INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

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ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

PER EVENTUALI COMUNICAZIONI AL BLOG, SCRIVERE UNA EMAIL A ardigo.mario@virgilio.it

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sabato 7 febbraio 2026

Programmi di Azione Cattolica

Programmi di Azione Cattolica

 

  In Azione Cattolica è tempo di programmi. Si fanno proposte. Sì sembra essere un po’ imbarazzati. C’è chi raccomanda di dedicarsi all’evangelizzazione primaria, quella del primo annuncio, come se non si fosse giâ profondamente impregnati di esso anche nell’Italia di oggi, che (fra parentesi) si manifesta come il luogo più clericale dell’universo; altri parlano di darsi alla catechesi, perché la gente di fede ne sa troppo poco di tutto, come se l’essenziale fosse il sapere e quindi, contro l’evidenza storica, il miglior modello di cristiano fosse il teologo. Il sussidio formativo in uso quest’anno lascia troppa libertà, si osserva, lo si vorrebbe quindi più prescrittivo, come se la sfida della fede della libertà, dopo i secoli bui della nostra tremenda storia, non fosse al centro della missione che l’Azione Cattolica si è data dopo il Concilio Vaticano 2º. Pensate, si esecra, che nei gruppi si finisce con il parlare di dottrina sociale!

  Guardiamo alla storia. L’Azione Cattolica Italiana viene istituita nel 1906, uno di quei tempi bui a cui ho accennato, come strumento di attuazione della dottrina sociale. Tanto è vero che si articolava anche in un’organizzazione sindacale e in una a carattere politico-elettorale. Fu pensata per gente già raggiunta dal primo annuncio e che già aveva avuto la formazione catechistica di base. Fin dall’inizio fu un’associazione di persone laiche, mature, già ben istruite nella fede, che provvedevano democraticamente al loro autogoverno e partecipavano non da semplici esecutrici dei provvedimenti gerarchici all’azione sociale, in unione sinodale con le altre formazioni in cui la gente laica era impegnata, con le  componenti ministeriali e conle istituzioni di vita consacrata. C’era un lavoro da fare per cambiare la società, per plasmarla secondo i principi umanitari evangelici e per farlo bisognava essere in molti, ben preparati e organizzati. Su queste basi l’Azione Cattolica italiana (molto diversa dalle Azioni Cattoliche istituite in altre parti del mondo, che in genere si manifestarono tutt’altro, con impronta piuttosto reazionaria) diede un contributo importantissimo alla costruzione della nuova democrazia repubblicana italiana, a partire già dalle fasi finali, quelle della feroce repressione in Italia, del regime fascista mussoliniano. Gente proveniente dall’Azione Cattolica fu poi protagonista del processo comunitario europeo, innestandovi il principio di sussidiarietà, formulato dai teorici della Santa Sede nel 1931. Ne sono derivati settantacinque anni di pace tra popolazioni che si erano sanguinosamente combattute fin dall’antichità, arrivando oggi a includere gente di ventisette stati nazionali, quattrocentocinquanta milioni di persone. Nella storia dell’umanità non vi è mai stato, purtroppo, un periodo di pace così lungo. La missione della pacificazione duratura del continente fu affidata, in particolare a chi operava nell’azione sociale, con un serie di radiomessaggi natalizi tra il 1943 e il 1945, diffusi dal papa Pio 12º, importantissimi e ora poco conosciuti documenti della dottrina sociale.

   Dopo il Concilio Vaticano 2º, svoltosi a Roma tra il 1962 e il 1965, l’Azione Cattolica riformò democraticamente sé stessa, in unione sinodale con la gerarchia, con il nuovo Statuto del 1969, deliberato sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, dandosi poi come obiettivo principale la collaborazione nell’attuazione, nella Chiesa e nella società, dei principi formulati dal Concilio, nei quali la materia della dottrina sociale era ampiamente contemplata, pervadendo le due principali Costituzioni conciliari, la Luce per le genti – Lumen gentium  e la La gioia e la speranza – Gaudium et spes.

  Mi pare che ad alcune persone tra noi questo sembri troppo poco e che quindi non appassioni più.

