La magnifica Umanità
Enciclica MAG26
Primo capitolo: Un
pensiero dinamico fedele al Vangelo
10. Gli eventi storici tra il 1989
e il 1991 e l’enciclica Il Centenario – Centesimus annus
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Nell’immagine,
il sindacalista polacco Lech Walesa, presidente del sindacato polacco
Solidarnosc, protagonista delle lotte per lo sviluppo della democrazia in
Polonia negli anni ’80 del Novecento. Fu poi il primo presidente della nuova
Polonia democratica dal 1990 al 1995.
Continuo
ad esaminare in dettaglio l'enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio, e in
particolare il capitolo primo, Un
pensiero dinamico fedele al Vangelo. Come ho osservato in
precedenza, in questo capitolo si passano in rassegna alcuni importanti
documenti della dottrina sociale, a partire dall'enciclica Delle novità – Rerum novarum
del 1891, per dimostrare che gli insegnamenti impartiti con La magnifica umanità, pur
prendendo in considerazione l’epocale svolta sociale, economica e politica
conseguente agli impieghi sempre più vasti dei sistemi di intelligenza
artificiale, si pongono nel solco dei principi elaborati ed enunciati dal
precedente Magistero.
L’enciclica La magnifica umanità - Magnifica humanitas è destinata a
lasciare un’impronta duratura nella nostra vita ecclesiale, paragonabile a
quella dell’enciclica Il centenario – Centesimus annnus pubblicata nel 1991 sotto l’autorità del
papa Giovanni Paolo 2° della quale oggi tratto sulla scorta di quanto se ne
scrive nella La magnifica umanità – Magnifica humanitas. Nell’enciclica
pubblicata sotto l’autorità del papa Leone 14ª
ritengo di grande importanza i capitoli 2, nel quale viene ridefinita gran
parte della dottrina sociale, e 5, nel quale vengono dati principi in materia
di relazioni internazionali e in particolare sulle politiche di potenza
perseguite con la guerra. Per questo
motivo, nell’assemblea dei soci del prossimo ottobre vi proporrò di affiancare
al dialogo sinodale basato sul percorso formativo proposto dall’Azione
Cattolica una serie di incontri sinodali dedicati all’approfondimento dei temi
dell’enciclica La magnifica umanità – Magnifica humanitas, aperti anche
alle altre persone della parrocchia come nostro servizio specifico alla
comunità. Se la mia proposta sarà approvata dall’assemblea, potremmo dunque
formulare un progetto di attività parrocchiali in questo campo da presentare al
parroco e al Consiglio pastorale.
Nel primo capitolo
dell’enciclica La magnifica umanità -
Magnifica humanitas si menziona, dunque, anche l’enciclica Il
centenario - Centesimus annus del
1991 - pubblicata nel centesimo anniversario dell’enciclica Delle Novità –
Rerum -, nella quale si ragionò sulla situazione politica prodottasi a
seguito del crollo del sistema sovietico, vale a dire del regime di ideologia
marxista-leninista dell’Unione sovietica, che dalla rivoluzione attuata nel
1917 aveva governato su tutto l’immenso territorio euroasiatico dell’impero
zarista russo, e di quelli di
ispirazione analoga dell’Europa
orientale caduti nella sua sfera di influenza, e sul progressivo affermarsi
della democrazia e dell’economia di mercato in quei mondi. Fu ribadito
l’insegnamento del papa Pio 12° secondo cui la Chiesa può apprezzare
la democrazia nella misura in cui garantisce la partecipazione effettiva dei
cittadini, consente di scegliere e sostituire pacificamente i governanti e impedisce
che il potere sia monopolizzato da élite ristrette mosse da interessi
particolari o ideologici. Allo stesso modo venne riconosciuto il
potenziale positivo del mercato e dell’iniziativa privata solo se restano
subordinati alla legge morale e orientati dal principio di solidarietà, senza
sacrificare i più deboli alla logica del profitto. Nell’enciclica La
magnifica umanità si osserva che rimane ancora particolarmente attuale
l’affermazione del legame tra dignità del lavoro, solidarietà tra i popoli e la
valutazione critica di democrazia ed economia di mercato, offrendo criteri per
giudicare le nuove forme di sfruttamento, di esclusione e di crisi della
rappresentanza politica.
Penso
sia utile approfondire l’argomento, tenendo conto che, per chi oggi ha meno di
cinquant’anni, quegli eventi storici, che per me, all’epoca trentenne, furono
vita vissuta e cambiamento epocale, sono solo cose lette sui libri, forse anche
distrattamente. Data la rilevanza del
tema, vorrete scusarmi se mi dilungherò un po’ di più del solito.
Ebbene, ricordiamo che tra il 1989 e il 1991 i
regimi comunisti dell'Europa centro-orientale, instauratisi nel secondo
dopoguerra sotto l'influenza determinante dell'Unione Sovietica e della
presenza dell'Armata Rossa, le forze armate dell’Unione Sovietica, entrarono rapidamente
in una crisi irreversibile e crollarono, per un complesso di cause diverse
sulle quali ancora il dibattito tra gli storici è vivo. Ne seguirono processi
di democratizzazione e di transizione all'economia di mercato, con esiti
differenti da paese a paese; nello stesso periodo l'Unione Sovietica, anziché
trasformarsi in una democrazia sul modello occidentale, si dissolse nel dicembre
1991. Quindi tutti i diversi popoli, già dominati dall’impero zarista e poi
organizzati in vari stati legati dal vincolo federale nell’Unione sovietica, si
proclamarono indipendenti e iniziarono ad organizzarsi politicamente in modi
diversi dai passati regimi comunisti di tipo
leninista, dallo pseudonimo Lenin
dell’importante capo rivoluzionario comunista Vladimir
Il'ič Ul'janov.
In questo contesto
storico, l’enciclica Il Centenario- Centesimus annus ebbe un’importanza
enorme in Europa, e anche in Italia, non solo tra i cattolici, ma in
particolare tra i democristiani italiani. La Democrazia Cristiana aveva svolto
fin dal 1943 il ruolo di principale agente politico della dottrina sociale, specialmente
nel rapporto dialettico con il Partito Comunista Italiano, il maggior partito
comunista dell’Europa occidentale e una
delle principali forze politiche che avevano costruito la democrazia italiana postfascista, almeno
fino al 1977 legato agli sviluppi e agli obiettivi del comunismo sovietico. Un
rapporto, quello tra democristiani e comunisti italiani fatto di
contrapposizione su alcuni temi, di dialogo su altri e di collaborazione sui
fondamenti democratici della Repubblica. La Democrazia Cristiana diresse
ininterrottamente le politiche di
governo nazionale come partito di maggioranza relativa (il maggior partito tra
quelli rappresentati in Parlamento) dal dicembre 1945 (con il primo Governo di
Alcide De Gasperi) al maggio 1994 (con
il governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi), esprimendo quasi tutti i
Presidenti del Consiglio dei ministri ad eccezione dei governi presieduti dal
repubblicano Giovanni Spadolini (dal 1981 al 1982), dai socialisti Bettino Craxi (dal 1983 al 1987) e Giuliano
amato Amato (dal 1992 al 1993) e da Carlo Azeglio Ciampi. (dal 1993 al maggio
1994).
Nel
novembre 1977, a Mosca, il segretario generale del Partito Comunista Italiano, Enrico
Berlinguer, in occasione delle celebrazioni in Unione Sovietica per il
sessantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, pronunciò un intervento
in cui parlò della democrazia come "valore universale", manifestando
in tal modo davanti al Partito comunista dell’Unione sovietica una chiara presa
di distanza dal regime sovietico. Nel
corso degli anni ’80 il legame del Partito Comunista Italiano con i comunisti
sovietici entrò in crisi, in particolare dopo un colpo di stato del dicembre
1980 in Polonia, attuato per contrastare i moti democratici sorretti dal
sindacato-partito Solidarnosc – Solidarietà, fondato quello stesso anno e
presieduto da Lech Walesa dopo agitazioni sindacali nella città industriale di
Danzica e la cui ideologia
recepiva le indicazioni della dottrina sociale cattolica. Il papa Giovanni Paolo 2°, giâ vescovo polacco di Cracovia, nel numero 8 della sua enciclica, la Mediante il lavoro – Laborem
exercens, del 1981, intitolato La solidarietà degli uomini del
lavoro, concludeva così:
Perciò, bisogna
continuare a interrogarsi circa il soggetto del lavoro e le
condizioni in cui egli vive. Per realizzare la giustizia sociale nelle varie
parti del mondo, nei vari Paesi e nei rapporti tra di loro, sono necessari
sempre nuovi movimenti di solidarietà degli uomini del lavoro e
di solidarietà con gli uomini del lavoro. Tale solidarietà deve essere
sempre presente là dove lo richiedono la degradazione sociale del soggetto del
lavoro, lo sfruttamento dei lavoratori e le crescenti fasce di miseria e
addirittura di fame. La Chiesa e vivamente impegnata in questa causa, perché la
considera come sua missione, suo servizio, come verifica della sua fedeltà a
Cristo, onde essere veramente la «Chiesa dei poveri». E
i «poveri» compaiono sotto diverse specie; compaiono in diversi posti
e in diversi momenti; compaiono in molti casi come risultato della
violazione della dignità del lavoro umano: sia perché vengono limitate le
possibilità del lavoro - cioè per la piaga della disoccupazione -, sia perché
vengono svalutati il lavoro ed i diritti che da esso scaturiscono, specialmente
il diritto al giusto salario, alla sicurezza della persona del lavoratore e
della sua famiglia.
Il crollo del sistema sovietico ebbe riflessi
straordinari sul Partito Comunista Italiano, che nel 1991 mutò la propria
denominazione in quella di Partito Democratico della Sinistra, rompendo con la
tradizione dei partiti comunisti, in particolare di quelli dell’Europa
orientale. Lo stesso anno la Federazione russa, con capitale Mosca, metamorfosi
della preesistente Repubblica socialista
federativa sovietica russa, vietò le attività del Partito comunista
dell’Unione sovietica, confiscandone i beni. Ciò indusse i democristiani a
chiedersi se avesse ancora senso un partito come la Democrazia Cristiana nato
anche per esercitare una pressione politica volta a impedire ai comunisti di
guidare il governo nazionale, temendone i riflessi sul sistema politico
democratico. Tale finalità si era fondata sull'unità politica dei cattolici,
che fino ad allora aveva prevalso sulle profonde fratture tra le correnti del
partito: da un lato quelle più sensibili alla giustizia sociale, che non
avevano mai interrotto il dialogo con le forze socialiste e comuniste avviato
durante la guerra di Resistenza antifascista; dall'altro quelle più legate allo
sviluppo dei diritti di libertà personale, sociale e imprenditoriale, che
condividevano le istanze delle forze di orientamento liberale.
In questo l’enciclica Centesimus annus –
Il Centenario fornì i criteri fondamentali per i futuri sviluppi.
