INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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venerdì 26 giugno 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 - capitolo secondo: Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa - 13. Noi, la Chiesa, il mondo, la dottrina sociale, il principio di sussidiarietà

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

capitolo secondo: Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa

13. Noi, la Chiesa,  il mondo, la dottrina sociale, il principio di sussidiarietà

 

Link di accesso al podcast video:

 

https://youtu.be/KyQ8R7IBeVQ




Nell’immagine, il professore di economia Stefano Zamagni, dell’Università di Bologna: , fu uno dei  principali  consulenti coinvolti nella preparazione della parte economico-sociale dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, diffusa nel 2009

 

   Negli ultimi giorni il numero delle persone interessate a questo blog è aumentato un po’, da quando ho iniziato a occuparmi dell’enciclica La magnifica umanità. Esso, però, rimane dedicato al nostro piccolo gruppo di Azione Cattolica e alle amiche e agli amici della parrocchia: siamo persone che si conoscono bene da anni e si vogliono bene. La nostra amicizia ha solide basi religiose, in particolare nella partecipazione alla liturgia e nell’ascolto dei nostri pastori. Per questo non sento il bisogno di ricorrere a tecniche per catturare l’attenzione del pubblico. Posso permettermi di essere un po’ noioso, secondo la mia natura. Sono infatti convinto che, più che puntare ad avere migliaia di lettori, sia preferibile far nascere migliaia di piccole iniziative nelle realtà di base, coinvolgendo piccoli gruppi di persone che si stimano e si vogliono bene.

  Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio.

 In questo intervento vi parlo di una delle novità più importanti in essa contenuta, che mi è parsa veramente epocale, anche se non la vedo in genere molto evidenziata nei primi commenti al documento: l’applicazione del principio di sussidiarietà, finora raccomandato dalla dottrina sociale per l’organizzazione degli stati e delle organizzazioni internazionali sovrastatali e, cautamente, nella strutturazione degli organismi della gerarchia ecclesiastica, come modalità di attuazione in tutta la vita ecclesiale della sinodalità  come la si sta pensando durante i processi sinodali sulla sinodalità iniziati nell’ottobre del 2021 e ancora in corso nel mondo e in Italia, quindi con ampio coinvolgimento anche delle persone cosiddette laiche, perché libere da vincoli di vita relativi al loro ministero o comunque stato ecclesiale, e perciò, più semplicemente, più libere e per questo non di rado sospettate di indisciplina.

   Se ne tratta nel capitolo secondo, Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa, il cuore pulsante dell'enciclica, nei numeri 86 e 87, in riferimento a quanto scritto nei precedenti numeri 68 e 69 nel richiamare il principio di sussidiarietà.

 Se ben inteso, e soprattutto se realmente applicato a tutti i livelli nelle nostre comunità ecclesiali quell’insegnamento avrà un rilievo di portata storica.

  La sussidiarietà è un principio molto importante elaborato in ambito cattolico negli anni Venti e trasfuso nell’enciclica Il Quarantennale – Quadragesimo anno, diffusa nel 1931 sotto l’autorità del papa Pio 11°, della quale è riconosciuto redattore il gesuita tedesco Oswald von Nell-Breuning [pronuncia Òsvalt fon Nel Bròining], morto nel 1991,  allievo di Wilhelm Emmanuel von Ketteler, vescovo di Magonza, teologo e parlamentare tedesco vissuto nell’Ottocento, pensatore di riferimento in particolare nella riflessione sulla difesa dei corpi organici intermedi. Importante viene ritenuta anche l’influenza della  scuola solidarista di Heinrich Pesch, gesuita, economista e sociologo tedesco, vissuto tra Ottocento e Novecento, il quale teorizzava una "terza via" fra individualismo e collettivismo fondata sull'articolazione organica della società in ceti professionali. Gustav Gundlach, gesuita e sociologo tedesco, della scuola di Pesh, collaborò nella preparazione dell’enciclica. L’origine della teoria della sussidiarietà  come criterio organizzativo delle istituzioni pubbliche viene riconosciuta nel cattolicesimo sociale tedesco che si sviluppò in parallelo con quello italiano, con ampio coinvolgimento dei rispettivi laicati, che li animarono e incarnarono.  Si ricorda che il termine sussidiaretà, in quel senso, in tedesco Subsidiarität   [pronuncia zub-zidiaritàt]  circolava in quel mondo sociale già prima del 1931. E’ interessante notare che, prima della Costituzione democratica repubblicana italiana del 1948, il cattolicesimo sociale aveva ispirato la Costituzione tedesca detta di Weimar, del 1919. Entrambe le Costituzioni, repubblicane e deliberate da assemblee costituenti, sono dette lunghe, perché piene di diritti sociali fondamentali.

  Il principio di sussidiarietà è descritto così al n.68 dell’enciclica La magnifica umanità:

 

68. Il principio di sussidiarietà nasce dallo stesso sguardo sulla persona che ha guidato la nostra riflessione sulla dignità e sul bene comune. Se ogni donna e ogni uomo sono chiamati a diventare protagonisti della propria vita e a partecipare alla costruzione della società, allora anche l’organizzazione sociale deve rispettare e favorire questa responsabilità. La Dottrina sociale della Chiesa chiama “sussidiarietà” il principio secondo il quale ciò che possono fare persone, famiglie, comunità locali e corpi intermedi non deve essere assorbito da istanze superiori. Le istituzioni di livello superiore devono riconoscere, proteggere e promuovere la libertà e la creatività dei livelli inferiori, coordinandone i contributi perché cooperino efficacemente al bene comune.

 

 Per azione determinante dei cattolici democratici, il principio di sussidiarietà venne inserito come principio organizzativo fondamentale dell’Unione Europea mediante il Trattato di Maastricht, del 1992, entrato in vigore il 1 novembre 1993, nell’art.5 del Trattato sull’Unione Europea:

 

Articolo 5 (ex articolo 5 del TCE)

1. La delimitazione delle competenze dell'Unione si fonda sul principio di attribuzione. L'esercizio delle competenze dell'Unione si fonda sui principi di sussidiarietà e proporzionalità.

2. In virtù del principio di attribuzione, l'Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri nei trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti. Qualsiasi competenza non attribuita all'Unione nei trattati appartiene agli Stati membri.

3. In virtù del principio di sussidiarietà, nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l'Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell'azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione. Le istituzioni dell'Unione applicano il principio di sussidiarietà conformemente al protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità. I parlamenti nazionali vigilano sul rispetto del principio di sussidiarietà secondo la procedura prevista in detto protocollo.

4. In virtù del principio di proporzionalità, il contenuto e la forma dell'azione dell'Unione si limitano a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati. Le istituzioni dell'Unione applicano il principio di proporzionalità conformemente al protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità.

 

 Con una legge Costituzionale del 2001, il principio di sussidiarietà venne inserito nel primo comma dell’art.118 della Costituzione, nel Titolo 5, sulle autonomie locali:

 

art.118

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.

 

 Gli storici della Chiesa cattolica ricordano  che l’idea di applicare il  principio di sussidiarietà all’organizzazione ecclesiastica fu espressa dal papa Pio 12° nel discorso  La elevatezza e la nobiltà dei sentimenti ai nuovi cardinali del 20 febbraio 1946:

 

  Così la Chiesa: essa agisce nel più intimo dell'uomo, dell'uomo nella sua dignità personale di creatura libera, nella sua dignità infinitamente più alta di figlio di Dio. Questo uomo la Chiesa forma ed educa, perché egli solo, completo nell'armonia della sua vita naturale e soprannaturale, nell'ordinato sviluppo dei suoi istinti e delle sue inclinazioni, delle sue ricche qualità e delle sue svariate attitudini; è al tempo stesso l'origine e lo scopo della vita sociale, e con ciò anche il principio del suo equilibrio.

  Ecco perché l'Apostolo delle Genti, parlando dei cristiani, proclama che essi non sono più come « bambini vacillanti », dall'andatura incerta in mezzo alla società umana. Il Nostro Predecessore di felice memoria Pio XI, nella sua Enciclica sull'ordine sociale «Quadragesimo anno», traeva da questo stesso pensiero una conclusione pratica, allorché enunciava un principio di generale valore, vale a dire: ciò che gli uomini singoli possono fare da sé e con le proprie forze, non deve essere loro tolto e rimesso alla comunità; principio che vale egualmente per le comunità minori e di ordine inferiore di fronte alle maggiori e più alte. Poiché — così proseguiva il sapiente Pontefice — ogni attività sociale è per natura sua sussidiaria; essa deve servire di sostegno per i membri del corpo sociale, e non mai distruggerli e assorbirli. Parole veramente luminose; che valgono per la vita sociale in tutti i suoi gradi, ed anche per la vita della Chiesa, senza pregiudizio della sua struttura - gerarchica.

 

 Si era ancora abbastanza lontani dalla teologia sulle persone laiche che venne sviluppata vent’anni dopo durante il Concilio Vaticano 2°, ma il proposito venne annunciato: il principio di sussidiarietà doveva valere anche per la vita della Chiesa.

  Bisogna ricordare che il tema della partecipazione all’interno della Chiesa è quello che ha avuto maggiori difficoltà di attuazione nelle nostre comunità ecclesiali, anche per l’impostazione assolutistica che la gerarchia ecclesiastica cattolica ha recepito dai secoli passati e che si fa sentire non solo nelle questioni dottrinali, ma un po’ nel governo di ogni comunità ecclesiale, nel ruolo che vi ha la gerarchia.

   A questo punto, va ricordato che un  grandioso progetto di umanizzazione del mondo secondo il vangelo, per obbedire al comando evangelico di costruirvi l'agàpe insegnata da Gesù di Nazaret, il Cristo dei cristiani, è iniziato con la dottrina sociale diffusa a partire dai documenti del Concilio Vaticano 2° e dall'enciclica La pace in Terra – Pacem in terris, del 1963, diffusa sotto l'autorità del papa Giovanni 23°. Esso è proseguito poi mediante l'enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio, del 1967, e la lettera apostolica l'Ottantesimo anniversario – Octogesima adveniens, del 1971, diffuse sotto l'autorità del papa Paolo 6°. È proseguito quindi mediante l'enciclica Il Centenario – Centesimus annus, diffusa nel 1991 sotto l'autorità del papa Giovanni Paolo 2°, e l'enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, diffusa nel 2009 sotto l'autorità del papa Benedetto 16°. È continuato con le encicliche Laudato si' e Fratelli tutti, diffuse nel 2015 e nel 2020 sotto l'autorità del papa Francesco, e infine con l'enciclica La magnifica umanità, di cui vi sto parlando.

  Esso richiede la collaborazione attiva di tutte le componenti ecclesiali, secondo gli auspici indicati nei documenti del Concilio Vaticano 2° e dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio del 1967, diffusa sotto l’autorità del papa Paolo 6°, che si concluse con una serie di coinvolgenti appelli all’azione: ai cattolici, ai cristiani credenti, agli uomini di buona volontà, agli uomini di stato, agli uomini di pensiero, tutti all’opera!

  Riflettiamo: quale deve essere il nostro atteggiamento nei confronti di un’enciclica sociale?

  E’ facile poterla leggere. Tutti i documenti dei Papi, a partire da papa Benedetto 14°, regnante dal 1740, sono disponibili sul portale www.vatican.va . Dall’11 giugno scorso la rivista Famiglia Cristiana ha regalato il testo dell’enciclica La magnifica umanità.

  Bisogna poi trovare la voglia e il tempo di leggere il documento. E poi di intenderlo bene, e questo significa un impegno aggiuntivo. Ma anche di tenerne a mente gli insegnamenti e di situarli nella storia della dottrina sociale, e questo è molto più impegnativo.

  Ma non è tutto.

  La dottrina sociale è diffusa per metterla in pratica. Bisogna darsi da fare per questo. E’ la missione fondamentale dell’Azione Cattolica.

  In Italia è stato fatto e con risultati molto importanti, anche se non mi pare che ai tempi nostri ve ne sia sempre sufficiente consapevolezza.

  La nuova democrazia italiana costruita dopo la caduta del regime fascista mussoliniano reca evidentissima, per chi la sa vedere, l’impronta della dottrina sociale cattolica. Non c’è da stupirsene perché generazioni del laicato cattolico hanno svolto ruoli importantissimi nell’edificare e mantenere vitale la nostra Repubblica. E ancor oggi è così.

  In altri due stati europei è andata così: in Germania e in Polonia. La democrazia italiana deve moltissimo all’opera di Giovanni Battista Montini, ma anche per il  ruolo svolto molto prima che divenisse papa Paolo 6°. Gran parte della classe dirigente cattolico-democratica italiana si è formata dagli anni Trenta del secolo scorso alla sua scuola.  La nascita della democrazia polacca deve altrettanto al papa Giovanni Paolo 2°.

  Troviamo l’esortazione a darsi da fare anche ai numeri 46 e 47 dell’enciclica La magnifica umanità,  all’inizio del secondo capitoloVi si esortano tutte le donne e gli uomini di buona volontà, a partire dalle  persone di fede, comprese quelle libere da particolare legami di stato ecclesiastico relativi al loro ministero e posizione ecclesiale a riscoprire il proprio compito di portare nel quotidiano, nei rapporti familiari, nel lavoro e nella partecipazione sociale, i principi richiamati nell’enciclica, lasciandosi animare dall’intento di incarnare l’amore di Dio nella trama concreta della storia. Una esortazione particolare all’impegno viene poi rivolta alle accademie e  alle università perché ridiano slancio a tali principi, ripensandoli in modo aderente all’oggi ed efficace nel fronteggiare la rivoluzione digitale. In questo modo, si legge nell’enciclica,  la ricerca teologica e filosofica potrà approfondire e sostenere il cammino pastorale della Chiesa, contribuendo al compito del Magistero di illuminare la coscienza dei credenti e di orientarne l’impegno a rendere più giusta e fraterna la vita delle nostre società.

  Per quanto riguarda specificamente la vita interna della Chiesa, il problema è la cornice giuridica e istituzionale perché anche le persone laiche, la grande maggioranza della popolazione di fede, possano dare nelle comunità ecclesiali un proprio apporto nel quadro di una effettiva partecipazione. La questione è viva anche per le altre componenti ecclesiali, naturalmente, ma per quanto riguarda il laicato è molto seria, perché in genere gli spazi per partecipare realmente non sono molto ampi e gli organismi di partecipazione previsti dal diritto canonico spesso non funzionano bene o affatto.

  Eppure i documenti pontifici in materia di dottrina sociale sempre più si sono valsi di riferimenti al pensiero di persone laiche particolarmente competenti, come anni fa papa Francesco riconobbe francamente.

 Ricordo in particolare due figure:

Jacques Maritain,    filosofo francese vissuto tra Ottocento e Novecento, amico di Giovanni Battista Montini: sul suo pensiero, in particolare espresso nel libro Umanesimo integrale, si formarono dagli anni Trenta generazioni di cattolici democratici italiani. La dottrina sociale ne dipende sui temi del  personalismo, dignità della persona, fondazione dei diritti umani, democrazia. Il suo pensiero influì sull’elaborazione della Dichiarazione sulla dignità umana Della dignità umana - Dignitatis Humanae, del Concilio Vaticano 2°,  e dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum Progressio e tale influenza è ancora viva. Il papa Paolo 6° lo scelse per ricevere, al termine del Concilio Vaticano 2°, il messaggio del Concilio agli uomini di pensiero;

Stefano Zamagni       professore di economia all’Università Alma mater studiorum di Bologna, già consultore del Pontificio Consiglio Giustizia e pace e presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, fu uno dei  principali  consulenti coinvolti nella preparazione della parte economico-sociale dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, diffusa nel 2009 sotto l’autorità del papa Benedetto 16°, con la quale venne affrontata la questione della globalizzazione, che è al centro anche dell’enciclica del papa Leone 14°. Il suo contributo è riconosciuto in particolare nel capitolo 3°, sui temi della gratuità, della logica del dono, della reciprocità e dell'economia civile, con l’idea che il mercato non sia di per sé luogo eticamente neutro e che la fraternità possa entrare dentro l'attività economica ordinaria — non solo come correttivo.

  I processi sinodali avviati per impulso di papa Francesco nell’ottobre 2021 e ancora in corso nel mondo e anche in Italia, anche se non ne vedo molta consapevolezza nelle realtà di prossimità, cercano di creare l’ambiente perché questa collaborazione estesa, anche dei laici, nella Chiesa possa esprimersi.

