Prefazione
Impiegando il
sistema intelligente Claude modello Fable 5, quello attualmente
più potente commercializzato al pubblico come LLM chatbot dall’impresa
statunitense Anthropic, ho ottenuto, partendo dall’analisi dei testi
originali in inglese, l’individuazione delle idee chiave in materie di analisi
e raccomandazioni del cosiddetto rapporto Draghi, vale a dire del
rapporto intitolato “Il futuro della competitività europea” depositato
da Mario Draghi, già presidente della Banca centrale europea, alla
Commissione dell’Unione Europea nel settembre 2024. Il documento sta
avendo grande influenza nella politica europea, a livello di istituzioni
dell’Unione Europea e nazionali degli stati membri.
E’ un documento in
netto contrasto con l’attuale dottrina sociale cattolica.
Una delle parti che
ne diverge più nettamente è quella che presenta la soluzione dei problemi nelle
relazioni con le altre economie del mondo in termini di competitività tra
sistemi politici, blocchi, raccomandando nuovi assetti istituzionali ed
economici per recuperarla contro le altre economie mondiali. Una Unione Europea
più competitiva sarebbe anche più sicura e potrebbe assicurarsi le risorse
sufficienti per continuare a garantire le misure di Welfare sociale,
secondo i principi del Trattato sull’Unione Europea. Una cosa infatti è
dichiarare, come all’art.3 del Trattato sull’Unione Europea, che
lo sviluppo sostenibile dell'Europa, [è] basato
su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su
un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena
occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di
miglioramento della qualità dell'ambiente.
in cui la competitività
è quella delle imprese, altro è promuovere una competitività fra blocchi,
ad esempio verso gli Stati Uniti d’America o la Repubblica popolare cinese. Nella
dottrina sociale contemporanea si raccomanda invece la cooperazione tra sistemi
politici, nell’interesse delle popolazioni.
Un’altra parte di netta divergenza verso la
dottrina sociale contemporanea e verso un principio fondamentale inserito
all’art. 3 del Trattato sull’Unione Europea è il silenzio sull’economia
sociale di mercato, che è quella, sviluppata in Germania federale dopo la
Seconda Guerra Mondiale, grazie all'influenza dell'economista Ludwig Erhard,
diventata il pilastro del "miracolo economico" tedesco. Questo
sistema combina i principi del libero mercato con una forte attenzione al Welfare
e alla giustizia sociale, cercando di equilibrare la crescita economica con la
coesione sociale. L’espressione non ricorre mai nel rapporto Draghi.
Infine vi è la questione delle misure
economiche per rendere più efficiente il riarmo europeo e per lo sviluppo delle
tecnologie degli armamenti, senza alcuna menzione dell’obiettivo politico del disarmo.
E’ stato proprio il disarmo a rendere più sicuro il continente europeo
tra la seconda metà degli anni ’90 e il 2004, non l’equilibrio del
terrore, detto anche deterrenza.
E’ una situazione che l’Italia visse a partire
dagli anni Sessanta del Novecento, ancora in piena guerra fredda, con il
notevole ampliamento delle relazioni industriali con l’Unione Sovietica, dopo
la destalinizzazione prodottasi dal 1956 nel regime comunista
marxista-leninista all’epoca egemone.
Con l’aiuto di Claude
mod. Haiku 4.5 segnalo di processi storici in quel campo:
Nel 1960 l’ENI di Mattei
condusse un accordo clamoroso con la Sojuzneftexport, l’agenzia sovietica per
l’esportazione petrolifera. In cambio della fornitura di 12 milioni di
tonnellate di greggio in quattro anni a un prezzo vantaggiosissimo, l’Italia si
impegnò a vendere all’URSS pompe e attrezzature per oleodotti dalla Nuovo
Pignone di Firenze, oltre a 240 mila tonnellate di tubi di grande diametro
dalla Finsider e 50 mila tonnellate di gomma sintetica dall’Anic di Ravenna.
Questo accordo rappresentò
un momento di grande importanza nella storia della Nuovo Pignone e nella
politica internazionale dell’Italia sotto Mattei: da una parte stabilizzava i
rifornimenti petroliferi dell’ENI a condizioni economicamente convenienti, dall’altra
apriva il mercato sovietico ai prodotti della manifattura italiana — una mossa
controcorrente durante la guerra fredda che suscitò non poche critiche dalla
stampa americana, la quale accusò Mattei di compromettere la sicurezza della
NATO.
^^^^^^^^^
La costruzione dello
stabilimento automobilistico AutoVAZ (Volzhsky Avtomobilny Zavod) nella città
russa di Togliatti, nell’Oblast di
Samara, nella Russia europea occidentale
sulle rive del fiume Volga, iniziò dopo
che la Fiat e i Ministeri sovietici firmarono l’accordo il 15 agosto 1966, e
l’impianto entrò in funzione nel settembre 1970.
Nel periodo compreso tra il
1966 e il 1970, la Fiat realizzò a Togliatti una fabbrica colossale — il doppio
di Mirafioli — progettata per produrre oltre 600 mila automobili all’anno, con
un investimento iniziale corrispondente a circa dieci miliardi di euro odierni.
Il 22 aprile 1970, in
occasione del 100esimo compleanno di Lenin, uscì dalla fabbrica la prima “124
russa”, la Lada 2101. È un’operazione di grande significato storico e
geopolitico — durante piena guerra fredda, la Fiat riuscì a mettere i cittadini
sovietici “al volante” e trasformare l’automobile da simbolo borghese a
strumento di modernizzazione socialista.
Mario Ardigò 27-7-26
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Analisi del rapporto di Mario Draghi alla Commissione
dell’Unione Europea del settembre 2024 intitolato “Il futuro della
competitività europea” effettuata mediante il sistema intelligente Claude mod.
Fable 5 [27LUG26]
https://commission.europa.eu/document/download/97e481fd-2dc3-412d-be4c-f152a8232961_en
Prompt 1 [a Claude mod. Fable
5]: Ti assegno un altro compito molto impegnativo. Ti ho allegato in
pdf la versione in lingua inglese delle due parti, A e B, del rapporto di Mario
Draghi intitolato “il futuro della competitività europea” con analisi e
raccomandazioni alla Commissione Europea. Analizza le due parti del rapporto
individuando le idee chiave delle analisi e delle raccomandazioni e
sintetizzale in circa cinque cartelle, in italiano corrente, con facoltà di
eccedere del 30% questa lunghezza, qualora assolutamente necessario per comprendere
il senso delle proposte di Draghi. Il testo mi occorre per una conferenza che
devo tenere sabato prossimo a un pubblico colto di professori universitari non
specialisti in materie giuridiche.
Prompt 2 [a Claude
mod. Sonnet 5]:
Per favore, preparami una nota breve informativa sul “rapporto Draghi” che mi
hai sintetizzato molto bene indicando: a)informazioni biografiche su Mario
Draghi che chiariscano perché ci si é rivolti a lui per preparare quel
rapporto, b) quale organismo e in persona di chi gli commissionò il rapporto,
c)quando il rapporto fu presentato al committente e quando fu reso pubblico
Nota sul modello Fable
5
[by Claude mod. Haiku 4.5 (il più veloce ma meno potente)]: Claude Fable
5 (rilasciato il 9 giugno 2026) è un modello del tier [=livello o categoria - pronuncia tîr] Mythos — la
linea più potente di Anthropic — e presenta misure di sicurezza aggiuntive in
ambiti specifici come biologia, cybersecurity e LLM R&D, differenziandosi
da Claude Mythos 5, che condivide lo stesso modello sottostante.
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RISULTATI
OTTENUTI
# Nota informativa — Il "Rapporto
Draghi" sulla competitività europea [by Claude mod. Sonnet 5]
## a) Chi è Mario Draghi, e perché fu scelto lui
Mario Draghi nasce a Roma il 3 settembre 1947.
Laureato in Economia alla Sapienza, consegue il dottorato al Massachusetts
Institute of Technology (1971-1977), dove studia con Franco Modigliani. Insegna
Economia in diverse università italiane (tra cui Firenze) prima di
intraprendere una carriera che lo porta, in successione, a ricoprire alcuni tra
i vertici tecnici ed economici più rilevanti d'Italia e d'Europa:
- **1991-2001**: Direttore Generale del Ministero del
Tesoro, dove guida le grandi privatizzazioni degli anni Novanta e firma il
testo unico sull'intermediazione finanziaria noto come "legge Draghi"
(d.lgs. 58/1998);
- **2002-2005**: Vicepresidente per l'Europa di
Goldman Sachs International;
- **2005-2011**: Governatore della Banca d'Italia; nel
2006 è anche eletto presidente del Financial Stability Forum (poi Financial
Stability Board), l'organismo che riunisce le autorità finanziarie del G20;
- **2011-2019**: Presidente della Banca Centrale
Europea, succedendo al francese Jean-Claude Trichet. È il periodo in cui guida
la BCE attraverso la crisi del debito sovrano, restando celebre per
l'espressione "whatever it takes" (2012) con cui impegna la Banca a
difendere l'euro;
- **2021-2022**: Presidente del Consiglio dei Ministri
della Repubblica Italiana (13 febbraio 2021 - 22 ottobre 2022), incaricato dal
Presidente Mattarella di guidare un governo di unità nazionale nella fase
post-pandemica.
Questo curriculum — unico per la combinazione di
esperienza in politica economica nazionale, finanza internazionale, banca
centrale e governo — spiega la scelta operata dalla Commissione europea:
pochissime personalità europee riuniscono contemporaneamente autorità tecnica
riconosciuta dai mercati finanziari, esperienza diretta di governo e
credibilità politica trasversale necessarie a formulare una diagnosi sulla
competitività dell'Unione destinata a incidere sulle scelte legislative dei
successivi cinque anni.
## b) Chi ha commissionato il rapporto, e a chi
Il rapporto fu commissionato dalla **Commissione
Europea**, in persona della sua Presidente **Ursula von der Leyen**, che
annunciò l'incarico a Draghi nel discorso sullo Stato dell'Unione del **13
settembre 2023**. Draghi operò come "Special Advisor" della
Presidente della Commissione, con il mandato di elaborare — si legge nelle
comunicazioni ufficiali — una "visione personale" sul futuro della
competitività europea.
Il rapporto fu redatto in parallelo a un altro
rapporto sul mercato interno europeo, commissionato nello stesso periodo all'ex
Presidente del Consiglio italiano **Enrico Letta**.
## c) Quando fu presentato alla committente, e quando
reso pubblico
Il rapporto fu **consegnato e reso pubblico
contestualmente il 9 settembre 2024**, a Bruxelles, in occasione di una
conferenza stampa congiunta di Ursula von der Leyen e Mario Draghi. Non vi fu
quindi un intervallo significativo tra la consegna alla Presidente della
Commissione e la pubblicazione: la presentazione ufficiale coincise con la
diffusione pubblica del testo integrale (le due parti, "A" — la
strategia — e "B" — l'analisi settoriale dettagliata — furono
pubblicate insieme).
Il rapporto arrivò dunque quasi esattamente un anno
dopo l'incarico (settembre 2023 - settembre 2024), pochi giorni prima che von
der Leyen annunciasse, il 17 settembre 2024, la composizione della nuova
Commissione per il mandato 2024-2029 — segno che le sue conclusioni erano già
pensate per orientare il programma di lavoro della nuova squadra esecutiva.
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# Il futuro della competitività europea
## Le idee chiave del Rapporto Draghi
(settembre 2024) — sintesi delle Parti A e B
[by Claude mod. Fable 5]
### 1. La diagnosi: una sfida esistenziale
Il Rapporto muove da una constatazione che Draghi non
attenua con alcuna diplomazia: l'Europa discute del proprio rallentamento dalla
fine del secolo scorso, ma le strategie si sono succedute senza invertire la
tendenza. Il divario di PIL con gli Stati Uniti si è allargato — dal 15% circa
del 2002 al 30% del 2023 a prezzi costanti — e la causa principale è la
produttività: circa il 70% del divario di PIL pro capite si spiega con la
minore produttività europea. Il prezzo lo hanno pagato le famiglie: dal 2000 il
reddito reale disponibile pro capite è cresciuto negli Stati Uniti quasi il
doppio che nell'Unione.
Per decenni questo rallentamento è parso un
inconveniente tollerabile, perché tre condizioni esterne sostenevano comunque
la crescita europea: il commercio mondiale in espansione sotto regole
multilaterali, l'energia russa a basso costo via gasdotto, e l'ombrello di
sicurezza americano che liberava risorse dai bilanci della difesa. Tutte e tre
queste fondamenta sono oggi scosse. A ciò si aggiunge la demografia: entro il
2040 la forza lavoro europea si ridurrà di quasi due milioni di lavoratori
l'anno. Se l'Unione mantenesse il tasso di crescita della produttività
registrato dal 2015 (0,7% annuo), questo basterebbe appena a tenere il PIL
costante fino al 2050 — proprio mentre digitalizzazione, decarbonizzazione e
difesa richiedono un aumento degli investimenti di circa 5 punti di PIL l'anno,
tra 750 e 800 miliardi di euro: uno sforzo senza precedenti, se si pensa che il
Piano Marshall valeva l'1-2% del PIL dei paesi beneficiari.
Il cuore analitico
del Rapporto è la cosiddetta "trappola della tecnologia media":
l'Europa è specializzata in tecnologie mature, dove il potenziale di svolta è
limitato; perciò investe meno in ricerca e innovazione (270 miliardi in meno
delle imprese americane nel 2021), e questo perpetua la specializzazione. Da
vent'anni i primi tre investitori europei in R&I [Ricerca
e Innovazione (dall’inglese Research and Innovation] sono case
automobilistiche; negli Stati Uniti erano auto e farmaceutica nei primi anni
Duemila, oggi sono tutti colossi digitali. Nessuna impresa europea con
capitalizzazione superiore ai 100 miliardi è nata da zero negli ultimi
cinquant'anni, mentre tutte le sei società americane sopra i mille miliardi
sono nate in quel periodo. Solo quattro delle prime cinquanta imprese tecnologiche
mondiali sono europee; quasi il 30% degli "unicorni" fondati in
Europa tra il 2008 e il 2021 ha spostato la sede all'estero, in massima parte
negli Stati Uniti. Il dato più eloquente: escludendo il settore tecnologico, la
crescita della produttività europea negli ultimi vent'anni sarebbe stata
sostanzialmente in linea con quella americana. Il problema non è la mancanza di
idee — l'Europa è forte nella ricerca fondamentale e nei brevetti — ma la
strozzatura tra invenzione e commercializzazione, aggravata da un mercato unico
frammentato e da un carico regolatorio che oltre metà delle PMI indica come il
proprio ostacolo principale.
La posta in gioco è formulata in termini quasi
costituzionali: i valori fondamentali dell'Europa sono prosperità, equità,
libertà, pace e democrazia in un ambiente sostenibile. Se l'Europa non fosse
più in grado di garantirli ai suoi cittadini, o dovesse sacrificarne uno per
salvarne un altro, "avrà perso la sua ragion d'essere". Per questo la
sfida è definita esistenziale.
### 2. Le tre aree di azione
**Colmare il
divario di innovazione.** La prima e più importante linea d'azione riguarda
l'intero "ciclo di vita dell'innovazione". Il Rapporto propone di
riformare il prossimo Programma quadro di ricerca: meno priorità e meglio
scelte, bilancio raddoppiato a 200 miliardi in sette anni, e trasformazione del
Consiglio europeo per l'innovazione in una vera agenzia di tipo ARPA (sul
modello americano - ARPA
sta per Advanced
Research Projects Agency, il modello americano di agenzia per la ricerca
avanzata. Il riferimento è alla DARPA statunitense - Defense Advanced Research
Projects Agency, l’agenzia del Pentagono nata nel 1958 dopo lo shock
dello Sputnik, che ha finanziato ricerche ad alto rischio e alto rendimento —
da lì sono usciti, tra l’altro, Internet -ARPANET, il GPS e tecnologie alla
base dell’IA moderna.), guidata da scienziati e project manager anziché da
funzionari, per sostenere progetti ad alto rischio. Sul versante accademico:
raddoppiare i fondi dell'ERC [ERC sta per European Research Council — il
Consiglio europeo della ricerca.È l’agenzia dell’UE che finanzia la ricerca di
eccellenza su base competitiva, indipendentemente dal tema - scienze esatte,
umane, sociali], creare un "ERC per le istituzioni" e una posizione
di "EU Chair" per attrarre e trattenere i migliori ricercatori come
funzionari europei. Per le imprese: adozione del brevetto unitario in tutti gli
Stati membri e, soprattutto, un nuovo statuto giuridico europeo per le start-up
innovative (la "Innovative European Company", una sorta di
ventottesimo regime), con identità digitale unica e legislazione societaria,
fallimentare e in parte fiscale armonizzata, per permettere di crescere nel
mercato unico senza incorporarsi ventisette volte. Sul fronte digitale, il
Rapporto suggerisce realismo: la partita del cloud contro gli hyperscaler [Hyperscaler
(spesso pronunciato “iper-scaler”) indica un’azienda tecnologica che gestisce
infrastrutture cloud e datacenter su scala gigantesca e globale.] americani è
ormai persa, ma l'Europa deve presidiare il "cloud sovrano" per le
funzioni sensibili, valorizzare la rete pubblica di supercalcolo EuroHPC [La rete
pubblica di supercalcolo EuroHPC è l’infrastruttura europea di calcolo ad
altissime prestazioni sviluppata dall’European High-Performance Computing Joint
Undertaking — una partnership tra la Commissione Europea, gli Stati membri
dell’UE, e paesi associati.] per l'addestramento di modelli di IA, promuovere
un piano di "verticali dell'IA" nei dieci settori strategici in cui è
forte (dall'automotive alla farmaceutica), e favorire il consolidamento delle
telecomunicazioni definendo i mercati a livello europeo anziché nazionale.
Completa il quadro una strategia per le competenze: uso sistematico della
"skills intelligence", riforma della formazione degli adulti (fermo
al 37% di partecipazione) e un programma di visti e borse per attrarre talenti
STEM.
**Un piano
congiunto per decarbonizzazione e competitività.** Le imprese europee pagano
l'elettricità 2-3 volte e il gas 4-5 volte più delle concorrenti americane. Le
cause sono in parte strutturali (mancanza di risorse naturali), ma in parte
dipendono da difetti rimediabili: mancato uso del potere contrattuale
collettivo dell'Unione, che è il primo importatore mondiale di gas ma compra in
ordine sparso sui mercati spot; regole di mercato per cui nel 2022 il gas
fissava il prezzo dell'elettricità il 63% delle ore pur pesando solo il 20% del
mix; speculazione sui derivati; tassazione elevata. Le proposte: acquisti
congiunti almeno per il GNL, disaccoppiamento del prezzo di rinnovabili e
nucleare da quello del gas tramite l'estensione generalizzata di contratti a
lungo termine (PPA e contratti per differenza [a)PPA (Power Purchase Agreement: è un contratto bilaterale diretto tra un produttore di energia (solitamente da fonti rinnovabili) e un acquirente (azienda, ente pubblico, utility) – b) Contratti per
Differenza (CfD): sono
strumenti di supporto pubblico (sovvenzioni strutturate) alle rinnovabili,
particolarmente usati nel Regno Unito e studiati in UE) limiti
alle posizioni speculative, tetto comune a tasse e oneri, accelerazione
drastica dei permessi (oggi fino a nove anni per un parco eolico) e un
"ventottesimo regime" giuridico per gli interconnettori di interesse
comune europeo, primo passo verso una vera Unione dell'energia con governance
centralizzata. Quanto all'industria pulita, il Rapporto rifiuta le soluzioni
estreme — né chiusura totale alla tecnologia cinese sul modello americano, né
laissez-faire — e distingue quattro casi-tipo, dall'importazione conveniente
(dove il divario di costo è incolmabile) alla protezione temporanea delle
"industrie nascenti", passando per l'attrazione di investimenti
esteri con obbligo di joint venture e trasferimento di know-how. Per
l'automotive, esempio emblematico di "politica climatica senza politica
industriale", si chiede un piano d'azione che eviti la delocalizzazione
mantenendo la rotta della decarbonizzazione, con approccio tecnologicamente
neutrale.
