Card. Zuppi: non ci stanchiamo di dire che la guerra è inutile
Da: https://www.chiesacattolica.it/card-zuppi-non-ci-stanchiamo-di-dire-che-la-guerra-e-inutile/
Il 13 marzo, in occasione della Giornata di preghiera e digiuno
promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Matteo Zuppi,
Presidente della CEI, ha celebrato i Vespri nella Collegiata di San Biagio di
Cento (Ferrara). Pubblichiamo di seguito l’omelia.
Papa Leone ha chiesto di «fermare la spirale della violenza prima che
diventi una voragine irreparabile». Per questo preghiamo e invochiamo perché la
sua richiesta accorata venga accolta. Una spirale diviene un meccanismo di
cause e di effetti che nessuno riesce a controllare anche se può fare credere
di esserne in grado. La spirale rivela che la guerra ha solo una terribile
logica, geometrica, che una volta liberata condiziona anche chi l’ha innescata,
costringendolo a fare quello che forse non vorrebbe. È sempre una sconfitta
quando la logica della forza pretende di sostituirsi alla paziente arte della
diplomazia, da palombari che scandagliano le cause e cercano le trame di
dialogo e relazione profonde. La diplomazia è tutt’atro che prendere tempo,
dilazionare, non risolvere i problemi. Non è illusione, anzi è lucida
comprensione che, se ascoltata, può permettere di fermare la terribile
illusione della forza. Scrisse Papa Francesco nella Spes non Confundit:
«L’esigenza della pace interpella tutti e impone di perseguire progetti
concreti. Non venga a mancare l’impegno della diplomazia per costruire con
coraggio e creatività spazi di trattativa finalizzati a una pace duratura»
(n.8). È la guerra che crea solo altri problemi ben più gravi dei precedenti.
Si arriva a uccidere quelli che sono gli interlocutori con cui si deve o si
dovrà negoziare, tradimento infame di qualsiasi regola del dialogo e del
rispetto! Come si può credere dopo alla volontà di confronto?
Per risolvere i conflitti bisogna andare e lezione dalla storia, per
capirne le cause antiche e recenti, che spesso si sono modificate ma che
occorre affrontare perché sia davvero una pace giusta. Ad esempio, la non
applicazione degli accordi di Minsk II è motivo importante nel conflitto in
Ucraina, come la non applicazione della Risoluzione 1701 in Libano è una delle
cause per la non-soluzione della contesa tra Hezbollah e Israele. Senza
trattativa si produrranno soltanto una serie infinita di guerre con la spietata
logica di abbattere il nemico. Ma chi è nemico? Chi lo definisce tale? Migliaia
di persone sono state eliminate, civili che non hanno niente a che vedere con
il conflitto, certamente diventati a loro insaputa e senza nessuna
responsabilità un obiettivo, qualcuno li definisce spietatamente “obiettivi
spazzatura”. L’intelligenza artificiale fa il resto. Si inseriscono centinaia
di obiettivi nel sistema e si aspetta di vedere chi si può uccidere e quando.
Si eliminano così intere famiglie, colpendo senza sapere o con la presunzione
di sapere e di averne diritto. Chi ha diritto? E poi cosa fare dopo, a guerra
finita? Non dovrebbe essere questo il rigoroso fine? Possiamo accettare che le
persone siano danni collaterali? Dove sono finite le scintille di pace che
dovrebbero evitare questi abomini? Non ci stanchiamo di dire che la guerra è
inutile. È sempre una sconfitta per tutti. Anche chi vince è uno sconfitto. Chi
può credere di vincere o distruggere completamente l’altro? Solo un accordo
potrà mettere la situazione in equilibrio. Chi pensa che la guerra sia un
ordine non conosce la storia e ha perso la memoria. Cosa resta dopo una guerra?
La distruzione, danni ambientali, odi, povertà che preparano quella successiva.
La guerra non è mai uno strumento della politica perché la guerra è una
macchina di morte che impone una sua propria logica. Tutte le guerre sono
guerra tra civili: fratelli che uccidono fratelli perché in guerra la vita
umana perde ogni valore. Il suo veleno non finisce mai, segna e inquina la vita
per sempre, nel corpo e nella psiche. Ogni guerra lascia l’aria contaminata da
un’epidemia di inimicizia. Ecco perché pregare e digiunare, perché crediamo che
tutto può cambiare e da credenti l’impossibile possa realizzarsi.