  Scrisse mio zio Achille Ardigò, sociologo bolognese,  nel libro Toniolo: il primato della riforma sociale, per ripartire dalla società civile,  Cappelli 1978:

 

«Nella visione […] della Gaudium et spes [Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, La gioia e la speranza, del Concilio Vaticano 2°] che è quella di una chiesa che “si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia” [così nel paragrafo primo della Costituzione] la distinzione tra gerarchia e laici deve essere integrata dalle relazioni interpersonali nella comunità ecclesiale. E’ nella comunità di Chiesa locale che l’unità nell’essenziale e il pluralismo di partecipazioni politiche e sociali debbono convivere se non integrarsi nella tensione talora, mai nella dialettica profana, nella dialogicità spesso, che non esclude, anzi fa  crescere la funzione di guida e di autorità dottrinale e pastorale della gerarchia con la partecipazione all’ufficio sacerdotale, profetico e regale dei laici, nella Chiesa e nella storia.

[…]

 E’ proprio dal far crescere la comunità  di Chiesa locale, attorno al Vescovo, come luogo di riferimento e di confronto per fini storici di bene comune, che può nascere, lo sappiamo anche per esperienza, il superamento della più che secolare separazione tra gerarchia e laici, e cioè anche il crescere dello spazio ecclesiale proprio ai laici, spazio ecclesiale che, al limite, deve essere tanto maggiormente richiesto ed esteso quanto maggiore sarà la disperione di opzioni politiche dei laici credenti.

 

  Sugli obiettivi indicati da mio zio Achille Ardigò vi furono difficoltà a sviluppare i processi avviati con il Concilio Vaticano 2° per vari motivi, connessi con lo sviluppo delle situazioni storiche nel mondo, e in particolare in Europa, con varie dinamiche ecclesiali manifestatesi durante il lungo regno del papa Giovanni Paolo 2° (dal 1978 al 2005) e con problemi specificamente teologici posti in particolare nella teologia di Joseph Ratzinger, diventata molto influente nel corso del papato di Giovanni Paolo 2°, quando fu, dal 1981 e fino al 2005, quando fu eletto Papa, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. In particolare, all’esito della 2° Assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi del 1985, intitolata Il ventesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano 2°: verifica, celebrazione e promozione del Concilio Vaticano 2°, convocata per celebrare l’anniversario del Concilio Vaticano 2°, che si era chiuso nel 1965, si ritenne che, nel  quadro dell’ecclesiologia di comunione, promossa dal Papa e da Ratzinger,   occorresse riflettere ancora se e in che misura il principio di sussidiarietà fosse applicabile alla vita ecclesiale.

  Il tema ritornò di attualità con l’accentuazione del tema della sinodalità ecclesiale sotto il Papato del papa Francesco, in particolare dopo che nel 2018 venne acquisito il parere La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa della Commissione teologica internazionale.

 Tuttavia il papa Francesco non sviluppò il criterio di sussidiarietà come principio organizzativo generale della sinodalità ecclesiale se non, viene ricordato, in un discorso alla Curia romana del 22 dicembre 2016, nel quale elencò tra i criteri guida per la riforma curiale attuata con la Costituzione apostolica Praedicate evangelium anche il principio di sussidiarietà, quindi nel quadro di innovazioni di organismi della gerarchia ecclesiastica.  Leggo il passo del discorso del Papa in cui se ne parla.

 

Tutto questo sta a dire che la riforma della Curia è un delicato processo che deve essere vissuto con fedeltà all’essenziale, con continuo discernimento, con evangelico coraggio, con ecclesiale saggezza, con attento ascolto, con tenace azione, con positivo silenzio, con ferme decisioni, con tanta preghiera - tanta preghiera! -, con profonda umiltà, con chiara lungimiranza, con concreti passi in avanti e – quando risulta necessario – anche con passi indietro, con determinata volontà, con vivace vitalità, con responsabile potestà, con incondizionata obbedienza; ma in primo luogo con l’abbandonarci alla sicura guida dello Spirito Santo, confidando nel Suo necessario sostegno. E, per questo, preghiera, preghiera e preghiera.

ALCUNI CRITERI GUIDA DELLA RIFORMA:

Sono principalmente dodici: individualità; pastoralità; missionarietà; razionalità; funzionalità; modernità; sobrietà; sussidiarietà; sinodalità; cattolicità; professionalità; gradualità.

 

Ora però l’enciclica La magnifica umanità  interviene con decisione per indicare nel principio di sussidiarietà  un «criterio generale  di governo e di vita pastorale, che riconosce e sostiene la responsabilità dei fedeli e dei corpi intermedi ecclesiali, valorizzando carismi e competenze ed evitando ogni paternalismo che soffoca la libertà evangelica. Concretamente, la partecipazione dei battezzati ai processi decisionali e la corresponsabilità nella missione passano attraverso organismi di partecipazione reali, non nominali». Quindi come elemento caratterizzante di quello stile sinodale della Chiesa come  «soggetto comunitario e storico della sinodalità e della missione», come si legge nel  Documento Finale della Seconda Sessione della 16° Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, del 25 ottobre 2024.

 Leggiamo nei n.86 e 87 dell’enciclica La magnifica umanità:

 

 

86. In conclusione, desidero toccare un punto che mi sta particolarmente a cuore. La Dottrina sociale non è soltanto una parola rivolta alla società: è anche un esame di coscienza per la Chiesa, casa e scuola di comunione, sempre chiamata a verificare che i principi esposti in questo capitolo siano vissuti anzitutto al suo interno. Il bene comune, in ambito ecclesiale, prende il volto di uno stile sinodale per la missione a servizio del Regno. La Chiesa, infatti, è il «soggetto comunitario e storico della sinodalità e della missione».  Ciò richiede attenzione al modo di prendere decisioni e di esercitare la responsabilità. Il Documento finale del Sinodo identifica, tra le pratiche decisive per la trasformazione missionaria, la cultura della trasparenza, del rendiconto e della valutazione. 

87. In questa prospettiva, la sussidiarietà diventa un criterio di governo e di vita pastorale, che riconosce e sostiene la responsabilità dei fedeli e dei corpi intermedi ecclesiali, valorizzando carismi e competenze ed evitando ogni paternalismo che soffoca la libertà evangelica. Concretamente, la partecipazione dei battezzati ai processi decisionali e la corresponsabilità nella missione passano attraverso organismi di partecipazione reali, non nominali.

 

  Pensate  che cosa potrebbe comportare, in una parrocchia come la nostra, mettere in pratica l’insegnamento dell’enciclica in materia di sussidiarietà! Ma anche quale maggiore impegno e assunzione di responsabilità sarebbero richiesti anche alle persone laiche, che invece oggi stanno un po’ a ricasco del clero, in ruoli al massimo ausiliari. 



martedì 23 giugno 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 - Terzo capitolo Tecnica e dominio, Sezione La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’intelligenza artificiale - 12. L’intelligenza artificiale (n.98-99);

 La magnifica Umanità 

Enciclica MAG26

Terzo capitolo Tecnica e dominio, Sezione La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’intelligenza artificiale

12. L’intelligenza artificiale (n.98-99);

  

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https://youtu.be/VqZ4MKGj5cc






Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio. In questo intervento anticipo la riflessione sul tema trattato neI  n.98 e 99, nel terzo capitolo Tecnica e dominio, Sezione La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’intelligenza artificiale.

 L’enciclica La magnifica umanità non è dedicata ai problemi dell’intelligenza artificiale, ma alle trasformazioni sociali, economiche e politiche collegate al sempre crescente impiego di sistemi di intelligenza artificiale e al sempre più rapido ed esteso sviluppo di quelle tecnologie in un mondo globalizzato. La globalizzazione è l’ambiente sociale in cui i sistemi di intelligenza artificiale rendono possibile esercitare un potere mai così forte, esteso, pervasivo e penetrante, fin nell’intimità delle persone, nel governo delle società, nella formazione e controllo del consenso politico e dei consumatori, nella psicologia personale degli utenti, nello sviluppo della tecnologia degli armamenti,  con riflessi epocali sull’economia, sulle scienze, sullo sviluppo delle altre tecnologie,  sulla distribuzione sociale delle ricchezze prodotte, sull’organizzazione della forza lavoro e, in definitiva, sull’esclusione o inclusione sociale, sui modelli di sviluppo delle società, sull’ambiente e, tra l’altro, sulla pace e sulla guerra.

