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Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio
Mattarella, alla cerimonia di conferimento della Laurea magistrale Honoris
Causa in “Politica, Istituzioni e Mercato”, in occasione dei 150 anni della
Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” - Estratto
Firenze, 10/03/2026
(II mandato)
[…]
Nel 1912 il tema del
relatore, Teodosio Marchi, era “la crisi della rappresentanza”. All’indomani
della introduzione del suffragio universale maschile, esaminava la crisi della
rappresentanza liberale e del ruolo del Parlamento e dei partiti, concludendo
che il mondo stava cambiando con la stessa velocità e profondità con cui
“l’invenzione della macchina a vapore ha fatto con l’industria” e che la
prospettiva era quella di una “democrazia autoritaria”.
Chissà
cosa direbbe oggi, osservando il ritmo sempre più veloce dei mutamenti degli
strumenti disponibili, nonché quanto sta avvenendo nella realtà degli assetti
istituzionali in tante parti del mondo.
Nel 1917,
con la Prima Guerra Mondiale ancora in corso, Santi Romano scelse, per la sua
prolusione, il titolo “Oltre lo Stato”: quel grande maestro auspicò la
creazione di una comunità politica europea. Perché, a guerra conclusa, disse,
"nulla sarebbe stato come prima".
Il primo,
Teodosio Marchi, presagiva la non lontana crisi dello Stato liberale, il cui
detonatore fu senz’altro il primo conflitto mondiale, ma che già incombeva,
anche in Italia, dovuta all’incapacità di interpretare gli eventi e le
trasformazioni sociali e di ampliare in modo adeguato la base dello Stato
unitario, garantendo adeguata rappresentanza ai ceti popolari.
Specchio
di tale difficoltà era per molti aspetti il Parlamento, ancora nettamente
costituito su base censitaria e localistica, con affidamento della
rappresentanza a notabilati, sintomo di scarsa sensibilità ad avvertire i
movimenti reali e profondi della società. L’affermazione dei partiti popolari
giunse a ridosso dell’assalto del fascismo che li colse impreparati, non in
grado di predisporre un’iniziativa efficace per contrastare la violenza
dilagante e l’ambiguità della monarchia.
Il
secondo, Santi Romano, acutamente, comprese che antidoto efficace e duraturo
alla spirale nefasta della guerra non poteva che essere la creazione di un
movimento di unificazione europea, di cui avvertiva l’urgenza per arrestare il
declino del continente, iniziato con il primo conflitto mondiale.
Come ben
sappiamo, fu necessario un secondo, ancor più sanguinoso conflitto perché,
grazie all’azione di alcuni statisti lungimiranti, questa consapevolezza si
diffondesse tra le classi dirigenti e i cittadini europei.
[…]
Vorrei cogliere
l’occasione di sottolineare come la nostra Assemblea Costituente si giovò in
grande misura del contributo di uomini di cultura, di studiosi di diverso
orientamento che ne entrarono a far parte, accanto alla componente più
schiettamente politica.
La cultura
e la scienza sono per loro autentica natura aperte all’interlocuzione, non
pretendono di possedere verità assolute, sono inclini a trovare punti di
incontro, a raggiungere mediazioni, senza rinunciare ad affermare principi e
valori.
Questo
rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda,
tra studiosi e rappresentanti politici, nel porre le basi per la rinascita
dell’Italia nel segno della democrazia.
I padri
costituenti si rivelarono capaci di indicare a un popolo devastato dalla
guerra, sofferente e disorientato, una prospettiva di futuro, una società
aperta da realizzare insieme, nella condivisione dei diritti fondamentali,
nella libertà, nel pluralismo delle istituzioni, promuovendo un’economia libera
e orientata all’utilità sociale, la cooperazione e la pace come obiettivo delle
relazioni internazionali.
Il Diritto
costituzionale, focalizzato appunto sulla forma di governo, si intrecciò,
nell’esperienza della Cesare Alfieri, con la storia istituzionale, la
comparazione e la politologia, evocando Machiavelli e lo studio del potere.
