INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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venerdì 16 ottobre 2026

Magnifica humanitas enciclica 15MAG26 – del papa Leone 14° - capitolo secondo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa - il bene comune – Sezione Il principio della destinazione universale dei beni, numeri da 65

 


Magnifica humanitas  enciclica 15MAG26 – del papa Leone 14° - capitolo secondo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa   - il bene comune – Sezione Il principio della destinazione universale dei beni, numeri da 65

Link al podcast:  

https://youtu.be/OgMGAzChYEQ

Il profeta Elia annuncia al re Acab il castigo di Dio, per la morte del contadino Nabot, al quale aveva sottratto il suo campo dopo che la regina, con falsi testimoni, ne aveva determinato l’ingiusta condanna a morte [1Re 21]


Buongiorno, care amiche e cari amici del gruppo parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa, in Roma, Monte Sacro, Valli.

  Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio.

  Nei numeri da 65 a 67 del capitolo secondo, sui fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa, si tratta del principio della destinazione universale dei beni, che ha una antica, lunga e complessa tradizione nel pensiero cristiano e nel Magistero.

  I fondamenti riguardano la natura dell'essere umano, la sua relazione con Dio e il perché vada custodita la dignità di ogni persona; i principi riguardano come organizzare la società perché rispetti ciò che l'essere umano è e la sua dignità.

 Gli ordinamenti politici regolano le relazioni tra le persone e le collettività con i beni della terra, per stabilire in che limiti e come possano essere fatti propri e ceduti, e anche trasmessi alle generazioni successive. È la questione della proprietà, che però non è al centro della sezione del capitolo secondo che stiamo esaminando. L'insegnamento sociale che se ne è occupato viene richiamato per chiarire un punto: l'insieme di poteri e facoltà sui beni che chiamiamo proprietà, e che nella storia ha avuto regole giuridiche diverse, è subordinato al principio della destinazione universale dei beni. Questo principio si fonda sul fatto che i beni della terra sono donati da Dio all'intera famiglia umana perché sostengano la vita di tutte le persone, comprese le generazioni future. Perciò ogni persona ha un diritto originario a usare quei beni: ciò significa che  qualunque siano le regole giuridiche della proprietà, la vita delle persone, legata alla loro dignità voluta da Dio, viene prima, chi è nel bisogno ha diritto di servirsene per sopravvivere e chi possiede deve utilizzarli anche per il bene altrui. Secondo la tradizione cristiana, è ricordato nell’enciclica, la proprietà ha anche una funzione sociale ed è considerata un mezzo per custodire e amministrare i beni in modo che possano servire meglio al bene comune. Questa concezione, è precisato nell’enciclica, «non deve essere considerata una mera opinione teologica, ma una dottrina certa della Chiesa, già presente nelle Sacre Scritture e nei Padri». Essa ha fondato una delle attività caratteristiche delle Chiese cristiane di tutti i tempi, dalle origini fino ad oggi, vale a dire l’assistenza ai bisognosi, intesa non solo come elemosina in senso religioso, ma anche come condividere beni destinati alla famiglia umana. Non farlo è come derubare il bisognoso: è un pensiero che viene  espresso da san Giovanni Crisostomo, patriarca di Costantinopoli,  un Padre del Quarto secolo di ambiente culturale greco, in una omelia sulla narrazione evangelica relativa al Lazzaro  della parabola narrata nel capitolo 16 del Vangelo secondo Luca, e da sant’Ambrogio vescovo di Milano, un Padre di ambiente culturale latino della stessa epoca, in un trattato sull’episodio biblico del contadino Nabot  e del re Acab narrato nel capitolo 21 del primo libro dei Re. In questo brano biblico si narra che il conttadino  Nabot, che aveva rifiutato di cedere al re Acab la vigna ereditata dai padri, fu accusato da falsi testimoni, su istigazione della regina Gezabele, di aver maledetto Dio e il re, e venne lapidato. Il profeta Elia affrontò Acab, lo accusò di omicidio e gli annunciò che i cani avrebbero leccato il suo sangue dove avevano leccato quello di Nabot, e che la sua casata sarebbe stata sterminata. Il re si umiliò,  indossando un abito di sacco e digiunando; per questo Dio rinviò il castigo sulla sua casa ai giorni del figlio. Acab morì poi in battaglia, colpito da una freccia, e presso la piscina di Samaria i cani leccarono il suo sangue, colato dal suo carro. Il figlio Ioram fu poi ucciso e il suo cadavere gettato nel campo di Nabot, mentre Gezabele fu gettata da una finestra e divorata dai cani.  Ambrogio stigmatizzò l’avidità predatoria da parte del ricco e potente e il pervertimento e strumentalizzazione della giustizia asservita ai suoi interessi. Per il principio della destinazione universale dei beni voluta da Dio, quanto si dona al povero in realtà gli è restituito: la terra è di tutti, non dei ricchi. E’ una linea di pensiero costante nei Padri della Chiesa, gli scrittori, vissuti tra il Primo e l’Ottavo secolo, che si ritengono fondamentali per la definizione della dottrina cristiana. Più avanti, Tommaso d’Aquino, vissuto nel Duecento, sostenne che regolare la proprietà privata è necessario per dare ordine, laboriosità e pace alla società, ma che si deve essere pronti ad usare ciò che si possiede anche per venire incontro alle necessità altrui.

  Nella prima enciclica della dottrina sociale contemporanea, la Delle novità del 1891, ci si richiama all’insegnamento di Tommaso d’Aquino; nella successiva enciclica Il quarantennale del 1931, nell’anniversario dei quarant’anni dalla prima, si afferma il duplice carattere, individuale e sociale, della proprietà, e nell’enciclica Madre e Maestra del 1961 si ribadisce l’intrinseca funzione sociale della proprietà.

 Nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La gioia e la speranza, del Concilio Vaticano secondo, celebrato a Roma e concluso nel 1965, al n.69 troviamo la formulazione del principio della destinazione universale dei beni alla quale ci si richiamò nel Magistero successivo:

 

69. I beni della terra e loro destinazione a tutti gli uomini

  Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati debbono essere partecipati equamente a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità (si  veda la Summa Theologiae – Encliclopedia di teologia di Tommaso d’Aquino). Pertanto, quali che siano le forme della proprietà, adattate alle legittime istituzioni dei popoli secondo circostanze diverse e mutevoli, si deve sempre tener conto di questa destinazione universale dei beni. L'uomo, usando di questi beni, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui ma anche agli altri (la nota 148 cita ampiamente la letteratura patristica e altri autori cristiani). Del resto, a tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla propria famiglia. Questo ritenevano giusto i Padri e dottori della Chiesa, i quali insegnavano che gli uomini hanno l'obbligo di aiutare i poveri, e non soltanto con il loro superfluo. Colui che si trova in estrema necessità, ha diritto di procurarsi il necessario dalle ricchezze altrui. Considerando il fatto del numero assai elevato di coloro che nel mondo intero sono oppressi dalla fame, il sacro Concilio richiama urgentemente tutti, sia singoli che autorità pubbliche, affinché - memori della sentenza dei Padri: « Dà da mangiare a colui che è moribondo per fame, perché se non gli avrai dato da mangiare, lo avrai ucciso » (frase attribuita a sant’Ambrogio dal Decreto di Graziano, una raccolta di testi contenenti testi di letteratura giuridica ritenuti autorevoli nel disciplinare la vita della Chiesa  pubblicata nel dodicesimo secolo) realmente mettano a disposizione ed impieghino utilmente i propri beni, ciascuno secondo le proprie risorse, specialmente fornendo ai singoli e ai popoli i mezzi con cui essi possano provvedere a se stessi e svilupparsi.

  Questa idea della tradizione cristiana della destinazione universale dei beni lega la dignità dell'essere umano alla relazione con Dio, non ai beni che possiede. È l'opposto della concezione secondo la quale si sarebbe più degni quanto più si è ricchi, come se la ricchezza non fosse soltanto accumulata, ma anche meritata, e il possederla fosse la prova di questo merito. Nelle concezioni filosofiche, culturali e politiche che si diffusero in Europa dal Seicento, in polemica con gli abusi dei regimi assoluti, la proprietà venne considerata la base della dignità sociale della persona e, come tale, un diritto inviolabile da difendere contro qualunque pretesa del potere politico. Questa concezione della proprietà non è accolta dalla dottrina sociale nella misura in cui ostacoli i doveri di solidarietà sociale e il perseguimento anche del bene comune, oltre che quello di chi possiede dei beni,  quindi la funzione sociale della proprietà.

  Anche per l’opera dei democratici cristiani nell’Assemblea costituente Italiana, che tra il 1946 e il 1947 scrisse e deliberò la nostra nuova Costituzione democratica  entrata in vigore il 1 gennaio 1948, la funzione sociale della proprietà è entrata in quella legge fondamentale:

 

articolo 42

La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.

La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

 

  Dall’Ottocento, soprattutto con lo sviluppo dell’economia politica e della sociologia, cominciò a maturare anche nel pensiero cristiano la consapevolezza che le disuguaglianze sociali, per cui la maggior parte delle ricchezze si concentra nelle mani di minoranze mentre larghe fasce della popolazione vivono in povertà, non dipendono solo dalla cattiveria e avidità delle persone, ma anche da cause sistemiche, relative a come è organizzata la società. Il benessere della popolazione, attraverso interventi sociali e provvidenze varie, divenne allora sempre più un obiettivo politico dei poteri pubblici, perseguito con risorse ricavate soprattutto dai tributi stabiliti dalla legge. Ne risentì anche la disciplina giuridica della proprietà, alla quale venne riconosciuta in vario modo una funzione sociale. Vennero stabilite norme per impedire gli abusi di potere a danno delle parti deboli nel sistema economico. Questa tendenza politica venne assecondata e sollecitata dalla dottrina sociale, nel rispetto del principio di sussidiarietà secondo il quale i pubblici poteri devono aiutare e sostenere la società civile, senza soffocarla.

  Oggi i cittadini europei rispettosi delle leggi, con le loro tasse, destinano una parte considerevole del proprio reddito al benessere altrui, adempiendo così una parte rilevante del dovere di solidarietà richiamato dalla dottrina sociale. Mediante i servizi pubblici si provvede infatti alla cura delle persone malate e all’assistenza delle altre persone bisognose, all’erogazione di pensioni agli anziani che non potrebbero averle in base ai soli contributi versati al sistema previdenziale, all’istruzione dei giovani, e ad altri scopi sociali.

 Disse papa Francesco il 4 febbraio 2017, in un discorso tenuto ai partecipanti all’incontro sull’economia di comunione:

 

Oggi si attuano molteplici iniziative, pubbliche e private, per combattere la povertà. E tutto ciò, da una parte, è una crescita in umanità. Nella Bibbia i poveri, gli orfani, le vedove, gli “scarti” della società di quei tempi, erano aiutati con la decima e la spigolatura del grano. Ma la gran parte del popolo restava povero, quegli aiuti non erano sufficienti a sfamare e a curare tutti. Gli “scarti” della società restavano molti. Oggi abbiamo inventato altri modi per curare, sfamare, istruire i poveri, e alcuni dei semi della Bibbia sono fioriti in istituzioni più efficaci di quelle antiche. La ragione delle tasse sta anche in questa solidarietà, che viene negata dall’evasione ed elusione fiscale, che, prima di essere atti illegali sono atti che negano la legge basilare della vita: il reciproco soccorso.

 

  Nell’enciclica La magnifica umanità si affronta il tema dell’importanza crescente dei beni immateriali e della cultura rispetto a quelli materiali, come il suolo, gli edifici, i prodotti agricoli, le materie prime, i vari manufatti di uso comune. Sono beni immateriali quelli che non consistono in cose che possono essere toccate, ma che tuttavia possono essere posseduti, ceduti, usati, come, ad esempio, una canzone, il testo di un romanzo, il progetto di un macchinario o, si precisa nell’enciclica, brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche, dati. Un brevetto è il provvedimento  pubblico con cui si riconosce il diritto esclusivo di trarre profitto da un’invenzione per un certo tempo, un algoritmo è una sequenza di istruzioni che un elaboratore elettronico può eseguire per produrre un certo risultato, una piattaforma digitale è un servizio via internet reso alle persone che si collegano, le infrastrutture tecnologiche sono le macchine, le costruzioni e le reti fisiche, ad esempio cavi e satelliti, che rendono possibile fornire servizi, i dati, nell’ambito dei servizi informatici, sono tracce che lasciamo usando strumenti digitali, come i nostri telefoni cellulari.

