La magnifica Umanità
Enciclica MAG26
Capitolo 1° - Un pensiero dinamico fedele al Vangelo
6. La dinamicità della Dottrina sociale
Link di accesso
al podcast video:
Giuseppe Lazzati (1909-1986), che si prodigò
molto per spiegare alla gente il principio di autonomia delle realtà temporali
secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano 2°
Il capitolo si apre ripercorrendo in modo sintetico, il
cammino attraverso il quale la Dottrina sociale della Chiesa ha preso forma nel
Magistero recente dei Papi e del Concilio Vaticano 2°, per metterne
in luce il carattere dinamico. Affronta quindi una delle materie centrali del
Concilio Vaticano 2°, vale a dire il modo di affrontare da persone di fede le
novità dei tempi senza tradire le verità del Vangelo, in particolare nel
rapporto con le scienze e la politica. Dal Cinquecento questo argomento ha reso
difficili i rapporti con le scienze, sia quelle umane che quelle della natura,
ma in particolare con queste ultime, e travagliati i rapporti con i regimi
politici. La questione ha avuto anche risvolti difficili nella valutazione
ecclesiastica di due movimenti che sono stati al centro delle questioni sociali
dal Seicento al Novecento, il liberalismo e il socialismo, e nell’affrontare la
pratica della democrazia, i cui principi, dalla fine della Seconda guerra
mondiale sono andati diffondendosi, in misura maggiore o minore, a livello
globale.
L’enciclica, a questo proposito, cita i n.36
e 44 e richiama le argomentazioni del
n.76 della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La
gioia e la speranza – Gaudium et spes, del Concilio Vaticano 2°, che
trascrivo integralmente, perché le persone laiche dovrebbero imprimerseli bene
nella memoria:
36. La legittima autonomia delle
realtà terrene.
Molti
nostri contemporanei […] sembrano temere che, se si fanno troppo stretti i
legami tra attività umana e religione, venga impedita l'autonomia degli uomini,
delle società, delle scienze.
Se per autonomia delle realtà
terrene si vuol dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e
valori propri, che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora
si tratta di una esigenza d'autonomia legittima: non solamente essa è rivendicata
dagli uomini del nostro tempo, ma è anche conforme al volere del Creatore.
Infatti è dalla stessa loro
condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza,
verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ciò l'uomo è
tenuto a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola
scienza o tecnica.
Perciò la ricerca metodica di ogni
disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme
morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e
le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio.
Anzi, chi
si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà,
anche senza prenderne coscienza, viene come condotto dalla mano di Dio, il
quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono.
A questo
proposito ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che
talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani, derivati dal non avere
sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, suscitando
contese e controversie, essi trascinarono molti spiriti fino al punto da
ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro.
Se invece
con l'espressione « autonomia delle realtà temporali » si intende dire che le
cose create non dipendono da Dio e che l'uomo può adoperarle senza riferirle al
Creatore, allora a nessuno che creda in Dio sfugge quanto false siano tali
opinioni.
La
creatura, infatti, senza il Creatore svanisce.
Del resto
tutti coloro che credono, a qualunque religione appartengano, hanno sempre
inteso la voce e la manifestazione di Dio nel linguaggio delle creature.
Anzi,
l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa.
[…]
44. L'aiuto che la Chiesa riceve
dal mondo contemporaneo.
Come è
importante per il mondo che esso riconosca la Chiesa quale realtà sociale della
storia e suo fermento, così pure la Chiesa non ignora quanto essa abbia
ricevuto dalla storia e dall'evoluzione del genere umano. L'esperienza dei
secoli passati, il progresso della scienza, i tesori nascosti nelle varie forme
di cultura umana, attraverso cui si svela più appieno la natura stessa
dell'uomo e si aprono nuove vie verso la verità, tutto ciò è di vantaggio anche
per la Chiesa.
Essa,
infatti, fin dagli inizi della sua storia, imparò ad esprimere il messaggio di
Cristo ricorrendo ai concetti e alle lingue dei diversi popoli; inoltre si
sforzò di illustrarlo con la sapienza dei filosofi: e ciò allo scopo di
adattare il Vangelo, nei limiti convenienti, sia alla comprensione di tutti,
sia alle esigenze dei sapienti. E tale adattamento della predicazione della
parola rivelata deve rimanere la legge di ogni evangelizzazione. Così, infatti,
viene sollecitata in ogni popolo la capacità di esprimere secondo il modo
proprio il messaggio di Cristo, e al tempo stesso viene promosso uno scambio
vitale tra la Chiesa e le diverse culture dei popoli . Allo scopo di accrescere
tale scambio, oggi soprattutto, che i cambiamenti sono così rapidi e tanto vari
i modi di pensare, la Chiesa ha bisogno particolare dell'apporto di coloro che,
vivendo nel mondo, ne conoscono le diverse istituzioni e discipline e ne
capiscono la mentalità, si tratti di credenti o di non credenti.
È dovere di tutto il popolo di Dio,
soprattutto dei pastori e dei teologi, con l'aiuto dello Spirito Santo,
ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro
tempo, e saperli giudicare alla luce della parola di Dio, perché la verità
rivelata sia capita sempre più a fondo, sia meglio compresa e possa venir
presentata in forma più adatta.
La Chiesa,
avendo una struttura sociale visibile, che è appunto segno della sua unità in
Cristo, può essere arricchita, e lo è effettivamente, dallo sviluppo della vita
sociale umana non perché manchi qualcosa nella costituzione datale da Cristo,
ma per conoscere questa più profondamente, per meglio esprimerla e per
adattarla con più successo ai nostri tempi.
Essa sente
con gratitudine di ricevere, nella sua comunità non meno che nei suoi figli
singoli, vari aiuti dagli uomini di qualsiasi grado e condizione.
Chiunque
promuove la comunità umana nell'ordine della famiglia, della cultura, della
vita economica e sociale, come pure della politica, sia nazionale che
internazionale, porta anche non poco aiuto, secondo il disegno di Dio, alla
comunità della Chiesa, nella misura in cui questa dipende da fattori esterni.
Anzi, la
Chiesa confessa che molto giovamento le è venuto e le può venire perfino
dall'opposizione di quanti la avversano o la perseguitano.
[…]
76. La comunità politica e la
Chiesa
È di grande
importanza, soprattutto in una società pluralista, che si abbia una giusta
visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa e che si faccia una
chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo,
compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla loro coscienza
cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con
i loro pastori.
La Chiesa che, in ragione del suo
ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità
politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme
il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana.
La comunità politica e la Chiesa
sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Ma tutte e
due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e
sociale degli stessi uomini. Esse svolgeranno questo loro
servizio a vantaggio di tutti in maniera tanto più efficace, quanto più
coltiveranno una sana collaborazione tra di loro, secondo modalità adatte alle
circostanze di luogo e di tempo. L'uomo infatti non è limitato al solo orizzonte
temporale, ma, vivendo nella storia umana, conserva integralmente la sua
vocazione eterna.
Quanto alla Chiesa, fondata
nell'amore del Redentore, essa contribuisce ad estendere il raggio d'azione
della giustizia e dell'amore all'interno di ciascuna nazione e tra le nazioni. Predicando la verità evangelica e
illuminando tutti i settori dell'attività umana con la sua dottrina e con la
testimonianza resa dai cristiani, rispetta e promuove anche la libertà politica
e la responsabilità dei cittadini.
Gli
apostoli e i loro successori con i propri collaboratori, essendo inviati ad
annunziare agli uomini il Cristo Salvatore del mondo, nell'esercizio del loro
apostolato si appoggiano sulla potenza di Dio, che molto spesso manifesta la
forza del Vangelo nella debolezza dei testimoni. Bisogna che tutti quelli che
si dedicano al ministero della parola di Dio, utilizzino le vie e i mezzi
propri del Vangelo, i quali differiscono in molti punti dai mezzi propri della
città terrestre.