[…]
I partiti
politici hanno rappresentato il motore della rinascita democratica dell’Italia,
assicurando il coinvolgimento popolare come mai si era verificato nella storia
dello Stato unitario. Rivestono un ruolo indicato dalla Costituzione: anche per
questo sono, più che utili, necessarie critiche e sollecitazioni che provengono
dagli elettori, anzitutto, e dal mondo della cultura.
[…]
Comun denominatore di
questi studiosi [che insegnarono alla Scuola di Scienze politiche Cesare
Alfieri] sono stati il rigore e la tolleranza: il rigore della volontà di
capire prima di giudicare; la tolleranza che produce necessità di comprendere
tutte le ragioni, la certezza che non esistono risposte semplici a problemi
complessi.
[…]
Da questa Università è
venuto anche un forte contributo agli studi dei rapporti tra Stato e Chiesa. La
Cesare Alfieri ha contribuito alla definizione delle relazioni fra le due
sponde del Tevere nonché alla loro reciproca comprensione e feconda collaborazione
per il bene dell’Italia.
[…]
Il fondatore della
Cesare Alfieri esortava i docenti a dare ai giovani “buone vettovaglie” e di
fornirli di ”buone armi per tutta la campagna della vita militante”.
Questo
proposito appare oggi quanto mai essenziale perché la contemporaneità sta
imponendo sfide rivoluzionarie nell'ordine internazionale e in quello
economico, con evidenti riflessi sugli assetti e sugli ambiti istituzionali.
I
protagonisti degli scenari globali, con grande e crescente influenza sulla vita
quotidiana di singoli e di comunità, sono soggetti tecnologici e finanziari.
Sovente vi si fondono i due aspetti.
Non si
tratta di fenomeni completamente nuovi. Nuova è la pretesa di abbattere gli
impegni assunti dopo la Seconda Guerra Mondiale per dare ordine ai rapporti
internazionali su base di parità tra gli Stati. La pretesa, infatti, è di agire
al di fuori delle regole degli Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la
sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi.
I social
hanno modificato il modo di comunicare, cambiando relazioni sociali e modo di
operare anche nella vita politica.
L'intelligenza
artificiale sta modificando forme e modalità di lavoro e innumerevoli e ancora
indefiniti aspetti della vita nel mondo.
Un
contributo fondamentale, in questo quadro, a una convivenza più giusta e più
libera deve vedere protagonisti il mondo della cultura e istituzioni come la
Cesare Alfieri.
La
tecnologia e la scienza sembrano avere oggi bisogno soprattutto di un nuovo e
vigoroso apporto di carattere umanistico. Di una nuova ricomposizione
dell’unicità del sapere, sempre più avvertita e concretamente sviluppata da
discipline che un tempo apparivano estranee le une alle altre.
Vi è
l’esigenza di rimettere al centro la persona, i valori umani e universali, il
senso di comunità che accresce il valore delle relazioni tra le persone, del
rispetto e del reciproco riconoscimento di dignità e di diritti.
Occorre,
come hanno fatto tanti di coloro che hanno operato in questa Scuola, in questo
Ateneo, dedicarsi allo studio con passione, nei diversi ambiti della conoscenza
affinché i nuovi confini del sapere possano essere esplorati e coltivati per
realizzare il benessere collettivo che muove dalla centralità della persona –
ripeto -, di ciascuna persona, dei suoi diritti e dei suoi doveri.
Occorre
farlo come incitava Francesco Protonotari, primo direttore della Nuova
Antologia - altra creazione della Firenze capitale - come "spiriti
indipendenti e coraggiosi".
Ho
ricordato – poc’anzi - Silvano Tosi, prima allievo e poi docente autorevole
della Cesare Alfieri, e di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita.
Nel 1957
concludeva la prefazione alla sua traduzione della “Democrazia in America” di
Tocqueville con queste parole, tuttora attuali e motivo di riflessione: “Nelle
molte intuizioni profetiche di Tocqueville, la più inquietante per il nostro
tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà
democratica e la tirannide cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo
suggerisce quell'aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente
rappresentative, quel temibile ufficio tutorio dell'individuo, che Tocqueville
definì magistralmente, cogliendone l'intimo spirito, nel concludere che si
tendeva a far perpetuare l'infanzia dell'uomo”.
Non
lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione.