INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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venerdì 26 giugno 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 - capitolo secondo: Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa - 13. Noi, la Chiesa, il mondo, la dottrina sociale, il principio di sussidiarietà

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

capitolo secondo: Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa

13. Noi, la Chiesa,  il mondo, la dottrina sociale, il principio di sussidiarietà

 

Link di accesso al podcast video:

 

https://youtu.be/KyQ8R7IBeVQ




Nell’immagine, il professore di economia Stefano Zamagni, dell’Università di Bologna: , fu uno dei  principali  consulenti coinvolti nella preparazione della parte economico-sociale dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, diffusa nel 2009

 

   Negli ultimi giorni il numero delle persone interessate a questo blog è aumentato un po’, da quando ho iniziato a occuparmi dell’enciclica La magnifica umanità. Esso, però, rimane dedicato al nostro piccolo gruppo di Azione Cattolica e alle amiche e agli amici della parrocchia: siamo persone che si conoscono bene da anni e si vogliono bene. La nostra amicizia ha solide basi religiose, in particolare nella partecipazione alla liturgia e nell’ascolto dei nostri pastori. Per questo non sento il bisogno di ricorrere a tecniche per catturare l’attenzione del pubblico. Posso permettermi di essere un po’ noioso, secondo la mia natura. Sono infatti convinto che, più che puntare ad avere migliaia di lettori, sia preferibile far nascere migliaia di piccole iniziative nelle realtà di base, coinvolgendo piccoli gruppi di persone che si stimano e si vogliono bene.

  Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio.

 In questo intervento vi parlo di una delle novità più importanti in essa contenuta, che mi è parsa veramente epocale, anche se non la vedo in genere molto evidenziata nei primi commenti al documento: l’applicazione del principio di sussidiarietà, finora raccomandato dalla dottrina sociale per l’organizzazione degli stati e delle organizzazioni internazionali sovrastatali e, cautamente, nella strutturazione degli organismi della gerarchia ecclesiastica, come modalità di attuazione in tutta la vita ecclesiale della sinodalità  come la si sta pensando durante i processi sinodali sulla sinodalità iniziati nell’ottobre del 2021 e ancora in corso nel mondo e in Italia, quindi con ampio coinvolgimento anche delle persone cosiddette laiche, perché libere da vincoli di vita relativi al loro ministero o comunque stato ecclesiale, e perciò, più semplicemente, più libere e per questo non di rado sospettate di indisciplina.

   Se ne tratta nel capitolo secondo, Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa, il cuore pulsante dell'enciclica, nei numeri 86 e 87, in riferimento a quanto scritto nei precedenti numeri 68 e 69 nel richiamare il principio di sussidiarietà.

 Se ben inteso, e soprattutto se realmente applicato a tutti i livelli nelle nostre comunità ecclesiali quell’insegnamento avrà un rilievo di portata storica.

  La sussidiarietà è un principio molto importante elaborato in ambito cattolico negli anni Venti e trasfuso nell’enciclica Il Quarantennale – Quadragesimo anno, diffusa nel 1931 sotto l’autorità del papa Pio 11°, della quale è riconosciuto redattore il gesuita tedesco Oswald von Nell-Breuning [pronuncia Òsvalt fon Nel Bròining], morto nel 1991,  allievo di Wilhelm Emmanuel von Ketteler, vescovo di Magonza, teologo e parlamentare tedesco vissuto nell’Ottocento, pensatore di riferimento in particolare nella riflessione sulla difesa dei corpi organici intermedi. Importante viene ritenuta anche l’influenza della  scuola solidarista di Heinrich Pesch, gesuita, economista e sociologo tedesco, vissuto tra Ottocento e Novecento, il quale teorizzava una "terza via" fra individualismo e collettivismo fondata sull'articolazione organica della società in ceti professionali. Gustav Gundlach, gesuita e sociologo tedesco, della scuola di Pesh, collaborò nella preparazione dell’enciclica. L’origine della teoria della sussidiarietà  come criterio organizzativo delle istituzioni pubbliche viene riconosciuta nel cattolicesimo sociale tedesco che si sviluppò in parallelo con quello italiano, con ampio coinvolgimento dei rispettivi laicati, che li animarono e incarnarono.  Si ricorda che il termine sussidiaretà, in quel senso, in tedesco Subsidiarität   [pronuncia zub-zidiaritàt]  circolava in quel mondo sociale già prima del 1931. E’ interessante notare che, prima della Costituzione democratica repubblicana italiana del 1948, il cattolicesimo sociale aveva ispirato la Costituzione tedesca detta di Weimar, del 1919. Entrambe le Costituzioni, repubblicane e deliberate da assemblee costituenti, sono dette lunghe, perché piene di diritti sociali fondamentali.

