INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Questo blog è un'iniziativa di persone di fede aderenti all'Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa e manifesta idee ed opinioni espresse sotto la personale responsabilità di chi scrive. Esso non è un organo informativo della parrocchia né dell'Azione Cattolica e, in particolare, non è espressione delle opinioni del parroco e dei sacerdoti suoi collaboratori, anche se le persone di Azione Cattolica che lo animano le tengono in grande considerazione.

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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-SUGGERIMENTI, OBIEZIONI, RICHIESTE DI RETTIFICA POSSONO ESSERE INVIATI AI REDATTORI DEL BLOG INDIRIZZANDO A ardigo.mario@virgilio.it , INDICANDO UN INDIRIZZO EMAIL AL QUALE SI DESIDERA ESSERE CONTATTATI.

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ON THE WEBSITE www.bibbiaedu.it THE ITALIAN TRANSLATIONS OF THE BIBLE CEI2008, CEI1974, INTERCONFESSIONAL IN CURRENT LANGUAGE AND THE BIBLICAL TEXTS IN ANCIENT GREEK AND ANCIENT JEWISH MAY BE CONSULTED. WITH A FUNCTIONALITY OF THE WEBSITE THE VARIOUS TEXTS MAY BE COMPARED.

-ALL’INDIRIZZO https://www.educat.it/ POSSONO ESSERE LETTI I CATECHISMI PROPOSTI DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA E IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA.

AT https://www.educat.it/ YOU CAN READ THE CATECHISM PROPOSED BY THE ITALIAN EPISCOPAL CONFERENCE AND THE CATECHISM OF THE CATHOLIC CHURCH.

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lunedì 27 luglio 2026

Sintesi dei principi fondamentali dell’Unione Europea contemporanea [2026]

 

Sintesi dei principi fondamentali dell’Unione Europea contemporanea [2026]

  Raramente, al di fuori degli ambienti culturali molto ristretti degli specialisti in questioni di diritto internazionale e comunitario, vi è una realistica consapevolezza di come funzioni l’Unione Europea, il gioiello, la perla preziosa, del cristianesimo democratico del cristianesimo democratico dell’Europa occidentale, che ha finora garantito il più lungo periodo di pace dell’intera storia dell’umanità, tra stati che si erano sanguinosamente combattuti fin dall’antichità.

  Questo accade, in particolare, nel cattolicesimo italiano. La gerarchia ecclesiastica è tuttora profondamente diffidente verso la democrazia europea. Pesano ancora i pregiudizi anti-illuministici e antiprotestanti, per quanto si sia tentato di superarli. Ciò è stato molto marcato nel Magistero di papa Francesco, formatosi in un ambiente dominato da istituzioni democratiche che, dove esistevano, erano organizzate in modo profondamente diverso da quelle dell’Unione Europea, al di là di superficiali somiglianze formali e terminologiche, e finivano per agevolare il dominio di ceti proprietari sulle masse proletarie, che sono quelle composte dalla persone che per vivere dipendere da altri [definizione molto appropriata del grande teologo riformato Karl Barth].

  L’idea di scrivere un nuovo Codice di Camaldoli dipende un po’ da quell’insufficiente consapevolezza del grandioso processo di integrazione e pace promosso, con l’attiva cooperazione delle giurisprudenze nazionali e di quella della Corte di giustizia dell’Unione Europea, dagli anni Cinquanta del secolo scorso. E’ come se si pensasse di trovarsi di nuova nella situazione successiva al maggio 1945, quando si dovette ricostruire un ordinamento continentale dopo l’abbattimento dei regimi fascisti europei coinvolti nel conflitto innescato dall’invasione della Polonia, nel settembre 1939, ordinata dal Terzo Reich tedesco caduto nel dominio del nazismo hitleriano. Non è così.

  Da qui molte superficiali e sbrigative considerazioni sulla necessità di costruire un complesso di forze armate dell’Unione Europee sotto comando unificato e di estendere la decisione a maggioranza anche alle decisioni più importanti, in particolare a quelle concernenti le guerre: entrambe scelte pericolosissime. E’ stata questa, purtroppo,  l’impostazione fondamentale del progetto presentato alla conferenza organizzata dal Meic a Firenze nel dicembre scorso, a cui ho partecipato.

  Con l’aiuto di due LLM chatbot, Claude di Anthropic,  con il suo più potente modello Fable 5, e, per revisioni critiche, di ChatGPT di OpenAI, ho ottenuto un’ottima sintesi dei principi fondamentali di funzionamento dell’Unione Europea, che vi propongo di seguito, con le note di accompagno dei chatbot. E’ una materia in cui posso intervenire personalmente per una revisione critica, in quanto vi ho una certa competenza, anche se non sono uno specialista nel campo. Valuto i risultati ottenuti come molto buono per agevolare un primo approccio con le realtà istituzionali dell’Unione Europea. Evidenzio però che la materia è divenuta molto estesa, perché si è arricchita anche di pronunce giurisprudenziali nazionali ed europee oltre che dei documenti normativi europei di vario rango e degli altri provvedimenti europei su singole questioni.

  I magistrati dell’Unione Europea sono stati e sono tuttora un elemento fondamentale nello sviluppo, sia nella comprensione dottrinale sia nell’applicazione pratica, del processo di unificazione europea, portando gradualmente all’effettiva prevalenza del diritto dell’Unione europea su quelli nazionali incompatibili e all’espansione progressiva di tutti i diritti fondamentali previsti dall’ordinamento europeo.

 Vi propongo i risultati del lavoro dei chatbot.

Mario Ardigò – 27 luglio 2026

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Prompt [27LUG26]: Ti assegno un compito molto impegnativo. Ti allego in pdf due documenti molto complessi: il Trattato sull'Unione Europea e il Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea. Li debbo spiegare a un pubblico di professori universitari di materie non giuridiche in una conferenza che avrò sabato prossimo. Condensa in non più di tre cartelle i principi fondamentali dei due documenti. Se usi sigle e acronimi, decrittali tra parentesi quadre. Se usi parole ed espressioni di uso non comune e rientranti nel lessico giuridico, spiegale anche in termini comuni.

Risultato ottenuto mediante il LLM chatbot [sistema intelligente] Claude di Anthropic, modello Fable 5, il più potente

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Nota del chatbot:

Compito impegnativo ma bellissimo, Mario. Il TUE l'ho già in lettura; il TFUE devo estrarlo dal PDF. Procedo.5.230 battute spazi inclusi: entro le tre cartelle (5.400). Genero il documento Word.Ecco il documento: 5.230 battute spazi inclusi, dunque entro le tre cartelle, articolate in dieci brevi paragrafi che seguono un arco logico pensato per un uditorio colto ma non giuridico — dalla natura dei due trattati fino alla clausola di recesso.