Nel 1994 la Democrazia Cristiana fu sciolta e
fu fondato il nuovo Partito Popolare Italiano, riprendendo la denominazione del
partito fondato da Luigi Sturzo ed altri dopo la Prima guerra mondiale. Lo
stesso anno, poco dopo, il nuovo partito
subì una scissione, animata dalle correnti che si situavano più a destra, a cui
l’anno successivo ne seguì un’altra. Nel contesto democratico della nuova
Europa scaturita dagli eventi prodotti tra il 1989 e il 1991, si ritenne
quindi non più attuale l’obiettivo dell’unità
politica del voto dei cattolici italiani, perseguito a partire dalla segreteria
politica di Alcide De Gasperi dopo la Seconda Guerra mondiale, e approvato fino
ad allora dai Papi e dall’episcopato italiano. Tuttavia era sempre necessario
cercare orientare le democrazie europee, e anche quella italiana, secondo il sistema valoriale insegnato dalla
dottrina sociale: a questo fine la Conferenza episcopale italiana esercitò un
ruolo molto più attivo che in passato nelle questioni politiche, sotto la presidenza
di Camillo Ruini, durata molto a lungo, dal 1991, l’anno della svolta storica
in Europa, fino al 2007. Sotto la presidenza di Ruini la Conferenza episcopale
italiana cercò di ottenere il consenso politico dei cattolici italiani, a
prescindere dai partiti politici nei quali si dividevano, su alcuni valori ritenuti molto importanti,
in particolare ai fini di valutare il buon uso della democrazia politica.
Camillo Ruini è morto il 16 giugno
scorso in tarda età. Modenese, professore di filosofia e teologia, aveva
iniziato ad operare in campo sociale lavorando per l’Azione Cattolica a Reggio
Emilia, come assistente diocesano del Laureati cattolici e delegato diocesano
per l’Azione Cattolica. Lì fu notato dal papa Giovanni Paolo 2°, che, dopo
averlo fatto vescovo, lo chiamò a presiedere la Conferenza episcopale italiana
e ad essere suo Vicario per la Diocesi di Roma, creandolo cardinale. Nel mondo
cattolico non vi era consenso unanime sulla linea perseguita in politica da
Ruini, ma oggi anche chi non la condivise manifesta apprezzamento per la sua
figura di sacerdote e vescovo, molto colto, capace di incidere efficacemente
sulla società nel senso indicato dalla dottrina sociale, perché non divenisse
progressivamente irrilevante.
Ci si chiedeva anche, dopo gli eventi
storici eccezionali prodottisi dal 1989, che Europa dovesse sorgere dal
progressivo svanire della profonda frattura tra regimi capitalisti occidentali
e regimi comunisti orientali che aveva caratterizzato fino ad allora l'Europa
uscita dalla Seconda guerra mondiale. Questa frattura, definita dal politico
britannico Winston Churchill "cortina di ferro", si era prodotta
perché le vicende belliche avevano portato le forze armate dell'Unione
Sovietica a controllare quasi tutta l'Europa orientale, secondo un accordo di
massima raggiunto nell'ottobre 1944 a Mosca nel corso di un incontro bilaterale
tra Churchill, all'epoca Primo ministro britannico, e Stalin, segretario
generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e di fatto spietato despota
dell'Unione Sovietica, in quel momento alleata della Gran Bretagna, degli Stati
Uniti d'America e degli altri loro "Alleati" contro la Germania
nazista, il regime fascista italiano ricostituito in una parte d'Italia dal
settembre 1943, il Giappone e i loro altri alleati.
L’enciclica Il
Centenario – Centesimus annus volle dare orientamenti anche su questo.
Contrariamente alle consuetudini per i documenti della dottrina sociale,
l’enciclica, nei numeri da 22 a 29 che vi leggo, reca una lunga terza sezione
di approfondimento storico con precisi
riferimenti alle trasformazioni
prodottesi in Europa dal 1989:
L'anno 1989
22.
Partendo dalla situazione mondiale ora descritta, e già ampiamente esposta
nell'Enciclica [“La sollecitudine sociale - ]Sollicitudo rei socialis,[del1987]
si comprende l'inaspettata e promettente portata degli avvenimenti degli ultimi
anni. Il loro culmine certo sono stati gli avvenimenti del 1989 nei Paesi
dell'Europa centrale ed orientale, ma essi abbracciano un arco di tempo ed un
orizzonte geografico più ampi. Nel corso degli anni '80 crollano
progressivamente in alcuni Paesi dell'America Latina, ma anche dell'Africa e
dell'Asia certi regimi dittatoriali ed oppressivi; in altri casi inizia un
difficile, ma fecondo cammino di transizione verso forme politiche più
partecipative e più giuste. Un contributo importante, anzi decisivo, ha
dato l'impegno della Chiesa per la difesa e la promozione dei diritti
dell'uomo: in ambienti fortemente ideologizzati, in cui lo schieramento di
parte offuscava la consapevolezza della comune dignità umana, la Chiesa ha
affermato con semplicità ed energia che ogni uomo — quali che siano le sue
convinzioni personali — porta in sé l'immagine di Dio e, quindi, merita
rispetto. In tale affermazione si è spesso riconosciuta la grande maggioranza del
popolo, e ciò ha portato alla ricerca di forme di lotta e di soluzioni
politiche più rispettose della dignità della persona.