 Anche questi beni, si insegna nell’enciclica La magnifica umanità,  devono ritenersi destinati a tutte  le persone, ma, si legge al n.67 «in un contesto in cui la ricchezza delle nazioni dipende sempre più da conoscenze e tecnologie, quando questi beni restano concentrati nelle mani di pochi, senza adeguate forme di condivisione e di accesso, si crea un nuovo squilibrio che contraddice la destinazione universale dei beni e alimenta il divario tra inclusi ed esclusi, tra chi può partecipare alla rivoluzione digitale e chi ne rimane ai margini».

 

  Si aprono, quindi, nuovi campi di intervento per i pubblici poteri, nell’interesse generale, per la tutela del bene comune, anche perché le attività consentite dalle nuove tecnologie si svolgano rispettando  l’ambiente, evitando sprechi e nuove forme di saccheggio.

 Infatti, come si legge al  n.108 dell’enciclica:

 

108. In effetti, come accade per ogni grande svolta tecnologica, l’Intelligenza Artificiale tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone già di risorse economiche, competenze e accesso ai dati. Alla luce del bene comune e della destinazione universale dei beni, questo fenomeno desta seria preoccupazione: piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio, contraddicendo la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli. Per questo è indispensabile che l’impiego dell’Intelligenza Artificiale – soprattutto quando coinvolge beni pubblici e diritti fondamentali – sia accompagnato da criteri chiari e controlli effettivi, ispirati alla partecipazione e alla sussidiarietà: le comunità e i corpi intermedi non possono essere ridotti a destinatari di decisioni prese altrove, ma devono poter contribuire al discernimento e alla vigilanza. Inoltre, la proprietà dei dati non può essere affidata solo a privati, ma va regolamentata. Essi sono frutto del contributo di molti e non possono essere venduti o affidati a pochi. Serve una creatività in grado di gestirli come uno dei beni comuni o collettivi, nella logica della condivisione, come già suggeriva san Giovanni Paolo secondo a proposito dei beni collettivi [nella nota 128 si precisa che ci si riferisce al n.40 dell’enciclica Il centenario, del 1991, in cui tra i beni collettivi si menzionano  l'ambiente naturale e l'ambiente umano].

 

 A tutte e a tutti l’augurio di una serena e operosa giornata. Pace e bene.

Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com 


lunedì 12 ottobre 2026

conversazione sul tema dei principi e della pratica della sinodalità alla luce del documento di sintesi Lievito di pace e di speranza, approvato il 25 ottobre 2025 dall’Assemblea sinodale delle Chiese in Italia e recepito nel corso della 81° Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana svoltasi al 10 al 17 novembre 2025 ad Assisi – 0. Introduzione al tema

 



Conversazione sul tema dei principi e della pratica della sinodalità alla luce del documento di sintesi Lievito di pace e di speranza, approvato  il 25 ottobre 2025  dall’Assemblea sinodale delle Chiese in Italia e recepito nel corso della 81° Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana svoltasi al 10 al 17 novembre 2025 ad Assisi – 0. Introduzione al tema

Link al podcast:

  https://youtu.be/44fW342zJ74


Una sessione di un’assemblea sinodale con le persone che partecipano impegnate in un dialogo con il metodo della conversazione spirituale, divisi per piccoli gruppi intorno a tavoli circolari

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  Buonasera, care amiche e cari amici del gruppo parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa, in Roma, Monte Sacro, Valli. Alle mie spalle potete vedere un disegno che ritrae una  sessione di un’assemblea sinodale con le persone che partecipano impegnate in un dialogo con il metodo della conversazione spirituale, divisi per piccoli gruppi intorno a tavoli circolari. Questo metodo è raccomandato a tutte le persone di fede, dal cardinale alla gente laica delle parrocchie, per dialogare, discernere, che significa scegliere il bene alla luce del vangelo, e decidere in stile sinodale, parola che ci giunge dal greco antico e che significa camminando insieme. Abbiamo visto in televisione lo stesso Papa impegnato nel dialogo con quel metodo, seduto con un piccolo gruppo di persone interno a un tavolo circolare. Questo indica la grande importanza che oggi si dà alla sinodalità ecclesiale.  

  Ho allora pensato di affiancare le conversazioni che sto svolgendo sull’enciclica La magnifica umanità  con altre proprio  sul tema della sinodalità ecclesiale, sul quale si avverte l’esigenza di saperne un po’ di più per poter fare anche noi la nostra parte, come ci chiedono i nostri vescovi.

  Parlerò di principi  e  pratica, i primi tratti principalmente dal documento La sinodalità nella vita e missione della Chiesa, diffuso dalla Commissione teologica internazionale nel marzo 2018, e dal documento di sintesi Lievito di pace e di speranza, approvato  il 25 ottobre 2025  dall’Assemblea sinodale delle Chiese in Italia e recepito nel corso della 81° Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana svoltasi al 10 al 17 novembre 2025 ad Assisi, la seconda vissuta da me, anche insieme a voi, nel corso di una lunga esperienza ecclesiale, iniziata proprio in questa parrocchia, a sette anni, quando frequentavo la scuola elementare nel plesso in piazza Capri, e anche appresa da altre persone, anche da veri maestri,  e leggendo. Ho vissuto fin da molto giovane la sinodalità in Azione Cattolica, nella Fuci e nel Meic, associazioni queste ultime due strettamente collegate con l’Azione Cattolica, e l’ho imparata prima facendone tirocinio e poi apprendendone fondamenti e principi seguendo lezioni di esperti, leggendo vari testi e soprattutto alla luce del Magistero dei Papi.

  L’esigenza di sinodalità sorge naturalmente, quando si vive la fede in una comunità, come ad esempio in una parrocchia, che in Italia è tuttora un’istituzione comunitaria veramente molto importante, a cui la gente fa riferimento in tante vicende della vita, liete  e tristi, quando si ha bisogno di aiuto e conforto, ad esempio nell’educazione etica delle persone più giovani o nei rovesci della vita.