  Ciò che viene definito globalizzazione — pur avendo conosciuto una prima fase già tra fine Ottocento e inizio Novecento — ha avviato la sua stagione contemporanea dalla metà del Novecento, per poi svilupparsi impetuosamente dagli anni '90 di quel secolo, dopo il crollo dei regimi comunisti dell'Europa centro-orientale e con la crescente integrazione delle economie asiatiche, la Cina anzitutto, nei circuiti economici mondiali. Più di recente, anche gli sviluppi delle tecnologie dell'intelligenza artificiale ne stanno trasformando i caratteri. Il fenomeno viene comunemente definito come il processo di crescente integrazione e interdipendenza mondiale tra economie, società, culture e istituzioni, reso possibile dallo sviluppo delle comunicazioni, dei trasporti e delle tecnologie dell'informazione.

  I documenti del Magistero sulla dottrina sociale cominciarono molto presto a misurarsi con la dimensione internazionale e sovranazionale dei problemi politici — la necessità di un ordine fondato sul diritto, di istituzioni capaci di garantire la pace e di promuovere uno sviluppo esteso a quanti più popoli possibile —, in anticipo, o quanto meno in parallelo, rispetto al dibattito politico coevo: almeno a partire dal radiomessaggio di Pio 12° del 24 agosto 1939, Ai governanti e ai popoli nell'imminente pericolo della guerra. La globalizzazione in senso proprio sarebbe entrata nel lessico magisteriale più tardi, con il magistero del papa Giovanni Paolo 2° e, in forma sistematica, con l’enciclica La carità nella verità - Caritas in veritate, del 2009, del papa Benedetto 16°.

  Da qui la grande importanza di tale documento del Magistero, che si collega esplicitamente alle encicliche Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio, diffusa nel 1967 sotto l’autorità del papa Paolo 6° e  La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis, diffusa sotto l’autorità del papa Giovanni Paolo 2°. Questo Magistero si interessa della progressio, nel senso del latino classico, vale a dire come il procedere nel tempo delle dinamiche sociali. Di solito si fa notare che nel latino classico "progressus" indicava principalmente l'avanzamento o il procedere di un processo, senza ulteriori connotazioni, né positive né negative; l'odierna accezione di progresso come miglioramento continuo della condizione umana è una costruzione culturale moderna, affermatasi soprattutto con l'Illuminismo e il positivismo, tra il Settecento e l’Ottocento. Il problema affrontato dal Magistero sociale, anche nell’enciclica La magnifica umanità, è quello di come far sì che lo sviluppo delle dinamiche sociali, potenziato dalle nuove tecnologie e in particolare ora da quelle dei sistemi di intelligenza artificiale,  realizzi un effettivo progresso in senso moderno per tutta l’umanità, quindi un miglioramento non solo per una sua parte privilegiata. E questo per il comando evangelico del costruire l’agàpe, che nel latino della nostra tradizione ecclesiale viene tradotto come caritas e in italiano come carità. Non si tratta solo di deliberare norme pubbliche adeguate. Leggiamo ai numeri 5 e 6 dell’enciclica:

 

5. […] Ora tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo. È necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Ma la questione non si esaurisce nella regolamentazione. Come avvertiva papa Francesco, occorre domandarci con realismo chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti: «Non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito [...] danno a coloro che detengono la conoscenza, e soprattutto il potere economico per sfruttarla, un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero». Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune.

6. Per questo occorre avviare un discernimento condiviso capace di penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto. Se ci limitiamo alle contingenze, rischiamo di lasciare che il susseguirsi delle emergenze decida al posto nostro la direzione del cammino. Stiamo vivendo una rapida fase di transizione, un “cambiamento d’epoca”, in cui – mentre alcuni si contendono il futuro delle nuove tecnologie e altri sono impegnati nella riflessione su di esse – la maggior parte delle persone rimane in attesa, osserva da lontano e spera semplicemente che tutto vada per il meglio. Proprio per questo si impongono alla nostra coscienza domande decisive, che non possono più essere eluse: dove stiamo andando? Verso quale meta desideriamo orientarci? Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?

 

  Siamo quindi invitati a riflettere sul fatto che queste tecnologie dell’intelligenza artificiale, così potenti, non sono neutrali perché assumono il volto di chi le pensa, le finanzia, le regola, le usa. 

  Spesso, quando sui mezzi di comunicazione se ne parla, l’intelligenza artificiale è associata a immagini di robot androidi: macchine governate da sistemi di intelligenza artificiale la cui struttura fisica ricorda quella del corpo umano, e addirittura è costruita per somigliargli. Un robot è una macchina programmabile dotata della capacità di percepire l'ambiente e di compiere azioni nel mondo fisico in modo automatico o semiautomatico. I robot androidi vengono costruiti con due finalità principali: interfacciarsi più agevolmente con gli esseri umani in certe funzioni, e muoversi e operare in ambienti progettati a misura d'uomo. Un sistema di intelligenza artificiale può governare uno o più robot androidi, ma non è un robot androide.

 A volte, per il suo carattere un po' misterioso agli occhi dei più e per l'alone di grande potenza che le aleggia intorno, l'intelligenza artificiale finisce per apparire qualcosa di soprannaturale, ma non lo è. E non è nemmeno un altro noi. Meno che mai un dio. E poi non vi è solo una  intelligenza artificiale, ma moltissime, anzi sempre più, in particolare per rispondere alle richieste della committenza commerciale. Infatti, in genere, le intelligenze artificiali dei nostri tempi sono prodotti industriali, fatti per essere messi in commercio da imprenditori privati. Come è ricordato nell’enciclica La magnifica umanità  nel numero 5 che sopra ho letto: «I principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune».

   Le intelligenze artificiali in realtà  sono solo sistemi informatici progettati per svolgere compiti che richiedono capacità tipicamente associate all'intelligenza umana, come riconoscere schemi, comprendere il linguaggio, apprendere dall'esperienza, formulare previsioni o prendere decisioni. In altre parole, L'A.I. – Artificial intelligence [espressione in inglese che significa intelligenza artificiale  e che di seguito userò per riferirmi ad un sistema di intelligenza artificiale] è la capacità di un sistema di calcolo di simulare prestazioni proprie dell'intelligenza umana.

 Leggiamo nei numeri 98 e 99 dell’enciclica La magnifica umanità, nel  terzo capitolo Tecnica e dominio, Sezione La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’intelligenza artificiale:

 

98. È opportuno premettere due considerazioni: la prima è che qualsiasi affermazione sull’IA rischia di diventare obsoleta in breve tempo, data l’impressionante velocità di sviluppo di questi sistemi. La seconda è che tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco del loro effettivo funzionamento. Le moderne intelligenze artificiali sono infatti più “coltivate” che “costruite”: gli sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bensì creano un’architettura sulla quale l’IA “cresce”. Di conseguenza, aspetti scientifici fondamentali – come le rappresentazioni interne e i processi computazionali di questi sistemi – rimangono al momento sconosciuti. Si manifesta pertanto l’urgenza di un duplice impegno: da un lato, un approfondimento della ricerca scientifica, dall’altro, un esercizio di discernimento morale e spirituale.

99. Non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa “intelligenza” a quella umana. Questi sistemi imitano alcune funzioni dell’intelligenza umana. Nel farlo, spesso la superano per velocità e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze. Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente. Anche quando tali strumenti vengono presentati come capaci di “apprendere”, il loro modo di farlo è diverso da quello della persona umana. Non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che può essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore.

 

 Da qui in  poi mi avvalgo dei miei appunti da una conferenza di un esperto di sistemi di intelligenza artificiale tenuta per il Meic  il 12 giugno 2026, revisionati e integrati dalle A.I. Claude -modello Opus  4.8 – di Anthropic, ChatGPT di OpneAI e Gemini di Google. Ho chiesto il consiglio delle A.I. perché la mia formazione è solo giuridica e non ero sicuro di aver appuntato correttamente ciò che ci era stato spiegato. Non faccio il nome dell’esperto, perché non ha rivisto il testo dei miei appunti.

 Come funziona una intelligenza artificiale?

  Il sistema di intelligenza artificiale riceve un prompt — una domanda — lo inquadra all'interno di una teoria e produce una soluzione. È decisivo individuare la teoria entro cui collocare il problema, per formalizzarlo correttamente sul piano logico. Il sistema calcola trasformando i dati in forma digitale, in sequenze di 1 e 0: la risposta è il risultato della computazione. Il passo difficile è la formalizzazione esatta del problema. Nessun metodo può stabilire in modo definitivo quando una formalizzazione è "corretta", perché la realtà non è formalizzata: lo sono soltanto le teorie. È invece possibile dimostrare l'equivalenza tra formalizzazioni diverse. Le macchine sono più veloci ed efficienti nell'eseguire i calcoli, e operano manipolando stringhe di simboli.