Da questo
processo storico sono emerse nuove forme di democrazia, che offrono la speranza
di un cambiamento nelle fragili strutture politiche e sociali, gravate
dall'ipoteca di una penosa serie di ingiustizie e di rancori, oltre che da
un'economia disastrata e da pesanti conflitti sociali. Mentre con tutta la
Chiesa rendo grazie a Dio per la testimonianza, spesso eroica, che non pochi
Pastori, intere comunità cristiane, singoli fedeli ed altri uomini di buona
volontà hanno dato in tali difficili circostanze, prego perché egli sostenga
gli sforzi di tutti per costruire un futuro migliore. È, questa, infatti una
responsabilità non solo dei cittadini di quei Paesi, ma di tutti i cristiani e
degli uomini di buona volontà. Si tratta di mostrare che i complessi problemi
di quei popoli possono essere risolti col metodo del dialogo e della
solidarietà, anziché con la lotta per la distruzione dell'avversario e con la
guerra.
23. Tra i
numerosi fattori della caduta dei regimi oppressivi alcuni meritano di essere
ricordati in particolare. Il fattore decisivo, che ha avviato i cambiamenti, è
certamente la violazione dei diritti del lavoro. Non si può dimenticare che la
crisi fondamentale dei sistemi, che pretendono di esprimere il governo ed anzi
la dittatura degli operai, inizia con i grandi moti avvenuti in Polonia in nome
della solidarietà. Sono le folle dei lavoratori a delegittimare l'ideologia,
che presume di parlare in loro nome, ed a ritrovare e quasi riscoprire,
partendo dall'esperienza vissuta e difficile del lavoro e dell'oppressione,
espressioni e principi della dottrina sociale della Chiesa.
Merita, poi, di essere sottolineato il fatto
che alla caduta di un simile «blocco», o impero, si arriva quasi dappertutto
mediante una lotta pacifica, che fa uso delle sole armi della verità e della
giustizia. Mentre il marxismo riteneva che solo portando agli estremi le
contraddizioni sociali fosse possibile arrivare alla loro soluzione mediante lo
scontro violento, le lotte che hanno condotto al crollo del marxismo insistono
con tenacia nel tentare tutte le vie del negoziato, del dialogo, della testimonianza
della verità, facendo appello alla coscienza dell'avversario e cercando di
risvegliare in lui il senso della comune dignità umana.
Sembrava che l'ordine europeo, uscito dalla
seconda guerra mondiale e consacrato dagli Accordi di Yalta, potesse
essere scosso soltanto da un'altra guerra. È stato, invece, superato
dall'impegno non violento di uomini che, mentre si sono sempre rifiutati di
cedere al potere della forza, hanno saputo trovare di volta in volta forme
efficaci per rendere testimonianza alla verità. Ciò ha disarmato l'avversario,
perché la violenza ha sempre bisogno di legittimarsi con la menzogna, di
assumere, pur se falsamente, l'aspetto della difesa di un diritto o della
risposta a una minaccia altrui.54 Ringrazio
ancora Dio che ha sostenuto il cuore degli uomini nel tempo della difficile
prova, pregando perché un tale esempio possa valere in altri luoghi ed in altre
circostanze. Che gli uomini imparino a lottare per la giustizia senza violenza,
rinunciando alla lotta di classe nelle controversie interne, come alla guerra
in quelle internazionali.
24. Il
secondo fattore di crisi è certamente l'inefficienza del sistema economico, che
non va considerata come un problema soltanto tecnico, ma piuttosto come
conseguenza della violazione dei diritti umani all'iniziativa, alla proprietà
ed alla libertà nel settore dell'economia. A questo aspetto va poi associata la
dimensione culturale e nazionale: non è possibile comprendere l'uomo partendo
unilateralmente dal settore dell'economia, né è possibile definirlo
semplicemente in base all'appartenenza di classe. L'uomo è compreso in modo più
esauriente, se viene inquadrato nella sfera della cultura attraverso il
linguaggio, la storia e le posizioni che egli assume davanti agli eventi
fondamentali dell'esistenza, come il nascere, l'amare, il lavorare, il morire.
Al centro di ogni cultura sta l'atteggiamento che l'uomo assume davanti al
mistero più grande: il mistero di Dio. Le culture delle diverse Nazioni sono,
in fondo, altrettanti modi di affrontare la domanda circa il senso
dell'esistenza personale: quando tale domanda viene eliminata, si corrompono la
cultura e la vita morale delle Nazioni. Per questo, la lotta per la difesa del
lavoro si è spontaneamente collegata a quella per la cultura e per i diritti
nazionali.
La vera causa delle novità, però, è il vuoto
spirituale provocato dall'ateismo, il quale ha lasciato prive di orientamento
le giovani generazioni e in non rari casi le ha indotte, nell'insopprimibile
ricerca della propria identità e del senso della vita, a riscoprire le radici
religiose della cultura delle loro Nazioni e la stessa persona di Cristo, come
risposta esistenzialmente adeguata al desiderio di bene, di verità e di vita
che è nel cuore di ogni uomo. Questa ricerca è stata confortata dalla testimonianza
di quanti, in circostanze difficili e nella persecuzione, sono rimasti fedeli a
Dio. Il marxismo aveva promesso di sradicare il bisogno di Dio dal cuore
dell'uomo, ma i risultati hanno dimostrato che non è possibile riuscirci senza
sconvolgere il cuore.
25. Gli
avvenimenti dell' '89 offrono l'esempio del successo della volontà di negoziato
e dello spirito evangelico contro un avversario deciso a non lasciarsi
vincolare da principi morali: essi sono un monito per quanti, in nome del
realismo politico, vogliono bandire dall'arena politica il diritto e la morale.
