INFORMAZIONI UTILI SU QUESTO BLOG

Questo blog è stato aperto da Mario Ardigò per consentire il dialogo fra gli associati dell'associazione parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente Papa, a Roma, quartiere Roma - Montesacro - Valli, un gruppo cattolico, e fra essi e altre persone interessate a capire il senso dell'associarsi in Azione Cattolica, palestra di libertà e democrazia nello sforzo di proporre alla società del nostro tempo i principi di fede, secondo lo Statuto approvato nel 1969, sotto la presidenza nazionale di Vittorio Bachelet, e aggiornato nel 2003.

This blog was opened by Mario Ardigò to allow dialogue between the members of the parish association of Catholic Action of the Parish of San Clemente Papa, in Rome, the Roma - Montesacro - Valli district, a Catholic group, and between them and other interested persons to understand the meaning of joining in Catholic Action, a center of freedom and democracy in the effort to propose the principles of faith to the society of our time, according to the Statute approved in 1969, under the national presidency of Vittorio Bachelet, and updated in 2003.

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L’Azione Cattolica Italiana è un’associazione di laici nella chiesa cattolica che si impegnano liberamente per realizzare, nella comunità cristiana e nella società civile, una specifica esperienza, ecclesiale e laicale, comunitaria e organica, popolare e democratica. (dallo Statuto)

Italian Catholic Action is an association of lay people in the Catholic Church who are freely committed to creating a specific ecclesial and lay, community and organic, popular and democratic experience in the Christian community and in civil society. (from the Statute)

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Scrivo per dare motivazioni ragionevoli all’impegno sociale. Lo faccio secondo l’ideologia corrente dell’Azione Cattolica, che opera principalmente in quel campo, e secondo la mia ormai lunga esperienza di vita sociale. Quindi nell’ordine di idee di una fede religiosa, dalla quale l’Azione Cattolica trae i suoi più importanti principi sociali, ma senza fare un discorso teologico, non sono un teologo, e nemmeno catechistico, di introduzione a quella fede. Secondo il metodo dell’Azione Cattolica cerco di dare argomenti per una migliore consapevolezza storica e sociale, perché per agire in società occorre conoscerla in maniera affidabile. Penso ai miei interlocutori come a persone che hanno finito le scuole superiori, o hanno raggiunto un livello di cultura corrispondente a quel livello scolastico, e che hanno il tempo e l’esigenza di ragionare su quei temi. Non do per scontato che intendano il senso della terminologia religiosa, per cui ne adotto una neutra, non esplicitamente religiosa, e, se mi capita di usare le parole della religione, ne spiego il senso. Tengo fuori la spiritualità, perché essa richiede relazioni personali molto più forti di quelle che si possono sviluppare sul WEB, cresce nella preghiera e nella liturgia: chi sente il desiderio di esservi introdotto deve raggiungere una comunità di fede. Può essere studiata nelle sue manifestazioni esteriori e sociali, come fanno gli antropologi, ma così si rimane al suo esterno e non la si conosce veramente.

Cerco di sviluppare un discorso colto, non superficiale, fatto di ragionamenti compiuti e con precisi riferimenti culturali, sui quali chi vuole può discutere. Il mio però non è un discorso scientifico, perché di quei temi non tratto da specialista, come sono i teologi, gli storici, i sociologi, gli antropologi e gli psicologi: non ne conosco abbastanza e, soprattutto, non so tutto quello che è necessario sapere per essere un specialista. Del resto questa è la condizione di ogni specialista riguardo alle altre specializzazioni. Le scienze evolvono anche nelle relazioni tra varie specializzazioni, in un rapporto interdisciplinare, e allora il discorso colto costituisce la base per una comune comprensione. E, comunque, per gli scopi del mio discorso, non occorre una precisione specialistica, ma semmai una certa affidabilità nei riferimento, ad esempio nella ricostruzione sommaria dei fenomeni storici. Per raggiungerla, nelle relazioni intellettuali, ci si aiuta a vicenda, formulando obiezioni e proposte di correzioni: in questo consiste il dialogo intellettuale. Anch’io mi valgo di questo lavoro, ma non appare qui, è fatto nei miei ambienti sociali di riferimento.