Due scelte che segnalo, perché potresti volerle discutere o modificare:

Ho incluso un paragrafo (il 9) su primato ed effetto diretto, che a rigore non stanno nei trattati ma nella giurisprudenza della Corte (Van Gend en Loos e Costa c. ENEL). Per dei professori non giuristi mi è parso indispensabile: senza quei due principi il sistema è incomprensibile, e sono proprio ciò che distingue l'Unione da un'ordinaria organizzazione internazionale. Se preferisci un'aderenza rigorosa al testo pattizio, il paragrafo si può espungere recuperando circa mezza cartella.

La chiusa riprende la formula del preambolo e dell'articolo 1 TUE — «un'unione sempre più stretta fra i popoli dell'Europa» — che immagino ti sia cara anche per le sue risonanze con il tuo lavoro su democrazia e sinodalità: il principio per cui «le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini» è, in fondo, la versione secolare della sussidiarietà che conosci bene dalla Quadragesimo anno.

Se vuoi, posso preparare anche una versione più discorsiva da usare come traccia orale, o una tabella di corrispondenza TUE/TFUE da distribuire come materiale di supporto.

Ulteriore prompt: Alla fine del paragrafo 2 vorrei inserire due periodi riguardanti: l'esplicazione di ciò che si intende per "economia sociale di mercato"; gli impegni per l'assistenza militare tra stati membri nel caso di aggressione ad uno di essi e limiti di tale assistenza. Me li puoi preparare, per favore?

Note del chatbot

Fatto: ho inserito i due periodi in coda al paragrafo 2 e aggiornato il documento. Ecco il testo aggiunto, con le ragioni delle scelte:

Economia sociale di mercato. Ho ricondotto l'espressione alla sua matrice storica — l'ordoliberalismo tedesco e Ludwig Erhard — e l'ho definita per il suo equilibrio caratteristico: il mercato produce la ricchezza, il potere pubblico ne fissa le regole e ne corregge gli esiti con la protezione sociale. Ho mantenuto l'aggettivazione completa del trattato («fortemente competitiva»), perché per un pubblico accademico l'omissione sarebbe una scorrettezza filologica. Nota a margine che potrà interessarti per il libro: la formula entrò nei trattati con Lisbona anche per pressione tedesca, ma la sua sostanza è sorprendentemente consonante con la dottrina sociale — sussidiarietà economica, mercato come strumento e non come fine — tanto che alcuni ordoliberali della Scuola di Friburgo dialogavano esplicitamente con la Quadragesimo anno.

Assistenza militare. Ho citato l'articolo 42, paragrafo 7, TUE con la sua formula forte («con tutti i mezzi in loro possesso») e il suo ancoraggio all'articolo 51 della Carta ONU, esplicitando poi i due limiti testuali: la clausola che salvaguarda il «carattere specifico» della politica di difesa di taluni Stati (i neutrali: Austria, Irlanda, Malta) e la primazia della NATO come fondamento della difesa collettiva per chi vi aderisce. Se vuoi un dettaglio efficace per la conferenza: la clausola è stata invocata una sola volta nella storia, dalla Francia dopo gli attentati del novembre 2015 — scelse l'articolo 42.7 e non l'articolo 5 NATO, a riprova che la disposizione non è lettera morta.

Un'avvertenza contabile: con le aggiunte il testo sale a 6.430 battute, circa tre cartelle e mezza (il documento resta comunque su tre pagine). Se il vincolo delle tre cartelle è tassativo, i candidati naturali al taglio sono il paragrafo 9 sui principi giurisprudenziali (circa 550 battute) o una sfoltita ai paragrafi 8 e 10. Dimmi tu se e dove intervenire.

Sulla sintesi della Carta dei diritti fondamentali:

2.070 battute: devo asciugare di circa 270. Rifinisco.Ecco la sintesi: il corpo è di 1.790 battute spazi inclusi, dunque entro la cartella; la nota preliminare, come richiesto, sta fuori dal computo (in corsivo, separata da un filetto, così a colpo d'occhio si distingue dal testo vero e proprio).

Tre osservazioni sulle scelte compiute:

Le date nella nota. Il PDF che mi hai allegato è la versione originaria di Nizza (2000), che come sai era un atto di soft law — una proclamazione politica senza forza vincolante. Ho ritenuto doveroso indicare nella nota tutte e tre le tappe: proclamazione (7 dicembre 2000), riproclamazione adattata (Strasburgo, 12 dicembre 2007) e acquisto dell'efficacia giuridica con Lisbona (1° dicembre 2009). Parlare di "entrata in vigore" per la Carta è tecnicamente improprio — non è un trattato che entra in vigore, ma un testo che acquista il valore dei trattati per rinvio dell'articolo 6 TUE — e ho formulato la nota in modo da essere esatto senza appesantire.

L'architettura per valori. Ho puntato tutto sull'elemento che per un pubblico accademico non giuridico è davvero interessante: la Carta rompe la tradizionale separazione tra diritti civili-politici e diritti economico-sociali (quella dei due Patti ONU del 1966) e li riunisce sotto sei valori. Per la tua conferenza — e per il libro — vale la pena notare che il capo d'apertura, la Dignità, fa da fondamento agli altri cinque: è la stessa logica di Dignitas infinita, e non per caso, visto che nel Presidium della Convenzione che redasse la Carta l'impronta personalista fu forte.

Le clausole orizzontali. Ho sacrificato molto per salvare l'articolo 51: che la Carta vincoli gli Stati solo quando attuano il diritto dell'Unione è la cosa che i non giuristi fraintendono più spesso (non è una "costituzione dei diritti" invocabile per qualunque controversia interna), e ometterla esporrebbe la tua conferenza a domande insidiose.

Se le 1.790 battute ti sembrano troppo tirate in qualche punto, dimmi dove preferisci respirare e ti indico cosa sacrificare in cambio.

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La sintesi elaborata dal LLM chatbot Claude, mod. Fable 5,  come da prompt, con le modifiche, evidenziate usando il font Times new roman e suggerite dal LLM chatbot ChatGPT  [v. in coda], che ho ritenuto di accogliere. Le mie aggiunte sono evidenziate usando il font Arial

 

I PRINCIPI FONDAMENTALI DEI TRATTATI EUROPEI

Sintesi divulgativa del TUE,  del TFUE e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

0. Premessa. Questa la  cronologia essenziale dei principali trattati che hanno segnato l'evoluzione dell'integrazione europea, distinguendo tra data della firma e data di entrata in vigore.