Certo la lotta, che ha portato ai cambiamenti dell' '89, ha richiesto lucidità,
moderazione, sofferenze e sacrifici; in un certo senso, essa è nata dalla
preghiera, e sarebbe stata impensabile senza un'illimitata fiducia in Dio,
Signore della storia, che ha nelle sue mani il cuore degli uomini. È unendo la
propria sofferenza per la verità e per la libertà a quella di Cristo sulla
Croce che l'uomo può compiere il miracolo della pace ed è in grado di scorgere
il sentiero spesso angusto tra la viltà che cede al male e la violenza che,
illudendosi di combatterlo, lo aggrava.
Non si possono, tuttavia, ignorare gli
innumerevoli condizionamenti, in mezzo ai quali la libertà del singolo uomo si
trova ad operare: essi influenzano, sì, ma non determinano la libertà; rendono
più o meno facile il suo esercizio, ma non possono distruggerla. Non solo non è
lecito disattendere dal punto di vista etico la natura dell'uomo che è fatto
per la libertà, ma ciò non è neppure possibile in pratica. Dove la società si
organizza riducendo arbitrariamente o, addirittura, sopprimendo la sfera in cui
la libertà legittimamente si esercita, il risultato è che la vita sociale
progressivamente si disorganizza e decade.
Inoltre, l'uomo creato per la libertà porta
in sé la ferita del peccato originale, che continuamente lo attira verso il
male e lo rende bisognoso di redenzione. Questa dottrina non solo è parte
integrante della Rivelazione cristiana, ma ha anche un grande valore
ermeneutico, in quanto aiuta a comprendere la realtà umana. L'uomo tende verso
il bene, ma è pure capace di male; può trascendere il suo interesse immediato
e, tuttavia, rimanere ad esso legato. L'ordine sociale sarà tanto più solido,
quanto più terrà conto di questo fatto e non opporrà l'interesse personale a
quello della società nel suo insieme, ma cercherà piuttosto i modi della loro
fruttuosa coordinazione. Difatti, dove l'interesse individuale è violentemente
soppresso, esso è sostituito da un pesante sistema di controllo burocratico,
che inaridisce le fonti dell'iniziativa e della creatività. Quando gli uomini
ritengono di possedere il segreto di un'organizzazione sociale perfetta che
renda impossibile il male, ritengono anche di poter usare tutti i mezzi, anche
la violenza o la menzogna, per realizzarla. La politica diventa allora una
«religione secolare», che si illude di costruire il paradiso in questo mondo.
Ma qualsiasi società politica, che possiede la sua propria autonomia e le sue
proprie leggi, non potrà mai esser confusa col Regno di Dio. La parabola
evangelica del buon grano e della zizzania (cf come si legge nel Vangelo
secondo Matteo, al capitolo 13, versetti a 24 a 30 e da 36 a 43) insegna che
spetta solo a Dio separare i soggetti del Regno ed i soggetti del Maligno, e
che siffatto giudizio avrà luogo alla fine dei tempi. Pretendendo di anticipare
fin d'ora il giudizio, l'uomo si sostituisce a Dio e si oppone alla sua
pazienza.
Grazie al sacrificio di Cristo sulla Croce,
la vittoria del Regno di Dio è acquisita una volta per tutte; tuttavia, la
condizione cristiana comporta la lotta contro le tentazioni e le forze del
male. Solo alla fine della storia il Signore ritornerà nella gloria per il
giudizio finale (come si legge nel Vangelo secondo Matteo, al capitolo 25,
versetto 31) con l'instaurazione dei cieli nuovi e della terra nuova (come si
legge nella seconda lettera di Pietro, capitolo 3, versetto 13, e nel libro
dell’Apocalisse, capitolo 21, versetto 1), ma, mentre dura il tempo, la lotta
tra il bene e il male continua fin nel cuore dell'uomo.
Ciò che la Sacra Scrittura ci insegna in
ordine ai destini del Regno di Dio non è senza conseguenze per la vita delle
società temporali, le quali — come dice la parola — appartengono alle realtà
del tempo con quanto esso comporta di imperfetto e di provvisorio. Il Regno di
Dio, presente nel mondo senza essere del mondo, illumina
l'ordine dell'umana società, mentre le energie della grazia lo penetrano e lo
vivificano. Così son meglio avvertite le esigenze di una società degna dell'uomo,
sono rettificate le deviazioni, è rafforzato il coraggio dell'operare per il
bene. A tale compito di animazione evangelica delle realtà umane sono chiamati,
unitamente a tutti gli uomini di buona volontà, i cristiani ed in special modo
i laici.
26. Gli
avvenimenti dell' '89 si sono svolti prevalentemente nei Paesi dell'Europa
orientale e centrale; tuttavia, hanno un'importanza universale, poiché ne
discendono conseguenze positive e negative che interessano tutta la famiglia
umana. Tali conseguenze non hanno un carattere meccanico o fatalistico, ma sono
piuttosto occasioni offerte alla libertà umana per collaborare col disegno
misericordioso di Dio che agisce nella storia.
Prima conseguenza è stato, in alcuni
Paesi, l'incontro tra la Chiesa e il Movimento operaio, nato da una
reazione di ordine etico ed esplicitamente cristiano contro una diffusa
situazione di ingiustizia. Per circa un secolo detto Movimento era finito in
parte sotto l'egemonia del marxismo, nella convinzione che i proletari, per
lottare efficacemente contro l'oppressione, dovessero far proprie le teorie
materialistiche ed economicistiche.
