Un amico biologo mi ha corretto quando ho detto che il primo progenitore dei mammiferi era un piccolo animale simile a un toporagno. Mi ha detto: “No, era un batterio”.
Ecco che ne dice ChatGPT:
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In realtà, avete ragione entrambi — ma stavate parlando a due livelli diversi.
Se risaliamo indietro fino all’origine della vita sulla Terra, tutti gli esseri viventi, quindi anche noi, derivano da un antenato unicellulare molto antico. Gli scienziati lo chiamano LUCA, cioè “ultimo antenato comune universale”. Era un organismo microscopico vissuto miliardi di anni fa. In questo senso, sì: il nostro progenitore ultimo è qualcosa di simile a un batterio primitivo.
Ma se parliamo invece dell’origine dei mammiferi come gruppo zoologico, allora il discorso cambia. I primi mammiferi comparvero circa 200 milioni di anni fa, e uno dei loro rappresentanti più antichi conosciuti è il Morganucodon, un piccolo animale grande pochi centimetri, con denti già differenziati e caratteristiche tipiche dei mammiferi. Era più simile a un toporagno che a qualunque altra cosa.
Quindi la differenza sta nella scala temporale:
se guardiamo alla radice dell’albero della vita, troviamo un organismo unicellulare;
se guardiamo al ramo dei mammiferi, troviamo un piccolo vertebrato simile a un toporagno.
La cosa più affascinante, però, è un’altra. Questa doppia risposta non è una contraddizione: è la prova dell’unità della vita. Il codice genetico è lo stesso in tutti gli organismi. Le basi chimiche sono le stesse. Questo significa che la vita sulla Terra non è una serie di creazioni separate, ma una storia continua, ramificata, che attraversa miliardi di anni.
Non discendiamo dai batteri moderni, ma condividiamo con loro un antenato comune remoto. E lungo questo percorso si sono accumulate trasformazioni, adattamenti, innovazioni.
In fondo, sapere che la nostra storia biologica affonda le radici in un organismo microscopico non diminuisce la dignità dell’uomo. Al contrario, ci colloca dentro un grande racconto naturale, complesso e coerente, che possiamo studiare con meraviglia e rigore.
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Ho
chiesto all’algoritmo di intelligenza artificiale ChatGPT di parlarmi della
teoria dell’evoluzionismo biologico. Poi ho chiesto all’algoritmo di
intelligenza artificiale Gemini di revisionare il risultato prodotto da
ChatGPT. Poi ho chiesto a ChatGPT di replicare a una obiezione mossa da Gemini
al suo risultato. Poi ho condotto verifiche sull’affidabilità dei risultati
consultando enciclopedie e un testo di biologia per le scuole superiori: ne
espongo il risultato in fondo.
L’algoritmo di intelligenza artificiale ChatGPT ci parla dell’evoluzionismo sulla base di questo prompt:
Mi affido alle scienze naturali per capire la biologia, ma rimango meravigliato di come da un organismo simile a un toporagno di oggi siano potuti derivare le balene, gli elefanti e anche gli esseri umani. Devo spiegare a un gruppo di persone con la cultura delle medie superiori che questa idea è più credibile del loro creazionismo e che non è semplicemente una “opinione” come loro sostengono. Mi scrivi un discorso che possa leggere in una decina di minuti?
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Ti propongo un testo pensato per essere letto ad alta voce in circa dieci minuti, con un linguaggio accessibile ma rigoroso. Ho cercato di mantenere un tono rispettoso — sapendo quanto per te sia importante distinguere bene tra piano scientifico e piano teologico — ma anche fermo sul valore conoscitivo della scienza.
Dal piccolo mammifero primitivo alla balena: perché l’evoluzione non è un’opinione
Quando guardiamo uno scheletro di balena, un elefante o un essere umano, facciamo fatica a immaginare che tutti questi organismi possano avere un antenato comune, simile a un piccolo mammifero insettivoro, grande più o meno come un toporagno.
Eppure, secondo la biologia evolutiva, è proprio così.
Molti reagiscono dicendo: “È solo un’opinione. Io preferisco credere che le specie siano state create così come sono”.
Ma qui dobbiamo chiarire un punto fondamentale: l’evoluzione non è un’opinione tra le altre. È una teoria scientifica fondata su una quantità enorme di prove indipendenti, convergenti e verificabili.
Vorrei spiegare perché.
1. Che cos’è una teoria scientifica?
Nel linguaggio comune, “teoria” significa ipotesi, idea personale.
Nel linguaggio scientifico, invece, una teoria è una spiegazione generale che integra fatti osservati, esperimenti ripetuti e previsioni confermate.
La teoria dell’evoluzione ha questo status, come la teoria della gravità o quella della struttura atomica. Non è un “mi piace pensare che…”, ma una spiegazione che funziona, che fa previsioni e che viene continuamente controllata.