 Confrontando due risposte date dall’A.I. ChatGPT di OpenAI a un anno di distanza si è constatato  un progresso nella computazione, ma permane la difficoltà di fronte a problemi logici sofisticati e, ad esempio, ad alcuni problemi di traduzione: il limite sta nella formalizzazione. Nel gioco degli scacchi, invece, l'A.I. eccelle proprio perché il dominio è interamente formalizzabile (con regole chiuse, informazione completa). Il problema computazionale tipico è esplorare lo spazio delle possibilità future: qui le macchine sono più rapide, efficienti e affidabili — a condizione che il problema sia formalizzabile. Per questo è essenziale controllare la formalizzazione dei processi di computazione.

 I sistemi di A.I. hanno numerose applicazioni rilevanti e in molti compiti specifici superano le prestazioni umane. Già Norbert Wiener [leggi Nòrbert Uìner] ( vissuto tra il 1894 e il 1964), considerato il padre della cibernetica, avvertiva che le macchine automatiche possono accrescere il controllo esercitato da un gruppo di esseri umani sull'intera società. L'A.I. si può descrivere come una protesi della mente umana.

  Il calcolatore mediante il quale l’A.I. opera è costituito da circuiti elettronici governati da programmi, che sono insiemi  ordinati di istruzioni che un calcolatore esegue per svolgere un determinato compito.

  Alan Turing ha formalizzato la nozione di computabile: ciò che è computabile possiede un programma eseguibile da una macchina universale, capace di calcolare tutte le funzioni computabili. Non quindi tutte le funzioni in assoluto: esistono infatti problemi non computabili, come il problema della fermata. Il problema della fermata (halting problem in inglese) è la domanda: esiste un metodo generale — un algoritmo — che, ricevuti in ingresso un qualsiasi programma P e un qualsiasi dato d, sappia decidere con certezza, in tempo finito, se l'esecuzione di P su d prima o poi si ferma oppure prosegue all'infinito? Alan Turing nel 1936 dimostrò che un tale algoritmo non può esistere. Non è una limitazione contingente (macchine troppo lente, memoria insufficiente): è un'impossibilità di principio. È questo il senso dell'affermazione che esistono funzioni non computabili. il problema della fermata fissa un limite invalicabile e dimostrato matematicamente a ciò che qualsiasi macchina può calcolare — non l'A.I. di oggi, ma la computazione in quanto tale. Quando si dice che "vi sono limiti invalicabili alla formalizzazione", questo è il teorema fondativo a cui, in ultima analisi, ci si appoggia. È un argomento robusto da spendere: non un'opinione filosofica, ma un risultato logico che nessuno contesta.

 In un celebre articolo del 1950 Turing si chiese se le macchine possano "pensare". La domanda è oggi di stringente attualità in riferimento alle capacità dei sistemi di A.I. contemporanei.

  Le moderne macchine di A.I.  si basano su reti neurali, ispirate — in termini molto approssimativi — al funzionamento dei neuroni cerebrali. Questi sistemi vanno addestrati: l'addestramento consiste nel trovare i "pesi" delle connessioni che minimizzano l'errore, alimentando la rete con quantità enormi di dati. È in questa fase che i pesi vengono progressivamente aggiustati. Al n.98 dell’enciclica La magnifica umanità si osserva che  le  moderne intelligenze artificiali sono infatti più “coltivate” che “costruite”: gli sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bensì creano un’architettura sulla quale l’IA “cresce”. Di conseguenza, aspetti scientifici fondamentali – come le rappresentazioni interne e i processi computazionali di questi sistemi – rimangono al momento sconosciuti. Sappiamo quindi  esattamente qual è la matematica dietro al funzionamento macroscopico, ma non sappiamo perché quella specifica configurazione di miliardi di pesi numerici generi una determinata risposta o un comportamento emergente (come il ragionamento logico o la capacità di programmare). Oggi però si lavora molto sulla explainable AI cioè sull’intelligenza artificiale spiegabile, vale a dire trasparente nei suoi processi, in modo da consentire agli esseri umani di comprendere, almeno in parte, come e perché giunga a determinate conclusioni o decisioni, cioè sulla possibilità di spiegare come il sistema arriva a un determinato risultato. Va sottolineato un punto spesso frainteso: l'apprendimento avviene durante l'addestramento, non durante la risposta. Quando il modello già addestrato risponde a un prompt (fase di inferenza, cioè di interazione con utenti), i suoi pesi sono congelati: il sistema non si automigliora rispondendo, né impara dalla singola conversazione. Ma i dati dell’interazione possono essere utilizzati in una fase successiva e distinta di addestramento, non condotta durante l’interazione con gli utenti, per produrre una nuova versione del modello (cioè un nuovo insieme di pesi). Non è il modello con cui gli utenti interagiscono  che impara: è la sua generazione successiva che può essere plasmata dai dati aggregati delle interazioni precedenti. L’apprendimento avviene a livello di versioni, non di sessione.

  Il vero problema diventa allora come usare il risultato del calcolo. La macchina manipola simboli secondo regole — opera cioè sulla sintassi — mentre il significato, e soprattutto l'uso del risultato quando entrano in gioco valori morali, richiede il controllo dell'uomo. Esistono limiti invalicabili alla formalizzazione.

  In superficie le macchine fanno meglio, perché calcolano più velocemente. Ma sul piano del substrato delle azioni il discorso cambia. L'essere umano possiede una realtà interna — coscienza e volontà — che non ha modello matematico, non è formalizzabile e perciò, secondo questa tesi, non potrà mai essere realmente imitata. L'autocoscienza umana emerge dall'attività di circa 86 miliardi di neuroni, ma una volta emersa non si lascia ricostruire né formalizzare.

 Le risposte dei grandi modelli linguistici generativi (LLM, dall’inglese Large Language Model, cioè “grande modello linguistico”) come ChatGPT vengono prodotte prevedendo, a ogni passaggio, il successivo token, inteso come unità elementari di testo che possono corrispondere a una parola intera, a una parte di parola, a un segno di punteggiatura o a un numero, più plausibile sulla base di modelli statistici appresi durante l’addestramento su enormi quantità di dati. La superficie dei risultati delle A.I.  generaliste è levigata e convincente, ma tale fluidità espressiva non implica necessariamente una comprensione profonda dei contenuti. Ad esempio, questi sistemi non possiedono una comprensione morale autonoma e non sono in grado di fondare o giustificare principi etici come farebbe un essere umano: infatti ad oggi non esiste  una formalizzazione completa e universalmente accettata dell’etica umana.

  A un test del giugno 2026 l’A.I. ChatGPT  di OpenAI si è poi mostrata non pienamente affidabile sul piano logico nei problemi sofisticati: l'A.I. è affidabile quando il prompt è formalizzabile. In alcuni casi, ad esempio, non esegue correttamente la dimostrazione per assurdo, mostrando limiti logici ancora evidenti agli specialisti.

  Anche i sistemi di A.I., poi,  sbagliano: occorre quindi continuamente e sistematicamente revisionarne l'affidabilità, e la revisione implica l'uomo. È il rapporto con l'umano a valorizzare la tecnica, a darle senso. Ne deriva una responsabilità dei legislatori nel regolare le procedure di verifica dei sistemi di A.I., e la necessità che il legislatore dialoghi con i tecnici. L'A.I. è uno strumento il cui uso va regolato: non è indispensabile conoscerne a fondo tutti i processi interni, così come si guidano automobili o si usano computer senza padroneggiarne l'ingegneria. Per gli educatori si apre il problema di che cosa e come insegnare anche nel campo dell'A.I.

   Sul piano teorico, il successo attuale dell'IA rappresenta una rivincita del connessionismo. Conviene chiarire i due termini in gioco:

Il computazionalismo (o approccio simbolico, talvolta detto "A.I. classica" o GOFAI che significa Good Old-Fashioned Artificial Intelligence, vale a dire la "buona vecchia intelligenza artificiale", per indicare l'approccio classico all'A.I., dominante dagli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta) concepisce l'intelligenza come manipolazione di simboli secondo regole esplicite: la conoscenza è codificata in rappresentazioni strutturate e in regole logiche, e ragionare significa eseguire un programma su quei simboli. È la tradizione della logica, dei sistemi a regole, della programmazione logica — quella, per intenderci, più vicina alla sensibilità di un logico.