  Il principio di sussidiarietà è descritto così al n.68 dell’enciclica La magnifica umanità:

 

68. Il principio di sussidiarietà nasce dallo stesso sguardo sulla persona che ha guidato la nostra riflessione sulla dignità e sul bene comune. Se ogni donna e ogni uomo sono chiamati a diventare protagonisti della propria vita e a partecipare alla costruzione della società, allora anche l’organizzazione sociale deve rispettare e favorire questa responsabilità. La Dottrina sociale della Chiesa chiama “sussidiarietà” il principio secondo il quale ciò che possono fare persone, famiglie, comunità locali e corpi intermedi non deve essere assorbito da istanze superiori. Le istituzioni di livello superiore devono riconoscere, proteggere e promuovere la libertà e la creatività dei livelli inferiori, coordinandone i contributi perché cooperino efficacemente al bene comune.

 

 Per azione determinante dei cattolici democratici, il principio di sussidiarietà venne inserito come principio organizzativo fondamentale dell’Unione Europea mediante il Trattato di Maastricht, del 1992, entrato in vigore il 1 novembre 1993, nell’art.5 del Trattato sull’Unione Europea:

 

Articolo 5 (ex articolo 5 del TCE)

1. La delimitazione delle competenze dell'Unione si fonda sul principio di attribuzione. L'esercizio delle competenze dell'Unione si fonda sui principi di sussidiarietà e proporzionalità.

2. In virtù del principio di attribuzione, l'Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri nei trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti. Qualsiasi competenza non attribuita all'Unione nei trattati appartiene agli Stati membri.

3. In virtù del principio di sussidiarietà, nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l'Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell'azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione. Le istituzioni dell'Unione applicano il principio di sussidiarietà conformemente al protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità. I parlamenti nazionali vigilano sul rispetto del principio di sussidiarietà secondo la procedura prevista in detto protocollo.

4. In virtù del principio di proporzionalità, il contenuto e la forma dell'azione dell'Unione si limitano a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati. Le istituzioni dell'Unione applicano il principio di proporzionalità conformemente al protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità.

 

 Con una legge Costituzionale del 2001, il principio di sussidiarietà venne inserito nel primo comma dell’art.118 della Costituzione, nel Titolo 5, sulle autonomie locali:

 

art.118

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

 

 Gli storici della Chiesa cattolica ricordano  che l’idea di applicare il  principio di sussidiarietà all’organizzazione ecclesiastica fu espressa dal papa Pio 12° nel discorso  La elevatezza e la nobiltà dei sentimenti ai nuovi cardinali del 20 febbraio 1946:

 

  Così la Chiesa: essa agisce nel più intimo dell'uomo, dell'uomo nella sua dignità personale di creatura libera, nella sua dignità infinitamente più alta di figlio di Dio. Questo uomo la Chiesa forma ed educa, perché egli solo, completo nell'armonia della sua vita naturale e soprannaturale, nell'ordinato sviluppo dei suoi istinti e delle sue inclinazioni, delle sue ricche qualità e delle sue svariate attitudini; è al tempo stesso l'origine e lo scopo della vita sociale, e con ciò anche il principio del suo equilibrio.