2. Le prove dai fossili
Prendiamo l’esempio delle balene.
Oggi sono completamente acquatiche. Ma i fossili mostrano una serie graduale di forme intermedie:
- Mammiferi terrestri con zampe,
- Mammiferi semi-acquatici,
- Mammiferi marini con arti posteriori sempre più ridotti,
- Fino alle balene moderne.
Specie come il Pakicetus o l’Ambulocetus mostrano caratteristiche intermedie: denti da mammifero terrestre, ma orecchio già adattato alla vita acquatica.
Questa sequenza non è inventata: è stratigrafica. I fossili più antichi sono più terrestri, quelli più recenti più marini. È esattamente ciò che la teoria prevede.
Se fosse stato tutto creato “così com’è”, perché dovremmo trovare questa progressione ordinata?
3. Le prove dall’anatomia comparata
Guardiamo ora le ossa.
Il braccio umano, l’ala del pipistrello, la pinna della balena e la zampa del cavallo hanno la stessa struttura ossea di base:
- un osso (omero),
- due ossa (radio e ulna),
- ossicini del carpo,
- metacarpi,
- falangi.
La forma cambia, la funzione cambia, ma il progetto di base è lo stesso.
Questo si chiama omologia. È ciò che ci aspettiamo se tutti derivano da un antenato comune.
Non è ciò che ci aspetteremmo se ogni specie fosse stata creata separatamente per uno scopo diverso.
4. Le prove dalla genetica
Oggi la prova più forte viene dal DNA.
Gli esseri umani condividono:
- circa il 98–99% del DNA con gli scimpanzé,
- percentuali significative anche con mammiferi molto lontani.
Non solo: condividiamo errori genetici identici, cioè mutazioni inattive nello stesso punto del genoma. È come trovare lo stesso errore di battitura in due copie di un testo: la spiegazione più semplice è che derivano da una copia precedente comune.
La genetica moderna non ha indebolito l’evoluzione. L’ha rafforzata enormemente.
5. L’evoluzione non dice che “veniamo dalle scimmie”
Spesso si sente dire: “Allora mio nonno era una scimmia?”
No.
La teoria dice che condividiamo un antenato comune con le scimmie attuali. Proprio come due cugini condividono un nonno, ma non derivano l’uno dall’altro.
Allo stesso modo, noi e le balene condividiamo un antenato mammifero remoto.
6. Perché non è solo un’opinione
Dire che evoluzione e creazionismo sono “due opinioni equivalenti” significa confondere due piani diversi:
- Il creazionismo è una lettura religiosa del mondo.
- L’evoluzione è una teoria scientifica verificata con metodi pubblici, controllabili e ripetibili.
La scienza non pretende di dire perché esista qualcosa invece del nulla, né quale sia il senso ultimo della vita.
Ma quando si tratta di spiegare la diversità biologica, l’evoluzione è il modello che meglio spiega i dati.
Non è una preferenza personale.
È la spiegazione che funziona meglio alla luce delle prove.
7. “Ma è difficile da credere”
È vero: è difficile da immaginare.
Ma la realtà non è obbligata a essere intuitiva.
È difficile immaginare che la Terra ruoti attorno al Sole, eppure è così.
È difficile immaginare che la materia sia fatta di atomi quasi vuoti, eppure è così.
Allo stesso modo, è difficile immaginare che da piccoli mammiferi del Giurassico possano derivare balene ed elefanti. Ma abbiamo:
- fossili,
- anatomia comparata,
- genetica,
- biogeografia,
- osservazioni dirette di micro-evoluzione.
Tutte convergono nella stessa direzione.
Quando prove indipendenti puntano tutte allo stesso risultato, non siamo più nel campo dell’opinione.
Siamo nel campo della conoscenza scientifica.
8. Una riflessione finale
Accettare l’evoluzione non significa negare Dio.
Molti credenti — anche nella tradizione cattolica — vedono nell’evoluzione il modo con cui la natura si sviluppa nel tempo.
La domanda scientifica è: come si è sviluppata la vita?
La domanda religiosa è: perché esiste qualcosa e qual è il suo senso?
Sono domande diverse.
Ma quando parliamo di biologia, dobbiamo affidarci agli strumenti della biologia.
E oggi, sulla base delle prove disponibili, l’idea che tutti i mammiferi — dal piccolo antenato insettivoro fino alla balena e all’uomo — siano collegati da una storia evolutiva comune non è un’opinione personale.
È la spiegazione scientifica più solida che abbiamo.
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L’algoritmo di intelligenza artificiale Gemini così revisiona criticamente il testo che precede:
Il testo che hai preparato è eccellente: è equilibrato, segue una struttura logica impeccabile e riesce a essere divulgativo senza sacrificare il rigore. L'uso dell'esempio del piccolo mammifero insettivoro che diventa balena è un "gancio" narrativo molto efficace per mantenere l'attenzione durante la lettura ad alta voce.
