Gli dei malvagi
Questa Quaresima è una grande prova per la fede cristiana.
Se fossi un teologo saprei spiegarvi com’è fatto e che vuole Dio. Ma non lo sono.
L’altro giorno l’uomo che ha ordinato la criminale aggressione contro il popolo iraniano s’è fatto riprendere mentre, con un drappello di quotati predicatori, pregava il Dio dei cristiani di dar successo a quel crimine di aggressione. Vuole la resa incondizionata degli aggrediti.
In Iran, nel nome del loro Dio, hanno nominato capo supremo il responsabile di atti criminali contro l’umanità e di altri crimini di aggressione contro altri popoli, il quale, a detta di fonti giornalistiche molto precise, ha accumulato in Occidente un patrimonio personale immenso, ricavato dalle risorse del suo popolo.
L’altro principale responsabile del crimine di aggressione contro il popolo iraniano, ricercato dalla Corte penale internazionale per altri crimini, sostiene che un suo Dio vuole quel crimine, l’asseconda e gli darà successo, e, a conferma di questa idea, richiama i miti biblici.
A Roma, il Papa, nel nome del Dio cristiano, esorta alla pace e al dialogo, ma, contro una lunga tradizione del passato in cui s’è fatto diversamente, rimane sul generico sulle responsabilità etiche, che, come sostengono i teologi morali, sono sempre personali, e così il suo appello cade nel vuoto perché ognuno di coloro che hanno parte in questi crimini può pensare che sia rivolto solo a coloro che considera suoi nemici, e le vittime rimangono senza patroni sulla Terra, e chissà se ne abbiano in Cielo, vista la confusione che c’è su chi ci sia e che cosa vi si voglia, come se una nube nerissima ce l’offuscasse.
Non pretendo di insegnare a un Papa come fare un Papa, prendo atto che oggi, di fronte a questi crimini, è così che si fa il Papa.
Ma, dicono, se facesse i nomi dei criminali, sarebbe peggio, perché quelli infierirebbero sui cristiani, e andrebbe ancora peggio se, impegnando la propria autorità religiosa, liberasse la gente cattolica da ogni obbligo di obbedienza a chi ha ordinato quei crimini.
Accadde nel 1076 quando il papa Gregorio 7ª scomunicò l’imperatore germanico Enrico 4º e liberò i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà verso quel sovrano. Accadde poi diverse altre volte.
Le remore a più precise prese di posizione sono le stesse che trattennero il papa Pio 12º al tempo dell’ascesa del nazismo hitleriano e che finora hanno sbarrato la strada sulla via della sua beatificazione, perché, pur con tutte le giustificazioni che gli storici vi hanno trovato, di quella scelta non si va certamente fieri e non viene considerata particolarmente virtuosa.
Che farei io al posto del Papa? Io non sono e non accetterei mai di essere al posto suo. A ciascuno il suo. È lui che ha accettato di fare il papa.
Il mio problema di cristiano è di individuare quale sia, per me, ora, in questo contesto storico, la via del vangelo.
Bisogna tener conto che i sovrani cristiani, compresi quelli insediati democraticamente, si sono manifestati storicamente assai propensi ad atti criminali come quelli in corso e che le gerarchie ecclesiastiche in genere hanno invocato su di loro la benedizione del Dio dei cristiani. Accade, ad esempio, nella guerra criminale che da anni insanguina l’Ucraina. E, appunto, ora nella criminale aggressione contro il popolo iraniano. Nelle armate degli aggressori non manteniamo forse cappellani? E per chi e che cosa pregano?
Come cristiano, il mio riferimento principale è Gesù. Dove, nei Vangeli, risulta che Gesù abbia ordinato o benedetto una guerra? La guerra può mai essere la sua via? Eppure egli non ruppe con la tradizione assai bellicosa del suo popolo: Mosè, un capo guerriero, oltre che un profeta e un legislatore, comparve al suo fianco nell’episodio della Trasfigurazione. La questione rimane dunque aperta.
Il principio religioso della misericordia, che comprende tante cose, e che fu certamente un tratto caratteristico del Gesù come emerge nei Vangeli, può essere preso come riferimento concreto. È l’aspetto che più mi ha affascinato nelle personalità religiose che ho preso come riferimento nella mia vita.
All’inizio dell’enciclica Ricco di misericordia – Dives in Misericordia, del 1980, del papa Giovanni Paolo 2º, leggiamo:
«Dio ricco di misericordia» (Ef 2,4) è colui che Gesù Cristo ci ha rivelato come Padre: proprio il suo Figlio, in se stesso, ce l'ha manifestato e fatto conoscere. (Gv 1,18) (Eb 1,1) Memorabile al riguardo è il momento in cui Filippo, uno dei dodici apostoli, rivolgendosi a Cristo, disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta»; e Gesù così gli rispose: «Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi hai conosciuto...? Chi ha visto me, ha visto il Padre». (Gv 14,8) Queste parole furono pronunciate durante il discorso di addio, al termine della cena pasquale, a cui seguirono gli eventi di quei santi giorni durante i quali doveva una volta per sempre trovar conferma il fatto che «Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo». (Ef 2,4)
La figura di Francesco d’Assisi può essere considerata un esempio di attuazione pratica della misericordia evangelica. Se ne tratta nell’enciclica Fratelli tutti, del papa Francesco.
Così, guidato dal comandamento evangelico della misericordia
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» [Lc 6,36]
posso provare a distaccare la mia fede e la mia religiosità dagli dei malvagi invocati di questi tempi a sostegno dei crimini contro l’umanità che si stanno sfacciatamente e impunemente perpetrando, proclamando, nei loro confronti, il mio assoluto e totale ateismo.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli