INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

*************************

L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

**********************************

Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

Chi voglia pubblicare un contenuto, può inviarlo a Mario Ardigò all'indirizzo di posta elettronica ardigo.mario@virgilio.it all'interno di una e-mail o come allegato Word a una e-email.

I contenuti pubblicati su questo blog possono essere visualizzati senza restrizioni da utenti di tutto il mondo e possono essere elaborati da motori di ricerca; dato il tema del blog essi potrebbero anche rivelare un'appartenenza religiosa. Nel richiederne e autorizzarne la pubblicazione si rifletta bene se inserirvi dati che consentano un'identificazione personale o, comunque, dati di contatto, come indirizzo email o numeri telefonici.

Non è necessario, per leggere i contenuti pubblicati sul blog, iscriversi ai "lettori fissi".

L'elenco dei contenuti pubblicati si trova sulla destra dello schermo, nel settore archivio blog, in ordine cronologico. Per visualizzare un contenuto pubblicato basta cliccare sul titolo del contenuto. Per visualizzare i post archiviati nelle cartelle per mese o per anno, si deve cliccare prima sul triangolino a sinistra dell'indicazione del mese o dell'anno.

Da quando, nel gennaio del 2012, questo blog è stato aperto sono stati pubblicati oltre 3.400 interventi (post) su vari argomenti. Per ricercare quelli su un determinato tema, impostare su GOOGLE una ricerca inserendo "acvivearomavalli.blogspot.it" + una parola chiave che riguarda il tema di interesse (ad esempio "democrazia").

GOOGLE INSERISCE DEI COOKIE NEL CORSO DELLA VISUALIZZAZIONE DEL BLOG. SI TRATTA DI PROGRAMMI COMUNEMENTE UTILIZZATI PER MIGLIORARE E RENDERE PIU' VELOCE LA LETTURA. INTERAGENDO CON IL BLOG LI SI ACCETTA. I BROWSER DI NAVIGAZIONE SUL WEB POSSONO ESSERE IMPOSTATI PER NON AMMETTERLI: IN TAL CASO, PERO', POTREBBE ESSERE IMPOSSIBILE VISUALIZZARE I CONTENUTI DEL BLOG.

Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

NOTE IMPORTANTI / IMPORTANT NOTES

-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

-SUL SITO www.bibbiaedu.it POSSONO ESSERE CONSULTATI LE TRADUZIONI IN ITALIANO DELLA BIBBIA CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONALE IN LINGUA CORRENTE, E I TESTI BIBLICI IN GRECO ANTICO ED EBRAICO ANTICO. CON UNA FUNZIONALITA’ DEL SITO POSSONO ESSERE MESSI A CONFRONTO I VARI TESTI.

ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

PER EVENTUALI COMUNICAZIONI AL BLOG, SCRIVERE UNA EMAIL A ardigo.mario@virgilio.it

```

giovedì 4 giugno 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 - Introduzione 4 - La via di Neemia 2

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

Introduzione

4. La via di Neemia  2

Link di accesso al podcast video:

 

https://youtu.be/9OxVVTgSg3M




  Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio, nella quale, per affrontare i problemi della svolta epocale che stiamo vivendo anche per l’estensione degli impieghi delle tecnologie dei sistemi di intelligenza artificiale e di quelle, ad esse legate, per la robotizzazione di mansioni finora ritenute tipicamente umane,  si propone come modello orientativo virtuoso quello descritto nel libro biblico di Neemia nell’episodio della riparazione delle mura di Gerusalemme. Ad esso viene contrapposto quello narrato nell’episodio della costruzione della città di Babele, con una torre altissima, descritto nel libro biblico della Genesi. La differenza tra i due modelli, che l’enciclica mette in risalto, è che nel secondo si prescinde dalla volontà di Dio.

 La conoscenza delle Scritture da parte delle persone di fede è in genere legata alla lettura che se ne fa durante la Messa, in particolare quella domenicale. Il libro di Neemia è utilizzato come lettura nella messa domenicale solo nella Terza domenica del Tempo ordinario del ciclo C annuale delle letture: si legge l’episodio della lettura solenne e della spiegazione del rotolo della Legge di Mosè al cospetto del popolo da parte di Esdra, indicato come scriba e sacerdote.

 Ad Esdra è anche intitolato un altro libro biblico, che originariamente formava un solo libro con quello di Neemia.

  Il libro di Neemia non è quindi in genere molto conosciuto tra la maggior parte della gente di fede.

 I biblisti ritengono verosimile che Neemia sia un personaggio realmente esistito e che la narrazione della riparazione delle mura di Gerusalemme abbia un fondamento storico, anche se non ve ne sono testimonianze al di fuori della Bibbia. La storia che vi è narrata è ambientata nel 5° secolo prima di Cristo, durante il regno del re persiano Artaserse 1°. Il libro di Neemia è scritto in prima persona, come se lo stesso Neemia narrasse gli eventi di cui fu protagonista, come per un memoriale. Si ritiene che all’origine del libro vi sia stato un memoriale autenticamente proveniente dal personaggio indicato come Neemia e che poi vi siano state rielaborazione successive da parte di altri ambienti redazionali, in particolare per armonizzarlo con il materiale che ora costituisce il libro di Esdra.

  Nel libro a lui intitolato, Neemia si presenta come coppiere del re Artaserse 1°, a Susa una delle capitali del regno, a circa 250 chilometri a nord del Golfo Persico, non lontano dalla frontiera degli attuali Iraq  e Iran: quello di coppiere era un incarico molto importante nelle istituzioni persiane dell'epoca. Non si trattava infatti soltanto di un domestico incaricato di servire il vino al sovrano e di vigilare sulla sicurezza della sua tavola, accertandosi che cibi e bevande non fossero avvelenati, ma soprattutto di una persona che godeva della piena fiducia del re. Sempre vicina al sovrano, anche nei momenti più riservati, essa poteva parlargli direttamente, presentargli richieste e talvolta consigliarlo. Il coppiere godeva pertanto di una posizione elevata all'interno della corte e poteva esercitare una significativa influenza politica.

 Neemia non spiega come fosse giunto a corte e come vi avesse assunto quel ruolo così importante. Parte della popolazione della Giudea, soprattutto appartenente alle classi dirigenti, era stata trasferita coattivamente a Babilonia quando, nel VI secolo a.C., il Regno di Giuda era stato conquistato dai Babilonesi. L'Impero babilonese, verso la fine del VI secolo a.C., era stato a sua volta conquistato dai Persiani. Era prassi delle grandi monarchie del Vicino Oriente antico che persone provenienti dai territori conquistati, specialmente appartenenti alle élite locali, fossero trasferite e talvolta integrate nell'amministrazione del regno conquistatore. Questo è tutto ciò che possiamo dire con ragionevole certezza in merito.

 Neemia narra di aver ricevuto la visita del fratello Hanani, proveniente dalla Giudea, accompagnato da altri uomini di quella regione, e di aver appreso da loro notizia della miseria e della desolazione in cui viveva laggiù la popolazione, nonché del fatto che le mura di Gerusalemme erano in rovina e le sue porte bruciate. Dopo averne parlato al re, Neemia ottiene da sovrano di recarsi in  Giudea con un contingente di fanti e cavalieri per ricostruire la città, dove si trovavano le tombe dei suoi padri.

 Leggiamo nel libro di Neemia, capitolo 2, versetti 4 e 5: 

 

Il re mi disse: "Che cosa domandi?". Allora io pregai il Dio del cielo e poi risposi al re: "Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa ricostruirla".

 

Il re dà a Neemia una lettera ordinando di  fornirgli materiale da costruzione e  delle altre lettere dirette ai governatori dei territori ad ovest del fiume Eufrate, vale a dire la Siria, la Fenicia e la  Palestina, perché gli consentissero di passare. Neemia, in sostanza, giunge a Gerusalemme con l’incarico di governatore per conto del re persiano, come emerge in particolare da ciò che si legge nel capitolo 5, del libro di Neemia, versetto 14: «[…] il re mi aveva stabilito loro governatore nel paese di Giuda, dal ventesimo anno fino al trentaduesimo anno del re Artaserse […]».

    Questi gli antefatti: dall’arrivo di Neemia a Gerusalemme prende inizio la vicenda della riparazione delle mura della città che l'enciclica La magnifica umanità indica come modello per affrontare i problemi del nostro tempo. La narrazione biblica si riferisce a fatti molto lontani nel tempo e a società molto diverse dalle nostre. Ai nostri giorni, ad esempio, non costruiamo più mura intorno alle città: sarebbero inutili tenendo conto della potenza dei moderni armamenti. Tuttavia la riparazione delle mura di Gerusalemme può essere assunta come immagine della riforma di una società per salvarla dai mali che la minacciano. Inoltre, certe situazioni umane dei tempi antichi ricorrono ancora oggi nelle nostre società: si pensi all'invidia tra fratelli fino al delitto, narrata nella storia di Caino e Abele.

  Ciò che nell'enciclica viene posto in evidenza come virtuoso è il costante riferimento alla volontà di Dio e il fatto che la ricostruzione delle mura vede la collaborazione di tutta la popolazione, ciascuno con la propria parte di muro da ricostruire, nel quadro di assemblee e momenti di confronto nei quali vengono presentati i problemi e ricercate le soluzioni.

  Neemia non è un sovrano, come Salomone, né un condottiero come Mosè; ma non è neppure un profeta, un sacerdote o un intellettuale. La sua figura presenta alcuni elementi che possono ricordare ciò che oggi si attende da un responsabile politico in una società democratica. Riesce a suscitare il consenso della popolazione nelle assemblee pubbliche. Si fanno promesse davanti a tutti e ci si impegna a mantenerle. Ecco, ad esempio, che leggiamo nel libro di Neemia, al capitolo 5, versetti 9-13, a proposito di un'assemblea indetta per risolvere un problema di equità sociale durante una crisi economica che si manifesta nel corso dei lavori:

 

Quando udii i loro lamenti e queste parole, ne fui molto indignato. Dopo aver riflettuto dentro di me, accusai i notabili e i magistrati e dissi loro: "Voi esigete dunque un interesse tra fratelli?". Convocai contro di loro una grande assemblea e dissi loro: "Noi, secondo la nostra possibilità, abbiamo riscattato i nostri fratelli Giudei che si erano venduti agli stranieri, e ora proprio voi vendete i vostri fratelli perché siano rivenduti a noi?". Allora quelli tacquero e non seppero che cosa rispondere. Io dissi: "Quello che voi fate non va bene. Non dovreste voi camminare nel timore del nostro Dio per non essere scherniti dagli stranieri, nostri nemici? Ma anch'io, i miei fratelli e i miei servi abbiamo dato loro in prestito denaro e grano. Condoniamo questo debito! Rendete loro oggi stesso i loro campi, le loro vigne, i loro oliveti e le loro case e l'interesse del denaro del grano, del vino e dell'olio, che voi esigete da loro". Quelli risposero: "Restituiremo e non esigeremo più nulla da loro; faremo come tu dici". Allora chiamai i sacerdoti e li feci giurare di attenersi a questa parola. Poi scossi la piega anteriore del mio mantello e dissi: "Così Dio scuota dalla sua casa e dai suoi beni chiunque non manterrà questa parola e così sia egli scosso e svuotato di tutto!". Tutta l'assemblea disse: "Amen" e lodarono il Signore. Il popolo si attenne a questa parola.

 

 Nel commento al libro di Neemia nel  libro Esdra, Neemia. Introduzione, traduzione e commento, a cura di Francesco Bianchi, Edizioni San Paolo 2011, si legge, a proposito di quel brano:

 

Il capitolo è composto da tre sottounità. Nela prima Neemia descrive la crisi economica che colpisce la Giudea, scatenando la protesta di tre gruppi di persone, fra cui preponderanti sono le donne, contro i loro fratelli giudaiti. Nella seconda sono descritti i provvedimenti adottati per risolverla; vi traspaiono diversi tratti della personalità di Neemia, vale a dire la capacità di autocontrollo, la ponderata riflessione, l’esempio personale, il mancato richiamo alla propria autorità e all’uso della forza, la ricerca del favore popolare mediante la convocazione di un’assemblea spontanea.

 

 La politica è il governo delle società umane. L'insegnamento biblico è che essa deve essere esercitata in conformità alla volontà di Dio e alla sua legge morale. Nella figura di Neemia viene presentato un politico animato dall'intenzione di conformare la propria azione di governo all'etica della sua fede. Pur operando in un contesto molto diverso dalle moderne democrazie, egli mostra caratteristiche che si attagliano particolarmente bene alle società democratiche contemporanee, poiché esercita il suo servizio cercando di coinvolgere la comunità e di suscitare il consenso e la collaborazione del popolo.

 Nell’enciclica leggiamo che «“ Scegliere la via di Neemia” significa ricostruire riconoscendo che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E’ per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi».

 

  Concludo con la preghiera di Neemia dopo aver udito, nella splendida capitale dell’impero persiano dove aveva raggiunto una posizione invidiabile,  le sofferenze del suo popolo nella lontana Giudea, e prima di cercare di ottenere dal sovrano l’autorizzazione a porvi rimedio. E’ riportata all’inizio del libro di Neemia, al capitolo 1, versetti da 3 a 11: 

 

Essi mi dissero: "I superstiti che sono scampati alla deportazione sono là, nella provincia, in grande miseria e desolazione; le mura di Gerusalemme sono devastate e le sue porte consumate dal fuoco". Udite queste parole, mi sedetti e piansi; feci lutto per parecchi giorni, digiunando e pregando davanti al Dio del cielo. E dissi: "O Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni l'alleanza e la fedeltà con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandi, sia il tuo orecchio attento, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo; io prego ora davanti a te giorno e notte per gli Israeliti, tuoi servi, confessando i peccati che noi Israeliti abbiamo commesso contro di te; anch'io e la casa di mio padre abbiamo peccato. Abbiamo gravemente peccato contro di te e non abbiamo osservato i comandi, le leggi e le norme che tu hai dato a Mosè, tuo servo. Ricòrdati della parola che hai affidato a Mosè, tuo servo: "Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandi e li eseguirete, anche se i vostri esiliati si trovassero all'estremità dell'orizzonte, io di là li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi dimorare il mio nome". Ora questi sono tuoi servi e tuo popolo, che hai redento con la tua grande forza e con la tua mano potente. O Signore, sia il tuo orecchio attento alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi, che desiderano temere il tuo nome; concedi oggi buon successo al tuo servo e fa' che trovi compassione presso quest'uomo".

 

 A tutte e a tutti l’augurio di saper individuare nel nostro tempo, con le sue difficoltà, le sue tremende minacce, ma anche le sue grandi possibilità di un futuro migliore, la via di Neemia, quella in cui innanzi tutto ci si affida alla volontà di Dio, e per questo si diventa artefici di bene e non di sventura per la gente, secondo l’esortazione dell’enciclica La magnifica umanità.

 

Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com

martedì 2 giugno 2026

Due Giugno

 

Due Giugno

(2-6-26)

 

  Oggi si celebra l’ottantesimo anniversario del referendum istituzionale sulla forma dello stato italiano, regno sotto la dinastia Savoia o repubblica, e, insieme,  delle elezioni per scegliere i membri dell’Assemblea Costituente, che avrebbe dovuto deliberare una nuova legge fondamentale al posto dello Statuto del 1848, detto Albertino, perché concesso quell’anno dal Re di Sardegna Alberto di Savoia sotto la pressione popolare di moti liberali e costituzionali che si manifestarono nel suo Regno come in tutta Europa a quel tempo. A quell’epoca il Regno di Sardegna comprendeva il Piemonte, La Liguria, la Sardegna, la Savoia e la contea di Nizza. A seguito delle guerre nazionaliste del Risorgimento, venne a comprendere quasi tutta l’Italia di oggi, e la sua denominazione mutò in Regno d’Italia nel 1861. All’esito di una breve guerra, conquistò e abolì lo Stato Pontificio, nel Centro Italia, e trasferì la sua capitale a Roma. Regnava la dinastia Savoia: il suo ultimo Re fu Umberto di Savoia, sostituito nelle sue funzioni sovrane dal Governo a seguito dell’esito del referendum istituzionale del 1946, favorevole alla Repubblica.