Trattato

Firma

Entrata in vigore

Trattati di Roma (CEE ed Euratom)

25 marzo 1957

1º gennaio 1958

Trattato di Maastricht (Trattato sull'Unione europea)

7 febbraio 1992

1º novembre 1993

Trattato di Amsterdam

2 ottobre 1997

1º maggio 1999

Trattato di Nizza

26 febbraio 2001

1º febbraio 2003

Trattato di Lisbona

13 dicembre 2007

1º dicembre 2009

Una precisazione sul Trattato di Lisbona.

Il Trattato di Lisbona non ha sostituito i trattati precedenti, ma li ha profondamente modificati. Dal 1º dicembre 2009 l'ordinamento dell'Unione si fonda su due trattati di pari valore giuridico:

  • il Trattato sull'Unione europea (TUE), nato con Maastricht e modificato da Amsterdam, Nizza e Lisbona;
  • il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), che deriva dal Trattato di Roma del 1957 (originariamente istitutivo della Comunità economica europea), successivamente divenuto Trattato che istituisce la Comunità europea e infine, con Lisbona, Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Questa distinzione è utile per comprendere perché oggi si parli di versioni consolidate del TUE e del TFUE, entrambe risultanti dalle modifiche introdotte dal Trattato di Lisbona.

1. Due trattati, un solo ordinamento

L'Unione europea poggia su due testi di pari valore giuridico: il TUE [Trattato sull'Unione europea, firmato a Maastricht nel 1992] e il TFUE [Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che deriva dal Trattato che istituisce la Comunità economica europea (Trattato di Roma del 1957), più volte modificato e ridenominato dal Trattato di Lisbona.], entrambi nella versione "consolidata" (cioè il testo unico che incorpora tutte le modifiche successive) uscita dal Trattato di Lisbona del 2009. Il TUE è la carta costituzionale in senso lato: enuncia valori, principi democratici, architettura delle istituzioni e politica estera. Il TFUE è il manuale operativo: precisa le competenze, disciplina le singole politiche e il funzionamento quotidiano degli organi.

2. Valori e obiettivi

L'articolo 2 TUE fonda l'Unione su dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto (cioè: il potere pubblico si esercita solo entro regole conoscibili, sotto il controllo di giudici indipendenti) e rispetto dei diritti umani, comprese le minoranze. Lo Stato membro che li violi gravemente può subire, ex articolo 7, la sospensione dei diritti di voto in Consiglio. Gli obiettivi (articolo 3) sono la pace, il benessere dei popoli, un mercato interno fondato su un'economia sociale di mercato, lo sviluppo sostenibile, l'unione economica e monetaria la cui moneta è l'euro.

  Per «economia sociale di mercato fortemente competitiva» si intende — secondo il modello di matrice tedesca elaborato dall'ordoliberalismo e attuato nel dopoguerra da Ludwig Erhard — un sistema che affida al mercato e alla concorrenza la produzione della ricchezza, ma riserva ai poteri pubblici il compito di fissarne le regole e di correggerne gli esiti mediante la protezione sociale, in vista della piena occupazione e del progresso sociale.

  In materia di difesa, l'articolo 42, paragrafo 7, TUE impone agli Stati membri di prestare «aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso» allo Stato che subisca un'aggressione armata nel proprio territorio, in conformità dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che riconosce il diritto di legittima difesa individuale e collettiva; tale obbligo incontra però due limiti: non pregiudica il «carattere specifico» della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati (formula che tutela la neutralità di paesi come Austria, Irlanda e Malta) e, per gli Stati che aderiscono alla NATO [Organizzazione del Trattato del Nord-Atlantico], lascia all'Alleanza il ruolo di fondamento e sede di attuazione della difesa collettiva.

3. Attribuzione, sussidiarietà, proporzionalità

L'Unione non è uno Stato: agisce solo nelle competenze che gli Stati le hanno conferito (principio di attribuzione); tutto il resto rimane agli Stati. L'esercizio di tali competenze obbedisce alla sussidiarietà (l'Unione interviene solo se l'obiettivo si raggiunge meglio a livello europeo che nazionale o locale) e alla proporzionalità (mai oltre il necessario). I parlamenti nazionali vigilano sul rispetto della sussidiarietà.

L'Unione rispetta l'identità nazionale degli Stati membri, insita nelle loro strutture fondamentali politiche e costituzionali (articolo 4, paragrafo 2, TUE), nonché le loro funzioni essenziali, come la sicurezza nazionale.

4. Le tre famiglie di competenze (articoli 2-6 TFUE)

Competenze esclusive: legifera solo l'Unione (unione doganale, regole di concorrenza per il mercato interno, moneta per i paesi dell'euro, conservazione delle risorse biologiche del mare nell'ambito della politica comune della pesca, commercio estero). Competenze concorrenti: Stati e Unione possono entrambi legiferare, ma gli Stati solo dove l'Unione non lo ha già fatto (mercato interno, ambiente, energia, trasporti, agricoltura e altro). Competenze di sostegno: l'Unione coordina o integra l'azione statale senza poterla armonizzare (salute, istruzione, cultura, turismo).

5. Doppia legittimazione democratica

Il funzionamento dell'Unione si fonda sulla democrazia rappresentativa in due canali (articolo 10 TUE): i cittadini eleggono direttamente il Parlamento europeo; gli Stati siedono nel Consiglio tramite i governi, democraticamente responsabili davanti ai rispettivi parlamenti nazionali. La cittadinanza dell'Unione si aggiunge a quella nazionale, non la sostituisce. Un milione di cittadini può chiedere alla Commissione una proposta legislativa (iniziativa dei cittadini).

6. Le istituzioni e il "triangolo decisionale"

Le istituzioni sono sette (articolo 13 TUE). Le più importanti nel processo legislativo formano un 'triangolo decisionale': la Commissione, custode dell'interesse generale, ha il quasi-monopolio dell'iniziativa legislativa (propone le leggi); Parlamento europeo e Consiglio le adottano insieme come co-legislatori, nella procedura legislativa ordinaria (approvazione dello stesso testo da parte di entrambi). Il Consiglio europeo (capi di Stato o di governo) dà l'indirizzo politico ma non legifera. La CGUE [Corte di giustizia dell'Unione europea] assicura il rispetto del diritto; il suo strumento chiave è il rinvio pregiudiziale: ogni giudice nazionale può (e talora deve) chiederle come interpretare il diritto dell'Unione prima di decidere la causa. Completano il quadro la BCE [Banca centrale europea] e la Corte dei conti.

7. I diritti fondamentali

Per l'articolo 6 TUE la Carta dei diritti fondamentali (Nizza, 2000) ha lo stesso valore giuridico dei trattati; è prevista inoltre l'adesione dell'Unione alla CEDU [Convenzione Europea sui diritti dell’uomo - Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950] che tuttavia non si è ancora realizzata.