 Nella prima riunione del nostro gruppo, sabato scorso, abbiamo avuto tra noi il parroco. Attraverso di lui, che, sebbene ancor giovane,  è un po’ il padre di tutte e tutti noi in parrocchia, e come tale anche l’elemento di raccordo tra tutte le varie attività ed esperienze della nostra comunità, abbiamo avuto importanti indicazioni su che fare in parrocchia. Dobbiamo chiederci, ha detto,  come possiamo essere utili per la vita parrocchiale, non solo all’interno del nostro gruppo: questo significa aprirsi al resto della gente della comunità, non rimanere chiusi tra noi stessi. E poi ci ha esortato ad essere fonte di armonia e di unità, senza seminare discordia. Sappiamo infatti che non di rado le persone che seguono i vari gruppi sono diffidenti verso le esperienze altrui e sono poco disposte a lavorare insieme. E infine, e questo è molto importante, ci ha detto di cominciare ad esercitare la sinodalità proprio con lui, con il parroco, creando comunione nel nome di Cristo. Ci ha ricordato il principio del cristocentrismo, centrale dei documenti più importanti del Concilio Vaticano secondo, che significa fare unità nel nome di Gesù Cristo, secondo  i suoi insegnamenti e il suo esempio, e quindi stando in mezzo alle altre persone come coloro che servono, manifestandoci così Popolo di Dio. Per riuscire in questi impegni, ci ha anche detto,  dobbiamo iniziare con l’esaminare la nostra condotta, alla luce della Parola di Dio, perché la vita delle persone cristiane è un cammino di costante conversione.

  In  poche e semplici parole, il parroco ha delineato benissimo in che cosa consiste la sinodalità ecclesiale. Del resto, come ci ha riferito, il clero romano ha avuto una costante formazione in merito, perché vescovi, cardinali e Papa spingono pressantemente per sviluppare i cammini sinodali, trasformando il modo di vivere come Chiesa per diffondere più efficacemente il vangelo nel mondo, la missione di ogni persona cristiana.

  Ci si può sentire, soprattutto quando si è molto giovani o persone anziane, non all’altezza di un compito così grande, ma, in realtà, ci insegna il Papa nell’enciclica La magnifica umanità, ogni persona, ad ogni livello, in ogni ambiente, può fare la sua parte. E’ l’insegnamento che ci è venuto anche dal celebrante nell’omelia svolta ieri durante la messa domenicale, quando ha ricordato le persone che si sono prese l’impegno di tenere puliti i giardinetti dietro il giornalaio, nella piazza davanti al sagrato parrocchiale, o il portiere che ha ripulito dalle erbacce la base dei muri del condominio dove presta servizio. Opere compiute gratuitamente e di propria iniziativa e che sono servite a tanta altra gente. La sinodalità nasce da un dono di Dio, che ci ha voluti suoi figlie e figli, ha anche detto, e a questo dono siamo chiamati a rispondere indossando l’abito nuziale, quindi con una condotta conseguente,  come nella parabola del Vangelo proclamato ieri, tratta dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 22, versetti da 1 a 4  - Mt 22,1-14. Lì un re invita alle nozze del figlio buoni e cattivi, ma chiede a ciascuno l’abito adatto: quell’abito, insegna il Magistero, è la carità, e la sinodalità ne è una forma concreta nella vita della Chiesa.

 C’è poi il problema che la sinodalità ci appare come novità, pur corrispondendo a pratiche di antica tradizione: al di fuori dell’Azione Cattolica e delle associazioni che ne seguono stile  e metodi non si è abituati a praticarla. E’ qui che come gruppo possiamo dare una mano in parrocchia, dimostrando in concreto come si fa e, prima ancora, come viverla in una comunità, adottando uno stile sinodale.

 Infine c’è la questione che sviluppare la sinodalità richiede anche un impegno culturale, non inteso solo come imparare  nozioni ma nel senso di assimilare costumi di vita ecclesiale dei quali occorre capire il senso e le finalità ma che non ci sono familiari. Perché mai non si può fare come s’è sempre fatto? Il problema è che come s’è sempre fatto non basta più nel mondo di oggi. Ma non si tratta di abbandonare tante tradizioni e devozioni alle quali si è stati tanto legati e lo si è ancora, ma di affiancare  a quelle altri costumi. Bisogna cambiare solo in ciò che non va perché è contro  il vangelo. Ecco perché, innanzi tutto, ci viene chiesto di verificare come siamo noi stessi, la coerenza delle nostre condotte con il vangelo di Gesù. Non è così che  iniziamo la messa, con un atto penitenziale? Ma non bisogna perdersi d’animo, perché la conversione al vangelo è sempre possibile, ci è stato insegnato. Ci viene anche insegnato che, prima di tutto, occorre partire dalla Parola di Dio. E qui ci si può sentire smarriti, se non se ne ha sufficiente familiarità. Ma la Chiesa ci viene in soccorso, anche qui  sinodalmente: una parte importante della messa è la lettura sistematica di brani biblici seguita dall’omelia in cui  se ne dà spiegazione alla luce della Tradizione, dando indicazioni per tradurne l’insegnamento nelle nostre vite. A volte seguiamo distrattamente questa parte della messa: prestandovi più attenzione questo ci arricchirà anche per il lavoro di sviluppo della sinodalità. La sinodalità, ci viene anche insegnato, ha il suo centro nell’Eucaristia, nella celebrazione della messa, fonte e culmine della comunione ecclesiale.