Un cordiale benvenuto a tutti e un vivo ringraziamento a tutti coloro che vorranno interloquire.

Il gruppo di AC di San Clemente Papa si riunisce due sabati al mese, alle 17, e anima la Messa domenicale delle 9.

Dall’anno associativo 2025\2026 sono in programma:

  • condivisione di brevi podcast informativi sul Catechismo per gli adulti e sul Compendio della dottrina sociale della Chiesa;
  • un gruppo di lettura e dialogo in videoconferenza, utilizzando anche contenuti pubblicati sul quotidiano Avvenire;

Per partecipare alle riunioni in videoconferenza sulla piattaforma Zoom verrà inviato via email o whatsapp il link di accesso. Delle riunioni in videoconferenza verrà data notizia sul blog e le persone interessate potranno chiedere quel link inviando una email a ardigo.mario@virgilio.it ,comunicando il loro nome, l’indirizzo email a cui desiderano ricevere il link, la parrocchia di residenza e i temi di interesse.

La riunione in videoconferenza t sarà attivata cinque minuti prima dell’orario fissato per il suo inizio.

Mario Ardigò, dell'associazione di AC S. Clemente Papa - Roma

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sabato 31 ottobre 2026

Magnifica humanitas enciclica 15MAG26 – del papa Leone 14° - capitolo secondo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa - il principio di solidarietà



 


Magnifica humanitas  enciclica 15MAG26 – del papa Leone 14° - capitolo secondo        Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa -  il principio di solidarietà

Link al podcast: https://youtu.be/6yFncBmQqww

 


Nell’immagine, il medico Gino Strada,  vissuto tra il 1948 e il 2021,  fondatore nel 1994 di Emergency, organizzazione non governativa senza fini di lucro dedita all’assistenza delle popolazioni in zone di guerra o travagliate da altre catastrofi. È considerato un grande esempio della pratica della virtù della solidarietà

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 Buongiorno, care amiche e cari amici del gruppo parrocchiale di Azione Cattolica della Parrocchia di San Clemente papa, in Roma, Monte Sacro, Valli.

  Continuo ad esaminare in dettaglio l’enciclica sociale La magnifica umanità, dello scorso maggio, in particolare la sezione sul principio di solidarietà del secondo capitolo Fondamenti e principi della dottrina sociale della Chiesa.

 Alle mie spalle vedete una immagine del medico Gino Strada,  vissuto tra il 1948 e il 2021,  fondatore nel 1994 di Emergency, organizzazione non governativa senza fini di lucro dedita all’assistenza alle popolazioni in zone di guerra o travagliate da altre catastrofi. È considerato un grande esempio della pratica della virtù della solidarietà

    Nella storia delle idee il termine solidarietà come principio organizzativo della società si diffonde in Europa nell'Ottocento. Si voleva contrastare l'individualismo, cioè l'idea che la società sia solo una somma di singoli ciascuno occupato di sé, e porre l'accento su riforme sociali per migliorare la condizione di tutta la popolazione, sulla base di un obbligo sociale che nasce dal fatto che l'essere umano per natura è un vivente in relazione. L'idea di solidarietà venne ripresa dal lessico giuridico, dove l'obbligazione in solido è quella in cui ciascuno dei condebitori risponde per l'intero debito: così ogni essere umano deve sentirsi obbligato per l'intera specie umana. Fu poi posta a fondamento di un solidarismo cristiano, maturato nelle esperienze di impegno sociale sviluppate in Europa dalla seconda metà dell'Ottocento e formulato come pensiero sistematico all'inizio del Novecento. Questo lo collegò alla tradizione dei Padri della Chiesa sulla fraternità cristiana, che ha un fondamento soprannaturale: tutti gli esseri umani sono fratelli perché creati dallo stesso Dio e perché il Figlio, facendosi uomo, ha unito a sé ogni uomo; e questa fraternità trova il suo compimento nella comunione dei credenti. All'inizio del Novecento, in ambiente cattolico tedesco, la solidarietà divenne il perno di una proposta organica di economia e di società, chiamata appunto solidarismo. Questa scuola di pensiero influenzò la redazione dell’enciclica sociale Il quarantennale – Quadragesimo anno, del 1931, nella quale fu sviluppata  la dottrina sociale esposta nella prima enciclica sociale contemporanea, la Delle novità- Rerum novarum di quarant’anni prima, nella quale, seguendo la tradizione precedente, si parlava solo di carità e di amicizia tra gli esseri umani e le classi sociali.