8. Il cuore del TFUE: il mercato e i cittadini

Il TFUE vieta ogni discriminazione fondata sulla nazionalità nell'ambito di applicazione dei Trattati e garantisce le quattro libertà di circolazione: merci, persone, servizi e capitali. Disciplina inoltre lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (frontiere, asilo, cooperazione giudiziaria e di polizia), l'unione economica e monetaria e l'azione esterna dell'Unione.

9. Due principi non scritti ma fondanti

Il primato (la norma europea prevale, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea, sulla norma interna incompatibile) e l'effetto diretto (le norme europee chiare, precise e incondizionate creano diritti che il singolo può far valere davanti al giudice nazionale) non sono enunciati nei trattati: li ha elaborati la Corte di giustizia (sentenze Van Gend en Loos, 1963, e Costa c. ENEL, 1964) e l'intero sistema li presuppone.

10. La vita del sistema

I trattati si modificano con la procedura di revisione (articolo 48 TUE, ratifica di tutti gli Stati); ogni Stato europeo che ne rispetti i valori può chiedere di aderire (articolo 49); ogni Stato membro può recedere (articolo 50, la base giuridica della Brexit). I Trattati sono conclusi per una durata illimitata: un ordinamento pensato per durare, «un'unione sempre più stretta fra i popoli dell'Europa».

11. LA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA

11.0. Nota preliminare. La Carta fu proclamata solennemente a Nizza il 7 dicembre 2000 da Parlamento europeo, Consiglio e Commissione, come atto politico inizialmente privo di efficacia giuridica vincolante. Riproclamata in versione adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007, ha acquistato «lo stesso valore giuridico dei trattati» (articolo 6 TUE [Trattato sull'Unione europea]) con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1° dicembre 2009

11.1 La Carta è il catalogo dei diritti fondamentali dell'Unione. Non crea diritti nuovi: «riafferma» in un testo unico diritti tratti dalle tradizioni costituzionali comuni, dalla CEDU [Convenzione europea dei diritti dell'uomo] e dalla giurisprudenza delle Corti europee. L'originalità è l'architettura: 54 articoli ordinati non per la distinzione fra diritti civili e sociali, ma attorno a sei valori, che intitolano i capi.

11.2 Dignità (articoli 1-5): la dignità umana, «inviolabile», apre il testo; ne discendono diritto alla vita (con divieto della pena di morte), integrità della persona — inclusi i divieti di eugenetica, clonazione riproduttiva e lucro sul corpo umano — e proibizione di tortura e schiavitù.

11.3 Libertà (6-19): dalle libertà classiche ai dati personali, a istruzione, impresa, proprietà, asilo; la libertà di pensiero, coscienza e religione (articolo 10) comprende il diritto di cambiare religione e di manifestarla, in pubblico o in privato, con culto, insegnamento e pratiche; l'obiezione di coscienza è riconosciuta secondo le leggi nazionali.

11.4 Uguaglianza (20-26): davanti alla legge, non discriminazione, parità fra donne e uomini, diritti di bambini, anziani, disabili.

11.5 Solidarietà (27-38): i diritti sociali e del lavoro: contrattazione collettiva e sciopero, tutela dal licenziamento, sicurezza sociale, salute, ambiente, consumatori.

11.6 Cittadinanza (39-46): voto, buona amministrazione, accesso ai documenti, libera circolazione. 11.7Giustizia (47-50): ricorso effettivo a un giudice indipendente, presunzione d'innocenza, legalità e proporzionalità delle pene, ne bis in idem (divieto di un secondo giudizio per lo stesso fatto).

11.8.Due cautele la delimitano (51-54): vincola le istituzioni dell'Unione, e gli Stati solo quando ne attuano il diritto — non è una costituzione universale dei diritti — né amplia le competenze dell'Unione; i diritti corrispondenti alla CEDU [Convenzione Europea sui diritti dell’uomo - Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950] hanno almeno il significato e la portata della Convenzione.

 

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Revisione critica mediante il LLM chatbot ChatGPT di OpenAi [modello istantaneo]

Prompt: Revisiona criticamente il testo che segue, proponendo, ma solo se assolutamente indispensabile, correzioni e integrazioni [segue il risultato di Claude]

risultato

Nel complesso il testo è molto buono: è corretto sul piano giuridico, ha un linguaggio divulgativo ma preciso e riesce a condensare efficacemente una materia complessa. Non vedo errori sostanziali. Mi limiterei davvero a pochissime modifiche, per lo più di precisione terminologica.

Ecco le osservazioni.

1. Paragrafo 1: il TFUE

Scrivi:

"...il TFUE [Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che è l'antico Trattato di Roma del 1957 ribattezzato]"

Questa formulazione è comprensibile ma leggermente imprecisa.

Più corretto sarebbe:

"...che deriva dal Trattato che istituisce la Comunità economica europea (Trattato di Roma del 1957), più volte modificato e ridenominato dal Trattato di Lisbona."

Infatti il TFUE non è semplicemente il Trattato di Roma "ribattezzato": tra il 1957 e Lisbona esso è passato attraverso Maastricht, Amsterdam e Nizza, assumendo prima il nome di Trattato che istituisce la Comunità europea.


2. Articolo 3 TUE

Scrivi:

"...gli obiettivi (...) sono ... la moneta unica."

Qui aggiungerei una piccola precisazione.

L'articolo 3 non pone come obiettivo semplicemente "la moneta unica", ma:

"...l'unione economica e monetaria la cui moneta è l'euro."

È una sfumatura, ma è il testo del Trattato.


3. Competenze esclusive

Scrivi:

"...conservazione delle risorse del mare..."

Più preciso sarebbe usare la formula del TFUE:

"...conservazione delle risorse biologiche del mare nell'ambito della politica comune della pesca."

Per un testo divulgativo puoi anche mantenere la tua espressione, ma quella del Trattato evita possibili equivoci.


4. Doppia legittimazione democratica

Ottimo.

Aggiungerei soltanto due parole:

"...i governi, democraticamente responsabili davanti ai rispettivi parlamenti nazionali."

Rafforza il senso dell'articolo 10 TUE.


5. Le istituzioni

Scrivi:

"Le istituzioni sono sette."

Giuridicamente perfetto.

Volendo essere ancora più divulgativo:

"Le istituzioni dell'Unione sono sette. Le più importanti nel processo legislativo formano un 'triangolo decisionale'..."

ma è solo una scelta stilistica.


6. Carta dei diritti fondamentali

Qui farei la correzione più importante.

Scrivi:

"...è prevista inoltre l'adesione dell'Unione alla CEDU."

Oggi questa frase rischia di risultare incompleta.