  Dal 2015, infine, dal Papa ci è venuto il pressante appello a collaborare ad una riforma sinodale del modo di essere Chiesa tutti i livelli, una cosa mai tentata prima tra i cattolici. Il lavoro è ancora in corso. Le prime fasi del processo si sono concluse nell’ottobre 2024 per quanto riguarda il Sinodo delle Chiese del mondo e nell’ottobre 2025 per il processo sinodale della Chiesa italiana. In entrambi i casi si è deciso di proseguire. Di fatto la sinodalità è ancora poco praticata ad ogni livello. Pochissimo o per nulla nelle parrocchie.

  Il lavoro sulla sinodalità, che è anzitutto una forma di convivenza pacifica e pacificata secondo l’agàpe evangelica, il comandamento nuovo, si riflette anche su quello della manutenzione e sviluppo del processo comunitario europeo e degli organismi mondiali istituiti allo scopo di realizzare un ordine sociale e politico pacifico e pacificante a livello mondiale, secondo le pressanti esortazioni che ci vengono da ultimo dal papa Leone 14º.

  Tirando le somme: la collaborazione nell’attuazione della sinodalità ecclesiale e della pacificazione democratica mondiale secondo i principi della dottrina sociale si presentano oggi come gli obiettivi  che l’Azione Cattolica Italiana  dovrebbe principalmente  perseguire, se vuole rimanere fedele alla sua straordinaria storia, alla sua vocazione di sempre, alle esortazioni del Magistero.

  L’evangelizzazione primaria e la catechesi vengono svolte in altre organizzazioni, ad esempio nelle parrocchie, alle quali le persone che aderiscono all’Azione Cattolica possono partecipare, e di fatto partecipano, perché l’impegno in Azione Cattolica non esclude quello in altro campi.

  Un’ultima nota. Nel dire che la nostra gente di fede “sa troppo poco o nulla del tutto” si avverte una certa nota di disprezzo che non mi pare evangelica. Nella mia esperienza, più si apprende più si diventa consapevoli di sapere ancora troppo poco. Solo nella sinodalità, unendo le forze, si possono superare i propri limiti personali, per scoprire poi di saperne comunque  ancora troppo poco e che la ricerca deve continuare. Chi sei tu, allora, che ti permetti atteggiamenti arroganti nei confronti dell’altra gente di fede, che magari saprà anche meno di te, ma vive, genera e si cura amorevolmente della prole e dei suoi anziani, spera e muore confidando nel medesimo Signore?

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa -Roma, Monte Sacro, Valli

 

 

 

 

 

 

 

 


giovedì 5 febbraio 2026

La Chiesa come realmente è

Come la Chiesa realmente è

 

  Si sta nella Chiesa senza sapere come realmente è. Ci nutriamo dei miti che su di essa continuamente le teologie costruiscono.

  È la sociologia, ad esempio quella qualitativa di Roberto Cipriani, a dirci come è ai nostri tempi. Ne risulta un’immagine fortemente pluralistica: in essa si muovono i corpi sociali degli apparati ecclesiastici, variamente coordinati fra loro. Solo nel mito è quella delle origini. È molto cambiata nei secoli. Le sue popolazioni e i suoi apparati istituzionali hanno avuto una storia molto articolata, intricata e conflittuale, e, nel complesso, hanno collaborato nel governo di estese collettività, sono state integrate nelle strutture degli stati e nelle feroci violenze che sempre sono state inerenti al potere politico. Dinamiche e vicende delle quali in genere non si è del tutto, o non si è per nulla, consapevoli, perché l’appartenenza ecclesiale viene vissuta perlopiù appoggiandosi al mito e in ambienti sociali piuttosto ristretti, salvo che per le liturgie, che possono avere carattere di massa. È questo che reali processi sinodali potrebbero far emergere.

