acidi nucleici e altri complessi molecolari. Il database pubblico associato mette oggi a disposizione gratuitamente centinaia di milioni di strutture predette — in pratica quasi tutte le proteine note alla scienza, oltre duecento milioni di sequenze, un patrimonio che prima sarebbe costato secoli di laboratorio. Le ricadute più immediate sono nella progettazione di farmaci.

 

Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com