Certo, le cose terrene e quelle
che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono strettamente unite, e
la Chiesa stessa si serve di strumenti temporali nella misura in cui la propria
missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi
offertigli dall'autorità civile. Anzi, essa rinunzierà
all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il
loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove
circostanze esigessero altre disposizioni.
Ma sempre e dovunque, e con vera
libertà, è suo diritto predicare la fede e insegnare la propria dottrina
sociale, esercitare senza ostacoli la propria missione tra gli uomini e dare il
proprio giudizio morale, anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando
ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle
anime. E farà questo utilizzando tutti e soli quei mezzi che sono
conformi al Vangelo e in armonia col bene di tutti, secondo la diversità dei
tempi e delle situazioni.
Nella
fedeltà del Vangelo e nello svolgimento della sua missione nel mondo, la
Chiesa, che ha come compito di promuovere ed elevare tutto quello che di vero,
buono e bello si trova nella comunità umana
rafforza la pace tra gli uomini a gloria di Dio.
In base a questi principi, si legge
nell’enciclica, la
Chiesa, anche riguardo alla svolta epocale determinata dallo sviluppo e dal
crescente impiego delle tecnologie dell’intelligenza artificiale, vuole aiutare a leggere in profondità la
realtà, sostenendo le scelte che promuovono la dignità di ogni persona, la
coesione delle comunità e il bene di tutti, ponendosi accanto al mondo senza
sovrapporsi ad esso, per cooperare allo sviluppo, in ogni vicenda umana, della
giustizia e della pace, secondo il desiderio che lo Spirito Santo continua a
suscitare nel cuore dell’umanità. Pur nella
distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica e nella loro
reciproca piena autonomia, la presenza della Chiesa nel mondo si esprime anche
nel suo rapporto con la società civile e con le istituzioni pubbliche. Nel
dialogare con esse, la Chiesa riconosce il valore delle realtà sociali e
politiche e ne rispetta la responsabilità propria, sostenendo tutto ciò che
tutela la vita delle persone e rafforza le fondamenta del tessuto sociale. Essa
non pretende di assumere le funzioni che competono allo Stato; al contrario, ne
stima il servizio al bene comune e riconosce con convinzione la responsabilità
che le istituzioni civili esercitano nella società. Allo stesso tempo, non
rimane distante dalle sofferenze concrete degli uomini e delle donne del nostro
tempo.
L’ascolto dei «vari
linguaggi», secondo l’espressione che troviamo al n. 44 della Costituzione La gioia e la speranza - Gaudium et spes, non
significa soltanto studio sociologico, si sostiene nell’enciclica, ma implica
un discernimento spirituale. Quest’ultimo è inteso, nel senso del metodo di
Ignazio di Loyola, come identificazione e valutazione dei propri movimenti
interiori per distinguere quali impulsi provengano da Dio e quali non. In tale
discernimento, con l’aiuto dello Spirito, il popolo di Dio riconosce nelle
trasformazioni culturali e sociali sia i segni della presenza del Cristo che
viene e guida la storia verso il suo compimento, sia quelle derive che ne
offuscano il volto. La Verità rivelata non viene modificata nel suo nucleo
essenziale, ma esplicitata e assunta come criterio vivente per orientare scelte
concrete e, in particolare, per promuovere riforme delle strutture e sostenere
forme nuove di testimonianza evangelica nella vita pubblica.
L’enciclica continua osservando
che il confronto con i saperi non attenua la forza del Vangelo; al contrario,
consente di individuare con maggiore lucidità ciò che promuove realmente la
vita delle persone e delle comunità. Su molte questioni specifiche la
Chiesa non pretende di offrire una parola definitiva, ma riconosce
l’importanza di ascoltare la ricerca scientifica e di favorire un confronto
serio e leale tra studiosi, accogliendo la diversità delle opinioni. La
Dottrina sociale, continua l’enciclica, proprio perché nasce dalla fede e dalla
sua intelligenza della realtà, non si traduce in un repertorio di soluzioni
tecniche né in un modello economico o politico da contrapporre ad altri:
appartiene a un livello diverso, quello dei principi che orientano la
lettura degli avvenimenti e sostengono un’interpretazione evangelica dei
processi storici e delle scelte che questi comportano. Quindi data la varietà
delle situazioni storiche, non è realistico pensare che la Dottrina sociale
possa proporre una risposta unica e valida per tutti i contesti; per
questo ogni comunità cristiana è
invitata a leggere con lucidità e responsabilità la realtà del proprio
Paese. La Dottrina sociale non è,
insegna l’enciclica, un prontuario di principi e norme da applicare, ma un
cammino di discernimento comunitario.