**Aumentare la
sicurezza, ridurre le dipendenze.** Circa il 40% delle importazioni europee
proviene da pochi fornitori difficilmente sostituibili, e metà da paesi non
strategicamente allineati. Il Rapporto propone una vera "politica
economica estera" (uno statecraft europeo)[ Statecraft letteralmente significa “l’arte dello
Stato” ed è un termine che indica la gestione strategica, diplomatica e
politica degli affari esteri e interni di uno Stato. Si riferisce soprattutto
alle abilità e alle tattiche utilizzate dai leader politici e dai diplomatici
nel condurre le relazioni internazionali, negoziare accordi, gestire conflitti
e perseguire gli interessi nazionali]: una piattaforma comune per
l'acquisto congiunto e lo stoccaggio strategico delle materie prime critiche,
diplomazia delle risorse (un "club G7+" con Giappone, Corea,
Australia), sviluppo di miniere e riciclo domestici con un mercato unico dei
rifiuti e della circolarità. Per i semiconduttori — dove il 75-90% della
capacità mondiale di fabbricazione dei wafer è in Asia — una strategia comune
con bilancio europeo centralizzato e IPCEI a corsia rapida. Per la difesa, i
dati sono impietosi: l'Unione è collettivamente il secondo spenditore militare
mondiale, ma solo il 18% degli acquisti è collaborativo, il 78% della spesa 2022-23
è andato a fornitori extra-UE (di cui il 63% americani), e gli eserciti europei
operano dodici tipi diversi di carri armati contro l'unico prodotto dagli Stati
Uniti. Le proposte: aggregazione della domanda, preferenza europea negli
acquisti, R&S [settore Ricerca e Sviluppo] comune per i sistemi di nuova
generazione (droni, ipersonici, IA militare) che nessuno Stato membro può
sostenere da solo. Per lo spazio, superamento del principio del "ritorno
geografico" dell'ESA e creazione di un mercato unico spaziale.
### 3. Come finanziare la trasformazione
Il paradosso
europeo è che il risparmio non manca — 1.390 miliardi di risparmio delle
famiglie nel 2022, contro 840 negli Stati Uniti — ma è mal canalizzato, tanto
che le famiglie europee, pur risparmiando di più, sono più povere di ricchezza
finanziaria. Le simulazioni di Commissione e FMI mostrano che uno sforzo
d'investimento del 5% del PIL è macroeconomicamente sostenibile, ma il settore
privato non può sostenerne la parte del leone senza supporto pubblico. Di qui
tre cantieri. Primo, una vera Unione dei mercati dei capitali: trasformare
l'ESMA [ESMA è l’acronimo di European Securities and
Markets Authority - Autorità
europea dei mercati finanziari. È
un’agenzia dell’Unione Europea istituita nel 2011 con sede a Parigi] in un regolatore unico sul modello della SEC
americana, armonizzare i regimi di insolvenza e fiscalità, centralizzare
compensazione e regolamento, e sviluppare i fondi pensione di secondo pilastro
(le attività pensionistiche valgono il 32% del PIL nell'UE contro il 142% negli
USA). Secondo, rilanciare le cartolarizzazioni e completare l'Unione bancaria.
Terzo, riformare il bilancio europeo — oggi appena l'1% del PIL, frammentato in
cinquanta programmi — con un "pilastro competitività", e soprattutto
avviare l'emissione regolare di attività sicure comuni (safe asset), sul modello
del NextGenerationEU, per finanziare i beni pubblici europei che altrimenti
resterebbero sotto-forniti: innovazione di frontiera, reti, difesa. Condizione
esplicita: regole fiscali più solide, perché il debito comune non pregiudichi
la sostenibilità dei debiti nazionali. Un aumento della produttività totale dei
fattori del 2% in dieci anni — modesto, dato il divario del 20% con gli USA —
coprirebbe da solo fino a un terzo del costo fiscale del piano.
### 4. Concorrenza e governance: la dimensione
istituzionale
La Parte B dedica
un capitolo autonomo alla politica della concorrenza, che merita attenzione.
Draghi non abbraccia la tesi che l'antitrust europeo soffochi i campioni
continentali: l'evidenza empirica, ricorda, mostra che la concorrenza stimola
produttività e innovazione. Ma chiede un aggiornamento profondo: valutazioni delle
concentrazioni più prospettiche e meno ancorate alle quote di mercato attuali;
l'introduzione di una "innovation defence" nei merger [L’“innovation
defence” nei merger—traducibile come “difesa dell’innovazione” o “difesa
basata sull’innovazione”—è un argomento che le parti in una concentrazione
(fusione/acquisizione) possono portare dinanzi alle autorità antitrust per
giustificare un’operazione che altrimenti potrebbe essere vietata.] — la
possibilità per le imprese di giustificare una concentrazione dimostrando che
accresce capacità e incentivo a innovare, con impegni d'investimento
verificabili ex post e l'esclusione delle posizioni già dominanti; una DG
Concorrenza più agile e dotata di risorse, citando Tirole: non servono nuove
leggi, ma un apparato in sintonia con l'economia digitale.
Infine la governance, dove il Rapporto tocca i temi
più delicati per un pubblico attento alle istituzioni. La diagnosi: regole
decisionali pensate per un'Unione più piccola, decisioni prese questione per
questione con molteplici poteri di veto, 19 mesi in media per approvare una
legge, e un'inflazione normativa impressionante (circa 13.000 atti approvati
dall'UE nel periodo 2019-24, contro 3.500 leggi federali americane). Le
proposte, tutte realizzabili a Trattati invariati:
-
un
"Quadro di coordinamento della competitività" che sostituisca gli
strumenti sovrapposti, con priorità fissate dal Consiglio europeo a inizio
legislatura e piani d'azione dedicati; - estensione del voto a maggioranza
qualificata tramite le clausole passerella, e in subordine il ricorso alla
cooperazione rafforzata tra Stati volenterosi (che conserva, nota il Rapporto,
le garanzie del Parlamento europeo e della Corte di giustizia, a differenza
dell'intergovernativo puro);
-
applicazione
più rigorosa della sussidiarietà, con un principio di "autocontrollo"
delle istituzioni; e un programma sistematico di semplificazione, guidato da un
vicepresidente della Commissione ad hoc, con metodologia unica di misurazione
dei costi regolatori, taglio del 25% degli oneri di rendicontazione (50% per le
PMI) e stress test dello stock normativo per settore.
L'espressione "economia
sociale di mercato" (social market economy) non compare in nessuna
delle due parti del Rapporto. Claude mod. Fable 5 ha dichiarato di aver fatto
la ricerca sul testo integrale di entrambi i documenti, provando anche le
varianti (social-market, Marktwirtschaft): nessuna occorrenza. Le
uniche due ricorrenze di market economy nella Parte B (capitolo sulle
industrie energivore) sono in un'accezione puramente statistica —
"economia di mercato" come aggregato contabile che esclude il settore
pubblico — senza alcun rapporto con la formula ordoliberale.
Il modello del sistema
intelligente utilizzato la dichiara un'assenza notevole, e forse significativa,
perché l'espressione ha rango costituzionale nell'Unione: l'art. 3, par. 3, TUE
indica tra gli obiettivi dell'Unione "un'economia sociale di mercato
fortemente competitiva". Draghi non la riprende. Il suo lessico è un
altro: parla di social model (tre volte nella Parte A — il "modello
sociale europeo" da finanziare e da non sacrificare, e i "difetti del
modello sociale americano" da non importare), di welfare state (lo
Stato sociale come infrastruttura critica della transizione), e di social
contract — la chiusura del capitolo sull'inclusione sociale, dove afferma
che la trasformazione porta prosperità per tutti solo se accompagnata da
"un forte contratto sociale".
Quanto alla sostanza, si potrebbe
sostenere che il Rapporto si muova comunque dentro l'orizzonte dell'economia
sociale di mercato — concorrenza come motore, Stato sociale come correttivo,
crescita finalizzata alla coesione.
#
La difesa nel Rapporto Draghi
Un chiarimento preliminare è
doveroso, tanto più davanti a un pubblico sensibile alle implicazioni etiche e
politiche del tema: il Rapporto Draghi non è, in senso proprio, un piano di
riarmo. Non fissa obiettivi di spesa militare — che restano competenza degli
Stati e degli impegni assunti in sede NATO — né entra nel merito delle dottrine
strategiche. Il suo oggetto è la politica industriale della difesa: come
l'Europa spende, non quanto. Ed è proprio su questo terreno che la diagnosi si
fa impietosa.
Il paradosso di partenza è noto ma
vale la pena enunciarlo nei suoi numeri. Presa nel suo insieme, l'Unione
Europea è il secondo spenditore militare del mondo; eppure questa spesa — pari
a circa un terzo di quella americana — non si traduce in una capacità
industriale e operativa proporzionata, perché è polverizzata in ventisette
mercati nazionali. Solo il 18% degli acquisti di equipaggiamento avviene in
forma collaborativa tra Stati membri, contro il 35% che gli stessi Stati si
erano dati come obiettivo in sede di Agenzia europea per la difesa. Peggio: tra
la metà del 2022 e la metà del 2023, in piena guerra in Ucraina, il 78% della
spesa per acquisti è andato a fornitori extraeuropei, e di questa il 63% agli
Stati Uniti. La frammentazione produce anche inefficienza operativa, di cui il
sostegno all'Ucraina ha offerto una dimostrazione quasi didascalica: per la
sola artiglieria da 155 millimetri, gli Stati membri hanno fornito a Kiev dieci
tipi diversi di obici, alcuni persino in varianti differenti, con serie
difficoltà logistiche per le forze armate ucraine; e gli eserciti europei
operano dodici tipi diversi di carri armati, là dove gli Stati Uniti ne
producono uno solo. Infine il divario tecnologico: la difesa è un'industria
trainata dall'innovazione di rottura, ma l'Europa dedica alla ricerca e
sviluppo militare appena 10,7 miliardi di euro l'anno — il 4,5% della spesa —
contro i 130 miliardi degli Stati Uniti, che dal 2014 hanno fatto della R&S
la priorità assoluta del bilancio del Pentagono. La Commissione stima in circa
500 miliardi il fabbisogno aggiuntivo di investimenti nel prossimo decennio,
solo per recuperare le capacità perdute e ricostituire le scorte.
Le dieci proposte del capitolo
dedicato (il settimo della Parte B) muovono tutte da un'unica intuizione: prima
di spendere di più, l'Europa deve spendere insieme. Il primo gruppo di misure
riguarda la domanda: aggregare gli acquisti tra gruppi di Stati membri,
standardizzare gli equipaggiamenti in linea con gli standard NATO, armonizzare
i requisiti e introdurre certificazioni comuni con mutuo riconoscimento, fino a
raggiungere non solo l'interoperabilità ma — è il termine usato dal Rapporto —
l'intercambiabilità dei sistemi. La domanda aggregata è la condizione perché
l'offerta possa consolidarsi: di qui una politica industriale di medio termine
che favorisca l'integrazione transfrontaliera degli asset produttivi, la
specializzazione per "poli di competenza", un vero mercato unico dei
prodotti della difesa aperto anche alle PMI provenienti dal settore civile, e
meccanismi per mantenere capacità produttive "di riserva" attivabili
nelle crisi. La politica di concorrenza dovrebbe assecondare — non ostacolare —
il consolidamento dove la scala è necessaria per competere globalmente.
Il secondo
gruppo riguarda il finanziamento, ed è qui che il capitolo si salda al disegno
complessivo del Rapporto. Draghi propone risorse a livello europeo, raccolte
sui mercati finanziari attraverso uno strumento ad hoc — la difesa è indicata
esplicitamente tra i "beni pubblici europei" che giustificherebbero
l'emissione di debito comune. Propone inoltre di rimuovere gli ostacoli che
oggi tengono i capitali privati lontani dal settore: la revisione delle
politiche di prestito della BEI, che escludono gli investimenti nella difesa
oltre il dual-use, e il chiarimento dei criteri ESG [ESG è un
acronimo inglese che sta per Environmental, Social, Governance, cioè Ambientale, Sociale, di
Governance.Si tratta di un insieme di criteri che negli
ultimi anni hanno orientato gli investitori (soprattutto quelli che intendono
perseguire obiettivi di “finanza sostenibile”) nel valutare la solidità e
l’accettabilità ambientale, sociale e etica di un’impresa prima di investirvi]
della finanza sostenibile, che di fatto penalizzano le imprese del comparto. A
ciò si aggiunge un principio di "preferenza europea" negli acquisti,
da introdurre per via politica o con una riforma della legislazione sugli
appalti, riservando i fondi comuni alle soluzioni prodotte da imprese europee
Il terzo gruppo
guarda alla frontiera tecnologica. Alcuni segmenti — droni, missili ipersonici,
armi a energia diretta, intelligenza artificiale militare, guerra sottomarina e
spaziale — richiedono investimenti che nessuno Stato membro, preso da solo, può
sostenere. Il Rapporto propone di concentrarvi la R&S comune attraverso
programmi dual-use e "Progetti di difesa di comune interesse
europeo", valorizzando in entrambe le direzioni le ricadute tra
innovazione civile e militare, il cui rendimento sociale — ricorda il testo
citando la letteratura economica — è documentato e cospicuo.
L'ultima proposta, la più incisiva
sul piano istituzionale, tocca l'architettura stessa dell'Unione: un
Commissario europeo per l'industria della difesa (figura che la Commissione von
der Leyen ha effettivamente istituito pochi giorni dopo la pubblicazione del
Rapporto); una governance semplificata tra Commissione, Servizio per l'azione
esterna e Agenzia della difesa; e soprattutto un'Autorità europea per
l'industria della difesa incaricata di programmare e acquistare centralmente
per conto degli Stati membri, affiancata da un "Meccanismo europeo di
vendite militari" modellato sul Foreign Military Sales americano. Con un
tratto di realismo che merita di essere notato: persino quando gli europei
comprano americano — e continueranno a farlo — il Rapporto chiede che lo
facciano insieme, per ottenere condizioni migliori: produzione locale, libertà
d'uso, trasferimento di proprietà intellettuale.
Il senso complessivo è racchiuso in
una premessa della Parte A che vale la pena restituire fedelmente: "la
pace è il primo e principale obiettivo dell'Europa". Ma la sicurezza,
argomenta Draghi, è divenuta una precondizione della crescita sostenibile — e
un'Europa che dipende per la propria difesa da capacità industriali altrui non
è, in ultima analisi, pienamente libera nelle proprie scelte.
### 5. Conclusione: metodo e legittimazione
democratica
Il Rapporto si chiude su un registro che eccede la
tecnica economica. Draghi invita ad abbandonare "l'illusione che solo la
procrastinazione possa preservare il consenso": rinviare ha prodotto solo
crescita più lenta, senza generare più consenso, e il punto di non ritorno è
vicino — senza agire, l'Europa dovrà compromettere il proprio welfare, il
proprio ambiente o la propria libertà. Due sottolineature meritano rilievo
davanti a un pubblico accademico. La prima è sociale: l'Europa deve raggiungere
gli Stati Uniti nell'innovazione senza importarne il modello sociale — anzi,
superandoli nell'istruzione, nella formazione permanente e nella qualità del
lavoro, perché "trasformazione e prosperità per tutti" richiedono un
contratto sociale forte. La seconda è democratica: le riforme, avverte il
Rapporto, possono essere ambiziose e durature solo se le istituzioni
democraticamente elette restano al centro del dibattito e le sostengono. La
chiusura è un atto di fiducia: mai le dimensioni dei singoli Stati sono apparse
così inadeguate rispetto alle sfide, mai le ragioni di una risposta unitaria
sono state così stringenti — ed è nell'unità che l'Europa troverà la forza di
riformarsi.
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Mie note di lettura
2024 (aggiornate 2026)
1. Mario Draghi è uno statista.
Quello di statista è un ruolo che è concepibile solo in ambiente
sociale democratico.
Statista è una persona alla quale, per
vasto consenso sociale, viene riconosciuta la capacità di dirigere con
competenza ed efficacia la politica di governo di uno stato o di un organismo
superiore. Il modello europeo di statista è l’inglese Winston Churchill [1874-1975 –
biografia sintetica su https://www.treccani.it/enciclopedia/winston-churchill_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
].
In Italia, dagli anni Sessanta, il governo
dell’economia nazionale è divenuto cruciale in politica, per cui questo settore
è divenuto fucina dei nostri statisti. Draghi, romano, con studi a Roma e negli
Stati Uniti d’America, docente di economia,
iniziò da statista come direttore
generale del Ministero del Tesoro: durante questo periodo diresse
l’elaborazione della legge che è nota con il suo nome e che riguarda le
procedure di acquisizione delle società quotate in Borsa.
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Ricerca mediante
ChatGPT di OpenAI del 14-9-24
La "legge
Draghi" è un insieme di norme introdotte in Italia nel 1998 per
disciplinare le offerte pubbliche di acquisto (OPA) e proteggere i piccoli
azionisti in caso di acquisizioni societarie. Prende il nome da Mario Draghi,
all'epoca direttore generale del Ministero del Tesoro e promotore della legge.
Il principale obiettivo della legge è
garantire una maggiore trasparenza e correttezza nelle operazioni di
acquisizione di società quotate in borsa, imponendo regole precise per evitare
abusi di mercato e garantire che tutti gli azionisti abbiano pari diritti e
opportunità.
In particolare, la legge prevede che quando un
soggetto acquista una partecipazione significativa in una società (superando
una certa soglia di capitale), esso è obbligato a lanciare un'OPA su tutte le
restanti azioni, offrendo agli altri azionisti l'opportunità di vendere le
proprie azioni alle stesse condizioni. Questo meccanismo serve a prevenire
acquisizioni forzate o non trasparenti e a proteggere i diritti dei piccoli
azionisti.
La legge Draghi è stata
vista come un passo importante verso una maggiore regolamentazione del mercato
finanziario italiano e una protezione più efficace degli investitori.
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Per tre anni fu vicepresidente di Goldman
& Sachs
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La denominazione esatta
è **The Goldman Sachs Group, Inc.**, comunemente abbreviata in **Goldman
Sachs**.
### Cos'è Goldman
Sachs?
Goldman Sachs è una
delle più grandi e influenti banche d'investimento al mondo, con sede a New
York. Fondata nel 1869, è oggi una multinazionale che opera principalmente nel
settore dei servizi finanziari. Goldman Sachs è quotata in borsa al New York Stock
Exchange (NYSE) e fa parte del gruppo delle cosiddette **"big
banks"** di Wall Street.
### Cosa fa Goldman
Sachs?