  Nell’evoluzione della dottrina sociale cattolica sulla solidarietà, a partire da quella sulla carità e sull’amicizia, influì la maggiore consapevolezza delle dinamiche sociali che la Chiesa acquisì man mano che assimilava le conoscenze dell’economia politica e della sociologia. Ad un contesto centrato sui rapporti interpersonali di fraternità, in cui condividere le proprie ricchezze con chi era nel bisogno discendeva dalla destinazione universale dei beni, si aggiunse la solidarietà come forma politica di realizzazione del bene comune. In questa accezione il principio di solidarietà si lega strettamente a quello di sussidiarietà, e ciascuno dei due corregge l’altro, sia quanto all’azione pubblica di governo della società sia quanto all’atteggiamento che la società civile deve avere riguardo all’interesse generale.

  Negli ultimi anni, con il magistero di papa Francesco, questa linea ha compiuto un passo ulteriore. Già da tempo la dottrina sociale presentava la solidarietà non solo come obbligo morale e religioso, ma come risposta necessaria a un’interdipendenza di fatto tra i popoli. Ora quell’interdipendenza viene vista in tutta la sua estensione, economica, politica e insieme ecologica, e la posta in gioco è diventata la sopravvivenza stessa di un’umanità che conta ormai oltre otto miliardi di persone, legate da reti globali sempre più fitte, e che condivide un unico pianeta. In questa prospettiva la costruzione, a livello mondiale, di ordinamenti politici solidali non è più soltanto un ideale ma una condizione di sopravvivenza, e in questo senso va inteso l’insegnamento, ripetuto da papa Francesco durante la pandemia della malattia virale Covid 19 [dal dicembre 2019], che nessuno si salva da solo.

  Leggiamo nell’enciclica Fratelli tutti, del 2020:

 

Le pandemie e altri flagelli della storia

32. Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme. Per questo ho detto che «la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. […] Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli».

 […]

Speranza

 

54. Malgrado queste dense ombre, che non vanno ignorate, nelle pagine seguenti desidero dare voce a tanti percorsi di speranza. Dio infatti continua a seminare nell’umanità semi di bene. La recente pandemia ci ha permesso di recuperare e apprezzare tanti compagni e compagne di viaggio che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. Siamo stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate e sostenute da persone ordinarie che, senza dubbio, hanno scritto gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa: medici, infermieri e infermiere, farmacisti, addetti ai supermercati, personale delle pulizie, badanti, trasportatori, uomini e donne che lavorano per fornire servizi essenziali e sicurezza, volontari, sacerdoti, religiose,… hanno capito che nessuno si salva da solo.

 

 

Il fecondo interscambio

 

137. L’aiuto reciproco tra Paesi in definitiva va a beneficio di tutti. Un Paese che progredisce sulla base del proprio originale substrato culturale è un tesoro per tutta l’umanità. Abbiamo bisogno di far crescere la consapevolezza che oggi o ci salviamo tutti o nessuno si salva. La povertà, il degrado, le sofferenze di una zona della terra sono un tacito terreno di coltura di problemi che alla fine toccheranno tutto il pianeta. Se ci preoccupa l’estinzione di alcune specie, dovrebbe assillarci il pensiero che dovunque ci sono persone e popoli che non sviluppano il loro potenziale e la loro bellezza a causa della povertà o di altri limiti strutturali. Perché questo finisce per impoverirci tutti.

138. Se ciò è stato sempre certo, oggi lo è più che mai a motivo della realtà di un mondo così interconnesso per la globalizzazione. Abbiamo bisogno che un ordinamento mondiale giuridico, politico ed economico «incrementi e orienti la collaborazione internazionale verso lo sviluppo solidale di tutti i popoli» [citazione dall’enciclica Carità nella verità n.67, del 2009].  Questo alla fine andrà a vantaggio di tutto il pianeta, perché «l’aiuto allo sviluppo dei Paesi poveri» implica «creazione di ricchezza per tutti» (citazione dalla stesse enciclica,  n. 60]. Dal punto di vista dello sviluppo integrale, questo presuppone che si conceda «anche alle Nazioni più povere una voce efficace nelle decisioni comuni»  [citazione dalla stessa enciclica n.67] e che ci si adoperi per «incentivare l’accesso al mercato internazionale dei Paesi segnati da povertà e sottosviluppo» [citazione dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa n.447].