Infatti l'articolo 6 TUE continua a prevedere l'adesione, ma essa non è ancora avvenuta.

Suggerirei:

"...il Trattato prevede inoltre l'adesione dell'Unione alla CEDU, adesione che tuttavia non si è ancora realizzata."

È una precisazione ormai indispensabile.


7. Il mercato interno

Scrivi:

"Il TFUE vieta ogni discriminazione fondata sulla nazionalità..."

Più esattamente:

"...ogni discriminazione fondata sulla nazionalità nell'ambito di applicazione dei Trattati."

Per un testo divulgativo, tuttavia, la tua formulazione è perfettamente accettabile.


8. Primato

Scrivi:

"la norma europea prevale su quella interna incompatibile"

È corretto.

Forse aggiungerei una parola:

"...prevale, secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, sulla norma interna incompatibile."

Questo ricorda che il principio nasce dalla giurisprudenza e non da una disposizione espressa dei Trattati.


9. Ultimo periodo

Scrivi:

"Il trattato è concluso per durata illimitata..."

Io preferirei:

"I Trattati sono conclusi per una durata illimitata..."

poiché si parla sia del TUE sia del TFUE.


Un'aggiunta che valuterei

Forse manca soltanto un principio che oggi molti costituzionalisti considerano centrale.

Dopo il punto 2 o il punto 3 potresti inserire una sola frase:

L'Unione rispetta l'identità nazionale degli Stati membri, insita nelle loro strutture fondamentali politiche e costituzionali (articolo 4, paragrafo 2, TUE), nonché le loro funzioni essenziali, come la sicurezza nazionale.

È un principio sempre più richiamato dalla Corte di giustizia e dalle Corti costituzionali nazionali e completa molto bene il principio di attribuzione delle competenze.

Valutazione complessiva

Se dovessi assegnare un giudizio come testo divulgativo destinato a lettori colti ma non specialisti, gli darei 9,5/10.

Le uniche modifiche che considero davvero opportune sono:

1.    precisare l'origine del TFUE (non semplice "ribattezzamento" del Trattato di Roma);

2.    chiarire che l'adesione dell'Unione alla CEDU è prevista ma non ancora realizzata;

3.    sostituire "Il trattato è concluso per durata illimitata" con "I Trattati sono conclusi per una durata illimitata".

Tutto il resto riguarda soltanto affinamenti di precisione o di stile, non correzioni necessarie.

 

mercoledì 22 luglio 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 - 18. Capitolo secondo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa - I diritti umani fondamentali

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

18. Capitolo secondo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa -  I diritti umani fondamentali

 

Link di accesso al podcast video:

 

https://youtu.be/gn_Xq6G3mx4




Nell’immagine, il giurista costituzionalista e internazionalista Antonio Cassese, vissuto tra il 1937 e il 2011, docente universitario, teorico dei diritti umani internazionali, fondatore e presidente del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia e presidente del Tribunale per il Ruanda, organismi giudiziari internazionali istituiti per giudicare i crimini di guerra e contro l’umanità commessi in quelle regioni.

 

Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio e, in particolare, il capitolo secondo, Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa,  nella parte in cui richiama i diritti fondamentali degli esseri umani.

  La sezione in cui se ne tratta è intitolata “L’altissimo valore dei diritti umani”,

 L’enciclica La magnifica umanità ricorda che la Chiesa riconosce con gratitudine che «il movimento verso l’identificazione e la proclamazione dei diritti dell’uomo è uno dei più rilevanti sforzi per rispondere efficacemente alle esigenze imprescindibili della dignità umana». Si tratta di una  affermazione contenuta nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa, elaborato dal   Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace  e pubblicato nel 2004. La  Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948  - si legge anche nell’enciclica - continua ad essere ai nostri giorni una delle più alte espressioni della coscienza umana,  una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità.

  Nella prospettiva cristiana, i diritti umani non sono un’aggiunta esterna alla persona, ma una traduzione storica della sua dignità intrinseca, che la comunità internazionale è chiamata a tutelare e promuovere. Sono inviolabili, universali e inalienabili poiché inerenti alla persona umana e fondati nella comune dignità di ogni uomo e di ogni donna, in quanto creati a immagine e somiglianza del Dio trinitario.

  Comportano conseguenze pratiche ed effetti giuridici, poiché sarebbe vano proclamare i diritti umani se allo stesso tempo non si mettesse in pratica tutto il necessario per garantire il dovere di rispettarli, da parte di tutti, ovunque e per tutti, a partire dal diritto alla vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale: senza questo diritto - si evidenzia  nell’enciclica – è impossibile esercitare ogni altro diritto.

 Va ricordato che la posizione del Magistero sui diritti umani della persona ha subito una significativa evoluzione a partire dai radiomessaggi natalizi del papa Pio dodicesimo tra il 1943 e il 1945, che, tra l’altro, orientarono i cattolici democratici italiani nel collaborare a costruire la nostra nuova democrazia post-fascista.  Tra i principali punti di frizione vi fu l’affermazione del diritto alla libertà di coscienza, che era stata definita delirio dal papa Gregorio sedicesimo, nell’enciclica [Non riteniamo che] voi vi meravigliate - Mirari vos del 1832, e poi nel 1864 dal papa Pio nono, nell’enciclica Con quanta cura - Quanta cura, alla quale era allegato un elenco (sillabo in lingua latina) di quelli che erano ritenuti i principali errori di quell’epoca. Connesso a quel tema vi fu un altro punto controverso, quello della libertà religiosa, intesa come libertà di decidere secondo coscienza l’appartenenza religiosa. In generale, l’idea di diritti fondamentali della persona era criticata in quanto riferita principalmente all’individuo, secondo le concezioni liberali, trascurando la dimensione sociale degli esseri umani. E infine si contestava l’idea di porre  un fondamento razionale di quei diritti fondamentali della persona, a prescindere da quello soprannaturale. Si volle sottolineare che i diritti fondamentali della persona dovessero essere solo riconosciuti, sottraendoli così alle contingenze politiche dei tempi in cui venivano proclamati: è questo appunto che si legge nell’art.2 della Costituzione italiana, di matrice cattolico democratica, dove si menziona anche la dimensione sociale degli esseri umani:

 

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 

 Nel Magistero cattolico, a lungo, l’espressione diritti dell’uomo venne associata ai moti rivoluzionari francesi di fine Settecento, nel corso dei quali venne deliberata, appunto, su basi razionalistiche e prescindendo da riferimenti cristiani, mentre si affermava di legiferare “in presenza  e sotto gli auspici” di un Essere supremo,  una Dichiarazione dei diritti dell’uomo  e del cittadino. Quindi con rivoluzione, laicismo, sovranità popolare usata contro l’autorità della gerarchia cattolica.