  Ecco perché l'Apostolo delle Genti, parlando dei cristiani, proclama che essi non sono più come « bambini vacillanti », dall'andatura incerta in mezzo alla società umana. Il Nostro Predecessore di felice memoria Pio XI, nella sua Enciclica sull'ordine sociale «Quadragesimo anno», traeva da questo stesso pensiero una conclusione pratica, allorché enunciava un principio di generale valore, vale a dire: ciò che gli uomini singoli possono fare da sé e con le proprie forze, non deve essere loro tolto e rimesso alla comunità; principio che vale egualmente per le comunità minori e di ordine inferiore di fronte alle maggiori e più alte. Poiché — così proseguiva il sapiente Pontefice — ogni attività sociale è per natura sua sussidiaria; essa deve servire di sostegno per i membri del corpo sociale, e non mai distruggerli e assorbirli. Parole veramente luminose; che valgono per la vita sociale in tutti i suoi gradi, ed anche per la vita della Chiesa, senza pregiudizio della sua struttura - gerarchica.

 

 Si era ancora abbastanza lontani dalla teologia sulle persone laiche che venne sviluppata vent’anni dopo durante il Concilio Vaticano 2°, ma il proposito venne annunciato: il principio di sussidiarietà doveva valere anche per la vita della Chiesa.

  Bisogna ricordare che il tema della partecipazione all’interno della Chiesa è quello che ha avuto maggiori difficoltà di attuazione nelle nostre comunità ecclesiali, anche per l’impostazione assolutistica che la gerarchia ecclesiastica cattolica ha recepito dai secoli passati e che si fa sentire non solo nelle questioni dottrinali, ma un po’ nel governo di ogni comunità ecclesiale, nel ruolo che vi ha la gerarchia.

   A questo punto, va ricordato che un  grandioso progetto di umanizzazione del mondo secondo il vangelo, per obbedire al comando evangelico di costruirvi l'agàpe insegnata da Gesù di Nazaret, il Cristo dei cristiani, è iniziato con la dottrina sociale diffusa a partire dai documenti del Concilio Vaticano 2° e dall'enciclica La pace in Terra – Pacem in terris, del 1963, diffusa sotto l'autorità del papa Giovanni 23°. Esso è proseguito poi mediante l'enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio, del 1967, e la lettera apostolica l'Ottantesimo anniversario – Octogesima adveniens, del 1971, diffuse sotto l'autorità del papa Paolo 6°. È proseguito quindi mediante l'enciclica Il Centenario – Centesimus annus, diffusa nel 1991 sotto l'autorità del papa Giovanni Paolo 2°, e l'enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, diffusa nel 2009 sotto l'autorità del papa Benedetto 16°. È continuato con le encicliche Laudato si' e Fratelli tutti, diffuse nel 2015 e nel 2020 sotto l'autorità del papa Francesco, e infine con l'enciclica La magnifica umanità, di cui vi sto parlando.

  Esso richiede la collaborazione attiva di tutte le componenti ecclesiali, secondo gli auspici indicati nei documenti del Concilio Vaticano 2° e dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio del 1967, diffusa sotto l’autorità del papa Paolo 6°, che si concluse con una serie di coinvolgenti appelli all’azione: ai cattolici, ai cristiani credenti, agli uomini di buona volontà, agli uomini di stato, agli uomini di pensiero, tutti all’opera!

  Riflettiamo: quale deve essere il nostro atteggiamento nei confronti di un’enciclica sociale?

  E’ facile poterla leggere. Tutti i documenti dei Papi, a partire da papa Benedetto 14°, regnante dal 1740, sono disponibili sul portale www.vatican.va . Dall’11 giugno scorso la rivista Famiglia Cristiana ha regalato il testo dell’enciclica La magnifica umanità.

  Bisogna poi trovare la voglia e il tempo di leggere il documento. E poi di intenderlo bene, e questo significa un impegno aggiuntivo. Ma anche di tenerne a mente gli insegnamenti e di situarli nella storia della dottrina sociale, e questo è molto più impegnativo.