Nella crisi del marxismo riemergono le forme
spontanee della coscienza operaia, che esprimono una domanda di giustizia e di
riconoscimento della dignità del lavoro, conforme alla dottrina sociale della
Chiesa. Il Movimento operaio confluisce in un più generale movimento degli
uomini del lavoro e degli uomini di buona volontà per la liberazione della
persona umana e per l'affermazione dei suoi diritti; esso investe oggi molti
Paesi e, lungi dal contrapporsi alla Chiesa cattolica, guarda ad essa con interesse.
La crisi del marxismo non elimina nel mondo
le situazioni di ingiustizia e di oppressione, da cui il marxismo stesso,
strumentalizzandole, traeva alimento. A coloro che oggi sono alla ricerca di
una nuova ed autentica teoria e prassi di liberazione, la Chiesa offre non solo
la sua dottrina sociale e, in generale, il suo insegnamento circa la persona
redenta in Cristo, ma anche il concreto suo impegno ed aiuto per combattere
l'emarginazione e la sofferenza.
Nel recente passato il sincero desiderio di
essere dalla parte degli oppressi e di non esser tagliati fuori dal corso della
storia ha indotto molti credenti a cercare in diversi modi un impossibile
compromesso tra marxismo e cristianesimo. Il tempo presente, mentre supera
tutto ciò che c'era di caduco in quei tentativi, induce a riaffermare la
positività di un'autentica teologia dell'integrale liberazione umana.
Considerati da questo punto di vista, gli avvenimenti del 1989 risultano
importanti anche per i Paesi del Terzo Mondo, che sono alla ricerca della via
del loro sviluppo, come lo sono stati per quelli dell'Europa centrale ed
orientale.
27. La
seconda conseguenza riguarda i popoli dell'Europa. Molte ingiustizie,
individuali e sociali, regionali e nazionali, sono state commesse negli anni in
cui dominava il comunismo ed anche prima; molti odi e rancori si sono
accumulati. È reale il pericolo che questi riesplodano dopo il crollo della
dittatura, provocando gravi conflitti e lutti, se verranno meno la tensione
morale e la forza cosciente di rendere testimonianza alla verità che hanno
animato gli sforzi nel tempo passato. È da auspicare che l'odio e la violenza
non trionfino nei cuori, soprattutto di coloro che lottano per la giustizia, e
cresca in tutti lo spirito di pace e di perdono.
Occorrono,
però, passi concreti per creare o consolidare strutture internazionali capaci
di intervenire, per il conveniente arbitrato, nei conflitti che insorgono tra
le Nazioni, sicché ciascuna di esse possa far valere i propri diritti e
raggiungere il giusto accordo e la pacifica composizione con i diritti delle
altre. Tutto ciò è particolarmente necessario per le Nazioni europee, unite
intimamente tra loro nel vincolo della comune cultura e storia millenaria.
Occorre un grande sforzo per la ricostruzione morale ed economica nei Paesi che
hanno abbandonato il comunismo. Per molto tempo le relazioni economiche più
elementari sono state distorte, ed anche fondamentali virtù legate al settore
dell'economia, come la veridicità, l'affidabilità, la laboriosità, sono state
mortificate. Occorre una paziente ricostruzione materiale e morale, mentre i
popoli stremati da lunghe privazioni chiedono ai loro governanti risultati
tangibili ed immediati di benessere ed adeguato soddisfacimento delle loro
legittime aspirazioni.
La caduta del marxismo naturalmente ha avuto
effetti di grande portata in ordine alla divisione della terra in mondi chiusi
l'uno all'altro ed in gelosa concorrenza tra loro. Essa mette in luce più
chiaramente la realtà dell'interdipendenza dei popoli, nonché il fatto che il
lavoro umano per sua natura è destinato ad unire i popoli, non già a dividerli.
La pace e la prosperità, infatti, sono beni che appartengono a tutto il genere
umano, sicché non è possibile goderne correttamente e durevolmente se vengono
ottenuti e conservati a danno di altri popoli e Nazioni, violando i loro
diritti o escludendoli dalle fonti del benessere.
28. Per
alcuni Paesi di Europa inizia, in un certo senso, il vero dopoguerra. Il
radicale riordinamento delle economie, fino a ieri collettivizzate, comporta
problemi e sacrifici, i quali possono esser paragonati a quelli che i Paesi
occidentali del Continente si imposero per la loro ricostruzione dopo il
secondo conflitto mondiale. È giusto che nelle presenti difficoltà i Paesi
ex-comunisti siano sostenuti dallo sforzo solidale delle altre Nazioni:
ovviamente, essi devono essere i primi artefici del proprio sviluppo; ma deve
esser data loro una ragionevole opportunità di realizzarlo, e ciò non può
avvenire senza l'aiuto degli altri Paesi. Del resto, la presente condizione di
difficoltà e di penuria è la conseguenza di un processo storico, di cui i Paesi
ex-comunisti sono stati spesso oggetto, e non soggetto: essi, perciò, si
trovano in tale situazione non per libera scelta o a causa di errori commessi,
ma in conseguenza di tragici eventi storici imposti con la violenza, i quali
hanno loro impedito di proseguire lungo la via dello sviluppo economico e
civile.
L'aiuto degli altri Paesi soprattutto
europei, che hanno avuto parte nella medesima storia e ne portano le
responsabilità, corrisponde ad un debito di giustizia. Ma corrisponde anche
all'interesse ed al bene generale dell'Europa, che non potrà vivere in pace, se
i conflitti di diversa natura, che emergono come conseguenza del passato,
saranno resi più acuti da una situazione di disordine economico, di spirituale
insoddisfazione e disperazione.