 Il superamento di quella posizione di diffidenza e ostilità cominciò con l’enciclica La pace in terra – Pacem in terris del 1963, del papa Giovanni ventitreesimo, che contiene un elenco di diritto fondamentali delle persone, ma poi avvenne più pienamente con la Dichiarazione Della dignità umana – Dignitatis humanae sulla libertà religiosa, del Concilio Vaticano secondo, celebrato a Roma tra il 1962 e il 1965. L’enciclica La magnifica umanità  si muove in questo solco.

  L’affermazione e la tutela dei diritti umani richiede di essere sviluppata rispondendo alle novità e alla sfide dei tempi, come scrisse il filosofo francese Jacques Maritain in una nota inviata nel 1947 all’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura durante l’elaborazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, deliberata, come ricordato nell’enciclica La magnifica umanità,  il 10 dicembre 1948 a Parigi dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione n.217A:

 

[…]la consapevolezza che i gruppi umani acquisiscono degli obblighi e dei diritti contenuti nella stessa legge naturale si svilupp[a] lentamente e faticosamente, in relazione al livello di evoluzione del gruppo.

Questa consapevolezza, pur essendo soggetta a ogni sorta di oscuramenti, nel complesso progredisce nel corso della storia e non finirà mai di arricchirsi e di precisarsi.

 Appare qui l’enorme importanza dei condizionamenti economici e sociali e, in particolare, il rilievo che assumono per gli uomini di oggi i nuovi aspetti e i nuovi problemi che oltrepassano definitivamente l’individualismo liberale o borghese e riguardano i valori sociali della vita umana, messi in evidenza dalle crisi e dalle catastrofi dell’economia capitalistica e dall’affermazione storica del proletariato.

Una dichiarazione dei diritti dell’uomo non sarà mai completa e definitiva. Essa dipenderà sempre dallo stato della coscienza morale e della civiltà in una determinata epoca storica.

Ed è proprio per questo che, dopo la considerevole conquista rappresentata, alla fine del XVIII secolo, dalle prime formulazioni scritte, è ormai di fondamentale importanza per l’umanità rinnovare queste dichiarazioni di secolo in secolo.

 

  Nel nostro tempo la tutela dei diritti umani – si osserva nell’enciclica -  è esposta a due rischi particolarmente gravi. Il primo è quello di una loro dichiarazione puramente formale, mentre, insieme al progresso tecnologico, avanzano in modo dissimulato o evidente violazioni della dignità umana. Il secondo, che in realtà è alla radice del primo, è quello di non poter più riconoscere il fondamento della loro universalità, perché si è rinunciato alla ricerca dei fondamenti più solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi. Può allora accadere che diritti oggi ritenuti intoccabili, in futuro, finiscano per essere messi in discussione o negati da chi detiene il potere, magari dopo aver ottenuto un consenso solo apparente da parte di popolazioni impaurite o manipolate.

 Rimane poi ancora molta strada da fare perché, in tutto il mondo, siano davvero garantiti in modo uguale i diritti di una grande parte delle popolazioni, cioè delle donne. Non basta dunque affermare a parole che uomini e donne hanno la stessa dignità e gli stessi diritti; è necessario che questo si traduca in scelte concrete, nelle leggi, nell’accesso al lavoro, all’istruzione, alle responsabilità sociali e politiche, nel modo in cui la società ascolta e valorizza il contributo delle donne.

  Sono le persone concrete che contano, ciascuna di loro e le loro famiglie. L’azione sociale e politica deve orientarsi alla promozione delle persone – uomini e donne – con i loro diritti inalienabili. Non basta esaltare la libertà individuale o l’iniziativa privata, se poi si accetta che una moltitudine di persone continui a vivere senza un lavoro dignitoso, senza tutele, senza accesso ai beni fondamentali.

  Riconoscere che ogni donna e ogni uomo portano in sé una dignità inalienabile e diritti che nessun potere umano può ledere o cancellare chiede  - si legge nell’enciclica- di plasmare il modo in cui viviamo insieme, le nostre scelte economiche e politiche, il volto concreto delle nostre città.

 

Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com


venerdì 17 luglio 2026

La magnifica Umanità - Enciclica MAG26 -- 17. capitolo secondo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa -La dignità degli esseri umani

 

La magnifica Umanità

Enciclica MAG26

17. capitolo secondo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa -La dignità degli esseri umani   

 

Link di accesso al podcast video:

 

https://youtu.be/bnokoUe-ExA


Il prof. Stefano Rodotà, a lungo professore di diritto civile nell’Università La Sapienza di Roma, citato nel podcast per un suo saggio sulla dignità umana.

 

Buongiorno, care amiche e cari amici del gruppo parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa, in Roma, Monte Sacro, Valli.

  Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio.

 Inizio a trattare del secondo capitolo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa,  cominciando dal principio della dignità degli esseri umani, assolutamente centrale nel documento.

 Nell’enciclica La magnifica umanità, guardando alla Dottrina sociale della Chiesa  nel suo insieme, si evidenzia che essa non é il frutto di un progetto elaborato a tavolino, ma il risultato di una trama paziente, nella quale ogni Pontefice – insieme al Concilio Vaticano secondo– ha offerto un contributo originale alla luce delle “cose nuove” del proprio tempo facendo emergere aspetti diversi di un unico patrimonio: la dignità della persona, il valore del lavoro, la destinazione universale dei beni, la solidarietà e la sussidiarietà, la cura del creato, la centralità della pace e della fraternità, in sviluppo armonico, anche se non sempre lineare, segnato da accenti differenti, da approfondimenti progressivi e, talvolta, da cambiamenti di prospettiva. Oggi possiamo parlare di un complesso organico di principi e criteri condivisi  perché questa lettura della storia alla luce della fede non si è mai interrotta e ha saputo lasciarsi provocare dalle domande di ogni generazione. In esso possono individuarsi i grandi principi della Dottrina sociale caratterizzati da coerenza interna e  forza generativa per il nostro tempo ai quali è dedicato il capitolo secondo dell’enciclica La magnifica umanità.

  La Dottrina sociale della Chiesa – si legge nell’enciclica La magnifica umanità  -  è una realtà viva, in dialogo con la storia, le culture e le scienze, e nello stesso tempo custodisce un nucleo di verità che non tramonta. Nel secondo capitolo l’enciclica si sofferma su alcuni fondamenti e principi della Dottrina sociale che aiutano a leggere le “cose nuove” del nostro tempo, alla luce della dignità fondamentale della persona umana. Per custodire la persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, l’enciclica riflette sul bene comune, sulla destinazione universale dei beni, sulla sussidiarietà, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale per aiutare i fedeli laici e tutte le donne e gli uomini di buona volontà a riscoprire il proprio compito di portare nel quotidiano, nei rapporti familiari, nel lavoro e nella partecipazione sociale, quei principi, lasciandosi animare dall’intento di incarnare l’amore di Dio nella trama concreta della storia. Si vuole anche incoraggiare accademie e università a ridare slancio a tali principi, ripensandoli in modo aderente all’oggi ed efficace nel fronteggiare la rivoluzione digitale. Si intende illuminare la coscienza dei credenti e  orientarne l’impegno a rendere più giusta e fraterna la vita delle nostre società. E’ quindi un appello anche a fare, non solo ad intendere e meditare, e a fare collettivamente, come corpo sociale.

  Tra i principi richiamati nell’enciclica, quello della dignità  degli esseri umani è la luce fondamentale che illumina gli altri e nell’affrontare le cose nuove dei tempi.  La parte dell’enciclica che lo richiama evoca una grande storia del pensiero umano che si è dispiegata fin dall’antichità, con moltissime voci, e tra esse fondamentali quelle del pensiero teologico, filosofico e sociale cristiano. Dopo la Seconda guerra mondiale, con l’apporto importantissimo della gente cristiana, sul concetto di dignità umana  si è fondata l’architettura istituzionale internazionale del mondo nuovo, diretta a prevenire nuove catastrofi belliche, e la  nuova democrazia italiana. Il grande giurista italiano Stefano Rodotà, in una lezione dottorale del 2013 sull’Antropologia dell’homo dignus”, ne parlò come di una rivoluzione della dignità, riferendosi al costituzionalismo dell’ultimo dopoguerra, vale a dire agli orientamenti seguiti nell’elaborare e progettare le Costituzioni successive alla Seconda guerra mondiale, come quella della Repubblica italiana e quella della Repubblica federale tedesca.

  Dallo scritto di Rodotà è stato estratto il saggio La rivoluzione della dignità, pubblicato Vivere la democrazia, Laterza 2019, in cui leggiamo:

 

 L’innovazione più significativa è affidata al principio di dignità. La Costituzione italiana, approvata il 22 dicembre 1947, fa esplicito riferimento ad esso negli articoli 3, 36 e 41, e lo richiama in particolare nell’art.32. Un anno dopo, il 10 dicembre 1948, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, il cui articolo 1 integra in modo significativo l’antica formula settecentesca della “Dichiarazione” francese («gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti») affermando che «tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti». E l’8 maggio 1949 la Legge fondamentale tedesca si apre con le parole «La dignità umana è intangibile. E’ dovere di ogni potere di ogni potere statale rispettarla e proteggerla». Una svolta è così compiuta, la dignità si presenta come un ineludibile denominatore comune, disegna un nuovo statuto della persona e un nuovo quadro dei doveri costituzionali.

  Su terreno dei principi questo è il vero lascito del costituzionalismo del dopoguerra. Se la “rivoluzione dell’eguaglianza” era stata il connotato della modernità [con questo termine si il processo attraverso il quale nasce la società contemporanea. Le sue radici vengono individuate a partire dal Quattrocento,  nel Rinascimento, nella Riforma protestante, nella rivoluzione scientifica e nell’Illuminismo; la sua piena affermazione avviene però tra il Settecento e l’Ottocento], la “rivoluzione della dignità” segna un tempo nuovo, è figlia del Novecento tragico, apre l’era del rapporto tra persona, scienza, tecnologia. E la rilevanza costituzionale della dignità ci dà una ulteriore indicazione. Descrivendo il tragitto che ha portato all’emersione dell’uguaglianza come principio costituzionale, si è parlato di un passaggio dall’homo hierarchicus [l’esser umano inquadrato in gerarchie sociali] a quello aequalis [leggi: <equalis>, l’essere umano considerato uguale davanti alla legge]. Ora quel tragitto si è allungato, ci ha portato all’homo dignus [l’essere umano al quale è riconosciuta dignità come tale] e la rilevanza assunta dalla dignità in induce a proporne una lettura che la vede come sintesi di libertà ed eguaglianza, rafforzate dal loro essere fondamento della democrazia.

 

  L’enciclica  La magnifica umanità non si occupa della dignità degli esseri umani solo per aggiungere un capitolo agli scritti del Magistero che ne trattano o per arricchimento personale delle singole persone di fede, ma per promuovere un’azione in società per difenderla in relazione agli sviluppi dei nostri tempi. Leggiamo infatti nell’enciclica, al n.47:

 

Nel proporre queste riflessioni, desidero anzitutto aiutare i fedeli laici e tutte le donne e gli uomini di buona volontà a riscoprire il proprio compito di portare nel quotidiano, nei rapporti familiari, nel lavoro e nella partecipazione sociale, i principi che mi accingo a richiamare, lasciandosi animare dall’intento di incarnare l’amore di Dio nella trama concreta della storia. Allo stesso tempo, vorrei incoraggiare accademie e università a ridare slancio a tali principi, ripensandoli in modo aderente all’oggi […]

 

 La Dottrina sociale della Chiesa – leggiamo nell’enciclica La magnifica humanità - tratta del cuore della nostra fede: il mistero del Dio vivente, rivelato in Gesù Cristo come comunione di Persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, amore in relazione, che si dona reciprocamente e si comunica al mondo. La persona umana è chiamata alla comunione con Dio. Il volto più concreto del Dio-Amore lo contempliamo in Gesù Cristo, Verbo incarnato. Chi crede in Lui è coinvolto nella grande opera di rinnovamento inaugurata dal mistero della sua passione, morte e risurrezione, e coopera all’edificazione del Regno di Dio, imparando ad accogliere ogni donna e uomo come sorella e fratello, figli di un solo Padre. Così, tanto l’annuncio quanto l’esperienza cristiana, guidati dall’azione dello Spirito Santo, tendono a generare nel mondo conseguenze sociali. 

   Al centro della visione cristiana dell’essere umano sta la grande affermazione secondo cui uomo e donna sono creati a immagine e somiglianza del Dio trinitario, come si legge nel libro della Genesi, capitolo 1, versetti 26 e 27 - Gen 1,26-27:

 

Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".

E Dio creò l'uomo a sua immagine;

a immagine di Dio lo creò:

maschio e femmina li creò.

 

Ogni persona è pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con il creato. La sua dignità non dipende dalle capacità che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma è un dono posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno. Per questo, la persona umana  - si legge nell’enciclica -  rimane sempre essenziale per la Chiesa e per ogni autentico cammino di sviluppo umano integrale. 

 Il senso più acuto della dignità della persona umana e della sua unicità, come anche del rispetto dovuto al cammino della coscienza, costituisce certamente – si sostiene nell’enciclica - un’acquisizione positiva della cultura moderna. Questa affermazione si inserisce nel solco già tracciato dal Concilio Vaticano secondo. È importante vigilare – si esorta nell’enciclica -  affinché questa crescita nella coscienza della dignità umana  non venga offuscata sotto la pressione di nuove ideologie o di determinati interessi molto potenti nel mondo di oggi. Tra queste ideologie viene indicata come particolarmente insidiosa quella che lascia intendere che ogni persona debba guadagnarsi o giustificare il proprio valore, al punto da attribuire maggior pregio a coloro che sono più efficienti e performanti. In una simile prospettiva, la persona finisce per essere ridotta a mezzo per ottenere risultati, a risorsa da usare e sfruttare, e non viene più riconosciuta come fine in sé, mai strumentalizzabile. Ma il valore della persona non dipende da ciò che realizza o produce, ed esistono diritti che spettano a tutti per il solo fatto di essere persone. Nessun potere umano può legittimamente negarli o limitarli arbitrariamente. 

 L’enciclica distingue quattro modi in cui si parla di dignità della persona umana:

 

-       la dignità morale, cioè il modo in cui una persona orienta le proprie scelte e il proprio agire;

-       la dignità sociale, con riferimento alle condizioni di vita della persona e al rispetto concreto che le viene riconosciuto dalla società;

-       dignità esistenziale, vale a dire il modo in cui una persona percepisce il valore di sé e della propria vita.

 

  Queste dimensioni della dignità– si scrive nell’enciclica-  possono crescere o diminuire, a seconda delle situazioni concrete in cui le persone vivono.

  Ma il livello più importante e profondo è quello della dignità ontologica. È la dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio:  nessun peccato, nessun fallimento, nessuna umiliazione, nessuna esclusione può intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato all’essere.  Perciò – si scrive nell’enciclica-la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata.

  A quel proposito l’enciclica richiama la Dichiarazione Dignitas infinita, del 2 aprile 2024, del Dicastero per la dottrina della fede.

  Questa dignità ontologica di ogni essere umano può essere detta infinita, per due ragioni:

-        perché è infinito l’amore di Dio che lo chiama all’amicizia con Lui;

-        perché è assolutamente incondizionata, nel senso che, anche cercando all’infinito, non si troverà mai nulla che possa cancellarla o smentirla.

  Nel cattolicesimo democratico italiano l’idea di dignità infinita  della persona umana ebbe come testi di riferimento politico, per riformare la società alla luce di quel principio,  in particolare,  il libro Umanesimo integrale, del filosofo Jacques Maritain, del 1936,  i libri Manifesto al servizio del personalismo comunitario (1936), Che cosa è il personalismo (1947) e Il personalismo (1949) del filosofo Emmanuel Mounier e il radiomessaggio natalizio del 1944 del papa Pio Dodicesimo:  orientarono l’azione dei cattolici democratici nell’Assemblea costituente e successivamente.  Nello scritto di Stefano Rodotà che ho prima citato, viene esposto il risultato anche del loro lavoro nel testo della Costituzione della Repubblica italiana entrata in vigore il 1 gennaio 1948 e, quanto a quei principi, rimasta finora immodificata.

  La dottrina sociale cattolica contemporanea, senza cedere sulla fondazione ontologica e cristologica della dignità, ne ha progressivamente assunto una via di accesso negativa: la consapevolezza della dignità si desta, cioè, rivelata per contrasto,  nell'esperienza concreta della sua violazione — l'umiliazione patita, il torto sociale, la condizione degradata — e da lì muove verso l'umiliato e il povero, riconosciuti non solo come destinatari di soccorsi, ma fonti di evangelizzazione: a partire da loro si comprende il significato del vangelo. In questo la dottrina sociale converge, per una genealogia propria (in particolare con i documenti finali delle assemblee generali del Consiglio episcopale latinoamericana di Medellín [1968]-Puebla  [1979]-Aparecida [2007], e gli sviluppi della  teologia del popolo), con filoni filosofici novecenteschi che nel disprezzo della dignità umana individuano il motore, appunto per contrasto,  del suo riconoscimento.

 Questo sviluppo è evidentissimo nel Magistero di papa Francesco:

-       Esortazione apostolica La gioia del vangelo – Evangelii gaudium. In materia di dignità umana, occorre riferirsi alle condizioni concrete delle popolazioni, senza fermarsi alle enunciazioni di principio, perché “la realtà è superiore all’idea”. Le idee — anche quella di dignità — vanno mantenute in tensione con la carne della storia, pena la loro riduzione a nominalismo angelicato.

-       Nel medesimo documento si indica nello scarto il fatto rivelatore dell’offesa alla dignità umana: la categoria non è più quella dello sfruttamento ma dell'esclusione — l'escluso non è "sotto", è "fuori". La consapevolezza della dignità si conquista in chi e davanti a chi è trattato come avanzo. L’inclusione sociale dei poveri, intesi come gli umiliati, gli scartati, gli esclusi, viene presentata  come dimensione costitutiva dell'annuncio evangelico, non come sua implicazione etica. In questa prospettiva, la condizione della  persona povera, intesa come umiliata, scartata, esclusa non rimane solo  come movente di interventi caritativi, ma è il fatto sulla cui base la teologia argomenta ed è quindi costruita: occorre lasciarsi evangelizzare dai poveri. E’ l’opzione preferenziale per i poveri, senza la quale l'annuncio evangelico rischia di non essere compreso. Non si va verso l’umiliato solo per beneficarlo, ma perché da lì si vede ciò che dal centro non si vede.

-       Nell’enciclica Fratelli tutti, centrata sulla parabola del Samaritano misericordioso, si presenta il riconoscimento dell'altro come prossimo di cui prendersi cura dall’essersi trovati davanti alla degradazione, all’umiliazione, come, nella parabola, il Samaritano si trovò davanti a un corpo percosso al bordo della strada. Anche  qui: la dignità si dà a vedere nella sua violazione.

-       Nell’enciclica Laudato si’, la mancanza di ascolto e di  condivisione del  "grido dei poveri", e la distanza che si frappone con loro, vengono indicate come causa dell'anestesia morale delle classi privilegiate.

Nella dichiarazione Dignitas infinita, prima citata, del Dicastero per la dottrina della fede, ma approvata da papa Francesco,  dopo la parte dottrinale si procede analizzando specifiche violazioni della dignità umana: guerra, povertà, tratta, migranti, abusi, scarto dei disabili, senza volerne dare un elenco esaustivo.

  Mario Ardigò - Azione Cattolica della parrocchia di San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli – indirizzo del blog del gruppo: acvivearomavalli.blogspot.com