  Ma non è tutto.

  La dottrina sociale è diffusa per metterla in pratica. Bisogna darsi da fare per questo. E’ la missione fondamentale dell’Azione Cattolica.

  In Italia è stato fatto e con risultati molto importanti, anche se non mi pare che ai tempi nostri ve ne sia sempre sufficiente consapevolezza.

  La nuova democrazia italiana costruita dopo la caduta del regime fascista mussoliniano reca evidentissima, per chi la sa vedere, l’impronta della dottrina sociale cattolica. Non c’è da stupirsene perché generazioni del laicato cattolico hanno svolto ruoli importantissimi nell’edificare e mantenere vitale la nostra Repubblica. E ancor oggi è così.

  In altri due stati europei è andata così: in Germania e in Polonia. La democrazia italiana deve moltissimo all’opera di Giovanni Battista Montini, ma anche per il  ruolo svolto molto prima che divenisse papa Paolo 6°. Gran parte della classe dirigente cattolico-democratica italiana si è formata dagli anni Trenta del secolo scorso alla sua scuola.  La nascita della democrazia polacca deve altrettanto al papa Giovanni Paolo 2°.

  Troviamo l’esortazione a darsi da fare anche ai numeri 46 e 47 dell’enciclica La magnifica umanità,  all’inizio del secondo capitoloVi si esortano tutte le donne e gli uomini di buona volontà, a partire dalle  persone di fede, comprese quelle libere da particolare legami di stato ecclesiastico relativi al loro ministero e posizione ecclesiale a riscoprire il proprio compito di portare nel quotidiano, nei rapporti familiari, nel lavoro e nella partecipazione sociale, i principi richiamati nell’enciclica, lasciandosi animare dall’intento di incarnare l’amore di Dio nella trama concreta della storia. Una esortazione particolare all’impegno viene poi rivolta alle accademie e  alle università perché ridiano slancio a tali principi, ripensandoli in modo aderente all’oggi ed efficace nel fronteggiare la rivoluzione digitale. In questo modo, si legge nell’enciclica,  la ricerca teologica e filosofica potrà approfondire e sostenere il cammino pastorale della Chiesa, contribuendo al compito del Magistero di illuminare la coscienza dei credenti e di orientarne l’impegno a rendere più giusta e fraterna la vita delle nostre società.

  Per quanto riguarda specificamente la vita interna della Chiesa, il problema è la cornice giuridica e istituzionale perché anche le persone laiche, la grande maggioranza della popolazione di fede, possano dare nelle comunità ecclesiali un proprio apporto nel quadro di una effettiva partecipazione. La questione è viva anche per le altre componenti ecclesiali, naturalmente, ma per quanto riguarda il laicato è molto seria, perché in genere gli spazi per partecipare realmente non sono molto ampi e gli organismi di partecipazione previsti dal diritto canonico spesso non funzionano bene o affatto.

  Eppure i documenti pontifici in materia di dottrina sociale sempre più si sono valsi di riferimenti al pensiero di persone laiche particolarmente competenti, come anni fa papa Francesco riconobbe francamente.

 Ricordo in particolare due figure:

Jacques Maritain,    filosofo francese vissuto tra Ottocento e Novecento, amico di Giovanni Battista Montini: sul suo pensiero, in particolare espresso nel libro Umanesimo integrale, si formarono dagli anni Trenta generazioni di cattolici democratici italiani. La dottrina sociale ne dipende sui temi del  personalismo, dignità della persona, fondazione dei diritti umani, democrazia. Il suo pensiero influì sull’elaborazione della Dichiarazione sulla dignità umana Della dignità umana - Dignitatis Humanae, del Concilio Vaticano 2°,  e dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum Progressio e tale influenza è ancora viva. Il papa Paolo 6° lo scelse per ricevere, al termine del Concilio Vaticano 2°, il messaggio del Concilio agli uomini di pensiero;