Concludo,
questo intervento, con la parabola delle
monete d’oro, che si trova nel Vangelo secondo Matteo al capitolo 25, versetti
da 14 a 30, che vi leggo nella Traduzione interconfessionale in lingua
corrente. E’ citata al n.9 dell’enciclica, osservando:
[…] Lo Spirito Santo oggi ci
interpella circa il rapporto con la tecnica e con la rivoluzione digitale in
corso. Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché
essa lo faccia fruttare (secondo l’insegnamento evangelico della parabola che
si legge nel Vangelo secondo Matteo, al capitolo 25, versetti da 14 a 30 - Mt 25,14-30).
La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può
anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è
di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male;
ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la
finanzia, la regola, la usa. Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un
“no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un
potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio,
si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.
Parabola
delle monete d’oro
Così
infatti sarà il regno di Dio.
Un
uomo doveva fare un lungo viaggio: chiamò dunque i suoi servi e affidò loro i
suoi soldi. A uno consegnò cinquecento monete d’oro, a un altro duecento e
a un altro cento: a ciascuno secondo le sue capacità. Poi partì. Il servo
che aveva ricevuto cinquecento monete andò subito a investire i soldi in un
affare, e alla fine guadagnò altre cinquecento monete. Quello che ne aveva
ricevute duecento fece lo stesso, e alla fine ne guadagnò altre
duecento. Quello invece che ne aveva ricevute soltanto cento scavò una
buca in terra e vi nascose i soldi del suo padrone.
Dopo
molto tempo il padrone ritornò e cominciò a fare i conti con i suoi servi.
Venne
il primo, quello che aveva ricevuto cinquecento monete d’oro, portò anche le
altre cinquecento e disse:
— Signore, tu mi avevi consegnato
cinquecento monete. Guarda: ne ho guadagnate altre cinquecento.
E
il padrone gli disse:
— Bene, sei un servo bravo e fedele! Sei
stato fedele in cose da poco, ti affiderò cose più importanti. Vieni a
partecipare alla gioia del tuo signore.
Poi
venne quello che aveva ricevuto duecento monete e disse:
— Signore, tu mi avevi consegnato
duecento monete d’oro. Guarda: ne ho guadagnate altre duecento.
E
il padrone gli disse:
— Bene, sei un servo bravo e fedele! Sei
stato fedele in cose da poco, ti affiderò cose più importanti. Vieni a
partecipare alla gioia del tuo signore!
Infine
venne quel servo che aveva ricevuto solamente cento monete d’oro e disse:
— Signore, io sapevo che sei un uomo
duro, che raccogli anche dove non hai seminato e che fai vendemmia anche dove
non hai coltivato. Ho avuto paura, e allora sono andato a nascondere i
tuoi soldi sotto terra. Ecco, te li restituisco.
Ma
il padrone gli rispose:
— Servo cattivo e fannullone! Dunque
sapevi che io raccolgo dove non ho seminato e faccio vendemmia dove non ho
coltivato. Perciò dovevi almeno mettere in banca i miei soldi e io, al
ritorno, li avrei ritirati con l’interesse.
Via, toglietegli le cento monete e
datele a quello che ne ha mille. Perché chi ha molto riceverà ancora di
più e sarà nell’abbondanza; chi ha poco, gli porteranno via anche quel poco che
ha. E questo servo inutile gettatelo fuori, nelle tenebre: là piangerà
come un disperato.
Mario Ardigò - Azione Cattolica della
parrocchia di San
Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli
– indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com