  Le elezioni del 1946 furono le prime a cui poterono partecipare anche le donne, che  furono decisive nell’affermazione del partito espresso dai cattolici democratici italiani, la Democrazia Cristiana, fondata nel 1942. L’Azione Cattolica, a sua volta, fu decisiva per la formazione politica delle donne cattoliche italiane, a seguito della vastissima diffusione dell’Unione fra le donne cattoliche italiane, il ramo femminile dell’Azione Cattolica, fondata nel 1909, ma particolarmente della Gioventù femminile di Azione Cattolica, fondata nel 1918. La formazione dei cattolici italiani alla politica avvenne sulla base della dottrina sociale della Chiesa e, in particolare, quanto alla riforma per il ripristino della democrazia, alla luce di importantissimi radiomessaggi natalizi diffusi dal 1942 al 1945 sotto l’autorità del papa Pio 12°: nel loro insieme ebbero il valore di un’enciclica sociale. Orientarono l’azione dei membri cattolici nell’Assemblea Costituente, ma più oltre, la costruzione del processo di unificazione europea, sfociato nell’Unione Europea nel 1993, con il Trattato di Maastricht.

 Dopo la caduta del fascismo mussoliniano, nel luglio 1943, con una serie di Regi decreti legge si iniziò a smantellare l’architettura fascista dello stato. L’opera proseguì con Regi decreti luogotenenziali quando il 4 giugno 1944, dopo la liberazione di Roma, il Re Vittorio Emanuele 3° nominò l’erede al trono, il figlio Umberto, Luogotenente del Regno. Quest’ultimo divenne Re nel maggio 1946, quando il padre decise di abdicare in suo favore. Umberto di Savoia era detto il Re di Maggio, perché divenne re il 9 maggio 1946 e venne provvisoriamente sostituito come capo di stato dal Presidente del Consiglio democristiano Alcide De Gasperi, il 13 giugno 1946, a seguito del risultato del referendum istituzionale. Umberto di Savoia quello stesso giorno lasciò l’Italia in aereo. Il 28 giugno 1946 l’Assemblea Costituente nominò Presidente della Repubblica Enrico De Nicola.

  Il risultato delle elezioni per l’Assemblea Costituente determinò gli orientamenti per la scrittura della nuova   Costituzione democratica repubblicana.  I due maggiori partiti politici risultarono la Democrazia Cristiana, fondata da Alcide De Gasperi, da vecchi membri del Partito Popolare di Luigi Sturzo e da nuovi giovani cattolici democratici in gran parte formatisi nell’Azione Cattolica e nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il 35% dei voti, e il Partito socialista Italiano con il 20% dei voti. Le ultime elezioni pienamente democratiche prima della nomina del governo Mussolini, nel 1922, durato senza interruzioni fino al 1943, erano state quelle del 1921, in cui il maggior partito era stato quello socialista, con il 26% dei voti,  seguito dai cattolici democratici del Partito Popolare di Luigi Sturzo, con il 20%. Alle elezioni per l’Assemblea Costituente il terzo maggior partito fu il Partito Comunista italiano, con il 18%, che nel 1921 aveva avuto il 4% dei voti. Altri partiti politici seguivano con molto distacco. La nostra Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, fu scritta con l’apporto maggiore dei democristiani, socialisti e comunisti, ma quello dei democristiani fu rilevantissimo perché essi avevano cominciato a studiare e progettare la nuova democrazia, sull’impulso dei radiomessaggi natalizi del papa Pio 12°, fin dal luglio 1943, quando, nella foresteria dei monaci camaldolesi a Camaldoli, frazione del Comune di Poppi, in provincia di Arezzo, luogo dove gli universitari cattolici tenevano abitualmente le loro settimane teologiche, si iniziò a scrivere un progetto di nuova Costituzione, chiamato comunemente il Codice di Camaldoli, ma pubblicato mesi dopo, nella primavera del 1945, con il titolo Per la comunità cristiana. Principi dell’ordinamento sociale a cura di un gruppo di studiosi amici di Camaldoli. Tra  gli invitati al convegno del 1943 notiamo i nomi di persone che furono centrali nella vita della futura Repubblica: Giulio Andreotti, Amintore Fanfani, Guido Gonella, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati, Aldo Moro, Ezio Vanoni, tutti poi eletti membri dell’Assemblea Costituente nel 1946.

 Lo Statuto Albertino era una costituzione democratica di tipo liberale. Sanciva i diritti fondamentali della persona, con particolare rilievo a quello di proprietà, e il principio dello stato di diritto, secondo cui ogni autorità pubblica deve agire nei limiti delle norme che riguardano il suo potere. Durante gli anni del fascismo mussoliniano quei principi furono stravolti nella sostanziale impotenza del Re, nonostante i suoi ampi poteri per la tutela dell’ordinamento costituzionale, esercitati infine solo il 25 luglio del 1943, quando revocò l’incarico di Capo del Governo a Benito Mussolini, ordinandone l’immediato arresto.  La nostra nuova Costituzione repubblicana andò molto oltre, sancendo come diritti fondamentali, non solo come vaghi principi orientativi, importanti principi di solidarietà sociale, come il diritto ad una retribuzione dignitosa per i lavoratori dipendenti e il principio che proprietà ed economia devono avere una funzione sociale e non pregiudicare l’utilità sociale.

 Contro il nazionalismo liberale e quello fascista si enunciò il principio di uguaglianza in dignità senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, stabilendo che la Repubblica dovesse rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impedissero il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

  Si stabilì il ripudio della guerra come strumento per la risoluzione delle controversie internazionali e si posero le basi per la partecipazione dell’Italia al processo di unificazione europea e globale, stabilendo che le pretese di sovranità statale non dovessero costituire un ostacolo in esso.

 Si riconobbero e garantirono i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiese l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

  Tutti questi principi e molti altri, sanciti come diritti azionabili davanti ai giudici della Repubblica, come poi in effetti avvenne trasformando profondamente l’ordinamento giuridico, corrispondevano agli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa.

 Da rilevare che il principio di sussidiarietà, ricordato dal papa Leone nell’enciclica La magnifica umanità e formulato per la prima volta nell’enciclica Il Quarantennale – Quadragesimo anno, del 1931, fu posto a base ed è ancora tra i principali fondamenti dell’Unione Europea ed è stato anche inserito nella Costituzione italiana nel 2001.

 La scelta per la Repubblica fu anch’essa molto importante, perché abbandonava un sistema politico basato sul privilegio politico ereditario (con la nuova Costituzione fu anche abolito il riconoscimento pubblico di tutti  i titoli nobiliari) e, soprattutto, in cui si sacralizzava una dinastia sovrana, che si voleva regnasse anche per Grazia di Dio. Nella Repubblica regna pienamente la democrazia e, poiché si deve regnare tutte e tutti insieme, lo si deve fare secondo regole di giustizia e solidarietà. E’ anche una grande responsabilità: una volta i figli dei Re venivano accuratamente formati per il loro ministero reale; in democrazia lo devono essere tutte e tutti. Finora alla Presidenza della Repubblica italiana sono state chiamate persone di alto profilo intellettuale e morale: Oscar Luigi Scalfaro e Sergio Mattarella provenendo dalle file della nostra Azione Cattolica. Il Presidente Scalfaro tenne sempre al bavero della giacca il distintivo dell’Azione Cattolica Italiana. Speriamo che anche in futuro si continui così.