  Il connessionismo concepisce invece l'intelligenza come proprietà emergente da reti di unità elementari (i "neuroni" artificiali) fittamente interconnesse: la conoscenza non è scritta in regole esplicite, ma è distribuita nei pesi delle connessioni e viene appresa dai dati. È la tradizione delle reti neurali e dell'apprendimento profondo (il deep learning, vale a dire l'apprendimento profondo, una tecnica di apprendimento automatico — a sua volta branca dell'intelligenza artificiale — basata su reti neurali artificiali organizzate in molti strati, donde l'aggettivo «profondo», e capaci di apprendere automaticamente schemi complessi a partire da grandi quantità di dati).

 Per gran parte della storia dell'A.I. l'approccio simbolico ha dominato; l'odierno trionfo del deep learning e dei grandi modelli linguistici segna perciò la rivincita del paradigma connessionista. Resta però un nodo aperto: nessuna di queste A.I., fondate su un ragionamento probabilistico, fornisce ancora una vera risposta argomentativa. I pesi non sono passaggi di un'argomentazione, ma parametri numerici opachi: non "ragioni", e non interpretabili come tali. Per questo i computazionalisti restano a disagio di fronte a risultati generati su base probabilistica.

  Si esplorano, infine, paradigmi di calcolo ispirati a processi naturali — fino al ripiegamento (folding) delle proteine — come possibili vie alternative per problemi computazionalmente molto onerosi.

  Per aver un’idea approssimativa di quest’ultima via, bisogna capire che una proteina nasce come una catena lineare: una sequenza di amminoacidi agganciati uno dopo l'altro, come le perle di una collana, secondo le istruzioni scritte nel gene. Ma in quella forma distesa la proteina è inerte. Per funzionare deve ripiegarsi nello spazio in una precisa architettura tridimensionale — eliche, foglietti, anse — che le dà la sua forma definitiva. E la forma è la funzione: l'emoglobina trasporta ossigeno, un enzima accelera una reazione, un anticorpo riconosce un intruso, soltanto perché assumono quella geometria e non un'altra. Ripiegarsi male ha conseguenze gravi: diverse malattie (Alzheimer, Parkinson, fibrosi cistica) sono in fondo patologie del ripiegamento.

La cosa notevole è che questo processo avviene spontaneamente. Una volta immersa nell'ambiente acquoso della cellula, la catena proteica collassa e si ripiega nella sua struttura tridimensionale funzionale, guidata dalle forze fisiche che agiscono tra i suoi atomi e che tendono a portarla verso configurazioni energeticamente più favorevoli.  E’ un processo che per la logica è un problema intrattabile. Negli anni Sessanta Cyrus Levinthal formulò un paradosso: una proteina anche modesta potrebbe assumere un numero astronomico di configurazioni possibili — più degli atomi dell'universo. Se dovesse provarle a una a una per trovare quella giusta, impiegherebbe più tempo dell'età del cosmo. Eppure ci riesce in un battito. È esattamente il tipo di problema che fa disperare un computazionalista: lo spazio di ricerca è così vasto che la forza bruta è impensabile. Prevedere la forma finale a partire dalla sola sequenza — il celebre problema del ripiegamento proteico — è rimasto irrisolto per cinquant'anni, affrontato sperimentalmente con metodi lentissimi e costosissimi come la cristallografia a raggi X.

 L’A.I. è arrivata ad imitare quel processo, con una precisazione: L'A.I. non simula il processo fisico del ripiegamento, cioè non ne ricalcola passo passo la traiettoria nel tempo. Fa qualcosa di concettualmente diverso e più sottile: predice direttamente la struttura finale a partire dalla sequenza, sulla base del  riconoscimento di regolarità statistiche. È il sistema AlphaFold di Google DeepMind. Addestrato sulle circa 150.000 strutture proteiche già risolte sperimentalmente in decenni di lavoro, ha "imparato" le correlazioni profonde tra sequenze e forme: quali porzioni di catena tendono a finire vicine, quali motivi ricorrono, come l'evoluzione vincola le geometrie possibili. Poi, davanti a una sequenza nuova, inferisce la sua architettura più probabile.

  E’ bene però chiarire che AlphaFold non ragiona sulla fisica e non argomenta, si limita a riconoscere schemi. È il paradigma connessionista nella sua forma più trionfante. E ha successo proprio dove il problema è ben circoscritto e c'è abbondanza di dati di addestramento: ciò rende l'A.I. affidabile. In quelle condizione l’A.I. è in grado di predire l’esito del processo. Nel 2020 AlphaFold2 raggiunse un'accuratezza vicina a quella dei metodi sperimentali nel prevedere la forma delle singole proteine, risolvendo di fatto un problema aperto da mezzo secolo. La versione successiva, AlphaFold3, ha esteso le previsioni alle interazioni tra proteine e ligandi, acidi nucleici e altri complessi molecolari. Il database pubblico associato mette oggi a disposizione gratuitamente centinaia di milioni di strutture predette — in pratica quasi tutte le proteine note alla scienza, oltre duecento milioni di sequenze, un patrimonio che prima sarebbe costato secoli di laboratorio. Le ricadute più immediate sono nella progettazione di farmaci.

 

Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com


domenica 21 giugno 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 - Primo capitolo: Un pensiero dinamico fedele al Vangelo - 11. – Le encicliche La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis e La carità nella verità – Caritas in veritate – parte 1

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

Primo capitolo: Un pensiero dinamico fedele al Vangelo

11.Le encicliche La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis e La carità nella verità – Caritas in veritate – parte 1 


Link di accesso al podcast video:

 https://youtu.be/ldocTM5-cpk



Nell’immagine, Romano Prodi, formatosi nell’Azione Cattolica di Reggio Emilia dove ebbe come assistente ecclesiastico Camillo Ruini, fu poi professore di economia a Bologna e divenne esponente del cattolicesimo democratico di quella città. È più noto tra la gente come leader della coalizione politica di centro-sinistra che si oppose dal 1995 a quella di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi, uomo politico più apprezzato di lui da Camillo Ruini, da presidente della Conferenza Episcopale Italiana, per i suoi manifestati propositi di  maggiore aderenza alla linea dei valori non negoziabili seguita all’epoca  dall’episcopato italiano. Tuttavia, il ruolo storico di maggior rilievo Prodi lo ebbe da Presidente della Commissione Europea, dal 1999 al 2004, in particolare per il suo rilevante apporto nel processo di allargamento dell’Unione Europea a diversi stati usciti negli anni ’90 da regimi comunisti di tipo marxista-leninista: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Slovenia, circa settanta milioni di persone. Ciò secondo gli auspici espressi dal Papa Giovanni Paolo 2º, nato polacco e vissuto al tempo del regime comunista di quello stato fino all’elezione a Papa, nell’enciclica il Centenario – Centesimus annus, del 1991.

 

 

  Proseguo nell’esame del primo capitolo, Un pensiero dinamico fedele al Vangelo, dell’enciclica La magnifica umanità dello scorso maggio, in cui si vuole dare il senso della continuità degli orientamenti della dottrina sociale contemporanea, quella che si fa iniziare con l’enciclica Delle novità – Rerum novarum pubblicata nel 1891 sotto l’autorità del Papa Leone 13º,  nonostante gli adattamenti resi necessari dalle novità dei tempi.

  Nel lessico del Magistero cattolico vi sono realtà che mutano nel tempo, dette temporali, affidate principalmente all’azione delle persone dette laiche perché libere da legami di stato di vita ecclesiastico; vi sono poi verità che si ritiene non debbano mutare, in quanto recepite attraverso la Sacra Scrittura e la Tradizione apostolica e definite perenne deposito della fede, pur potendone variare nel tempo la formulazione; e vi sono infine orientamenti che, riguardando realtà temporali, possono mutare in rapporto alle specifiche situazioni sociali e storiche, nella fedeltà al deposito della fede e ad alcuni principi ad esso strettamente connessi.