Tuttavia, per renderlo ancora più incisivo e "corazzato" contro le tipiche obiezioni, ti propongo alcune modifiche critiche e integrazioni mirate.
Valutazione Critica
Punti di forza:
* La distinzione dei piani: Il punto 8 è fondamentale. Chiarire che non c'è un conflitto intrinseco tra fede e scienza (citando implicitamente la posizione della Chiesa post-1950) abbassa le difese emotive dell'ascoltatore scettico.
* L'analogia dell'errore di battitura: È la spiegazione più chiara possibile per i "pseudogeni" (DNA non codificante).
* Ritmo: I paragrafi brevi e le frasi dirette sono perfetti per la lettura ad alta voce.
Punti da migliorare:
* Manca il "motore": Parli molto delle prove dell'evoluzione, ma non spieghi brevemente il meccanismo (selezione naturale + mutazione). Senza il "come" avviene, il passaggio da toporagno a balena sembra ancora "magico".
* Precisione terminologica: Nel punto 5, si potrebbe essere ancora più netti: noi siamo scimmie (antropomorfe), non solo "parenti".
* Conclusione: Il finale è solido, ma potrebbe essere più ispiratore, sottolineando la bellezza della connessione tra tutti i viventi.
Proposta di Integrazioni e Modifiche
Ecco come potresti ritoccare alcuni passaggi chiave:
1. Inserire il "Motore" dell'evoluzione (Nuovo Punto 2 o integrazione al 1)
Dopo aver spiegato cos'è una teoria, aggiungerei un breve passaggio sul meccanismo, per evitare che l'evoluzione sembri un processo guidato da una "volontà" dell'animale.
> "L'evoluzione non avviene perché un animale 'decide' di cambiare. Avviene attraverso la selezione naturale: in ogni generazione nascono individui con piccole variazioni casuali. Se una variazione aiuta a sopravvivere meglio in un certo ambiente (ad esempio, dita leggermente più palmate per un mammifero che vive vicino all'acqua), quell'individuo avrà più figli. Di generazione in generazione, queste piccole differenze si accumulano, portando a cambiamenti enormi su tempi geologici."
>
2. Rafforzare il punto sulle Balene (Punto 2)
Per rendere visiva la progressione, menzionerei un dettaglio anatomico affascinante: le ossa vestigiali.
> "Ancora oggi, se guardiamo dentro il corpo di una balena, troviamo i resti di un bacino e di piccoli femori nascosti tra i muscoli. Sono ossa che non servono a nulla per nuotare. Perché sono lì? Perché sono l'eredità 'inutile' dei loro antenati che camminano sulla terra. La scienza chiama questi organi vestigiali: sono le cicatrici della storia."
>
3. Precisazione sulle Scimmie (Punto 5)
Sarei un po' più audace per correggere un errore comune.
> "Spesso si dice: 'L'uomo discende dalla scimmia'. In realtà, dal punto di vista biologico, l’essere umano è una scimmia. Siamo classificati nell’ordine dei Primati e nella famiglia degli Ominidi, insieme a scimpanzé, gorilla e oranghi. Dire che non siamo scimmie sarebbe come dire che un barboncino non è un cane. Accettare questo non toglie dignità all'uomo; al contrario, ci colloca nel meraviglioso arazzo della vita."
>
4. Unire l'Anatomia Comparata (Punto 3)
Aggiungerei un'immagine mentale per rinforzare il concetto di omologia.
> "È come se la natura avesse a disposizione lo stesso set di mattoncini LEGO per costruire cose diverse. Non è un caso se la pinna di un delfino e la tua mano hanno lo stesso numero di dita interne: è la firma di un unico progetto ancestrale riadattato dal tempo."
>
Tabella di sintesi per il lettore
Se questo testo venisse distribuito come dispensa, questa tabella aiuterebbe a fissare i concetti:
| Prova | Cosa ci dice | Esempio |
|---|---|---|
| Fossili | La sequenza temporale dei cambiamenti. | Ambulocetus (balena con le zampe). |
| Anatomia | La parentela strutturale tra specie diverse. | Ossa del braccio umano vs ala di pipistrello. |
| Genetica | Il grado di parentela "scritto" nelle cellule. | 98,5% di DNA condiviso con lo scimpanzé. |
| Organi Vestigiali | Tracce di un passato che non serve più. | Il coccige umano (residuo di una coda). |
Suggerimento per la chiusura
Per chiudere con un tocco di "stupore scientifico" (che spesso tocca corde simili a quelle religiose), potresti usare una variazione della celebre frase di Darwin:
> "C’è una grandezza in questa visione della vita: mentre il nostro pianeta ha continuato a girare secondo le immutabili leggi della gravità, da un inizio così semplice, innumerevoli forme, bellissime e meravigliose, si sono evolute e continuano a evolversi. E noi, con la nostra ragione, siamo la parte di questo processo che finalmente ha aperto gli occhi e ha iniziato a capire come tutto ciò sia accaduto."
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La replica di ChatGPT sulla proposta di Gemini di definire gli esseri umani come scimmie
L’obiezione è intelligente e, dal punto di vista biologico, non è campata in aria. Però va chiarita bene, perché rischia di creare più confusione che chiarezza, soprattutto in un pubblico non specialistico.
Ti propongo una replica che puoi leggere o adattare.
Replica all’obiezione: “L’uomo è una scimmia”
L’affermazione secondo cui “l’essere umano è una scimmia” nasce da un dato reale: nella classificazione biologica moderna l’uomo appartiene all’ordine dei Primati e alla famiglia degli Ominidi, insieme a scimpanzé, gorilla e oranghi.
Dal punto di vista strettamente cladistico — cioè della classificazione basata sulle parentele evolutive — è corretto dire che l’uomo appartiene al gruppo delle grandi scimmie (Hominoidea). Se definiamo “scimmia” come tutti i membri di questo gruppo evolutivo, allora sì, in senso tecnico, siamo all’interno di quel ramo.
Ma qui occorre fare una distinzione importante tra:
1. Uso tecnico-scientifico dei termini
2. Uso linguistico comune
Nel linguaggio quotidiano, “scimmia” indica un animale non umano. Quando qualcuno dice “l’uomo non è una scimmia”, intende dire che non è uno scimpanzé, non è un gorilla, non è un primate non umano.
E in questo senso l’affermazione resta corretta.
Il punto cruciale: parentela ≠ identità
Dire che condividiamo un antenato comune con gli scimpanzé non significa dire che siamo scimpanzé.
Allo stesso modo:
- Dire che i cani e i lupi hanno un antenato comune non significa che un barboncino sia un lupo.
- Dire che i cugini condividono un nonno non significa che siano la stessa persona.
La biologia evolutiva parla di discendenza da un antenato comune, non di trasformazione diretta di una specie attuale in un’altra.
Perché la formulazione può essere fuorviante
Dire semplicemente “l’uomo è una scimmia” può essere:
- Tecnicamente difendibile in ambito specialistico.
- Comunicativamente impreciso in ambito divulgativo.
Perché nel linguaggio ordinario la parola “scimmia” non coincide con la definizione cladistica di “Hominoidea”.
Se non si chiarisce questo, si rischia di trasformare una spiegazione scientifica in uno slogan provocatorio.
E quando si passa allo slogan, si perde precisione.
La vera forza dell’evoluzione non sta nella provocazione
Il punto non è dire “siamo scimmie” per scioccare l’interlocutore.
Il punto è mostrare che:
- condividiamo strutture anatomiche omologhe,
- condividiamo una grandissima percentuale di DNA,
- condividiamo un ramo dell’albero evolutivo.
La genetica mostra che la divergenza tra il ramo umano e quello degli scimpanzé è avvenuta circa 6–7 milioni di anni fa.
Non siamo scimpanzé moderni.
Siamo il risultato di un ramo evolutivo distinto.
La questione della dignità
Il tuo amico aggiunge: “Accettare questo non toglie dignità all’uomo”.
Su questo sono pienamente d’accordo.
La dignità non dipende dalla classificazione zoologica.
Dipende dal valore che attribuiamo alla persona, dalla coscienza, dalla capacità simbolica, dal linguaggio, dalla cultura, dalla responsabilità morale.
La biologia descrive la nostra origine naturale.
Non esaurisce la riflessione sull’umano.
Una possibile formulazione equilibrata
Se vuoi una versione che sia scientificamente corretta ma comunicativamente chiara, potresti dire:
“Dal punto di vista biologico, l’uomo appartiene al gruppo delle grandi scimmie antropomorfe. Tuttavia non discende dalle scimmie attuali: condivide con esse un antenato comune. La parola ‘scimmia’ nel linguaggio quotidiano indica gli altri primati, non l’essere umano, ed è in questo senso che si dice che l’uomo non è una scimmia.”
Così:
- non si nega la parentela evolutiva,
- non si crea confusione terminologica,
- non si usa la scienza come provocazione retorica.
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Nota: ho revisionato il testo sulla base della mia cultura generale e servendomi di alcune enciclopedie oltre che di un manuale di biologia per le scuole superiori, non riscontrando alcun evidente elemento critico, salvo che, per quanto riguarda il testo generato da Gemini, dove si proporre di definire l’essere umano una scimmia, mentre nel lessico comune corrente vengono considerati come scimmie solo primati non umani, e questo in quel contesto ha una sua utilità descrittiva, per significare le particolari caratteristiche propriamente umane.
Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