 Quindi il 2 giugno 1946 non si decise solo il destino della Casa regnante Savoia, ma quello di tutta la nazione e i cattolici italiani fecero tesoro degli insegnamenti della dottrina sociale.

 Il processo di costruzione dell’Unione Europea, in cui i cristiano democratici ebbero un ruolo fondamentale, e ancora oggi la Presidenza della Commissione Europea è affidata a una democristiana, ha garantito la pace dal 1945 e fino ad oggi tra stati che si erano incessantemente e sanguinosamente combattuti fin dall’antichità. Un periodo di pace che non ha pari nella storia dell’intera umanità. E questo si è fatto secondo gli auspici della dottrina sociale della Chiesa, in particolare dai radiomessaggi natalizi tra il 1942 e il 1945, e poi oltre fino ad oggi, fino agli insegnamenti di papa Leone.

  Questo delinea il nostro dovere morale di persone cattoliche che, in più, aderiscono all’Azione Cattolica Italiana. E’ quello di costruire le città dell’uomo secondo i principi della dottrina sociale cattolica, da ultimo enunciati, con riferimento alla svolta epocale che stiamo vivendo, nell’enciclica La magnifica umanità. Azione Cattolica è azione nella società secondo quei principi.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli – acvivearomavalli.blogspot.com

 

 

La magnifica Umanità Enciclica MAG26 - Introduzione 3. La via di Neemia

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

Introduzione

3. La via di Neemia

Link di accesso al podcast video:

https://youtu.be/e7CXU0JmZds

 

Nella figura: un esempio di algoritmo di intelligenza artificiale

 

  Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio. Ho anche elaborato e diffuso una sintesi ristretta e un testo condensato dell’Introduzione, che allego di seguito,  come via per accostarsi progressivamente al testo integrale, che è piuttosto complesso e quindi impegnativo. Proseguirò condensando  tutta l’enciclica.

  L’enciclica parte dalla constatazione che ci troviamo nel mezzo di una svolta epocale, di cui non possiamo ancora prevedere con chiarezza gli sviluppi, determinata dal sempre più ampio impiego delle tecnologie dell’intelligenza artificiale, della digitalizzazione e della robotica. Esse danno un sempre maggiore potere sociale a chi le controlla: e si tratta anche di attori privati spesso transnazionali, vale a dire che operano in più stati del mondo senza essere limitati dai loro confini, dotati di risorse e capacità di intervento a volte superiori a quelle di molti governi. Si tratta di una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo. Di fronte a questo, l’enciclica esorta a domandarsi, con una valutazione realistica dei fatti, chi oggi detenga quelle tecnologie, che sono neutrali e assumono il volto di chi le pensa, le finanzia, le regola, le usa, a quali fini le orienti e quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli. Perché vi è il rischio di una disumanizzazione dell’organizzazione sociale.  Un mondo edificato senza tener conto di Dio e riducendo le persone umane a strumenti.  In cui i più deboli e gli esclusi dai benefici delle nuove tecnologie sono considerati errori da correggere; in cui alcuni operano per la propria autoaffermazione illimitata, mentre altri rimangono privi del necessario.

 E’ utile chiarirsi le idee su tre parole usate nell’enciclica per caratterizzare il cambiamento profondo che si sta manifestando nelle società di tutto il mondo: intelligenza artificiale, digitalizzazione, robotica. Si tratta di tecnologie strettamente collegate.

  Cominciamo dall’intelligenza artificiale.

  Chi volesse approfondire un po’  meglio può leggere di Paolo Benanti, un frate francescano che è tra i massimi esperti mondiali in quel campo,  Le macchine sapienti. Intelligenze artificiali e decisioni umane, pubblicato dall’editore Marietti 1820 nel 2018.  Chi si sentisse pronto per un testo un po’ più impegnativo potrebbe leggere di Jerry Kaplan, Intelligenza artificiale. Guida al futuro prossimo, Luiss University press 2017. Entrambi i libri sono disponibili anche in formato digitale eBook e Kindle.

  Sentendo parlare di intelligenza artificiale si può essere indotti in errore e ritenere che si tratti di esseri umani artificiali. L’equivoco può essere favorito dal fatto che in televisione vengono spesso mostrati degli androidi, vale a dire dei robot mossi da sistemi di intelligenza artificiale che mimano i corpi e i movimenti degli esseri umani. In realtà si tratta di tutt’altro.

  Un’intelligenza artificiale altro non è che un sistema di calcolo che opera su dati digitali e che è in grado di prendere decisioni o comunque di formulare scelte operative che normalmente vengono attribuite agli esseri umani e quindi di svolgere compiti che in genere richiedono l’intervento degli esseri umani. La svolta tecnologica si è sviluppata tra il 2012 e il 2017: questi sistemi hanno iniziato a imparare autonomamente elaborando statisticamente enormi quantità di dati digitali mediante procedure matematiche e di istruzioni ben definite, dette algoritmi (alle mie spalle ne vedete scritto uno), lontanamente ispirate ad alcuni aspetti del funzionamento del cervello umano, riconoscendo schemi statistici e, in base ad essi, individuando e ricombinando informazioni per trovare una soluzione ritenuta adeguata, producendo anche  contenuti nuovi che prima non esistevano. Un meccanismo che, comunque, è radicalmente diverso dal pensiero di un essere umano.

 La digitalizzazione è il processo con cui informazioni, documenti e attività vengono convertiti in dati digitali, cioè in sequenze di numeri composte dalle cifre 0 e 1 elaborabili dai sistemi di intelligenza artificiale mediante computer nel modo che ho prima descritto. La parola inglese digit significa cifra e viene dal latino digitus, che significa dito: le dita furono i primi strumenti di calcolo degli esseri umani. Digitalizzare significa convertire qualcosa, come una voce, una fotografia, un libro cartaceo o qualunque altra realtà esistente nel mondo fisico, in una lunga serie di numeri composti dalle cifre 0 e 1 che un sistema di calcolo realizzato mediante computer elettronici può utilizzare.