Questa esigenza, però, non deve indurre a
rallentare gli sforzi per il sostegno e l'aiuto ai Paesi del Terzo Mondo, che
soffrono spesso di condizioni di insufficienza e di povertà assai più
gravi. Sarà necessario uno sforzo straordinario per mobilitare le risorse,
di cui il mondo nel suo insieme non è privo, verso fini di crescita economica e
di sviluppo comune, ridefinendo le priorità e le scale di valori, in base alle
quali si decidono le scelte economiche e politiche. Ingenti risorse possono essere
rese disponibili col disarmo degli enormi apparati militari, costruiti per il
conflitto tra Est e Ovest. Esse potranno risultare ancora più ingenti, se si
riuscirà a stabilire affidabili procedure per la soluzione dei conflitti,
alternative alla guerra, ed a diffondere, quindi, il principio del controllo e
della riduzione degli armamenti anche nei Paesi del Terzo Mondo, adottando
opportune misure contro il loro commercio. Ma soprattutto sarà necessario
abbandonare la mentalità che considera i poveri — persone e popoli — come un
fardello e come fastidiosi importuni, che pretendono di consumare quanto altri
han prodotto. I poveri chiedono il diritto di partecipare al godimento dei beni
materiali e di mettere a frutto la loro capacità di lavoro, creando così un mondo
più giusto e per tutti più prospero. L'elevazione dei poveri è una grande
occasione per la crescita morale, culturale ed anche economica dell'intera
umanità.
29. Lo
sviluppo, infine, non deve essere inteso in un modo esclusivamente economico,
ma in senso integralmente umano.61 Non
si tratta solo di elevare tutti i popoli al livello di cui godono oggi i Paesi
più ricchi, ma di costruire nel lavoro solidale una vita più degna, di far
crescere effettivamente la dignità e la creatività di ogni singola persona, la
sua capacità di rispondere alla propria vocazione e, dunque, all'appello di
Dio, in essa contenuto. Al culmine dello sviluppo sta l'esercizio del
diritto-dovere di cercare Dio, di conoscerlo e di vivere secondo tale
conoscenza. Nei regimi totalitari ed autoritari è stato portato
all'estremo il principio del primato della forza sulla ragione. L'uomo è stato
costretto a subire una concezione della realtà imposta con la forza, e non
conseguita mediante lo sforzo della propria ragione e l'esercizio della propria
libertà. Bisogna rovesciare quel principio e riconoscere integralmente i
diritti della coscienza umana, legata solo alla verità sia naturale che
rivelata. Nel riconoscimento di questi diritti consiste il fondamento primario
di ogni ordinamento politico autenticamente libero. È importante
riaffermare tale principio per vari motivi:
a) perché
le antiche forme di totalitarismo e di autoritarismo non sono ancora del tutto
debellate, ed esiste anzi il rischio che riprendano vigore: ciò sollecita ad un
rinnovato sforzo di collaborazione e di solidarietà tra tutti i Paesi;
b) perché
nei Paesi sviluppati si fa a volte un'eccessiva propaganda dei valori puramente
utilitaristici, con la sollecitazione sfrenata degli istinti e delle tendenze
al godimento immediato, la quale rende difficile il riconoscimento ed il
rispetto della gerarchia dei veri valori dell'umana esistenza;
c) perché
in alcuni Paesi emergono nuove forme di fondamentalismo religioso che,
velatamente o anche apertamente, negano ai cittadini di fedi diverse da quelle
della maggioranza il pieno esercizio dei loro diritti civili o religiosi,
impediscono loro di entrare nel dibattito culturale, restringono il diritto
della Chiesa a predicare il Vangelo e il diritto degli uomini, che ascoltano
tale predicazione, ad accoglierla ed a convertirsi a Cristo. Nessun autentico
progresso è possibile senza il rispetto del naturale ed originario diritto di
conoscere la verità e di vivere secondo essa. A questo diritto è legato, come
suo esercizio ed approfondimento, il diritto di scoprire e di accogliere
liberamente Gesù Cristo, che è il vero bene dell'uomo.
Nello stesso documento, l’enciclica Il
Centenario – Centesimus annus, si
esprime un apprezzamento del
sistema della democrazia, ciò che fu una svolta epocale, tenendo conto della
profonda diffidenza verso di esso che a lungo era stato mantenuta nel
Magistero, fino al radiomessaggio natalizio del papa Pio 12° del 1942. Addirittura, con l’enciclica del 1901,Le gravi controversie
riguardanti la questione sociale – Graves de communi re", pubblicata sotto
l'autorità di Leone XIII — lo stesso pontefice della Delle Novità - Rerum
Novarum—, l'idea, avanzata da alcuni giovani cattolici di
allora, di organizzarsi politicamente come Democrazia Cristiana venne
fortemente ridimensionata: il termine fu ammesso solo nella sua accezione
sociale e caritativa, spogliato di ogni valenza politica e sottoposto alla
piena direzione della gerarchia, nel timore che l'azione dei laici sfuggisse al
controllo dell'episcopato, con riflessi sulla comprensione dei valori della
fede che si voleva mantenere come prerogativa esclusiva del Magistero. L’apprezzamento
per il sistema della democrazia, espresso nell’enciclica Il Centenario –
Centesimus Annus è allo stato il livello massimo di consenso manifestato,
sia pure condizionato al rispetto dei valori umani e di fede fondamentali,
dalla Gerarchia cattolica nei confronti della democrazia politica. Leggiamo nei
numeri 46 e 47 di quell’enciclica:
46. La
Chiesa apprezza il sistema della democrazia, in quanto assicura la
partecipazione dei cittadini alle scelte politiche e garantisce ai governati la
possibilità sia di eleggere e controllare i propri governanti, sia di
sostituirli in modo pacifico, ove ciò risulti opportuno. Essa, pertanto,
non può favorire la formazione di gruppi dirigenti ristretti, i quali per
interessi particolari o per fini ideologici usurpano il potere dello Stato.