  Nella formulazione dei documenti del Magistero cattolico, si fa grande attenzione a non introdurre elementi incoerenti o addirittura contraddittori con ciò che si ritiene tanto importante nella vita di fede da non dover essere mutato, pur potendosene cambiare le formulazioni, e ciò mantenendo consapevolezza di ciò che si è fatto, insegnato e scritto nella bimillenaria storia della Chiesa, vale a dire della storia del pensiero e dei fatti religiosi, che naturalmente contiene anche ciò che la Chiesa ha poi riformato o rifiutato. Si insegna che fedeltà non significa ripetizione: la comprensione di ciò che è stato trasmesso può crescere. Leggiamo al n.8 della Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione La parola di Dio - Dei Verbum del Concilio Vaticano 2º:

 

  Ciò che fu trasmesso dagli apostoli, poi, comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa del popolo di Dio e all'incremento della fede; così la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede. 

Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la contemplazione e lo studio dei credenti che le meditano in cuor loro (come si legge nel Vangelo secondo Luci al capitolo 2, versetti 19 e 51), sia con la intelligenza data da una più profonda esperienza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. Così la Chiesa nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio.

 

   Così si dice che il Magistero, nel suo difficile ministero, insieme custodisce e sviluppa.

  Lo sviluppo del Magistero presenta aspetti particolari nella dottrina sociale, che riguarda la convivenza tra le persone e l’organizzazione della società, ad esempio l’individuazione del bene comune, lo sviluppo integrale delle persone umane,  le istituzioni pubbliche e la politica che le riguarda, l’organizzazione dell’economia e la giustizia sociale, le libertà civili, politiche e religiose, la famiglia, la tutela e promozione della vita, le misure di sostegno, pubbliche e ad opera della società civile, per lenire le povertà, l’ambiente, la costruzione di relazioni internazionali pacifiche. Infatti, da un lato si tratta di temi in cui non è sufficiente la sapienza teologica e biblica, nella  quale i pastori della Chiesa ricevono una specifica formazione a motivo del loro ministero, ma occorrono sapienze di molte altre discipline, ad esempio quelle giuridiche, economiche, sociologiche, antropologiche, dall’altro occorre avere una realistica consapevolezza delle complesse dinamiche che attraversano le società in cui le persone sono immerse mediante relazioni vitali, nel paziente  ascolto della voce delle genti. In questo lavoro, anche le persone laiche, in particolare per le loro specifiche responsabilità nelle cose della società e della scienza, ma in genere per il fatto stesso di animare le società in cui vivono, possono essere utili e sono esortate a non far mancare il loro apporto.

  Leggiamo infatti nel n.37 della Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti – Lumen gentium:

 

 

37. I laici, come tutti i fedeli, hanno il diritto di ricevere abbondantemente dai sacri pastori i beni spirituali della Chiesa, soprattutto gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti ; ad essi quindi manifestino le loro necessità e i loro desideri con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo. Secondo la scienza, competenza e prestigio di cui godono, hanno la facoltà, anzi talora anche il dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa. Se occorre, lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla Chiesa, e sempre con verità, fortezza e prudenza, con rispetto e carità verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo. I laici, come tutti i fedeli, con cristiana obbedienza prontamente abbraccino ciò che i pastori, quali rappresentanti di Cristo, stabiliscono in nome del loro magistero e della loro autorità nella Chiesa, seguendo in ciò l'esempio di Cristo, il quale con la sua obbedienza fino alla morte ha aperto a tutti gli uomini la via beata della libertà dei figli di Dio. Né tralascino di raccomandare a Dio con le preghiere i loro superiori, affinché, dovendo questi vegliare sopra le nostre anime come persone che ne dovranno rendere conto, lo facciano con gioia e non gemendo (come si legge nella lettera agli Ebrei, al capitolo 13, versetto 17).

  I pastori, da parte loro, riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino loro libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano delle opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete nella città terrestre.

  Da questi familiari rapporti tra i laici e i pastori si devono attendere molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il senso della propria responsabilità, ne è favorito lo slancio e le loro forze più facilmente vengono associate all'opera dei pastori. E questi, aiutati dall'esperienza dei laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità sia in cose spirituali che temporali; e così tutta la Chiesa, forte di tutti i suoi membri, compie con maggiore efficacia la sua missione per la vita del mondo.

 

 Leggiamo ancora al n.10 del decreto sull’apostolato dei laici, L’apostolato – Apostolicam actuositatem, del Concilio Vaticano 2°:

 

10. Come partecipi della missione di Cristo sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell'azione della Chiesa. All'interno delle comunità ecclesiali la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei pastori non può per lo più ottenere il suo pieno effetto. Infatti i laici che hanno davvero spirito apostolico, ad esempio di quegli uomini e di quelle donne che aiutavano Paolo nella diffusione del Vangelo (come si legge negli Atti degli apostoli al  capitolo 18, versetti da 18 a 26 e nella lettera di san Paolo apostolo ai Romani, al capitolo 16, versetto 3), suppliscono a quello che manca ai loro fratelli e confortano cosi sia i pastori, sia gli altri membri del popolo fedele (come si legge nella prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi,al capitolo 16, versetti da 17 a 18). Nutriti dall'attiva partecipazione alla vita liturgica della propria comunità, partecipano con sollecitudine alle sue opere apostoliche; conducono alla Chiesa gli uomini che forse ne vivono lontani; cooperano con dedizione generosa nel comunicare la parola di Dio, specialmente mediante l'insegnamento del catechismo; rendono più efficace la cura delle anime ed anche l'amministrazione dei beni della Chiesa, mettendo a disposizione la loro competenza.

 

  Dall’ottobre 2021, su impulso di papa Francesco e ora del suo successore, sono in corso processi sinodali sulla sinodalità ecclesiale volti in particolare ad articolare in forme sinodali  la collaborazione anche delle persone laiche nel fornire elementi utili al Magistero, a qualsiasi livello e come via ordinaria nella vita ecclesiale, nel rispetto dei principi che regolano i rapporti tra i pastori e le persone laiche nella Chiesa.

  E’ mia opinione che, nelle cose della fede e anche per ciò che attiene al pensiero sociale, anche noi persone laiche dovremmo prendere esempio da quel metodo di custodia, sviluppo nella fedeltà  e dialogo sinodale, praticato e insegnato dal Magistero,  pur con i limiti che inevitabilmente si hanno in queste cose quando non ce se ne occupa dopo una lunga e sistematica preparazione.  D’altra parte, ai nostri tempi, nessuna singola persona può padroneggiare tutte le discipline  e tutte le cose delle società, e, quindi, anche uno specialista in una disciplina è, rispetto alle altre, solo una persona che cerca di essere colta e che ha bisogno della collaborazione altrui. E l’ascolto dell’altra gente è fondamentale per poter dare un contributo efficace alla risoluzione dei problemi sociali in senso evangelico.

  Chi ha raggiunto come me l’età matura ha la sensazione che il mondo in cui vive abbia preso negli ultimi decenni a mutare a velocità vertiginosa. Non c’è da meravigliarsi, dunque, che anche la dottrina sociale si sia sviluppata seguendo la complessità di quella dinamica. Ma questo non significa che si sia cominciato a fine Ottocento, con l’enciclica  Delle Novità – Rerum novarum, del 1891, come si fa notare nella La magnifica umanità al n.29:

 

29. Ciò che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa” non nasce all’improvviso nell’età contemporanea, ma raccoglie e organizza una lunga tradizione di riflessione ecclesiale sulla vita sociale, che trova le sue fonti nella Sacra Scrittura, nei Padri della Chiesa, nelle elaborazioni teologiche e giuridiche del Medioevo e dell’età moderna.