  In tutto questo non guasta lavorare come persone colte. A volte, quando si parla di cultura, se ne ricava una reazione avversa, perché sembra che ci si voglia ergere a maestri degli altri. In realtà la persona colta è quella che cerca semplicemente ma pervicacemente di rendersi conto realisticamente di ciò che accade e del senso di ciò che si dice intorno, e di rendere ragione di ciò che dice e fa; e, facendolo da cristiana, si sforza di farlo alla luce della Parola di Dio, che ci raggiunge nella Scrittura e nella Tradizione viva della Chiesa ed è interpretata autenticamente dal Magistero, come si insegna. Nel cammino sinodale di una comunità, la persona colta, nel senso che ho detto, può e vuole essere  d’aiuto, e anche ai Pastori,  perché, secondo le competenze che ha maturato, anche solo per la lunga frequentazione della messa e per la lunga esperienza ecclesiale e in altri settori della vita sociale, nella consapevolezza dei propri limiti, nel rispetto dei ruoli ecclesiali, con il riguardo dovuto alla dignità degli interlocutori, si impegna a sostenere le altre persone nel capire e così può rendere più facile e spedito il passo dell’altra gente: deve quindi essere considerata un’alleata, un’amica,  in quel lavoro, non come chi si appaga nell’umiliare le altre persone facendo sfoggio del poco che sa o chi insidia arbitrariamente gli incarichi e i ministeri altrui. Del resto,  vero sapiente, insegnano gli antichi maestri, è colui che sa di non sapere e, ben consapevole dei propri limiti, si sforza quindi di capire; e, come sta scritto, il principio di ogni sapienza è sempre il timor di Dio.

 Dunque, cominciamo, e facciamolo leggendo i primi due paragrafi del documento di sintesi Lievito di pace e di speranza, approvato  il 25 ottobre 2025  dall’Assemblea sinodale delle Chiese in Italia:

 

1.Il Cammino sinodale è stato ispirato da un grande interrogativo: in che modo le Chiese che sono in Italia possono annunciare ed essere testimoni più trasparenti del Vangelo nel cuore dell’umanità? Questo Cammino ha preso le mosse dall’invito che papa Francesco ha rivolto alle Chiese di tutto il mondo convocando il Sinodo “Per una Chiesa sinodale: comunione, missione, partecipazione”; invito che ha indirizzato direttamente anche alla Chiesa italiana, chiedendole di rinnovarsi, testimoniando «umiltà, disinteresse, beatitudine» (Papa Francesco, Discorso ai rappresentanti del Convegno nazionale della Chiesa Italiana - 10 novembre 2015), per crescere come «Chiesa che sa riconoscere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente» (Francesco 2015).

2. Questo testo non è destinato solo a chi ha preso parte direttamente al processo, ma a tutte le Chiese in Italia e a ciascun battezzato, perché tutti possano sentirsi coinvolti nell’esperienza di fede e corresponsabilità. Non sono contenute semplici indicazioni, ma autentiche convergenze maturate attraverso l’ascolto e il discernimento comunitario, nell’orizzonte di una visione di Chiesa condivisa. Per questo, il documento viene consegnato all’Assemblea dei Vescovi, chiamata ad assumere la responsabilità per orientare il percorso futuro delle Chiese in Italia con decisione e rinnovata speranza. Questo testo così non è solo un punto d’arrivo, ma un punto di partenza: spetterà ai Vescovi individuare percorsi e organismi capaci di sostenere il cammino che si apre, favorendo la crescita e la libertà nel discernimento di comunità e persone.

 

A tutte e a tutti, l’augurio di camminare nella luce del Signore, come si legge in nel libro di Isaia, capitolo 2, versetto 5:

 

Casa di Giacobbe, venite,

camminiamo nella luce del Signore.

 

Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – blog: acvivearomavalli.blogspot.com

domenica 11 ottobre 2026

Resoconto della messa domenicale celebrata alle nove dell’11 ottobre 2026, nella 28° domenica del Tempo Ordinario, nella memoria di san Angelo Roncalli, papa con il nome di Giovanni 23°, nel ciclo A delle letture domenicali - conversazione sul nuovo anno associativo di Azione Cattolica e sulla sinodalità ecclesiale

 




Resoconto della messa domenicale celebrata alle nove  dell’11 ottobre 2026, nella 28° domenica del Tempo Ordinario, nella memoria di san Angelo Roncalli, papa con il nome di Giovanni 23°, nel ciclo A delle letture domenicali - conversazione sul nuovo anno associativo di Azione Cattolica e sulla sinodalità ecclesiale 

Link al podcast: https://youtu.be/4sf0M_Uo0SU


Disegno sulla base del dipinto affisso in sala papa Francesco, in parrocchia, che raffigura papa Francesco, sulla sinistra, san Clemente, sulla destra e la Madonna della catena  con il Bambino in alto, con l’Etna sullo sfondo. La catena con le manette vuote ad un capo, tenuta tra le mani dalla Madonna,  significa che la Madonna libera. Richiama una pia tradizione palermitana basata su un episodio realmente avvenuto nel Trecento, di uomini ingiustamente condannati a morte che vennero miracolosamente liberati dopo aver invocato la Madonna.

Buona domenica, care amiche e cari amici del gruppo parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa, in Roma, Monte Sacro, Valli.

  Vi faccio il resoconto della messa domenicale celebrata alle 9 dell’11 ottobre 2026 nella chiesa parrocchiale, nella 28° domenica del Tempo Ordinario, nell’anno A del ciclo delle letture domenicali, memoria facoltativa di sant’Angelo Roncalli, papa dal 1958 al 1963 con il nome di Giovanni 23°, il Papa che volle la celebrazione del Concilio Vaticano secondo, svoltosi a Roma tra il 1962 e il 1965. 

 Poi vi parlerò brevemente dell’inizio delle riunioni infrasettimanali del gruppo e della sinodalità ecclesiale che ci viene proposta come la pressante novità da attuare.  

 La prima lettura era tratta dal libro del profeta Isaia, capitolo 25, versetti da 6 a 10 – Is 25, 6-10:

 

Preparerà il Signore degli eserciti

per tutti i popoli, su questo monte,

un banchetto di grasse vivande,

un banchetto di vini eccellenti,

di cibi succulenti, di vini raffinati.

Egli strapperà su questo monte

il velo che copriva la faccia di tutti i popoli

e la coltre distesa su tutte le nazioni.

Eliminerà la morte per sempre.

Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,

l’ignominia del suo popolo

farà scomparire da tutta la terra,

poiché il Signore ha parlato.

E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;

in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.

Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;

rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,

poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».

 

Il salmo responsoriale era il numero 23:

 

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Su pascoli erbosi mi fa riposare,

ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia.