Goldman Sachs offre una
vasta gamma di servizi finanziari, tra cui:
1. **Investment
Banking**:
- Consulenza per fusioni, acquisizioni e
ristrutturazioni aziendali.
- Consulenza per offerte pubbliche di
acquisto (OPA) e operazioni di mercato dei capitali.
- Assistenza nelle emissioni di titoli
azionari e obbligazionari per aziende e governi.
2. **Trading e Mercati
Globali**:
- Intermediazione finanziaria sui mercati
azionari, obbligazionari e delle materie prime.
- Trading per conto proprio, ossia
l'acquisto e la vendita di titoli con fondi propri della banca.
3. **Gestione degli
Investimenti**:
- Gestione di fondi per clienti
istituzionali e privati, inclusi fondi pensione, fondi comuni e individui con
patrimoni elevati.
- Private equity e gestione di patrimoni
(Wealth Management).
4. **Asset
Management**:
- Gestione di portafogli di investimenti per
conto di investitori esterni, inclusi fondi sovrani, governi, istituzioni
finanziarie e privati.
5. **Servizi di ricerca
e consulenza**:
- Analisi di mercato, ricerca finanziaria e
consulenza strategica per clienti che operano in diversi settori.
Goldman Sachs è
rinomata per il suo ruolo di rilievo nelle operazioni finanziarie globali e per
l'influenza che esercita sui mercati.
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Per sei anni è stato Governatore della Banca
d’Italia. Dal 2011 al 2019 è stato
Presidente della Banca Centrale Europea.
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ChatGPT di OpenAI del 14-9-24
La **Banca Centrale
Europea (BCE)** è l'istituzione responsabile della gestione della politica
monetaria per i paesi membri dell'Eurozona, ovvero i paesi che hanno adottato
l'euro come moneta unica. Fondata nel 1998 e con sede a Francoforte, la BCE ha
il compito principale di mantenere la stabilità dei prezzi nell'Eurozona,
cercando di controllare l'inflazione e promuovere una crescita economica
sostenibile.
### Cosa fa la BCE?
Le principali funzioni
della BCE includono:
- **Gestione della
politica monetaria**: La BCE decide i tassi di interesse e altre misure per
influenzare la quantità di moneta in circolazione e il costo del denaro. Questo
serve a mantenere l'inflazione sotto controllo, con l'obiettivo di mantenerla vicina
al 2%.
- **Supervisione
bancaria**: Attraverso il Meccanismo di Vigilanza Unico (MVU), la BCE sorveglia
le principali banche dell'Eurozona per assicurarsi che siano solide e sicure.
- **Gestione delle
riserve valutarie**: La BCE gestisce le riserve ufficiali di valuta estera dei
paesi membri e può intervenire sui mercati per stabilizzare l'euro.
- **Emissione di
banconote**: Ha il monopolio dell'emissione di banconote in euro, insieme alle
banche centrali nazionali.
### Il ruolo del
Presidente della BCE
Il **Presidente della
BCE** è la figura che rappresenta la banca a livello internazionale ed europeo
e ha il compito di dirigere e supervisionare le attività dell'istituzione.
Presiede il Consiglio direttivo, che prende le decisioni chiave sulla politica
monetaria. Inoltre, il Presidente ha il compito di comunicare le decisioni
della BCE ai mercati finanziari e al pubblico, cercando di guidare le
aspettative economiche. Tra i Presidenti più noti vi è stato Mario Draghi, che
ha guidato la BCE durante la crisi finanziaria dell'Eurozona e ha introdotto
misure innovative come il Quantitative Easing per stimolare l'economia.
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Dal febbraio 2021 all’ottobre 2022 fu
Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana.
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Ricerche mediante
ChatGPT di OpenAI del 14-9-24
La crisi politica che
portò alla formazione del **Governo Draghi** in Italia nel 2021 si sviluppò in
un contesto di tensioni interne al secondo governo di Giuseppe Conte,
fortemente influenzato dalla pandemia di COVID-19 e dalle difficoltà economiche
e sociali che ne derivarono.
### Genesi della crisi
La crisi politica
iniziò ufficialmente nel gennaio 2021, quando **Italia Viva**, il partito
guidato da Matteo Renzi, ritirò il suo sostegno al governo Conte II. La
decisione di Renzi fu motivata da divergenze su come gestire il **Recovery
Plan**, il piano nazionale per l'uso dei fondi europei del **Next Generation
EU**, e da critiche alla gestione della pandemia e alla concentrazione di
poteri nelle mani del Presidente del Consiglio Conte.
### Dimissioni di Conte
La mossa di Renzi privò
il governo di una maggioranza stabile al Senato, rendendo impossibile per Conte
continuare a governare. Dopo alcuni tentativi di riformare la coalizione e
trovare nuovi sostegni parlamentari, Giuseppe Conte decise di dimettersi il 26
gennaio 2021, aprendo formalmente la crisi.
### L'incarico a Mario
Draghi
Il Presidente della
Repubblica, **Sergio Mattarella**, di fronte alla difficoltà di formare un
nuovo governo politico con una maggioranza solida, decise di affidare
l'incarico a **Mario Draghi**, ex presidente della Banca Centrale Europea e
figura di grande prestigio internazionale. Draghi fu chiamato per formare un
governo tecnico-politico con l'obiettivo principale di gestire la pandemia,
implementare il Recovery Plan e garantire la stabilità economica e finanziaria
del paese.
### Il Governo Draghi
Mario Draghi accettò
l'incarico e, dopo consultazioni con i partiti, riuscì a ottenere un ampio
sostegno parlamentare, formando un governo di unità nazionale sostenuto da
partiti di diverse ideologie, tra cui Movimento 5 Stelle, Partito Democratico,
Forza Italia e Lega. Il governo Draghi entrò in carica il 13 febbraio 2021, con
l'obiettivo di guidare l'Italia fuori dalla crisi pandemica ed economica.
Il **Governo Draghi**,
insediatosi nel febbraio 2021, fu sostenuto da una vasta coalizione di unità
nazionale che includeva partiti di diverso orientamento politico. Tuttavia, ci
furono anche alcune forze che si opposero fin dall'inizio. Di seguito, la suddivisione
dei partiti che appoggiarono e quelli che votarono contro il governo Draghi.
### Partiti che
**appoggiarono** il Governo Draghi:
1. **Partito
Democratico (PD)** – Sinistra riformista.
2. **Movimento 5 Stelle
(M5S)** – Anche se in una fase successiva ci furono dissensi interni che
contribuirono alla crisi del governo nel 2022.
3. **Lega** – Partito
di destra guidato da Matteo Salvini, che entrò a far parte del governo
nonostante fosse stato precedentemente all'opposizione.
4. **Forza Italia
(FI)** – Partito di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi.
5. **Italia Viva (IV)**
– Partito centrista guidato da Matteo Renzi, che fu uno dei principali
promotori della caduta del governo Conte II e sostenitore di Draghi.
6. **Liberi e Uguali
(LeU)** – Componente di sinistra della coalizione, con posizioni più
progressiste su alcuni temi sociali ed economici.
7. **+Europa** –
Partito europeista e liberale.
8. **Azione** – Partito
centrista di Carlo Calenda, favorevole a un'agenda riformista e europeista.
9. **Coraggio Italia**
– Formazione centrista che appoggiò Draghi in alcune fasi del suo governo.
10. **Centro
Democratico** – Piccolo partito di ispirazione centrista, anch'esso favorevole
al governo di unità nazionale.
### Partiti che
**votarono contro** il Governo Draghi:
1. **Fratelli d'Italia
(FdI)** – Il partito di destra radicale guidato da Giorgia Meloni fu l'unica
forza parlamentare di rilievo a rimanere all'opposizione fin dall'inizio.
Meloni scelse di non partecipare alla coalizione, mantenendo una linea critica
verso il governo tecnico e puntando a consolidare il suo elettorato.
Alle elezioni politiche
del **2013**, **Fratelli d'Italia (FdI)** partecipò per la prima volta come
partito autonomo, dopo essersi scisso dal **Popolo della Libertà (PdL)**. Il
partito, guidato da **Giorgia Meloni**, ottenne un risultato modesto, riuscendo
però a entrare in Parlamento.
Nel dettaglio,
**Fratelli d'Italia** ottenne:
- **2,0% dei voti**
alla **Camera dei Deputati**, superando la soglia di sbarramento del 2%, che
permise al partito di ottenere 9 seggi.
- **1,9% dei voti** al
**Senato**, risultato che però non fu sufficiente a superare la soglia di
sbarramento del 3% prevista per quella camera, e quindi non ottenne seggi al
Senato.
Nonostante il risultato
relativamente modesto, questo fu l'inizio di una lenta ma costante crescita per
Fratelli d'Italia, che lo portò a consolidarsi negli anni successivi come una
forza politica di primo piano in Italia.
Ooooooooooooooooo
La crisi politica che
portò alle dimissioni del **Governo Draghi** nel 2022 fu il risultato di
profonde divisioni interne alla coalizione di unità nazionale, aggravate dalle
difficoltà economiche, sociali e politiche che l'Italia stava affrontando.
### Genesi della crisi
### Le dimissioni di
Draghi
Il rifiuto del M5S di
sostenere il decreto fu interpretato come una perdita di fiducia nel governo.
Mario Draghi, coerente con la sua posizione di voler governare solo con un
ampio e coeso sostegno parlamentare, rassegnò le dimissioni il 14 luglio 2022, ma
il Presidente della Repubblica **Sergio Mattarella** le respinse, invitando
Draghi a cercare una soluzione parlamentare.
### La rottura finale
Nella settimana
successiva, Draghi si presentò in Parlamento chiedendo un voto di fiducia per
confermare il sostegno al suo governo. Tuttavia, oltre al Movimento 5 Stelle,
anche la **Lega** e **Forza Italia** si astennero dal voto, facendo venire meno
la maggioranza. Nonostante il tentativo di Draghi di rilanciare il suo
esecutivo, le spaccature politiche erano ormai troppo profonde.