Un'autentica democrazia è possibile solo in
uno Stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana.
Essa esige che si verifichino le condizioni necessarie per la promozione sia
delle singole persone mediante l'educazione e la formazione ai veri ideali, sia
della «soggettività» della società mediante la creazione di strutture di
partecipazione e di corresponsabilità. Oggi si tende ad affermare che
l'agnosticismo ed il relativismo scettico sono la filosofia e l'atteggiamento
fondamentale rispondenti alle forme politiche democratiche, e che quanti son
convinti di conoscere la verità ed aderiscono con fermezza ad essa non sono
affidabili dal punto di vista democratico, perché non accettano che la verità
sia determinata dalla maggioranza o sia variabile a seconda dei diversi
equilibri politici. A questo proposito, bisogna osservare che, se non esiste
nessuna verità ultima la quale guida ed orienta l'azione politica, allora le
idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di
potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo
aperto oppure subdolo, come dimostra la storia.
Né la Chiesa chiude gli occhi davanti al
pericolo del fanatismo, o fondamentalismo, di quanti, in nome di un'ideologia
che si pretende scientifica o religiosa, ritengono di poter imporre agli altri
uomini la loro concezione della verità e del bene. Non è di questo tipo la
verità cristiana. Non essendo ideologica, la fede cristiana non presume di
imprigionare in un rigido schema la cangiante realtà socio-politica e riconosce
che la vita dell'uomo si realizza nella storia in condizioni diverse e non
perfette. La Chiesa, pertanto, riaffermando costantemente la trascendente
dignità della persona, ha come suo metodo il rispetto della libertà.
Ma la libertà è pienamente valorizzata
soltanto dall'accettazione della verità: in un mondo senza verità la libertà
perde la sua consistenza, e l'uomo è esposto alla violenza delle passioni ed a
condizionamenti aperti od occulti. Il cristiano vive la libertà (come si legge
nel Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 8, versetti 31 e 32) e la serve
proponendo continuamente, secondo la natura missionaria della sua vocazione, la
verità che ha conosciuto. Nel dialogo con gli altri uomini egli, attento ad
ogni frammento di verità che incontri nell'esperienza di vita e nella cultura
dei singoli e delle Nazioni, non rinuncerà ad affermare tutto ciò che gli hanno
fatto conoscere la sua fede ed il corretto esercizio della ragione.
47. Dopo il
crollo del totalitarismo comunista e di molti altri regimi totalitari e «di
sicurezza nazionale», si assiste oggi al prevalere, non senza contrasti,
dell'ideale democratico, unitamente ad una viva attenzione e preoccupazione per
i diritti umani. Ma proprio per questo è necessario che i popoli che stanno
riformando i loro ordinamenti diano alla democrazia un autentico e solido
fondamento mediante l'esplicito riconoscimento di questi diritti. Tra i
principali sono da ricordare: il diritto alla vita, di cui è parte integrante
il diritto a crescere sotto il cuore della madre dopo essere stati generati; il
diritto a vivere in una famiglia unita e in un ambiente morale, favorevole allo
sviluppo della propria personalità; il diritto a maturare la propria
intelligenza e la propria libertà nella ricerca e nella conoscenza della
verità; il diritto a partecipare al lavoro per valorizzare i beni della terra
ed a ricavare da esso il sostentamento proprio e dei propri cari; il diritto a
fondare liberamente una famiglia ed a accogliere e educare i figli, esercitando
responsabilmente la propria sessualità. Fonte e sintesi di questi diritti è, in
un certo senso, la libertà religiosa, intesa come diritto a vivere nella verità
della propria fede ed in conformità alla trascendente dignità della propria
persona.
Anche nei Paesi dove vigono forme di governo
democratico non sempre questi diritti sono del tutto rispettati. Né ci si
riferisce soltanto allo scandalo dell'aborto, ma anche a diversi aspetti di una
crisi dei sistemi democratici, che talvolta sembra abbiano smarrito la capacità
di decidere secondo il bene comune. Le domande che si levano dalla società a
volte non sono esaminate secondo criteri di giustizia e di moralità, ma
piuttosto secondo la forza elettorale o finanziaria dei gruppi che le
sostengono. Simili deviazioni del costume politico col tempo generano sfiducia
ed apatia con la conseguente diminuzione della partecipazione politica e dello
spirito civico in seno alla popolazione, che si sente danneggiata e delusa. Ne
risulta la crescente incapacità di inquadrare gli interessi particolari in una
coerente visione del bene comune. Questo, infatti, non è la semplice somma
degli interessi particolari, ma implica la loro valutazione e composizione
fatta in base ad un'equilibrata gerarchia di valori e, in ultima analisi, ad
un'esatta comprensione della dignità e dei diritti della persona.
La Chiesa rispetta la legittima
autonomia dell'ordine democratico e non ha titolo per esprimere preferenze
per l'una o l'altra soluzione istituzionale o costituzionale. Il contributo,
che essa offre a tale ordine, è proprio quella visione della dignità della
persona, la quale si manifesta in tutta la sua pienezza nel mistero del Verbo
incarnato.
Mario
Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa
- Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo:
acvivearomavalli.blogspot.com