Stefano Zamagni       professore di economia all’Università Alma mater studiorum di Bologna, già consultore del Pontificio Consiglio Giustizia e pace e presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, fu uno dei  principali  consulenti coinvolti nella preparazione della parte economico-sociale dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, diffusa nel 2009 sotto l’autorità del papa Benedetto 16°, con la quale venne affrontata la questione della globalizzazione, che è al centro anche dell’enciclica del papa Leone 14°. Il suo contributo è riconosciuto in particolare nel capitolo 3°, sui temi della gratuità, della logica del dono, della reciprocità e dell'economia civile, con l’idea che il mercato non sia di per sé luogo eticamente neutro e che la fraternità possa entrare dentro l'attività economica ordinaria — non solo come correttivo.

  I processi sinodali avviati per impulso di papa Francesco nell’ottobre 2021 e ancora in corso nel mondo e anche in Italia, anche se non ne vedo molta consapevolezza nelle realtà di prossimità, cercano di creare l’ambiente perché questa collaborazione estesa, anche dei laici, nella Chiesa possa esprimersi.

  Scrisse mio zio Achille Ardigò, sociologo bolognese,  nel libro Toniolo: il primato della riforma sociale, per ripartire dalla società civile,  Cappelli 1978:

 

«Nella visione […] della Gaudium et spes [Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, La gioia e la speranza, del Concilio Vaticano 2°] che è quella di una chiesa che “si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia” [così nel paragrafo primo della Costituzione] la distinzione tra gerarchia e laici deve essere integrata dalle relazioni interpersonali nella comunità ecclesiale. E’ nella comunità di Chiesa locale che l’unità nell’essenziale e il pluralismo di partecipazioni politiche e sociali debbono convivere se non integrarsi nella tensione talora, mai nella dialettica profana, nella dialogicità spesso, che non esclude, anzi fa  crescere la funzione di guida e di autorità dottrinale e pastorale della gerarchia con la partecipazione all’ufficio sacerdotale, profetico e regale dei laici, nella Chiesa e nella storia.

[…]

 E’ proprio dal far crescere la comunità  di Chiesa locale, attorno al Vescovo, come luogo di riferimento e di confronto per fini storici di bene comune, che può nascere, lo sappiamo anche per esperienza, il superamento della più che secolare separazione tra gerarchia e laici, e cioè anche il crescere dello spazio ecclesiale proprio ai laici, spazio ecclesiale che, al limite, deve essere tanto maggiormente richiesto ed esteso quanto maggiore sarà la disperione di opzioni politiche dei laici credenti.

 

  Sugli obiettivi indicati da mio zio Achille Ardigò vi furono difficoltà a sviluppare i processi avviati con il Concilio Vaticano 2° per vari motivi, connessi con lo sviluppo delle situazioni storiche nel mondo, e in particolare in Europa, con varie dinamiche ecclesiali manifestatesi durante il lungo regno del papa Giovanni Paolo 2° (dal 1978 al 2005) e con problemi specificamente teologici posti in particolare nella teologia di Joseph Ratzinger, diventata molto influente nel corso del papato di Giovanni Paolo 2°, quando fu, dal 1981 e fino al 2005, quando fu eletto Papa, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. In particolare, all’esito della 2° Assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi del 1985, intitolata Il ventesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano 2°: verifica, celebrazione e promozione del Concilio Vaticano 2°, convocata per celebrare l’anniversario del Concilio Vaticano 2°, che si era chiuso nel 1965, si ritenne che, nel  quadro dell’ecclesiologia di comunione, promossa dal Papa e da Ratzinger,   occorresse riflettere ancora se e in che misura il principio di sussidiarietà fosse applicabile alla vita ecclesiale.

  Il tema ritornò di attualità con l’accentuazione del tema della sinodalità ecclesiale sotto il Papato del papa Francesco, in particolare dopo che nel 2018 venne acquisito il parere La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa della Commissione teologica internazionale.