 Infine la robotica è la tecnologia che progetta e costruisce robot, vale a dire macchine fisiche capaci di eseguire azioni nel mondo reale, ad esempio realizzando parti delle lavorazioni necessarie per costruire un’automobile. I moderni robot, che per la grandissima parte non sono androidi e quindi non hanno un corpo che ci assomiglia, sono spesso guidati da sistemi di intelligenza artificiale e sono diventati capaci di adattarsi all’ambiente fisico intorno a loro, invece di ripetere meccanicamente gli stessi movimenti. Fino a qualche anno fa le lavatrici che utilizzavamo nelle nostre case erano robot che si limitavano solo a ripetere meccanicamente procedure fisse. Ora i modelli più avanzati sono stati integrati con sistemi di intelligenza artificiale e possono fare di più, ad esempio modificando i cicli di lavaggio a seconda delle caratteristiche dei panni da lavare introdotti nel loro processo. I nostri telefoni cellulari rappresentano oggi una delle manifestazioni più evidenti degli impieghi dei sistemi di intelligenza artificiale. Molte persone, e tra esse la gran parte dei giovani, praticamente in tutto il mondo, ne fanno un uso così intenso da esserne fortemente condizionate nella vita quotidiana. Sono gli strumenti che meglio di ogni altro rendono l’idea di come i sistemi di intelligenza artificiale stanno cambiando le nostre vite.

  Per capire che fare di fronte a queste grandi novità, l’enciclica cerca nella Parola di Dio, e in particolare nelle Sacre Scritture.

  Si constata che le innovazioni tecnologiche legate agli sviluppi dell’intelligenza artificiale stanno modificando gli ambienti in cui le società umane vivono, che possono essere indicati come le città degli esseri umani.

  L’enciclica propone quindi due modelli biblici di costruzione di quelle città: quello rappresentato nella narrazione della costruzione della città di Babele e della sua altissima torre e quello narrato nel libro biblico di Neemia della riparazione delle mura della città di Gerusalemme. La differenza fondamentale tra i due modelli non sta nelle tecnologie impiegate, ma nel fatto che il primo è progettato senza tener conto del volere di Dio, mentre il secondo va a buon fine perché conforme alla sua volontà, edificando insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. Si legge nel libro di Neemia, al capitolo 6, versetti 15 e 16:

 

La ricostruzione delle mura fu completata il venticinque del mese di Elul, dopo cinquantadue giorni di lavoro. Quando i nostri avversari e gli stranieri dei territori vicini se ne resero conto, ebbero paura e dovettero arrendersi di fronte ai fatti, e riconoscere che l’opera era giunta a buon fine per volontà del nostro Dio.

 

 Per questo nell’enciclica leggiamo:

 

Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare. Per questo la prima scelta non è  ora tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.

 

e:

 

Costruire una città impostata sul bene comune esige, dunque, in primo luogo, di edificare sulla roccia della relazione con Dio. Riconoscere che la verità del suo amore ci chiama a una vita «in abbondanza» (come si legge nel Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 10, versetto 10) e alla comunione con Lui. Insieme con sant’Agostino, anche noi possiamo dire: «Ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te». [citazione di una frase che si trova all’inizio dell’opera Le confessioni].

  Concludo per oggi trascrivendo il brano da cui è tratto il versetto di cui sopra, citato nell’enciclica, che si trova nel Vangelo secondo Giovanni, capitolo 10, versetti da 7 a 15:

 

Allora Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

  Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Enciclica La magnifica umanità   - Introduzione

15MAG26 [pubblicata il 25MAG26]  

Papa Leone 14°

Testo condensato da Mario Ardigò

Nota di metodo: il testo condensato è stato ricavato da quello originario, con l’aggiunta di elementi di raccordo tra parentesi quadre. Al testo condensato faccio precedere una sintesi ristretta del medesimo. Il percorso consigliato è dalla sintesi ristretta al testo condensato e infine al testo originale

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Sintesi ristretta del testo condensato

 

Una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme: un mondo più giusto, da costruire nel dialogo con le altre persone.

 Chiamiamo Dottrina sociale della Chiesa  gli insegnamenti del Magistero sulla società, sull’economia e sulla politica alla luce del Vangelo: si fonda sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, in dialogo con le scienze ed è un  patrimonio culturale vivo. L’enciclica La magnifica umanità ne vuole essere parte. In essa si osserva che  negli ultimi anni le nuove tecnologie integrate della digitalizzazione, dell’intelligenza artificiale e della robotica stanno cambiano velocemente il mondo. Si tratta di una situazione nuova le cui conseguenze non sono ancora ben prevedibili,  un vero “cambiamento d’epoca”. Occorrono regolamentazioni pubbliche, ma non basta. Si tratta di tecnologie che danno grandi poteri sociali e i principali motori del loro sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Occorre penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto, domandarci con realismo chi oggi detenga quelle tecnologie, a quali fini le orienti e quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli.

  L’enciclica richiama due immagini bibliche: la costruzione della città di Babele e in essa di una Torre altissima, narrata nel libro della Genesi, e la riparazione delle mure di Gerusalemme promossa da Neemia, di cui si tratta principalmente nel libro di Neemia,

Nel racconto di Babele gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre altissima, per garantirsi stabilità e potere ed evitare di essere dispersi per tutta la terra. E’ un’opera concepita senza riferimento a Dio e che mira all’uniformità, invece che alla comunione, e all’assolutizzazione dell’umano. Ma l’opera non riesce, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione.

 

 

 

 

Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento in cui, dopo l’esilio babilonese e sotto la dominazione persiana, le mura di Gerusalemme ancora in rovina. Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse nel 5ª secolo a.C., riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. Ottiene dal re l’autorizzazione a recarsi a Gerusalemme per porvi rimedio. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione, l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore.

 Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare Per questo la prima scelta non è  ora tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.

  Scegliere la via di Neemia significa ricostruire riconoscendo che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E’ per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi.

 Occorre, in primo luogo, edificare sulla roccia della relazione con Dio e poi accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un errore da correggere, lasciando indietro interi popoli.

 E’ inoltre necessaria una corresponsabilità coraggiosa. A ciascuno il suo tratto di muro. Questa è la logica della sussidiarietà, che valorizza la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture.

Infine occorre un linguaggio evangelico. Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. indichiamo criteri di discernimento e traduciamoli in prassi.

 Nel tempo dell’intelligenza artificiale, la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione: abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo

 Se preghiamo, progettiamo con sapienza, lavoriamo con perseveranza, rimettendo Dio all’orizzonte del nostro agire e l’essere umano al centro delle nostre scelte, sorgerà una dimora comune solida e ospitale, dove l’amore e la verità finalmente s’incontreranno, la giustizia e la pace si baceranno (come si legge nel Salmo 85, versetto 11)

 Uniamo quindi  le forze per edificare nel bene, affinché l’umanità non perda mai la propria bellezza e il mondo possa riconoscere ancora una volta, nel cuore dell’essere umano, il luogo dove Dio desidera abitare.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Testo condensato

Introduzione

Una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo. Su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza. Ogni autentico sforzo umano di cooperare con Lui per il bene sarà benedetto dal Padre celeste, nel quale riponiamo la nostra speranza. Per questo possiamo contribuire con impegno a tutte quelle iniziative che costruiscono un mondo più giusto, e possiamo chiamare altri a collaborare con noi nella promozione dello sviluppo integrale di ogni essere umano.  [Per questo] desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo

 [Questo lo spirito dell’] enciclica Delle novità -  Rerum novarum,  [del papa Leone 13°, documento]di cui celebriamo quest’anno il 135° anniversario. Con [esso fu] dato impulso a quella riflessione sulla società, sull’economia e sulla politica che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa”.  [Infatti]l’annuncio del Vangelo non può dimenticare la vita concreta dei popoli. [Si è] continuato a riflettere sulle questioni sociali alla luce del Vangelo. Oggi la Dottrina sociale della Chiesa è un patrimonio di saggezza, ove troviamo principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, orientamenti concreti per agire. Essa si fonda sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, in dialogo con le scienze. Non è un insieme statico di concetti, ma un [patrimonio culturale vivo] di verità [=principi fondamentali della vita di fede fondati sul vangelo – nota esplicativa inserita da chi ha elaborato il testo condensato]

Le novità - res novae [espressione in latino che si legge “res nove]” del nostro tempo

Negli ultimi anni è divenuto sempre più evidente quanto rapidamente e profondamente la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale (indicata spesso con la sigla IA o, tra i parlanti in Inglese, AI, per artificial intelligence) e la robotica (nota 1) stiano trasformando il nostro mondo. Lo sviluppo tecnologico ha contribuito nei secoli a un significativo miglioramento delle condizioni di vita dell’umanità; allo stesso tempo, ogni fase del progresso ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene. Oggi, tuttavia, ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo. [Ci si è aperto] un orizzonte esteso in direzioni che, seppur intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere

 È necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico. Ma la questione non si esaurisce nella regolamentazione. Occorre domandarci con realismo chi oggi detenga questo potere e a quali fini lo orienti.

Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi.

[Occorre] penetrare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in atto. Stiamo vivendo una rapida fase di transizione, un “cambiamento d’epoca”. Quale direzione scegliere come comunità umana e come popoli?

Due [immagini] bibliche

Vorrei richiamare due immagini bibliche: la costruzione della torre di Babele (narrata nel libro della Genesi, capitolo 11, versetti da 1 a 9)

 

Un tempo tutta l’umanità parlava la stessa lingua e usava le stesse parole. Emigrati dall’oriente gli uomini trovarono una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Forza! Prepariamoci mattoni e cuociamoli al fuoco!». Pensarono di adoperare mattoni al posto delle pietre e bitume invece della calce. Poi dissero: «Forza! Costruiamoci una città! Faremo una torre alta fino al cielo! Così diventeremo famosi e non saremo dispersi in ogni parte del mondo!».

5Il Signore scese per osservare la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Disse: «Ecco, tutti quanti formano un sol popolo e parlano la stessa lingua. E questo non è che il principio delle loro imprese! D’ora in poi saranno in grado di fare tutto quel che vogliono! Andiamo a confondere la loro lingua: così non potranno più capirsi tra loro».

E il Signore li disperse di là in tutto il mondo; perciò furono costretti a interrompere la costruzione della città. 9La città fu chiamata Babele (Confusione) perché fu lì che il Signore confuse la lingua degli uomini e li disperse in tutto il mondo.

[da: Traduzione interconfessionale in lingua corrente – TILC]

 

e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme narrata nel libro di Neemìa, capitoli da 2 a 6 – Ne 2-6).

 

[Di seguito trascrivo brani dal Libro di Neemia, capitolo 2, versetti 17 e 18; capitolo 3 versetti 33 e 38; capitolo 6, versetti 15 e 16 - Neemia 2,17-19; 3,33.38; 6, 15-16, nella Traduzione interconfessionale in lingua corrente TILC]

 

Un giorno parlai loro così: «Vedete tutti in che miseria ci troviamo: la città è in rovina e le sue porte sono distrutte dal fuoco. Ricostruiamo le mura e liberiamoci da questa situazione umiliante!». Raccontai come la mano di Dio mi aveva protetto e riferii le parole del re. Tutti gridarono: «Al lavoro! ricostruiamo la città!». E si misero all’opera con impegno.

[…]

Quando Sanballàt venne a sapere che stavano ricostruendo le mura, si irritò moltissimo e cominciò a deriderci.  Tuttavia la ricostruzione andò avanti. Tutto il muro era arrivato a metà altezza e la gente lavorava con slancio.

[…]

La ricostruzione delle mura fu completata il venticinque del mese di Elul, dopo cinquantadue giorni di lavoro. Quando i nostri avversari e gli stranieri dei territori vicini se ne resero conto, ebbero paura e dovettero arrendersi di fronte ai fatti, e riconoscere che l’opera era giunta a buon fine per volontà del nostro Dio.

 

 Nel racconto di Babele gli esseri umani, stabilitisi nella pianura di Sennaar, decidono di costruire una città e una torre «la cui cima tocchi il cielo» (Gen 11,4). Vogliono così garantirsi stabilità e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione. Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione. Babele rivela così il limite di ogni costruzione che, pur grandiosa, sorge dall’assolutizzazione dell’umano e dalla sua pretesa di autosufficienza, sacrifica la dignità delle persone all’efficienza e ambisce a raggiungere il cielo senza la benedizione di Dio.

 Il libro di Neemia, a sua volta, si apre in un momento di grande vulnerabilità nella storia dell’antico Israele. Dopo l’esilio babilonese, Gerusalemme ancora in rovina, le mura sono crollate e le porte bruciate. Neemia, un ebreo al servizio del re persiano Artaserse nel 5ª secolo a.C., riceve la notizia dello stato disastroso della città dei padri. [Ottiene dal re l’autorizzazione a recarsi a Gerusalemme per porvi rimedio]. Non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. È un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione. l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore.

 Le scoperte scientifiche sono un talento consegnato all’umanità perché essa lo faccia fruttare [mediante le applicazioni della tecnologia]. [Essa] però non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo la prima scelta non è tra un “sì” o un “no” alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme: tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna.

 Evitiamo la “sindrome di Babele”: l’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico – anche digitale – capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione – costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo.

Scegliamo, invece, la “via di Neemia”. Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo. Nell’Apocalisse, Giovanni vede la nuova Gerusalemme «scendere dal cielo, da Dio» (Ap 21,2) come dono per tutta l’umanità. E’ per noi cristiani una chiamata a lavorare insieme, coltivando una vita comune pacifica, giusta e dignitosa nelle “città” di oggi.

Costruire nel bene

[Occorre] in primo luogo, di edificare sulla roccia della relazione con Dio. In secondo luogo, [occorre] accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un errore da correggere, [lasciando indietro]. interi popoli. Così, mentre alcuni inseguono la chimera di un’autoaffermazione illimitata, molti restano privi del necessario.

[E’ inoltre necessaria] una corresponsabilità coraggiosa. A ciascuno il suo tratto di muro: scienziati e ricercatori, imprenditori e lavoratori, educatori e legislatori, società civile, movimenti popolari e comunità di fede. Questa è la logica della sussidiarietà, che valorizza la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilità, prosperità e pace.

Infine [occorre] un linguaggio evangelico. Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. indichiamo criteri di discernimento e traduciamoli in prassi.

Rimanere umani

Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore.

A tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà rivolgo un accorato appello: non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo. Come Neemia, preghiamo, progettiamo con sapienza, lavoriamo con perseveranza, rimettendo Dio all’orizzonte del nostro agire e l’essere umano al centro delle nostre scelte. Sorgerà una dimora comune solida e ospitale, dove l’amore e la verità finalmente s’incontreranno, la giustizia e la pace si baceranno (come si legge nel Salmo 85, versetto 11)

 

 [Dal salmo 85, versetti da 9 a 14  - Traduzione interconfessionale in lingua corrente – TILC]

 

Ascolterò il Signore, nostro Dio:

certamente ci parlerà di pace,

se restiamo suo popolo e suoi amici

e non torniamo sulla via degli stolti.

Sì, egli è pronto a salvare chi l’ascolta,

con la sua presenza riempirà la nostra terra.

11. Amore e fedeltà si incontreranno,

giustizia e pace si abbracceranno.

Dal cielo scenderà la giustizia,

la fedeltà germoglierà dalla terra.

Il Signore ci darà la pioggia,

la nostra terra produrrà il suo frutto.

La giustizia camminerà davanti al Signore

e seguirà la via dei suoi passi.

  Questa è la benedizione che imploriamo da Dio e il compito che ci attende: essere costruttori di comunione, non architetti di Babele; servi del Regno che viene, non padroni di torri destinate a crollare. E, con animo di pastore e di padre, chiedo a tutti di fermare il cantiere dell’ennesima Babele e di unire le forze per edificare nel bene, affinché l’umanità non perda mai la propria bellezza e il mondo possa riconoscere ancora una volta, nel cuore dell’essere umano, il luogo dove Dio desidera abitare.

 

Note:

1.Digitalizzazione, intelligenza artificiale e robotica sono tre tecnologie strettamente collegate.

La digitalizzazione è il processo con cui informazioni, documenti e attività vengono convertiti in dati digitali, cioè in sequenze di numeri elaborabili dai computer.

L’intelligenza artificiale è la capacità di sistemi di calcolo, che funzionano su computer e operano su dati digitali, di svolgere compiti che normalmente richiederebbero l’intelligenza umana. Questi sistemi imparano da enormi quantità di dati a riconoscere schemi e a prendere decisioni.

La robotica è la disciplina che progetta e costruisce macchine fisiche — i robot — capaci di eseguire azioni nel mondo reale.

Quando un robot è guidato dall’intelligenza artificiale, diventa capace di adattarsi all’ambiente invece di ripetere meccanicamente gli stessi movimenti.

Le tre tecnologie si potenziano a vicenda: la digitalizzazione fornisce i dati, l’IA li elabora e ne ricava decisioni, la robotica le traduce in azioni fisiche.

[Claude di Anthropic + ChatGPT + mia revisione -28MAG26]

2. Neemia – storicità. Sì. La figura di Neemia è considerata dagli storici plausibilmente storica, anche se il racconto biblico contiene inevitabilmente elementi teologici e interpretativi.

Neemia compare soprattutto nel Libro di Neemia, dove si presenta come un funzionario ebreo alla corte del re persiano Artaserse I nel V secolo a.C. Secondo il testo, ottenne il permesso di tornare a Gerusalemme per ricostruire le mura della città dopo l’esilio babilonese.

Gli storici ritengono credibili vari elementi del quadro generale:

-nel V secolo a.C. la Giudea era davvero sotto dominio persiano;

-i re persiani favorivano spesso il ritorno dei popoli deportati e la ricostruzione dei culti locali;

-la figura di un governatore locale nominato dall’autorità persiana è storicamente verosimile;

-Gerusalemme in quell’epoca era una città relativamente piccola e in parte da ricostruire.

Non possediamo però documenti archeologici o iscrizioni esterne che menzionino direttamente Neemia per nome. La sua esistenza è quindi considerata probabile soprattutto sulla base della coerenza storica del contesto e della natura relativamente concreta del racconto.

Molti studiosi considerano le “memorie di Neemia” — parti scritte in prima persona nel libro — uno dei testi storicamente più affidabili e vicini agli eventi narrati dell'Antico Testamento, anche se poi il libro fu rielaborato da redattori successivi con finalità religiose e teologiche.

Da: Enciclopedia Britannica:

Neemia servì quindi apparentemente come governatore del piccolo distretto della Giudea per dodici anni, nel corso dei quali attuò varie riforme religiose ed economiche prima di fare ritorno in Persia. In occasione di una seconda visita a Gerusalemme, rafforzò tra i suoi correligionari l'osservanza del sabato e pose fine alla consuetudine degli uomini ebrei di sposare donne di origine straniera. Quest'ultimo provvedimento contribuì a mantenere i Giudei distinti dai loro vicini non ebrei. L'opera di ricostruzione avviata da Neemia in Palestina fu successivamente proseguita dal capo religioso Esdra.

La storia di Neemia è narrata nella Bibbia nel Libro di Neemia, la cui parte centrale sembra effettivamente basarsi sulle memorie dello stesso Neemia. Il libro nel suo insieme, tuttavia, fu redatto da uno scrittore anonimo posteriore, che apparentemente compilò anche i libri di Esdra e delle Cronache.

[Claude di Anthropic + ChatGPT + mia revisione sulla base di altri testi enciclopedici -28MAG26]