«Risplenda la tua lampada sopra il nostro cammino, la tua mano ci guidi
alla meta pasquale». E la Pasqua è anche la pace piena che Gesù ci affida. Lo
abbiamo ascoltato dall’autore della lettera agli Ebrei: «Non ci perdiamo
d’animo». Nella Fratelli tutti Papa Francesco ci ricorda
quante occasioni abbiamo perduto e delle quali chiedere perdono, ma anche
imparare per non farlo più: «Non si colsero pienamente le occasioni offerte
dalla fine della guerra fredda, per la mancanza di una visione del futuro e di
una consapevolezza condivisa circa il nostro destino comune. Invece si cedette
alla ricerca di interessi particolari senza farsi carico del bene comune
universale. Così si è fatto di nuovo strada l’ingannevole fantasma della
guerra. Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è
un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta
di fronte alle forze del male» (nn.260-261). In questi «tempi bui» vogliamo che
brilli la luce di uomini e donne che scelgono di essere artigiani di pace
cominciando a disarmare il loro cuore convinti che solo così si può disarmare
il mondo dal pregiudizio, dall’odio, dalla vendetta. Dipende da noi.
Nel messaggio per la Quaresima Papa Leone lo ha
chiesto in maniera diretta e molto concreta ricordando il senso del digiuno e
della sua dimensione comunitaria: «Chiediamo la forza di un digiuno che
attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e
cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre
comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e
l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel
contribuire a edificare la civiltà dell’amore». Ora si arriva all’elogio del
tribalismo, alla spinta verso la frammentazione e la divisione sociale
accompagnata da un disprezzo verso le istituzioni internazionali e verso la
debolezza dell’Europa che, troppo sbilanciata a tutelare i diritti dei più
vulnerabili, non sarebbe capace di garantire sicurezza. E guai a quanti per
convenienza, opportunismo, ignoranza, calcolo seminano odio, pregiudizi,
eccitando l’idea del nemico invece di cercare quello che unisce! Saggiamente un
grande europeo recentemente scomparso affermava che «l’Europa può essere utile
non solo ai nostri cittadini e paesi, ma può aiutare il mondo intero ad avere
regole per una convivenza civile e pacifica». Ma deve avere l’anima per poterlo
fare!
Lo spirito religioso può consentire di lavorare per l’unità. Quei
cristiani, che coraggiosamente costruirono l’architettura dell’Europa e che lo
fecero da cristiani per tutti e insieme a tutti, ispirino altri a cercare con
audacia soluzioni per imparare a rendere la pace possibile, a costruire ponti
quando ancora c’è il vuoto e muri da oltrepassare, a preparare tavoli di
dialogo per studiare garanzie e diritti e doveri convincenti e garantiti, a
farlo con visione e responsabilità. Che le religioni tutte si impegnino in
questo, perché Pace è il nome di Dio. Insegna la sapienza ebraica espressa dal
rabbino Shimon Gamliel che «quando vedeva due persone che si odiavano andava da
uno dei due e gli diceva: “perché odi quel tale, che è venuto a casa mia e si è
prostrato davanti a me e mi ha detto: mi sono comportato male con quel tale,
vai a calmarlo nei miei confronti”: e poi andava dal secondo e gli diceva la
stessa cosa che aveva detto al primo e in questo modo metteva pace amore e
amicizia tra una persona e l’altra».
«Tutte le bugie sono proibite, ma si può mentire per mettere pace tra
una persona e l’altra», dicono i rabbini, spiegando come una giustizia rigorosa
fosse incompatibile con la pace e sostenendo la necessità del compromesso come
mezzo per temperare la giustizia con la pace. Cerchiamo la pace, anche e
soprattutto quando non c’è e sembra impossibile. Non si vive senza. Non
rendiamo la pace una tregua. Sant’Agostino dice che «sono degni di maggiore
gloria quanti invece di uccidere gli uomini con la spada uccidono la guerra con
le parole e ottengono e conservano la pace attraverso la pace piuttosto che
fare ricorso alla guerra» (Ep. 229,2). Solo insieme se ne esce. Troviamo i
meccanismi capaci di garantire questa interdipendenza che sfugga alla terribile
e distruttiva logica della forza.
I nazionalismi, nelle varie edizioni, e i totalitarismi che rovinano le
appartenenze siano superati dalla visione di pensarsi insieme e non contro gli
altri. E Dio, che ci ricorda che la guerra è un omicidio perché uccide l’uomo,
suicidio perché uccide quel corpo cui l’uccisore fa parte e deicidio perché
uccide l’immagine e la sua stessa somiglianza, ci aiuti a sentirci parte della
stessa famiglia umana e a combattere la vergogna e il disonore di un fratello
che alza le mani contro suo fratello. Il giudizio di Dio ci ispiri a dominare
l’istinto o il calcolo, le convenienze, e ci aiuti a essere operatori di pace a
cominciare da noi stessi, ovunque e dove si scavano le trincee della violenza e
dell’odio. Tanti operatori di pace aiuteranno l’architettura per una casa
comune di fratelli tutti.
13 Marzo 2026