### Elezioni anticipate
Il 21 luglio 2022,
Mario Draghi presentò nuovamente le sue dimissioni, che questa volta furono
accettate dal Presidente Mattarella. Di fronte all'impossibilità di formare un
nuovo governo, Mattarella sciolse il Parlamento, convocando **elezioni
anticipate** per il 25 settembre 2022. Queste elezioni portarono alla vittoria
della coalizione di centrodestra, guidata da **Fratelli d'Italia** e Giorgia
Meloni, aprendo una nuova fase politica per il Paese.
Oooooooooooooooooo
Le elezioni politiche italiane del **25
settembre 2022** segnarono una svolta decisiva nel panorama politico, con la
netta vittoria della coalizione di **centrodestra**. I principali partiti che
componevano questa coalizione erano **Fratelli d'Italia (FdI)** di Giorgia
Meloni, **Lega** di Matteo Salvini e **Forza Italia** di Silvio Berlusconi.
### Esito delle
elezioni
- **Fratelli d'Italia**
risultò il partito più votato, ottenendo circa il **26% dei voti**,
affermandosi come la principale forza politica in Italia. Questo successo fu il
risultato di una crescita costante del partito negli anni precedenti, partendo
dall'opposizione ai governi precedenti, compreso quello di Mario Draghi.
- La **Lega** ottenne
un risultato inferiore alle aspettative, con circa l'8,8% dei voti, mentre
**Forza Italia** si attestò attorno all'8%. Nonostante ciò, la coalizione di
centrodestra complessivamente superò il **43%**, garantendosi la maggioranza
assoluta dei seggi sia alla Camera dei Deputati che al Senato.
- Al contrario, la
coalizione di **centrosinistra**, guidata dal **Partito Democratico (PD)**,
ottenne circa il 19%, fallendo nel creare una coalizione più ampia e
competitiva. Anche il **Movimento 5 Stelle**, seppur in calo rispetto alle
elezioni del 2018, ottenne un discreto risultato con circa il 15%, in parte
grazie al suo sostegno al **reddito di cittadinanza**.
### Formazione del
Governo Meloni
Dopo la vittoria
elettorale, Giorgia Meloni fu incaricata dal Presidente della Repubblica,
**Sergio Mattarella**, di formare il nuovo governo. Il **22 ottobre 2022**,
Meloni giurò come **Presidente del Consiglio**, diventando la prima donna nella
storia italiana a ricoprire questo incarico.
Il governo Meloni è
composto principalmente da esponenti di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia,
con un programma incentrato su temi come la riduzione delle tasse, la
sicurezza, il controllo dell'immigrazione e una politica estera atlantista ed
europeista, pur con attenzione agli interessi nazionali italiani.
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Come chiaramente emerge dalla sintesi storica
che precede, il corso politico diretto dal
Governo Meloni, presieduto da Giorgia Meloni, iniziò con un voto elettorale di reazione
contro le politiche del Governo Draghi, che premiò l’unico partito
rappresentato in Parlamento che gli si era opposto, Fratelli d’Italia, il quale
passò da un consenso elettorale del 2% ad uno del 26%.
Dalla biografia di Mario Draghi emerge che
egli, per formazione, assume il punto di vista del capitalismo occidentale, con
particolare riferimento al suo assetto finanziario. Così è, credo, anche nel
suo rapporto su “Il futuro
della competitività europea”, presentato il 9 settembre 2024 alla
Presidente della Commissione europea Ursula von del Leyen.
2. Il rapporto “Draghi” è
un documento di circa 400 pagine in inglese, pubblicato sul sito della
Commissione Europea [ https://commission.europa.eu/topics/strengthening-european-competitiveness/eu-competitiveness-looking-ahead_en ]
E’ diviso in due parti:
parte A: Una
strategia di competitività per l’Europa;
parte B: Analisi
approfondita e raccomandazioni.
Il documento sta avendo una significativa
influenza nelle politiche della Commissione Europea e anche nella politica
italiana.
Perché trattarne in un blog di un gruppo
parrocchiale di Azione Cattolica? Perché al centro dell’azione dell’Azione
Cattolica, fin dalla sua fondazione nel 1906, vi sono gli affari sociali
come concepiti nella dottrina sociale contemporanea, non, ad esempio le
pratiche devozionali, la liturgia o la catechesi, mentre l’evangelizzazione è praticata
essenzialmente nell’azione sociale, considerata un aspetto della carità.
Dobbiamo cercare di sviluppare una
sufficiente consapevolezza in questa materia per non cadere in prese di
posizioni piuttosto superficiali, come quella che vorrebbe che, nelle elezioni
statunitensi, ci si determinasse tra i due candidati tenendo conto solo delle
posizioni su immigrazione e aborto, scegliendo il male minore, non
considerando che, quanto ai destini del mondo, ci sono aspetti ben più
rilevanti nelle politiche del governo federale di uno stato che, con la più
potente forza militare del mondo, è
implicato praticamente in tutti i conflitti in corso, in particolare in Ucraina
e in Palestina, cruciali per l’Unione Europea, e che ha una economia in grado
di scatenare una recessione mondiale, come nel 2008.
Quanti ragioneranno veramente sul rapporto “Draghi” e quanti, invece,
diranno di condividerlo basandosi prevalentemente sulla fama di statista del
suo autore?
Nessuno statista è neutrale rispetto alle
questioni sociali che affronta.
Non lo fu certamente Winston Churchill,
duramente antisocialista e antipopolare.
Non appare esserlo stato ed esserlo nemmeno
Draghi. In poco meno di due anni del suo governo si produsse una reazione
popolare con caratteri rivoluzionari, al voto politico del settembre 2022, con
la (non inaspettata) forte affermazione dell’unico partito di opposizione, ma
anche con la diserzione dal voto del 36% degli aventi diritto.
§§§§§§§§§§§§§§§§§§
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ChatGPT di OpenAI del 14-9-24
Il governo di Mario
Draghi, in carica dal febbraio 2021 all'ottobre 2022, ha implementato diverse
politiche per affrontare sfide economiche, sanitarie e sociali, con l'obiettivo
di guidare l'Italia attraverso un periodo critico, soprattutto in relazione alla
pandemia da COVID-19 e alla crisi energetica. Ecco una panoramica delle
principali politiche attuate:
### 1. **Gestione della
pandemia da COVID-19**
- **Campagna vaccinale**: Una delle priorità
di Draghi è stata accelerare la campagna vaccinale. Il governo ha ampliato
l'accesso ai vaccini e ha istituito l'obbligo vaccinale per alcune categorie,
come il personale sanitario e scolastico.
- **Green Pass**: Draghi ha introdotto l'uso
esteso del Green Pass per accedere a numerosi servizi e luoghi pubblici, come
ristoranti, trasporti pubblici e palestre, per contenere la diffusione del
virus.
- **Obbligo vaccinale per gli over 50**: Da
gennaio 2022, il governo ha imposto l'obbligo vaccinale per i cittadini con più
di 50 anni.
### 2. **Ripresa
economica e PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza)**
- **Attuazione del PNRR**: Il governo Draghi
ha avuto il compito di implementare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza,
il quale prevede l'utilizzo di circa 191,5 miliardi di euro di fondi europei
per rilanciare l'economia italiana dopo la crisi causata dal COVID-19. Le
riforme chiave riguardano:
- **Transizione ecologica**: Investimenti
per accelerare la transizione verso un'economia verde, sostenendo le energie
rinnovabili e la decarbonizzazione.
- **Digitalizzazione**: Sviluppo delle
infrastrutture digitali e promozione dell'innovazione tecnologica, sia nella
pubblica amministrazione che nelle imprese.
- **Riforma della pubblica
amministrazione** e della **giustizia**: Miglioramento dell'efficienza del
sistema amministrativo e giudiziario, anche tramite la digitalizzazione dei
processi.
- **Riforma del mercato del lavoro**:
Incentivi per promuovere l'occupazione, soprattutto giovanile e femminile, e
riforme del sistema di welfare per renderlo più inclusivo.
### 3. **Politiche
economiche e sociali**
- **Sostegni economici e incentivi**:
Durante la pandemia, il governo ha continuato a fornire aiuti economici a
imprese e lavoratori colpiti dalle restrizioni. Misure come il **Decreto
Sostegni** e il **Decreto Sostegni bis** sono stati centrali nel garantire la
liquidità alle aziende e supportare i lavoratori in cassa integrazione.
- **Taglio delle tasse sul lavoro**: Draghi
ha sostenuto la riduzione del carico fiscale sul lavoro attraverso interventi
sull'IRPEF e l'IRAP, con l'obiettivo di incentivare la crescita
dell'occupazione e sostenere i redditi delle famiglie.
### 4. **Crisi
energetica e guerra in Ucraina**
- **Sanzioni contro la Russia**: Con
l'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022, l'Italia sotto la guida di
Draghi ha partecipato attivamente all'imposizione di sanzioni economiche contro
la Russia, in linea con le decisioni dell'Unione Europea.
- **Diversificazione delle fonti
energetiche**: La crisi energetica ha portato Draghi a cercare alternative al
gas russo. Il governo ha negoziato nuovi accordi energetici con paesi come
l'Algeria e ha promosso investimenti nelle energie rinnovabili.
- **Sostegni contro il caro energia**: Per
mitigare gli effetti dell'aumento dei costi energetici, il governo ha varato
diverse misure di sostegno per famiglie e imprese, come il **taglio delle
accise sui carburanti** e bonus energetici per le fasce più vulnerabili.