 

Mi guida per il giusto cammino

a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,

non temo alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro

mi danno sicurezza.

 

Davanti a me tu prepari una mensa

sotto gli occhi dei miei nemici.

Ungi di olio il mio capo;

il mio calice trabocca.

 

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne

tutti i giorni della mia vita,

abiterò ancora nella casa del Signore

per lunghi giorni.

 

 La seconda lettura era tratta dalla lettera dell’apostolo Paolo ai Filippesi, capitolo 4, versetti da 12 a 16 e da 19 a 20 - Fil 4,12-14.19-20

 

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.

  Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.

Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

 

Il brano evangelico era tratto dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 22, versetti da 1 a 14 - Mt 22,1-14

 

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

 

Questi i miei appunti dall’omelia, per ciò che ne ricordo:

 

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  Per capire il brano evangelico di oggi occorre essere consapevoli della situazione sociale  e storica in cui operava Gesù, in un tempo nel quale c’era molta gente che si trovava alle soglie della sopravvivenza, e a volte anche sotto. Anche ora ci sono molte persone in quella condizione.

  I banchetti erano rari. Tanto che nell’ebraico antico vi era un’unica parola per significare banchetto  e banchetto di nozze.

  Nei Vangeli, Gesù diverse volte usa nei suoi insegnamenti l’immagine del banchetto, inteso come straordinaria occasione di gioia e di abbondanza,  in particolare in parabole, che sono esempi tratti dalla vita comune.

 Anche nel brano evangelico di oggi troviamo una di quelle parabole: un re invita persone al banchetto di nozze per suo figlio, ma quelle non vengono. Addirittura. quando vengono sollecitate ad andare, comunicando loro che tutto era pronto e che gli animali ingrassati erano statati uccisi per ricavarne le carni da cucinare, esse uccidono gli invitati. Allora il re manda le sue truppe ad uccidere quegli assassini ed incendiare la loro città.

  Quando nella parabola si parla di uccisione non solo di animali ma di gente, dobbiamo intendere che si tratti di una enfatizzazione, per significare l’importanza dell’invito al banchetto di nozze, fuor di metafora del dono di Dio

 A quel punto la parabola prosegue narrando che quel re  ordinò che, al posto della gente che, invitata, non era venuta, fosse chiamata a partecipare al banchetto altra gente trovata per strada, buona e cattiva è precisato. Notato però che un invitato non indossava il vestito nuziale, ma un vestito comune, possiamo immaginare ad esempio un abito da lavoro, quel re lo fece punire duramente.

  Il dono di Dio, evocato con l’immagine del banchetto nuziale al quale si è invitati richiede pressantemente una risposta da noi e in noi. Questo il senso della parabola.

  L’apostolo Paolo, nella seconda lettura, parla della ricchezza e della magnificenza del dono di Dio, che dà forza e ci prepara a tutto, e, in un altro brano, nella seconda lettera ai Tessalonicesi, capitolo 3, versetto 13, esorta a non stancarsi di fare il bene.

  Anche da persone anziane possiamo continuare a fare il bene nella vita di tutti i giorni.

  Ad esempio un gruppo di persone del nostro quartiere si è assunto l’impegno di pulire i giardinetti dietro il giornalaio davanti alla nostra chiesa,  che spesso appaiono insozzati da gente che non si comporta in modo civile. Un bravo portinaio ha ripulito dalle erbacce la base dei muri dell’edificio condominiale dove presta lavoro. Di queste opere buone beneficiano tutti.

  Preghiamo il Signore di indicarci i modi in cui nella nostra vita possiamo anche noi fare del bene per rispondere al suo dono.

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  Iera sera, dalle 17, in sala papa Francesco, con la presenza del parroco, abbiamo tenuto la prima riunione infrasettimanale del gruppo nel nuovo anno associativo.

  Il tema formativo proposto ai gruppi quest’anno è quello del  rinnovamento per accogliere le sorprendenti novità del vangelo, il meraviglioso dono di Dio. Siamo esortati a custodire questa Parola, tratta dal Vangelo secondo Marco, capitolo 2, versetto 22: «nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino li fa scoppiare e così si perdono e il vino e gli otri. Invece, per vino nuovo ci vogliono otri nuovi».

  Vi ho inviato un file pdf con il resoconto della riunione di ieri.

 La grande novità che, nella nostra Chiesa, richiede uno sforzo di rinnovamento è il cammino di riforma in senso sinodale di ogni aspetto della nostra vita ecclesiale iniziato nell’autunno del 2021 per volontà di papa Francesco.

  Ci sono stati due processi sinodali: uno che riguardava tutte le Chiese del mondo e che si è svolto nel Sinodo dei vescovi, che, per volontà di papa Francesco, ha avuto la partecipazione anche di diverse persone laiche e che nel novembre 2024 ha prodotto un documento finale con l’impegno a proseguire per quella via; un altro che ha riguardato le Chiese in Italia, che, condotto in varie fasi e in particolare con tre Assemblee sinodali,  si è concluso nel novembre 2025 con un altro documento finale e che ha visto la partecipazione, all’Assemblea sinodale finale dell’ottobre 2025, di circa 400 persone laiche su circa 900 partecipanti.

  Il processo sinodale delle Chiese in Italia ha coinvolto nelle sue varie fasi circa mezzo milione di persone. Nella nostra parrocchia, nella primavera del 2022, tenemmo quattro incontri per discutere su un documento sulla sinodalità da far pervenire in Diocesi, che però non è stato reso pubblico in parrocchia. Al primo incontro partecipò una quarantina di persone e ci dividemmo in diversi gruppi di dialogo sinodale. Negli altri incontri fummo in meno. Non ci tenemmo poi in contatto, come diverse persone che partecipavano suggerivano.

  Successivamente della sinodalità si continuò a parlare a volte, ma, a mia conoscenza, senza una programmazione di lungo periodo.

  Fate una verifica personale: che cosa ne sapete? E, se ne sapete qualcosa o molta, chi ve ne ha parlato? Dove l’avete imparato? In parrocchia o altrove? In un gruppo ecclesiale, in un altro gruppo  o da soli?