  Abbiamo celebrato l’anniversario del Concilio di Nicea, svoltosi in Anatolia, nella sfera di influenza della nuova Roma costantiniana: da lì iniziò il processo culturale e politico che, nell’arco di quattro secoli, innovando originalmente ciò che si era pensato fino ad allora, ci diede le teologie ancora correnti nelle grandi Chiese cristiane storiche. A quell’epoca si stima che, nei territori dell’Impero romano vi fossero circa dieci milioni di cristiani, in un contesto di marcato pluralismo istituzionale ecclesiastico. Una situazione diversissima da quella attuale, nella quale il primato era esercitato dagli imperatori romani, che convocarono tutti i Concili ecumenici del primo Millennio. Ai tempi nostri, si stima che nel mondo vi siano circa un miliardo e quattrocento milioni di cattolici e circa un altro miliardo di cristiani non cattolici. Tutta questa gente è ancora appesa a quello che uscì da Nicea tra il maggio e il giugno 325. Naturalmente la teologia normativa, quella che definiamo dogmatica ed è il discrimine dell’appartenenza ecclesiale, si è evoluta, ma i concetti fondamentali, con scarso esplicito fondamento biblico, nel senso che di Trinità si cominciò a scrivere solo dalla fine del  Secondo secolo ad Antiochia e la teologia trinitaria venne sviluppata sistematicamente dall’inizio del secolo successivo, sono rimasti sempre quelli. Su di essi la nostra Chiesa ha fondato la legittimazione sacrale del proprio apparato ecclesiastico, in particolare il proprio assolutismo, visto come esercizio di un potere vicario del Cristo, Persona di quella Trinità. Non stupisce che oggi vadano un po’ stretti per tutta la gente che c’è in giro per il mondo. E che una riforma sinodale della nostra Chiesa, a partire dal basso come l’immaginava papa Francesco, imbarazzi gli esperti, pur consapevoli del processo storico evolutivo dei dogmi, e disorienti l’altra gente, abituata a tutt’altro.

  Inutile far tornare teologicamente i conti cercando di tenere insieme Nicea e tutto il resto. Già è cosa difficile sul piano dei concetti, poi si aggiunge il peso di quel macigno che è costituito dal dover far sopravvivere un esorbitante apparato ecclesiastico arroccato nella gestione dei suoi antichi palazzi e di un rilevante patrimonio, che dà lavoro a tanta gente tra clero e religiosi. Del resto è vero: una reale riforma sinodale, che non coinvolga solo i gerarchi come nei secoli passati ma tutto il resto della popolazione, una cosa che non s’è mai fatta nella nostra Chiesa, cambierebbe molto tutt’intorno, in alto e in basso, e finirebbe per rifluire nella comprensione del dogma.

  È cosa che va fatta perché lo richiede la Chiesa come realmente è ora, ma che è meglio cominciare ad organizzare proprio  dal basso, sperimentandola a partire dalle comunità di prossimità, come le parrocchie, lì dove la proverbiale posta in gioco è più bassa, quindi si incontrano meno resistenze e ci si può anche correggere più agevolmente, all’occorrenza.

Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

 

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Vanità delle vanità . Vanity of vanities


 

E l’incredibile divenne realtà

E l’incredibile divenne realtà

 

  “E l’incredibile divenne realtà” è la frase che ricorre nel romanzo Ho servito il re d’Inghilterra dello scrittore ceco Bohumil Hrabal, ambientato nella Boemia negli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale, nel tempo di quel conflitto e nell’immediato dopoguerra. Ciò che nessuno pensava sarebbe più potuto accadere, invece accade, scivolando nella realtà come se fosse stato sempre in attesa di accadere, e diventa normale. Ad un certo punto, non si riesce più a controllare il corso e neppure il senso degli eventi, eppure bisogna pur continuare a viverci dentro. In particolare, bisogna pur continuare ad essere religiosi, in qualche modo.