### 5. **Politiche
europee**
- **Pro-Europa**: Il governo Draghi si è
caratterizzato per un forte orientamento europeista, rafforzando il ruolo
dell'Italia all'interno dell'UE. Ha sostenuto la cooperazione europea su temi
come la transizione ecologica, la digitalizzazione e la sicurezza energetica.
- **Riforma del Patto di Stabilità e
Crescita**: Draghi ha promosso la discussione su una revisione del Patto di
Stabilità per permettere una maggiore flessibilità fiscale, vista la necessità
di ingenti investimenti pubblici per la ripresa economica.
### 6. **Riforma della
giustizia e concorrenza**
- **Riforma Cartabia**: Uno degli interventi
più rilevanti nel campo della giustizia è stata la riforma del sistema
giudiziario, proposta dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia, volta a
ridurre i tempi dei processi, una delle richieste chiave dell'UE per
l'erogazione dei fondi del PNRR.
- **Riforma della concorrenza**: Il governo
ha anche lavorato su una legge per favorire la concorrenza, mirata a promuovere
l'efficienza economica e ridurre le barriere burocratiche in settori come i
trasporti e le concessioni balneari.
### Conclusione
Il governo Draghi si è
caratterizzato per un approccio pragmatico e orientato alla stabilità, con
l’obiettivo di traghettare l’Italia fuori dalla crisi pandemica e affrontare le
nuove sfide economiche e geopolitiche […]
§§§§§§§§§§§§§§§§§§
Quali le ragioni della reazione popolare, che
si produsse non seguendo l’orientamento dei partiti che sostenevano l’alleanza
di governo?
In merito va rilevato che le ragioni delle
dimissioni di Draghi erano relative al mancato sostegno del principale partito
di governo al suo provvedimento legislativo con misure economiche per
contrastare gli effetti dell’inflazione e della crisi energetica, in
particolare con aiuti alle imprese. Una strategia che si trova inclusa anche
nell’attuale rapporto “Draghi”. Il dissenso riguardava, in particolare, il
mantenimento del reddito di cittadinanza.
§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
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ChatGPT di OpenAI del 14-9-24
Il governo di Mario
Draghi ha mantenuto una posizione di **revisione e miglioramento** del *Reddito
di Cittadinanza*, senza mai esprimere l'intenzione di abolirlo del tutto. Il
Reddito di Cittadinanza, introdotto dal Movimento 5 Stelle nel 2019, è un sussidio
per sostenere le famiglie in difficoltà economica, ma anche uno strumento per
favorire il reinserimento nel mondo del lavoro.
Durante il mandato di
Draghi, l'orientamento generale era di **riformare** il Reddito di Cittadinanza
per correggere alcune delle sue criticità, soprattutto riguardo ai **meccanismi
di controllo** e alle **misure di attivazione** al lavoro. Ecco i principali
punti dell'approccio del governo Draghi su questo tema:
### 1. **Mantenimento
del sussidio**:
- Draghi ha confermato l'importanza di
mantenere il Reddito di Cittadinanza come strumento di protezione sociale per
le persone in povertà. Nonostante le critiche ricevute da alcune forze
politiche, il governo non ha mai preso in considerazione l'abolizione della
misura.
### 2. **Revisione dei
meccanismi di controllo**:
- Il governo ha cercato di migliorare i
sistemi di controllo per evitare abusi e frodi nell'erogazione del sussidio.
Sono stati rafforzati i controlli su chi riceveva il reddito per assicurarsi
che solo i cittadini effettivamente bisognosi ne beneficiassero.
### 3. **Incentivi
all'occupazione**:
- Una delle principali critiche al Reddito
di Cittadinanza era legata alla sua scarsa efficacia nel promuovere il
reinserimento lavorativo. Il governo Draghi ha cercato di migliorare i
meccanismi di "attivazione" per i beneficiari, collaborando con i
Centri per l'Impiego per incentivare una maggiore partecipazione al mercato del
lavoro. Sono stati studiati piani per ridurre i disincentivi al lavoro legati
al sussidio, cercando di rendere più efficaci le politiche attive del lavoro.
### 4. **Riforme
strutturali**:
- Nel corso del suo mandato, il governo
Draghi ha anche discusso della necessità di una riforma complessiva del sistema
di welfare italiano, in cui il Reddito di Cittadinanza avrebbe potuto essere
affiancato da altre misure più mirate a specifici settori della popolazione,
come i giovani e le donne, per promuovere l'inclusione attiva nel mondo del
lavoro.
In sintesi,
l'orientamento del governo Draghi non era quello di eliminare il Reddito di
Cittadinanza, ma di **correggerne le inefficienze** e di **rafforzare i
collegamenti con le politiche attive per il lavoro**, al fine di renderlo uno
strumento più efficace e giusto.
il governo Draghi si
trovò a dover approvare un **decreto "Aiuti"**, un pacchetto di
misure economiche per contrastare gli effetti dell'inflazione e della crisi
energetica. Tuttavia, il **Movimento 5 Stelle** (M5S), una delle forze
principali che sostenevano il governo, decise di non votare la fiducia su
questo decreto, accusando l'esecutivo di non aver risposto adeguatamente alle
loro richieste, in particolare sulle misure sociali e sul reddito di
cittadinanza. Questo creò una frattura significativa nella maggioranza.
Il Reddito di
Cittadinanza era un sussidio introdotto nel 2019 per sostenere le famiglie a
basso reddito e favorire il reinserimento nel mercato del lavoro. Prevedeva un
sostegno economico mensile condizionato alla partecipazione a percorsi di
formazione o accettazione di offerte di lavoro. Ha subito critiche per
inefficienze nel promuovere l'occupazione e casi di abusi. Il governo Meloni,
entrato in carica nell'ottobre 2022, ha deciso di abolirlo gradualmente,
sostituendolo nel 2024 con nuove misure come l'Assegno di inclusione per i più
bisognosi e altri incentivi all'occupazione.
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Il rapporto “Draghi” è centrato sulla
competitività.
Ricerca mediante
ChatGPT di OpenAI del 14-9-24
In economia, la
**competitività** si riferisce alla capacità di un'azienda, un settore o un
paese di produrre beni e servizi che siano attraenti sul mercato rispetto ai
concorrenti, sia a livello nazionale che internazionale. È una misura
dell'efficienza con cui risorse come capitale e lavoro vengono utilizzate per
creare valore economico.
La competitività può
essere valutata a diversi livelli:
1. **Competitività
aziendale**: Capacità di un'impresa di essere più efficiente, innovativa e
redditizia rispetto ai suoi concorrenti, mantenendo o aumentando la sua quota
di mercato.
2. **Competitività
settoriale**: La capacità di un'intera industria o settore di prosperare in un
ambiente economico globale, con particolare attenzione alla produttività e
all'innovazione.
3. **Competitività
nazionale**: La capacità di un paese di garantire elevati livelli di crescita
economica e benessere per i suoi cittadini, attraverso politiche che migliorano
produttività, infrastrutture, istruzione e condizioni di mercato.
Fattori come il costo
del lavoro, l'innovazione tecnologica, la qualità delle istituzioni e
l'ambiente normativo influenzano la competitività.
La competitività è prevista dall’art.3 del Trattato
sull’Unione Europea https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:2bf140bf-a3f8-4ab2-b506-fd71826e6da6.0017.02/DOC_1&format=PDF
Articolo
3 (ex articolo 2 del TUE)
1. L'Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi
valori e il benessere dei suoi popoli.
2. L'Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di
libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata
la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto
concerne i controlli alle frontiere esterne, l'asilo, l'immigrazione, la
prevenzione della criminalità e la lotta contro quest'ultima.
3. L'Unione
instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile
dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei
prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira
alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di
tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il
progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e
le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità
tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti
del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la
solidarietà tra gli Stati membri. Essa rispetta la ricchezza della sua
diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo
del patrimonio culturale europeo.
4. L'Unione istituisce un'unione economica e monetaria
la cui moneta è l'euro.
5. Nelle
relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e
interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla
pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e
al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo,
all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare
dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto
internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle
Nazioni Unite.
Nel rapporto “Draghi” la competitività è,
però, trattata con riferimento all’intera Unione Europea, in rapporto
soprattutto al rapporto con Stati Uniti d’America e Cina, concludendo che le
iniziative raccomandate nel documento sono indispensabili perché «siamo
arrivati al punto in cui, senza azione, dovremo compromettere il nostro
welfare, il nostro ambiente o la nostra libertà». Nel Trattato sull’Unione
Europea la competitività è invece riferita al livello aziendale, settoriale
e nazionale, in quest’ultimo caso, però, senza riferimenti a contrasti tra nazioni
(l’Unione Europea si basa proprio sulla cooperazione tra gli stati membri e verso l’esterno). Nel Trattato
la competitività è riferita ad un’economia sociale di mercato,
secondo l’esperienza tedesca del Secondo dopoguerra.
Ricerca mediante
ChatGPT di OpenAI del 14-9-24
L'**economia sociale di
mercato** è un modello economico sviluppato in Germania dopo la Seconda Guerra
Mondiale, grazie all'influenza dell'economista Ludwig Erhard, ed è diventato il
pilastro del "miracolo economico" tedesco. Questo sistema combina i
principi del libero mercato con una forte attenzione al welfare e alla
giustizia sociale, cercando di equilibrare la crescita economica con la
coesione sociale.
### Caratteristiche
principali nell'esperienza tedesca:
1. **Libertà
economica**: L'economia sociale di mercato promuove la concorrenza e
l'innovazione, sostenendo l'idea che il mercato sia il motore principale della
crescita economica. Tuttavia, lo Stato interviene per garantire che il mercato
funzioni correttamente, regolando i monopoli e le distorsioni della
concorrenza.