  A volte, quando se ne parla, sembra che si tratti di una materia che riguardi solo preti e religiosi, o addirittura vescovi e cardinali,  ma non è così, anzi è proprio il contrario!  La sinodalità come la si sta progettando è lo sviluppo dei principi del Concilio Vaticano che volevano creare una Chiesa come comunità – Popolo di Dio, in cui, nel rispetto dei rispettivi ruoli, ogni persona di fede potesse avere realmente parte, capire che succede, dire la propria su ciò che si fa e accade, fare la propria parte, non limitandosi ad entrare in chiesa solo per partecipare passivamente, come quando si va al cinema. Questo è richiesto per l’efficacia dell’evangelizzazione nel mondo di oggi, molto più popolato (siamo ormai quasi in nove miliardi) e complesso di un tempo, anche solo dei  tempi della mia gioventù. Preti e religiosi non possono fare tutto da soli, nonostante la loro buona volontà e il loro spirito di sacrificio. Però non sono abituati a una reale partecipazione dell’altra gente, anche perché non sono stati formati a valersene, né gli anziani né i giovani. In Azione Cattolica pratichiamo la sinodalità da sempre, ma altrove in genere non è così. Ora, per quella nostra maggiore esperienza in materia di sinodalità possiamo esse utili in parrocchia.

  Spesso si contrappone sinodalità a comunione, che è quando si cerca di andare d’accordo nel nome di Cristo. In realtà la sinodalità è un potente strumento di promozione della comunione, la quale non funziona bene se viene intesa solo come l’obbedire acriticamente a un superiore. Anzi nei documenti del Concilio Vaticano secondo che trattano delle relazioni ecclesiali, ad esempio nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa Luce per le genti -  Lumen gentium e nel Decreto sull’apostolato dei laici L’apostolato – Apostolicam actuositatem  si insegna che si ha il dovere di consigliare i superiori e che questi ultimi hanno il dovere di ascoltare. I Concili e i sinodi non servono solo a trasmettere la volontà dei superiori.

  L’affidamento di un ministero o di un incarico non rende per ciò stesso capaci di svolgerlo o di svolgerlo al meglio. È l’esperienza a dimostrarlo. La visione personale delle cose e le proprie capacità personali sono limitate anche nelle persone migliori, da qui la necessità di valersi delle altre persone, tanto più quando ci occupa di attività complesse, che riguardano il bene di tanta altra gente. E il governo delle comunità è sempre complesso, anche se riguarda quelle minori.

  Nella sinodalità la comunione in senso evangelico dipende dall’ascolto della Parola di Dio, con la quale è quindi indispensabile acquisire sempre maggiore familiarità, una consuetudine quotidiana, con uno sforzo per comprendere correttamente i testi biblici dai quali scaturisce, in questo guidati dal Magistero alla luce della Tradizione, e per intendere ciò che ci chiede nella nostra vita. Non è cosa che ci può riuscire da persone isolate: non si può fare a meno della dimensione comunitaria, ai vertici come alla base, e gli stessi Pastori se ne rendono in genere conto. La pratica della sinodalità ecclesiale serve proprio ad aiutarci in questo.

  Un compito impegnativo? Certo. Realizzare novità lo è sempre. Ma ci viene chiesto in modo pressante dal Papa, dai Vescovi, dalle Assemblee sinodali. Occorre trarre le conclusioni di ciò che si impostò nel corso del Concilio Vaticano secondo: se ne parlò poi come del passaggio dall’ecclesiocentrismo al cristocentrismo,  vale a dire dalla concezione centrata sulla Chiesa soprattutto come società visibile, giuridica e gerarchica, con le persone laiche appiccicate come dall’esterno alla struttura gerarchica, che dai livelli inferiori, ad esempio dal parroco, andava fino al Papa, in una sorta di piramide, ad una concezione in cui la Chiesa veniva compresa a partire dal mistero di Cristo, come Popolo di Dio, in cui tutte le persone di fede sono incluse a pieno titolo in forza del loro battesimo.

  Uno dei principi enunciati in entrambi i documenti finali dei processi sinodali finora celebrati è quello di accountability, parola inglese tratta dal gergo dell’aziendalistica che significa la posizione di chi deve  rendere conto di come ha lavorato nell’interesse pubblico, quello di tutte le persone di cui è chiamato ad occuparsi, ad esempio degli obiettivi perseguiti e dei risultati ottenuti, comunicandoli alle comunità di riferimento, e, da parte di quelle  comunità, il dovere  di occuparsi di queste cose, per consigliare chi esercita responsabilità nell’interesse pubblico. Dobbiamo sentirci, tutti e tutte, responsabili della missione e di come l’abbiamo svolta, ma anche di verificare come è stata svolta da altre persone.

  Come ha insegnato oggi il celebrante, ogni persona può trovare il modo di rendersi utile nell’interesse di altra gente intorno, ma in particolare siamo chiamati a farlo come espressione del nostro essere parte dell’Azione Cattolica, la quale, per definizione statutaria, è un’associazione di persone attive nella Chiesa e nel mondo, per esprimervi il vangelo ed essere dal vangelo vivo trasformate.  

  Richiamo la preghiera che troviamo nel sussidio dell’Azione Cattolica sul tema di quest’anno:

 

Donaci, Signore, occhi per riconoscere la novità senza disprezzare il cammino compiuto,

e mani per generare vita, fraternità e speranza.

 

  Concludo con una delle formule della colletta per la messa di oggi:

 

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, o Signore,

perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,

non ci stanchiamo mai di operare il bene.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen

 

Ricordo che la prossima riunione infrasettimanale del gruppo si terrà sabato 25 ottobre 2026, alle 17, in sala papa Francesco.

  A tutte e a tutti, l’augurio di una buona e operosa settimana. Come sempre, un saluto affettuoso in particolare  a tutte le persone che per ragioni di malattia o di età veneranda sono costrette a casa: sono sempre parte viva del nostro gruppo.  Un saluto anche ai soci che sono impegnati nella preparazione delle prossime assemblee diocesane  e dell’assemblea nazionale, eventi che caratterizzeranno il prossimo anno associativo. Tutte e tutti ci  sentano sempre vicini a loro: siamo parte di un’unica realtà.

  Pace e bene.

Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – blog: acvivearomavalli.blogspot.com


sabato 10 ottobre 2026

10 OTTOBRE 2026: INIZIO DELLE RIUNIONI INFRASETTIMANALI DEL GRUPPO PARROCCHIALE DI AZIONE CATTOLICA DELLA PARROCCHIA DI SAN CLEMENTE PAPA

10 OTTOBRE 2026: INIZIO DELLE RIUNIONI INFRASETTIMANALI DEL GRUPPO PARROCCHIALE DI AZIONE CATTOLICA DELLA PARROCCHIA DI SAN CLEMENTE PAPA

 

 Oggi, alle 17, nella sala della parrocchia dedicata a papa Francesco, abbiamo ripreso le riunioni infrasettimanali del nostro gruppo di Azione Cattolica. Era presente il parroco, anche nel ruolo di assistente ecclesiastico.

   Quest’anno il percorso formativo proposto dall’Azione cattolica italiana fa riferimento al brano evangelico che si trova nel Vangelo secondo Marco, al capitolo 2, versetti da 18 a 22.

 

Il nuovo e il vecchio – Mc 2,18-22

(vedi Matteo 9,14-17; Luca 5,33-39)

 

Un giorno i discepoli di Giovanni il Battezzatore e i farisei stavano facendo digiuno. Alcuni vennero da Gesù e gli domandarono:
 — Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei fanno       digiuno, i tuoi discepoli invece non lo fanno?
Gesù rispose:

— Vi pare possibile che gli invitati a un banchetto di nozze se ne stiano senza mangiare mentre lo sposo è con loro? No. Per tutto il tempo che lo sposo è con loro, non possono digiunare. Verrà più tardi il tempo in cui lo sposo gli sarà portato via, e allora faranno digiuno.
Nessuno rattoppa un vestito vecchio con un pezzo di stoffa nuova, altrimenti la stoffa nuova strappa via anche parte del tessuto vecchio e fa un danno peggiore di prima. E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino li fa scoppiare e così si perdono e il vino e gli otri. Invece, per vino nuovo ci vogliono otri nuovi. [versione in italiano TILC – Traduzione interconfessionale in lingua corrente]

 

      La Parola che ci viene chiesto di custodire è: «nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino li fa scoppiare e così si perdono e il vino e gli otri. Invece, per vino nuovo ci vogliono otri nuovi.»

  Quanto al contesto associativo, ci viene richiesto di guardare lontano senza paura del passato e di custodire gioia e bellezza attraverso una continua novità.

 Sono proposte alcune domande: che cosa mi sta chiedendo Gesù di rinnovare?, quale “vino nuovo” riconosciamo oggi come dono di Dio in noi?, quale piccolo passo concreto può rendere il nostro “otre” più disponibile al Vangelo?. Siamo stati invitati a scegliere un piccolo impegno da portare con noi nei prossimi giorni: “Signore, queste settimane ti chiedo di rendere nuovi in me…”.

  Il parroco ci ha invitati a seguire Gesù e i suoi insegnamenti, verificando a partire da noi stessi che cosa c’è da fare per riuscirci. Ha sottolineato l’importanza di non essere un gruppo chiuso, ma di aprirci alla parrocchia cercando di evitare ogni elemento di contrasto e disarmonia. Ci ha invitati a chiederci che cosa ciascuna e ciascuno di noi può fare per la parrocchia.

  La Presidente ha segnalato che questo anno associativo sarà molto importante perché si terranno le assemblee parrocchiali, diocesane e quella nazionale, Nel nostro gruppo dovrà essere eletto il nuovo Consiglio, che nominerà la/il Presidente per il prossimo triennio. La Presidente ci ha invitati a fare propositi concreti di impegno nel gruppo.

  Vi sono stati vari interventi per condividere il senso che l’esperienza in Azione Cattolica ha significato per le persone presenti.

  La spiritualità, l’aiuto reciproco e alle altre persone, anche collaborando con la Caritas diocesana, sono stati tratti comuni. Si è manifestata l’esigenza di una più intensa religiosità ascoltando Gesù, come Maria nell’episodio evangelico di quando le due sorelle di Lazzaro, Marta e Maria, accolsero Gesù in casa loro. E anche di non farsi travolgere dalla concitazione della vita quotidiana, una specie di accelerazione che lascia sempre affannati. È stata ricordata la missione storica dell’Azione Cattolica, fin dalla sua fondazione, per agire nella società per informarla ai principi e valori cristiani. Ho ricordato la grande emozione che provai quando, con amiche e amici della Fuci, partecipai all’Università La Sapienza di Roma, nella grande piazza della Minerva di fronte al Rettorato, alla partecipatissima commemorazione funebre di Vittorio Bachelet, il Presidente dell’Azione Cattolica, che riuscì a far approvare il nuovo statuto nel 1969 per conformarlo ai principi enunciati nel Concilio Vaticano secondo, che era stato assassinato pochi giorni prima, per le scale della Facoltà di Scienze Politiche, da terroristi delle brigate rosse. Bachelet fu un esempio di una persona che nella vita civile aveva tenuto fede alla missione dell’Azione Cattolica.

  Si è parlato anche della riforma in senso sinodale della nostra Chiesa, che è in corso, e dell’impegno dell’Azione Cattolica di esserne parte attiva. Il parroco ha ricordato l’importanza che la sinodalità non rimanga solo parole lette sui libri o ascoltate nel corso di conferenze, ma che diventi realtà viva, vissuta, coinvolgendovi anche lo stesso parroco, facendo sinodalità con lui.

  Il parroco ci ha comunicato che dal centro diocesano dell’Azione Cattolica hanno chiesto che un loro inviato possa incontrarci e la Presidente ha detto che organizzeremo l’incontro.

  Abbiamo concluso con la preghiera a Gesù di liberarci dalla paura di cambiare, per riconoscere la novità senza disprezzare il cammino compiuto, e con il canto Ave Maria – Verbum panis, che inizia con il verso “Donna dell’attesa e Madre della speranza, ora pro nobis”.

  Potete ascoltare il canto sul Web a questo indirizzo:

https://youtu.be/Qrd_BDTylv4?is=cuRJgqBaDMtFU3y7

 

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli – blog: acvivearomavalli.blogspot.com