 Tuttavia il papa Francesco non sviluppò il criterio di sussidiarietà come principio organizzativo generale della sinodalità ecclesiale se non, viene ricordato, in un discorso alla Curia romana del 22 dicembre 2016, nel quale elencò tra i criteri guida per la riforma curiale attuata con la Costituzione apostolica Praedicate evangelium anche il principio di sussidiarietà, quindi nel quadro di innovazioni di organismi della gerarchia ecclesiastica.  Leggo il passo del discorso del Papa in cui se ne parla.

 

Tutto questo sta a dire che la riforma della Curia è un delicato processo che deve essere vissuto con fedeltà all’essenziale, con continuo discernimento, con evangelico coraggio, con ecclesiale saggezza, con attento ascolto, con tenace azione, con positivo silenzio, con ferme decisioni, con tanta preghiera - tanta preghiera! -, con profonda umiltà, con chiara lungimiranza, con concreti passi in avanti e – quando risulta necessario – anche con passi indietro, con determinata volontà, con vivace vitalità, con responsabile potestà, con incondizionata obbedienza; ma in primo luogo con l’abbandonarci alla sicura guida dello Spirito Santo, confidando nel Suo necessario sostegno. E, per questo, preghiera, preghiera e preghiera.

ALCUNI CRITERI GUIDA DELLA RIFORMA:

Sono principalmente dodici: individualità; pastoralità; missionarietà; razionalità; funzionalità; modernità; sobrietà; sussidiarietà; sinodalità; cattolicità; professionalità; gradualità.

 

Ora però l’enciclica La magnifica umanità  interviene con decisione per indicare nel principio di sussidiarietà  un «criterio generale  di governo e di vita pastorale, che riconosce e sostiene la responsabilità dei fedeli e dei corpi intermedi ecclesiali, valorizzando carismi e competenze ed evitando ogni paternalismo che soffoca la libertà evangelica. Concretamente, la partecipazione dei battezzati ai processi decisionali e la corresponsabilità nella missione passano attraverso organismi di partecipazione reali, non nominali». Quindi come elemento caratterizzante di quello stile sinodale della Chiesa come  «soggetto comunitario e storico della sinodalità e della missione», come si legge nel  Documento Finale della Seconda Sessione della 16° Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, del 25 ottobre 2024.

 Leggiamo nei n.86 e 87 dell’enciclica La magnifica umanità:

 

 

86. In conclusione, desidero toccare un punto che mi sta particolarmente a cuore. La Dottrina sociale non è soltanto una parola rivolta alla società: è anche un esame di coscienza per la Chiesa, casa e scuola di comunione, sempre chiamata a verificare che i principi esposti in questo capitolo siano vissuti anzitutto al suo interno. Il bene comune, in ambito ecclesiale, prende il volto di uno stile sinodale per la missione a servizio del Regno. La Chiesa, infatti, è il «soggetto comunitario e storico della sinodalità e della missione».  Ciò richiede attenzione al modo di prendere decisioni e di esercitare la responsabilità. Il Documento finale del Sinodo identifica, tra le pratiche decisive per la trasformazione missionaria, la cultura della trasparenza, del rendiconto e della valutazione. 

87. In questa prospettiva, la sussidiarietà diventa un criterio di governo e di vita pastorale, che riconosce e sostiene la responsabilità dei fedeli e dei corpi intermedi ecclesiali, valorizzando carismi e competenze ed evitando ogni paternalismo che soffoca la libertà evangelica. Concretamente, la partecipazione dei battezzati ai processi decisionali e la corresponsabilità nella missione passano attraverso organismi di partecipazione reali, non nominali.

 

  Pensate  che cosa potrebbe comportare, in una parrocchia come la nostra, mettere in pratica l’insegnamento dell’enciclica in materia di sussidiarietà! Ma anche quale maggiore impegno e assunzione di responsabilità sarebbero richiesti anche alle persone laiche, che invece oggi stanno un po’ a ricasco del clero, in ruoli al massimo ausiliari.