2. **Welfare sociale**:
Sebbene il mercato sia libero, il sistema tedesco prevede una robusta rete di
sicurezza sociale. Lo Stato fornisce servizi essenziali come sanità,
istruzione, pensioni e sussidi di disoccupazione, assicurando che i benefici
della crescita economica siano distribuiti equamente e che nessuno rimanga
escluso dal progresso economico.
3. **Ruolo dello
Stato**: Lo Stato non gestisce direttamente l'economia, ma ne regola il
funzionamento, promuovendo stabilità e prevenendo squilibri eccessivi. Gli
interventi sono volti a garantire la stabilità dei prezzi, un basso tasso di
disoccupazione e una distribuzione equa della ricchezza.
4. **Sussidiarietà e
solidarietà**: L'economia sociale di mercato si fonda anche sui principi di
sussidiarietà, che favorisce la risoluzione dei problemi al livello più vicino
ai cittadini, e solidarietà, che mira alla coesione sociale e al supporto delle
fasce più vulnerabili della popolazione.
### Successo
nell'esperienza tedesca:
Questo modello ha
permesso alla Germania di ricostruire la sua economia distrutta dalla guerra,
creando una delle economie più forti al mondo, caratterizzata da una solida
crescita economica, bassi livelli di disoccupazione e un elevato standard di
vita. L'economia sociale di mercato è diventata un marchio distintivo del
sistema economico tedesco, riuscendo a combinare efficienza economica con
equità sociale.
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Nel rapporto “Draghi” non è
presente l’economia sociale di mercato e non sono considerati
fattori per l’incremento della competitività le misure di Welfare sociali,
lo sviluppo delle politiche di contrasto alla corruzione e contro l’evasione
fiscale.
3. Rilevo che nella Premessa
del rapporto, ma anche in altre parti del documento che ho esaminato, si
tende a far coincidere l’Unione Europea con l’Europa, al modo in cui gli
statunitensi parlano di americani riferendosi solo a sé stessi, e non, ad
esempio ai canadesi, ai messicani e a tutte le altre popolazioni del continente
americano (i latinoamericani indicati come latinos o hispanics)
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Negli Stati Uniti,
il termine "Latinos" si riferisce a persone di origine o
discendenza latinoamericana che vivono nel paese. Questo termine
comprende individui provenienti o con radici in paesi dell'America Latina,
inclusi Messico, America Centrale, Sud America e i Caraibi di lingua spagnola o
portoghese.
Caratteristiche
principali:
1. Origine geografica: I
"Latinos" includono persone con origini in nazioni come Messico,
Cuba, Porto Rico, Brasile, Colombia, Argentina, Venezuela e molti altri paesi
latinoamericani.
2. Diversità culturale
e linguistica: Nonostante siano spesso percepiti come un gruppo omogeneo, i Latinos
rappresentano una grande diversità etnica, culturale e linguistica. Molti
parlano spagnolo, ma il portoghese (in particolare in Brasile) è anche una
lingua significativa all'interno di questa comunità.
3. Identità etnica: Il termine
"Latino" si riferisce a un'identità culturale piuttosto che a una
razza specifica. Le persone identificate come Latinos possono appartenere a
diversi gruppi razziali, inclusi bianchi, afrodiscendenti, indigeni e persone
di origine mista.
Il termine
"Latinos" è spesso utilizzato in maniera intercambiabile con
"Hispanics" negli Stati Uniti, ma quest'ultimo si riferisce in modo
più specifico alle persone di lingua spagnola.
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Questo modo di esprimersi esclude dall’Europa
la Bielorussia e la Russia europea, facente parte della Federazione russa. E’ una concezione opposta, ad esempio, al
pensiero politico che fu espresso dal papa Karol Wojtyla.
Essa si riflette attualmente nella
letteratura corrente, in particolare in quella utilizzata per addestrare i
sistemi intelligenti chatbot come ChatGPT e Claude.
Il 14-9-24 ho chiesto all’Intelligenza
artificiale di ChatGPT di OpenAi di elencarmi gli stati del continente europeo
che non fanno parte dell’Unione Europea. Mi ha risposto così:
Nel continente europeo,
ci sono diversi stati che **non fanno parte dell'Unione Europea (UE)**. Questi
stati, per vari motivi storici, politici o economici, hanno scelto di non
aderire o non sono stati ancora ammessi all'UE. Ecco un elenco dei principali
stati europei non membri dell'UE:
### Stati non membri
dell'UE in Europa:
1. **Norvegia** -
Sebbene non faccia parte dell'UE, la Norvegia è parte dell'Area Economica
Europea (SEE), che le garantisce l'accesso al mercato unico europeo.
2. **Svizzera** - Non
fa parte né dell'UE né dello SEE, ma ha numerosi accordi bilaterali con l'UE
che regolano vari aspetti delle relazioni economiche e commerciali.
3. **Regno Unito** -
Uscito dall'UE con la Brexit nel 2020.
4. **Islanda** - Parte
dello SEE, ma non membro dell'UE.
5. **Liechtenstein** -
Piccolo stato situato tra Svizzera e Austria, anch'esso parte dello SEE.
6. **Albania** - Paese
candidato all'adesione all'UE, ma ancora non membro.
7. **Serbia** -
Anch'essa paese candidato all'adesione.
8. **Macedonia del
Nord** - In fase di negoziazione per l'adesione.
9. **Montenegro** -
Paese candidato.
10.
**Bosnia-Erzegovina** - Potenziale candidato all'adesione, ma non ancora
ufficialmente candidato.
11. **Kosovo** -
Considerato potenziale candidato dall'UE, ma ancora non riconosciuto da alcuni
stati membri dell'UE.
12. **Turchia** - Paese
candidato all'adesione, ma con trattative bloccate da anni per varie ragioni
politiche e di rispetto dei diritti umani.
13. **Ucraina** -
Candidato ufficiale dal 2022, con un processo di adesione che potrebbe
richiedere diversi anni.
14. **Moldavia** -
Anch'essa candidata ufficiale dal 2022.
15. **Georgia** - Ha
presentato domanda di adesione nel 2022 ed è in attesa dello status di
candidato.
### Microstati non
membri:
1. **Andorra**
2. **San Marino**
3. **Monaco**
4. **Città del
Vaticano**
Questi piccoli stati
hanno accordi speciali con l'UE, che regolano vari aspetti della loro
interazione economica e politica con i Paesi membri, ma non fanno parte
dell'Unione Europea.
Questi Paesi hanno
varie forme di collaborazione con l'UE, ma non sono formalmente membri.
Ho
chiesto, allora, perché non
avesse considerato la Federazione Russa, che comprende la Russia europea, quindi
una significativa porzione dell’Europa continentale, mentre aveva considerato
la Turchia, che ha in Europa solo una piccola parte della Tracia, con Istanbul
(per altro la più popolosa città europea). Mi ha risposto così:
Hai ragione, la
**Federazione Russa** è uno degli stati europei che **non fa parte dell'Unione
Europea**. Nella mia precedente risposta, non l'ho menzionata probabilmente
perché spesso viene considerata anche come parte dell'Asia, dato che una grande
porzione del suo territorio si estende su quel continente. Tuttavia, la Russia
ha una parte significativa del suo territorio in Europa e fa parte del panorama
politico ed economico del continente.
La **Russia** non è membro dell'UE per
diversi motivi, tra cui divergenze politiche, economiche e di governance. Negli
ultimi anni, le relazioni tra l'UE e la Russia si sono deteriorate,
specialmente a causa di questioni come l'annessione della Crimea nel 2014, il
conflitto in Ucraina e altre tensioni geopolitiche.
Quindi, per rispondere alla tua osservazione,
sì, la **Russia** è un importante stato europeo non facente parte dell'Unione
Europea, così come la **Bielorussia**, un altro Paese dell'Europa orientale che
non è membro dell'UE e che mantiene stretti rapporti con la Federazione Russa.
Hai ragione, la
**Turchia** ha solo una piccola parte del suo territorio in Europa, limitata
alla regione di Istanbul. Tuttavia, è spesso inclusa nelle discussioni europee
per diversi motivi storici, politici e culturali.
La Turchia è un paese che, pur avendo la
maggior parte del suo territorio in Asia, ha una **forte connessione politica
ed economica con l'Europa**. È membro del **Consiglio d'Europa** e della
**NATO**, ed è **paese candidato all'adesione all'Unione Europea** dal 1999.
Anche se i negoziati per l'adesione si sono fermati per questioni relative ai
diritti umani, alle libertà civili e alla situazione politica interna, la sua
candidatura ufficiale mantiene la Turchia nel contesto delle relazioni con
l'UE.
Quindi, anche se geograficamente la Turchia è
in gran parte asiatica, è considerata parte integrante del dialogo politico
europeo, motivo per cui è stata inclusa nell'elenco dei Paesi non membri
dell'UE.
Che nel rapporto “Draghi” la Russia non sia
considerata parte dell’Europa è indicato anche da questa frase della Prefazione:
L'Europa
ha perso improvvisamente il suo fornitore più importante di energia, la Russia.
Oggettivamente, dal punto di vista economico,
questo è stato un importantissimo fattore di decremento della competitività dell’economia sociale di mercato dell’Unione
Europa, non solo per la perdita di fonti di energia a prezzi moderati e
soprattutto di sicuro approvvigionamento, ma anche per la perdita di un grande
mercato internazionale.
Con l’invasione russa dell’Ucraina, nel
febbraio 2022, e con le conseguenti reazioni degli stati aderenti alla NATO e
della stessa Unione Europea che, oltre a fatti di oggettiva cobelligeranza,
hanno comportato l’interruzione di gran parte delle relazioni economiche, la
situazione economica dell’Unione Europea è marcatamente peggiorata. Nel
rapporto, stando a quanto finora ne ho capito, non sono indicate vie per uscire
da questa gravissima situazione, mentre si raccomanda di organizzare un
incremento e il coordinamento delle industrie di produzione degli armamenti.
Mario Ardigò
27-7-26