  Alla base della religione, in particolare della nostra, quella dei cristiani, vi sarebbe un credere, lo dicono i teologi, argomentando; lo ripetono i predicatori nelle liturgie; lo si insegna, ce se lo ripete gli uni gli altri, lo sostengono anche gli increduli. Ad una visione più chiara delle cose, quale in genere si raggiunge da anziani, e in ciò appunto consiste quell’aura di saggezza che emana qualche volta da quell’età della vita, non è quello l’essenziale, perché, ad un certo punto, ciò in cui si proclama di credere si rivela con tutta evidenza incredibile. Eppure si continua ad essere religiosi, a  vivere religiosamente, e, anzi, una volta attenuata, e ridotta a rito, a simbolo, la necessità del credere, la vita religiosa diventa più pura, più convincente, più umana, perché, appunto, nella vita umana l’incredibile prima o poi diviene sempre  realtà.

  Dicono che, in tempi come quelli, la mistica soccorre la fede, fatta del credere, che vacilla.

  Gli stati mistici vengono interpretati come particolari condizioni della psicologia individuale durante le quali la mente, ponendo particolare attenzione alle percezioni che originano da tutto il corpo, quindi al sentirsi  vivere, riesce ad  accettare consapevolmente l’incredibile e a viverci dentro. Lo si è descritto come un lasciarsi andare in una notte oscura, nella quale si abbandonano le sicurezze del credibile. O anche come lo sbucciare una cipolla, abbandonando, strato dopo strato, concezioni, immagini, emozioni ed anche l’ansia della ricerca. Alla fine del processo, dopo aver tolto strato dopo strato ciò che circondava l’immagine del divino, e che non ha più corso quando l’incredibile diviene realtà, sembra che si possa raggiungere la convinzione nell’essenziale, e allora  decidersi per esso, come nella spiritualità di Ignazio di Lojola.

  È la mistica che, in definitiva, sorregge la vita religiosa, perché nella vita umana, ad un certo, punto l’incredibile diventa sempre realtà, nella vita personale come in quella delle collettività, e qui su piccola e su grande scala, fino a ciò che chiamiamo storia, come quella, incredibile, che stiamo  vivendo di questi tempi.

  Bisogna distinguere le religioni, costruite su miti, riti e diritto, organizzati in narrazioni coerenti, dalla vita religiosa, che ad esse fa riferimento per parlare della fede ma che si fonda sempre su stati mistici. Nei tempi dell’incredibile che si fa realtà le religioni perdono forza, le loro prove provano veramente poco, la loro coerenza dogmatica cede all’evidenza di quell’incredibile che sta accadendo. I loro conti non tornano più, vanno ripetendo ciò che la tradizione impone di ripetere, e ciò poi viene anche strumentalizzato e in tal modo secolarizzato, come quando si dice che certi massacri che incredibilmente stanno di nuovo accadendo sarebbero conformi al volere di un qualche dio. Davvero si potrebbe continuare a credere nella Provvidenza di cui parlano i nostri teologi, sulla base dei loro ragionamenti? Lì dove appare imperare solo l’incredibile dispiegarsi della cieca forza fino alle estreme conseguenze.

   Come si può continuare ad essere cristiani, nel mezzo dell’incredibile anticristiano, quando le ragioni della fede cedono e appare chiara l’evidenza di quelle dell’ateismo, queste però, non meno insensate e crudeli di quelle altre, quando l’incredibile diviene realtà, perché non servono per farsi una ragione del vivere, quando vivere pur sempre si deve, perché si continua a vivere, fino a quando si può? È allora che la mistica religiosa soccorre.

  La teologia serve solo alla costruzione sociale, ed essa è funzionale alla sopravvivenza. Quindi la teologia ha una sua ragione d’essere, ma non vi ci si deve fare troppo affidamento: è l’ambiente in cui si può sviluppare la vita religiosa, che però è altra cosa, e solo per questo può continuare quando l’incredibile, come ora, diviene realtà. In fondo te lo insegnano fin da piccoli, quando ti fanno pregare: la preghiera è una via della mistica. Ma naturalmente non te lo spiegano in questi termini. Ogni persona, tuttavia, crescendo lo capisce, sempre, chiaramente. Si sostiene, così, che anche la mistica sia una forma di conoscenza.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli

 

 


lunedì 2 febbraio 2026

The four horsemen of Apocalypse - i quattro cavalieri dell'Apocalisse

 



Non chiedere di chi narra questa storia: parla di te che leggi!