 

  Leggendo l’enciclica La magnifica umanità  - Magnifica humanitas troviamo la sintesi  di quello sviluppo del pensiero sociale cristiano sulla solidarietà.

  Si insegna, al n.73, che

«il  principio di solidarietà nasce dalla visione della persona che la fede genera: ogni essere umano è creato a immagine di Dio e inserito in una rete di relazioni che lo legano agli altri, ai popoli, al creato  […] La fraternità non è soltanto un’aspirazione interiore di chi crede, ma una forma sociale e politica da incarnare in scelte e percorsi condivisi. La solidarietà, allora, è il riconoscimento concreto che il destino di ciascuno è legato al destino di tutti: davvero «nessuno si salva da solo» [citazione dall’enciclica Fratelli tutti di papa Francesco, numeri 32 e 54].  Appare così evidente lo stretto legame tra sussidiarietà e solidarietà. Quando la sussidiarietà non è accompagnata dalla solidarietà, finisce per trasformarsi in semplice tutela di interessi particolari; quando la solidarietà non è sostenuta dalla sussidiarietà, degenera in assistenzialismo che non promuove la responsabilità». 

   Si insegna inoltre che la solidarietà deve esprimersi anche nel sentirsi personalmente responsabili di ciò che accade e si fa nella società in cui si vive e nel prendere parte alla vita della comunità, informandosi, associandosi, facendo sentire la propria voce, contribuendo alle decisioni e alle scelte pubbliche, quindi assumendosi responsabilità nella costruzione del bene comune.  

 Questo insegnamento acquista anche un particolare valore ecclesiale, perché al n.86 dell’enciclica, verso la fine del capitolo secondo, nella sezione Una verifica per la Chiesa, tutti i principi della dottrina sociale sono dichiarati applicabili anche nei contesti ecclesiali, in particolare per organizzarli d viverli con stile sinodale. Leggiamo:

 

86. In conclusione, desidero toccare un punto che mi sta particolarmente a cuore. La Dottrina sociale non è soltanto una parola rivolta alla società: è anche un esame di coscienza per la Chiesa, casa e scuola di comunione, sempre chiamata a verificare che i principi esposti in questo capitolo siano vissuti anzitutto al suo interno. Il bene comune, in ambito ecclesiale, prende il volto di uno stile sinodale per la missione a servizio del Regno. La Chiesa, infatti, è il «soggetto comunitario e storico della sinodalità e della missione» [questa è una citazione testuale dal numero 17 del Documento finale della seconda sessione  della sedicesima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità, approvato nell’ottobre 2024].. Ciò richiede attenzione al modo di prendere decisioni e di esercitare la responsabilità. Il Documento finale del Sinodo identifica, tra le pratiche decisive per la trasformazione missionaria, la cultura della trasparenza, del rendiconto e della valutazione.

 

 Di questo non avverto in genere consapevolezza nelle comunità ecclesiali alle quali partecipo, in particolare nella nostra parrocchia. Di solito gli accenni alla sinodalità vengono accolti con scarso interesse e anche, talvolta, con un certo fastidio, come se ci si volesse intestardire su temi non essenziali negli ambienti di prossimità, dove ci si dovrebbe concentrare sulla frequenza alle liturgie e sulle pratiche devozionali, riservando il resto alla burocrazia ecclesiastica e ai teologi.  Ma perché considerare alternative a quelle la pratica della solidarietà, della sinodalità e delle altre virtù sociali? È proprio il contrario della pressante esortazione alla sinodalità realmente responsabile e perciò realmente partecipata  e solidale che ci viene dall’enciclica La magnifica umanità.