 

  Lo stesso concetto è sviluppato con grande efficacia anche al n. 12 dell'enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, pubblicata nel 2009 sotto l'autorità di papa Benedetto 16° e citata nel primo capitolo della Magnifica umanità. Il nostro caro vescovo Vincenzo Apicella ci ha sottolineato l'importanza dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate  nella conversazione che ha tenuto in parrocchia, qualche settimana fa, sull'esortazione apostolica La gioia del Vangelo – Evangelii Gaudium. Leggiamo dalla La carità nella verità – Caritas in veritate:

 

  È giusto rilevare le peculiarità dell'una o dell'altra Enciclica, dell'insegnamento dell'uno o dell'altro Pontefice, mai però perdendo di vista la coerenza dell'intero corpus dottrinale.   Coerenza non significa chiusura in un sistema, quanto piuttosto fedeltà dinamica a una luce ricevuta. La dottrina sociale della Chiesa illumina con una luce che non muta i problemi sempre nuovi che emergono. Ciò salvaguarda il carattere sia permanente che storico di questo  «patrimonio» dottrinale che, con le sue specifiche caratteristiche, fa parte della Tradizione sempre vitale della Chiesa. La dottrina sociale è costruita sopra il fondamento trasmesso dagli Apostoli ai Padri della Chiesa e poi accolto e approfondito dai grandi Dottori cristiani. Tale dottrina si rifà in definitiva all'Uomo nuovo, all'«ultimo Adamo che divenne spirito datore di vita» (come si legge nella prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi, capitolo 15, versetto 45 – 1Cor 15, 45) e che è principio della carità che « non avrà mai fine » (come si legge nella prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, capitolo 13, versetto 8 – 1Cor 13,8). È testimoniata dai Santi e da quanti hanno dato la vita per Cristo Salvatore nel campo della giustizia e della pace. In essa si esprime il compito profetico dei Sommi Pontefici di guidare apostolicamente la Chiesa di Cristo e di discernere le nuove esigenze dell'evangelizzazione. Per queste ragioni, la Populorum progresso [enciclica sociale del 1967, pubblicata sotto l’autorità del papa Paolo 6°] inserita nella grande corrente della Tradizione, è in grado di parlare ancora a noi, oggi.

 

 

 Nel n.1 dell’enciclica La sollecitudine sociale - Sollicitudo rei socialis, pubblicata nel 1987 sotto l’autorità del papa Giovanni Paolo 2°, pure citata nell’enciclica La magnifica umanità, leggiamo alcune importanti nozioni sulla funzione e sullo sviluppo della dottrina sociale:

 

  La sollecitudine sociale della Chiesa, finalizzata ad un autentico sviluppo dell'uomo e della società, che rispetti e promuova la persona umana in tutte le sue dimensioni, si è sempre espressa nei modi più svariati. Uno dei mezzi privilegiati di intervento è stato nei tempi recenti il Magistero dei Romani Pontefici, che, partendo dall'Enciclica Rerum Novarum di Leone 13°  come da un punto di riferimento, ha trattato di frequente la questione facendo alcune volte coincidere le date di pubblicazione dei vari documenti sociali con gli anniversari di quel primo documento.  Né i Sommi Pontefici hanno trascurato di illuminare con tali interventi anche aspetti nuovi della dottrina sociale della Chiesa. Pertanto, cominciando dal validissimo apporto di Leone 13°, arricchito dai successivi contributi magisteriali, si è ormai costituito un aggiornato «corpus» dottrinale, che si articola man mano che la Chiesa, nella pienezza della Parola rivelata da Cristo Gesù  e con l'assistenza dello Spirito Santo (come si legge nel Vangelo secondo Giovanni al capitolo 14, versetto 16), va leggendo gli avvenimenti mentre si svolgono nel corso della storia. Essa cerca così di guidare gli uomini a rispondere, anche con l'ausilio della riflessione razionale e delle scienze umane, alla loro vocazione di costruttori responsabili della società terrena.

 

 E, appunto, nel quarantesimo anniversario dell’enciclica Delle novità – Rerum Novarum, nel 1931, venne pubblicata l’enciclica Il Quarantennale – Quadragesimo anno, del papa Pio 11°, nell’ottantesimo anniversario la lettera apostolica L’ottantesimo anniversario  - Octogesima adveniens, pubblicata nel 1971 sotto l’autorità del papa Paolo 6°,  nel centesimo, nel 1991, l’enciclica Il centenario – Centesimus annus, del papa Giovanni Paolo 2°, e infine, nel centotrentacinquesimo anniversario, lo scorso maggio, l’enciclica La magnifica umanità.

  E’ accaduto lo stesso dopo la pubblicazione sotto l’autorità del papa Paolo 6°, nel 1967, dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio: nel ventesimo anniversario venne pubblicata sotto l’autorità del papa Giovanni Paolo 2° l’enciclica La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis, del 1987. Si era in un’epoca in cui stava maturando la crisi dei regimi comunisti di tipo marxista-leninista dell’Europa centro-orientale, imprevista dai più ma non da quel Papa, profondo conoscitore di quei mondi.  L’anno successivo in Polonia ripresero gli scioperi del sindacato indipendente Solidarność - Solidarietà, guidato da Lech Wałęsa, che determinarono il regime instaurato con un colpo di stato nel 1980 a riaprire il dialogo politico: si arrivò quindi alle elezioni politiche del 1989, le prime a cui poterono partecipare più partiti, che videro la travolgente vittoria  delle liste presentate da Solidarność.

 Nel 2009 sotto l’autorità del papa Benedetto 16°, Joseph Ratzinger, uno dei maggiori teologi contemporanei, venne pubblicata, in tempi difficilissimi per il manifestarsi di una drammatica recessione economica  a livello globale, l’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, con la quale si intese esplicitamente intervenire riallacciandosi al Magistero dell’enciclica Lo sviluppo dei popoli - Populorum progressio.  Nel 2007 si era ulteriormente sviluppato il processo di allargamento ad Oriente dell’Unione Europea con l’ingresso di Romania e Bulgaria, uscite da regimi comunisti nel 1989.

  Nel primo capitolo dell’enciclica La magnifica umanità  si richiama, sintetizzandone i punti principali, il Magistero espresso nelle encicliche La sollecitudine sociale  - Sollicitudo rei  socialis e La carità nella  verità – Caritas in Veritate.

  Viene ricordato che nell’enciclica La sollecitudine sociale – Sollicitudo rei socialis si riprende in considerazione il fenomeno del sottosviluppo e si prende atto del fallimento dei tentativi di porvi rimedio e addirittura dell’allargamento, talvolta, del divario tra Nord e Sud del mondo.  Vengono denunciati altresì i meccanismi economici, finanziari e commerciali che, gestiti dai Paesi più forti, favoriscono strutturalmente i loro interessi e soffocano le economie più deboli, e si chiede che siano sottoposti anche a un serio giudizio etico, non solo tecnico. In questo contesto la solidarietà è compresa come corresponsabilità concreta tra persone, popoli e nazioni, una forma di amicizia sociale o carità politica orientata alla “civiltà dell’amore” invocata dal papa Paolo 6°. 

  In riferimento all’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, nell’enciclica La magnifica umanità si ricorda che vi si riprese il concetto di sviluppo presentato nell’enciclica Lo sviluppo dei popoli – Populorum progressio, rileggendolo nell’orizzonte della globalizzazione. Tale sviluppo dovrebbe tradursi in un progresso economico davvero inclusivo e rispettoso dei limiti del creato, ma nei Paesi ricchi si formano nuove categorie di poveri e si moltiplicano forme inedite di esclusione, mentre nelle regioni più povere piccoli gruppi vivono in un benessere consumistico che convive con situazioni di miseria disumanizzante. Si osserva inoltre che il nuovo sistema economico-finanziario globale, segnato da grande mobilità dei capitali e dei mezzi di produzione, ha ridimensionato il potere politico degli Stati e la loro capacità di orientare i processi economici. Si ribadisce che l’attività economica non può pretendere di risolvere i problemi sociali semplicemente ampliando la logica del mercato, ma dev’essere ordinata al bene comune, di cui la comunità politica porta una responsabilità propria e insostituibile. 

 Al centro dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate vi è poi l’affermazione che la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa,  a condizione che sia sempre unita alla verità, nonostante la tendenza a dichiarare l’irrilevanza  della verità nei campi sociale, giuridico, politico ed economico, vale a dire quelli peculiari della dottrina sociale.

   La specificità del contributo dell’enciclica La carità nella verità – Caritas in veritate, secondo l’enciclica La magnifica umanità, sta nel mostrare che sviluppo, giustizia, istituzioni e mercato non sono realtà neutre, ma luoghi in cui la carità nella verità deve prendere forma storica. Questo insegnamento, si osserva nell’enciclica La magnifica umanità,  resta attuale anche per l’oggi, segnato da disuguaglianze crescenti, pressione dei mercati finanziari, crisi ambientale e sfiducia nella politica, perché chiede di giudicare ogni modello di sviluppo sulla sua capacità di essere inclusivo e sostenibile, di ricomporre il rapporto tra economia e politica attorno al bene comune e di riconoscere alla carità un ruolo critico e generativo nella vita pubblica.

  Data la grande importanza delle due encicliche del 1987 e del 2009, ritengo utile tornarvi sopra in successivi interventi.

 Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com