 

Attualizzazione dell’allegoria dei cavalieri nella narrazione del sesto capitolo del libro dell’Apocalisse, nella Bibbia dei cristiani

 

Do not ask who this story speaks about: it speaks about you, the one who is reading.

A contemporary reading of the allegory of the horsemen in chapter 6 of the Book of Revelation, in the Christian Bible


 Le allegorie bibliche non sono più patrimonio culturale generale, condiviso da tutta la popolazione. Vanno quindi spiegate.

 

Nel capitolo 6 del libro dell’Apocalisse, nella Bibbia dei cristiani, i sigilli sono il primo grande ciclo simbolico attraverso cui il testo interpreta la storia umana e il suo travaglio. L’immagine di fondo è quella di un rotolo sigillato: finché i sigilli restano chiusi, il senso profondo degli eventi rimane nascosto; quando vengono aperti, ciò che già accade nella storia diventa leggibile, non nel dettaglio cronachistico, ma nel suo significato ultimo.


I sigilli non sono eventi isolati o futuri in senso stretto, ma chiavi di lettura della storia. Ogni apertura rivela una dimensione strutturale dell’esperienza umana collettiva: potere, violenza, scarsità, morte, persecuzione, paura cosmica.

Il numero sette, come spesso nell’Apocalisse, indica totalità e compimento.


Quando si aprono i primi sigilli, la storia prende forma come una cavalcata inarrestabile.
 Un cavallo chiaro avanza per primo, portando con sé l’illusione della vittoria e del dominio.

  Segue un cavallo rosso, e con lui la pace abbandona la terra: la lama passa di mano in mano e il sangue diventa linguaggio comune.
  Poi viene il cavallo nero, lento e severo, che pesa il pane e misura la sopravvivenza, mentre la fame riduce il mondo a contabilità.
Infine appare un cavallo livido, e dietro di lui il vuoto: dove passa, la vita si ritrae e ogni creatura ne sente il passo.

 Sotto l’altare del tempo si raccolgono le voci di chi è stato spezzato prima della fine: non gridano vendetta, ma memoria. Viene loro chiesto di attendere, perché il corso degli eventi non è ancora compiuto.

  All’aprirsi dell’ultimo sigillo, la stabilità del mondo si incrina: la terra trema, il cielo si oscura, le stelle cadono come frutti maturi. Davanti a questo sconvolgimento, ogni distinzione umana si dissolve. Potenti e umili cercano riparo, comprendendo che ciò che avanza non può essere fermato né ignorato.


Biblical allegories are no longer part of a shared cultural background known to everyone. For this reason, they need to be explained.

In chapter 6 of the Book of Revelation, in the Christian Bible, the seals form the first great symbolic cycle through which the text interprets human history and its turmoil. The underlying image is that of a sealed scroll: as long as the seals remain closed, the deeper meaning of events stays hidden; when they are opened, what is already happening in history becomes readable—not as a chronicle of facts, but in its ultimate significance.


The seals are not isolated events, nor predictions of a strictly future kind, but lenses through which history can be read. Each opening reveals a structural dimension of collective human experience: power, violence, scarcity, death, persecution, cosmic fear.
The number seven, as often in Revelation, signifies totality and completion.


When the first seals are opened, history takes shape as an unstoppable ride.

A pale horse advances first, carrying with it the illusion of victory and domination.
A red horse follows, and with it peace leaves the earth: the blade passes from hand to hand, and blood becomes a common language.
Then comes the black horse, slow and stern, weighing bread and measuring survival, while hunger reduces the world to bookkeeping.
Finally a livid horse appears, and behind him, emptiness: wherever he passes, life retreats, and every creature senses his step.

Beneath the altar of time gather the voices of those who were broken before the end: they do not cry out for revenge, but for remembrance. They are told to wait, for the course of events has not yet reached its completion.

With the opening of the final seal, the stability of the world begins to fracture: the earth shakes, the sky darkens, the stars fall like ripe fruit. Faced with this upheaval, every human distinction dissolves. Powerful and humble alike seek shelter, realizing that what is coming cannot be stopped—or ignored.