  Chiediamoci, ad esempio, in quali modi in parrocchia si prende parte parte alla vita della comunità, informandosi, associandosi, facendo sentire la propria voce, contribuendo alle decisioni e alle scelte pubbliche, che sono quelle che si fanno perché valgano per tutta la comunità, quindi assumendosi responsabilità nella costruzione del bene comune. In realtà non ci sono spazi per farlo, dato che ad esempio il Consiglio pastorale parrocchiale non è stato costituito secondo il nuovo Statuto firmato da Papa Francesco nel 2023 e non si riunisce, il Consiglio parrocchiale per gli affari economici non rende note le sue valutazioni sulla gestione economica della parrocchia e non pubblica alcun tipo di bilancio contabile, e infine ogni esperienza associativa e di movimento agisce chiusa nel suo ristretto ambito senza aprirsi, nel dialogo sinodale, alle altre esperienze.

  Sento spesso confondere la sinodalità con la democrazia nelle attività di governo e ripetere che “la Chiesa non è una democrazia”, senza aggiungere che è molto di più, perché, appunto, è costitutivamente sinodale. Leggiamo nel Documento preparatorio della sedicesima Assemblea generale ordinaria  del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità ecclesiale, pubblicato il 7 settembre 2021

 

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2021/09/07/0540/01156.html#testoinitaliano

 

II. Una Chiesa costitutivamente sinodale

10. «Quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già tutto contenuto nella parola “Sinodo”» [citazione dal n.3 del  documento della Commissione teologica internazionale La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, pubblicato il 2 marzo 2018] che «è parola antica e veneranda nella Tradizione della Chiesa, il cui significato richiama i contenuti più profondi della Rivelazione» [altra  citazione dal medesimo numero del citato documento della Commissione teologica internazionale]. È il «Signore Gesù che presenta se stesso come “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6)», e «i cristiani, alla sua sequela, sono in origine chiamati “i discepoli della via” (cfr At 9,2; 19,9.23; 22,4; 24,14.22)» [altra  citazione dal medesimo numero del citato documento della Commissione teologica internazionale]   La sinodalità in questa prospettiva è ben più che la celebrazione di incontri ecclesiali e assemblee di Vescovi, o una questione di semplice amministrazione interna alla Chiesa; essa «indica lo specifico modus vivendi et operandi della Chiesa Popolo di Dio che manifesta e realizza in concreto il suo essere comunione nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea e nel partecipare attivamente di tutti i suoi membri alla sua missione evangelizzatrice» [citazione dal n.6 del  documento della Commissione teologica internazionale La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, pubblicato il 2 marzo 2018].

  La sinodalità ecclesiale è presentata nell’enciclica La magnifica umanità come realizzazione nella vita comunitaria cristiana di quel principio di solidarietà che discende dal fondamento dell’essere stati creati da Dio per essere un’unica famiglia umana, legata dalla fraternità. Ne deriva il dovere di costruirla in concreto e di prendervi parte, che non grava solo su chi esercita ministeri o altri incarichi, ma su tutte le persone di fede.

  Questo naturalmente riguarda ogni aspetto della vita sociale, compreso quello della partecipazione politica. È scritto tra i principi fondamentali della nostra Costituzione, nell’elaborazione dei quali i cattolici democratici italiani ebbero un ruolo molto importante, Leggiamo all’articolo 2:

 

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 

  Il Papa dà l’esempio. Egli è ancora anche cittadino statunitense. Ieri è stata diffusa la notizia che voterà alle elezioni di medio termine per il rinnovo  della Camera dei rappresentanti statunitense e di un terzo del Senato. Eppure sia negli Stati Uniti che in Italia l’astensionismo elettorale è diventato molto elevato.

  La Costituzione italiana all’art.48 definisce il voto un dovere civico, ma molte persone non lo sentono più tale e tanto meno come dovere religioso, entrambi espressione del principio di solidarietà.

  Le vite degli esseri umani sono talmente intrecciate a livello globale che, si osserva nell’enciclica, si vive una sorta di solidarietà di fatto. Basta gettare uno sguardo alle etichette dei prodotti di uso comune per avvedersi, ad esempio, che provengono da parti del molto lontane, spesso dall’altra parte del globo. Ma, si osserva ancora nell’enciclica, «questa  trama di relazioni, però, non è ancora solidarietà in senso pieno se non diventa una scelta consapevole». Siamo affidati gli uni agli altri e non dobbiamo rimanere indifferenti davanti a ciò che accade al nostro prossimo, ma, si aggiunge nell’enciclica, dobbiamo trasformare  t quei legami inevitabili – economici, culturali, tecnologici – in percorsi di condivisione, di cooperazione e di cura reciproca, imparando a pensare e agire in termini di comunità.

  La solidarietà, si insegna nell’enciclica è un principio  ma anche una virtù, vale a dire una regola di convivenza ma anche un modo di essere delle persone. Bisogna acquisire consapevolezza dell’interdipendenza tra le persone, per cui il bene delle une  passa attraverso il bene delle altre, ma anche avere una determinazione ferma e perseverante a lavorare per il bene comune. Così, come insegnava Papa Francesco, da masse di persone si costruiscono i popoli. Per realizzare la solidarietà occorrono, si insegna nell’enciclica «stili di vita sobri e condivisi, capacità di rinunciare a vantaggi immediati per aprire spazi di futuro ad altri, disponibilità a mettere in discussione abitudini e privilegi – compresi quelli legati al consumo digitale e all’uso delle tecnologie – quando impediscono agli altri di vivere con dignità».

  Nell’enciclica il tema della solidarietà viene esteso, richiamando il magistero del papa Benedetto sedicesimo, alla solidarietà tra generazioni che si susseguono, per cui occorre sentirsi responsabili anche verso le generazioni future, lavorando per lasciar loro un mondo vivibile, con particolare riferimento alla tutela dell’ambiente. Questo richiede di partecipare alle decisioni pubbliche che lasceranno conseguenze per le nuove generazioni e di assumere quegli stili di vita sobri e condivisi di cui sopra si è detto.

  Ai tempi nostri, questa responsabilità solidale comunitaria assume nuovi aspetti perché, si legge nell’enciclica, «si estende anche alle infrastrutture digitali e informative: come l’ambiente naturale, anche l’“ecosistema digitale” può essere custodito o sfruttato, condiviso o monopolizzato. La solidarietà chiede che le scelte in materia di dati, algoritmi, piattaforme e intelligenza artificiale tengano conto non solo del vantaggio immediato di alcuni, ma dell’impatto sull’insieme dei popoli e sulle generazioni che verranno». Non si tratta solo di influire sulle politiche pubbliche, ma di orientare i nostri stessi stili di vita che riguardano l’utilizzo dei sistemi informatici in modo che non risulti dannoso per altre persone e non aderisca a forme di sfruttamento monopolistico. Cosa che, bisogna riconoscerlo, risulta in genere difficile, perché i prodotti di quelle tecnologie esercita una sorta di fascinazione sulle persone, che finiscono per dipendervi anche emotivamente.

  Concludo augurando a tutte e tutti di riuscire a scoprire,  vivere e soprattutto  riconoscere in ogni aspetto della vita, compresa quella ecclesiale, la bellezza della solidarietà umana, in particolare nella consapevolezza del suo profondo legame con la fede cristiana, seguendo fino in fondo gli insegnamenti e le esortazioni dell’enciclica La magnifica umanità.

  Non di rado noi persone laiche ci sentiamo un poco fuori posto e quasi estranee in chiesa perché siamo un po’ impacciate nelle liturgie, a volte non sappiamo rispondere a tono e come comportarci in quelle occasioni, non abbiamo quella consuetudine con le Scritture e la dottrina che ci si aspetta da preti e persone consacrate, ma, in realtà, nella vita in famiglia, che è tutta un esercizio di opere di misericordia,  nel lavoro, in cui facciamo la nostra parte per consentire alla società in cui viviamo di tirare avanti, e in ogni altra nostra positiva interazione sociale in cui costruiamo l’amicizia, la cooperazione nell’interesse comune, la bellezza, come nelle espressioni artistiche e nella cura e custodia dell’ambiente naturale, noi realizziamo in concreto, con i fatti,  il principio di solidarietà e ne esprimiamo la virtù, solidarietà che altro non è che manifestazione dell’amore agàpico, il grande comandamento evangelico.

Mario Ardigò, per il gruppo parrocchiale di Azione Cattolica in San Clemente papa e per il gruppo del MEIC – Movimento ecclesiale di impegno culturale Uniroma Sapienza – blog: accivearomavalli.blogspot.com