Preghiera
Art. 8bis dello Statuto della Corte penale internazionale (introdotto nel 2010) – crimine di aggressione
Ai fini del presente Statuto, «per crimine di aggressione» s’intende la pianificazione, la preparazione, l’inizio o l’esecuzione, da parte di una persona in grado di esercitare effettivamente il controllo o di dirigere l’azione politica o militare di uno Stato, di un atto di aggressione che per carattere, gravità e portata costituisce una manifesta violazione della Carta delle Nazioni Unite del 26 giugno 194517.
2. Ai fini del paragrafo 1, «per atto di aggressione» s’intende l’uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato, o in qualunque altro modo contrario alla Carta delle Nazioni Unite. Indipendentemente dall’esistenza di una dichiarazione di guerra, in conformità alla risoluzione 3314 (XXIX) dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 14 dicembre 1974, i seguenti atti sono atti di aggressione:
a)
l’invasione o l’attacco da parte di forze armate di uno Stato del territorio di un altro Stato o qualunque occupazione militare, anche temporanea, che risulti da detta invasione o attacco o qualunque annessione, mediante l’uso della forza, del territorio di un altro Stato o di parte dello stesso;
b)
il bombardamento da parte delle forze armate di uno Stato contro il territorio di un altro Stato o l’impiego di qualsiasi altra arma da parte di uno Stato contro il territorio di un altro Stato;
c)
il blocco dei porti o delle coste di uno Stato da parte delle forze armate di un altro Stato;
d)
l’attacco da parte delle forze armate di uno Stato contro le forze armate terrestri, navali o aeree di un altro Stato o contro la sua flotta navale o aerea;
e)
l’utilizzo delle forze armate di uno Stato che si trovano nel territorio di un altro Stato con l’accordo di quest’ultimo, in violazione delle condizioni stabilite nell’accordo, o qualunque prolungamento della loro presenza in detto territorio dopo il termine dell’accordo;
f)
il fatto che uno Stato permetta che il suo territorio, messo a disposizione di un altro Stato, sia utilizzato da quest’ultimo per commettere un atto di aggressione contro uno Stato terzo;
g)
l’invio da parte di uno Stato, o in suo nome, di bande, gruppi, forze irregolari o mercenari armati che compiano atti di forza armata contro un altro Stato di gravità tale da essere equiparabili agli atti sopra citati o che partecipino in modo sostanziale a detti atti.
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È stata iniziata una guerra che rientra pienamente nel crimine di aggressione previsto dallo Statuto della Corte penale internazionale. Gli Stati da cui proviene l’aggressione non sono Parti del Trattato istitutivo di quella Corte e lo Stato aggredito non vi ha aderito pienamente. Quindi la Corte potrebbe incriminare i colpevoli solo se autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma questo non accadrà mai, perché uno degli stati aggressori è membro permanente di quell’organismo.
L’Italia invece è parte di quel trattato. Se il nostro Governo prendesse parte all’aggressione, i suoi membri potrebbero essere incriminati. Sembra che, per ora, voglia tenercene fuori, perché, come riconosciuto in Parlamento dal Ministro della Difesa, l’aggressione s’è fatta contro il diritto internazionale.
L’aggressione in corso del tutto legittimamente può comunque essere definita un crimine nell’ordinamento giuridico italiano.
Ieri è stato diffuso un breve video in cui il principale responsabile di quel crimine di aggressione pregava insieme ad un drappello di predicatori cristiani, che invocavano l’assistenza di Dio al crimine in corso.
Che posizione prendere di fronte a ciò, come cristiani, prima che come cittadini di uno stato che ha in Costituzione il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali?
È concepibile un ecumenismo verso quei pregatori cristiani?
Il Papa, certo, ha esortato le parti alla pace, con il linguaggio misurato della diplomazia, perché nei secoli la Santa Sede si è data un’organizzazione diplomatica simile a quello degli Stati. Non sono qui a insegnare a un Papa a fare il Papa, ne prendo solo atto. Ed è comunque meglio di quando gli stessi Papi ordinarono delle guerre.
Sono insoddisfatto di come io e l’altra gente di fede reagiamo a questo crimine e alla pretesa che un qualche dio, e addirittura lo stesso Dio che anch’io prego, sia connivente con i massacri in corso. Vorrei che fossimo capaci di una reazione più seria.
Fossi un teologo, vi saprei dire come la pensa il nostro Dio.
Non lo sono, ma conosco la storia e vi vedo tanta estrema violenza realizzata da Stati cristianizzati. Dunque i massacri in corso sono certamente più in linea con quella storia delle belle parole di pace che sono cominciate a venire dal Magistero almeno fin dal 1939, che è epoca piuttosto recente rispetto a quasi mille e settecento anni in altra direzione.
Dal canto mio posso solo sperare, e a mia volta pregare in questa disperata Quaresima di guerra, che il mio Dio non sia il dio che sta dietro i criminali aggressori, da loro invocato a sostegno del loro crimine, e proclamare comunque il mio assoluto ateismo verso un dio di quel genere.
Come cittadino di uno Stato democratico posso poi cercare di influire politicamente, in tutti modi in cui in democrazia puó farsi, sul mio governo e su quello dell’Unione Europea perché non solo ci tengano e si tengano fuori dalla guerra ma cerchino anche di contrastarla, di soccorrerne le vittime e di dare sostegno alle organizzazioni umanitarie che operino per prestare soccorso alle vittime del crimine in atto.
Amen
Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli